L'intervista

«Mi chiamo Beatrice, ho due mamme e crescerò a Melegnano»

MELEGNANO — Io sono Beatrice. Nascerò tra poco. Le mie mamme vivono a Melegnano, è qui che stanno costruendo la loro vita, la nostra vita, è qui che vivrò io, loro figlia.

Mia mamma mi ha raccontato che lotta per avermi. «Chi è come me è una persona che ama e chi ama ha una lotta da affrontare. Mi sembra il minimo non girarsi dall’altra parte» mi dice. «Ancora tante persone, anche tanti omosessuali, preferiscono far finta di niente. Ma così non si va da nessuna parte» mi racconta.

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Per il festival della pace di Berlino 1951, Pablo Picasso

Perché fanno finta di niente? «Non è facile, soprattutto quando ti senti giudicata sulla base del nulla. Ricordo che un tempo anch’io mi nascondevo. Ora non più, e ogni giorno lottiamo per i nostri diritti. E ora che sei in arrivo tu, piccola, lo faremo a maggior ragione e ancora di più».

«Io ho sempre passato la maggior parte del mio tempo in un’altra città, stiamo iniziando piano piano. Vorremmo partecipare a molti eventi, soprattutto per il tuo futuro. Bisogna parlare dei nostri diritti, solo parlandone si permette a sempre più persone di capire e di non avere pregiudizi. La maggior parte delle persone ha solo bisogno di capire e conoscere».

E io le chiedo perché dice così, perché lo fa. «Lo faccio per tutte le persone che, come me, difendono il diritto di amare» mi risponde. Sento il suo sorriso. «Lo faccio perché i nostri diritti vanno tutelati, lo faccio perché siamo persone come tante e soprattutto lo faccio per te, piccola mia che ho nel grembo».

Lo Staff, martedì 14 febbraio 2017 ore 6:30
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L'inchiesta ninfetta

Il Nuovo Ordine di Melegnano

IN ATTESA DI CONOSCERE LE «30 bancarelle e i locali di ristorazione gestiti e acquisiti dalla criminalità organizzata», abbiate la decenza di leggere qui. Poche notti fa una cerimonia folle ha avuto luogo tra le mura del comune. Ve l’hanno detto? Vi hanno detto che erano pronti ad arrestare i civili?

Ve l’hanno detto che era una cerimonia spiritica? Che voleva riportare in vita la credenza del sole che ruota attorno alla terra?

Vi hanno detto che sono stati presi e arsi dei libri?

Vi hanno detto che è stato evocato lo spirito di Léon Degrelle? Vi hanno parlato di lui? È l’ispiratore del neonazismo europeo e dei cerimonieri dell’altra sera. Scampato alla seconda guerra mondiale, morì nel 1994 facendo in tempo a infiammare le generazioni con un nuovo sogno di supremazia bianca: «Se avessi un figlio, somiglierebbe a lui» confidò Adolf Hitler. «Sognammo qualcosa di meraviglioso. Un mondo europeo, che sarebbe stato per sempre il signore dell’universo e avrebbe assicurato alla razza bianca, la prima razza, il grande dominio della mente» ha raccontato Degrelle.

I libri dati al rogo sono gli studi sociali di genere, conosciuti in inglese come gender studies.

«Uccidiamo le differenze» urlavano, bruciando i libri, i folli dell’altra sera. «Uccidiamole dove le donne e i giovani vogliono emanciparsi; dove i bambini pretendono di vestirsi oggi da maschi oggi da femmine, dove ci sono omosessuali». Ma non è così che gira il mondo. Quel grande scienziato che visitò il pianeta e vide le specie animali e diede vita al mondo moderno, lodò il valore della differenza: «Il principio della conservazione, o sopravvivenza del più adatto, l’ho nominato selezione naturale; la selezione naturale conduce anche alla divergenza dei caratteri; infatti quanto più gli esseri viventi divergono nella struttura, nelle abitudini e nella costituzione, tanto più grande è il numero di essi che può trovare da vivere in un’area. Perciò durante la modificazione dei discendenti di una qualsiasi specie quanto più differenziati divengono i discendenti, tanto maggiore sarà la loro probabilità di successo» (Charles Darwin, L’origine delle specie, 1859). Leggi anche qui.

