Satira

Elezioni regionali 2018: le pagelle caine

OGGI PARLIAMO dei Fantastici Quattro, come li abbiamo definiti qualche settimana fa. Si tratta dei quattro politici melegnanesi che hanno tentato la sorte alle elezioni regionali del 4 marzo, in cerca di un posto di prestigio — se non di potere galattico — nel consiglio regionale della Lombardia.

UMANI, TROPPO UMANI, UMANISSIMI

Come oggi sappiamo nessuno di loro c’è riuscito, confermando, com’era prevedibile, la portata “locale” dell’eroica attività dei nostri quattro Super Eroi. Gli Eroici Quattro localmente se la cantano, se la recitano, se la suonano con più strumenti e a più voci, battono le mani, saltano sulle mani e battono i piedi, invadono Facebook come i migranti, assumono ogni immaginabile forma: sparano fuoco dagli occhi, fanno la pipì multicolore, moltiplicando i pani e ci spalmano sopra i pesci dividendo il Lambro in due ma, inevitabilmente, all’indomani delle elezioni si perdono nelle retrovie, a confronto con realtà più attrezzate, consolidate, smaliziate, smisurate, infine un’ultima parola che finisce in -ate. Il bagno d’umiltà è scrosciante e cade come il sudore del dio Giove quando a letto gli va male; lo shampoo della dura realtà dei fatti è spietato, sbalordisce e succubisce, scudisce ed emoglobisce e porta via anche un po’ di capelli; e mette tutti di fronte ai propri limiti umani, troppo umani, anzi umanissimi. Come quelli di tutti noi.

Partiamo dalla sfida a sinistra. La notizia rilevante è che a Melegnano la sinistra esiste ancora e due supereroi nostrani hanno voluto combattere proprio per contendersi il posto di rappresentante locale della tradizione di sinistra.

PIETRO MEZZI

VOTI TOTALI 708
VOTI A MELEGNANO 189
Niente, eh. La pensione gli fa proprio schifo. Ha fatto il suo tempo e lo sanno tutti, probabilmente una volta o due glielo avrete fatto notare anche voi modestamente a bassissima voce, ma lui, ahah! ride dei mortali limiti umani. E non si ferma. Non si ferma e anzi stavolta ha scelto proprio — è il supereroe veterano dei quattro e deve dare un esempio supereroico — la strada più difficile. Quella di LIBERI E UGUALI. Notoriamente il partito più amato dalla sinistra. In una corsa solitaria sia contro Fontana sia contro Gori.
Uomo dell’impossibile, stavolta ha scelto la lista sbagliata ed è finito in una buca senza fondo come una pallina da golf. Uomo coi baffi, si è accorto che chi taglia il pelo perde il vizio: risultato, nessun eletto in regione per la lista LIBERI E UGUALI e nessuna possibilità per Super Pietro ex Sindaco di Melegnano, che si è classificato quarto, con 708 voti (contro i 1.723 del primo), dei quali solo 189 conquistati sul terreno di Melegnano. In cerca dell’ennesima giovinezza.
Coraggiosissimo
VOTO: 3,5

LUCIA ROSSI

VOTI TOTALI 200
VOTI A MELEGNANO 139 
Ma se Dio ha inventato i partiti, un motivo ci sarà, no? Per esempio, i partiti hanno una struttura, una rete, sono organizzati. — Poi qualcuno scappa coi soldi, però, dai; mica sono questi i problemi degli italiani. — Ma, se vali, il partito — questa straordinaria invenzione di Dio — ti nota e ti fa fare qualcosa di più; invece il tempo passa, i partiti continuano a suscitarle orribile orrore e lei è costretta ogni volta a fare sempre tutto dal punto di partenza.
Per favore presentatele Dio. Auto-condannata alla ricerca continua di visibilità, online e offline, neanche fosse Lucifero, alla fine la sua candidatura le poteva servire per contendere localmente la posizione a sinistra al suo ex socio Super Mezzi, con il quale ha voluto salvare il mondo un paio di stagioni fa. Ha scelto di candidarsi nella lista LOMBARDIA PROGRESSISTA sotto lo slogan il voto di sinistra per battere la destra, a supporto di Gori. Una candidatura “contro”, niente di nuovo (e neanche di buono, visto l’esito). Risultato: anche qui nessun eletto in regione e Super Lucia nella sua lista arriva nona con soli 200 voti, dei quali ben 139 ottenuti a Melegnano. Con un collegio di 3.000.000 di abitanti e più di 130 comuni, Milano compreso, è chiaro che fuori da Melegnano non la conosce praticamente nessuno.
Una senzadio
VOTO: 4

Passiamo al campo avverso, la destra, quella che oggi è la maggioranza in Regione.

VITO BELLOMO

VOTI TOTALI 860
VOTI A MELEGNANO 449
Voleva andare a Roma e lo diceva da tempo a tutti i suoi interlocutori. Ma, per lui, nelle liste di FORZA ITALIA alla Camera e al Senato non c’era posto. Cadendo così sul suo coccige ampiamente consacrato al berlusconismo, si è gettato precipitosamente e con un ritardo incolmabile, imperdonabile e a dir poco comunista, sull’unica candidatura rimasta, le regionali, andando a scontrare il suo muso vagamente milanesoide con politici preparati, conosciuti, organizzati con migliaia di voti e partiti molto tempo prima di lui.
Per le elezioni con le preferenze bisogna essere conosciuti, oppure, essere veramente forti localmente, come ha dimostrato il Sindaco di Paderno Dugnano, Marco Alparone, altro ex mantovaniano, che nel suo comune ha preso la bellezza di 2.984 preferenze. Una volta Bellomo contava sull’appoggio di Mario Mantovani, ma questa volta Mantovani non c’era più, e non c’erano più neanche i suoi voti: l’ex Sindaco si è fermato al nono posto, sotto quota 1.000, lontano dai big della sua lista con 860 voti, gran parte dei quali (449) recuperati nel “suo” Comune. A Milano, e negli oltre 130 comuni della provincia, Super Vito non ne ha trovati molti altri.
Sprovveduto
VOTO: 3,5

FABIO RAIMONDO

VOTI TOTALI 1.125
VOTI A MELEGNANO 117
Buono per qualsiasi Comune. Non importa dove, una candidatura non la rifiuta mai, anzi: la cerca. Candidato a tutto e a qualsiasi cosa, persino al posto di commesso che tua sorella ha messo in vetrina ieri, politico “di ventura” per professione, il super-rappresentante di FRATELLI D’ITALIA ha prestato la sua opera politica e amministrativa in più di un comune dell’area metropolitana, sapendo che la cosa (mah, chissà, tutto sommato, in fin dei conti, in fin della fiera, ma infatti sì, ma in fondo dai, mai stare senza, mai dire mai, tanto va la gatta, yes we can, tanto ci provo, macchemmefregammé, hasta la victoria, frate ce l’hai una paglia) lo avrebbe potuto aiutare.
Dovendo lavorare ovunque si è fatto crescere due braccia e due gambe in più; ma adesso ha scoperto che fa “terrore” ai bambini. Il 4 marzo ha preso voti su ampio raggio, dimostrando una presenza, una conoscenza dei numeri sul suolo metropolitano e un fervore propagandistico a dir poco “islamico”; piazzandosi a ridosso dei primi del suo partito, unico dei quattro super eroi “melegnanesi” a superare quota 1.000 e “rastrellando” 1.125 voti, compresi i soli 117 ottenuti a Melegnano. Ma Super Fabio in campo non ci va. Eterno secondo nella sfida con FRANCO LUCENTE, altro super eroe locale e Sindaco di Tribiano, da sempre suo concorrente all’interno del partito, che, con 2.483 voti, lo ha staccato in modo evidente.
Fedele al suo partito, indifferentemente rispetto al luogo, al dove, al territorio. Boia chi molla.
Politico di ventura
VOTO: 3

PS cattivissimo: comunque niente paura, ragazzi, l’anno venturo ci saranno le elezioni europee! Potete sempre candidarvi un’altra volta. Collegi elettorali grandissimi, milioni di elettori, magari qualche voto in più lo prendete! Però credendoci.

