L'inchiesta satirica

Melegnano, «imprese della ’ndrangheta» nell’Azienda Ospedaliera?

Raccontiamo? A più di un anno dal commissariamento poco è ancora emerso dell’Azienda Ospedaliera. Ricordate Gianstefano Frigerio? Il «Professore»? Pizzicato a fare creste in EXPO, arrestato l’8 maggio 2014, condannato a 3 anni e 4 mesi? «Coordinatore» di una mazzetta da 120mila euro per l’appalto di pulizie in ospedale? A due anni dal suo arresto abbiamo continuato a leggere fra le sue carte. È lui a regalarci il nuovo scoop.

#ROBACALABRESE
Frigerio era nella Compagine di Melegnano, c’era dentro la Patrizia Pedrotti, ex direttrice amministrativa dell’Ospedale. Gli inquirenti la descrivono così: «Quasi in rapporto di “dipendenza” dalle scelte decisionali di Frigerio». Una che Frigerio le diceva: «Provvedi, fai in quella maniera». E lei: «Sì sì sì. Ho già telefonato».
Mica erano solo loro a fare compagini. C’era – si presume – la ’ndrangheta. Dai documenti d’indagine si ottiene la notizia che era presumibile la presenza di imprese «collegate» più o meno «direttamente alla roba calabrese», alla «’ndrangheta». È la notizia di cui tratta questo articolo. A rivelarla alla Polizia Giudiziaria furono Frigerio e Pedrotti il 7 giugno 2013 durante un’intercettazione effettuata in ripresa video. I contenuti della loro conversazione sono racchiusi in atti formali citati nell’ordine d’arresto del giudice Fabio Antezza, spiccato nei confronti di Frigerio.

#IAMELE 
«Ma hai visto quali sono le aziende inquisite nella vicenda Guarischi per il San Paolo con la ’ndrangheta calabrese?» inizia Frigerio il Professore. Ha la febbre per la preoccupazione. «Hai notato che sono quelle che abbiamo lì anche noi nel nostro reparto di ingegneria clinica?».
Pedrotti: «Non so».
«Ci è andata di culo, che non ci hanno tirato dentro a noi! Perché se estendono quelle indagini lì, e vanno a vedere dove questi qui hanno vinto da altre parti, vanno dritti su Iamele e poi da noi» spiega Frigerio. «A me sono venuti i brividi!».
Chi è Guarischi? E il San Paolo? A marzo 2013 un’investigazione antimafia ammanetta Massimo Guarischi e Pierluigi Sbardolini. Sono, nell’ordine, un consigliere regionale della Lombardia formigoniano e l’ex direttore amministrativo dell’ospedale San Paolo di Milano. In particolare Sbardolini era accusato di «avere favorito l’associazione di stampo mafioso denominata ’ndrangheta delle locali di Milano e Pavia, rappresentata da Carlo Chiriaco e da Cosimo Barranca»; è stato condannato a un anno di carcere con patteggiamento (clic alla notizia del 13 maggio 2016).

