L'inchiesta ninfetta

La crocifissione, passione, morte e resurrezione di Raimondo

«PER UN’ANALISI CORRETTA DELLA VOLONTÀ POPOLARE, partiamo da un risultato definitivo: il centrosinistra ha vinto. E assume su di sé la responsabilità di governo.
Un risultato raggiunto in un momento storico. Non facile per il nostro Partito. Come ha dimostrato l’esito del voto nazionale. — La voce è calma. C’è brusio in sala. Il nostro osservatore sta zitto. «Nella nostra Città il successo del Partito dimostra che gli obiettivi si raggiungono con gli uomini e con le idee. E non con le alchimie politiche».

Peccato, pensa l’osservatore. «La collaborazione con le altre forze politiche e civiche si è interrotta quando forti e insormontabili sono divenute le diversità di visione. Non era possibile cedere a compromessi». — La vostra infinita ostilità con Mezzi. Dovrò farci un post. «Al nostro fianco si è creato un movimento di persone desiderose di buona politica, un progetto ambizioso che ha richiesto un grande lavoro di studio, di approfondimento, di analisi, di ricerca e raccolta di informazioni, di condivisione. Al sindaco Bertoli riconosciamo, tra gli altri, il merito di aver saputo interpretare tutto questo lavoro e di aver coinvolto e appassionato la Città con entusiasmo». — Vi è andata bene. Era uno sconosciuto.
«Siamo consapevoli del ruolo che i cittadini ci hanno assegnato riconoscendoci meritevoli della loro fiducia. Per questo rinnoviamo il nostro grazie». — Semmai hanno deciso di provarvi per 5 anni. Semmai. Ma sentiamo.
«Una fiducia che cercheremo di ripagare con verità, legalità, rispetto delle regole, per una buona e civile convivenza; con politiche di solidarietà per curarsi di chi è in difficoltà, affinché nessuno rimanga indietro; con processi di innovazione in grado di produrre e distribuire ricchezza; aprendo Melegnano all’esterno, per attrarre interesse e promuovere il suo nuovo Rinascimento». — Distribuire…?
«Perseguiremo la collaborazione di tutto il Consiglio comunale in uno stile di corresponsabilità, per raggiungere l’unico obiettivo che ci deve accomunare: la ricerca del bene comune. Grazie. Buon lavoro».
La democrazia è uno scroscio di applausi. L’aula consiliare di Melegnano è un Niagara.

Reazione di un nazista a questo post.

L’osservatore, zitto, si rialza in volo. Abbandona l’aula. L’osservatore è lo spirito di Fabio Raimondo, improvvisamente separato dal corpo a causa dell’insuccesso elettorale. È lunedì 17 luglio: il primo consiglio comunale dell’amministrazione Bertoli, vittoriosa il 25 giugno, offre un’analisi politica dei fatti. È quasi un mese che lo spirito del nostro osservatore vola nervosamente nel borgo sul Lambro, disincarnato, schiodato dalle costole e dai tendini del suo tempio. Il suo partito non ha ottenuto voti sufficienti per sedersi in consiglio comunale. L’8,29% non è bastato: 608 votanti non saranno rappresentati. Non conteranno nelle decisioni della comunità. 10 anni di lavoro nell’assessorato al sociale e alla sicurezza sono chiusi. La campagna elettorale è stata la sua crocifissione, il ballottaggio la sua morte. Ma è una morte spontanea, accetta, volontaria.

Chissà cosa ne pensano gli assessori a vita.

La mattina del 26 giugno il giovane coordinatore locale del suo partito usciva dalla sede melegnanese — improvvisata per le elezioni — raccogliendo le sue cose. Il coordinatore è Marco Rossi. La testa è bassa, colpa della delusione. Ci aveva creduto davvero. Ma non solo. Ci credevano pure i suoi quasi 100 sostenitori: lo conferma una notizia, apparsa nell’aria estiva come un riflesso del potente Shiva. Siamo in una caffetteria melegnanese, carina e riparata. Il tavolino di ferro è occupato da quattro studenti. Una ragazza, nemmeno 20 anni, sta parlando ai coetanei. Chiacchierano di elezioni. «Insomma, praticamente la Caputo ha perso» le dicono. Devono essere fan del centrodestra. Non simpatizzano per la candidata: sono quattro Millennials, fanno parte di un altro target. «Sì — risponde la 21enne: — ma tanto adesso entra Marco Rossi al posto suo in consiglio comunale» e annuisce con la testa. Quel gesto di annuire con la testa è quasi una mistica attesa, segnale di garanzia assoluta del carisma e delle capacità di Marco Rossi, un giovane che, per una Millennial da bar, vola più in alto di una donna d’esperienza come Raffaela Caputo, vicesindaca, una vita spesa per la comunità.

Raffaela Caputo dev’essere stata colpita dal presentimento. Ma è mai possibile immaginare Caputo, persona da 2851 voti, lasciare il posto a un leader alle prime armi? Dopo due turni di campagna elettorale boots on the ground? Alle 21:28 del 18 agosto Caputo risponde alla domanda con un commento misterioso. «Non potevo perdere la mia dignità di fronte a coloro che avevano riposto la loro fiducia in me. Mi dispiace tantissimo, la vita però riserva sempre delle sorprese» è il commento. «Non si può prima osannare una persona, le sue qualità. Portarla alle stelle, poi ignorarla, dimenticare tutto perché ha detto no» conclude.