NoiSiamoCaino, lunedì 12 marzo 2018 ore 11:24

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L'inchiesta cinica

Bellomo vuol dire sfiducia

METODO MANTOVANI a Melegnano, politici melegnanesi favoriti dal Faraone: arriva la conferma dall’ambiente sudmilanese di centrodestra e di Forza Italia. Risultato: confermati i benefici ottenuti dal vertice melegnanese Bellomo-Rossetti-Passerini. Il blog RADAR ha raccolto dichiarazioni d’intervista registrate e protette come fonti giornalistiche. Con nuovi dettagli: come la storia di una giovane donna che dichiara un’avance ricevuta da Mario Mantovani: «Mi propose personalmente di frequentare un corso di studi. Mi avrebbe pagato la retta lui, per qualche migliaio di euro», dice. Per poi «tornare al suo cospetto ed essere collocata in una fondazione a fare i suoi interessi».

Mantovani, in carcere a San Vittore con accuse di reato, è tutt’ora in grado di muovere i suoi contatti sulla scacchiera. «Perché il suo metodo non era percepire né dare mazzette. Era di posizionare uomini – dichiara un attivista di centrodestra sudmilanese, 50enne. – Come a Melegnano, con Rossetti in Ferrovienord Spa, con Passerini in Confcommercio a Milano in Porta Venezia. Poi ci sono altri aspetti del consiglio comunale di Melegnano. Come il consigliere Rocco Tripodi, posto all’interno delle responsabilità sulla Cerca-Binasca per tramite dell’architetto Locatelli di Melegnano e di Stefano Maullu».

Il metodo Mantovani era questo da sempre, in Melegnano. Alle recenti convocazioni elettorali – regionali, europee e ancora regionali – il nome del candidato Mantovani veniva spinto senza dichiarato motivo. Dal 2014 RADAR è in possesso di un dato: «Spingere Mantovani, perché così è» erano le disposizioni diramate dai vertici locali.

È confermato che Simone Passerini, 37 anni, sia stato inserito in Confcommercio tramite la corrente mantovaniana? «Sì – risponde un’attivista 47enne. – Per quanto riguarda Melegnano, Simone Passerini, come Pier Antonio Rossetti, come il sindaco Vito Bellomo, sono stati frequentatori della residenza privata di Mantovani. Ci sono state anche delle cene. È più che possibile che Passerini faccia parte della Confcommercio grazie non tanto a Mantovani direttamente, ma all’ambiente di Luca Squeri». Il quale è un mantovaniano d’acciaio. «Passerini ha avuto e ha tutt’ora rapporti con Squeri. Politica. Sostegno in campagne elettorali» conclude.

Confermato l’ingresso del presidente del consiglio comunale di Melegnano Pier Antonio Rossetti, 40 anni, in Ferrovienord Spa come vicepresidente del consiglio d’amministrazione, su azione di Mantovani. Un curriculum peraltro privo di macchie: «Rossetti non ha scelto l’ambiente giusto per lui – osserva un elettore. – Entra in Ferrovienord e poi ripartono i lavori per la stazione. Chissà. Magia».

Confermata la tesi sul sindaco Bellomo, 45 anni, autonominato vicepresidente della Fondazione Castellini «per presenza di Mantovani – afferma un elettore quarantenne, persona informata. – Però attenzione, in Castellini Mantovani è una presenza implicita. Mantovani era nella sanità; Mantovani in Melegnano aveva un suo uomo; è scontato che lo inviti a inserirsi in una delle fondazioni più importanti, che fattura tanti soldi. Lì dentro è una cordata creata da Bellomo. Dispiace sapere che ci sono queste persone a piede libero che fanno ancora quello che cazzo vogliono. Mentre le persone normali non hanno il coraggio di parlare. È più normale la normalità o il suo contrario?».

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E l’ingegnere Angelo Bianchi? Invitiamo i lettori ad avventurarsi nell’ultima parte del testo. I documenti su Bianchi esistono. Negli atti pubblici – oggi in mano alla minoranza del Partito Democratico – Angelo Bianchi risulta commissario di gara nell’appalto per il cimitero comunale. Sul cimitero pendono, afferma la minoranza Destra Civica-LegaNord, «un progetto da 11 milioni di euro» e «un illecito». Bianchi Angelo compare ripetutamente nel contratto.
A maggio, nonostante l’arresto del 2008 e il rinvio a giudizio del 2012, Bianchi ha ottenuto un incarico in Brianza per l’Asl di Monza, valore: 23.910,73 euro. Delibera 304. Il suo arresto? Il suo rinvio a giudizio? Risposta: «Non incideva sulla moralità professionale di Bianchi», del direttore generale di Asl Monza Matteo Stocco (clic a un articolo da mantenere in evidenza). *
Leggere attentamente le parole di Stocco. Saranno le stesse che userà il sindaco Bellomo, mantovaniano, con la sua maggioranza (mantovaniana) nella commissione d’inchiesta sull’ingegnere (mantovaniano) Bianchi, per giustificarsi.

«Ora è chiaro – commenta Mario, melegnanese, 29 anni – perché Bellomo a Melegnano non ha mai voluto parlare di mafie, di commissioni antimafia, di corrotti, di legalità».
Vero. Prima venne Vivenda, appalto per la mensa degli scolari nel 2014. Messa sotto inchiesta giudiziaria nel 2015 in Mafia Capitale, oggi sotto la vigilanza della magistratura e il controllo del tribunale.
Ora viene Bianchi, accusato di reati e di possedere «spiccata capacità criminale». * *

La sfiducia nei confronti dell’amministrazione Bellomo è realtà. In questo contesto, le elezioni 2017 sono battaglia ripida per il centrodestra. La schiena dritta di Fratelli d’Italia, eletta in maggioranza con il sindaco, è al giudizio dei lettori: il Broletto di Melegnano copre più di un attivista e simpatizzante di Fratelli d’Italia che vive in debito monetario nei confronti del comune. I rappresentanti eletti nelle minoranze hanno grandi responsabilità.
I rappresentanti della maggioranza in Forza Italia devono, invece, scegliere da che parte stanno. Questa prossimità politica nei confronti dell’illegalità stride con i titoli di giornale, quando, nel 2012, elevavano Vito Bellomo come vivente «orgoglio di scelte vincenti» (Il Cittadino, 1 maggio 2012, leggibile online). Stride con chi, mai stato Bianchi, ha scelto Melegnano per vivere da uomo e donna liberi.

