CULTO DELLA CITTÀ

Il problema siete voi (se questa notizia vi lascia indifferenti)

LODI, LOMBARDIA — Oggi pomeriggio a Lodi alle 18:30 si tiene una manifestazione di protesta indetta da alcuni genitori di famiglie extra-comunitarie. Qual è l’oggetto del contendere?

Il comune di Lodi ha approvato a maggioranza una modifica del regolamento per l’iscrizione all’asilo pubblico in cui è richiesta, oltre alla presentazione ISEE, una documentazione aggiuntiva per tutte le famiglie extra comunitarie. Questa norma serve, infatti, a smascherare i terribili casi di abbienti possessori di centinaia di case nei paesi d’origine, che non compaiono nei registri europei. In mancanza della dovuta documentazione la famiglia si vedrà costretta a pagare il massimo della rata, che si aggira intorno a 570 euro mensili. Il che mi farebbe consigliare ad ogni famiglia extracomunitaria di diventare parente di Mubarak, o forse meglio di un presidente ancora in forze e potere.

Lodi. Genitori extracomunitari manifestano davanti al municipio: il sindaco e la giunta hanno approvato una nuova regola che li obbliga a iscrivere i figli ai servizi aggiuntivi certificando ogni proprietà immobiliare che la famiglia detiene nel Paese d’origine, con documento emesso dal consolato o dall’ambasciata, tradotto ufficialmente in italiano. Ma non tutti i Paesi emettono tali documenti. Leggi qui.

Iniziamo a far polemica

Questa norma potrebbe, a primo impatto, apparire sensata. «Serve a eliminare le differenze fra cittadini UE ed extra UE» dichiara l’assessore Belloni ai microfoni di Radio 24. Corre subito in soccorso della giunta leghista il presidente della regione lombardia Attilio Fontana, e da questo momento dovremmo tutti iniziare a preoccuparci, perché il paladino della razza bianca, come ben sappiamo, non sbaglia un colpo.

Chiunque di noi nel corso della sua vita si è ritrovato difronte alla compilazione di un modulo ISEE, e possiamo a cuor leggero affermare che tutt’ora non è il miglior esempio di chiarificazione e semplicità burocratica. Alcune delle sue parti, infatti, sono ancora soggette ad autocertificazione da parte del contribuente, e i controlli non sono serrati. Gli stessi valori immobiliari di una eventuale seconda casa vengono ogni anno criticati. Inoltre, non mentiamo a noi stessi.
Sappiamo quanto sia difficile e frustrante avere a che fare con la burocrazia italiana, pensiamo veramente che sia più semplice confrontarsi con il catasto di un paese sicuramente meno sviluppato del nostro, ma soprattutto, distante migliaia e migliaia di chilometri?
Perché allora applicare una prima stretta ai controlli proprio nei confronti delle famiglie extra comunitarie?

«Ci rubano l’asilo»

Ci risponde in differita l’irreprensibile Belloni, sempre ai microfoni di effetto giorno (Radio 24) dichiarando: «Ci sono italiani che vivono sotto i ponti, se un extracomunitario ha una casa in Angola può anche ritornarci». Lo sentite anche voi? L’influsso dell’olezzo mentale del presidente della regione ha raggiunto anche il comune di Lodi, o forse è meglio dire che il verde leghista è ormai stato trapiantato da un più chic nero carbone. I fascistelli della bassa padana hanno ora altri motivi per fomentare i loro sogni bagnati notturni, a colpi di: “ci rubano gli asili!”

Ciò che mi chiedo, però, è quale sia la vostra reazione nel leggere questa notizia? Avete avvertito quel prurito diffuso in tutto il corpo o avete detto: “Beh, che problema vuoi che sia?”. Perché la grande differenza fra diventare un paesi di rozzi destrorsi dell’Alabama padana o l’Italia dipende solo da noi, noi comuni cittadini, lettori, votanti e parlanti. Siamo noi che sentendo questa notizia in televisione o alla radio abbiamo ancora la possibilità di bloccarci e fare una faccia disgustata e spiegare al nostro vicino che una notizia del genere non è accettabile.