#MUCCIOLA
«A me sono venuti i brividi. Ma qui non c’eri ancora tu» continua il Professore.
«La Troiano, è la Troiano quella che ha portato lì Iamele» gli fa Pedrotti, «io, a far capire a Moroni quanto sia pericoloso Iamele, non ce la faccio. Ti dico l’ultima che mi ha fatto, con ’sta cazzo di Mucciola Spa, non ne posso più» scoppia.
Chi era Moroni? Era il direttore generale dell’Ospedale di Melegnano. Mucciola Spa è un’azienda di impiantistica di Reggio Calabria. E Iamele? È l’architetto Giovanni Iamele. Aveva un incarico a Melegnano nell’azienda ospedaliera. Il 1° febbraio 2016 è stato condannato per una truffa e il 16 febbraio è stato allontanato dall’Ospedale di Melegnano. A Milano, in veste di direttore di dipartimento tecnico, predispose un appalto nel 2008 per l’ospedale Pio Albergo Trivulzio. Chi lo vinse? L’azienda Mucciola Spa, in circostanze controverse.
Pedrotti: «Ti dico l’ultima che mi ha fatto Iamele. Siccome la Mucciola non sta pagando, allora sto pagando io i fornitori e i dipendenti. C’avevo Iamele che parla di una delibera e viene a dirmi, ah, firmala qui. Gli ho detto, Giovanni, lo sai che non firmo niente senza leggere. Ho letto la delibera e c’era tutta una serie di risorse economiche che noi dovevamo alla Mucciola. Il giorno dopo arriva un decreto ingiuntivo. L’ho chiamato. 39mila euro! Adesso chi cazzo lo paga? Ho fatto fermare la delibera, che aveva già firmato. Gli ho detto: guarda, Giovanni, mi fai un altro scherzo così, veramente, ti denuncio».
«Forse c’è un ricatto. È la tesi che sostengo anch’io».
«Perché lui cambia espressione quando gli parlo della Mucciola! Se lo guardi negli occhi, lui cambia. Ha paura».
«Tieni conto che» cambia tono Frigerio «io parlai con quelli dei servizi. Salta fuori che, nei tre luoghi dove la Mucciola ha vinto gli appalti, quello che aveva firmato gli atti era Iamele. Una persona intelligente. Ma probabilmente succube di questi. Poi non scherzano questi qui».

FINALE
Sapete che il 30 luglio 2012 Mucciola Spa aveva ricevuto una misura interdittiva? Dalla prefettura di Roma, a causa di contatti sospetti con la ’ndranghetaIl tribunale del consiglio di stato ha confermato. Ma a Melegnano, Mucciola Spa aveva incarico nel 2012 e 2013 di riordinare e potenziare i servizi sanitari dell’Ospedale. La corte dei conti della Lombardia ha rescisso il contratto a causa di continui ritardi da parte di Mucciola (clic al provvedimento, pagine 199-201). Credevate di avere trovato un Professore. E se invece aveste trovato l’Università?

Lo Staff, mercoledì 1 giugno 2016 ore 12:00 

radarmelegnano@gmail.com

Annunci
Standard
L'inchiesta

Il «sistema illecito» di Melegnano

Dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari. Il «sistema illecito» di Melegnano: intercettazioni, testi, indagini della Procura, tutto sulla «turbativa di appalti» nell’Azienda Ospedaliera: la prima parte del servizio pubblicato un anno fa su Il Melegnanese.

Il Professore. «È vero che ci poteva essere corruzione. Ma non puoi trasformare, per un po’ di corruzione… distruggere tutto. Questo è il punto del problema. Cioè: la legalità è… non è un valore, è una condizione. Quindi se tu la tratti come l’unico valore che un Paese ha, scassi tutto. Eh. Cioè… l’illegalità. L’illegalità c’è in tutto il mondo, bisogna trattarla con con con normalità… non farla diventare una… ogni volta una crociata su qualsiasi cosa, eh. Così distruggono tutte le nostre aziende all’estero. Per… ma è mica possibile… mica…». Parla Gianstefano Frigerio, principale indagato nell’inchiesta sugli appalti di Expo e della sanità lombarda. La dichiarazione è avvenuta nel suo ufficio il 12 aprile 2013. È leggibile tra le intercettazioni contenute nell’ordinanza del 6 maggio scorso, firmata dal giudice per le indagini preliminari Fabio Antezza, Tribunale di Milano. Riprodurre la dichiarazione di Frigerio è di rilievo pubblico evidente: esprime una mentalità opposta a quel concetto di legalità attorno al quale in questi anni la società civile melegnanese si sta dando da fare per il bene comune, in modi sempre nuovi. Ma quella mentalità operava a Melegnano dall’interno. Gianstefano Frigerio (parlamentare classe 1939, tessera DC, poi forzista) o, come viene chiamato dagli intercettati, il Professore, oggi è agli arresti e in custodia cautelare. È indagato come «capo, promotore e organizzatore» di un’«associazione criminosa» operativa a Milano presso la Onlus Centro Culturale Tommaso Moro, via Andrea Doria. È accusato di associazione a delinquere per aver «favorito e assicurato le deliberazioni di proroga e l’aggiudicazione di appalti pubblici presso l’Azienda Ospedaliera di Melegnano, attraverso contatti reiterati, sfociati in doni, collusioni e condizionamenti». È al centro di 2770 telefonate intercettate tra gennaio 2012 e luglio 2013, svolte con «contatti riferiti alle aziende ospedaliere di Melegnano, Pavia, Varese, Chiari, Vimercate, Lecco». E la sua creatura a Melegnano è, nelle parole del giudice, un «sistema illecito», emerso all’interno di un «numero rilevante di contatti con pubblici ufficiali del settore sanitario e imprenditori, finalizzati a controllare il sistema degli appalti pubblici».

