L'analisi al radar

Sul ring con RADAR: la nobile arte dell’inchiesta e della querela

Ultimamente querelare RADAR è diventato uno sport locale.

In accordo con la nostra difesa, ci occupiamo solo di polemica creativa e positiva. Perciò in questo articolo lo Staff non darà una disamina delle notifiche e degli atti di querela.

Meglio fare una rassegna giornalistica delle nostre maggiori campagne d’informazione, svolte con consapevolezza di tecniche, di pubblico, di mestiere.

Con le 92mila visualizzazioni, i 58mila visitatori e i 18mila accessi diretti in home page del 2015, il blog ha realizzato l’obiettivo di generare traffico su contenuti di innovazione, utilità e qualità lodati dai lettori e dagli specialisti di settore. Tutti i professionisti locali dell’informazione annuiscono a RADAR, forniscono critiche preziose. I cittadini non smettono di contattare lo Staff in via fiduciaria, ingegneri essi stessi della nostra qualità.

Ma l’essenza di RADAR è l’iniziativa presa nella costruzione di campagne d’informazione online. La più popolare è stata contro il razzismo antislamico e il linguaggio discriminatorio. L’archiviazione delle indagini nate nel caso Musulmani Al Rogo, chiuse il 18 aprile, dichiara che non è insulto e non è reato chiamare «disprezzo, intolleranza e odio», «incitamento all’odio e alla violenza contro una minoranza», «sostegno ad atti di violenza reali» i post pubblicati nel 2011-2015 sui social melegnanesi, che gli elettori di estrema destra rivolgevano contro i gruppi nordafricani, asiatici e nomadi presenti in città.

All’arresto di Gianstefano Frigerio nel 2014 e di Mario Mantovani nel 2015 RADAR ha aperto una nuova campagna. Ha portato il pubblico negli affari occulti dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano tra il 2012 e il 2013, e nella consulenza che l’ingegnere capo al provveditorato (secondo i giudici contiguo agli interessi di Mantovani) ha prestato nel 2012 per il cimitero sulla Cerca. È una campagna fondamentale per l’opinione pubblica; è importante al pari della prima svolta contro il razzismo; e se non loda l’operato del centrodestra melegnanese, è anche vero che non susciterà mai nel centrodestra nessuna lode per il coraggio e l’obiettività delle informazioni. Quindi, è tutto giusto così. Gentiluomini, onoriamo ciascuno i nostri doveri.

Marco Maccari, martedì 3 maggio 2016 ore 14:08

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L'inchiesta

«Ci penso io con Arcore, con Berlusconi e con Mantovani»

