Il nostro corrispondente politico

Bianchi, il cimitero e quei documenti irregolari e senza parere di contabilità

MELEGNANO – Nel cimitero comunale di Melegnano l’ingegnere Angelo Bianchi non ha lavorato con piena regolarità formale, sia sul piano contabile, sia sul piano dei rapporti con il consiglio comunale. I commissari sono riusciti a portare in luce le contraddizioni del caso Bianchi, esaminato dal punto di vista delle carte bollate: cioè del difficile esame dei documenti che hanno tracciato il passaggio di Angelo Bianchi (funzionario pubblico dalla «spiccata capacità criminale», definizione dei giudici) nell’appalto del cimitero di Melegnano.

Invitati alla riunione di ieri, 1 dicembre, c’erano anche il sindaco Vito Bellomo e l’assessore ai lavori pubblici Lorenzo Pontiggia. Insieme al geometra Marco Ferrari, capo opere pubbliche dell’ufficio comunale. Marco Ferrari ha ribadito la sua responsabilità, quasi esclusiva, nell’assunzione dell’incarico di Bianchi: «La richiesta di avvalerci del lavoro di Bianchi è nata da me – ha affermato Marco Ferrari. – Quando nel 2009 l’amministrazione ha manifestato la necessità di rispondere alla situazione di emergenza del cimitero, ho chiesto di dotarmi di un collaboratore. Non sarei stato in grado di affrontare quel lavoro in maniera serena. L’amministrazione mi ha assecondato e ha considerato degna la mia richiesta».

Lucia Rossi interviene: «Nei documenti c’è una valutazione della costruzione dei loculi: si parla di 3400 euro a loculo. Per esprimere questa cifra, è stata fatta un’analisi specifica o è stata solamente un’ipotesi? Infatti, come costo di costruzione, è una cifra esorbitante». «Se non ricordo male, abbiamo preso i prezzi di vendita e abbiamo fatto una media sui costi dell’epoca» è la risposta di Ferrari.
«La cosa mi fa specie; considerato che Angelo Bianchi era stato scelto per la sua esperienza – ha replicato Lucia Rossi. – In proporzione, la media che avete espresso è di due volte e mezzo superiore ai prezzi di mercato. Stiamo parlando di una media totalmente sbagliata. Credo sia un fatto abbastanza anomalo. Anche il testo della delibera di giunta (la numero 194 del 16 novembre 2011) è sbagliato. Mi chiedo se sindaco e giunta non si facciano domande: chiedo al sindaco e a voi come mai c’è questa anomalia». Aggiunge Dario Ninfo, presidente della commissione: «Nella delibera di giunta n. 194, si fa riferimento ad un allegato contenente un parere contabile; ma l’allegato e il parere sono assenti. Come mai?».

Le risposte del sindaco Bellomo – non sempre consapevole del ruolo – non sono risultate sufficienti. La linea presentata da sindaco e assessore è questa: avevamo un’emergenza, abbiamo espresso dei desideri e degli obiettivi, gli obiettivi sono stati raggiunti. Ma bisogna sottolineare (in sede giornalistica e, sarebbe il caso, anche amministrativa) è off topic, cioè non segue l’oggetto di indagine della commissione: rintracciare atti e documenti pubblici riguardanti il lavoro di Angelo Bianchi a Melegnano.
Il messaggio che interessava al sindaco era: «È tutto a posto. Non abbiamo nulla da nascondere», ha ripetuto in due occasioni. Lorenzo Pontiggia ha ricostruito in modo sintetico il percorso che i documenti relativi al cimitero hanno fatto in comune.
«Credo che agli atti ci sia tutto – ha detto Pontiggia. – Dal settembre 2009, ci siamo trovati in difficoltà a gestire e finanziare il cimitero. Ai tempi ci costava 8000 euro al mese. Come detto dal geometra Ferrari, l’investimento del 2009 era di 40 loculi per 40mila euro. All’epoca c’era una forte domanda di loculi, e andarono tutti esauriti. Emersa riflessione: portato in quel periodo a valutare progetto finanza. Avevamo problemi e lamentele. Abbiamo fatto una riflessione: potevamo sfruttare appieno lo strumento del progetto di finanza, e la consulenza di un ingegnere apposito; per garantire tutta una serie di servizi, dalle nuove edificazioni del cimitero alla gestione della polizia mortuaria. Riflessione che si ritrova negli atti dello studio di fattibilità».
«Avevo gente ne 2008 che portava le salme in altri cimiteri. Era un disastro – ha aggiunto Bellomo. – Avevo delle questioni politiche con cittadini che si lamentavano delle criticità del cimitero. Inizialmente si pensava solo ai loculi, poi è esplosa emergenza. Sottolineo che questo è il primo project financing di questo comune. Gli obiettivi li ha raggiunti, ora di lamentele sul cimitero non ne ho. Il Patto di Stabilità stringeva sempre di più. Ricordate sui giornali quanti problemi c’erano. Negli ultimi anni il problema si è risolto».

