Satira o realtà?

B&B Melegnano: e i vostri sogni stanno in buone mani

SUD EST MILANO — Sembra, dalle ultime azioni intraprese dalla maggioranza politica di Melegnano, che palazzo Broletto si sia trasformato in un ostello Bed and Breakfast.

Curioso come fatto, eh? Ma è solo un gioco di acronimi. Non troverete nessun’offerta per soggiornare nelle sale del palazzo su Trivago. Tranquillizzatevi.

Quali ultime scelte della maggioranza? La scelta di vendere Miogas, il progetto di urbanizzazione dell’area ex Bertarella in zona ovest con la fabbrica della San Carlo, la quarta corsia nell’autostrada del sole a favore della soppressione del casello da 1 euro 20 all’uscita della tangenziale ovest. Indicano che la discontinuità col passato è utopia, purissima utopia.

Be’, nada paura. Facciamoci una dormita nel nuovo B&B Bellomo&Bertoli: i vostri sogni saranno in buone mani.

#NoiSiamoCaino, venerdì 24 novembre 2017 ore 22:53

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Cronaca

Al 95% è sì, un’area cani in via delle Margherite

Screenshots_2016-04-06-13-50-06GIARDINI GIOVANNI PAOLO II – I lettori di RADAR hanno votato: il 95% delle risposte è favorevole all’allestimento di un’area cani nei Giardini di Melegnano dedicati a Giovanni Paolo II. Il fronte dei favorevoli è composto da 40 persone. Il 5% di pareri negativi è composto da 2 votanti.

La richiesta di costituire un’area cani proviene da un gruppo di cittadini residenti in quartiere Giardino. La proposta (rivolta a sindaco e assessore ai lavori pubblici e regolarmente presentata agli uffici del comune) parla di recintare una piccola porzione di terreno, in particolare «l’ultima parte di appezzamento di terreno d’angolo destro, visto da via delle Margherite che si affaccia su via Giangiacomo Medici, come area sgambamento cani». Il virgolettato è tratto dalla lettera scritta e spedita di residenti, che si dichiarano disponibili a fare tutto a proprie spese e «seguendo le direttive del comune e le norme d’igiene in vigore».

Lo Staff, giovedì 7 aprile 2016 ore 15:55

radarmelegnano@gmail.com

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Cronaca

Liberare via Lodi dalla mafia «costa troppo»

VIA LODI 39 – Melegnano aveva un locale di proprietà della mafia. Tre vetrine nel ventre di Melegnano, in pieno rione Borgo, erano intestate a un membro del clan Molluso: un clan identificato con la criminalità organizzata italiana trapiantata in Lombardia. Il sequestro dell’autorità nazionale, l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata, gliele ha tolte di mano e le ha riconsegnate nel 2013 al comune di Melegnano.

La legge vuole ripopolare il locale di via Lodi con attività socialmente utili. Ma i costi definiti dal comune di Melegnano sono alti e pochi possono permetterseli. La Lombardia è la prima regione del nord Italia per numero di beni sequestrati al crimine organizzato, con 1266 beni: è un’emergenza mai affrontata prima, una sfida per lo stato italiano.

Per il locale di via Lodi il comune di Melegnano aveva pubblicato un bando di assegnazione, usando criteri di selezione molto stringenti. Il 12 febbraio si è tenuta l’asta pubblica per assegnare il locale; nessuno si è presentato. L’Osservatorio Mafie Sud Milano ha sottolineato gli aspetti problematici del bando e dell’asta pubblica. L’8 marzo la giunta comunale ha deliberato nuovi parametri per l’assegnazione. Il 25 marzo l’Osservatorio ha pubblicato un intervento. Decidiamo di proporre il dibattito ai nostri lettori e li incoraggiamo a esprimersi. Ecco l’intervento dell’Osservatorio.

«Dopo l’esito infruttuoso dell’asta dello scorso 12 febbraio» scrive l’Osservatorio «per l’assegnazione del bene sequestrato di Melegnano, l’Osservatorio Mafie Sud Milano e il Presidio di Libera Sud Est Milano hanno proposto al Sindaco di Melegnano di avviare un confronto tra l’Amministrazione Comunale e le realtà locali. Scopo, una scelta condivisa sulla destinazione sociale del bene sequestrato di via Lodi.

«La nostra proposta evidentemente non è stata considerata. Tuttavia si prende atto che i nuovi indirizzi superano alcuni limiti del bando precedente.

«La nuova procedura intende favorire la massima partecipazione da parte dei soggetti potenzialmente interessati alla gestione dei locali per finalità sociali, affidando i locali a titolo gratuito.