La passione e resurrezione di Raimondo fu preparata da anni di predicazione su strade deserte. Qui, il suo ingresso a Milano. Rinunciò persino alla mite cavalcatura di un asinello.

Freddie Mercury non se la prendeva mai: sosteneva, quando era il momento di afferrare il messaggio delle sue canzoni, che l’interpretazione dell’ascoltatore fosse sempre quella giusta. RADAR è pure dell’idea. A voi l’interpretazione del commento di Caputo.
Senza malafede: Fabio Raimondo è uomo di parte; aveva il dovere di piazzare bene i suoi uomini. Ma non solo. Raimondo è animale politico, urla al megafono e si incatena alle ringhiere perché non può stare lontano dalla sua passione. Raimondo è legato alle sorti del Sud Est Milano: è uno dei coordinatori territoriali e gli sta a cuore il successo percentuale della sua fazione. Ma non solo. Raimondo è fascista: lo sa Melegnano, che l’ha ospitato come assessore dal 2007, dove dette prova di alata propaganda quando propose un manifesto del 25 aprile che equiparava tutti i morti della guerra civile del 1943-’45, repubblichini e partigiani, nazisti e liberisti, cani e gatti, pelati e capelloni, glabri e pelosi, corti e lunghi, questi e quelli, carni e pesci, tutti e nulli.
Lo sa Filippo Errante, sindaco di Corsico, il comune ammonito dalla commissione parlamentare antimafia a gennaio 2017 a causa di un sospetto organizzatore della Sagra dello Stocco, fiera pubblica che la comunità corsichese celebra al finire dell’estate — l’organizzatore fu identificato come uomo imparentato con amici degli amici. Capito, sì. — Corsico sorge a un breve sparo da Cesano Boscone, comune dove Raimondo è capo dell’opposizione dopo le elezioni perse contro Simone Negri; a un breve sparo da Melegnano, dove Raimondo entrò da assessore nominato dall’ex sindaco Bellomo, figlio di un socialista.
Il maestro Dario Fo, un giorno prima di spirare, dedicò una lettera a Filippo Errante. Era maggio 2016. Errante censurò l’esecuzione di Bella Ciao durante la celebrazione pubblica del 25 aprile. Ma non solo. «Errante vuole togliere il pasto a 500 bambini di famiglie» scrisse Dario Fo, «che sono in mora con la mensa. Vuole chiudere un asilo storico nel centro di Corsico. Vuole ridimensionare la scuola Dante, vuole chiudere il Centro Civico di Musica» con 35 dipendenti a carico. «Attento a te, uomo di comando: non pórti mai contro chi esprime la bellezza e l’intelligenza. È molto pericoloso. Soprattutto per le tue natiche» avvisava il maestro Fo.

Miles Davis ha avuto da ridire su Errante, a sua volta. Esternazioni poco ripetibili. (Miles Davis al Vancouver International Jazz Festival, 1986, mentre scorge Rossi e Raimondo)

Nel 2017 l’avvertimento della commissione parlamentare antimafia nuclearizzò il comune di Corsico. Errante licenziò tutti gli assessori. Poi nominò Pietro Di Mino come assessore al sociale e alla sicurezza, ma Di Mino deluse l’umanità delirando sui social scrivendo un post neonazi dietro l’altro. Silurato. Ma non solo. Il 15 settembre 2017, Errante schiuse l’uovo cosmico. Nominò Fabio Raimondo come assessore delegato al sociale, alle politiche della casa, all’attuazione del programma.

Lo scorso inverno. Errante fa finta di niente. Raimondo si volta di là. Ma erano già amiciamici.

E Fabio Raimondo risorse. Fornito di un nuovo involucro corporeo si incarnò in un nuovo assessore. È a suo agio con lo stratagemma: primo, serve la presenza di un sindaco ex socialista, che accetta di nominare al comando personaggi non residenti in comune. Bellomo lo nominò così. Errante ne ha nominati tanti, di assessori forestieri.
L’effetto sui cittadini di Corsico è immediato. «Un altro assessore extra-comunitario!» (G., 15 settembre ore 11:53). «Dopo aver importato 6 assessori, proporrei di importare anche il primo cittadino» (C., 18 settembre, 13:53). «Anche il sindaco attuale è importato» (N., 18 settembre, 14:50). «Ma aiutarli a casa loro…?» (E., 18 settembre, 15:10). «Giù dalle cadreghe» (N., 19 settembre, 15:23).
Comprensibile. È nominato, non l’hanno scelto loro. Ma non solo. Di Mino era fascista convinto? Raimondo è più vicino alla fonte di lui: «Sanno tutti che Raimondo è un antifascista convinto, che rispetta i valori della Resistenza» ironizza B. il 15 settembre. Memore del manifesto di Melegnano.

Quella fascia a tre colori al contrario è fortemente sospetta. Chi l’ha notata?

La politica è questa e la legge non lo vieta a nessuno; puoi nominare Raimondo assessore anche tu, sindaco che stai leggendo. Senza malafede: Raimondo ha studiato a Corsico alle superiori, per 5 anni, dove svolse attività politica studentesca. A Melegnano, dove fu assessore dal 2007 al 2017, ha risieduto parte della sua famiglia. Prendi coraggio allora e, se trovi anche tu la più flebile connessione tra il tuo comune e la vita di un politico locale, presentalo come assessore.

