Fake News!

Gas, grosso incendio in via Roma

VIA ROMA/OBERDAN — L’odore acre arriva fino a piazza Garibaldi, il fumo invade il tratto finale di via Roma prima dello sbocco in piazza Risorgimento.

2018-02-09 19.20.53

Per il momento, niente paura; il fumo in via Roma è normale fumo che fuoriesce da un camino. Se siete atterrati su questa pagina da Facebook avete trovato una fake news, con un percorso che mira a testare la vostra partecipazione emotiva alle notizie e agli… scherzi di carnevale.

Lo Staff, venerdì 9 febbraio 2018 ore 19:11
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Antisocial Media, Comunità Virtuale & Comunità Tribale

«SAN GIULIANO ONLINE FREE? Gruppo a uso, consumo e tornaconto di chi lo gestisce»

tenorMELEGNANO/SAN GIULIANO MILANESE — Andrea è admin e ha letto RADAR: «Il punto che dovreste toccare è un altro. Parlate di onestà intellettuale piuttosto, e dell’esproprio del senso delle parole, che sfocia nell’inganno.

Certi gruppi si mascherano (e possono farlo) dietro nomi fuorvianti; fingono di fare un servizio alla comunità e invece usano i social a scopi personali, come grimaldelli politici.

Questi articoli sono sicuramente simpatici, ma tendono più che altro a due cose: uno, a radicalizzare le posizioni già esistenti. Due, a legittimare certi gruppi come se fossero un punto di riferimento ufficiale del paese in questione.

Se esistono i Bellesi News, gli Almirantino News, “smascherateli” per quello che sono: pagine a uso e consumo di chi le gestisce; chi più, chi meno, per fare da influencer per piccolo o grande tornaconto, che sia ego, patrocini o consenso politico.

P.S. Ci sono anche pagine che dovrebbero chiamarsi “Fratelli d’Italia Notizie”, nate sulle ceneri di una pagina politica preesistente. Gruppi gestiti da partiti che si mascherano… è tutto un carnevale».

Messaggio firmato, venerdì 19 gennaio 2018 ore 6:00
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Antisocial Media, Comunità Virtuale & Comunità Tribale

Clüb Privé Almirantino: la garanzia di San Giuliano Milanese

L’ASSESSORE–ADMIN DI FRATELLI D’ITALIA, Daniele Almirantino Castelgrande, ha letto RADAR. «Apprendo, leggendo in rete, che qualcuno ha deciso di prendersela con il gruppo SAN GIULIANO ONLINE FREE, denigrandolo» inizia l’assessore.

Parla dell’inchiesta ninfetta I servizi segreti di San Giuliano. «Probabilmente il risentimento di non farne più parte – dal gruppo vengono escluse le persone che in diversi modi non rispettano questo luogo – ha suggerito uno scritto sciocco e inutile».

Il vero pubblico di SAN GIULIANO ONLINE FREE: giovanissimo, femminile, divertito degli errori grammaticali. Lo stesso pubblico di RADAR

«Persone escluse»? Fico. L’utenza infatti parla di un calo di 2000 iscritti da quando lui è assessore, da quando Segala è sindaco.

«Ho fondato questo gruppo come diretta conseguenza del mio impegno civile e politico tanti anni fa ormai. Tutti i sangiulianesi che mi conoscono possono testimoniare il dialogo che ho senza pregiudizi con tutti.

Oratoria estrema ed estrema destra. Scafatevi, Readers.

«La mia veemenza politica non intacca né i rapporti personali e sociali con amici e cittadini». San Giuliano la sua veemenza sembra conoscerla, meno male che non ha intaccato niente a nessuno. «Né viene usata per pilotare alcunché nel gruppo.
Il gruppo è aperto, ma rimane un salotto privato: proprio questo essere “casa mia” è la garanzia che riserverò il miglior spazio per ciascuno di voi. Non aggiungerò altro».

Fig. 112. Con questo gesto, l’oratore sta dicendo: «Va bene»

L’assessore & admin è univoco, categorico e assoluto: la sua persona è «garanzia» e al tempo stesso «diretta conseguenza» di «uno spazio migliore», casa sua è «il salotto» della San Giuliano online e non aggiungerà altro. Lo aggiunge l’admin Giorgio Sterrantino con una commovente arringa: «Democratici che vorrebbero insegnarvi la democrazia imponendo il loro pensiero. Pensano che tutti voi siate una manica di ignoranti indegni, che – ora che ne sono fuori, da questo buco di culo di gruppo come lo chiamano – meritate di rimanere qui dove una mano segreta decide cosa si possa dire e cosa no.
Queste persone non vi rispettano ma vi disprezzano perché non coniugate i verbi come loro, non conoscete i classici greci e – orrore – avete la sfrontatezza di volere dire la vostra, vorrebbero tapparvi la bocca perché non siete degni. Sì, per loro voi siete degli straccioni analfabeti.
Nudi su un’isola selvaggia, quanto sopravviverebbero e quanto avrebbero bisogno dell’aiuto di questa massa di umili sangiulianesi che ora disprezzano? Grazie Daniele per questa ospitalità.
Anche se non è un posto democratico, ma d’altronde nemmeno la velocità della luce si decide per alzata di mano».

Fig. 185. Con questo gesto l’oratore ha evocato il simbolo della corona e l’autorità superiore

Ora è confermato: il gruppo dell’assessore Castelgrande divide artificialmente gli utenti in due classi (democratici e antidemocratici) e li mette gli uni contro gli altri.