«Purtroppo, i costi per la riqualificazione dei locali restano a carico del concessionario che potrà avvalersi della facoltà di accedere a finanziamenti pubblici per recuperare i costi sostenuti. Questo precluderà alle associazioni di volontariato, che di norma non dispongono di budget e di risorse finanziarie importanti, la possibilità di partecipare al bando».

Lo Staff, mercoledì 30 aprile 2016 ore 9:00

radarmelegnano@gmail.com

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L'intervista

Ecco come sono scaturite le indagini su Prima Vera alias Zephyro Spa

Paola_Macchi-RADAR-22mar2015MELEGNANO/GALLARATE – Prima Vera Spa ha presentato nel 2015 il nuovo progetto di illuminazione pubblica di Melegnano. Ma a Gallarate è stata indagata per un appalto ospedaliero truccato. Paola Macchi, consigliera regionale 5Stelle, racconta come sono nate le indagini di Gallarate. «Sono nate da un dipendente dell’ospedale» spiega Macchi, «che si era accorto che qualcosa non andava bene nella quotazione dei macchinari la cui manutenzione era fatta da Prima Vera Spa. Il valore dei macchinari dichiarato da Prima Vera non era il valore corretto. Aveva segnalato la cosa verbalmente al suo superiore, ma era caduta nel nulla. Il dipendente aveva dei documenti e li ha portati a noi del Movimento 5 Stelle. Abbiamo inviato un esposto al giudice. Il nostro esposto ha dato seguito a un’ordinanza del giudice a procedere con le indagini, svolte dalla Guardia di Finanza. Sono state indagate sei persone».

Il valore dei macchinari era stato sopravvalutato da Prima Vera? «Sì. Insieme al fatto che la cooperativa Prima Vera era stata costituita pochissimo tempo prima. Si tratta di sanità pubblica: i soldi pubblici non devono essere spesi in modo inappropriato. Chiaramente un’azienda ha diritto di lavorare; se sono spesi però dei soldi pubblici, è giusto fare attenzione. Se usiamo i soldi per queste cose, poi non ci sono più soldi per altre cose importanti.
Abbiamo tantissime persone che hanno paura di denunciare; denunciare cose che sanno benissimo essere irregolari. Per cambiare il sistema alla radice bisogna che l’autorità pubblica sappia che si trova sotto il controllo dei suoi stessi dipendenti, che vedono tutto. E che devono poter denunciare in tutta serenità, senza il timore di ricevere ritorsioni dall’alto».

Sa che a Melegnano Prima Vera, oggi Zephyro Spa, ha manifestato interesse per l’illuminazione pubblica? «Ho letto che i tecnici di Prima Vera erano colpiti dal fatto che l’appalto fosse stato fermato. Non vedo dove sia il problema nel fatto di verificare e approfondire bene. Bisogna che, quando si dà un appalto, si veda bene quali sono i termini e i valori: quante persone hanno partecipato al bando di gara, com’è avvenuto, se il ribasso del bando di gara è un ribasso ragionevole. Perché questo è un altro grosso problema. Se io faccio un bando di gara che vale 1 milione di euro, tu non puoi prendere il bando e fare un ribasso fino a 600mila o 500mila euro, perché i casi sono due: o chi aveva fatto il bando non sapeva fare il suo mestiere (un tecnico deve saper valutare qual è il costo di un determinato servizio) oppure come capita frequentemente viene fatto il ribasso, per poi aumentare successivamente; quindi il ribasso è fatto solo per aggiudicarsi il bando».