Lo Staff, mercoledì 28 ottobre 2015 ore 20:56

radamelegnano@gmail.com

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In dettaglio: «In riferimento all’articolo 38 del Codice Appalti, si evidenzia che, secondo quanto previsto alla lettera c, non è necessario richiedere il certificato dei carichi pendenti. Ricorre una causa di esclusione dalla gara allorché sia stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’articolo 444 del Codice di procedura penale, per reati di grave danno dello Stato o della Comunità, che incidono sulla moralità professionale». 
Stocco dice anche: Bianchi aveva fornito «autocertificazione del possesso dei requisiti di ordine generale, di cui all’articolo 38 del Codice degli Appalti, insieme alle dichiarazioni relative al possesso degli ulteriori requisiti di capacità professionale». L’Asl di Monza alza le mani.

* * Sospette le affermazioni del sindaco Bellomo in tema di legalità, specie sul negozio di via Lodi 39 che, ufficialmente sequestrato alla criminalità organizzata da un organo competente della repubblica italiana, per lui «non si poteva dire sequestrato alla criminalità organizzata» (consiglio comunale di Melegnano del 17 giugno 2015). Dichiarazione avvenuta nella sede di un’istituzione cardine della repubblica. 

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L'inchiesta

Il «sistema illecito» di Melegnano

Dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari. Il «sistema illecito» di Melegnano: intercettazioni, testi, indagini della Procura, tutto sulla «turbativa di appalti» nell’Azienda Ospedaliera: la prima parte del servizio pubblicato un anno fa su Il Melegnanese.

Il Professore. «È vero che ci poteva essere corruzione. Ma non puoi trasformare, per un po’ di corruzione… distruggere tutto. Questo è il punto del problema. Cioè: la legalità è… non è un valore, è una condizione. Quindi se tu la tratti come l’unico valore che un Paese ha, scassi tutto. Eh. Cioè… l’illegalità. L’illegalità c’è in tutto il mondo, bisogna trattarla con con con normalità… non farla diventare una… ogni volta una crociata su qualsiasi cosa, eh. Così distruggono tutte le nostre aziende all’estero. Per… ma è mica possibile… mica…». Parla Gianstefano Frigerio, principale indagato nell’inchiesta sugli appalti di Expo e della sanità lombarda. La dichiarazione è avvenuta nel suo ufficio il 12 aprile 2013. È leggibile tra le intercettazioni contenute nell’ordinanza del 6 maggio scorso, firmata dal giudice per le indagini preliminari Fabio Antezza, Tribunale di Milano. Riprodurre la dichiarazione di Frigerio è di rilievo pubblico evidente: esprime una mentalità opposta a quel concetto di legalità attorno al quale in questi anni la società civile melegnanese si sta dando da fare per il bene comune, in modi sempre nuovi. Ma quella mentalità operava a Melegnano dall’interno. Gianstefano Frigerio (parlamentare classe 1939, tessera DC, poi forzista) o, come viene chiamato dagli intercettati, il Professore, oggi è agli arresti e in custodia cautelare. È indagato come «capo, promotore e organizzatore» di un’«associazione criminosa» operativa a Milano presso la Onlus Centro Culturale Tommaso Moro, via Andrea Doria. È accusato di associazione a delinquere per aver «favorito e assicurato le deliberazioni di proroga e l’aggiudicazione di appalti pubblici presso l’Azienda Ospedaliera di Melegnano, attraverso contatti reiterati, sfociati in doni, collusioni e condizionamenti». È al centro di 2770 telefonate intercettate tra gennaio 2012 e luglio 2013, svolte con «contatti riferiti alle aziende ospedaliere di Melegnano, Pavia, Varese, Chiari, Vimercate, Lecco». E la sua creatura a Melegnano è, nelle parole del giudice, un «sistema illecito», emerso all’interno di un «numero rilevante di contatti con pubblici ufficiali del settore sanitario e imprenditori, finalizzati a controllare il sistema degli appalti pubblici».

La «compagine» di Melegnano… Il giudice la chiama «compagine», utilizzando un’espressione degli stessi indagati. Si tratta di un gruppo di dirigenti ospedalieri e di imprenditori del ramo pulizie. Tutti diretti dal Professore. Il gruppo è individuato nelle persone di: 1. Patrizia Pedrotti, cerrese, direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 gennaio 2012, in carica (il suo curriculum è online sul sito http://www.aomelegnano.it); 2. Paolo Moroni, di Torrazza Coste, direttore generale dell’Azienda dal 1 gennaio 2012, in carica (curriculum sul medesimo sito); 3. Enzo Costa, milanese, imprenditore attivo nel ramo pulizie per la società Ferco Srl; 4. Bruno Greco, milanese, imprenditore nel settore pulizie per la società cooperativa Co.Lo.Coop.

…e i capi di incolpazione. Nessuno dei quattro è agli arresti. Per il giudice «non ne sussiste l’esigenza». Ma sono diversi i capi di incolpazione ipotizzati nei confronti loro e del Professore. La «Compagine» è accusata di avere «favorito in modo illecito e tutelato in via preferenziale gli interessi di Enzo Costa e di Bruno Greco» nell’assegnazione degli appalti per le pulizie. Nello specifico: «turbativa del procedimento amministrativo al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente; disponendo, in luogo di bandire una nuova gara d’appalto, la proroga di 36 mesi per 14.624.002,77 euro». Il primo capo di incolpazione riguarda Frigerio e gli imprenditori Costa e Greco, comprende reato continuato (art. 81 del Codice Penale), concorso in reato (art. 110), corruzione (art. 321), corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319) con aggravante (art. 319 bis). Il giudice dichiara che al momento non ci sono indizi gravi a sostegno di queste accuse, ma ne ipotizza la sussistenza. Il secondo capo di imputazione riguarda anche i due dirigenti Pedrotti e Moroni. Comprende reato continuato e concorso in reato (artt. 81 e 110), turbativa di pubblico incanto o appalto (art. 353). Su questo capo invece ci sono «gravi indizi di colpevolezza».

Chi comanda a Melegnano. Per gli inquirenti, la direttrice Pedrotti in cambio «ricava l’utilità di coperture politiche, appoggi per il trasferimento e avanzamenti di carriera». Il Professore dichiara addirittura il 3 aprile 2013, insediata la nuova giunta regionale, che «per aiutare la Pedrotti» andrà da alti papaveri del Popolo della Libertà, oggi Forza Italia, in Regione e fa nomi e cognomi indicando Mario Mantovani, «uno dei suoi vecchi». Un’intercettazione aiuta a capire il radicamento del sistema. «La prima volta, la prima cosa che mi ha detto quando mi son seduta a Melegnano, mi hanno detto: fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio. Me lo ricordo benissimo perché era la fine di gennaio di quell’anno… Sono passati quattro o cinque anni ormai… e quello che mi ha detto è: tu fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio, che non lo conosci ancora». Intercettazione di Daniela Troiano nell’ufficio di Frigerio, 1 ottobre 2012, ore 16.24. Troiano, indagata a sua volta, è l’attuale direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera di Pavia, ma è stata direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 febbraio 2008 al 31 dicembre 2010, predecessore di Pedrotti. Il «sistema illecito» di Melegnano risalirebbe a molto prima dell’attuale dirigenza ospedaliera (continua). 