Sapete perché attaccano gli studi sociali di genere? Perché hanno reso possibile il movimento di eguaglianza, tolleranza, diritti e pacificazione degli ultimi sessant’anni. Iniziarono a difendere, ieri, la donna dallo stupro, oggi proteggono il transessuale dalla morte, il bambino dal bullismo. «Favorire l’educazione sessuale nelle scuole e inserire nelle scuole contenuti riguardanti gli studi di genere non significa promuovere un’inesistente “ideologia del gender”, ma fare chiarezza sulle dimensioni costitutive della sessualità e dell’affettività, favorendo una cultura delle differenze e del rispetto della persona umana». Gli studi sociali sul genere «valorizzano la relazione, l’amicizia, la non-violenza». Così dichiara l’Associazione Italiana di Psicologia sostenuta dall’Ordine Nazionale degli Psicologi, in coerenza con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si pronuncia a favore anche l’UNICEF.

Così si spiega in pochi minuti ciò che la cerimonia di giovedì non è riuscita a smantellare in due ore. Ci riuscirà nei prossimi anni se tu, che leggi, non fai qualcosa. Il Nuovo Ordine di Melegnano inizia a comandare a casa tua, le carte che vedi in alto sono il suo corso nel 2017. È una dittatura; e guarda che ti porterà via tutto, anche il pisello o la vagina, indipendentemente da qualsiasi bellissima cosa tu senta di essere. A meno che ti muovi e fai qualcosa.

Lo Staff, venerdì 3 febbraio 2017 ore 8:30
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Il dibattito

«Sui presunti intrecci, la magistratura farà piena luce»

«Troviamo che venerdì 4 marzo, durante l’assemblea pubblica riguardante il caso Mantovani-Bianchi ed i presunti intrecci con l’Amministrazione Bellomo, si sia fatta strumentalizzazione politica. La sinistra melegnanese non perde occasione per attaccare l’attuale Giunta sul lavoro svolto in questi anni. A nostro avviso, allo stato attuale non sono emersi elementi concreti tali da poter colpevolizzare o anche sospettare minimamente di mala fede il sindaco Bellomo riguardo questa vicenda. La magistratura farà piena luce e soltanto dopo si potranno trarre le più sensate conclusioni. Il Movimento Destra Sociale».

Eh no però, ragazzi. Si cominciava a parlare di cose interessanti: appalti, denaro, conti correnti intestati, percentuali del 4-5%, dati al vaglio delle indagini, voti raccolti nelle case popolari, e invece voi fate uscire dalla penna un peana di moralità.

Eddai. E poi, questa ostentazione che sapete distinguere la mano destra dalla sinistra. Beati voi. Oggi nessuno a Melegnano le usa; sembra che basti dire «di qua», «di là», tanto i punti di riferimento sono Piazza, Mercato, Castello.

Comunque, liberi di esprimervi. Rientrate tra gli aventi diritto.

Una ricca libertà d’espressione e di parola contraddistingue Melegnano: perciò strafogatevi di diritti. Nel segno – è un consiglio – di un uso del linguaggio completamente libero dallo hate speech*, online e offline.

Attenti solo a non parlare di voti raccolti nelle Case Popolari e negli Alloggi Convenzionati. Spuntano fuori le «denunzie per diffamazione».

Lo Staff, martedì 15 marzo 2016 ore 9:18

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Tweet: @RADARmetropoli

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hate speech: in inglese, discorso di odio. Un’espressione molto forte con la quale si indica, in un contesto sociale, il linguaggio intollerante usato nei confronti di minoranze etniche o di razze diverse da quella maggioritaria. Oggi è diffuso nei gruppi social ed è strumentalizzato, in determinati casi, per dirigere le comunicazioni su temi di propaganda estremista di destra. 

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L'inchiesta

ISIS: perché se la prende con noi e chi lo paga per farlo

Provate a pensare di comprare armi automatiche ed M16A4 americani, proiettili al cloro, artiglieria corazzata, carri T-54, missili SCUD, 52 unità di artiglieria pesante da 500mila dollari al pezzo. Pensate a creare e gestire una rete terroristica, dotata di smartphone con l’app terrorista Nashar e terminali con connessione internet, per un attentato in una capitale europea. Pensate a stipendiare le milizie con 100 dollari a testa al giorno, più benefit come: anfetamine, metanfetamine, telefoni Samsung, pastiglie di Viagra per gli stupri militari, carte di credito per i meritevoli. Vi servirà un piano. Vi servirà denaro e accesso alle banche. Perché l’IS, lo Stato Islamico, può permettersi di prendersela con gli europei? Come sostiene le spese militari? Le risposte, però, non si trovano dove sembra.