Tommaso Rossi: «Questa è una giustificazione a posteriori. Ma il fine non giustifica i mezzi. Stasera valutiamo i mezzi. A me pare che gli atti dicano inequivocabilmente: una volta dato un incarico ben preciso, Bianchi dopo 6 mesi e mezzo ha fatto un lavoro che c’entrava in minima parte con le direttive dell’ammistrazione. Questo incarico è stato quindi disatteso. E fin qui credo che nessuno possa obiettare. Infatti è stato affidato un incarico al di fuori del mandato che il consiglio comunale aveva dato. Questa è la prima questione su cui l’amministrazione deve rendere conto stasera».

Bellomo: «Non ho niente da dire. Non ci vedo nulla di strano; i comuni sono in difficoltà, i tempi delle amministrazioni sono questi. Per quanto riguarda la delibera di giunta, non era necessario aver e un parere di regolarità contabile, ma solo regolarità tecnica».

Rossi Lucia: «Sì, ma la domanda era un’altra. Non vi siete accorti che non era un incarico come previsto all’inizio? Prendete in mano una cosa e non è quella per cui avete dato incarico. E poi iniziare anche le procedure di gara. Secondo la normativa, “ci vuole regolarità tecnica e regolarità contabile”. Perciò non ci sono atti regolari. Domando: questa delibera, priva di regolarità, la devo prendere o non la devo prendere?».

Bellomo: «Ognuno ha la propria idea su questo, voi la pensate in un modo, gli altri in un altro…».

Lucia Rossi: «Ma quindi, se il consiglio comunale non avesse verificato il tutto…?».

Bellomo: «Non so, noi la vediamo in un modo, voi in un altro, l’amministrazione ha posto un obiettivo e l’ha centrato. Ragazzi, io non faccio il segretario, l’architetto o il geometra. Faccio l’avvocato e faccio fatica a seguire certi aspetti».

In conclusione il sindaco ha affermato di conoscere personalmente Angelo Bianchi. «L’ho conosciuto nel 2009, nella ristrutturazione delle scuole di Melegnano» ha detto. Ma non sapeva dei guai giudiziari che pendevano su Bianchi. Il quale, nel 2008, è stato indagato e arrestato dalla procura di Sondrio in un’inchiesta giudiziaria che ha fatto grandissimo scalpore nel territorio valtellinese. E la sua fedina penale non ha fatto che ingrossarsi, prima presso la procura di Pavia, poi presso la procura di Milano. Lorenzo Pontiggia lo ha conosciuto nelle stesse occasioni: «Non ero al corrente delle vicende che lo interessavano».

Marco Maccari, mercoledì 2 dicembre 2015 ore 15:14

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Il caso

Commissione d’inchiesta? Complicargli l’esistenza, altro che

Sandro, 23 anni, ha letto che il comune ha approvato una commissione d’inchiesta sulle consulenze dell’ingegnere Bianchi. Sandro ha avuto qualche idea. Le ha proposte a RADAR.

  1. «Condividere le iniziative (interrogazioni consiliari, domande brevi, mozioni, …) con gli altri gruppi consiliari di opposizione. L’iniziativa sarà politicamente più forte e meno eludibile dagli uffici.
  2. «Impegnare il comune con atti amministrativi (es. mozioni) a essere trasparente in futuro sulle consulenze: si può pensare a un bollettino ogni X mesi con relativo curriculum, per esempio. Sono atti che in teoria sono già pubblici, ma questo semplificherebbe la consultazione da parte dei cittadini.
  3. «Fare una battaglia non solo amministrativa ma anche politica. Le opposizioni vogliono fare insieme un’iniziativa in cui si discute degli sprechi, delle arbitrarietà delle consulenze del comune di Melegnano, o vogliono continuare a parlare l’amministrativese? Anche un volantino basterebbe a spiegare a tutti cosa è successo. Mantovani->Bellomo->Bianchi. Semplice, ma se parli ai cittadini di interpellanze nessuno ci capirà nulla».

