Satira

Elezioni regionali 2018: le pagelle caine

OGGI PARLIAMO dei Fantastici Quattro, come li abbiamo definiti qualche settimana fa. Si tratta dei quattro politici melegnanesi che hanno tentato la sorte alle elezioni regionali del 4 marzo, in cerca di un posto di prestigio — se non di potere galattico — nel consiglio regionale della Lombardia.

UMANI, TROPPO UMANI, UMANISSIMI

Come oggi sappiamo nessuno di loro c’è riuscito, confermando, com’era prevedibile, la portata “locale” dell’eroica attività dei nostri quattro Super Eroi. Gli Eroici Quattro localmente se la cantano, se la recitano, se la suonano con più strumenti e a più voci, battono le mani, saltano sulle mani e battono i piedi, invadono Facebook come i migranti, assumono ogni immaginabile forma: sparano fuoco dagli occhi, fanno la pipì multicolore, moltiplicando i pani e ci spalmano sopra i pesci dividendo il Lambro in due ma, inevitabilmente, all’indomani delle elezioni si perdono nelle retrovie, a confronto con realtà più attrezzate, consolidate, smaliziate, smisurate, infine un’ultima parola che finisce in -ate. Il bagno d’umiltà è scrosciante e cade come il sudore del dio Giove quando a letto gli va male; lo shampoo della dura realtà dei fatti è spietato, sbalordisce e succubisce, scudisce ed emoglobisce e porta via anche un po’ di capelli; e mette tutti di fronte ai propri limiti umani, troppo umani, anzi umanissimi. Come quelli di tutti noi.

Partiamo dalla sfida a sinistra. La notizia rilevante è che a Melegnano la sinistra esiste ancora e due supereroi nostrani hanno voluto combattere proprio per contendersi il posto di rappresentante locale della tradizione di sinistra.

PIETRO MEZZI

VOTI TOTALI 708
VOTI A MELEGNANO 189
Niente, eh. La pensione gli fa proprio schifo. Ha fatto il suo tempo e lo sanno tutti, probabilmente una volta o due glielo avrete fatto notare anche voi modestamente a bassissima voce, ma lui, ahah! ride dei mortali limiti umani. E non si ferma. Non si ferma e anzi stavolta ha scelto proprio — è il supereroe veterano dei quattro e deve dare un esempio supereroico — la strada più difficile. Quella di LIBERI E UGUALI. Notoriamente il partito più amato dalla sinistra. In una corsa solitaria sia contro Fontana sia contro Gori.
Uomo dell’impossibile, stavolta ha scelto la lista sbagliata ed è finito in una buca senza fondo come una pallina da golf. Uomo coi baffi, si è accorto che chi taglia il pelo perde il vizio: risultato, nessun eletto in regione per la lista LIBERI E UGUALI e nessuna possibilità per Super Pietro ex Sindaco di Melegnano, che si è classificato quarto, con 708 voti (contro i 1.723 del primo), dei quali solo 189 conquistati sul terreno di Melegnano. In cerca dell’ennesima giovinezza.
Coraggiosissimo
VOTO: 3,5

LUCIA ROSSI

VOTI TOTALI 200
VOTI A MELEGNANO 139 
Ma se Dio ha inventato i partiti, un motivo ci sarà, no? Per esempio, i partiti hanno una struttura, una rete, sono organizzati. — Poi qualcuno scappa coi soldi, però, dai; mica sono questi i problemi degli italiani. — Ma, se vali, il partito — questa straordinaria invenzione di Dio — ti nota e ti fa fare qualcosa di più; invece il tempo passa, i partiti continuano a suscitarle orribile orrore e lei è costretta ogni volta a fare sempre tutto dal punto di partenza.
Per favore presentatele Dio. Auto-condannata alla ricerca continua di visibilità, online e offline, neanche fosse Lucifero, alla fine la sua candidatura le poteva servire per contendere localmente la posizione a sinistra al suo ex socio Super Mezzi, con il quale ha voluto salvare il mondo un paio di stagioni fa. Ha scelto di candidarsi nella lista LOMBARDIA PROGRESSISTA sotto lo slogan il voto di sinistra per battere la destra, a supporto di Gori. Una candidatura “contro”, niente di nuovo (e neanche di buono, visto l’esito). Risultato: anche qui nessun eletto in regione e Super Lucia nella sua lista arriva nona con soli 200 voti, dei quali ben 139 ottenuti a Melegnano. Con un collegio di 3.000.000 di abitanti e più di 130 comuni, Milano compreso, è chiaro che fuori da Melegnano non la conosce praticamente nessuno.
Una senzadio
VOTO: 4

Passiamo al campo avverso, la destra, quella che oggi è la maggioranza in Regione.

