Cronaca, Il caso

Chimica Saronio: l’iprite, il gas mostarda, il georadar di ultima generazione, il museo della pace

RIOZZO — Ciao, RADAR. Ci ho messo un po’ ma, come promesso, ti lascio qualche info sulla serata riguardante la Saronio. Gianluca di Feo — autore del libro inchiesta Veleni di Stato e attualmente vicedirettore di la Repubblica — ha tenuto una serata molto interessante, iniziando da una trattazione generale sull’utilizzo e sulla produzione di armi chimiche in Italia durante il periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale e che si è protratto (sembra) anche fino agli anni ’50.

Ha poi parlato in particolare della Saronio, nella quali si producevano iprite e gas mostarda, delle quali se vuoi potrò parlarti anche dal punto di vista medico. Si è infine aperto un dibattito sulla situazione attuale e sul futuro del terreno riozzese, nel quale sono intervenuti soprattutto esponenti e simpatizzanti della minoranza, per poi avere un ultimo intervento del sindaco Marco Sassi.

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Le fotografie presenti in questo post sono di Michelina Salandra. I diritti sono riservati.

La serata era stata organizzata proprio dalla minoranza, Solidarietà Civica Indipendente, e devo ammettere che l’affluenza è stata notevole, stupendo anche lo stesso Di Feo, raggiungendo le 50-60 persone all’incirca; negli interventi abbiamo potuto notare che le voci di corridoio sembravano aver preso più consistenza del dovuto, soprattutto quella che vuole il terreno della Chimica destinato all’edilizia. Sassi ha commentato solo alla fine, sostenendo il fatto che la richiesta di inserire il terreno nel demanio era necessaria per far partire tutti quei lavori di indagine e bonifica che invece non si sarebbero potuti attuare (attualmente il territorio è ancora di competenza del Ministero della Difesa e tutte le promesse dell’ormai ex ministro La Russa sono andate nel vento e si è dovuti ripartire da zero).
I contatti col Ministero ora sono più forti, anche con il centro di smaltimento di Civitavecchia che già si sta occupando di altri casi. C’è da dire che le sonde (3 per la precisione) inserite nel terreno non hanno mai riscontrato livelli di tossicità alti (cosa che si era verificata con la zona del Giardino a Melegnano e che aveva portato alla chiusura del pozzo artesiano lì presente) e che quindi, con buona probabilità, la bonifica non dovrà essere molto estesa.
Saranno utilizzati georadar di ultima generazione in grado di raggiungere la profondità di 5 metri e gli eventuali contenitori di residui bellici saranno eliminati in tutta sicurezza (anche dopo le rassicurazioni di Di Feo, che più volte ha lavorato con l’esercito italiano, c’erano persone che esprimevano perplessità sulla competenza dei militari).
Le domande sul futuro sono state fatte al giornalista, che giustamente ha detto: «Dovete pensarci voi, capire in che direzione volete andare nel futuro» anche se ha suggerito quanto il territorio della Saronio possa diventare interessante dal punto di vista universitario, ormai l’unico ambito nel quale si fa ricerca. Altre idee sono venute dall’assemblea che suggeriva l’istituzione di un museo della pace e simili.

Insomma, la situazione è sotto controllo ma ci vorranno parecchi anni ancora prima di arrivare a un punto, ma di certo non sarà zona residenziale (voce messa in giro dalla minoranza come se fosse presa dall’amministrazione attuale).

Marco Sassi, in questa serata, hanno cercato di attaccarlo in ogni modo. Fa pensare che l’evento volesse essere altra campagna elettorale, che da noi non si è mai conclusa ed è ricominciata subito dopo le elezioni dell’anno scorso.

D. M., lettore, lunedì 20 novembre 2017 ore 12:00 

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I lettori scrivono

«Il fascismo storico, il perfetto socialismo ideale messo in pratica»

— Del nuovo fascismo ne parla Pasolini, nei suoi scritti sul capitale, gli scritti corsari sugli effetti del neocapitalismo, per lui decisamente peggiori degli effetti dei totalitarismi storici — Pasolini non parlava di totalitarismo ma dichiaratamente di nuovo fascismo — che cambiano i corpi e cambiano il linguaggio delle comunità umane. Scritti che precorsero i tempi. Non mi avventuro nel tema banche, finanza speculativa e globalizzazione… non possiedo un’informazione sufficiente per discutere di questo argomento. La damnatio memoriae non è riuscita a cancellare il mito del duce, la cui seconda venuta sarà attesa per sempre dai suoi fedeli con aspettativa mitologica, come per ogni leader politico.