Venerdì 14 settembre ore 18:00 
davidepolimeni@gmail.com

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Il nostro corrispondente politico

Bianchi, il cimitero e quei documenti irregolari e senza parere di contabilità

MELEGNANO – Nel cimitero comunale di Melegnano l’ingegnere Angelo Bianchi non ha lavorato con piena regolarità formale, sia sul piano contabile, sia sul piano dei rapporti con il consiglio comunale. I commissari sono riusciti a portare in luce le contraddizioni del caso Bianchi, esaminato dal punto di vista delle carte bollate: cioè del difficile esame dei documenti che hanno tracciato il passaggio di Angelo Bianchi (funzionario pubblico dalla «spiccata capacità criminale», definizione dei giudici) nell’appalto del cimitero di Melegnano.

Invitati alla riunione di ieri, 1 dicembre, c’erano anche il sindaco Vito Bellomo e l’assessore ai lavori pubblici Lorenzo Pontiggia. Insieme al geometra Marco Ferrari, capo opere pubbliche dell’ufficio comunale. Marco Ferrari ha ribadito la sua responsabilità, quasi esclusiva, nell’assunzione dell’incarico di Bianchi: «La richiesta di avvalerci del lavoro di Bianchi è nata da me – ha affermato Marco Ferrari. – Quando nel 2009 l’amministrazione ha manifestato la necessità di rispondere alla situazione di emergenza del cimitero, ho chiesto di dotarmi di un collaboratore. Non sarei stato in grado di affrontare quel lavoro in maniera serena. L’amministrazione mi ha assecondato e ha considerato degna la mia richiesta».

Lucia Rossi interviene: «Nei documenti c’è una valutazione della costruzione dei loculi: si parla di 3400 euro a loculo. Per esprimere questa cifra, è stata fatta un’analisi specifica o è stata solamente un’ipotesi? Infatti, come costo di costruzione, è una cifra esorbitante». «Se non ricordo male, abbiamo preso i prezzi di vendita e abbiamo fatto una media sui costi dell’epoca» è la risposta di Ferrari.
«La cosa mi fa specie; considerato che Angelo Bianchi era stato scelto per la sua esperienza – ha replicato Lucia Rossi. – In proporzione, la media che avete espresso è di due volte e mezzo superiore ai prezzi di mercato. Stiamo parlando di una media totalmente sbagliata. Credo sia un fatto abbastanza anomalo. Anche il testo della delibera di giunta (la numero 194 del 16 novembre 2011) è sbagliato. Mi chiedo se sindaco e giunta non si facciano domande: chiedo al sindaco e a voi come mai c’è questa anomalia». Aggiunge Dario Ninfo, presidente della commissione: «Nella delibera di giunta n. 194, si fa riferimento ad un allegato contenente un parere contabile; ma l’allegato e il parere sono assenti. Come mai?».