VITO BELLOMO

VOTI TOTALI 860
VOTI A MELEGNANO 449
Voleva andare a Roma e lo diceva da tempo a tutti i suoi interlocutori. Ma, per lui, nelle liste di FORZA ITALIA alla Camera e al Senato non c’era posto. Cadendo così sul suo coccige ampiamente consacrato al berlusconismo, si è gettato precipitosamente e con un ritardo incolmabile, imperdonabile e a dir poco comunista, sull’unica candidatura rimasta, le regionali, andando a scontrare il suo muso vagamente milanesoide con politici preparati, conosciuti, organizzati con migliaia di voti e partiti molto tempo prima di lui.
Per le elezioni con le preferenze bisogna essere conosciuti, oppure, essere veramente forti localmente, come ha dimostrato il Sindaco di Paderno Dugnano, Marco Alparone, altro ex mantovaniano, che nel suo comune ha preso la bellezza di 2.984 preferenze. Una volta Bellomo contava sull’appoggio di Mario Mantovani, ma questa volta Mantovani non c’era più, e non c’erano più neanche i suoi voti: l’ex Sindaco si è fermato al nono posto, sotto quota 1.000, lontano dai big della sua lista con 860 voti, gran parte dei quali (449) recuperati nel “suo” Comune. A Milano, e negli oltre 130 comuni della provincia, Super Vito non ne ha trovati molti altri.
Sprovveduto
VOTO: 3,5

FABIO RAIMONDO

VOTI TOTALI 1.125
VOTI A MELEGNANO 117
Buono per qualsiasi Comune. Non importa dove, una candidatura non la rifiuta mai, anzi: la cerca. Candidato a tutto e a qualsiasi cosa, persino al posto di commesso che tua sorella ha messo in vetrina ieri, politico “di ventura” per professione, il super-rappresentante di FRATELLI D’ITALIA ha prestato la sua opera politica e amministrativa in più di un comune dell’area metropolitana, sapendo che la cosa (mah, chissà, tutto sommato, in fin dei conti, in fin della fiera, ma infatti sì, ma in fondo dai, mai stare senza, mai dire mai, tanto va la gatta, yes we can, tanto ci provo, macchemmefregammé, hasta la victoria, frate ce l’hai una paglia) lo avrebbe potuto aiutare.
Dovendo lavorare ovunque si è fatto crescere due braccia e due gambe in più; ma adesso ha scoperto che fa “terrore” ai bambini. Il 4 marzo ha preso voti su ampio raggio, dimostrando una presenza, una conoscenza dei numeri sul suolo metropolitano e un fervore propagandistico a dir poco “islamico”; piazzandosi a ridosso dei primi del suo partito, unico dei quattro super eroi “melegnanesi” a superare quota 1.000 e “rastrellando” 1.125 voti, compresi i soli 117 ottenuti a Melegnano. Ma Super Fabio in campo non ci va. Eterno secondo nella sfida con FRANCO LUCENTE, altro super eroe locale e Sindaco di Tribiano, da sempre suo concorrente all’interno del partito, che, con 2.483 voti, lo ha staccato in modo evidente.
Fedele al suo partito, indifferentemente rispetto al luogo, al dove, al territorio. Boia chi molla.
Politico di ventura
VOTO: 3

PS cattivissimo: comunque niente paura, ragazzi, l’anno venturo ci saranno le elezioni europee! Potete sempre candidarvi un’altra volta. Collegi elettorali grandissimi, milioni di elettori, magari qualche voto in più lo prendete! Però credendoci.