L’APOCALISSE
Si dice che la causa dei 127 morti e 350 feriti di Parigi siano i bombardamenti del governo francese in Siria, iniziati il 19 settembre 2014 alle 9:40, ora francese, «su richiesta delle autorità irachene» (leggi la notizia ANSA). Ma gli attentati parigini, messi a segno nel cuore civile e politico dell’Europa, hanno in realtà un’origine nascosta.
Esiste un obiettivo radicale all’interno dello Stato Islamico. Prima di tutto, è la purificazione dell’Islam da chi è condannato mediante takfir, cioè con una condanna di apostasia dalla fede. Per l’IS tutti coloro che, pur professando l’Islam, non seguono integralmente il Corano e la vita del Profeta, sono considerati in takfir e sono rei di morte. Le uccisioni dell’IS riguardano in maggior parte quegli stessi musulmani considerati come credenti non autentici. Il takfirismo è una vera e propria corrente dottrinaria dell’integralismo islamico.
Secondo, e riguarda l’Europa, è la realizzazione dell’Apocalisse. Per i credenti guidati da Abu Bakr al-Baghdadi, califfo dell’IS, la Fine di questo Mondo è prossima. Sarà consumata in una guerra tra potenze terrene: la prima battaglia avverrà nella città siriana di Dabiq, con la sconfitta di «Roma» e con la vittoria delle armate dei fedeli, guidate da un messia, il «Mahdi», che le porterà fino a Istanbul. Un anti-messia, il «Dajjal», proveniente dall’Iran orientale, farà strage di fedeli ma il Profeta Issa, cioè Gesù – secondo solo a Mohammad – prenderà il sopravvento e spazzerà via il Dajjal. Il segno culminante della Fine del Mondo sarà l’esistenza di 12 califfati legittimi, dei quali l’IS è l’ottavo.
Le motivazioni dello Stato Islamico e del suo sanguinoso jihad (in arabo: «sforzo spirituale perseverante», una parola che nell’Islam non è lecito utilizzare per uccidere i musulmani né i non-islamici) sono quindi interne. Si può ritenere che l’IS compirà ogni sforzo per provocare, per istigare l’aggressione militare da parte degli eserciti di «Roma», cioè dell’Occidente in armi. Le motivazioni ideologiche di questa guerra sono sostenute da adeguata capacità di finanziamento monetario.

