CULTO DELLA CITTÀ

Ufficio tecnico, risorse umane, modello organizzativo a Melegnano: è ora di cambiare?

Con la determina numero 552 del 21 agosto 2018 l’amministrazione comunale ha dato incarico — pari a 2537,60 euro di soldi dei cittadini — all’ingegnere Gianfranco Patta di Torino per una perizia statica sugli edifici del PR Corte Castellini (forse meglio conosciuto come Palazzo Spernazzati). La cosa potrebbe sembrare positiva, se non che:

1) il tecnico ha redatto una precedente perizia imbarazzante (AMBITO DI TRASFORMAZIONE “CORTE CASTELLINI”, Delibera di Giunta Comunale numero 56 del 5 aprile 2017, STATO DI CONSERVAZIONE DI STRUTTURE E MATERIALI, 24.05.17) nella quale dopo sommaria o nulla analisi (2,5 pagine di testo su 25) conclude: «Dalle risultanze del sopralluogo e delle ispezioni effettuate in sito è risultato che il complesso edilizio denominato Corte Castellini, si trova in grave stato di fatiscenza tale da fare escludere qualsiasi ipotesi di recupero e restauro dei materiali e delle strutture». Che senso ha allora spendere ulteriori soldi dei contribuenti — 2500 euro, v. sopra — per farsi confermare quanto già affermato?

2) Il difetto però sta nel manico: se al tecnico non si da indicazione degli obiettivi dell’amministrazione comunale, quale attesa si può avere del risultato? È manifesto l’interesse della proprietà a demolire e quindi darà incarico a un tecnico di dimostrare che non esiste altra via se non la demolizione; ma l’amministrazione comunale dovrebbe avere l’interesse a conservare un pezzo di storia di Melegnano, almeno così si era espresso l’attuale sindaco Rodolfo Bertoli, con altri membri della Maggioranza.
Vi sono anche dei precisi vincoli normativi stabiliti nei documenti di pianificazione comunale cui nessuno potrebbe derogare impunemente. Mi aspetterei che venisse dato un incarico per verificare se esiste o meno uno spazio per la conservazione, arrendendomi solo dopo dimostrata impossibilità di conservare. 

Area tecnica comunale: 40 anni di «gestione omertosa e appiccicosa»

3) A questo punto sarebbe ora che i cittadini si rendessero conto della qualità non eccelsa delle risorse umane allocate nell’area tecnica comunale; non è invero una situazione nuova, perché è da 40 anni che abbiamo una gestione omertosa e appiccicosa; è vero, è uno strato non a diretto contatto con il cittadino, ma sarà opportuno che questi se ne faccia carico perché se un qualche “rinascimento” deve avvenire, non è su questo modello culturale e organizzativo che si può contare. Anche l’amministrazione dovrà aprire gli occhi; non voglio essere ingeneroso perché riconosco che qualche piccolo passo è stato fatto, esattamente due:
A) con il riassetto della direzione dell’area tecnica,
B) con il recente avvicendamento del capo-area.
Spero che il nuovo dirigente sappia rappresentare una discontinuità con il passato e riceva il dovuto appoggio dall’amministrazione comunale. Non sarebbe male far sentire anche la vigilanza e l’attenzione dei cittadini su un settore strategico per la città.

Costruttori-distruttori melegnanesi

4) Un ultimo aspetto che mi sembra incompreso e/o sottovalutato nella discussione corrente sull’argomento: ammesso che non esista altra possibilità se non la demolizione, quale atteggiamento assumiamo nei confronti di chi ha perseguito il degrado o almeno non l’ha contrastato? La nuova proprietà, quando acquisì l’immobile, o comunque dal 2012, sapeva del vincolo del mantenimento, come mi sembra reciti il Piano di Governo del Territorio del 2012 ed anche la versione edulcorata del 2016; se oggi l’edificio cade è lecito chiedersi cosa abbia fatto la proprietà per rispettare il dettato del PGT? Se non ha fatto nulla per scongiurare il crollo, dobbiamo premiarla? Lasciandole perpetrare il suo triste obiettivo?

Il coraggio di fare le cose di fronte alla cittadinanza

Al lettore paziente non sfuggirà che ho mescolato due aspetti diversi: quello formale/metodologico (informazione e trasparenza) con quello di merito (valutazione di un progetto edilizio); è chiaro che i due piani in realtà sono diversi e separati, ognuno può tranquillamente avere l’opinione che crede su ciascuno dei due aspetti. Quello che mi preme sottolineare è che il cambio di paradigma si ha sul primo aspetto, quello formale/metodologico:
a) in un clima opaco ognuno può prendere le decisioni che crede senza esporsi;
b) in un clima trasparente e informato ognuno prende decisioni di fronte a tutti; può legittimamente adottare soluzioni diverse da quelle ipotizzate purché abbia il coraggio di argomentarle e di esporle all’opinione pubblica.

Il problema diventa: siamo in presenza di politici e di amministratori comunali abbastanza coraggiosi da realizzare quel cambiamento che hanno promesso?