Punto 4: complicare l’esistenza a questa maggioranza. Angelo Bianchi era indagato e chiamato a presentarsi in giudizio: e la nostra classe dirigente lo lascia entrare nell’appalto comunale del cimitero? Non esiste. È fuori contesto dire – come pronuncia il sindaco – «ok, commissione d’inchiesta, tanto non abbiamo niente da nascondere». Caro Sandro, si diceva che a Melegnano le minoranze dormissero. La maggioranza, quando non è appesa ai fili dei suoi protettori politici, ha sonno più di tutti.

Lo Staff, martedì 27 ottobre 2015 ore 12:12

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L'inchiesta cinica

Bellomo vuol dire omertà

INIZIANO AD ARRESTARE le persone perbene. Mario Mantovani, «il faraone», siede nel carcere di San Vittore. Sui capelli radi ma pettinati, sul volto asciutto da magnate fiorentino, di una magrezza dantesca, il neon del penitenziario. Tremano i sostenitori locali di Forza Italia, tra di essi i sostenitori melegnanesi e sangiulianesi. «Conosco pochissimo Mario Mantovani, mi è sempre sembrato una persona onesta» è il commento di Onorato.

La «persona onesta» possiede – è l’ordinanza di arresto di Stefania Pepe, giudice per le indagini preliminari di Milano – «spiccata capacità criminale» e «propensione alla violazione delle regole» e con lui le dimostra il suo plenipotenziario, anch’egli arrestato. È Angelo Bianchi, ingegnere civile residente a Melegnano in via Cadorna 11/C. Posto di lavoro al provveditorato opere pubbliche Lombardia, nato a Vieste nel 1963.
Per essere un professionista iscritto all’albo, questa è la sua seconda volta dietro le sbarre. Lo arrestò la procura di Sondrio il 10 ottobre del 2008 con l’accusa di appalti truccati nelle opere pubbliche (leggi la cronaca dell’arresto: «Oggi sono in ferie, sto con la mia famiglia, si sarebbe giustificato. Ma il suo capo insiste: c’è la polizia in ufficio, la vuole, deve rientrare al più presto»). Nel 2012 lo rinviò a giudizio. L’arresto fece snasare qualcosa ai suoi superiori che gli dissero: fa’ le valige.

Ma Angelo Banchi, ingegnere civile residente in via Cadorna 11/C, torna al suo posto. Il senatore Mario Mantovani, stando alle indagini, «fa pressione» per lui. Angelo Bianchi non ha mai smesso di lavorare. Era arrestato, indagato, e otteneva incarichi su incarichi. Nel 2008, sotto indagini, fa «sobbalzare i detective perché aveva ottenuto un incarico dalla provincia nonostante fosse indagato»! Nel 2010 entra nel comune di Cologno al Serio, provincia di Bergamo, area edilizia pubblica, con la determina 340/2010 del responsabile per un incarico di «prestazioni tecniche presso il nuovo centro natatorio comunale». Nel 2011, l’anno dopo, entra nel comune di Melegnano.

A Melegnano Angelo Bianchi entra con determina 611/2011 del 24 agosto. «Affidamento incarico professionale per attività di supporto al responsabile unico del procedimento per le realizzazioni in finanza di progetto, all’ing. Angelo Bianchi» è il titolo (clic all’elenco determine 2011, pagina 19). A Melegnano la finanza di progetto riguarda l’appalto di ristrutturazione del cimitero comunale di via Cerca Vecchia, assegnato a Ma.Gi. Srl.

Se parliamo di Mantovani e Bianchi parliamo di Vito Bellomo, 1970, sindaco di Melegnano, di Pier Antonio Rossetti, 1975, presidente del consiglio comunale melegnanese, di Simone Passerini, 1978, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale. Il trio compone i vertici della forza politica di maggioranza rieletta a Melegnano nel 2012, con l’esigua maggioranza di 154 voti. Come si legano ad Angelo Bianchi e al senatore Mario Mantovani, «gruppo di spiccata capacità criminale»? In nessun modo – risponderebbe Onorato – perché sono persone perbene.