— Sono molto influenzato da Scritti Corsari di Pasolini, che ho letto. Ancora di più sarebbe Petrolio, che però non ho mai letto. Sulla Destra Mussoliniana e sul fascismo io di solito mi pongo in una posizione esterna, anche se poi vengo additato come fascista ma non provo nemmeno a negarlo. Il punto è questo: la chiave sta nel fatto che nulla fu fatto per trascendere l’idea di Fascismo che, a mio parere, rimane l’idea perfetta di socialismo ideale messo in pratica. Tuttavia in 35 di anni di fascismo storico lo stesso movimento cambiò pelle almeno 3 volte. Ovviamente i successivi neo-… si sono declinati in tutte le sue mutazioni creando spesso delle macchiette dello stesso e presentando il fianco ai suoi detrattori. Pochi hanno incarnato l’ideale originale, per molti anni nessuno, forse adesso qualcuno cerca di riprenderne l’ideale lasciando in dietro i folkloristici orpelli predappini. Orpelli che lo stesso Mussolini già odiava. Ma l’italiano è macchietta e aspetta sempre il messia.

Conversazione con un lettore, lunedì 2 ottobre 2017 ore 13:30
ilblogradar@gmail.com

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L'inchiesta ninfetta

Mussolini’s Pink Paradise: il paradiso social (e sempre roseo) del Duce

SAPETE CHE LE NOTIZIE di nuovi voti di scambio — elezioni dell’11 giugno — iniziano a sibilare sulle acque sporche del fiume? No? Ma ve le raccontiamo quando fate 18 anni. Oggi indaghiamo sui gruppi social di Melegnano: si dice che i social network siano la culla del nuovo fascismo; sarà per questo che, se apri un gruppo Facebook e invochi il nome del DVCE, vieni arrestato; se pubblichi un’orazione di Hitler su Facebook, la piattaforma ti sbatte fuori e ti ritrovi a manifestare come un randagio insieme a Lealtà e Azione; perciò vogliamo verificare il nostro stato di salute pubblica e misurare la vicinanza/distanza che, sul Lambro, manteniamo dal proverbiale manganello. Cliccate qui, accendete una sigaretta e lasciatevi ispirare dalla mvsica.

MELEGNANO NEWS: IL POSTACCIO (PREDESTINATO) 
Primogenito dei gruppi locali; dotato, per volontà degli dei, dell’energia di 4500 iscritti; governato dagli invulnerabili legislatori Iommi, Vailati, Dimino, Melegnano News è il gruppo più longevo e la sua diretta genealogia dall’Olimpo – Iommi è figlio di Dio – lo rende, secondo i parametri della rete, il gruppo più affidabile; del resto, Vailati aiutò i Britanni a respingere i Baresi. Concepito per collegare cittadinanza e amministrazione comunale, Melegnano News è il postaccio con buone potenzialità, a cui riesce il compito di facilitare le relazioni tra i mortali – e di preparare la lenta candidatura di Dimino.

MELEGNANO NOTIZIE: LA PALESTRA TRVCIDA
Sorto nel 2011 da un manipolo di estremisti, profughi da Melegnano News, è stato casa e palestra (e ufficio) di personaggi locali invasati per il MinCulPop de noantri. Girone da stadio fortemente politicizzato; recinto di propaganda mascelluta un po’ neonazi, un po’ porchettara, Melegnano Notizie è il tempietto della dea Intolleranza sul Lambro: è stato, nella percezione degli utenti, il maggior generatore di messaggi intolleranti e razzistoidi confezionati da ‘ste parti. Per quasi quattro anni ha fatto uso di linguaggio estremistico e di incitamento all’odio inter-etnico, con cancellazioni, ban, minacce private agli iscritti, per via di una protesta, una lamentela o, semplicemente, un’opinione divergente. L’amministrazione comunale con una mano se n’è sempre lavata le mani ma, con l’altra, gettava LVCE E PROTEZIONE sugli istigatori di piazza.