Marco Maccari, martedì 22 marzo 2016 ore 14:33

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Cronaca

Vent’anni di Prima Vera a Melegnano, quel dubbio di accendere i lampioni

IL 15 OTTOBRE 2015 la società Prima Vera Spa presenta la volontà di investire forze e risorse nel rifacimento dell’illuminazione pubblica di Melegnano. È un project financing, cioè un finanziamento di progetto: una società privata investe risorse in un territorio comunale e, nel tempo, le recupererà vendendo i suoi servizi al bacino di utenti del luogo. La durata del project financing è prevista per 20 anni, il valore è di 6 milioni di euro.
Il 18 dicembre 2015 sta per riunirsi la commissione lavori pubblici del comune di Melegnano. I giornalisti locali ricevono telefonate preoccupate: Prima Vera Spa risulta essere stata sottoposta a un sequestro di 2 milioni e 500mila euro da parte del tribunale, e sta per candidarsi in prelazione per un appalto ventennale a Melegnano. Prima Vera Spa è stata messa sotto inchiesta giudiziaria nell’indagine Clean Hospital, si parla di valori di beni gonfiati, di massimi dirigenti arrestati. Scoppia il caso. La riunione di commissione si svolge regolarmente: i commissari di maggioranza di Forza Italia e gli stessi manager di Prima Vera, seduti in riunione, dimostrano di non sapere nulla del sequestro, ma la procedura di assunzione di gara a Melegnano passa sotto lente d’ingrandimento. 21 gennaio 2016: altra riunione.
Il 25 febbraio 2016 i manager di Prima Vera Spa e la commissione lavori pubblici sono di nuovo intorno al tavolo. Nel frattempo Prima Vera Spa si è fusa con GreenItaly1 Spa, dando vita alla nuova Zephyro Spa. «La nostra preoccupazione» esordisce l’architetto Pietro Mezzi, commissario di minoranza «è se il sequestro di beni per il valore di 2,5 milioni sia una buona prospettiva per l’aggiudicazione dell’appalto». La risposta viene dal segretario generale Diego Carlino e dall’avvocato Vito Bellomo, sindaco di Melegnano, ed è risposta strettamente economica: «La società, nonostante il sequestro, è sufficientemente capitalizzata» replicano. Il sequestro quindi – è la posizione dei vertici comunali – pari a 2,5 milioni non pregiudica le capacità finanziarie di Prima Vera, dotata di capitale per il valore di 50 milioni di euro. «Mi chiedo se non fosse stato il caso di ottenere certe risposte a tempo debito» interviene il commissario di minoranza Alberto Corbellini, «che fretta c’era? Queste verifiche non andavano fatte prima? Il problema non è la capacità finanziaria, ma il fatto di collaborare con un certo tipo di situazioni». «Sull’etica e le questioni etiche posso pensare anch’io tante cose. Ma ci sono grosse società che sono indagate e collaborano tranquillamente con le amministrazioni. Il discorso legalità è assolutamente rispettato, dal punto di vista del Codice degli Appalti» controbatte Bellomo; «il riscatto dei pali di illuminazione pubblica è stato un’impresa lunga, articolata. Secondo me non ci sono problemi. Io sono tranquillo. Dobbiamo dare una risposta alla città in tema di illuminazione». Critico l’architetto Giuseppe Marsico, uditore di minoranza: «Ma parliamo di una concessione che durerà 20 anni» ha sottolineato, «le chiedo se è andato a fondo, sindaco, vista la sua posizione fiduciaria con Prima Vera Spa». «Non c’è nessun rapporto fiduciario tra me e la società Prima Vera Spa» ribatte il sindaco. «Prima Vera ha collaborato per diversi mesi con il comune di Melegnano, per questo progetto di illuminazione» è intervenuto il commissario Mezzi, «era giusto sapere pienamente con chi stavamo collaborando; il sindaco avrebbe dovuto informare il consiglio comunale».
Osserva l’architetto Rodolfo Bertoli, uditore di minoranza: «Sappiamo che le gare si possono… manipolare in diversi modi; c’è un interesse pubblico ad affidare a Prima Vera questo project financing?». «No, questo è fumo, demagogia, punto e basta. Ma lei non ha il coraggio di dirlo, perché non ha gli elementi per poterlo dire» replica Bellomo, «i fatti sono che la procura della Repubblica non è qui a Melegnano». «Mi aspetto di leggere presto, in questo progetto, un sistema di controllo forte» conclude il commissario Corbellini, «con una tabella standardizzata, un sistema di audit, un sistema di penali e garanzie di customer satisfaction, con costi orari di manutenzione straordinaria. E un sistema di controllo dei subappalti».

Marco Maccari, venerdì 4 marzo 2016 ore 12:46

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Cronaca

Il rap di Diego Carlino

AULA CONSILIARE – Prima Vera Spa, capofila per l’appalto di illuminazione pubblica a Melegnano, è presente nella persona di due manager. È giovedì 25 febbraio: in aula siedono i membri della commissione consiliare sui lavori pubblici. Presente il segretario generale del comune di Melegnano, Diego Carlino, e il sindaco Vito Bellomo.

È scandalo: hanno scoperto che Prima Vera, i cui vertici aziendali sono indagati per corruzione in appalti pubblici a Busto Arsizio, sta collaborando da settimane con il comune di Melegnano per il progetto finanziario che rifarà i lampioni pubblici. Cosimo Santo presiede la riunione: «È qui stasera il segretario generale Carlino, per ricostruire la procedura» esordisce Santo. «PREGO, SEGRETARIO».