La «compagine» di Melegnano… Il giudice la chiama «compagine», utilizzando un’espressione degli stessi indagati. Si tratta di un gruppo di dirigenti ospedalieri e di imprenditori del ramo pulizie. Tutti diretti dal Professore. Il gruppo è individuato nelle persone di: 1. Patrizia Pedrotti, cerrese, direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 gennaio 2012, in carica (il suo curriculum è online sul sito http://www.aomelegnano.it); 2. Paolo Moroni, di Torrazza Coste, direttore generale dell’Azienda dal 1 gennaio 2012, in carica (curriculum sul medesimo sito); 3. Enzo Costa, milanese, imprenditore attivo nel ramo pulizie per la società Ferco Srl; 4. Bruno Greco, milanese, imprenditore nel settore pulizie per la società cooperativa Co.Lo.Coop.

…e i capi di incolpazione. Nessuno dei quattro è agli arresti. Per il giudice «non ne sussiste l’esigenza». Ma sono diversi i capi di incolpazione ipotizzati nei confronti loro e del Professore. La «Compagine» è accusata di avere «favorito in modo illecito e tutelato in via preferenziale gli interessi di Enzo Costa e di Bruno Greco» nell’assegnazione degli appalti per le pulizie. Nello specifico: «turbativa del procedimento amministrativo al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente; disponendo, in luogo di bandire una nuova gara d’appalto, la proroga di 36 mesi per 14.624.002,77 euro». Il primo capo di incolpazione riguarda Frigerio e gli imprenditori Costa e Greco, comprende reato continuato (art. 81 del Codice Penale), concorso in reato (art. 110), corruzione (art. 321), corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319) con aggravante (art. 319 bis). Il giudice dichiara che al momento non ci sono indizi gravi a sostegno di queste accuse, ma ne ipotizza la sussistenza. Il secondo capo di imputazione riguarda anche i due dirigenti Pedrotti e Moroni. Comprende reato continuato e concorso in reato (artt. 81 e 110), turbativa di pubblico incanto o appalto (art. 353). Su questo capo invece ci sono «gravi indizi di colpevolezza».

Chi comanda a Melegnano. Per gli inquirenti, la direttrice Pedrotti in cambio «ricava l’utilità di coperture politiche, appoggi per il trasferimento e avanzamenti di carriera». Il Professore dichiara addirittura il 3 aprile 2013, insediata la nuova giunta regionale, che «per aiutare la Pedrotti» andrà da alti papaveri del Popolo della Libertà, oggi Forza Italia, in Regione e fa nomi e cognomi indicando Mario Mantovani, «uno dei suoi vecchi». Un’intercettazione aiuta a capire il radicamento del sistema. «La prima volta, la prima cosa che mi ha detto quando mi son seduta a Melegnano, mi hanno detto: fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio. Me lo ricordo benissimo perché era la fine di gennaio di quell’anno… Sono passati quattro o cinque anni ormai… e quello che mi ha detto è: tu fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio, che non lo conosci ancora». Intercettazione di Daniela Troiano nell’ufficio di Frigerio, 1 ottobre 2012, ore 16.24. Troiano, indagata a sua volta, è l’attuale direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera di Pavia, ma è stata direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 febbraio 2008 al 31 dicembre 2010, predecessore di Pedrotti. Il «sistema illecito» di Melegnano risalirebbe a molto prima dell’attuale dirigenza ospedaliera (continua). 

Marco Maccari

Ripubblicato su RADAR mercoledì 21 ottobre 2015, ore 13:32

radarmelegnano@gmail.com
mamacra@gmail.com

Standard