Nelle scorse notti scrivono al blog due persone. Sono il gruppo Melegnano Libera e un uomo, che chiameremo Giacomo, melegnanese. «Domandona per il blog e i suoi lettori – esordisce Melegnano Libera. – Chi deve ringraziare Pier Antonio Rossetti per la nomina nel consiglio di amministrazione di FERROVIENORD Spa?? 1. La sua competenza nel settore ferroviario. 2. Il padre bottegaio in Borgo. 3. Il vicepresidente della regione Lombardia, Mantovani». Giacomo in una prima email scrive: «P. A. Rossetti, vicepresidente FerrovieNord. Nessuno ne parla, eppure è una carica prestigiosa, indovinate chi ce lo ha messo lì, un certo faraone». E allega il curriculum in pdf, visibile sul sito del comune (clic al file). In una seconda email: «Quando far politica ti cambia la vita. Il capogruppo di Forza  Italia Passerini, nel 2008 in piena crisi è sistemato dal faraone in Camera di Commercio. Poi come fa questo signore a dire no a chi l’ha sistemato per sempre. Vedi cv» (clic al curriculum vitae).

Sia Melegnano Libera sia Giacomo sono invitati a fare aperta denuncia tramite esposto. Ma fa riflettere il commento che un melegnanese, Mauro, 36 anni, cittadino responsabile, fece a RADAR nel 2014: «Il sindaco Bellomo si è autonominato vicepresidente della Fondazione Castellini Onlus, utilizzando i propri poteri statutari di nomina, perché negli assessorati di regione Lombardia c’è interesse a mantenere un presidio nella sanità melegnanese».

Le dichiarazioni del sindaco Bellomo sulla questione hanno il suono di ciò che ha detto sulle esplosioni, sulla confisca del negozio di via Lodi 39 alla ’ndrangheta: il suono del silenzio, della difesa d’ufficio. Dell’omertà. «Conosco Angelo Bianchi – ha dichiarato il sindaco Vito Bellomo – e questa mattina la notizia del suo arresto mi ha lasciato senza parole. Al momento comunque le ipotesi di reato non sono in alcun modo legate alla realtà di Melegnano» (Bellomo a Il Cittadino, 14 ottobre 2015). La realtà, a Melegnano, parla una lingua molto diversa.

Lo Staff, lunedì 19 ottobre 2015 ore 12:00 

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Diverse informazioni personali dell’indagato, codice fiscale e giorno di nascita sono stati resi pubblici dal comune di Cologno al Serio nel testo della determina 340/2010, visibile online (clic al link nell’articolo).

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Cronaca

Come fai presto a dire: bonifica

Martedì 6 ottobre la commissione territorio ed ecologia ha rivangato l’inquinamento dell’area ex Saronio, segreto di stato, portatore di tumori. Presente l’ingegnere Giuliano Reich che seguì la bonifica di Altea. Intervista con Rodolfo Bertoli, quella sera in commissione

