L'inchiesta

1977, e cancro fu

1977. INTERVIENE IL CONSORZIO Sanitario di Zona e il Servizio di Medicina in Ambiente di Lavoro. La ricerca parla di una mortalità superiore tre volte alla media nazionale per questo tipo di tumore, anche se i dati potevano già essere sottostimati poiché relativi solo a un centinaio di ex dipendenti della Chimica.

Un testimone: «Mi chiedo come facciano a sapere a che profondità andare per cercare l’inquinamento. Anche ai tempi in termini di inquinamento non c’era nessuno che controllava da nessuna parte. La Chimica occupava un’area di un chilometro quadrato e i reparti erano tanti, quindi chissà cosa c’è ancora che non hanno scoperto.

«Tanti operai sono morti in tempo di guerra perché bevevano l’alcool che veniva usato per la produzione di coloranti e per non farlo bere agli operai gli mettevano dentro delle sostanze velenose. Alcuni sono morti avvelenati.

«La Chimica era molto rinomatale ricette per alcuni coloranti erano migliori di quelle di altre ditte, tanto che non venivano divulgate… ma i danni che ha fatto…».

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Di Elisa Barchetta

Giovedì 20 dicembre, ore 12:24

Reblog dal settimanale 7giorni

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Immagine: copyright Michelina Salandra 

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Il dibattito

Comuni sull’astrico

MELEGNANO SOCIAL – Lotta campale per la ragione e il torto. Argomento, la strada più liscia di Melegnano, il cavalcavia. Arena, il gruppo social più chiuso (agli sguardi) e più aperto a guerra tra poveri, intolleranza, razzismo, apologia di fascismo o di reato.

Scopo politico del gruppo, promuovere/proteggere il sindaco Bellomo, gli assessori e la clientela di attivisti e di politicizzati. La lotta campale è sfuggita a molti perché bloccati dalle impostazioni di privacy, innescata da uno degli amministratori del gruppo, Bikers Centauro. È di interesse pubblico: cittadini informati smentiscono un ex politico che reagisce zittendo, e danno lezioni di social media management a un admin in persona.

Era il lontano 26 giugno. «Carissimi amici, avete visto che il cavalcavia del Giardino… da Melegnano a Riozzo sta per essere asfaltato! A cos’è servito quella vigliaccata disegnata per terra [«le cazzo di buche», disegni fallici con spray fluorescenti]? A fare la figura del coglione… Io sono un imprenditore edile» è la difesa dell’admin Centauro, «i due comuni sono almeno 4/5 mesi che ci stanno lavorando… ci si poteva far sentire in modo più educato» (26 giugno ore 12).

Stroncato l’eroe del giorno, nessuno ha gradito. «Ah ah ah rido tantissimo» (Cannondale Degio). «Come mai non c’è traccia di questo importantissimo lavoro di rifacimento manto stradale sul piano triennale 2014-2016 delle opere pubbliche del comune di Melegnano? Come puoi vedere, nessuna traccia del lavoro sul cavalcavia del Giardino e addirittura zero euro a budget nel 2015 e nel 2016 alla voce “rifacimenti manti stradali vie cittadine”?» ha continuato l’utente. «Quindi, e concludo, ti dico, ben vengano coloro che disegnano i cazzi sulla strada se la cosa serve a svegliare quei fenomeni dell’amministrazione che, se vogliono, nel giro di una settimana sono in grado di riasfaltare un cavalcavia… ti invito a fare una riflessione. Ciao» (Cannondale Degio).

23 likes. Ma l’admin Centauro inizia a bloccare gli utenti che la pensano in modo diverso. «Scusate ma io gli imbecilli li blocco» (Bikers Centauro).

«Evviva il confronto civile!» (Silvia Merli). «Forse al posto di bloccarli dovresti imparare a leggere bene quello che scrivono, accettandolo e ammettendo di avere torto quando qualcuno te lo dimostra. Oppure puoi sempre cercare di smentire i documenti che sono stati portati a supporto della tesi che ti ha contraddetto. Tra persone civili funziona così, ma capisco che dare dell’imbecille a chi ti dimostra che sbagli e sentirsi in questo modo dalla parte della ragione sia molto più semplice. Buona giornata» (Riccardo Bragato).

«Quoto e sottoscrivo. Il signor Cannondale ha espresso un’opinione e detto delle cose documentandole… lei signor Bikers come fa a sostenere quello che dice? Fa parte del consiglio comunale? Peraltro trovo di una classe ed un’educazione estrema apostrofare come ‘imbecille’ una persona che non è stata né volgare né offensiva… buona giornata» (Elisa Villani).

«Conosco la destra di Melegnano, sono un imprenditore, ho lavorato negli appalti pubblici, ero ex vicepresidente comitato di quartiere Ovest, facevo parte della lista civica Dalle Periferie In Centro In Sicurezza dell’amministrazione precedente… ho fatto parte del consiglio comunale di Opera 20 anni fa, ne hai abbastanza? Io su quel ponte ho lasciato un avantreno del furgone, 2000  euro… e 6 mesi per prenderli da Cerro con l’avvocato…» porta a sua difesa Centauro.