Marco Maccari

Ripubblicato su RADAR mercoledì 21 ottobre 2015, ore 13:32

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mamacra@gmail.com

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L'inchiesta cinica

Lista Cinica

CON LE INCHIESTE SATIRICHE online il blog RADAR innesca arsenali nucleari. Questa settimana, con la prima inchiesta cinica, i missili sono puntati contro Cuba mediterranea, la Sicilia di chi ha detto al telefono: «Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre». Seguiamo l’ispirazione di un poeta vivente: «In quest’epoca senza leggi la nostra guerra è contro l’impero del brutto» (liberamente ispirato a Tomaso Kemeny).

SICILIA
Rosario Crocetta, governatore della regione Sicilia, aveva un medico personale. Giovedì 2 luglio Lucia Borsellino, primogenita del giudice Paolo, si è dimessa dall’incarico di assessore alla sanità siciliana. Crocetta in persona l’aveva nominata. Si è dimessa perché il medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, ex chirurgo plastico, ex primario di Villa Sofia a Palermo, indagato da un anno, è stato arrestato il 29 giugno con accuse di truffa, falso, abuso d’ufficio e peculato. «Prevalenti ragioni di ordine etico e morale, quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mandato» motivano la dimissione di Lucia Borsellino. È stato Tutino a dire, intercettato, a Crocetta: «Lucia Borsellino va fatta fuori, come suo padre».
Crocetta si è autosospeso alle 14 di giovedì.

LOMBARDIA
Melegnano, 3 luglio. Il giorno dopo le dimissioni di Lucia Borsellino tre politici lombardi si riuniscono per dire no alla fusione delle aziende ospedaliere di Melegnano e Lodi. Guida il trio Fabio Altitonante, consigliere regionale 41enne di Forza Italia: «Sbagliato» è il suo commento all’operazione.
Altitonante è membro della commissione regionale sanità, è spesso ospite di strutture sanitarie per dichiarazioni. È in ospedale anche a ottobre 2014: il 27 dichiarava all’ospedale di Cernusco sul Naviglio che «con una strategia precisa riusciremo a ridurre le liste d’attesa, migliorando l’efficienza» (La Gazzetta della Martesana, «Caratterizziamo i presidi», pagina 15, firma di Tomaso Garella). Sosteneva di avere «raccolto la questione sollevata dal capogruppo di Forza Italia, Gianluigi Frigerio, che ringrazio» (righe 21-24).
Gianluigi Frigerio è consigliere comunale di Cernusco. È descritto dai giornali come il parente «prediletto di Gianstefano Frigerio», il Professore, Forzista storico ed ex indagato Mani Pulite, amministratore della Cupola degli Appalti bloccata dall’inchiesta su Expo del 2014; condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere per tangenti.
Altitonante è nelle intercettazioni dell’operazione antimafia Parco Sud che ha fatto arrestare Alfredo Iorio, presidente di Kreiamo Srl e condannato a un anno e mezzo di reclusione per i reati di corruzione e di associazione mafiosa. Altitonante è al telefono con Iorio nel 2008: «Dagli atti è emerso – ha dichiarato il pubblico ministero Paolo Storari nel 2010 – che Fabio Altitonante è riuscito a ottenere un parere di incompetenza dalla Regione Lombardia e ha accompagnato alcuni tecnici presso il Comune di Milano da un funzionario non identificato». Deposizioni di Alfredo Iorio: «La pratica di via Tosi è stata piuttosto laboriosa e Altitonante si era rivolto a un architetto della Regione per formalizzare un parere che tardava ad arrivare. Successivamente Altitonante ha messo in contatto qualcuno della Wed (una delle società di cui Iorio è socio insieme con Andrea Madaffari, anche lui arrestato dalla Dda) con un funzionario comunale per ottenere il via libera sulla pratica di via Tosi. La pratica era incagliata. Dovevamo fare 17 appartamenti. La commissione paesaggistica ci aveva dato prima il parere positivo, poi tutto di botto ce l’ha… [Altitonante] non ha fatto altro che rompere le scatole all’architetto della Regione per avere questo parere, ma in realtà semplicemente per cercare di farcelo dare il prima possibile» (leggi l’interrogatorio di Storaro a Iorio nell’articolo di Davide Carlucci).
Altitonante era ospite del consiglio comunale di Melegnano il 17 giugno. Invitato dai vertici dell’amministrazione Bellomo. Si parlava di contrasto alla mafia.
Il sindaco Vito Bellomo era con lui il 3 luglio presso l’ospedale di Melegnano.

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«L’IMPERO DEL BRUTTO»
Secondo le ultime rivelazioni un solo comitato d’affari unisce Expo a Mafia Capitale (leggi il servizio su Wired, 3 luglio). Appalti, appalti, appalti, appalti. Negli anni appena trascorsi sono stati la priorità del mondo affaristico laterale, cioè la fetta di società politica che usa e, se occorre, abusa dell’amministrazione pubblica per stare a tavola con gli affari; un mondo parallelo al mondo economico. Parallelo e parassitario.
La prassi italiana della corruzione negli appalti «è percepita come normalità, non come una degenerazione» definiva un economista italiano nel novembre 2010 in un articolo fondamentale per chi voglia fare informazione oggi. Nel luglio 2015 la corruzione è religione. La cellula del suo organismo è la trattativa per il singolo appalto, nel piccolo comune come nell’ente nazionale. Corruzione è religione e i partiti producono i suoi sacerdoti, gli attivisti di partito sono i suoi azionisti consapevoli o inconsapevoli.
La fame di appalti è un indicatore. I mondi dell’economia reale e della società reale sono stati schiacciati nel Mondo di Sotto, secondo la dottrina di Maurizio Carminati, ex NAR, ex amico der negro Giuseppucci della Banda della Magliana. Il suo processo sarà celebrato il 5 novembre insieme ad altri 33 indagati. La storia di Carminati è la storia di un criminale italiano ideale, un politicizzato. Inizia rivoluzionario neofascista e militante ideologizzato contro lo stato e contro il progresso, privo di inibizioni culturali o sociali; va militare in Libano nell’81 e ’82 per una missione «senza mandato»; finisce manager di attività illecite. A Roma i ragazzi di strada quelli come lui li rispettano: «Io ero politico… facevo politica a quei tempi … poi… la politica ha smesso di essere politica… è diventata criminalità politica, perché c’era una guerra a bassa intensità, prima con la sinistra e poi con lo Stato. A quattordici anni avevo la pistola… una 7,65… ventimila lire la pagai… mia mamma non mi diceva un cazzo… Ci andavo a scuola… con la pistola… col vespone… erano altri tempi… adesso te carcerano subito». È Carminati a dire in che mondo viviamo. Conosce una teoria: «È la teoria del mondo di mezzo, compa’. C’è il mondo dei vivi sopra e dei morti sotto. Noi stiamo nel mezzo, un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e tu dici: “Cazzo, com’è possibile che quella persona…?”. Si incontrano tutti là, no? Ma non per una questione di ceto, per una questione di merito, no? Allora, nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno gli faccia delle cose che non le può fare nessuno» (clic per ascoltare l’intercettazione ambientale).
I morti, abitanti del Mondo dei Morti, con cosa possono salire? Con «pistola» e con «politica». «Calcola, pigliavamo stecche da 50-60 milioni… con 50 milioni m’ero comprato casa» (Carminati). Salire nel Mondo di Mezzo, conoscere chi, nel Mondo dei Vivi, «ha bisogno di cose che nessuno gli può fare»…
A Roma – città che ha profondamente politicizzato i suoi abitanti, che radicalmente è assorbita e simpatetica al metodo organizzato di ispirazione criminale – tutti i normali cittadini del Mondo dei Morti mostrano e insegnano all’Italia, con complicità, ignoranza o ingenuità, che la via eccellente per accedere ai sopramondi è quella criminale.