La tesi è quella dell’accordo. L’Azienda Ospedaliera è stata penetrata con un accordo stretto tra l’indagato Gianstefano Frigerio, il Professore – ex DC, condannato in Tangentopoli, una scrivania nella sede romana di Forza Italia fino al 2012 – e le due ex direttrici amministrative, Daniela Troiani prima e Patrizia Pedrotti poi. Roberto Moroni, ex direttore generale (reintegrato nel suo incarico nel 2015) è nel sistema; è stato indagato a sua volta: «Persona civile e perbene, gli spiegherò cosa deve fare» dice Frigerio.
Il 21 dicembre 2012 Pedrotti ringrazia il Professore. «Un abbraccio per tutto quello che hai fatto quest’anno». Il che induce i giudici a un’ipotesi: la Pedrotti dall’accordo «ricava favori di carriera». In primavera il Professore sarà più chiaro: «La Pedrotti mi ha chiesto di essere spostata più vicino a casa». Scrive il giudice: «Frigerio dice che per aiutare la Pedrotti chiederà all’assessore Mantovani». Il Professore: «Devo trasferire la Pedrotti al suo paese a Legnano, me lo ha chiesto lei prima di Pasqua. Mi ha detto che non la regge più la situazione, che è stanca» (3 aprile 2013).
La tensione non scherza. Il 13 settembre 2012 Pedrotti entrava nell’ufficio del Professore temendo l’arrivo della Finanza per il comportamento di un suo dirigente. «Ho un dirigente che – dichiara Pedrotti – nonostante una gara dove per la mia azienda per gli stampati ho speso 71mila euro, lui ne ha già spesi a oggi 328mila. Questa è da denuncia. Il problema è che se è vero quello che mi hanno detto i miei colleghi, a giorni noi abbiamo la Finanza. Hai capito?». «Come si è giustificato?». «Stamattina mi ha detto che sennò non mandava avanti l’ospedale. L’aveva messo per iscritto che si era comportato in modo illecito… io stamattina gliel’ho detto, l’ho messo in guardia. Urlavo come una pazza, lui mi veniva dietro e urlava anche lui… sceneggiate pazzesche». Interviene Frigerio: «Patrizia, siccome io e te abbiamo fatto un accordo di… eh… di razionalità, che se io ho bisogno di una cosa, ne parlo a te e poi ne parlo a lui, quando lui viene a dirti che è una cosa mia e tu non la sai, ti sta mentendo. Stai tranquilla».
Il «sistema illecito» coinvolge diverse aziende del milanese. Scatta l’inchiesta. Il 25 gennaio 2013 Pedrotti torna nell’ufficio del Professore e stavolta si sfoga. «Sono disperata» dice. È indagata. La sua accusa è turbativa d’asta presso l’Azienda Ospedaliera di Vimercate, dove era stata direttrice amministrativa. Al Professore pare «sotto choc». «Ti devo fare la predica – le fa quel 25 gennaio – non devi amplificare una cosa che non esiste. Non c’è motivo che tu ti preoccupi». In quel caso sarà prosciolta.

Pedrotti e Professore non sono soli. Hanno spesso sulle labbra due nomi non indagati: Vincenzo Pascuzzi, funzionario presso l’azienda ospedaliera – «responsabile dell’unità operativa approvvigionamenti» precisa il giudice – e un altro collaboratore aziendale, Piercarlo Marchetti, «un consulente che è lì adesso, che Moroni si è preso» dice il Professore, «convocato lunedì o martedì da Frigerio (il 18 o 19 febbraio 2013) in modo da dirgli di procedere». Marchetti, sostiene l’indagato Enzo Costa, avrebbe dovuto «dargli copia della delibera» (10 maggio 2013). Anche Pascuzzi avrebbe visto Frigerio il quale, sempre il 10 maggio, risponde: «Ho visto Pascuzzi stamattina, mi ha detto… sì, adesso continuano, vogliono fare una proroga».
Sulle labbra di Frigerio c’è Mario Mantovani di Forza Italia, ex assessore regionale alla sanità. Il presidente Maroni gli ha, nello scalpore dell’inchiesta Cupola degli Appalti, tolto la delega alla sanità. Secondo le intercettazioni, Mantovani risulta essere nel portfolio di Frigerio, anzi «uno dei suoi»: «Ci penso io con Arcore, con Berlusconi e con Mantovani» dice il Professore il 6 maggio 2013 per dare benedizione politica a Enzo Costa, l’imprenditore favoreggiato a Melegnano; il Professore infatti avrebbe conosciuto l’assegnazione degli assessorati in anticipo sulle elezioni. Da quanto scrive il giudice: Frigerio dice che «se vince la sinistra hanno un buon rapporto. Se vince la Lega andrà Mantovani alla sanità: ed è uno dei suoi vecchi» (13 febbraio 2013).

