L'analisi al radar

I voti, la destra, il reddito, i migranti, le tasse. Storia dell’analista che analizzava gli analisti

OGNI SINGOLO VOTO può essere analizzato, commentato, scomposto, compreso, incolonnato, scorporato fino a diventare particella di una statistica che rimarrà negli annali. Ogni singolo voto però appartiene alla nostra storia personale, a quel complesso e intricato sistema di valori, ricordi, pensieri, teorie e visioni del mondo che compongono il nostro essere. Compito supremo di un analista dovrebbe essere estrarre i tratti comuni dalle esperienze particolari che ci hanno portato a depositare una x sul simbolo del partito a noi più vicino. Compito impossibile, vien da dire, compito che si ascrive fra quelli di una supposta intelligencija culturale che si è auto-assegnata il ruolo di lettrice privilegiata del mondo.
Da dove provengono i voti della lega, che tracima dal nord Italia diventando un partito nazionale? Ha pesato di più il sogno di una tassazione semplice e leggera o più la promessa di una terra liberata dal giogo dell’immigrazione? Si può slegare il successo del movimento 5 stelle al Sud dal profumo di un reddito di cittadinanza garantito a tutti quei giovani invischiati nel vortice della disoccupazione più elevata fra i paesi occidentali?
«L’elettore è pilotato, coccolato, circonvenuto. L’elettore ha espresso la sua rabbia, il suo urlo al cambiamento, a una rivoluzione gentile, fatta di matite impugnate come spade». Una rivoluzione che non cambierà il volto di uno stato che, sotto monarchie, repubbliche da numero cardinale e diverse bandiere, si è sempre mantenuto fedele a se stesso.
L’analista osserva e dice, commenta questo cambio di passo, e accarezzandosi la barba sogna un… «io lo avevo detto». L’analista poi scrive, protetto dai venti dietro la scrivania del suo giornale, o su una tastiera bollente preparando l’articolo per il suo blog: «Io so, è andata così perché…».
Ma l’analista vive in un preciso stato psicologico per cui non sente il bisogno di andare in analisi. Ogni suo scritto è in realtà frutto di rimozione, di un’elisione della memoria che avrebbe contribuito alla fortuna di Freud. Infatti, dimentica che lui non è in grado di spiegare alcunché del voto di protesta, poiché lui stesso ne è la causa più grande.
«Io so di sapere», mentre non fa memoria che il suo compito non è conoscere la verità, ma saperla raccontare. L’analista si trincera dietro la sua saccenteria. Questo scudo non gli permette di rendersi conto di aver sbagliato. In questa campagna elettorale, in questi ultimi anni, ogni esperto ha peccato nel suo racconto della vita e della nostra quotidianità italiana. Sentendoci superiori, possessori della Verità, abbiamo lasciato lo spazio al racconto di una falsità accomodante, che storia dopo storia ha contributo a plasmare un intero libro di menzogne. Percezione d’insicurezza, sensazione di essere vittime prescelte di un’invasione, certezza che l’unica risposta positiva sarebbe giunta da uno stato forte e sempre più invasivo, più nazionale, più protettivo. Sicuri di dire il vero non ci siamo posti il problema di come raccontarlo ed ora ci lasciamo andare a nuove analisi, sicuri di non poter sbagliare. Passo dopo passo, rimozione dopo rimozione, analizzando senza mai voler essere analizzati.
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Lunedì 12 marzo 2018, ore 12:17
davidepolimeni@gmail.com
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Satira

Elezioni regionali 2018: le pagelle caine

OGGI PARLIAMO dei Fantastici Quattro, come li abbiamo definiti qualche settimana fa. Si tratta dei quattro politici melegnanesi che hanno tentato la sorte alle elezioni regionali del 4 marzo, in cerca di un posto di prestigio — se non di potere galattico — nel consiglio regionale della Lombardia.

UMANI, TROPPO UMANI, UMANISSIMI

Come oggi sappiamo nessuno di loro c’è riuscito, confermando, com’era prevedibile, la portata “locale” dell’eroica attività dei nostri quattro Super Eroi. Gli Eroici Quattro localmente se la cantano, se la recitano, se la suonano con più strumenti e a più voci, battono le mani, saltano sulle mani e battono i piedi, invadono Facebook come i migranti, assumono ogni immaginabile forma: sparano fuoco dagli occhi, fanno la pipì multicolore, moltiplicando i pani e ci spalmano sopra i pesci dividendo il Lambro in due ma, inevitabilmente, all’indomani delle elezioni si perdono nelle retrovie, a confronto con realtà più attrezzate, consolidate, smaliziate, smisurate, infine un’ultima parola che finisce in -ate. Il bagno d’umiltà è scrosciante e cade come il sudore del dio Giove quando a letto gli va male; lo shampoo della dura realtà dei fatti è spietato, sbalordisce e succubisce, scudisce ed emoglobisce e porta via anche un po’ di capelli; e mette tutti di fronte ai propri limiti umani, troppo umani, anzi umanissimi. Come quelli di tutti noi.