COME L’IS FINANZIA LA SUA ATTIVITÀ
Non è ufficialmente noto il circuito né la fonte di finanziamento dello Stato Islamico. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America definisce l’IS «una delle organizzazioni terroristiche meglio finanziate». Rapimenti, detenzione di pozzi petroliferi, colpi alle banche centrali e vendita di donne schiave per il sesso (leggi l’informativa del Dipartimento di Ricerca e di Fatwa dello Stato Islamico, e il tristemente famoso articolo del New York Times sulla teologia dello stupro) sono le maggiori tesi internazionali.
Ma è grande l’attenzione per l’impiego che l’IS fa dei social network. Il Dipartimento USA ha detto: «Ci preoccupa il loro uso dei social media utilizzati per chiedere soldi alle persone», mediante tecniche aggiornate di raccolta fondi tramite social media management (in inglese: gestione di un social media).
In particolare c’è Twitter. Nel marzo 2015, una ricerca di Brookings Institution sui Rapporti tra USA e Mondo Islamico (intitolata «Il Censimento dell’ISIS su Twitter») ha rintracciato numeri e provenienza geografica dei profili Twitter usati dai sostenitori dell’IS, grazie al lavoro degli analisti J. M. Berger e J. Morgan. «Molte domande fondamentali sull’uso di Twitter da parte dell’ISIS erano rimaste senza risposta – scrivono. – Abbiamo analizzato 20mila utenti Twitter legati all’IS. La nostra stima è che, tra Settembre a Dicembre 2014, su Twitter esistessero almeno 46mila sostenitori dell’IS, fino a un massimo di 90mila. Un profilo possedeva mediamente 1004 followers; numero considerevolmente al di sopra della media per un utente di Twitter. Un profilo produceva in media 2219 tweet. A livello di smartphone e telefonia cellulare, usavano al 69% un sistema Android, al 30% un iPhone, all’1% il BlackBerry. Circa tre quarti dei profili usavano la lingua araba (73%), circa uno su 10 usava l’inglese (18%). Il 6% usava il francese».
Tra i Paesi nei quali si trovavano i detentori di questi profili spunta in maggioranza l’Arabia Saudita. Le informazioni di profilo dichiaravano che gli utenti si trovavano in Arabia Saudita (866 profili), in Siria (507), in Iraq (453), negli USA (404), in Egitto (326), in Kuwait (300), in Turchia (203); seguivano Palestina, Libano, Regno Unito, Tunisia.
Significa che il governo dell’Arabia Saudita, o del Kuwait, è complice dell’IS? In realtà, in comune hanno formalmente solo l’orientamento religioso sunnita. Il governo dell’Arabia Saudita è un formale oppositore dell’IS fin dai primi bombardamenti del 2014. Il califfo dell’IS al-Baghdadi ha parlato della dinastia Saud – i reggenti dell’Arabia Saudita – così: «Sono un popolo di lussuria e stravaganza, di intossicazione, prostituzione, balletti, festini. Non un popolo di guerra». In Arabia Saudita, L’IS ha commissionato due attentati kamikaze contro moschee sciite. A settembre 2015, il Kuwait ha condannato a morte 7 persone (più altre 5 in contumacia) per avere dato supporto a un kamikaze dell’IS, autore di un attacco a una moschea sciita in Kuwait con 26 morti e centinaia di feriti. Il 2 novembre la Corte del Kuwait ha condannato 5 persone per avere raccolto denaro e averlo trasferito allo Stato Islamico. La somma era del valore di 1 milione e 300mila dollari americani. Anche gli Stati Uniti, che hanno ammesso forti responsabilità nella crescita e nel finanziamento dello Stato Islamico (vedi le dichiarazioni della Segretaria di Stato Hilary Clinton) – assunte e poi scappate di mano nel tentativo di opporre un fronte al presidente siriano Assad – sono formali oppositori dell’IS.
Il seguitissimo articolo del Sole 24 Ore del 19 novembre, «La Saudi Connection che frena la lotta all’ISIS», offre diversi spunti. Ma confonde le idee in fatto di cause ultime riconducendole all’Arabia Saudita. La tesi più corretta da formulare risulta questa, e la pone il blog RADAR.
A sostenere l’IS è un fronte o una coalizione anti-sciita, finanziato dai gruppi islamici di corrente sunnita presenti nei Paesi arabi del Golfo Persico e del Medio Oriente nominati sopra nel Censimento. Bisogna considerare le dichiarazioni del principe saudita Saud al-Faisal, da lui rilasciate nell’estate 2014 sull’IS: «Lo Stato Islamico, o ISIS, è la risposta sunnita al sostegno americano dato al partito al-Da’wa in Iraq» (le riporta il giornalista David Gardner sul Financial Times, luglio 2015, in un articolo più chiaro del pezzo del Sole 24 Ore). Chi è al-Da’wa? È il partito (e gruppo armato, attentatore nei confronti sia di Saddam sia degli USA) che vinse le elezioni nel 2005 in Iraq, nel dopo-Saddam. Il principe Saud al-Faisal «aveva avvertito il presidente americano George Bush dei pericoli di una guerra in Iraq contro Saddam, nel 2003», riferiscono le fonti.
Succede anche in Italia? Il programma d’inchiesta Report del 15 novembre ha riferito l’esistenza di una cellula dell’IS nel territorio italiano, che recluta, addestra e intercetta armi: armi pagate con petrolio, tra aziende e Stati, e sempre «con tangenti».