Marco Maccari, venerdì 23 ottobre 2015 ore 11:27

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Pubblicato su Il Melegnanese, sabato 24 maggio 2014
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Chi è Enzo Costa. Società Ferco Srl; «persona seria» lo descrive Frigerio. Costa è colui che assieme a Bruno Greco (società cooperativa Co.Lo.Coop; arrestato nel ’92 per Tangentopoli, «un loro amico, persona del giro della Giunta regionale» di Formigoni, stando al Professore) ha pagato a Frigerio una mazzetta da 120mila euro il 29 maggio 2013, per ottenere la proroga dell’appalto di pulizie presso l’Ospedale di Melegnano (appalto da 14.624.000 euro). Hanno confessato ai giudici. Era stato Stefano Fabris, imprenditore legato a Bruno Greco per cointeressenze societarie, ad andare dal Professore il 10 dicembre 2012 con lo scopo, scrive il giudice, di «orientare la proroga degli appalti di pulizie» dell’Ospedale di Melegnano a favore di Greco e Costa. «Adesso viene qui da me Greco – gli risponde Frigerio – io ho già concordato con la Pedrotti, Moroni e compagnia bella che facciamo il rinnovo. Facciamo la proroga a Greco per la parte sua, se lui tira dentro te e compagnia bella, basta, quello che dovevo fare l’ho fatto».

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L'inchiesta

Il «sistema illecito» di Melegnano

Dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari. Il «sistema illecito» di Melegnano: intercettazioni, testi, indagini della Procura, tutto sulla «turbativa di appalti» nell’Azienda Ospedaliera: la prima parte del servizio pubblicato un anno fa su Il Melegnanese.

Il Professore. «È vero che ci poteva essere corruzione. Ma non puoi trasformare, per un po’ di corruzione… distruggere tutto. Questo è il punto del problema. Cioè: la legalità è… non è un valore, è una condizione. Quindi se tu la tratti come l’unico valore che un Paese ha, scassi tutto. Eh. Cioè… l’illegalità. L’illegalità c’è in tutto il mondo, bisogna trattarla con con con normalità… non farla diventare una… ogni volta una crociata su qualsiasi cosa, eh. Così distruggono tutte le nostre aziende all’estero. Per… ma è mica possibile… mica…». Parla Gianstefano Frigerio, principale indagato nell’inchiesta sugli appalti di Expo e della sanità lombarda. La dichiarazione è avvenuta nel suo ufficio il 12 aprile 2013. È leggibile tra le intercettazioni contenute nell’ordinanza del 6 maggio scorso, firmata dal giudice per le indagini preliminari Fabio Antezza, Tribunale di Milano. Riprodurre la dichiarazione di Frigerio è di rilievo pubblico evidente: esprime una mentalità opposta a quel concetto di legalità attorno al quale in questi anni la società civile melegnanese si sta dando da fare per il bene comune, in modi sempre nuovi. Ma quella mentalità operava a Melegnano dall’interno. Gianstefano Frigerio (parlamentare classe 1939, tessera DC, poi forzista) o, come viene chiamato dagli intercettati, il Professore, oggi è agli arresti e in custodia cautelare. È indagato come «capo, promotore e organizzatore» di un’«associazione criminosa» operativa a Milano presso la Onlus Centro Culturale Tommaso Moro, via Andrea Doria. È accusato di associazione a delinquere per aver «favorito e assicurato le deliberazioni di proroga e l’aggiudicazione di appalti pubblici presso l’Azienda Ospedaliera di Melegnano, attraverso contatti reiterati, sfociati in doni, collusioni e condizionamenti». È al centro di 2770 telefonate intercettate tra gennaio 2012 e luglio 2013, svolte con «contatti riferiti alle aziende ospedaliere di Melegnano, Pavia, Varese, Chiari, Vimercate, Lecco». E la sua creatura a Melegnano è, nelle parole del giudice, un «sistema illecito», emerso all’interno di un «numero rilevante di contatti con pubblici ufficiali del settore sanitario e imprenditori, finalizzati a controllare il sistema degli appalti pubblici».

La «compagine» di Melegnano… Il giudice la chiama «compagine», utilizzando un’espressione degli stessi indagati. Si tratta di un gruppo di dirigenti ospedalieri e di imprenditori del ramo pulizie. Tutti diretti dal Professore. Il gruppo è individuato nelle persone di: 1. Patrizia Pedrotti, cerrese, direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 gennaio 2012, in carica (il suo curriculum è online sul sito http://www.aomelegnano.it); 2. Paolo Moroni, di Torrazza Coste, direttore generale dell’Azienda dal 1 gennaio 2012, in carica (curriculum sul medesimo sito); 3. Enzo Costa, milanese, imprenditore attivo nel ramo pulizie per la società Ferco Srl; 4. Bruno Greco, milanese, imprenditore nel settore pulizie per la società cooperativa Co.Lo.Coop.