Striscia dal fumetto «Quando c’era LVI»

LA VOCE DI MELEGNANO: LA GIARGIANATA
Ogni maledetta volta che pensi di postare qualcosa su La Voce di Melegnano, lasci perdere perché o nessuno legge, o qualcuno cancella. Nato nel 2016, conta 1200 iscritti. È il gruppo vipparo: qui una parte dell’élite politica locale ha costruito una villeggiatura social e vigila sugli iscritti, ogni tanto prova a dirigere il loro consenso a destra o a sinistra. Oggi si distingue per i toni smussati e anti-dolorifici ma ha saputo fare ricorso a cancellazioni di post e BLOCCO DI VTENTI. Nel 2017 fu bannato uno degli amministratori e fondatori, il dott. Pippo Ricotti, il figlio del Partigiano. In questo, il gruppo è il più degno successore di Melegnano Notizie preso nei suoi anni d’oro. Però, versione chic.
La giornata del 15 dicembre 2016 è un emblema del giargianesimo vip della Voce. Davide Bellesi, amministratore, minacciatore di sanzioni OT, quotidianamente additato come admin politicizzato ma non per questo stanco di mentalizzare gli utenti con dita pericolosamente orientate al comunismo, ti propone con la destra di trattare solo tematiche di Melegnano ma, con l’altra mano, si presenta come il Gregory Nicotera che mancava ai social locali.
Un mentalista e messianico Bellesi agiva alle 18:30 di giovedì 15 dicembre 2016, quando un post di Fabrizio Villanacci chiama in causa Adamo ed Eva per spiegare il mondo: «Se mi è permesso, VORREI PARTIRE DA PLATONE per spiegare Melegnano» è l’esordio-piuma di Villanacci (ore 18:30 circa).

Silenzio.

«Fabrizio.
Sei partito troppo alto.
Soprattutto qui.
Sulla mia pagina.
Dove solo io batto i tastini, e batto e ribatto finché godo come dico io. Mi capisci, beato novizio?» (Davide Bellesi, 15 dicembre, ore 18:45).
Fabrizio modifica il post: «Così va meglio, Maestro?» è la risposta delle 18:51.
«Fabrizio.
Le prese in giro sono terminate.
Spiegami di cosa vuoi parlare che sia inerente alla realtà di Melegnano o sarò costretto a non ritenere idoneo il tuo post» (è il manganello che appare alle 18:56).
«Non ti sto prendendo in giro, assolutamente» (ore 18:57).
«Quello che scrivi è solo un dato di fatto» (manganello delle 19:02).
«Certamente, Maestro» conclude Fabrizio, mentalizzato entro le 19:04.
Ha l’idea di parlare Paolo Anghinoni di Melegnano Web Tv. Leggete come il Maestro lo blasta senza neanche un segno della croce.
«Davide: domenica non hai bannato il post di SEL che trattava della Costituzione. Come mai? La giri sempre a tuo favore e non usi lo stesso metro con tutti» (propone Paolo Anghinoni alle 19:51).
«Eh, no.
Caro il mio Paolo Anghinoni.
E poi non usi il “Maestro”.
Che è il solo motivo per cui Fabrizio non giace schizzato di sangue sotto i nostri commenti» (è il manganello che prude alle 19:57).
«Seguo il tuo ragionamento, ma se vuoi parliamo d’altro» replica Paolo Anghinoni, ore 20:00.
«Ripeto. E tu ripeti con me, Paolo:
non si è mai realizzato quello che dici.
La colpa del singolo membro di questa pagina di aderire ad altro rispetto a quello che dico è solo sua, caro Paolo.
E i vari gazebo, che tu sostieni di avere visto, sono apparsi solo a mia discrezione» (ore 20:03).
«Mi permetto di scrivere su questa pagina perché è solo per carità di patria che non posto la foto della targa dell’automobile che occupa illegalmente il piazzale delle Associazioni!» osa Giulietta Pagliaccio, di L’Abici/Fiab, il 15 dicembre.
«Giulietta. Non è solo per carità di patria» la convince il Maestro. «Il motivo per cui non posterai la foto della targa è la legge sulla violazione della privacy. La mia legge» (quella delle ore 19:37).
Invece, se a parlare è una signora con una bella foto, il Maestro la indora: «#InVizzolo in inverno non sei solo!!! Anche quest’anno il comune di Vizzolo consegnerà i farmaci a domicilio alle persone in difficoltà. L’intervento è gratuito!» pubblica l’assessora vizzolese Francesca Lembi il 15 dicembre.
«Bravissimi, bellissimo! Qualcuno sa dirmi se un servizio simile c’è anche a Melegnano ed a come ci si può rivolgere?» reagisce il Maestro alle 16:44, blastando anche l’ortografia. «Massimo!? Ne sai qualcosa?».
Più probabilmente Massimo — alias Massimo Codari, admin pari grado del gruppo — si metteva le mani nei capelli.