«Bikers Centauro nessuno ti sta accusando, gli automobilisti  (e non…) sono incazzati per aver dovuto aspettare tanto una manutenzione stradale particolare su un ponte in curva molto trafficato e dove tanti incidenti accadono troppo spesso… Con questo non polemizzo, ma lamento il fatto che nel 2015 esistono cellulari internet e macchine fotografiche, però non bastano a mettere d’accordo due comuni che per far quadrare i conti usano la solita scusa…» (Fanuccio Giggio).

«Signori miei… I tempi burocratici saranno anche lunghi ma io sono trent’anni che vivo qui… E quel cavalcavia me lo ricordo solo rappezzato…» (Benedetta Betty).

«Hai ragione ma stiamo parlando di adesso… e devi dire che negli anni bene o male dalla parte di Melegnano ogni tanto qualche striscia ci scappava… ma da Riozzo semre e solo pezze» è la chiusa di Bikers Centauro. «Comunque resta il fatto che io giro molti comuni e regioni per lavoro, comuni di destra o di sinistra sono tutti nella stessa situazione… comuni sull’astrico (così nell’originale)… non andiamo tanto lontano San Giuliano è sull’astrico (originale)».

«Te la prendi troppo e ti sei innervosito troppo, e dà fastidio sentir dire che è così e ci sono situazioni peggiori. Fa male sentir dire che la colpa è sempre di altri, la colpa è nostra che non abbiamo le palle di fare casino, farci sentire, pretendere i nostri diritti, senza offenderci tra noi, ma mettendo sul patibolo i veri responsabili.
Non schieriamoci sempre sulla destra e sinistra e centro ecc…
Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare tutti per migliorare la nostra situazione.
Non solo politica, ma a 360°…
Ognuno faccia la sua parte senza offendere!» (Fanuccio Giggio).

Oggi l’admin in questione è sul giornale Il Cittadino, pagina 17, ha un virgolettato nell’articolo di apertura: «I vandali colpiscono alla stazione, danneggiato il nuovo ascensore».

Lo Staff, mercoledì 15 luglio 2015 ore 15:20

radarmelegnano@gmail.com

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Cronaca

«Darei 10mila euro a chi scopre chi è stato»

VIA DELLA VECCHIA CHIMICA – «È una guerra. Hai visto? Questa è l’Italia. Guerra tra poveri». B. P., 39 anni, marito della titolare del magazzino di Riozzo andato completamente in fiamme stanotte, dice: «Siamo i primi a voler sapere cosa sia successo e chi è stato. Saranno 200mila euro soltanto per la riparazione della struttura, dalle pareti esterne agli interni. Vedi le mura qui fuori? Solo crepe. Non so se ci conviene ricominciare tutto. Stamattina avevamo una consegna in programma. Già perso un cliente».

Cenere e chiodi è tutto ciò che resta dell’incendio sviluppato ieri notte intorno alle 2. In questo momento i residui – classificabili come rifiuti speciali del costo unitario di 3000 euro – vengono ammassati a ridosso della recinzione.

Questo è il secondo incendio in un mese, ad aprile i locali erano andati a fuoco una prima volta. La ditta insediata vende bancali di legno per logistica e stoccaggio. «Il mese scorso erano 30mila euro di danni al materiale – sono i conti di B. P., originario del napoletano e da due anni e mezzo nel settore, nessun cattivo rapporto alle spalle da dichiarare. – Stavolta sarà il doppio. Mi hanno chiamato alle 4 del mattino, sono venuto, i pompieri hanno tagliato via il cancello all’ingresso e la recinzione in fondo, hanno dovuto tagliare la corrente. I carabinieri mi hanno chiesto chi possa essere stato. Non lo so. Sono loro a doverlo dire a me. La strada è piena di telecamere, eccole là – indica lo spigolo del magazzino dirimpetto, – il mese scorso ho chiesto di visionare i filmati, nei quali avrei potuto verificare la presenza di un’utilitaria bianca che era stata vista passare. Ancora aspetto. Darei 10mila euro a chi mi trovasse chi è stato».

Completa combustione dell’ufficio di segreteria, perso il computer. Nessuna assicurazione copriva il magazzino: «L’assicuratore mi ha detto di no perché è un settore a rischio».