Ti metterai contro gli elettori e le elettrici che preferiscono sceglierlo al primo turno, il loro assessore. Come a Melegnano. A Melegnano non ne potevano più dei nominati; non ne potevano più delle campagne elettorali che ti trattano come polpa per voti — o come materia inerte per la tua propaganda — e hanno scelto persone eleggibili. Prova a ricordare: «La vita porta con sé qualcosa che ci allontana dalla materia bruta. In condizioni determinate, la materia si comporta in un modo determinato; niente di ciò che essa fa è imprevedibile. La materia è inerzia, geometria, necessità. Ma, con la vita, è apparso il movimento imprevedibile e libero. L’essere vivente sceglie» (Henri Bergson). L’insuccesso elettorale del centrodestra melegnanese trova ragione in queste poche parole, ideali per un udito intenditore. Ma non solo. Che possa trovare ragione all’udito di Corsico.

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Vuoi leggere tutta la lettera di Dario Fo a Filippo Errante? Clicca qui.
I commenti apparsi sui social di Corsico sono leggibili su
Il Nuovo Caffè di Corsico, gruppo pubblico creato su Facebook.

Lo Staff, venerdì 6 ottobre 2017 ore 10:00
ilblogradar@gmail.com

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Cronaca

Corsico dopo l’antimafia: il sindaco Errante valuta se nominare assessore Fabio Raimondo

CORSICO, MELEGNANO, CESANO BOSCONE — Triangolo del potere per Fabio Raimondo: è possibile che diventi assessore anche a Corsico. Cumulo di cariche: sarebbe il terzo incarico pubblico per il 39enne coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, assessore nominato a Melegnano e consigliere di minoranza a Cesano Boscone dove ha concorso come sindaco, sconfitto da Simone Negri.

Nella foto Raimondo è visibile a sinistra in compagnia di Filippo Errante, il sindaco di Corsico che, in questi giorni, ha licenziato tutti gli assessori della sua giunta nominando nuovi assessori al loro posto.

Pressanti richieste della commissione parlamentare antimafia hanno invitato Errante, a gennaio, a rimuovere dalla sua amministrazione l’assessore Maurizio Mannino, a causa della grave presenza di un parente dei boss di ‘ndrangheta nell’organizzazione di una sagra. Il sindaco ha rimosso in blocco tutti gli assessori. Per Raimondo sarebbe il secondo posto da assessore nominato e non eletto — come a Melegnano nel 2007. — Errante sceglierà tra lui e Vincenzo Centola.

Non ci credi? Leggi qui.

Marco Maccari, domenica 26 febbraio 2016 ore 15:00 
mamacra@gmail.com

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L'inchiesta ninfetta

2016, Miss Maglietta Bagnata è Fabrizio Corona

MELEGNANO, SUD EST MILANO – Dalla notte di settembre 2015 in cui una giuria elesse la prima Miss Melegnano, la piccola città sul Lambro si dedica a un culto della #bellezza tutto suo.

Solo che la studentessa Enya Franceschini, prima Miss, dimostrò qualità. Il marketing estetico del resto della città è stato invece molto meno affascinante.

Ritirato all’ultimo minuto con polemiche – e risate – della popolazione, il nuovo contest Miss Maglietta Bagnata 2016 svela un marketing che vuole imporre idee televisive. Per colpa di un clima maldisposto, di centinaia di commenti sadici su Facebook, Melegnano non ha avuto una Venere plebea emersa dalle onde, né una Lolita strafica in jeans e infradito; né una Loren in miniatura, ninfa e complice alla tua occhiata. Per fortuna. Il tipo di ragazza premiata grazie al mix di madido erotismo, di voyeurismo da sottoscala, di adattabilità roadie made in USA è un tipo di #bellezza invecchiata. Clic per tornare nel 1992.

FIGLI DI PAPÀ
Il premio è da consegnare a Fabrizio Corona ospite in Broggi al bar, lo stesso mese, luglio. Con il patrocinio del comune di Melegnano. «Rubo ai vip» dice Corona «per dare a me stesso». Ruba i cuori di soubrettes come Nina Morič – prima della devastante chirurgia estetica – e Belen Rodriguez. Fa l’amore alla velina di turno col paparazzo al guinzaglio. La #bellezza per lui è la patina di un giornaletto, il suo culto è lo stesso dell’élite italiana: andare in tv – dalla parte dei lampadati. Stesso culto estetico del sindaco Vito Bellomo – finché ha potuto. Oggi calvizie e sovrappeso litigano con l’immagine dell’ex 37enne figlio di papà che ostentava derma lampadato, doppiopetto craxotto, presenza da calciatore, ciocche da Pier Silvio brillantissime. L’andatura è sempre a gambe larghe e pancia in dentro: «Il sindaco? Quello che va in giro a fare il figo? Che crede che i problemi si risolvono perché lui fa il figo?» incornicia Vanya, rumena, 39 anni, residente in via Marconi.

