CULTO DEL LAVORO

Eclettica esausta crede nella musica cerca lavoro sul Corriere: l’assumete da musicista o da impiegata?

Cara Gaia, 

comprensibile. Specie dopo i risultati. Ma. 

Ci sono problematiche a livello nazionale nel mondo del lavoro che sicuramente non facilitano l’inserimento di persone della tua età. Non sei sola da questo punto di vista. Con la modifica del sistema universitario e l’adozione del 3+2 si è avuta una svalutazione delle lauree di vecchio ordinamento: con una laurea breve a 22 anni sei già nel mondo del lavoro e hai molte più possibilità di fare stages (con rinnovi e magari assunzione). Inoltre la riforma del mondo del lavoro, con l’introduzione di misure per gli under 30 o per gli esodati, ha praticamente perso due generazioni da inserire stabilmente in ambito lavorativo. Un altro aspetto da considerare è che, con la crisi (a volte usandola anche come scusa), non molte aziende sono disposte a investire nelle persone; perciò preferiscono prendere un giovane perché costa meno anche se ha meno esperienza.

Aggiungiamo che il tuo curriculum, da quello che dici, è molto variegato; ma, se le esperienze che hai fatto sono di breve durata, spesso questo è controproducente, perché viene letto come una tua incapacità nell’avere continuità lavorativa di lungo periodo.

Molte agenzie oggi puntano a più a collaborazioni con freelance o con liberi professionisti a partita IVA, invece che alle assunzioni. Hanno uno zoccolo duro di dipendenti (tendenzialmente non molti, se non parliamo di grandi agenzie) e per il resto si rivolgono all’esterno, cercando figure che abbiano già lavorato nell’ambito della comunicazione e che possano quindi soddisfare le loro richieste. 

Quindi: 

  1. hai aperto partita IVA? Scrivi un progetto al giorno? Per forza, visto che sogni chances in agenzia. 
  1. Cerchi chances in agenzie creative?
    E perché non ti sei messa ancora in gioco?
    Investi sui tuoi talenti. Sei una creativa? Crea. Apri la tua agenzia. Stupisce che tu elemosini una chance dalle tovaglie altrui. Sorprende negativamente che tu scriva ragionando da aspirante dipendente, con le tue capacità. Potresti — e dovresti — ragionare da innovatrice e imprenditrice. 

Poi c’è la tua musica, ottima, che abbiamo ascoltato; parla di una persona che ha seriamente futuro come musicista. Più l’ascoltiamo più sembra la tua strada. Forse a te serve cantare in una band, anche come prima autrice, ma non da solista: stare in mezzo a un gruppo con gente che sa suonare, che ti aiuti a metterti, con gli anni, in riga e con la testa a posto: Brian May lo faceva in continuazione con Freddie Mercury, i risultati si direbbero apprezzabili, no? Se suonare da sola ti fa produrre frasi come «sono una donna cazzuta» (vedi la tua descrizione su Facebook) è meglio suonare con gente che ti riporti tra pari, a considerare che non sei l’unica dotata di bravura, e che ti derida, perché no, se ti sente usare frasi che, oggi come oggi, suonano proprio male. 

Ammutolisci il personaggio. Fa’ parlare i talenti. 

PS Complimenti per i pezzi. Unici. E per il sito

Elisa Barchetta, Marco Maccari, Massimiliano Basile
Venerdì 14 settembre ore 15:00