…e i capi di incolpazione. Nessuno dei quattro è agli arresti. Per il giudice «non ne sussiste l’esigenza». Ma sono diversi i capi di incolpazione ipotizzati nei confronti loro e del Professore. La «Compagine» è accusata di avere «favorito in modo illecito e tutelato in via preferenziale gli interessi di Enzo Costa e di Bruno Greco» nell’assegnazione degli appalti per le pulizie. Nello specifico: «turbativa del procedimento amministrativo al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente; disponendo, in luogo di bandire una nuova gara d’appalto, la proroga di 36 mesi per 14.624.002,77 euro». Il primo capo di incolpazione riguarda Frigerio e gli imprenditori Costa e Greco, comprende reato continuato (art. 81 del Codice Penale), concorso in reato (art. 110), corruzione (art. 321), corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319) con aggravante (art. 319 bis). Il giudice dichiara che al momento non ci sono indizi gravi a sostegno di queste accuse, ma ne ipotizza la sussistenza. Il secondo capo di imputazione riguarda anche i due dirigenti Pedrotti e Moroni. Comprende reato continuato e concorso in reato (artt. 81 e 110), turbativa di pubblico incanto o appalto (art. 353). Su questo capo invece ci sono «gravi indizi di colpevolezza».

Chi comanda a Melegnano. Per gli inquirenti, la direttrice Pedrotti in cambio «ricava l’utilità di coperture politiche, appoggi per il trasferimento e avanzamenti di carriera». Il Professore dichiara addirittura il 3 aprile 2013, insediata la nuova giunta regionale, che «per aiutare la Pedrotti» andrà da alti papaveri del Popolo della Libertà, oggi Forza Italia, in Regione e fa nomi e cognomi indicando Mario Mantovani, «uno dei suoi vecchi». Un’intercettazione aiuta a capire il radicamento del sistema. «La prima volta, la prima cosa che mi ha detto quando mi son seduta a Melegnano, mi hanno detto: fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio. Me lo ricordo benissimo perché era la fine di gennaio di quell’anno… Sono passati quattro o cinque anni ormai… e quello che mi ha detto è: tu fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio, che non lo conosci ancora». Intercettazione di Daniela Troiano nell’ufficio di Frigerio, 1 ottobre 2012, ore 16.24. Troiano, indagata a sua volta, è l’attuale direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera di Pavia, ma è stata direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 febbraio 2008 al 31 dicembre 2010, predecessore di Pedrotti. Il «sistema illecito» di Melegnano risalirebbe a molto prima dell’attuale dirigenza ospedaliera (continua). 

Marco Maccari

Ripubblicato su RADAR mercoledì 21 ottobre 2015, ore 13:32

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L'inchiesta

«Quell’appalto se lo prenda». I 120mila euro che comprarono Melegnano

M_Mantovani-BWMELEGNANO – Sempre più dettagli, sempre maggiori informazioni sul caso Mantovani visto un anno prima delle manette, nel capitolo precedente all’arresto di pochi giorni fa. Il prequel è nella Cupola degli Appalti, caso giudiziario del 2014 che toccò due ditte e due dirigenti all’ospedale di Melegnano e che il nostro Marco Maccari ha documentato collaborando con diverse testate del territorio.

Gianstefano Frigerio, ex DC, ex Tangentopoli, oggi Forza Italia, coordinatore occulto di una mazzetta da 120mila per Melegnano, dichiarava che Mantovani era «uno dei suoi vecchi». Frigerio è stato condannato a scontare 3 anni e 4 mesi di carcere.

Clic qui per l’articolo pubblicato online il 16 giugno 2014 e stampato sul freepress 7giorni. Buona lettura.