Corona è l’estetica che anche l’assessore Fabio Raimondo vorrebbe per sé. Corona, come Fabio e Vito, è figlio di papà: «È il mioCorona-Raimondo sosia» lo elegge l’assessore sui social. Sfotte. Allampanato, voce da efebo, guanciotte, sguardo fritto, l’assessore ha il fisico da soffiatore di caffè bollente (clic sulla foto per il contest Corona-Raimondo). Scolpirsi in palestra? Il doppio stipendio da avvocato e da politico – 19mila euro per un assessorato fantasma – glielo permetterebbe. Ma, se ha fatto poco o niente di bello in 10 anni da assessore, non lo farà neanche in 10 anni di palestra. «Ragazzi, quanto delirio per il mio sosia!» disse a chi criticava il patrocinio del comune (Melegnano News, 15 luglio ore 7:12). Shaking bon-bon. «Stiamo calmi; il comune non sponsorizza nulla». No; non sponsorizza, lo patrocina. «E non ci mette un centesimo». No; ci mette la faccia. «Cerchiamo di vedere nel modo giusto le cose». Questo è il genere di cose che a Cesano Boscone lo fa inveire contro il sindaco Negri. «Adesso da becero e incolto uomo di destra torno a leggere l’ultimo di libro di Totti». Bastava tornare a Cesano.

UN INVITO
I commenti sarcastici alle iniziative sono sintomi della falsa ripartenza del commercio locale, dopo la crisi, dopo EXPO2015, dopo la Tangenziale Esterna. Non ha l’alleanza dei consumatori. Questo perciò è un invito, caro commercio melegnanese. Poteva essere più chiaro il messaggio della presidenza di Confcommercio alla Festa dei Servi 2015? La #bellezza vi circonda. È nelle tradizioni storiche e agroalimentari, seppellite come asce di guerra. La #bellezza è nei palazzi storici in rovina, abbandonati all’orrore senza che abbiano commesso alcuna colpa. La #bellezza è nell’ironia, meritata dopo decenni di piatta tv. Al primo che saprà cogliere tanta #bellezza spettano fortune da capogiro e i clienti migliori. Vestito o nudo che sia, è il marketing del futuro. Lo chiamiamo il marketing della #bellezza.

Lo Staff, mercoledì 31 agosto 2017 ore 6:00 

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Convinti che Fabrizio Corona sia l’estetica del figlio di papà? Vale lo stesso su Roberto Saviano. Ma questa è antropia. E questo è un altro post. MM

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Il nostro corrispondente politico

L’area cani in Giardino, +60% di atti vandalici nel 2015, il Prefetto, l’anticorruzione

AULA CONSILIARE – Rendiconto finanziario approvato con i soli 10 voti della maggioranza: contrarie le opposizioni con sdegno. Sì ufficiale alla nuova area cani di Melegnano, da realizzare nel quartiere Giardino. Infine la minoranza presenta una mozione anticorruzione: distribuire ai dipendenti comunali un questionario anonimo per la trasparenza in materia di anticorruzione. Con la partecipazione straordinaria dell’assessore Raimondo.

È Dario Ninfo consigliere di minoranza a presentare una mozione per approvare la nuova area cani nel rione Giardino, che nasce da un’idea dei semplici residenti del quartiere: «Il Giardino è il quartiere più popoloso di Melegnano, manca di uno spazio come questo. Già due anni fa ipotizzavo questa proposta». Il voto è il sì all’unanimità: «Sono 1339 i proprietari di cani a Melegnano» afferma l’assessore Lorenzo Pontiggia delegato ai lavori pubblici solitamente attento alle emergenze dei residenti, «ho incontrato personalmente il gruppo dei cittadini promotori per capire dove allocarla».

Impreparati sulla sicurezza: tiene banco con irruenza la discussione sul numero dei furti, delle rapine, dei maltrattamenti avvenuti a Melegnano dal 2013 al 2015. È frutto di una mozione congiunta delle tre minoranze PD, SEL, Insieme Cambiamo. È il consigliere di minoranza Alberto Corbellini a rivolgersi al sindaco Bellomo e all’assessore Raimondo; ma i vertici dell’amministrazione comunale non hanno dati concreti. «14 furti e 11 atti vandalici nel 2014. 15 furti e 28 atti vandalici nel 2015. Così dicono le denunce depositate alla Polizia locale» dichiara il sindaco, dichiarando che il vandalismo è quindi esploso del 60% in un anno. «E i Carabinieri?» gli chiede Corbellini.
«I Carabinieri non condividono i dati» ribattono Bellomo e Raimondo.
«E la Prefettura?».
«Il prefetto di Milano, non ci comunica i dati» è l’incerta risposta di Bellomo e Raimondo, «il prefetto ci invia delle relazioni… annuali?» si chiedono l’un l’altro.
«Come intende procedere, assessore? Se le interessa il numero di furti a Melegnano».
«Più che a me dovrebbero interessare ai Carabinieri» fa Raimondo.
«L’invito, assessore Raimondo, è di chiedere questi dati al Prefetto» conclude Corbellini.

L’assessore Fabio Raimondo, delegato alla sicurezza e polizia locale, risponde su telecamere e sorveglianza. Il comune di Melegnano aveva l’occasione di aderire a un bando regionale per gli impianti di videosorveglianza, ma non ha aderito: «Per ragioni di tempistica non è stato possibile valutare l’adesione al bando» ha dichiarato Raimondo leggendo ad alta voce una risposta scritta dal comandante della polizia locale, Davide Volpato; «l’adesione avrebbe comportato l’individuazione di apposite risorse, l’assegnazione di incarico a un professionista; e poi su 1528 comuni solo 82 hanno ricevuto i finanziamenti, è solo il 6%, per questo non è stato possibile» è la fumosa conclusione di Raimondo. Che resta in attesa qualcuno che gli dica: sei un disastro. «Uno sconfortante burocratese» chiude la minoranza.