MELEGNANO OVEST/RIOZZO DI CERRO AL LAMBRO – «È in corso una fase di caratterizzazione delle aree delimitate dalla Regione Lombardia nel 2007, che racchiudevano l’intera proprietà dell’ex fabbrica di chimica militare Saronio, un’area di 38 ettari, 380mila metri quadrati. In parte era occupata dallo stabilimento, circa 24 ettari. La rimanente parte, circa 14 ettari, erano aree mai occupate da attività industriale, ma aree di riserva che si teneva la Saronio per eventuali espansioni nel tempo. Queste aree ultime sono state destinate poi alla residenzialità, cioè via Togliatti, via Brodolini, il Cipes, eccetera, anche poi il Parco delle Noci, il centro sportivo, la via per Landriano. Questa caratterizzazione è partita poi con molto ritardo, perché il progetto è stato approvato se non ricordo male nel 2013, e ha lo scopo – è la domanda specifica che ho fatto in commissione e che interessa alla mia componente, il Partito Democratico – di capire qual è lo stato delle cose. Ho chiesto quali erano, anche se è un po’ presto, le prospettive che si potevano avere in una fase successiva. Giustamente, ha risposto, questa non è una caratterizzazione propriamente detta, è una fase propedeutica, ma serve a localizzare all’interno delle aree nel loro complesso, i 38 ettari, dove possano esserci «focolai di inquinamento», come li abbiamo definiti quella sera. L’inquinamento potrebbe anche essere oggi in quantità concentrate. In questa prospettiva, quest’indagine serve a concentrare gli sforzi economici dove è necessario. Al tempo stesso, confrontando i dati a disposizione, potremmo pensare che alcune aree saranno estrapolate da quelle di interesse regionale. Mi riferisco ai 14 ettari di prima attualmente destinati alla residenza. Salvo verificare alcuni canali di scolo delle acque reflue dell’attività industriale, che potevano contenere degli inquinanti. Ecco, lì potrebbe esserci qualcosa da indagare meglio. Però, verosimilmente potrebbe uscire fuori in tempi rapidi. Per la zona da bonificare, quantomeno per intervenire e tamponare il problema, è probabile che si trovino risorse andando a batter cassa alle porte di un ente, Edison Spa. Nel 2003 fu emessa un’ordinanza che chiedeva a Edison di bonificare. Edison è diventata responsabile di questa zona perché ha acquisito l’Acna-Montecatini, che a sua volta ha acquisito la Saronio. In caso di responsabilità, vanno in testa a loro. Ci sono stati contenziosi legali, e alla fine però una sentenza del TAR Lombardia ha dato come precedente importante che la Saronio aveva responsabilità di bonificare quelle aree. È chiaro che se dovessero essere bonificati tutti e 38 gli ettari sarebbe una spesa enorme e probabilmente farebbero resistenza all’Edison. Se la cosa viene limitata ad ambiti più ristretti, può darsi che sia più conveniente per loro affrontare il problema piuttosto che trascinarselo dietro.
Se non altro, si parla di qualcosa che possa quantomeno tamponare un problema che si trascina da anni per la salute pubblica». Perché mai «tamponare»? «Fa parte della domanda che ho fatto in commissione a Reich. Dal punto di vista dell’inquinamento quali sono le prospettive? Demolire i capannoni? Perché si sta parlando di quell’area, perché nell’area residenziale c’è buona probabilità che non ci siano problemi. E poi bonificare, eccetera? No, nel caso in cui dovesse esserci una zona in cui l’inquinamento è concentrato in maniera elevata, magari i rimedi potrebbero essere barriere idrauliche. O altre soluzioni che vanno viste in quel momento. Tamponare significa capire l’entità di questo tipo di inquinamento e capire anche se la soluzione potrebbe essere radicale. Io le dico che da cittadino di Melegnano preferirei bonificare togliendo tutto come è stato fatto nell’area dell’Altea, quell’edificio residenziale costruito dove prima c’era il parco giochi. Con gli enti preposti, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Regione, Città Metropolitana, Comune, si tratta di capire quali sono gli interventi possibili. In funzione del discorso che facevo prima. Di trovare le risorse adeguate». La speranza del Partito Democratico qual è? «Nei confronti del sindaco abbiamo contestato un atteggiamento che trovavamo poco corretto. Ha strumentalizzato il problema Saronio nella vicenda moschea per potere risolvere i suoi problemi di maggioranza e di una parte di opposizione che è la Leganord, dicendo: qui c’è inquinamento e gli islamici non ci possono andare. In sede di commissione ma anche in altre sedi gli abbiamo detto: non puoi occuparti solo di questi cittadini musulmani, che magari non sono neanche residenti, e non preoccuparti di quelli che sono i problemi di chi ci vive, ci lavora molte ore al giorno e addirittura ci abita; perché fra le altre cose in quell’area è prevista la possibilità di realizzare degli appartamenti. Abbiamo in qualche modo spinto per andare avanti con la caratterizzazione. Tenendo presente la mancanza di informazione da parte della Giunta. Come Giunta non si sono preoccupati di informare il Quartiere Ovest su che cosa significasse questo