Lo Staff, martedì20 ottobre 2015 ore 13:29 

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Cronaca

Corruzione in Ospedale, Melegnano in terapia d’urto. E mo’, chi deve tangenti a vita ai direttori generali?

Ecco la seconda parte, curata da Marco Maccari, dello «scandalo-mazzette» all’ospedale di Melegnano. Mario Mantovani non era ancora indagato, ma nelle carte d’inchiesta tornava costantemente; leggiamo anche i cognomi di tutto il sottobosco aziendale che alla sua protezione, presumibilmente nei piani di Frigerio, doveva agganciarsi.

Clic per leggere sul blog La Ginestra Sudmilano: Corruzione in Ospedale, Melegnano in terapia d’urto: e adesso, chi deve tangenti a vita ai direttori generali?

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Cronaca

Melegnano a peso di mazzette: chi faceva i comodi suoi nell’Azienda Ospedaliera?

MELEGNANO A PESO DI MAZZETTE: chi faceva i comodi suoi nell’Azienda Ospedaliera?

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L'inchiesta cinica

Lista Cinica

CON LE INCHIESTE SATIRICHE online il blog RADAR innesca arsenali nucleari. Questa settimana, con la prima inchiesta cinica, i missili sono puntati contro Cuba mediterranea, la Sicilia di chi ha detto al telefono: «Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre». Seguiamo l’ispirazione di un poeta vivente: «In quest’epoca senza leggi la nostra guerra è contro l’impero del brutto» (liberamente ispirato a Tomaso Kemeny).

SICILIA
Rosario Crocetta, governatore della regione Sicilia, aveva un medico personale. Giovedì 2 luglio Lucia Borsellino, primogenita del giudice Paolo, si è dimessa dall’incarico di assessore alla sanità siciliana. Crocetta in persona l’aveva nominata. Si è dimessa perché il medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, ex chirurgo plastico, ex primario di Villa Sofia a Palermo, indagato da un anno, è stato arrestato il 29 giugno con accuse di truffa, falso, abuso d’ufficio e peculato. «Prevalenti ragioni di ordine etico e morale, quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mandato» motivano la dimissione di Lucia Borsellino. È stato Tutino a dire, intercettato, a Crocetta: «Lucia Borsellino va fatta fuori, come suo padre».
Crocetta si è autosospeso alle 14 di giovedì.

LOMBARDIA
Melegnano, 3 luglio. Il giorno dopo le dimissioni di Lucia Borsellino tre politici lombardi si riuniscono per dire no alla fusione delle aziende ospedaliere di Melegnano e Lodi. Guida il trio Fabio Altitonante, consigliere regionale 41enne di Forza Italia: «Sbagliato» è il suo commento all’operazione.
Altitonante è membro della commissione regionale sanità, è spesso ospite di strutture sanitarie per dichiarazioni. È in ospedale anche a ottobre 2014: il 27 dichiarava all’ospedale di Cernusco sul Naviglio che «con una strategia precisa riusciremo a ridurre le liste d’attesa, migliorando l’efficienza» (La Gazzetta della Martesana, «Caratterizziamo i presidi», pagina 15, firma di Tomaso Garella). Sosteneva di avere «raccolto la questione sollevata dal capogruppo di Forza Italia, Gianluigi Frigerio, che ringrazio» (righe 21-24).
Gianluigi Frigerio è consigliere comunale di Cernusco. È descritto dai giornali come il parente «prediletto di Gianstefano Frigerio», il Professore, Forzista storico ed ex indagato Mani Pulite, amministratore della Cupola degli Appalti bloccata dall’inchiesta su Expo del 2014; condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere per tangenti.
Altitonante è nelle intercettazioni dell’operazione antimafia Parco Sud che ha fatto arrestare Alfredo Iorio, presidente di Kreiamo Srl e condannato a un anno e mezzo di reclusione per i reati di corruzione e di associazione mafiosa. Altitonante è al telefono con Iorio nel 2008: «Dagli atti è emerso – ha dichiarato il pubblico ministero Paolo Storari nel 2010 – che Fabio Altitonante è riuscito a ottenere un parere di incompetenza dalla Regione Lombardia e ha accompagnato alcuni tecnici presso il Comune di Milano da un funzionario non identificato». Deposizioni di Alfredo Iorio: «La pratica di via Tosi è stata piuttosto laboriosa e Altitonante si era rivolto a un architetto della Regione per formalizzare un parere che tardava ad arrivare. Successivamente Altitonante ha messo in contatto qualcuno della Wed (una delle società di cui Iorio è socio insieme con Andrea Madaffari, anche lui arrestato dalla Dda) con un funzionario comunale per ottenere il via libera sulla pratica di via Tosi. La pratica era incagliata. Dovevamo fare 17 appartamenti. La commissione paesaggistica ci aveva dato prima il parere positivo, poi tutto di botto ce l’ha… [Altitonante] non ha fatto altro che rompere le scatole all’architetto della Regione per avere questo parere, ma in realtà semplicemente per cercare di farcelo dare il prima possibile» (leggi l’interrogatorio di Storaro a Iorio nell’articolo di Davide Carlucci).
Altitonante era ospite del consiglio comunale di Melegnano il 17 giugno. Invitato dai vertici dell’amministrazione Bellomo. Si parlava di contrasto alla mafia.
Il sindaco Vito Bellomo era con lui il 3 luglio presso l’ospedale di Melegnano.