NoiSiamoCaino, lunedì 12 marzo 2018 ore 11:24

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L'inchiesta cinica

Bellomo vuol dire sfiducia

METODO MANTOVANI a Melegnano, politici melegnanesi favoriti dal Faraone: arriva la conferma dall’ambiente sudmilanese di centrodestra e di Forza Italia. Risultato: confermati i benefici ottenuti dal vertice melegnanese Bellomo-Rossetti-Passerini. Il blog RADAR ha raccolto dichiarazioni d’intervista registrate e protette come fonti giornalistiche. Con nuovi dettagli: come la storia di una giovane donna che dichiara un’avance ricevuta da Mario Mantovani: «Mi propose personalmente di frequentare un corso di studi. Mi avrebbe pagato la retta lui, per qualche migliaio di euro», dice. Per poi «tornare al suo cospetto ed essere collocata in una fondazione a fare i suoi interessi».

Mantovani, in carcere a San Vittore con accuse di reato, è tutt’ora in grado di muovere i suoi contatti sulla scacchiera. «Perché il suo metodo non era percepire né dare mazzette. Era di posizionare uomini – dichiara un attivista di centrodestra sudmilanese, 50enne. – Come a Melegnano, con Rossetti in Ferrovienord Spa, con Passerini in Confcommercio a Milano in Porta Venezia. Poi ci sono altri aspetti del consiglio comunale di Melegnano. Come il consigliere Rocco Tripodi, posto all’interno delle responsabilità sulla Cerca-Binasca per tramite dell’architetto Locatelli di Melegnano e di Stefano Maullu».

Il metodo Mantovani era questo da sempre, in Melegnano. Alle recenti convocazioni elettorali – regionali, europee e ancora regionali – il nome del candidato Mantovani veniva spinto senza dichiarato motivo. Dal 2014 RADAR è in possesso di un dato: «Spingere Mantovani, perché così è» erano le disposizioni diramate dai vertici locali.

È confermato che Simone Passerini, 37 anni, sia stato inserito in Confcommercio tramite la corrente mantovaniana? «Sì – risponde un’attivista 47enne. – Per quanto riguarda Melegnano, Simone Passerini, come Pier Antonio Rossetti, come il sindaco Vito Bellomo, sono stati frequentatori della residenza privata di Mantovani. Ci sono state anche delle cene. È più che possibile che Passerini faccia parte della Confcommercio grazie non tanto a Mantovani direttamente, ma all’ambiente di Luca Squeri». Il quale è un mantovaniano d’acciaio. «Passerini ha avuto e ha tutt’ora rapporti con Squeri. Politica. Sostegno in campagne elettorali» conclude.

Confermato l’ingresso del presidente del consiglio comunale di Melegnano Pier Antonio Rossetti, 40 anni, in Ferrovienord Spa come vicepresidente del consiglio d’amministrazione, su azione di Mantovani. Un curriculum peraltro privo di macchie: «Rossetti non ha scelto l’ambiente giusto per lui – osserva un elettore. – Entra in Ferrovienord e poi ripartono i lavori per la stazione. Chissà. Magia».

Confermata la tesi sul sindaco Bellomo, 45 anni, autonominato vicepresidente della Fondazione Castellini «per presenza di Mantovani – afferma un elettore quarantenne, persona informata. – Però attenzione, in Castellini Mantovani è una presenza implicita. Mantovani era nella sanità; Mantovani in Melegnano aveva un suo uomo; è scontato che lo inviti a inserirsi in una delle fondazioni più importanti, che fattura tanti soldi. Lì dentro è una cordata creata da Bellomo. Dispiace sapere che ci sono queste persone a piede libero che fanno ancora quello che cazzo vogliono. Mentre le persone normali non hanno il coraggio di parlare. È più normale la normalità o il suo contrario?».

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E l’ingegnere Angelo Bianchi? Invitiamo i lettori ad avventurarsi nell’ultima parte del testo. I documenti su Bianchi esistono. Negli atti pubblici – oggi in mano alla minoranza del Partito Democratico – Angelo Bianchi risulta commissario di gara nell’appalto per il cimitero comunale. Sul cimitero pendono, afferma la minoranza Destra Civica-LegaNord, «un progetto da 11 milioni di euro» e «un illecito». Bianchi Angelo compare ripetutamente nel contratto.
A maggio, nonostante l’arresto del 2008 e il rinvio a giudizio del 2012, Bianchi ha ottenuto un incarico in Brianza per l’Asl di Monza, valore: 23.910,73 euro. Delibera 304. Il suo arresto? Il suo rinvio a giudizio? Risposta: «Non incideva sulla moralità professionale di Bianchi», del direttore generale di Asl Monza Matteo Stocco (clic a un articolo da mantenere in evidenza). *
Leggere attentamente le parole di Stocco. Saranno le stesse che userà il sindaco Bellomo, mantovaniano, con la sua maggioranza (mantovaniana) nella commissione d’inchiesta sull’ingegnere (mantovaniano) Bianchi, per giustificarsi.