Corbellini e il consigliere Davide Possenti hanno presentato anche un’interrogazione sulla regolarità delle slot machines distribuite nei negozi, un’interpellanza sui finanziamenti per ristrutturare l’edilizia scolastica, a cui il comune non ha partecipato.

Notizie positive sul fronte trasporti: nuove linee in arrivo per gli utenti della stazione. Ma lo sapete già.

Marco Maccari, martedì 17 maggio 2016 ore 13:19

mamacra@gmail.com

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L'inchiesta satirica

La sicurezza di Raimondo

SONO LE 17:00 di martedì 29 dicembre 2015. Rita Capriotti, commercialista e assessore, educatamente sale in palazzo Broletto per raggiungere l’aula delle adunanze. Sta andando al lavoro. Nella stanza saluta i colleghi, saluta il sindaco e il segretario generale. Due delibere sono stese sul tavolo pronte da firmare. Sono la convenzione con il comune di Milano, contenente la richiesta di 10 vigili di supporto al mercato domenicale, e la ripartizione del denaro incassato con le multe del 2015. Hanno importi del valore di 1,9 milioni di euro la prima, di 15.652 e 15.421 euro la seconda. Riguardano la Sicurezza e la Polizia.

In questo istante Rita Capriotti si accorge che manca un collega. Non ha salutato l’ultimo assessore, l’uomo i cui incarichi sono sul tavolo quel giorno. È Fabio Raimondo. Ma è assente. L’assessore incaricato alla sicurezza pubblica e alla polizia locale non verrà a fare il suo lavoro.

RADARISTA 1: LA COMUNICAZIONE, #FONDAMENTALISMOITALICO
Melegnano lo paga 18mila e 750 euro lordi l’anno. Raimondo vive a 38 anni con un doppio incarico politico in due comuni diversi, con un terzo incarico in un distretto sociale, con un quarto incarico nel partito. A Melegnano è assessore dal 2007.
Osserviamo l’immagine di copertina. La foto, scattata nel luglio 1950, ritrae un radar doppler della NASA e due operatori del Centro di Ricerca di Langley, Virginia, il primogenito centro NASA. La copertina omaggia l’icona miniaturizzata di questo blog, ispirato al radar e nato nell’80mo anno dalla sua costruzione. Immaginiamo che ciascuno dei due operatori stia captando la storia dell’assessorato così come si percepisce fuori dai normali radar, e ne offra un rapporto. Il primo operatore sta captando il suo lavoro di comunicazione.
Responsabile della nuova Pagina Facebook del comune di Melegnano (creatura clonata da RADAR e figlia del neonato ufficio stampa comunale, sul quale è stanziato un fondo bebé di 27mila euro) Raimondo è colui che ha condiviso le fotografie dei poliziotti di Milano e Melegnano, usciti in pattuglia domenica 17. La pubblicazione di queste foto in forma di vignette da parte di RADAR ha riscosso «un successo catastrofico», generando un flame memorabile. Lettrici e lettori hanno riso tre giorni dal 19 al 21 gennaio. Le foto di RADAR sono comparse come un ibrido genuino, a metà strada tra il cartoon satirico giornalistico e lo storyboard di un cortometraggio dell’ISIS sbarcato in terra milanese. Ridisegnate a mano una per una hanno dato vita a una serie unica nella vita social cittadina. I poliziotti apparivano incappucciati come miliziani dell’ISIS e sembrava che lo Stato Islamico avesse ispezionato davvero le bancarelle di Melegnano.
Alle 72 ore di gioia hanno contribuito anche i moralisti, tirando giù ogni genere di bestemmia. Alcuni, i più onesti, si sono distinti dicendo: «Non mi piace».
Altri hanno commentato diversamente. «Non si capisce», hanno scritto. «Spiegatemele». Occultando così il fondamentale preconcetto culturale, religioso, politico o psicologico con cui hanno affrontato lo spettacolo bizzarro e geniale di RADAR. Costoro con il loro occultamento hanno cercato di nascondere un pregiudizio, quindi un loro personale difetto, dietro a un presunto difetto residente nell’opera di RADAR o nei singoli manufatti giornalistici. Lasciando intendere che il chiarimento, o una spiegazione, avrebbero potuto cambiare qualcosa del loro giudizio finale dell’opera. No. In realtà intendevano dimostrare, a chiarimento ottenuto, che anche la spiegazione li deludeva e che la deludente spiegazione rendeva banale all’origine l’intera operazione, fin dalla mente dei creatori. Tutto pur di negare il fondamentale errore nella loro mente: essersi esaltati per delle brutte foto originali. È come se una ragazza facesse una festa alla moda in un club esclusivo ma, il sabato dopo, una compagna di scuola facesse una festa all’aperto con musica rock dal vivo, band emergenti e il doppio del divertimento. La festa scatenata delle foto di RADAR, consumata dal 19 al 21, è stata un duello tra il riso e il rancore, la commozione e il rodimento, la gioia e il male di vivere e la gioia ha vinto la sua umile vittoria. Il male di vivere non ha accettato di perdere ma, con nuda invidia, ha allungato le mani sulla corona. Sì, perché, vedete: nessuna spiegazione delle vignette cambierà la vostra «comprensione». I fatti, in chi soffre di preconcetti, saranno sempre comunque secondogeniti. Attaccati alla primogenitura ci sono i vostri fondamentali pregiudizi. Che guai a toccarli. Che guai a metterli in pubblico. A tutto ciò, che è un fondamentalismo tutto italiano, non verrà offerta nessuna spiegazione. Viene regalato solo un approfondimento a vantaggio di appassionate e appassionati, a sottolineare la genialità e la brillantezza dell’opera che hanno condiviso.
RADAR ha preso visione delle foto di Raimondo. Soprattutto della foto con gli agenti in tenuta davanti alla sede della Polizia locale, via Zuavi 70. Accorgendosi, con un sorriso, di qualcosa. In apparenza regolare, il linguaggio del corpo era in realtà un po’ maschilista, un po’ centurione. Un po’ esaltato. È come quando un gruppo di donne inizia a commentare un taglio di capelli, un abito, un accessorio, un abbinamento che sembrava onesto e invece rivela particolari catastrofici. È andata come segue.
AMICA CANDIDA «Che facce. Che posers. Tutti orgogliosi della loro guerra».
AMICA MALIZIOSA «Ehi! Ma quante manone sul pacco. Pubblicità per casalinghe? E funziona…?».
AMICA CANDIDA «Ma che dici» (arrossendo).
AMICA STRONZA «Va’ i politici come si mettono in mostra. Altro che pacco. Figurati se perdevano occasione…».
AMICA MALIZIOSA «Ma questo qui magro…? È sfigato?».
AMICA STRONZA «…che falliti. Sembra una foto dell’ISIS».
Contraffare con arte le foto è stata pura illuminazione. Un’intuizione originaria. Una magia di sentirsi vivi, di scoprirsi, con i propri sensi, membri del principio di gioia universale. Perciò anche il servizio fotografico del comune (malcerto e malfatto, malcelatamente compiaciuto, con angolazioni errate o inutili) è stato riconvertito al suo principio: un’operazione mediatica inadeguata, svolta da un comune che interpreta le istituzioni come una sfilata di fanatici. Un messaggio di #fondamentalismoitalico.
Lo studio del marketing ISIS permette di individuare fotografie identiche a quella di domenica 17 con i poliziotti in posa davanti a via Zuavi 70. Per i miliziani ISIS è abitudine posare in foto davanti alle sedi istituzionali conquistate, ostentando bandiere nere dello Stato Islamico stese sulle porte, ai cancelli. Lo stesso per gli ideologi ISIS, in posa fotografica nelle moschee locali, indosso un copricapo bianco.