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«L’IMPERO DEL BRUTTO»
Secondo le ultime rivelazioni un solo comitato d’affari unisce Expo a Mafia Capitale (leggi il servizio su Wired, 3 luglio). Appalti, appalti, appalti, appalti. Negli anni appena trascorsi sono stati la priorità del mondo affaristico laterale, cioè la fetta di società politica che usa e, se occorre, abusa dell’amministrazione pubblica per stare a tavola con gli affari; un mondo parallelo al mondo economico. Parallelo e parassitario.
La prassi italiana della corruzione negli appalti «è percepita come normalità, non come una degenerazione» definiva un economista italiano nel novembre 2010 in un articolo fondamentale per chi voglia fare informazione oggi. Nel luglio 2015 la corruzione è religione. La cellula del suo organismo è la trattativa per il singolo appalto, nel piccolo comune come nell’ente nazionale. Corruzione è religione e i partiti producono i suoi sacerdoti, gli attivisti di partito sono i suoi azionisti consapevoli o inconsapevoli.
La fame di appalti è un indicatore. I mondi dell’economia reale e della società reale sono stati schiacciati nel Mondo di Sotto, secondo la dottrina di Maurizio Carminati, ex NAR, ex amico der negro Giuseppucci della Banda della Magliana. Il suo processo sarà celebrato il 5 novembre insieme ad altri 33 indagati. La storia di Carminati è la storia di un criminale italiano ideale, un politicizzato. Inizia rivoluzionario neofascista e militante ideologizzato contro lo stato e contro il progresso, privo di inibizioni culturali o sociali; va militare in Libano nell’81 e ’82 per una missione «senza mandato»; finisce manager di attività illecite. A Roma i ragazzi di strada quelli come lui li rispettano: «Io ero politico… facevo politica a quei tempi … poi… la politica ha smesso di essere politica… è diventata criminalità politica, perché c’era una guerra a bassa intensità, prima con la sinistra e poi con lo Stato. A quattordici anni avevo la pistola… una 7,65… ventimila lire la pagai… mia mamma non mi diceva un cazzo… Ci andavo a scuola… con la pistola… col vespone… erano altri tempi… adesso te carcerano subito». È Carminati a dire in che mondo viviamo. Conosce una teoria: «È la teoria del mondo di mezzo, compa’. C’è il mondo dei vivi sopra e dei morti sotto. Noi stiamo nel mezzo, un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e tu dici: “Cazzo, com’è possibile che quella persona…?”. Si incontrano tutti là, no? Ma non per una questione di ceto, per una questione di merito, no? Allora, nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno gli faccia delle cose che non le può fare nessuno» (clic per ascoltare l’intercettazione ambientale).
I morti, abitanti del Mondo dei Morti, con cosa possono salire? Con «pistola» e con «politica». «Calcola, pigliavamo stecche da 50-60 milioni… con 50 milioni m’ero comprato casa» (Carminati). Salire nel Mondo di Mezzo, conoscere chi, nel Mondo dei Vivi, «ha bisogno di cose che nessuno gli può fare»…
A Roma – città che ha profondamente politicizzato i suoi abitanti, che radicalmente è assorbita e simpatetica al metodo organizzato di ispirazione criminale – tutti i normali cittadini del Mondo dei Morti mostrano e insegnano all’Italia, con complicità, ignoranza o ingenuità, che la via eccellente per accedere ai sopramondi è quella criminale.