Giuliano Curti, cittadino melegnanese 
Giovedì 13 settembre ore 9:00

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Cronaca

«Palazzo Spernazzati? Era solo campagna elettorale» 

AULA CONSILIARE — Soldi contro arte. Palazzo Spernazzati fa gridare ancora: Vito Bellomo, consigliere di minoranza per Forza Italia e difensore degli interessi dei costruttori, sgrida il sindaco Rodolfo Bertoli, intenzionato alla valorizzazione del palazzo, per la sospensione dei lavori su Spernazzati e nella Corte Castellini.

«In campagna elettorale, a maggio, lei ha fatto accuse a me alla mia amministrazione di voler demolire il patrimonio artistico di Melegnano! Questo assolutamente non è vero. Se lei va a leggere le nostre delibere, fatte insieme a professionisti della città di Melegnano, vedrà che erano assolutamente regolari e rispettose della legge, subordinate ai pareri della Sovrintendenza. Le dichiarazioni fatte in campagna elettorale si sgretolano sempre, poi, alla dura realtà dei fatti». È successo ieri sera, mercoledì 7, nella pubblica sede del consiglio comunale. Bellomo è stato sindaco fino a maggio scorso, ha dato via libera ai preliminari dell’abbattimento della corte.

Indignazione del sindaco Bertoli. Che sbatte le critiche all’angolino: «Mi dispiace che lei sia stato assessore all’urbanistica e non abbia chiara la situazione» ha ribattuto Bertoli a Bellomo, «perché la Sovrintendenza alle Belle Arti le aveva chiesto di eseguire delle verifiche su palazzo Spernazzati, e la Sovrintendenza dice chiaramente che quelle verifiche non sono state fatte. Il piano di recupero di palazzo Spernazzati resta in attesa di questi chiarimenti».

Notizia: a Melegnano è prevista la visita della Sovrintendenza alle Belle Arti. «Siamo in attesa di accogliere l’architetto Carla Crifò, sovrintendente alle Belle Arti della città metropolitana di Milano. Le faremo prendere visione di palazzo Spernazzati e di altri beni storici, come la palazzina Trombini» conclude Bertoli.

Marco Maccari, mercoledì 8 novembre 2017 ore 13:08
mamacra@gmail.com

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Il caso

Palazzo Spernazzati: la lettera della Soprintendenza, il restauro conservativo, la malta cementizia, le contropareti che nascondono tesori 

MELEGNANO — Il 26 maggio la Soprintendenza ha raccomandato di effettuare dei rilevamenti completamente nuovi su palazzo Spernazzati e più rispettosi delle sue origini storiche. Raccomandazione: valutare il restauro conservativo. Il parere della Soprintendenza è uno schiaffo alle affrettate negligenze che il privato proprietario ha commesso in questi anni, con il silenzio dei pubblici poteri e in particolare dell’ultima Giunta che dichiarò al quotidiano Il Cittadino: «La Soprintendenza ha dato parere favorevole all’abbattimento». Non era vero. Leggete.

Oggetto: Melegnano (MI) – Palazzo Spernazzati, via Castellini angolo via Bascapè. Piano di Recupero “Corte Castellini”. Parere specificazioni.

«Essendoci giunte segnalazioni relative all’approvazione del piano di recupero della Corte Castellini, in merito al quale il Comune ha chiesto parere alla Soprintendenza, richiamate le relative note (le nostre protocollate nn. 5964 e 5950 del 2014 e n. 1235 del 10/2/2017) e viste le Osservazioni pervenute — secondo le quali potrebbe individuarsi un nucleo centrale del complesso a corte, delimitato dalla facciata su corte parallela alla via Bascapè e dal muro di spina della corrispondente ala, forse palazzo Spernazzati citato in testi storici con possibili analogie con palazzo Brusati, — vista una documentazione fotografica relativa alla citata facciata, che illustra alcuni dettagli di archi di finestre ed aperture allo stato attuale non visibili, in quanto situate in zone coperte da uno strato di malta probabilmente cementizia, questa Soprintendenza raccomanda che siano diligentemente effettuati i saggi stratigrafici già richiesti nella citata nota del 10/2/2017 al fine di chiarire la consistenza e l’articolazione della facciata e l’opportunità di improntare l’intervento (per quanto riguarda il nucleo sopra indicato) secondo le modalità operative proprie del restauro e del risanamento conservativo.
Inoltre, vista l’ipotesi dell’esistenza di un nucleo centrale più antico, si ritiene utile che sia indagata la effettiva consistenza architettonica provvedendo a togliere eventuali contropareti che possano celare elementi di interesse.

Si specifica che i risultati dei saggi stratigrafici e delle altre opportune indagini dovranno essere esaustivamente documentati e sottoposti all’attenzione dell’Ufficio della Soprintendenza».

Lo Staff, mercoledì 21 giugno 2017 ore 6:00 
ilblogradar@gmail.com

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