FARE UNA ‘NDRINA
È opportuno conoscere le formule che iniziano a dare vita a una cellula organizzata criminale. Antonino Belnome, nato a Giussano in Monza e Brianza nel 1972, ex boss di Seregno, è il primo pentito e collaboratore di giustizia di ‘ndrangheta in Lombardia: «La mia mente era invasa. Ora conosco la vera felicità» ha scritto Belnome. Le sue memorie sono ricche di ricordi sulle formule. «Buon Vespero – dice colui che parla. – Siete conformi?». «Su di che?» rispondono. «Per riformare la società». «Conformissimi». «Io formo questo corpo di società a ciampa di cavallo e sfera di mezzaluna, con parola mia divina formo e sformo fino alla mattina, con parola mia severa formo e sformo come una sfera, con parola da minore sottoposta a maggiore, con parole di umiltà e formata società». Oppure: «I miei piedi di ciompo, la mia pancia una tomba, il mio petto una balata, la mia bocca di fata, con parole di umiltà e formata società.
«Un altro rituale per formare la società» scrive Belnome «si può formulare in questo modo: “Con bastone d’oro e pomello d’argento, stella mattutina forma società criminale e ‘ndrina, con parole d’uomo, con parole di umiltà formata società”.
«Onore bello mi sparasti, di rose e fiori mi copristi, alla fonte d’onore mi portasti» recita un’altra formula di formazione.
«Un altro rituale – continua Belnome – era anche in nome dei nostri vecchi antenati “osso”, “mastrosso” e “carcagnosso”, che dinanzi a due carretti piantarono due lunghi spadini e fecero la guerra tra Calabria e Sicilia e tutto lo Stato napoletano. Con una palla che fece il giro di tutto il mondo, calda come il fuoco, fredda come il ghiaccio e umile come la seta e ai fedeli compagni giuriamo che nessuno la scoprirà, e chi la scoprirà la pagherà con tre o cinque colpi di pugnale come da regola sociale, con queste parole di umiltà e formato questo “onorato corpo di società”.
«Ci sono rituali per battezzare il locale prima delle cosiddette riunioni di ‘ndrina: giusto appunto in questo locale così come lo battezzarono i nostri antenati con ferri, catene e camicie di forza, se lo battezzarono con fiori e gelsomini in mano, così lo battezzo io con fiori e gelsomini in mano e mi riservo spille, specchi, stufe e località, se prima era considerata una località bastarda adesso sarà considerata una località sacra, dove mai nessuno scoprirà in questa giornata di umiltà e battezzata questa località».
Ferri e catene come in un’altra formula. «Amiamoci cari fratelli con sventura e con coltelli, amiamoci come si amarono i nostri antenati con ferri, catene e camicie di forza. Così amiamoci noi fedeli compagni, calice d’argento, ostia consacrata, con parola mia divina, con parola di umiltà e formata società.
«La società di ‘ndrangheta anche lei ha i suoi colori simbolo – ricorda Belnome – e sono il rosso-bianco-verde. Il rosso rappresenta il sangue sparso dell’onorata società, invece il bianco rappresenta l’onore dell’onorata società, invece il verde rappresenta la speranza dell’onorata società. Questi sono i colori riconosciuti all’interno della “società”».

Lo Staff, sabato 18 luglio 2015 ore 13:31

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L'inchiesta satirica

La mafia secondo Bellomo

CON LE INCHIESTE satiriche online il blog RADAR crea ogni settimana «articoli a dir poco spettacolari» (Raffaella, lettrice melegnanese, agosto 2014). Questa settimana spacchiamo tutto. Così avveriamo la tesi del filosofo: «Là dove domina lo spettacolare concentrato domina anche la polizia» (Guy Debord, 1967).

MELEGNANO, PROVINCIA DI CARCOSA
Due mostri edilizi minacciano Melegnano. Il primo ecomostro è l’ex Enel: 20mila metri quadri di area, 60 metri di lunghezza, 6 piani, 180 appartamenti, 250 abitanti stimati, 150 automobili stimate, 372mila euro di monetizzazione, 2,54 milioni di euro di risorse pubbliche. Una creatura dell’agenzia immobiliare Monte Grappa Prima Srl. Uno scheletro in cemento che stenta a realizzarsi.
Il prossimo ecomostro è il maximpianto sportivo, «operazione da 3 milioni di euro» (Il Cittadino, 10 giugno). Non è noto chi sia la società proponente, quale sia il piano, quale la planimetria, quale l’urbanizzazione secondaria: «Toccherà al consiglio comunale approvare la manifestazione d’interesse preliminare alla realizzazione del piano. Solo a quel punto indiremo il bando pubblico al quale i soggetti interessati potranno partecipare» dichiarano Vito Bellomo e Simone Passerini sul Cittadino del 10 giugno. Complimenti al giornale, a Bellomo, addetto stampa dei poteri forti lombardi, a Passerini, uomo da 47 voti e da 7° posto in preferenza, secondo i quali «i bandi pubblici» si fanno «dopo gli interessi preliminari». «Fermo restando – continuano – il diritto di prelazione che, in caso di offerte paritetiche, sarà concesso al soggetto proponente. In cambio della realizzazione del maxi-intervento, il vincitore del bando gestirà il centro sportivo per un periodo trentennale» (fonte Il Cittadino, cit.). Trent’anni. Insomma, un altro cimitero.
Bellomo da mesi vuole «unire le forze» per un maxiprogetto sportivo (Il Cittadino, Il sindaco Bellomo: «Melegnano, bisogna unire le forze» 11 marzo 2015). Vuole unificare tre squadre di calcio. Per i partiti e in specie per le loro sezioni locali le società calcistiche costituiscono un giacimento minerario di voti in vista di ogni genere di elezione, e averle radunate sotto un unico stendardo è una vera utilità. Enry, commentatrice melegnanese, rispose a9 Bellomo così (12 marzo, ore 12:27): «Caro sindaco, non abbiamo le strutture adatte per un discorso del genere… ci vorrebbe un centro sportivo nuovo… non riesci neanche a mantenere in ordine le strade… ma che ti salta in mente!».
Enry: detto, fatto.