passaggio di caratterizzazione, che è propedeutico per la risoluzione forse definitiva. Le bonifiche non sono tutte: prendere e rimuovere tutto. A volte preferiscono mantenere in essere, in luogo, il problema, però fanno sistemi di drenaggio, fanno in modo che non ci sia percolazione. Ci fu una cosa simile in una zona che fu trovata quando costruirono l’alta velocità della ferrovia su finanziamento della Regione, dove hanno mantenuto in luogo dei terreni che sono inquinati, però in modo che questi terreni non perdano sostanze inquinanti e queste non possano percolare andando a influenzare la falda. Le strategie cambiano a seconda delle situazioni, valutando il rischio. Si paga di più in termini di analisi di rischio. Dal punto di vista politico è importante garantire la salute dei cittadini. Oggi i termini per affrontare il problema ci sono – oggi la Saronio è costretta a pompare acqua vicino alla Guardia di finanza, se non ricordo male – c’è un precedente importante, ci sono sentenze, c’è un responsabile cui fare riferimento in una seconda fase di analisi». Lei è architetto. Se volessi chiederle un parere professionale? «Mettiamo il caso, se lei fosse un committente e mi dicesse: voglio acquisire un terreno lì e farci un’iniziativa, le direi che per legge, prima di qualsiasi tipo di iniziativa venga fatta lì sotto, deve essere prima fatta una caratterizzazione che significa un’analisi ancora più approfondita di quella che deve essere fatta adesso. La Regione ha stanziato per l’indagine qualcosa come 500mila euro. Attualmente ne vengono spesi poco più di 100mila. Ci sono già altri 400mila euro a disposizione per una fase di approfondimento successiva, e questa è una cosa importante però bisogna farle andare avanti queste cose. Per essere pronti bisogna che chi è al governo vada a farsi carico di questi problemi facendo pressione, andando a bussare alle porte giuste, a livelli più alti fino al ministero a Roma. Oggi i tempi sono maturi perché questa cosa venga affrontata. Rischio di essere troppo ottimista però penso che la Edison, se vede che il problema è limitato e ben circoscritto, probabilmente potrà affrontare in maniera definitiva. È qui la questione politica. Un sindaco che ha a cuore la questione – e la salute pubblica è in carico al sindaco – va a bussare alle porte, fa sentire la propria voce in rappresentanza della cittadinanza per fare sì che questo problema venga risolto probabilmente in modo definitivo. Mi riferisco in particolar modo alle aree residenziali». Questo primo lavoro copre un’arco di qualche mese. Quanto tempo ci vorrebbe per fare un lavoro serio, invece. «Questo dipende dai risultati che verranno fuori. Quello che è emerso in commissione è che stanno realizzando dei punti piezometrici, di lì coglieranno l’acqua dei due livelli di falda, superficiale e profonda. Rispetto alla situazione a monte, a nord da dove scende la falda, il terreno si arricchisce di sostanze tossiche se c’è qualcosa di inquinato. Ma la zona di via Morandi, affittata al centro culturale islamico, per conoscenze dirette dei geologi che hanno fatto interventi, non presenta delle caratteristiche di rischio particolare. La zona più vicina alla via per Carpiano ,lì le sostanze inquinanti erano più forti, era il nucleo fondamentale e centrale dell’attività industriale. Nella zona centrale di quell’isolato l’indagine ha proprio questa funzione, con piezometri situati presso ogni capannone riusciranno a individuare dove c’è il focolaio inquinante. Dovranno osservare anche in base alla stagionalità. Io sono convinto nel giro di qualche anno, la cosa potrebbe essere non dico risolta al 100% ma affrontata in modo serio, sistematico e in maniera definitiva. Bonifica totale come è stata fatta per Altea non lo so, se è meno grave sarà mantenuta in essere la zona inquinata però circoscritta e sotto controllo. Il buonsenso mi dice che ci saranno in tempi brevi i primi risultati». Brevi? «All’interno di chi vigila su quest’area, e stiamo parlando solo di Melegnano e non di Cerro al Lambro per Riozzo, c’è una commissione che tiene sotto controllo, che interagisce, scambia informazioni; se la parte politica e dirigente affronta il problema informando la cittadinanza… A me è capitato di partecipare a un incontro della Giunta con gli abitanti, preoccupati. Se i cittadini fossero informati, sapessero bene qual è la problematica, si metterebbero l’anima in pace. Questa è un’area di interesse regionale, per fare qualsiasi intervento bisogna passare per l’iter di enti che ho descritto all’inizio. Questo pesa anche dal punto di vista del valore immobiliare. Abbiamo una condanna del TAR che dice a Edison di bonificare! Come amministrazione comunale sarei corso immediatamente a fare fuori il problema. È un ente importante, una multinazionale. C’è da battere cassa. È interesse di tutti mettere a posto le cose, credo il momento giusto sia arrivato. È importante in questa fase informare la popolazione che questa fase è nel loro interesse. In realtà il problema già esiste, la zona individuata dalla Regione è ben precisa».