RADARISTA 2: LA SICUREZZA, #MAFIEPOPOLARI
Il secondo radarista capta il lavoro dell’assessore Raimondo in tema di sicurezza. Il suo report offre lo spettacolo di un background mafioso.
Il testo che segue è accessibile con chiarezza. Per accedere anche al suo livello illuminante serve inserire un codice, il codice RADAR. Eccolo: disimparate a confondere l’identità delle istituzioni repubblicane con l’identità dei partiti. Tenetele separate. I partiti sono solo uno dei molteplici modi di interpretare le istituzioni, di occuparle.
La contraffazione artistica delle foto di Raimondo sottolinea un dato di fatto. Il posizionamento di Fabio Raimondo dentro l’assessorato di Melegnano è una questione di legalità. Non corrisponde ai voti della popolazione. Discende dalla spartizione di potere che i partiti nazionali stanno eseguendo nel Sud Est Milano manu militari (espressione figurata dell’antica Roma, significa: per mano degli eserciti). Cioè con una strategia militarizzata che nulla invidia allo Stato Islamico.
In principio esistevano tre generali milanesi del Popolo della Libertà. La spartizione di potere nel Sud Est Milano nacque da loro. Il primo è Mario Mantovani, ex vicepresidente di regione Lombardia, oggi arrestato per corruzione e in attesa di rinvio a giudizio. Il secondo è Guido Podestà, ex presidente della provincia di Milano, condannato a 2 anni e 9 mesi. Il terzo è Ignazio La Russa, oggi indagato per reato di peculato. I generali nominarono ciascuno il proprio centurione per Melegnano. Erano rispettivamente Vito Bellomo, Marco Lanzani, Fabio Raimondo.
Raimondo entra a Melegnano da assessore nel 2007. Non era iscritto in alcuna lista elettorale. Non fu legittimato da nessun elettore. I documenti elettorali che lo provano erano disponibili sul sito web comunale fino al 2015, oggi sono spariti. Raimondo risiedeva e tuttora risiede a Cesano Boscone nell’Ovest Milano, dove il padre fu consigliere comunale iscritto al MSI. Nel 2007 il futuro assessore Raimondo sponsorizzò dall’esterno i colleghi candidati melegnanesi. A giugno il neosindaco Vito Bellomo gli consegnò l’assessorato. Come il sindaco spiegò cinque anni più tardi, Raimondo gli era stato «imposto a Melegnano dal partito». Fu Bellomo a legittimare con i suoi poteri di neosindaco il posizionamento a Melegnano del triumviro di La Russa.
Nel 2007 Raimondo non aveva svolto nessun incarico nelle istituzioni della repubblica. Era a bottega nello studio legale di Ignazio La Russa, avvocato. Nel 2012, terminato il primo mandato, il sindaco uscente Bellomo si ricandidò a nuove elezioni con Il Popolo della Libertà e finì in ballottaggio. In sede di trattative con le forze politiche per il ballottaggio, tutti gli chiedevano se Raimondo sarebbe ritornato a casa propria. Rispose: «Tutto, ma questo no. Non si può. Raimondo me l’hanno portato per mano da Milano».
200 elettori votarono Raimondo alle elezioni di maggio 2012. Stavolta si era candidato davvero.
Come il sindaco Vito Bellomo, l’assessore Fabio Carmine Raimondo vive la vita dal lato del privilegio. Nasce e muore figlio. Di papà politici. Ne ha due, Ignazio Benito e Romano Maria La Russa. Il nome del loro attuale partito, Fratelli d’Italia, è a loro ispirato. Oggi, da assessore comunale, Raimondo è una rifrazione degli incarichi tenuti dai due La Russa: da Ignazio La Russa come ministro berlusconiano della Difesa e delle Forze Armate, e da Romano La Russa come assessore regionale formigoniano alla Sicurezza in Lombardia. Nel 2012, da candidato, lo schema tattico elettorale di Raimondo fu quello dei La Russa, lo schema delle #mafiepopolari. Chiedere voti nelle case popolari melegnanesi a dei poveri cristi, promettendo riguardi.
Ignazio La Russa, avvocato e parlamentare, è noto ai tribunali e alle forze dell’ordine. Si scopre favorito alle elezioni 2009 grazie ai voti della ’ndrangheta. Come rappresentato dal caso di Michele Iannuzzi e Alfredo Iorio, due procacciatori di voti per La Russa. Iannuzzi e Iorio sono stati condannati al carcere per corruzione e per associazione mafiosa. L’anno prima, nel 2008, le informative della squadra mobile di Milano hanno preso nota di «un contratto siglato tra il deputato Ignazio La Russa e il capoclan di ’ndrangheta milanese Salvatore Barbaro. Scopo del contratto era dirigere i voti della comunità calabrese a vantaggio del partito del Popolo della Libertà. Salvatore Barbaro si sarebbe impegnato attivamente con il massimo interessamento su tutta la comunità calabrese, garantendo i voti. In cambio, la ’ndrangheta di Barbaro avrebbe ottenuto lavoro in subappalti» (leggi D. Milosa su Il Fatto Quotidiano e un altro articolo di Milosa apparso anche sul portale destradipopolo.net).
Ignazio La Russa, patrono di Raimondo, è indagato per reato di peculato dalla procura di Roma: per sette anni dal 2004 al 2010 ha utilizzato 38mila euro, prelevando da un conto corrente aperto nel Banco di Napoli come deposito di rimborsi elettorali. È in attesa di rinvio a giudizio, cioè di convocazione al processo.
I fratelli Ignazio e Romano La Russa hanno un cognato, Gaetano Raspagliesi, in affari con la ’ndrangheta nei call center. Uno che «meno male che c’era lui» (leggi Paolo Biondani su L’Espresso 2013 e il freepress siciliano I Paternesi, pagine 9-10).
Infine Ignazio La Russa, di cui Raimondo è un centurione, nel 2009 e nel 2010 ha ricevuto 451mila euro dalla società di Salvatore Ligresti, un affarista imbottito di indagini dal 1984, protagonista del boom edilizio della Milano da Bere durante la quale era chiamato Don Salvatore. Ligresti è stato condannato per corruzione pochi giorni fa.