«Ora è chiaro – commenta Mario, melegnanese, 29 anni – perché Bellomo a Melegnano non ha mai voluto parlare di mafie, di commissioni antimafia, di corrotti, di legalità».
Vero. Prima venne Vivenda, appalto per la mensa degli scolari nel 2014. Messa sotto inchiesta giudiziaria nel 2015 in Mafia Capitale, oggi sotto la vigilanza della magistratura e il controllo del tribunale.
Ora viene Bianchi, accusato di reati e di possedere «spiccata capacità criminale». * *

La sfiducia nei confronti dell’amministrazione Bellomo è realtà. In questo contesto, le elezioni 2017 sono battaglia ripida per il centrodestra. La schiena dritta di Fratelli d’Italia, eletta in maggioranza con il sindaco, è al giudizio dei lettori: il Broletto di Melegnano copre più di un attivista e simpatizzante di Fratelli d’Italia che vive in debito monetario nei confronti del comune. I rappresentanti eletti nelle minoranze hanno grandi responsabilità.
I rappresentanti della maggioranza in Forza Italia devono, invece, scegliere da che parte stanno. Questa prossimità politica nei confronti dell’illegalità stride con i titoli di giornale, quando, nel 2012, elevavano Vito Bellomo come vivente «orgoglio di scelte vincenti» (Il Cittadino, 1 maggio 2012, leggibile online). Stride con chi, mai stato Bianchi, ha scelto Melegnano per vivere da uomo e donna liberi.

Lo Staff, mercoledì 28 ottobre 2015 ore 20:56

radamelegnano@gmail.com

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In dettaglio: «In riferimento all’articolo 38 del Codice Appalti, si evidenzia che, secondo quanto previsto alla lettera c, non è necessario richiedere il certificato dei carichi pendenti. Ricorre una causa di esclusione dalla gara allorché sia stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’articolo 444 del Codice di procedura penale, per reati di grave danno dello Stato o della Comunità, che incidono sulla moralità professionale». 
Stocco dice anche: Bianchi aveva fornito «autocertificazione del possesso dei requisiti di ordine generale, di cui all’articolo 38 del Codice degli Appalti, insieme alle dichiarazioni relative al possesso degli ulteriori requisiti di capacità professionale». L’Asl di Monza alza le mani.

* * Sospette le affermazioni del sindaco Bellomo in tema di legalità, specie sul negozio di via Lodi 39 che, ufficialmente sequestrato alla criminalità organizzata da un organo competente della repubblica italiana, per lui «non si poteva dire sequestrato alla criminalità organizzata» (consiglio comunale di Melegnano del 17 giugno 2015). Dichiarazione avvenuta nella sede di un’istituzione cardine della repubblica. 

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Il caso

Tafferugli Juve-Barça, coinvolto un attivista politico, un individuo aveva precedenti

MELEGNANO – Si menano in piazza. Ma è quasi silenzio stampa sulla rissa sviluppata a Melegnano davanti al maxischermo a margine della sconfitta juventina contro il Barcelona.

Avvistati nella rissa anche un attivista politico di Fratelli d’Italia Melegnano e un uomo con precedenti penali. I testimoni oculari ricostruiscono fatti di ordinaria fede ultrà: tifosi di una squadra italiana avversa alla Juventus si sono avvicinati allo schermo provocando i bianconeri, i disordini seguiti non hanno provocato danni a oggetti o persone. Diverse le discussioni accese sui social network nella giornata di ieri, rapidamente cancellate dalle bacheche dei gruppi locali.

Marco Maccari, martedì 9 giugno 2015 ore 10:01

mamacra@gmail.com
@mamacra

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L'intervista

Vita sui social, RADAR panopticon intervista per bacchettare e sorprendere

Melegnano quotidiana, quanto sei definita dai social network? La città sul Lambro ha il suo stile di vita social e le sue abitudini online: lo stesso RADAR condivide i suoi articoli su Melegnano News, la social street cittadina nata e imitata per scambiare informazioni con la lontana complicità di Palo Alto, California.