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Eroismo quotidiano

Che noir gentile, Gino Marchitelli

«Ti auguro una lettura avvincente e coinvolgente, nonostante la difficoltà dell’argomento trattato» ha scritto nella dedica. «Difficile»: come mai dire «difficile» di un romanzo nato da un focolare narrativo così riflessivo, pieno d’anima, semplicemente fresco?
Il Sud Est Milano ha un rapporto speciale con gli scrittori e Gino Marchitelli, classe 1959, è di sicuro il più prolifico e il più gentile di tutti. Le storie che il nuovo libro delle indagini del commissario Matteo Lorenzi – intitolato Milano non ha memoria, 2500 copie esaurite in meno di 15 giorni a distribuzione appena iniziata – per l’esperienza di vita che custodiscono e per la precisione con la quale sono state localizzate a Corvetto, Lambrate e nelle frazioni di San Giuliano Milanese, si sono proprio scritte da sé.
Lorenzi è un alter ego di Gino Marchitelli? Un suo fratello maggiore, forse: Matteo, il poliziotto più in gamba di Milano, non ha la sua durissima stretta di mano da elettrotecnico di cantiere ed ex inviato sulle piattafrme Eni ma ha la sua saldezza di principi democratici: non ha la devastante pacca sulla spalla di Gino, ma la sua passione per i vinili e per il rock progressive anni Settanta – il rock progressista, per capirci – sì, eccome.
È un estremista? Un antagonista militante? Ricredetevi, faciloni. Lorenzi è un uomo delle istituzioni, l’agente in divisa con pistola d’ordinanza in mano o, all’occorrenza, infilata dietro la schiena. È responsabile del nucleo investigativo di Lambrate, gruppo a vocazione quasi filosofica, tutto «proteso alla ricerca della verità»; è il poliziotto in tenuta antisommossa che protegge il commissariato dall’assedio dell’ira popolare. A Lorenzi lo Stato piace. Il commissario – Marchitelli non solo gioca con il noir ma lo personalizza in un dispositivo letterario potenzialmente infinito – è espressione del rinascimento democratico milanese, quello che accompagnò la città nel dopoguerra fuori dalla violenza dei torturatori di Salò, contro il nuovo terrore di piombo.
Ma per metà romanzo Lorenzi fa il moderno: umorale, con buchi allo stomaco, ex ragazzo di quartiere che si rifugia nella musica, forse meno milanese che italiano; animale abitudinario da doccia e shampoo e da biscotti la mattina, è un cuore infranto e stritolato, ancora innamorato della moglie morta, Eleonora, cotto dell’agente Giovanna Esposti, sensuale bomba a orologeria con la quale intreccia appaganti incontri mordi e fuggi; è il partner ufficiale in pausa di riflessione della radiogiornalista Cristina Petruzzi, donna emancipata e definitiva, professionista così intransigente da mettere in pericolo con le sue inchieste la fiducia e l’equilibrio del loro predestinato amore.

Layla & Kaled, la Zanardi, Freddie Mercury
«Difficile» un libro così? No, è per tutti: ma attenti, che tutto ciò che racconta è reale. È sul serio là fuori. Da vero numero uno, Lorenzi incontra l’emissario del potere in persona e riceve l’intimazione a non eccellere troppo nel suo zelo, con l’ordine di rilasciare in libertà un elemento pericoloso protetto dal sistema: quel sistema che coccola il nuovo estremismo razzista anzi lo piazza nelle istituzioni per i suoi scopi «riservati». Incollano queste pagine, incollano chi legge a un ritmo narrativo portato con mano dolce fino alla consumazione del finale suo malgrado wagneriano, nel quale ciascuno dovrà perdere qualcosa per dare coerenza alla propria storia, per dimostrare all’autore di essere persona e non sola maschera – e Gino non è avaro con i personaggi. – La più bella di tutte? La storia di Layla e Kaled (Lambrate, quartiere solidale, pagina 37) la coppia di immigrati dal Cairo. Il capitolo scioglie la narrazione in epica d’amore. Ma la migliore – opinione di privato lettore – è la storia di Tina e Valerio. Anziani, invisibili, tutto hanno perso compresi l’ardore, la gioventù, la salute, il benessere, resta loro il confronto ultimo con la morte: lui in estrema agonia da tumore, lei in esclusiva dedizione alle sue cure, sono invece i custodi della verità delle indagini. E della memoria stessa di Milano. I poliziotti di Lorenzi li disturbano per mera procedura investigativa, le manette scattano però solo dopo la loro testimonianza. A dire che oggi c’è ancora verità a Milano. Che la verità pure se muore di cancro grida ancora: guai a voi se non avete purificato la vostra memoria, se siete passati da ieri a oggi senza rispondere delle vostre azioni.
Preparatevi: starete per sempre, una volta chiuso il libro, a sperare di incontrare Lorenzi per strada e tra i luoghi e le persone reali messi in scena – chi conosce Civesio, Renato Scuffietti di Radio Popolare e Alessandra Zanardi del Giorno avrà adorabili sorprese. – I ghiotti di musica popolare internazionale potranno godere di un percorso alternativo, un’indagine parallela narrata in canzoni che l’autore linka a fine testo. Povero Freddie Mercury però (nemmeno: «il cantante dei Queen») finito all’inferno in un immaginario da clubino neonazi; proprio lui, straniero e migrante, dissacratore del sistema e, di suo, distinto autore progressive. O forse l’allusione è alla nascosta gayeté che circola nell’estrema destra? Nulla, comunque, che non si risolva assieme al commissario davanti a un buon vinile. Perché qui entri ed esci dall’immaginazione nella realtà e Milano ne ha bisogno, cresce in silenzio e ha bisogno di storie tutte nostre, per chi in città e nel Sud Est ci vive, ci spera, ci si sveglia chiedendo di respirare con dignità. Non è un caso se l’editore Frilli ha alzato la sua scommessa sul commissario. Leggetelo.

Giovedì 6 novembre 2014, ore 16:28

(Si ringrazia Marco Maccari)

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