GIUGNO 2013
«Quando tempo fa – diceva Bellomo – mi feci portavoce della fusione tra le società calcistiche Melegnanese e Pro Melegnano, molti mi presero per matto: invece questa è la strada». In materia di calcio e voti Bellomo diventa il visionario che serve alla città. In materia di sprofondamenti nelle strade e di evasione delle imposte, temi capitali per l’amministratore (l’ultimo dei due ha generato 2917 euro non pagati al giorno, euro 1,64 milioni l’anno, elaborazione su Equitalia 2008-2014) il sindaco non prende in considerazione un serio correttivo. Terza materia capitale da lui elusa, la colonizzazione mafiosa e l’integrazione della ’ndrangheta nella società melegnanese.
Bellomo in materia si contraddice. Nel giugno nel 2013 i giornali resero nota la confisca di un locale commerciale al crimine organizzato. È il locale in via Lodi, numero civico 39: è un 63 metri quadri di classe 5 in categoria C/1, intestato alla società GRA Immobiliare sas di Giuseppe Molluso, confiscato per ordine del Tribunale di Milano a marzo 2010 con decreto 65/2010 e destinato al comune di Melegnano dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata. «Il proprietario dell’immobile è risultato essere legato alla criminalità organizzata» affermò il sindaco Vito Bellomo al Cittadino il 27 giugno 2013 (clic all’articolo: «Futuro sociale per l’edificio confiscato», di S. Cornalba). «Perchè – concludeva Bellomo – la lotta alla criminalità organizzata deve partire dalle piccole realtà locali come la nostra».

GIUGNO 2015
17 giugno 2015, due anni dopo. L’Osservatorio Mafie Sud Milano ricorda al sindaco in consiglio comunale di dare destinazione d’uso al «bene confiscato alla mafia», il locale in via Lodi. Vito Bellomo – presente il collega di partito Fabio Altitonante, l’ex sindaco di Milano De Corato, il presidente della commissione antimafia del comune di Milano David Gentili – sbotta. Risponde all’Osservatorio Mafie: «Io mi arrabbio. Sono cose che non sono vere. Il bene confiscato a Melegnano non è confiscato alla mafia».
«Bisogna sapere, bisogna conoscere», «Niente allarmismi», «Mafia? Tecnicamente non si può dire» sono state le fioriture linguistiche di Bellomo. Ma il proprietario del bene confiscato è Giuseppe Molluso della famiglia dei Molluso, i cui membri Francesco e Giosofatto sono considerati dagli investigatori «direttamente collegati alla famiglia Papalia-Barbaro di Platì».
Il pubblico ministero Mario Venditti nell’indagine sulla mafia calabrese di Legnano, facendo luce su Vincenzo Rispoli detto Cenzo, fa riferimento a un summit di mafia avvenuto il 30 aprile 1999 al ristorante Scacciapensieri di Nettuno. «In quell’occasione Rispoli» scrive Venditti «era in compagnia dei principali esponenti della ’ndrangheta in Lombardia: tra cui Cosimo Barranca, Giuseppe Gallace, Domenico Barbaro detto l’Australiano, Carmelo Novella, Giosofatto Molluso, Saverio Minasi, Vincenzo Mandalari, Pietro Francesco Panetta, Nunziato Mandalari, Vincenzo Lavorata, Pierino Belcastro e Salvatore Panetta».
Il figlio di Giosofatto Molluso, anche lui chiamato Giuseppe, nato nel 1978, è stato amministratore unico di una società di lavori stradali, la MG, che prese due appalti nel comune di Buccinasco per il rifacimento degli asfalti. Valore degli appalti, 42mila euro.
Pasquale Molluso, altro membro della famiglia e pluricondannato, era titolare della megavilla di Chiaravalle presso San Donato Milanese, il più vasto immobile confiscato di tutta Milano.
Molluso che sono decisamente nel ramo immobiliare. «L’agenzia AD Case vede tra i soci Ferdinando Perspicace di Caltagirone e anche, in passato, Arturo Molluso, dell’omonima famiglia originaria di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria. Hanno messo le radici a San Donato e sono considerati legati ai clan Cappelli-Pipicella e vicini ai Calaiò. Uno di loro, Pasquale Molluso, è socio della Gra Immobiliare. Il trentaquattrenne Arturo, residente a Spino d’Adda, è presente anche in altre agenzie, come la Mocasa, sede a Milano in via Riva di Trento» scrive Davide Carlucci nel 2008.
Ma per Bellomo tutto questo «tecnicamente non si può dire mafia».

IL RE IN GIALLO DI MELEGNANO
Su Melegnano non c’è solo un giro di crimine organizzato ’ndranghetista. Nelle inchieste giornalistiche c’è anche la Stidda, stella, in lingua siciliana. «I gelesi, un’altra razza, appartengono alla mafia e hanno messo le radici a San Giuliano Milanese e Melegnano. Alcuni vengono incasellati nella Stidda della famiglia Madonia come gli Iacono che a San Donato Milanese gestiscono un centro estetico e un’impresa edile. Nella stessa area ha fatto il nido il napoletano Pasquale Amato, del clan Guida, già titolare di una pizzeria a Milano. E ancora esponenti del clan Santapaola e ’ndranghetisti come Antonio Nirta, stesso ceppo dei Nirta-Strangio decimati a Duisburg nel 2007». La Stidda è due cose: è una costellazione e un tatuaggio. Una costellazione di cellule criminali dalla struttura lenta radunate attorno a un’autorità mafiosa tradizionale; un tatuaggio di cinque punti sulla mano tra pollice e indice. È devota alla Madonna della Stella sul cui santino versavano sangue i primi iniziati. È nella droga, nel pizzo, sa entrare negli appalti pubblici. Sa coltivare relazioni con politici e amministratori. È in Lombardia dagli anni Novanta.
Non si creda: questa galassia non veste la coppola davanti alla basilica di San Giovanni, non suona lo scacciapensieri in via Zuavi. In tutte le regioni d’Italia le mafie sono due.
«C’è la visibile e l’invisibile. E lui è in quella visibile che non conta, noi altri siamo nell’invisibile. Capisci? E questo conta. C’è la visibile e l’invisibile che è nata da un paio di anni e che non la sa nessuno, solo chi è invisibile» (il sindacalista della scuola Sebastiano Altomonte, ’u prufessuri, 2008, intercettazione ambientale dell’inchiesta Bellu Lavuru).
«Qualche collaboratore di giustizia aveva accennato a un secondo livello dell’organizzazione criminale, che veniva chiamato la Santa» (G. Barbacetto e D. Milosa, 2011).
«La mafia è una presenza discreta. C’è la mafia bianca, sodalizio massonico delle lobby e delle caste, insinuata nelle istituzioni e nei poteri dello stato, che si attiva direttamente per influenzare le scelte e la gestione della cosa pubblica. Poi c’è la mafia nera, la criminalità organizzata comune» (il discusso autore Antonio Giangrande).
«C’è un braccio armato, ci sono i volti impresentabili. E poi c’è la borghesia mafiosa e presentabile, che frequenta i salotti buoni e riesce a piazzare i suoi uomini in Parlamento» (il giudice Riccardo Scarpinato a Saverio Lodato nel libro Il ritorno del Principe, 2008).
Cittadini, date il benvenuto al vostro Re In Giallo.