CONCLUSIONI
La sicurezza che l’assessore Raimondo ha portato a Melegnano è solo la sua. La sua personale sicurezza di vivere passando per la porta del privilegio. Melegnano è priva di controllo, con furti in aumento, venditori irregolari, trafficanti di contraffazione. Raimondo condivide lo stesso destino di Vito Bellomo: è un contenitore da maxi-incarico pubblico e da multi-stipendio a spese dei cittadini. Al di là di ogni tratto caratteriale non è un caso se una storia popolare su Raimondo e Bellomo, elaborata nei centri dell’aperitivo melegnanese, li disegna così: «Due gay. Anzi, la coppia gay della politica locale, i cui due matrimoni etero sono di copertura».

Lo Staff, lunedì 25 gennaio 2016 ore 6:00

radarmelegnano@gmail.com

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Satira

Andiamo al cinemà, amore mio, con La Russa, Raimondo e Salvini

ROZZANO – In foto: La Russa lo faceva per Gesubambino. Ma la folla inferocita ha voluto esaminare un altro culetto, Ignazio. Il tuo.

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Levargli un crocifisso? Mai. Invece, farsi aiutare in campagna elettorale dalle aziende chiuse per ‘ndrangheta, oh, sì.

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Guardate un po’ quello alto. Salvini gli incula il presepio.

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La Russa a Rozzano: «Gesù si mette il 6 di novembre».

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C’è un passaggio di consegne Raimondo-Salvini. Il primo dovrà rinunciare al suo presepio di buzzo buono, per ragion di Stato.

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Guarda questo video di un quotidiano merdaceo comunista.

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#tuttipiùbuoni

 

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Il nostro corrispondente politico

Un Pierconsiglio Comunale

Piano regolatore del traffico, sito web comunale nuovo, un consulente esterno per l’ufficio stampa – pover’uomo, è votato al massacro: è il capretto pasquale di RADAR. – Sono le novità di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, che chiudono le operazioni di bilancio. Le minoranze però hanno scaldato i muscoli. Bona lettù.