CONCLUSIONI
Proviamo a scriverlo, vediamo come suona: a Melegnano, sui social sono finiti gli anni dell’Era Fascista. Le radio sono fuori uso. Le personalità che la sera infiammavano l’immaginazione di mamme neofasciste e di giorno godevano di un tetto e di una casa offerta dal santo in parlamento, sono fuori scena, fuori moda. Mussolini si aggira in spirito e polpette sul borgo del Lambro ma trova solo qualche testa di politico, qualche bar infrattato. Resta la tentazione di giocare ai fascisti in consiglio comunale: ve la raccontiamo domani. Questa sera, quando vedrete un bambino, dategli una carezza. Ditegli che Melegnano è liberata dalla piaga del fascismo online. Per un po’.

Lo Staff, martedì 16 maggio 2017 ore 6:00 

radarilblog@gmail.com

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Il caso

Destra, attenzione alla Procura

MELEGNANO – «A Melegnano esiste un blog che si dichiara del tutto apolitico ma guarda caso non perde occasione per attaccare chiunque sia di destra, a partire da sindaco e giunta comunale e finendo con noi ed altri dell’ambiente della destra cittadina che facciamo attività sul territorio. Si dichiara apolitico e critica solo noi. Ma mi chiedo, se veramente sei neutrale come dici, perché del Pd e Sel non parli mai? Eppure ce ne sarebbe da dire tante su di loro! Purtroppo il tuo problema è di natura esistenziale, la destra in città esiste ed è anche ben messa, fattene una ragione», scrive un militante, responsabile tra l’altro del defunto gruppo Melegnano Notizie.

Rispondiamo solo a domande utili. Le migliori risposte, il militante le ha ricevute sul suo gruppo quando ha proposto la promozione dei diritti dei bambini scrivendo no alle adozioni per le coppie omosessuali: «A noi la famiglia piace così»:

1. «Wow! Dal 1946 sponsorizzate l’ideologia medievale… Che figata! Organizzate rievocazioni storiche?».
2. «Puoi opporti quanto ti pare, ma stai pur certo che un “partito” o “movimento” con 0 SEGGI in parlamento, senato, consigli regionali e parlamento europeo non verrà mai ascoltato. E MENO MALE!». E molte altre via dicendo.

La sinistra melegnanese? Ne abbiamo scritto a suo tempo. Poi ha dimostrato in tribunale di essere pulita. Tocca alla destra dimostrarlo. Ma non alle nostre attenzioni. Alle attenzioni della Procura.

Lo Staff, lunedì 26 ottobre 2015 ore 10:26

radarmelegnano@gmail.com

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I nostri servizi

Gino’s Barber Daily Special

Un romanzo è stato in molte mani quest’estate. Mani giuste. Non lo trovavate in giro. L’editoria aveva fatto problemi: «Sì, ma già come presenti la storia, Gino, con questa prospettiva…». Edizione limitata; crowdfunding con 400 copie numerate; firma dell’autore. Con dedica: questa qui davanti dice: «In questa storia non eri nato, forse nemmeno eri un’idea, ma ti voglio bene». Inizialmente la richiesta era di 2000 euro. Grazie al successo dell’operazione preliminare, sono diventati 4800. La casa Infinito Edizioni di Formigine, conosciuto il successo, ha contrattualizzato il volume. Ottobre 2015 il lancio nazionale.

Il Barbiere Zoppo, è questo il nome del libro, è una prosa che si è scritta con il cuore. E con molto orecchio. Gino Marchitelli si dipinge come un mero elettricista ma col cavolo che lo è, è un narratore che ha sviluppato una dote affabulatoria definita, allenandola sul testo a canzone. La musicalità del suo stile si ottiene con strumenti semplici, appena usciti di lavorazione. Il profumo è di legno e parti metalliche. Le prime righe del capitolo Braccàno, memorie: «Angelo si svegliò all’improvviso, nel silenzio dell’alba un gallo piuttosto indisponente non la smetteva di salutare il nuovo giorno. Allungando la mano sul corpo liscio e caldo di Lidia, si sollevò sui gomiti per osservarla ma la finestra filtrava poca luce. Aprì leggermente le imposte, il cielo era scuro, nuvole basse e nere passavano velocemente sospinte dal vento che piegava le fronde dei pioppi lungo il ruscello. Aprì leggermente i vetri per inspirare il profumo di quella terra, di quei luoghi che lo avevano visto nascere. L’aria era frizzante, fresca e lo fece leggermente rabbrividire» (pagina 154).