Lo Staff, giovedì 25 giugno 2015 ore 

radarmelegnano@gmail.com

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I dati sui Molluso sono estratti da questo post del 25 febbraio 2010 e da Davide Carlucci, «Bingo, case e ristoranti», La Repubblica, 24 luglio 2008

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Cronaca

«Alla quarta intimidazione ho pensato: smetto»

2014-10-30 23.39.01MELEGNANO – La notte ha portato consiglio? «Sì», risponde. «Continuiamo». Strano che in tutta Melegnano sia toccato a lui, 32enne e più giovane degli eletti, ricevere messaggi telefonici, scritte sulla porta, due atti vandalici. «Mi sono chiesto: sto andando nella direzione giusta? Ho famiglia, vale la pena andare avanti?», dichiara. Sorte ha voluto che, la sera di martedì 10 febbraio, abbia trovato la sua casella di posta vandalizzata e completamente divelta. È il giovane Luigi Martelli, consigliere comunale per la lista Destra Civica, guardia giurata fino a 16 ore giornaliere, padre di una bambina. È arrivato alla quarta minaccia in pochi mesi.

Sembra irreale, sembra il risvolto violento di un gioco sciocco, ma è quanto dichiara questo giovane semplice, inesperto, anche troppo modesto. E tutto è legato alla politica locale, a una raggiunta visibilità mediatica di argomenti tabù. Dal suo primo giorno di indipendenza RADAR lo ha intervistato, dedicando ampi chiarimenti sulla sua situazione. A gennaio Il Cittadino ha pubblicato le sue critiche, accompagnate dalle dichiarazioni di Cristiano Vailati – segretario Lega Nord aderente al suo movimento civico – e rivolte alla gestione dei debiti comunali contratti presso gli alloggi popolari: «È iniziato l’anno scorso, 2014. Non ero uscito ancora da Forza Italia – ricostruisce. – Arrivò una telefonata in Comune che chiedeva di me, nome e cognome. Avevo appena fatto le mie prime ricerche e la prima interpellanza sui 300mila euro di debiti comunali accumulati nella gestione delle case popolari».

«Gli ex colleghi di maggioranza mi dissero: lascia stare. Secondo episodio, appena fondata la mia lista civica, alcuni insulti che ho trovato scritti a mano sulla porta d’ingresso di casa mia, indirizzati a me: “bastardo”, e simili. Il terzo episodio è stato un danno alla mia casella di posta poche settimane fa; ho pensato fosse stata la manovra accidentale di un trasloco. Ora che la mia casella di posta è completamente distrutta, inizio a pensare che non si tratti di uno scherzo; che a Melegnano, attorno agli ambienti della destra cittadina, c’è chi è abituato a comunicare in questo modo».

«Andrò avanti» risponde. Un confronto con la famiglia lo ha aiutato dopo un primo scoraggiamento. «Non sono un eroe. Sono stato dai carabinieri. Voglio solo dare ai giovani come me l’esempio di una persona normale che non si piega. Devono arrivare a toccare la mia automobile, solo allora penserò di fermarmi».

Marco Maccari, mercoledì 11 febbraio 2015 ore 12:00

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L'inchiesta satirica

I sogni di Venere e Moby Dick

SEI MESI DI RADAR. Sei mesi a caccia nei mari. Abbiamo visto di spalle la crisi e la realtà migrare oltre le colonne d’Ercole. La verità, l’abbiamo vista rotolarsi tra le onde, inviarci un sogno fatto altrove, forse in un santuario di cetacei. La bellezza si è manifestata come soli 169 articoli pubblicati che generavano 51.277 letture – come dire che la popolazione di Melegnano è stata raggiunta tutta per tre volte dalle nostre news.
In quel sogno, cara comunità del blog, di ciò che è nuovo, di ciò che è attualità e informazione, qui nel Sud Est siamo l’avanguardia, tutti noi, e diventiamo i suoi massimi intenditori e interpreti.

Amori di Cypree. Sirene in lacrime. Giovani squali mako da surf. Torniamo a casa tatuati ma l’anziano Maori moriva prima di spiegarci tutto quello che, tatuaggio per tatuaggio, ci ha scritto sul corpo: lo dovremo decifrare noi, nei nostri mari del Sud Est, dove l’informazione sembra una truffa informatica – che a Milano è cresciuta del 33.5%, dati 2014 – dove l’investimento dell’informazione industriale nell’informazione online risulta, in termini di fruibilità, effettivo per quasi solo 1/3 dei giornali del territorio, dove le rapine al cittadino sono cresciute: in casa, in negozio, 2578 in pubblica via (dati Milano, 2012). Decifriamola noi che, insieme, abbiamo realizzato la prima e più grande innovazione del territorio: vi abbiamo chiamati a scrivere di mano vostra. Siete diventati voi i nuovi giornalisti di Moby Dick.