CONCLUSIONI
Sembra un problema religioso. Ma non lo è. I musulmani descrivono i terroristi come degli «alienati, ignoranti, pregiudicati, spiantati, falliti, frustrati, ipocriti, cattivi, cupidi, meschini, psicopatici», i loro ideologi come «sproloquiatori» e «manipolatori benpensanti», le loro correnti come delle «sette», «scismi che non hanno niente a che vedere con l’essenza dell’Islam».
Sembrava la storia di una società secolarizzata, il moderno Medio Oriente, che regredisce verso una società integralista e teocratica (il califfato dell’IS); in realtà è la storia di una società integralista (l’IS) che si impossessa dell’apparato amministrativo-tecnologico di una società secolarizzata (sistemi Android e iPhone, armi chimiche, raccolta fondi, marketing digitale, aiuti umanitari alla popolazione).
Sembrava un problema degli Stati Uniti: invece è un problema di Roma. Sembra un problema che non possiamo risolvere noi. Invece possiamo. Possiamo mettere a tacere con informazioni la propaganda dei politici nazionali e dei loro emissari, che dichiarano guerra senza sapere cosa dicono. Possiamo evitare che i nostri rappresentanti si vendichino sulle minoranze musulmane usando il pretesto di una moschea. Possiamo fare pressione per ottenere più chiarezza e più integrazione tra laici e credenti, tra musulmani e non-musulmani. Possiamo agire in grande anche guardando il piccolo. Altrimenti, lo scontro tra Occidente e integralismo sunnita sarà strumentalizzato solo per restringere le nostre libertà personali, ottenute con secoli di battaglie per i diritti.

Lo Staff, giovedì 26 novembre 2016 ore 02:50

radarmelegano@gmail.com

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Cronaca

Matrimoni civili per le coppie dello stesso sesso: per i melegnanesi è quasi 1000 volte sì

Il 27 maggio il blog RADAR ha lanciato il sondaggio online: Sei favorevole alle unioni civili tra coppie dello stesso sesso? Hanno votato in 1000. Prevalenza dei sì al 96%, no al 4%, solo due votanti hanno risposto non so.

MELEGNANESE AL 90%
Il sondaggio, in evidenza fino a domenica sulla Pagina Facebook Radar Melegnano, ha raccolto un pubblico al 90% melegnanese. Decisivo il contributo del gruppo social Sei di Melegnano se…; partecipe il gruppo pubblico di riferimento Melegnano News.
Ben bilanciata la partecipazione dal punto di vista dell’orientamento politico. Notare: per i melegnanesi, opinione politica e opinione sui diritti gay non costituiscono per niente un tutt’uno granitico.

ENGAGEMENT
1310 letture sul blog, 2962 persone raggiunte via Facebook e una discussione articolata in 320 commenti totali. Davide, 26 anni, blogger di RADAR, avvia il dibattito: «Si tratta prima di tutto di un vuoto normativo scandaloso». «Se ciò non comporta poi il voler adottare anche dei figli, per me è un sì» scrive Francesco, 53 anni. «Io non ho alcun problema sull’unione di due persone che si amano. Forse sono un po’ stranita sulle adozioni. Ma se penso a quanti bambini sono chiusi in istituto, forse è meglio che vadano in affido a persone desiderose di accudirli con amore. Gay o non, l’amore è unico e non ha sesso» esprime Giulia, 39 anni. Augusto, 66: «Accetto l’idea di un registro delle unioni civili per le convivenze, indipendentemente dal sesso. Non mi va giù che li si chiami matrimonio e non per ragioni semantiche, ma per il significato sociale che il termine comporta».
Franco, 31: «Non voterò, vado oltre, sono sfavorevole al matrimonio. Quello che importa è che in una democrazia degna di questo nome vadano tutelate le minoranze e le esigenze dei cittadini, nonché contribuenti. Basterebbe che capissero che se una coppia omosessuale si sposasse, io eterosessuale resto uguale a prima».
Luciana, 29 anni: «Tutta questa fissazione con il matrimonio è ben stana… però è comunque un diritto e in un Paese come l’Italia, che non prevede altre tutele per le coppie di fatto, è una problematica da prendere seriamente in considerazione. Io sono comunque anche per l’introduzione dei Pacs (denominazione francese) che tutelino le coppie di fatto e i conviventi». Si esprime anche Fabio Raimondo, assessore a Melegnano: «Credo che i diritti vadano rispettati, se è necessario un intervento legislativo per meglio tutelare i diritti dei cittadini omosessuali, questo si può e si deve fare, senza però intaccare l’istituto del matrimonio. Ma il vero obiettivo di chi oggi spinge per il matrimonio è aprire una breccia per un possibile riconoscimento della possibilità di adozione». Osserva Simone, 29enne, omosessuale: «Quello che dico sempre è che vorrei avere gli stessi diritti dei miei due fratelli che sono eterosessuali».

Marco Maccari

mamacra@gmail.com
@mamacra

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