Il Barbiere Zoppo ritesse la storia – vera – delle comunità marchigiane di Braccano e Matelica. Due ambientazioni: il 1969, anno di rivoluzione dei costumi e del sentire, e un cupo 1937-1944, riportato in vita dolorosamente e luminosamente con la lettura di un diario di resistenza. La protagonista è l’adolescente Lidia, cresciuta in Puglia nel mare cobalto del Sud. Il viaggio della ragazza ci farà incontrare travolgenti amicizie, l’amore di una vita, e un vecchio misterioso, né saggio né eremita: un sopravvissuto, portatore di memoria.

Il Barbiere Zoppo, libro e legname da artefice, libro nei libri – i flashback del diario e della bottega di barbiere si alternano con disinvoltura a schede sull’impresa d’Abissinia e foto d’epoca della colonizzazione italiana – è lo sforzo di tendere due archi, quello della Resistenza e quello della cultura giovanile italiana anni Sessanta, della memoria storica popolare e delle verità abissine obliate. Il Barbiere Zoppo è il romanzo di formazione di Lidia. La letteratura la fa la riflessione personale di Marchitelli sulla figura del sopravvissuto. Su Aurelio, il vecchio superstite dei lager che vive con le voci dei partigiani, su Primo, il barbiere tornato dall’Africa come marito e padre, marchiato – con invidia – come eroe di guerra. Leggeremo avanti, Gino, in quali frutti si comporrà questa riflessione.

Marco Maccari, 22 settembre 2015 ore 12:41

mamacra@gmail.com
@mamacra

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Il caso

Casa chiusa «Melegnano N.»

«I politici hanno espresso solidarietà agli amministratori per i continui attacchi al gruppo di Melegnano Notizie, è evidente che quando si va bene si comincia a dare fastidio agli altri» (3 febbraio 2015, ore 3.52pm).

Otto anni fa la città conosceva un cambio di passo notevole. I giovani tornavano ad amministrare, il sindaco 37enne – vinta una campagna elettorale con poco favore dei giornalisti – era uno dei nuovi leader di fine anni zero. Comunicativa semplice, carisma, nulle velleità intellettuali. Gli avversari? Critici validi e spietati. La squadra di coetanei? Pronta a sostenerlo.
Oggi quell’Amministrazione, messa alla prova dal medioevo prossimo venuto – con esiti che non sono i blog/giornali a giudicare – ha dovuto navigare o affondare e rivela su quali voti reggesse la sua autorità.
Ladies & gentlemen, diamo il buonasera alla quintessenza del vittimismo, l’anima chiagn’ e fotte che uccide la città e benvenuti nell’era dell’informazione, il 3 febbraio, giorno zero, lo staff di RADAR ha denunciato chiaro il comportamento razzista e i contenuti discriminanti di un numero di internauti di partito, elettori dell’Amministrazione comunale nelle file di Fratelli d’Italia e Forza Italia: «Solidarietà per i continui attacchi» dite, politici? Detto davvero? Avete detto loro anche «state andando bene»?