Vive anche di lati oscuri la vita social del popolo online. L’attuale traffico di utenti connessi residenti a Melegnano ritrova sulla piattaforma ciò che nel tempo ha messo da parte nella città reale: bullismo in vernice cyber, razzismo, name-calling, incitamento all’odio, apologia di reato colorano – questo è il caso dei gruppi chiusi e derivativi – la comunicazione online nutrendosi di subcultura parapolitica di estrema destra e i cittadini, attratti da dichiarazioni di un’inconsistente offerta di scambio di notizie, escono disgustati.

Fa discutere la campagna giornalistica di RADAR sull’intolleranza consumata nel chiuso delle stanze social: la variegata destra cittadina – domanda il blog – e un’Amministrazione comunale (di monocolore destro) come quella melegnanese come si comportano nei confronti del razzismo dei suoi elettori sui social? «O non ci sono controlli di dovere, o ne viene lasciata la libertà» è il parere con cui esordisce il consigliere comunale Luigi Martelli, 32enne, ieri fuoriuscito dalla maggioranza consiliare e oggi in corsa sul filo dell’indipendenza; troppo caparbio per le leggi non scritte della politica politicata ma troppo debole per restare solo, è autore a sua volta di Destra Civica, un movimento civico melegnanese in alleanza con Leganord, estremamente discusso, tutto concepito a destra. «Io stesso sono molto intollerante – ammonisce. – Nei confronti di chi viene a lucrare su un sistema che lo ha fatto entrare con leggerezza. Non tollero gli abusivi. Non tollero chi viene a rubare, non tollero i parassiti. Non li tollero, come non tollero il parassita italiano. Chi predica bene razzola male, si dice: quelli che criticano pesantemente coloro che chiamano “negri”, “zingari”, “nomadi”, non so se sono tanto diversi dagli insulti che pronunciano. Loro hanno un nome italiano, e si sentono in diritto di poter fare i parassiti della società; gli altri invece non possono, perché gli altri sono stranieri. Sono loro che mi devono spiegare la differenza». La discriminazione ha un ruolo nella vita del centrodestra cittadino? «Chiariamo una cosa. Per me qui possono venire tutti. La colpa non è dei migranti, è colpa del sistema italiano che non permette un’adeguata integrazione. Ma è successo in passato che ci fossero casi di intolleranza razziale all’interno di un partito che oggi è presente nell’Amministrazione comunale. Forse i responsabili dovrebbero bacchettare a dovere. Non credo che chi usa parole come “negri”, “zingari” o nomadi” conosca il significato di quelle parole o conosca le loro culture». La discriminazione ha un ruolo anche nella maggioranza consiliare? «Contro il Consiglio comunale non ho niente da dire. Diciamo che se oggi, in una riunione di maggioranza, dovesse uscire una battuta su uno straniero, di certo non ne verrebbe fuori una bella battuta; ci potrebbe essere, in ambienti della coalizione di maggioranza, dell’intolleranza persino verso i bambini stranieri che vanno a scuola. Il 25 aprile scorso io chiesi ai miei ex colleghi di maggioranza di fare una foto simbolo (l’immagine è in evidenza) insieme a una ragazza musulmana (clic per la foto apparsa su Il Cittadino, qui in un tweet di Martelli). Quanti ex colleghi di maggioranza c’erano nella foto? Ma sono vecchie storie. E non ho nulla da dire nei confronti del Consiglio». Come giudica politicamente gli ambienti di destra che su Internet fanno ricorso a linguaggi razzisti? «Semmai posso esprimere un giudizio su chi sta scrivendo la storia di questa città».

Marco Maccari, venerdì 6 febbraio 2015 ore 00.17

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Satira

«Questa è guerra»

Islam. Fratelli d’Italia dichiara a Melegnano: «Siamo in guerra». Non lo dicono, ma hanno un campo di fagioli dove ti aiutano a lanciare al nemico i tuoi escrementi.

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2900 sbarchi, il Prefetto di Milano ordina ai Comuni di accogliere i nuovi migranti; Fidanza e Raimondo: «Sindaci, disobbedite!»Oppure dite no a una moschea.

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#Fratè-lli-d’Ità-lia-l’Ità-lia-s’è-guè-rra

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