Partiamo dalla sfida a sinistra. La notizia rilevante è che a Melegnano la sinistra esiste ancora e due supereroi nostrani hanno voluto combattere proprio per contendersi il posto di rappresentante locale della tradizione di sinistra.

PIETRO MEZZI

VOTI TOTALI 708
VOTI A MELEGNANO 189
Niente, eh. La pensione gli fa proprio schifo. Ha fatto il suo tempo e lo sanno tutti, probabilmente una volta o due glielo avrete fatto notare anche voi modestamente a bassissima voce, ma lui, ahah! ride dei mortali limiti umani. E non si ferma. Non si ferma e anzi stavolta ha scelto proprio — è il supereroe veterano dei quattro e deve dare un esempio supereroico — la strada più difficile. Quella di LIBERI E UGUALI. Notoriamente il partito più amato dalla sinistra. In una corsa solitaria sia contro Fontana sia contro Gori.
Uomo dell’impossibile, stavolta ha scelto la lista sbagliata ed è finito in una buca senza fondo come una pallina da golf. Uomo coi baffi, si è accorto che chi taglia il pelo perde il vizio: risultato, nessun eletto in regione per la lista LIBERI E UGUALI e nessuna possibilità per Super Pietro ex Sindaco di Melegnano, che si è classificato quarto, con 708 voti (contro i 1.723 del primo), dei quali solo 189 conquistati sul terreno di Melegnano. In cerca dell’ennesima giovinezza.
Coraggiosissimo
VOTO: 3,5

LUCIA ROSSI

VOTI TOTALI 200
VOTI A MELEGNANO 139 
Ma se Dio ha inventato i partiti, un motivo ci sarà, no? Per esempio, i partiti hanno una struttura, una rete, sono organizzati. — Poi qualcuno scappa coi soldi, però, dai; mica sono questi i problemi degli italiani. — Ma, se vali, il partito — questa straordinaria invenzione di Dio — ti nota e ti fa fare qualcosa di più; invece il tempo passa, i partiti continuano a suscitarle orribile orrore e lei è costretta ogni volta a fare sempre tutto dal punto di partenza.
Per favore presentatele Dio. Auto-condannata alla ricerca continua di visibilità, online e offline, neanche fosse Lucifero, alla fine la sua candidatura le poteva servire per contendere localmente la posizione a sinistra al suo ex socio Super Mezzi, con il quale ha voluto salvare il mondo un paio di stagioni fa. Ha scelto di candidarsi nella lista LOMBARDIA PROGRESSISTA sotto lo slogan il voto di sinistra per battere la destra, a supporto di Gori. Una candidatura “contro”, niente di nuovo (e neanche di buono, visto l’esito). Risultato: anche qui nessun eletto in regione e Super Lucia nella sua lista arriva nona con soli 200 voti, dei quali ben 139 ottenuti a Melegnano. Con un collegio di 3.000.000 di abitanti e più di 130 comuni, Milano compreso, è chiaro che fuori da Melegnano non la conosce praticamente nessuno.
Una senzadio
VOTO: 4

Passiamo al campo avverso, la destra, quella che oggi è la maggioranza in Regione.

VITO BELLOMO

VOTI TOTALI 860
VOTI A MELEGNANO 449
Voleva andare a Roma e lo diceva da tempo a tutti i suoi interlocutori. Ma, per lui, nelle liste di FORZA ITALIA alla Camera e al Senato non c’era posto. Cadendo così sul suo coccige ampiamente consacrato al berlusconismo, si è gettato precipitosamente e con un ritardo incolmabile, imperdonabile e a dir poco comunista, sull’unica candidatura rimasta, le regionali, andando a scontrare il suo muso vagamente milanesoide con politici preparati, conosciuti, organizzati con migliaia di voti e partiti molto tempo prima di lui.
Per le elezioni con le preferenze bisogna essere conosciuti, oppure, essere veramente forti localmente, come ha dimostrato il Sindaco di Paderno Dugnano, Marco Alparone, altro ex mantovaniano, che nel suo comune ha preso la bellezza di 2.984 preferenze. Una volta Bellomo contava sull’appoggio di Mario Mantovani, ma questa volta Mantovani non c’era più, e non c’erano più neanche i suoi voti: l’ex Sindaco si è fermato al nono posto, sotto quota 1.000, lontano dai big della sua lista con 860 voti, gran parte dei quali (449) recuperati nel “suo” Comune. A Milano, e negli oltre 130 comuni della provincia, Super Vito non ne ha trovati molti altri.
Sprovveduto
VOTO: 3,5