Marco Maccari, 15 ottobre 2015 ore 20:15

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«Evitare che l’inquinamento si aggravi ulteriormente» si legge nella sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, 2009. «La Saronio ha tratto notevoli vantaggi economici dalla sua condotta» è scritto.

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Cronaca

Fabbricato in via Marconi: «Pagate la multa, ridateci le facciate»

costruttori di cattedraliVIA MARCONI – «Sul fabbricato di via Marconi ricade un probabile abuso. C’è una sanzione in denaro da pagare». Alleanza per Melegnano batte l’indice sul tavolo. Riprendendo in mano un’informativa inviata all’ufficio tecnico comunale a luglio, la minoranza consiliare di Destra Civica-Leganord cita l’articolo 14 del Piano di Governo del Territorio, il controverso piano regolatore degli interventi edilizi approvato dalla maggioranza di centrodestra. La demolizione è difforme anche nei confronti dell’articolo 32, comma 1, lettera d), del Decreto del Presidente della Repubblica 380/2001, il testo normativo dell’edilizia. «Difformità anche rispetto agli articoli 31 e 44» concludono.

C’è una guerra su quell’edificio, nessuno parla. Italia Nostra Sud Est Milano, associazione di promozione dei beni artistici e del territorio, insiste perché la ristrutturazione rispetti il carattere di bene storico del fabbricato. «Il progettista si giustifica, dicendo che è impossibile modificare le dimensioni delle finestre progettate sulla facciata di Via Marconi, come richiesto dall’Associazione Italia Nostra e dalla Soprintendenza dei Beni Artistici. Sono stati alterati elementi architettonici tipici della tradizione costruttiva locale – sottolinea la minoranza consiliare, sostenuta da un legale. – Costruite le nuove finestre secondo le proporzioni di quelle esistenti e rispettate le condizioni di salubrità delle stanze di affaccio».

Marco Maccari, 15 ottobre 2015 ore 13:21

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L'intervista

I muri stanno in piedi, chiedete al comune

20150718_120917VIA MARCONI – «I muri stanno in piedi, i lavori continuano. Nessuna sospensione». L’architetto Locatelli, studio a Melegnano in via Cadorna, intervistato sull’edificio di via Marconi parzialmente demolito nonostante un vincolo di conservazione. Come mai vennero giù le pareti? «Quando si lavora, possono succedere degli incidenti; per fortuna, non si è fatto male nessuno. Tutto lì». Le capitano spesso incidenti sui cantieri? «No, assolutamente, anzi. Non devono capitare». C’è da chiedersi se ora le ditte impegnate nel cantiere pagheranno una penale. «Questo non posso dirglielo. Sono un professionista, deve rivolgersi al comune per fare questa domanda. Sono cose riservate». Come mai non può parlarne? «Deontologia professionale, come faccio a dire se devo spendere 100 lire o mille lire quando lavoro per altri?». Perché? La penale è prevista dal piano regolatore? «La penale non è 20150722_134746-1prevista da nessuno. Però io mi fermo lì. Mi deve scusare, ma io non l’ho mai conosciuta né vista. Io non posso rispondere». Il responsabile della sicurezza è l’architetto Campari? «Campari è il responsabile della sicurezza. Io sono il direttore dei lavori. Sono due funzioni completamente diverse. Nessuno vedrà mai una valutazione sulla sicurezza da parte del nostro studio. È serietà professionale». Spiace che un bene del Settecento sia disponibile soltanto in porzioni. «Non è affatto vero questo. Macché Settecento. Bisogna guardare, non parlare così. Perché dice che è del Settecento? È un falso. I beni li conosco da come son fatti, li mastico, li mangio. I mattoni e la malta del Settecento li conosco. Non c’è neanche una parte del Settecento. Per me, è della fine Ottocento, visto il materiale». Spiace comunque che un bene secolare non sia più disponibile. «Guardi, non sono d’accordo su questo. Ho un altro modo di vedere le cose. Ma per competenza professionale. Sono cinquant’anni che faccio questo mestiere».

Marco Maccari, mercoledì 13 ottobre 2015 ore 13:37

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Cronaca

Il muro del pianto

VICOLO MONASTERO – Appena subito dopo scattata la foto abbiamo benedetto il muro con una bella pisciata, urlando il nome della nostra squadra del cuore.

Lo Staff, venerdì 2 ottobre dell’anno del Signore 2015, ore 7.30

Spedisci le tue pisce all’indirizzo radarmelegnano@gmail.com

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