Melegnano Social, villaggio discriminazione?
Ma perché. Melegnano Notizie a noi piaceva. Era come una cantante di porto: schietta con tutti specie nei suoi obiettivi. Quei messaggi che fiorivano al momento giusto? Delizia. Pescando tra i post a contenuto sensibile dell’ultimo mese, è un «E gli zingari fuori dalle palle!!!» ad accoglierti il 26 gennaio 2015, ore 14.42. Parola del Signore. Sui contenuti sensibili – etnia, razza, sesso, religione, opinione politica; e gli Amministratori cittadini sono avvocati – il legislatore italiano è esplicito e le netiquettes seguono norme espresse: ma per certi vostri elettori il problema sei tu. «Certi italiani che purtroppo hanno questa nazionalità che credono di essere aperti mentalmente invece è meglio si facciano curare» (18 gennaio ore 00.56). Che strano: qualche tardone che non ha mai fatto testo lo chiama Stato di Diritto. E so’ ragazzi. Sì, di quelli che negli anni Sessanta avrebbe abbracciato il Viet Nam.
Dopo l’etnia, religione. Al di là di indire un sondaggio che cattura tra l’1% e l’1,9% dei consensi della popolazione cittadina reale, si pesca: «Qui NON siamo noi che dobbiamo stare alle loro menate mentali, perché al contrario se vai al loro paese bisogna rispettare la loro di cultura (io la chiamo menate mentali). Pur non essendo praticante, è un discorso di PRINCIPIO» (18 gennaio ore 00.36). È un non praticante di cultura, cercava di dire.
Luogo di culto islamico in città? Stralci dal dibattito: «Inizia a trovare una dozzina di maiali, di quelli belli grossi… potrebbero servire!», il 14 gennaio alle ore 21.03. «Esiste l’opzione costruiamola con pelle e ossa di maiale?», 15 gennaio alle 23.18. «Invece della moschea costruiamo un forno crematorio per bruciarli», 15 gennaio alle ore 7.37. «Facciamogli costruire ’sta moschea, ho un paio di amici che hanno i maiali, glieli libero dentro», 15 gennaio alle ore 14.16.
Ovvio, battute. Questa invece suona seria: «Speriamo che l’unica cosa buona che ha fatto il sindaco la porti avanti questa decisione» (14 gennaio alle ore 21.29). «FORZA VITO SIAMO CON TE, NON MOLLARE!!!!!» (14 gennaio alle ore 23.56). Se l’ha detto lui.
In dialetto il diritto lo aggiri: «Ciapai a pesade nel cu’ mentre ien in genog a prega chel mao mao» (14 gennaio alle ore 23.30).
Sondaggio d’opinione e qualche fesso dice sì alla moschea: «Se clicchi su i tre che hanno votato vedi i loro volti», 14 gennaio alle ore 23.31. Discriminazione sessista? «Viste, ma le due donne perché non hanno messo il burka o il velo?», 14 gennaio alle ore 23.33. Violenza verbale come metro di confronto? «Invece io faccio prima e glielo ributto in pancia in modo che chi sputa poi gli ritorna!», 15 gennaio alle ore 23.45. Ma sei un grande! Discriminazione politica? «Daje sotto! È un grillino, niente di buono può portare» (16 gennaio alle ore 0.18). Grillo, male accetto sotto il Duce.
Vilipendio al Capo dello Stato? «Così come il prossimo presidente della repubblica sarà deciso da loro, un altro vecchio da mantenere a 10mila euro al mese di sinistra» (18 gennaio ore 00.59). «È vero ci ritroveremo un altro rimbambito» (18 gennaio ore 1.34).
Se ci credi, puoi e gli effetti sono misurabili: «Credo anche la maggioranza (anzi ne sono più che sicuro) la pensiamo così» (15 gennaio alle ore 14.02). «Sono loro che negano l’evidenza, non penso di essere io il disinformato che guardo il Tg5 o Matrix, o leggo “Il Cittadino” o “Il Giorno” o addirittura il Corriere della Sera» (15 gennaio alle ore 15.27).

2014, +25% di discriminazioni e il pretesto della crisi (clic all’articolo)
Sindaco Bellomo e Assessore Raimondo, è lo hate speech online. Il 71% delle comunicazioni discriminatorie di natura etnica e razziale transita sui social – contro il 19% dei giornali, dati 2012 – e in una realtà in cui la comunicazione è tutto, e in cui l’informazione quotidiana viaggia sulle piattaforme web, il nostro stile di vita cittadino non vuole essere definito dagli insulti razzisti scritti sui social gestiti dai vostri colleghi di partito: assessore e sindaco, dire zingarate contro ’i zingari, ca* neri agli africani, scimitarre sugli islamici, ma è libertà d’espressione, secondo voi?!
Quanta tolleranza per l’intolleranza. C’è un protocollo europeo sul cybercrime (2011): e vi vota chi discrimina, fa apologia di violenza, di fascismo, di reato? «RADAR sostiene Charlie Hebdo che disegna i trenini tra Padre Figlio Spirito Santo, pubblica le foto di MEA, e fa la critica a me sui contenuti sensibili?» (ribattono i vostri attivisti). Certo; prerogativa dei più sexy. Ma non saremo noi a gridare «giornalismo, sola igiene del mondo». In città ragionano che «a chi è in Comune conviene che CI SIA gente così. Fanno proseliti». La cancellazione da quel gruppo che lega il nome della nostra città a discriminazioni antecedenti lo Stato di Diritto è un bene, ha ottenuto consensi al blog e ha tolto al nostro staff un peso di cui si voleva liberare. Decine di utenti come noi – che non fanno politica ma hanno una professione – salvano e custodiscono commenti e dichiarazioni letti nei gruppi. È il destino dei social. Specie quelli chiusi: non hanno da temere nulla, hanno solo da sperare (che non entri mai la Polizia postale).

State tosti,

Lo staff

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Fate un viaggio in UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, aficionados.

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