Le risposte del sindaco Bellomo – non sempre consapevole del ruolo – non sono risultate sufficienti. La linea presentata da sindaco e assessore è questa: avevamo un’emergenza, abbiamo espresso dei desideri e degli obiettivi, gli obiettivi sono stati raggiunti. Ma bisogna sottolineare (in sede giornalistica e, sarebbe il caso, anche amministrativa) è off topic, cioè non segue l’oggetto di indagine della commissione: rintracciare atti e documenti pubblici riguardanti il lavoro di Angelo Bianchi a Melegnano.
Il messaggio che interessava al sindaco era: «È tutto a posto. Non abbiamo nulla da nascondere», ha ripetuto in due occasioni. Lorenzo Pontiggia ha ricostruito in modo sintetico il percorso che i documenti relativi al cimitero hanno fatto in comune.
«Credo che agli atti ci sia tutto – ha detto Pontiggia. – Dal settembre 2009, ci siamo trovati in difficoltà a gestire e finanziare il cimitero. Ai tempi ci costava 8000 euro al mese. Come detto dal geometra Ferrari, l’investimento del 2009 era di 40 loculi per 40mila euro. All’epoca c’era una forte domanda di loculi, e andarono tutti esauriti. Emersa riflessione: portato in quel periodo a valutare progetto finanza. Avevamo problemi e lamentele. Abbiamo fatto una riflessione: potevamo sfruttare appieno lo strumento del progetto di finanza, e la consulenza di un ingegnere apposito; per garantire tutta una serie di servizi, dalle nuove edificazioni del cimitero alla gestione della polizia mortuaria. Riflessione che si ritrova negli atti dello studio di fattibilità».
«Avevo gente ne 2008 che portava le salme in altri cimiteri. Era un disastro – ha aggiunto Bellomo. – Avevo delle questioni politiche con cittadini che si lamentavano delle criticità del cimitero. Inizialmente si pensava solo ai loculi, poi è esplosa emergenza. Sottolineo che questo è il primo project financing di questo comune. Gli obiettivi li ha raggiunti, ora di lamentele sul cimitero non ne ho. Il Patto di Stabilità stringeva sempre di più. Ricordate sui giornali quanti problemi c’erano. Negli ultimi anni il problema si è risolto».

Tommaso Rossi: «Questa è una giustificazione a posteriori. Ma il fine non giustifica i mezzi. Stasera valutiamo i mezzi. A me pare che gli atti dicano inequivocabilmente: una volta dato un incarico ben preciso, Bianchi dopo 6 mesi e mezzo ha fatto un lavoro che c’entrava in minima parte con le direttive dell’ammistrazione. Questo incarico è stato quindi disatteso. E fin qui credo che nessuno possa obiettare. Infatti è stato affidato un incarico al di fuori del mandato che il consiglio comunale aveva dato. Questa è la prima questione su cui l’amministrazione deve rendere conto stasera».

Bellomo: «Non ho niente da dire. Non ci vedo nulla di strano; i comuni sono in difficoltà, i tempi delle amministrazioni sono questi. Per quanto riguarda la delibera di giunta, non era necessario aver e un parere di regolarità contabile, ma solo regolarità tecnica».

Rossi Lucia: «Sì, ma la domanda era un’altra. Non vi siete accorti che non era un incarico come previsto all’inizio? Prendete in mano una cosa e non è quella per cui avete dato incarico. E poi iniziare anche le procedure di gara. Secondo la normativa, “ci vuole regolarità tecnica e regolarità contabile”. Perciò non ci sono atti regolari. Domando: questa delibera, priva di regolarità, la devo prendere o non la devo prendere?».

Bellomo: «Ognuno ha la propria idea su questo, voi la pensate in un modo, gli altri in un altro…».

Lucia Rossi: «Ma quindi, se il consiglio comunale non avesse verificato il tutto…?».

Bellomo: «Non so, noi la vediamo in un modo, voi in un altro, l’amministrazione ha posto un obiettivo e l’ha centrato. Ragazzi, io non faccio il segretario, l’architetto o il geometra. Faccio l’avvocato e faccio fatica a seguire certi aspetti».

In conclusione il sindaco ha affermato di conoscere personalmente Angelo Bianchi. «L’ho conosciuto nel 2009, nella ristrutturazione delle scuole di Melegnano» ha detto. Ma non sapeva dei guai giudiziari che pendevano su Bianchi. Il quale, nel 2008, è stato indagato e arrestato dalla procura di Sondrio in un’inchiesta giudiziaria che ha fatto grandissimo scalpore nel territorio valtellinese. E la sua fedina penale non ha fatto che ingrossarsi, prima presso la procura di Pavia, poi presso la procura di Milano. Lorenzo Pontiggia lo ha conosciuto nelle stesse occasioni: «Non ero al corrente delle vicende che lo interessavano».

Marco Maccari, mercoledì 2 dicembre 2015 ore 15:14

mamacra@gmail.com
@mamacra

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