Marco Maccari, mercoledì 10 giugno 2015 ore 16:19 – mamacra@gmail.com

Le foto sono una cortesia di Michelina Salandra

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Waiting for the Fire

Riti di fuoco, aggregazione, cultura della diversità. The Monster is on Fire guarda alla quarta edizione

Si accende un falò. Si domina la valle. Il rito di fuoco più grande del Nord Italia si consuma da due anni dalle parti di Melegnano in uno spettacolo del tutto originale, sorto dalla passione per l’accensione dei fuochi, per l’intaglio del legno e nato dall’osservazione dei roghi di S. Antonio, dei falò di cortile. «Milano è piena di cose che girano intorno al fuoco» racconta R., ideatore. In questi giorni di fine anno infatti, di celebrazioni cristiane e di feste universali, esistono tra le 500 e le 600 persone – Italia, Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Francia – che a ottobre in un avvallamento presso la cascina Gàzzera lungo la via Mirandola, Cerro al Lambro, hanno già liberato le loro emozioni e la loro memoria. Fra di essi molti melegnanesi.
«La cosa bella è il fuoco – introduce R. – Lo facevo da piccolo. A Melegnano c’erano due o tre posti per il falò: sulla terra battuta al quartiere Giardino dove oggi c’è il campo di calcetto, e in un paio di cortili. C’è a Vizzolo per Sant’Antonio, con la benedizione degli animali, il vin brulé, le danze popolari, ma rimangono raduni legati alla tradizione agreste. A noi interessava un evento che invece attraesse tutti i tipi di persone». Il viaggio a Milano due anni fa, i cinque falò studiati per la costruzione del rogo: «Conoscevamo un agricoltore, i campi che possedeva erano a Tavazzano e a Cerro. Parlato con il sindaco di Tavazzano siamo poi andati a visitare il campo di Cerro. Una volta visto, ci siamo innamorati della forma che ha: dalla strada scendi giù lungo il Lambro e c’è una sorta di arena naturale, con un declivio da una parte e gli alberi dall’altra». «E dalla strada non si vede – aggiunge C., altra testa pensante dell’evento. – E viceversa». «Da San Zenone puoi ammirare le fiamme attraverso gli alberi – prosegue R. – Il sindaco di Cerro è entusiasta, il Comune ha inserito l’evento nella sagra di paese e lo ha promosso sul giornalino. La Protezione Civile viene a farci da supporto, fin dall’esordio avevamo l’ambulanza. Vogliamo fare le cose per bene».
Spettacolare, conciso – «Per le undici, undici e trenta chi vuole deve poter andare via», – un confronto con il diverso, un viaggio nella natura e nella psiche, The Monster is on Fire inizia nel pomeriggio con una sessione di workshops – percussioni, tiro con l’arco, danze, giocoleria – ospitati in paese e culmina con il rogo notturno nel campo. Destinata alle fiamme l’effigie lignea di un mostro, la cui identità finisce per polarizzare artisticamente l’iconografia dell’edizione. A ottobre era il Minotauro. Ma sarà il tuo mostro personale, quello che scegli e scrivi per conto tuo su una tavoletta, a bruciare nella pira dove ne getterai il nome. «Una fatica organizzare ma ne vale la pena – commenta A., psicologa. – In un contesto del genere ciascuno ha modo di esprimere le proprie emozioni e di entrare in contatto con le emozioni degli altri».
È l’accensione del fuoco a catturare la concentrazione dei partecipanti. L’ultima cerimonia ha comportato la collaborazione di 24 persone con un lavoro di 15-20 giorni per la preparazione del mostro, ottenuto da legno compensato, bancali, materiali di recupero; la quindicina di lampade che hanno scandito il passo del percorso – «I simbolismi sono nascosti, nulla è messo a caso» avverte C. – sono state disegnate e intagliate su base triangolare secondo il tema dell’occhio – «Il mio marchio di fabbrica. L’occhio che lacrima è il mondo delle emozioni», suggerisce R. – e hanno funzione di guida fin dal parcheggio. Lo spettacolo ha inizio quando la corrente è tolta e ogni luce si spegne. Dalla collina scendono fuochi e percussioni, battendo un tema musicale elaborato durante il workshop. Chitarre, violini sottolineano la scenografia. Nel recinto, attorno al mostro, avviene la giocoleria pirotecnica. Un cantante senegalese quest’anno ha introdotto, in acustico puro privo di amplificazioni, la cerimonia; finché un arciere – «Conosciuto in Belgio, ha accettato di venire qui da Padova» – scocca frecce infuocate per dare la morte al mostro. È la catarsi attesa, ciò di cui ti vuoi liberare è il momento di incenerirlo.
Sta emergendo da The Monster is on Fire un immaginario nuovo a Melegnano. Ritorna uno spirito di aggregazione che in altri eventi si era formalizzato, nascono le condizioni per un linguaggio culturale condiviso. «Le sagre tradizionali sono un corridoio, fondamentalmente» conclude R. «Non le fai tu cittadino, resti puramente spettatore» osserva C. «Qui invece c’è il cerchio. La possibilità per le persone di trovarsi e di conoscersi aiuta a non avere paura del diverso: lo scoppiato vede mia nipote, mia nipote vede lui e aiuta l’uno a stare tranquillo, l’altro a non farsi intimorire. E c’è il fuoco. È quello lo spettacolo, il fuoco – chiarisce R., – non hai bisogno di capirlo. Ne hai paura, ma resti a guardarlo. Perché è fottutamente affascinante».

Marco Maccari, lunedì 22 dicembre 2014 ore 20:58

 

 

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