SALA CONSILIARE – Annuncio del sindaco, consiglio comunale di ieri sera: «Avremo il piano del traffico». «Era ora» ribattono le minoranze. In arrivo una società privata nella palazzina Trombini; e un nuovo sito internet comunale. La riunione tocca temi caldi caldi.

Sicurezza, +1 poliziotto. «Appostiamo un incremento monetario di circa 45mila euro, avremo un agente di polizia e due automobili in più, con una convenzione con il comune di Milano e altri comuni [il comune di Opera, nota di RADAR]» spiega l’assessore Fabio Raimondo, Fratelli d’Italia.
«Non è una novità – ha replicato Pietro Mezzi, Sinistra Ecologia e Libertà. – Negli anni tra il 1999 e il 2001 il comune di Melegnano fece una convenzione con altri comuni, tra cui San Giuliano, per migliorare le forze di sicurezza. A questo risultato, ci arrivate dopo 8 anni dalle elezioni». «Queste variazioni vanno a tutela della sicurezza dei cittadini, per garantire alle forze di polizia di pattugliare – ha ribadito Simone Passerini, Forza Italia, capogruppo di maggioranza. – Andremo avanti nonostante le makumbe di Tizio, Caio e Sempronio, fino alla fine del mandato».

Rabbia per l’ufficio stampa. È Mezzi ad aprire la discussione: «40mila euro stanziati per prendere un consulente esterno, fargli fare propaganda per conto del Sindaco e della Giunta – si rivolge l’ex sindaco all’assessore Raimondo, delegato alla comunicazione. – Lo trovo vergognoso: usare i soldi dei cittadini dopo l’aumento delle tasse e delle tariffe, dopo il taglio ai servizi di trasporto comunale… Non è così che si vincono o si perdono le elezioni».
«La legge italiana consente ai comuni di dotarsi di un ufficio stampa – ha risposto Raimondo. – Gli importi sono minimi. Per il 2015, i 7mila euro stanziati sono stati abbassati a 2mila; per il 2016 ce ne sono 12mila; 6mila per il 2017. È vero, siamo a due anni scarsi dalla fine del mandato, ma, parlando con la gente, vediamo che c’è carenza di informazioni, c’è mancanza di comunicazione politica. Perciò pensiamo a un professionista che gestisca il rapporto tra l’amministrazione e i cittadini. L’appello è a giudicarne l’operato quando sarà attivo. Le cifre sono comunque veramente basse».
«Assessore, lei farà comunicazione con i quattrini pubblici – sottolinea in controreplica Mezzi, – lei ci costa, assessore. Non per l’indennità, legittima, che percepisce. Ma la sua presenza qui ha dei costi superiori a quelli dei suoi colleghi, mi riferisco alla modalità con la quale è stato coinvolto in questa Giunta».
«Non è un problema di comunicazione ma di realizzazione» secondo Dario Ninfo, Partito Democratico. Prova a sottolineare anche Alberto Corbellini, PD: «È uno schiaffo in faccia ai cittadini, e lo ripeteremo sempre. Migliaia di euro per fare cosa? Per stare dietro a Facebook? Vedremo cosa succederà di qui al 2017 sui social network».

Vigilanza del campo da calcio: il vecchio custode del campo comunale ha fatto causa al comune. Dopo dieci anni di contratto, 2003-2013. Solleva la questione Dario Ninfo, PD. Ai consiglieri democrat risulta che le società sportive non siano state neutre in passato in tema di elezioni, con indicazioni su chi votare e come. «Il vecchio vigilante ha percepito una retribuzione di dieci anni, più TFR – risponde il sindaco Bellomo facendo luce; – il custode però non viene scelto perché è un amico del sindaco, caro Ninfo, è indicato su segnalazione delle società sportive che utilizzano l’impianto».
«Su segnalazione delle società? – interviene Corbellini. – Il custode del campo percepisce un’abitazione, attenzione. E vi hanno fatto il nome, e lo avete accettato? E ce lo venite a dire così, candidamente? Mi sarei aspettato di vedere coinvolti i servizi sociali, di vedere una valutazione». «Si tratta di un impianto pubblico. Sono tante le persone in cerca di una casa e di un lavoro oggi. Vogliamo trasparenza» chiude Ninfo.
Critica Luigi Martelli, Destra Civica e LegaNord in Alleanza per Melegnano: «È un modus operandi che mi fa rimanere perplesso».

Spazio Milk sì, Spazio Milk no. Il retroscena è svelato da Tommaso Rossi, Sinistra Ecologia e Libertà. «C’è pressappochismo nel modo in cui AFOL, l’Agenzia per la Formazione e l’Orientamento al Lavoro, ha affrontato la questione dello Spazio Milk. Aggiungo che AFOL usa personale da anni con contratti di lavoro atipici; con cause in tribunale, fatte dai lavoratori stessi contro AFOL e vinte dai lavoratori. L’Agenzia insomma ci ha messo largamente del suo, nello Spazio Milk. Anche l’articolo apparso sul Cittadino, che invitava a inviare il proprio curriculum, non sembra il modo migliore per valorizzare lo Spazio, abituato a procedure di selezione capillare di servizi e di operatori culturali sul territorio. Infine, sullo spazio tata – ha concluso Rossi, – un operatore solo non basta, ne servono almeno due».

Marco Maccari, mercoledì 30 settebre ore 12:53 

mamacra@gmail.com
@mamacra

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