FARE UNA ‘NDRINA
È opportuno conoscere le formule che iniziano a dare vita a una cellula organizzata criminale. Antonino Belnome, nato a Giussano in Monza e Brianza nel 1972, ex boss di Seregno, è il primo pentito e collaboratore di giustizia di ‘ndrangheta in Lombardia: «La mia mente era invasa. Ora conosco la vera felicità» ha scritto Belnome. Le sue memorie sono ricche di ricordi sulle formule. «Buon Vespero – dice colui che parla. – Siete conformi?». «Su di che?» rispondono. «Per riformare la società». «Conformissimi». «Io formo questo corpo di società a ciampa di cavallo e sfera di mezzaluna, con parola mia divina formo e sformo fino alla mattina, con parola mia severa formo e sformo come una sfera, con parola da minore sottoposta a maggiore, con parole di umiltà e formata società». Oppure: «I miei piedi di ciompo, la mia pancia una tomba, il mio petto una balata, la mia bocca di fata, con parole di umiltà e formata società.
«Un altro rituale per formare la società» scrive Belnome «si può formulare in questo modo: “Con bastone d’oro e pomello d’argento, stella mattutina forma società criminale e ‘ndrina, con parole d’uomo, con parole di umiltà formata società”.
«Onore bello mi sparasti, di rose e fiori mi copristi, alla fonte d’onore mi portasti» recita un’altra formula di formazione.
«Un altro rituale – continua Belnome – era anche in nome dei nostri vecchi antenati “osso”, “mastrosso” e “carcagnosso”, che dinanzi a due carretti piantarono due lunghi spadini e fecero la guerra tra Calabria e Sicilia e tutto lo Stato napoletano. Con una palla che fece il giro di tutto il mondo, calda come il fuoco, fredda come il ghiaccio e umile come la seta e ai fedeli compagni giuriamo che nessuno la scoprirà, e chi la scoprirà la pagherà con tre o cinque colpi di pugnale come da regola sociale, con queste parole di umiltà e formato questo “onorato corpo di società”.
«Ci sono rituali per battezzare il locale prima delle cosiddette riunioni di ‘ndrina: giusto appunto in questo locale così come lo battezzarono i nostri antenati con ferri, catene e camicie di forza, se lo battezzarono con fiori e gelsomini in mano, così lo battezzo io con fiori e gelsomini in mano e mi riservo spille, specchi, stufe e località, se prima era considerata una località bastarda adesso sarà considerata una località sacra, dove mai nessuno scoprirà in questa giornata di umiltà e battezzata questa località».
Ferri e catene come in un’altra formula. «Amiamoci cari fratelli con sventura e con coltelli, amiamoci come si amarono i nostri antenati con ferri, catene e camicie di forza. Così amiamoci noi fedeli compagni, calice d’argento, ostia consacrata, con parola mia divina, con parola di umiltà e formata società.
«La società di ‘ndrangheta anche lei ha i suoi colori simbolo – ricorda Belnome – e sono il rosso-bianco-verde. Il rosso rappresenta il sangue sparso dell’onorata società, invece il bianco rappresenta l’onore dell’onorata società, invece il verde rappresenta la speranza dell’onorata società. Questi sono i colori riconosciuti all’interno della “società”».

Lo Staff, sabato 18 luglio 2015 ore 13:31

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