DIEGO CARLINO. «La storia, giuvàle, subirà renditi, ehum, perquoriguarda patrimonio, la sessera esse pi a non risulta dalla, ammuottooverari, cambinicoufficio, avudodovegià all’incirca 101 milioni di euro. Ehm, mortificato anche dalle, dal, daiomorarivirino da, da, geningorporazione, guastato dicentodà, primavera in punto di a Ser Pera, da, chemmotivo ho che la polì mettere abboninoà qualcosa e 50, ammontante a 50mila euro, a, 50 mili e morogiavenciare, rispetto a 50 mili punto di vistaoostato esciubusciiqwbòi.
Perquoriguà invece verifiche articolo 51, articolo 51 dice che casodi quavvento assetto societario derassetto di, fusioneee, assciazionziendefaeccetera, amministrazione deve frocè verifiche, verificheee in confronto diutilizzodeasocietà, abbiamo fatto in senso d’ufficio, dop-dopocheaaasocietà ha dato e dichiarazioni di proteggere e navandaeeeh tutti amministratori oh societàannoooo dichiarato essere, positivi sbqeqergy. Questoevdwiebfpvidallantico società enti pubblici, noi come ufficio abbiamo proceduto aa fare tutte le verifiche, ufficiosianeconfronti, eeeconfronti dellaa, mh, azienda esseppià che confronti tuttoil consiglioamministrazione percui siamo pronti del, dei soci di maggio dei soci di maggioranza esse pi a. Percui esseppià lshpiqbpijqn òkjnqeò nò jwneòf nwmbismpodqgxvdxkb organi, eeh amministrazione e cui organi amministrazione esseppià dichi soci. Amo fato tutterichieste, antimafia, non tutti ci hanno risposto i tempi, noqkmbeptmbùpqmelbogicu8ohi. (Continua per altri 11:27 minuti circa).
«Tutte le forme materiato politico privato, non costituiscono impedimenti, atto che venga trasferita al privato, cioè risultato a zenzero, oh dù eh rischio di costruzione, e principali poi dù eh, ressi, tra rischio disponibilità e rischio domani. L’altro che, dato il casocuilluminazione agiss’modommeritato disponibbilitaimmanomodonesiste, noi c’accodiamo nossisponibbilità per cui, la manutenzione straordinaria, sarà trasporcà dentro la visione incui, potrà garantire sponibilità».

COMMISSARIO PIETRO MEZZI. «Non è scritto. Lo date per scontato ma non è scritto».

SINDACO VITO BELLOMO: (annuisce intanto guardando il segretario).

Marco Maccari, martedì 1 marzo 2016 ore 15:09

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Cronaca

«Un buon vicino è il tuo miglior antifurto»

Controllo-del-VicinatoCENTRO CIVICO PUECHER – Assemblea pubblica sulla sicurezza venerdì 26 febbraio a Cerro al Lambro, organizzata dal gruppo Solidarietà Civica Indipendente, coordinato da Giovanni Papetti e Leonardo Cordone. Arturo Fiorani, comandante della polizia locale di San Colombano al Lambro, e Leonardo Campanale, socio fondatore dell’Associazione italiana Controllo del Vicinato, hanno presentato il programma a 70 cittadini residenti in Cerro, nella frazione di Riozzo, nel comune di Melegnano e nelle città vicine. Nel pubblico anche il sindaco Sassi. «In dialetto si dice fa’ balà l’oeg» spiega il comandante Fiorani, responsabile di zona del Controllo del Vicinato: «Non assomiglia né alle ronde né ai vigilantes. È una sorveglianza organizzata dai residenti, che si parlano, assumono comportamenti di prevenzione e segnalano al 112. Ha lo scopo di ridurre i furti in casa e il vandalismo. Si pianta un apposito cartello giallo nel vicinato e si nomina un Coordinatore che fa da tramite con le forze dell’ordine». L’associazione ti insegna ad attivare una condotta, con comportamenti quotidiani già insiti nel nostro modo di abitare e di relazionarci con i vicini: «A San Colombano è iniziato nel 2013 per volere dei cittadini, che hanno presentato il progetto all’amministrazione comunale e alla polizia» conclude Fiorani. Nato in USA dove conta 60 milioni di famiglie, il Controllo del Vicinato ha l’adesione di 10mila famiglie italiane in 110 comuni, cresce al ritmo di due comuni al giorno e riduce i furti dal 20% all’80%. «Formare un gruppo è facile» illustra Leonardo Campanale, «perché il gruppo è un’associazione di fatto. Non c’è un numero ideale, basta che i vicini si conoscano e possano comunicare velocemente, e che le case si vedano l’un l’altra. Il tuo vicino è il miglior antifurto». Intervengono tre cittadini: «Ne deduco che è anche questione di senso civico. Ma l’esempio dello Stato dov’è?» afferma un’esercente, titolare della farmacia di Riozzo. «Intanto che parliamo hanno svaligiato un appartamento a Riozzo. Il programma funziona anche in ambienti con telecamere?» chiede un abitante. «La telecamera può essere utile per identificare targhe di automobili sospette» è la risposta di Fiorani. «Vivo in una villetta confinante con case disabitate. Per noi sorvegliare è sempre stato un problema non indifferente» fa caso una giovane residente. «Nel vostro caso, abitazione molto robusta e allarme collegato direttamente con le forze dell’ordine».

Marco Maccari, lunedì 29 febbraio 2016 ore 19:56

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