Milano, capitale che non cambi mai. Tu conosci l’avidità dei capitani Acab e non hai mai visto i sogni delle tue bianche, bellissime veneri sommerse. Cari citizen journalists, vi motiviamo leggendovi un libro diverso. In quel libro Moby Dick non è il nemico. Non è il terrore dei sette mari. È la radiosa incarnazione di Sedna, ᓴᓐᓇ, divinità marina e materna della mitologia artica, genitrice dei mammiferi del mare e di tutti coloro che sono migrati sulla terra, animali e uomini. Ma in quel libro, alle origini della nuova civiltà nordamericana, una casta sociale di iniziati andava a caccia di tutta la conoscenza mai esistita. I balenieri. Uomini di mare, cacciatori, sciamani artici che ossessivamente rubavano il sapere a tutte le tribù del mondo, che domavano le energie elettriche naturali caricandole dentro le punte degli arpioni, che sarebbero andate dentro i mammiferi marini dominatori, il capodoglio e la megattera: due migratori, re e messaggera delle forze generatrici del grande oceano.
Brutta fine, i balenieri. In antropologia e secondo l’etnologia artica e nordamericana, l’antica arte della caccia insegna ad assumere il potere del cacciato: a patto che, sempre, il rito propizi la nascita di un nuovo esemplare della specie. Bene: Acab è il primo capo a infrangere – primo capo politico moderno – la sacra legge, piegando le religioni alla psicosi, insegnando al suo gruppo ad andare fino in fondo nella ricerca del potere: tutta la forza del mare va attinta, tutta l’energia divina va fatta nostra, la sua incarnazione stessa va trafitta, crocifissa, bollita a tribordo.
I post satirici di RADAR, aperti a gennaio dopo Charlie Hebdo e linkati su Melegnano News, cacciano secondo l’arte antica. Secondo la pagina Facebook detta Melegnano Discrimina invece il diverso va cacciato dalla città. Non in quanto di pelle scura ma in quanto creatura migratoria dotata della forza e della speciale protezione delle stelle e del mare, ampiamente concessa a chi compie un viaggio per la vita.
Tanto che su Melegnano Discrimina, pagina del Sud Est dove più si è consumato cyber razzismo, hanno pensato di prendersela con RADAR: «È pronto un dossier – avevano scritto. – E si allarga». Dario Marcello Soldan, uno degli admin della pagina – lui, invero, non lo abbiamo mai visto scrivere insulti razzisti – precisa settimana scorsa: «Qualcuno dice che il nostro gruppo è passato da pubblico a chiuso in quanto sarebbero intervenuti dei politici chiedendoci di fare questo: la verità è che nessun politico ci ha mai chiesto questo e che il gruppo divenne chiuso poiché fu una decisione degli amministratori perché eravamo continuamente segnalati da gente di una certa parte politica a cui dava fastidio il nostro gruppo. In secondo luogo anche perché continuava a entrare gente per provocare e creare zizzania – è il prosieguo. – Chiudendo il gruppo potevamo controllare chi entrava. Ribadisco mai nessun politico ci ha chiesto di rendere questo gruppo chiuso ma è stata una decisione autonoma!».
Amministratori comunali iscritti alla pagina come l’assessore Fabio Raimondo, la vicesindaco Caputo, l’assessore Lorenzo Pontiggia, consiglieri di maggioranza (Forza Italia e Fratelli d’Italia) come Rocco Tripodi, Paola Borsotti e Silvana Palma, il profilo Facebook della Presidenza del Consiglio Comunale melegnanese la cui funzione è svolta in aula dall’avvocato Per Antonio Rossetti anch’egli iscritto alla pagina, il profilo Facebook del Comune di Melegnano – possibile che nessuno sia mai intervenuto invece, davanti alle ricorrenti impennate razziste, a fare pressione sugli admin colleghi di partito per esigere moderazione, spirito repubblicano, tolleranza religiosa e razziale?
Sarebbe assurdo. Pertanto chiediamo delucidazioni.
Altri consiglieri comunali iscritti alla pagina, come Pietro Mezzi, Dario Ninfo, la lista civica Insieme Cambiamo: come si sono mai comportati nei confronti di tanto razzismo di matrice politica?
Dario Marcello Soldan (iscritto a Fratelli d’Italia assieme a Gregory Nicotera, altro admin della pagina) è il medesimo admin che ha dichiarato il 3 febbraio 2015, ore 3.52pm: «I politici hanno espresso solidarietà agli amministratori per i continui attacchi al gruppo di Melegnano Discrimina». Solidarietà? C’era da esprimere punizioni e note di biasimo agli admin iscritti a Fratelli d’Italia, partito di maggioranza, per la quantità e qualità del linguaggio razzista alimentato dagli iscritti e dai simpatizzanti. Se la pagina si fosse chiamata Dario Marcello Soldan Discrimina, e se Soldan fosse membro attivo del blog RADAR, non lo avremmo dovuto licenziare?

Il Sindaco Vito Bellomo non usa Facebook e, come Alice, tutto questo non lo sa. Osiamo dire che la sua ultima apparizione pubblica in veste di amministratore è stata sul bollettino comunale n. 5, pagina 4: in foto.
Dove incrocia le braccia. Notare la postura, le braccia conserte che descrivono l’8 sdraiato, a suggello del simbolo di infinito, segno di una carriera politica che non si vuole chiusa ma eterna. A pagina 12, l’elenco delle deleghe del Sindaco e degli Assessori invita suadente a esprimere un giudizio sul loro 2014. Sulle 9 complessive solo una, la Mobilità, sorride alla fortuna del Sindaco: il progetto del collegamento Cerca-Binasca (esso stesso promosso tra falle comunicative e istituzionalità anche eccessiva); ma su Urbanistica Edilizia Privata Viabilità Trasporti Innovazione Expo2015 Area Metropolitana, che risultato c’è? Alla voce «Personale comunale» chi sa parli. Prego, assegnate un voto voi.
Raffaela Caputo (ex lavoratrice d’azienda comunale) si candida al 7: vera motrice della vita d’ufficio e perciò reale sindaco di Melegnano, risulta avere concretizzato in quasi tutte le otto deleghe: Cultura (dimenticata dalla Giunta, fortuna c’è lei), Biblioteca (vedi l’unione tra Vimercate e Melegnano, e il futuribile wi-fi in arrivo), Diritto allo studioAsilo NidoScuola-Politiche educative e dell’infanzia (il Piano c’è; troppi tagli); Pari opportunità, qualcosa da dichiarare? Ci permettiamo di sollecitare sul Rapporto con i quartieri, specie in forma pubblica.
Fabio Raimondo (braccia conserte anche lui, pag. 8), sul 6/7 in quanto sorvegliato speciale da RADAR ma più per via dei suoi cyber colleghi razzisti di partito che per le dieci deleghe (è il vicesindaco di Caputo) sulle quali spende un lavorio costante. La delega alla Sicurezza ha il pedale rotto sull’acceleratore, la Polizia locale è desiderata più volte alla cassa, ma la Protezione civile ha dato i risultati attesi. Quasi quasi lo rimandiamo in Comunicazione: la voce social del Comune dev’essere lui, eletto e repubblicano, non attivisti politicizzati che nessuno vota.
Lorenzo Pontiggia, libero professionista e assessore tecnico non politico, convocato in squadra dal Sindaco nell’era 2007-2012, porta alla città risultati in Lavori pubblici e infrastrutture per l’ampia ristrutturazione del servizio idrico in braccio a Cap Holding. Rimandato a settembre in Decoro e arredo urbano, Parchi, Ambiente, nei poco chiari Rapporti con le società partecipate (SuperMEA? e che c’entra Rossetti?), la terra incognita dei Rapporti con il Parco Agricolo Sud Milano.
Rita Capriotti, secondo tecnico in squadra, entrata nel 2014, risultati 2 su 2: 97mila euro dalla riscossione delle evasioni tramite Agenzia delle Entrate, risparmio di 100mila euro tramite rinegoziazione dei mutui con la Cassa Deposito e Prestiti. Discutibili sul lungo termine, svizzeri sulle scadenze nel breve periodo. 6 tecnico, però dovremo litigare.

Ma nei prossimi sei mesi. Ora festeggiamo, cari citizen journalists, i nostri sei mesi assieme. Non scordate che siamo qui per celebrare la vita: che una ragazza (Sedna = «ragazzina») può diventare una divinità ispiratrice, che la bianchezza di una balena nel mare può vendicare il nostro equilibrio vitale con quei cari mammiferi smarriti nella ricerca di troppo potere, che i sogni di un animale marino possono essere i sogni di Venere, possono essere i sogni dell’umanità.

Lo staff di RADAR, martedì 10 febbraio 2015 ore 16:16

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