FABIO RAIMONDO

VOTI TOTALI 1.125
VOTI A MELEGNANO 117
Buono per qualsiasi Comune. Non importa dove, una candidatura non la rifiuta mai, anzi: la cerca. Candidato a tutto e a qualsiasi cosa, persino al posto di commesso che tua sorella ha messo in vetrina ieri, politico “di ventura” per professione, il super-rappresentante di FRATELLI D’ITALIA ha prestato la sua opera politica e amministrativa in più di un comune dell’area metropolitana, sapendo che la cosa (mah, chissà, tutto sommato, in fin dei conti, in fin della fiera, ma infatti sì, ma in fondo dai, mai stare senza, mai dire mai, tanto va la gatta, yes we can, tanto ci provo, macchemmefregammé, hasta la victoria, frate ce l’hai una paglia) lo avrebbe potuto aiutare.
Dovendo lavorare ovunque si è fatto crescere due braccia e due gambe in più; ma adesso ha scoperto che fa “terrore” ai bambini. Il 4 marzo ha preso voti su ampio raggio, dimostrando una presenza, una conoscenza dei numeri sul suolo metropolitano e un fervore propagandistico a dir poco “islamico”; piazzandosi a ridosso dei primi del suo partito, unico dei quattro super eroi “melegnanesi” a superare quota 1.000 e “rastrellando” 1.125 voti, compresi i soli 117 ottenuti a Melegnano. Ma Super Fabio in campo non ci va. Eterno secondo nella sfida con FRANCO LUCENTE, altro super eroe locale e Sindaco di Tribiano, da sempre suo concorrente all’interno del partito, che, con 2.483 voti, lo ha staccato in modo evidente.
Fedele al suo partito, indifferentemente rispetto al luogo, al dove, al territorio. Boia chi molla.
Politico di ventura
VOTO: 3

PS cattivissimo: comunque niente paura, ragazzi, l’anno venturo ci saranno le elezioni europee! Potete sempre candidarvi un’altra volta. Collegi elettorali grandissimi, milioni di elettori, magari qualche voto in più lo prendete! Però credendoci.

NoiSiamoCaino, lunedì 12 marzo 2018 ore 11:24

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Cronaca

Melegnano e San Giuliano, salto a 5Stelle. E alla Lega torna duro

SUD EST MILANO — Elezioni regionali, salto in alto dei 5Stelle e chiamata leghista alle armi. Lungo la via Emilia non è più aria per la vecchia politica né per l’establishment: San Giuliano costruisce identità politica con Di Maio e soci, Melegnano si tiene su un piede lumbard e un piede democratico.

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Melodie Mousavi Nameghi, 29 anni, militante del movimento Femen in un seggio italiano durante la contestazione nei confronti di Silvio Berlusconi, al quale ha mostrato il seno con la scritta: «Berlusconi sei scaduto». L’immagine è uno dei simboli di queste elezioni 2018, durissime nei confronti della vecchia partitocrazia italiana.

Nella cittadina sul Lambro il candidato Attilio Fontana ottiene il 46% delle preferenze, pari a 4058 voti. Giorgio Gori è secondo con il 37%, sono 3279 voti.
Primo partito melegnanese è il Partito Democratico, 1929 voti (21.98%). Segue immediatamente Lega Nord con 1817 voti (20.71%). Terzo il Movimento 5 Stelle con 1630 voti (18.58%).

Nei 36 seggi sangiulianesi la coalizione di Fontana ottiene il 43% delle preferenze con 7834 voti. La coalizione di Gori ottiene il 25% con 4662 voti.
Ma è il Movimento 5 Stelle il primo partito sangiulianese. Concorrendo da solo e senza coalizioni raccoglie il 26% delle preferenze con 4747 voti.

Votazioni regionali 2018 a San Giuliano Milanese
Votazioni regionali 2018 a Melegnano

Martedì 6 marzo 2018 ore 9:36
mamacra@gmil.com

 

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Cronaca

Elezioni, Melegnano preferisce «la razza bianca»

3462 VOTI a Daniela Santanchè, candidata al senato della repubblica italiana (scrutinati 16 seggi su 16). 3454 voti a Claudio Pedrazzini, candidato alla camera dei deputati (15 seggi su 16). Ambedue rappresentano il centrodestra. Il centrosinistra raccoglie 2717 voti al senato e 2621 alla camera.

Hanno votato per la camera 9770 aventi diritto (il 74.59%) e per il senato 9053 aventi diritto (74.72%). 9775 per il consiglio regionale (72.78%). Attilio Fontana ottiene la maggioranza delle preferenze con il 46.7% dei voti, Giorgio Gori è secondo con il 37.8%.

I partiti più forti? Partito Democratico con il 21% e Lega Nord con il 20%. Movimento 5 Stelle ha il 18%.

Lunedì 5 marzo 2018, ore 6:41
mamacra@gmail.com

 

 

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