Due domande:

  1. Ma perché Segala e Castelgrande hanno bisogno di un gruppo antidemocratico, in un comune democratico?
  2. Serve un calo di altri 2000 iscritti?

Lo Staff, mercoledì 17 gennaio 2018 ore 11:37 
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Femminismo Locale, Il caso

3 tipi di persone che stanno più sulle scatole sui social

Top 3 delle persone che al momento mi stanno più sulle scatole sui social:

1. Chiunque metta in bacheca immagini di mamme tuttofare fresche di parrucchiere che offrono lezioni di vita. Falze!!

2. Donne i cui neuroni reggono un video di massimo 30″ su Chimamanda Ngozi Adichie, per le quali leggere un libro, anche non suo, sarebbe impensabile sotto molti aspetti, primo fra tutti lo sbattimento, ma che condividono il link ugualmente perché fa molto “donna impegnata”…

3. Chi non esercita buon gusto nemmeno nelle foto profilo. Quel tema con fiori e cuori è osceno e non mitiga l’orrore di una foto con una pessima risoluzione. Metti un tema di Windows e fai più bella figura.

Ecco Chimamanda Ngozi Adichie.

Perché mi appaiono in bacheca queste cose? Non frequento questo tipo di persone, non le dovrei trovare nelle mie Echo Chamber*… Le vedo perché sono come me nei gruppi FB di Melegnano. L’unica cosa in comune con loro è questa. E l’aria che respiriamo. La rottura di maroni è tutta mia.
Le *Echo Chamber, già menzionate in un precedente post, sono delle bolle dentro i social in cui noi stiamo al centro e intorno abbiamo gente/pagine che la pensano pressapoco uguale e dove ci infiliamo di nostra iniziativa.

Perché? Semplicemente perché andiamo su FB per massimizzare la nostra popolarità ed essendo conformisti per natura (in tutti noi agisce una distorsione cognitiva che si chiama Confirmation Bias che ci spinge a credere solo a informazioni aderenti ai nostri schemi di pensiero) è comodo infilarci in bolle confortevoli in cui tutti la pensano come noi e dove ottenere per questo fiumi di like! Ecco perché, sui social, non cambieremo mai idea, con buona pace mia e di chi si offende delle mie incursioni su RADAR.

Aspirante Misantropa, giovedì 19 ottobre 2017 ore 06:30 
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Domenica 7 settembre 2014, L'inchiesta satirica

Sandokan! Sandokan!

Il Ku Kuz Kaz vi ha fatto impazzire. «Ahahahahah! Ma come vi è venuto?» fa un lettore davanti a una birra. Impazziti i razzistoidi del Sud Milano: «Ma sparati, co***one!» ha sottolineato per tutti un commentatore. Sorpresa: un uomo di destra duro e puro ci ha rilasciato un’intervista sul razzismo. Domani o dopo pubblichiamo, ma anticipiamo questo: «Sono comportamenti da idioti – dichiara. – Io li condanno». Giulio, esperto di comunicazione (mai stato un buonista di sinistra), dice: «Tutto vero. Noi cittadini siamo razzistoidi al posto dei politici che eleggiamo. Ma aggiungo: è molto più comodo ripetere le parole altrui, invece che farsi un pensiero proprio».

Chi ci ha insegnato a fare i moralisti? La sinistra? I finti buonisti? No. Sandokan. L’eroe dalla pelle scura. Il principe in fuga. L’avversario dell’impero, il libertario che suona lentamente nella tempesta. Il sangue ci bolle per lui. Sandokan ha offerto a generazioni di giovani la sua bandiera, che batte per la libertà di tutte le razze e le religioni del mondo. Salgari ha trasmesso ai giovani con romanzi semplici e potenti la regola del bello scrivere e del bel morire, spezzando la penna di chi lo sfruttava.

Bentornati a Melegnano, frazione di Mompracem. Per questi articoli di denuncia RADAR è stato bannato da un gruppo social cittadino, ma i messaggi razzistoidi non si sono fermati: si avvera la profezia di G., nostra lettrice. Eccola: «Daranno la colpa ai migranti anche quando piove». Non ci credete?

In treno: «“Perché a me la multa e gli extracomunitari che sono seduti davanti a me non li controlla?” Risposta, non sono affari tuoi sei una razzista» (2 settembre).
Li difendi? Torna a sedere: «Visto che difendi ‘sti cazzo di extracomunitari perché non li prendi tutti a casa tua?» (2 settembre).
Carico a coppe: «Ovviamente sopra era pieno di extracomunitari e zingari…» (2 settembre).
Carico a bastoni: «Loro non pagano nulla xché il nostro sistema politico glielo permette è uno schifo!!!!!» (2 settembre).
La benedizione: «Ovvio, è sempre così» (2 settembre) e in due giorni è questione nazionale: «Io voglio pagare ma che lo facciano tutti. Italiani o non italiani!» (4 settembre).
Il giorno dopo succede una rapina? «Italiani o i soliti extra?» (5 settembre).
Marco Rondini spara la nuova cannonata? «Siamo mica in Eurabia….» (4 settembre).

2500 melegnanesi iscritti ai social devono bersi, ogni settimana, un bicchierino di razzismo. La politica non interviene perché a Melegnano la politica la fanno al bar e al bagno, il massimo che può fare è parlare di mafia: domani hanno una conferenza dei Capigruppo in Comune per gli spari nella notte, conferenza ovviamente chiusa, nella quale Pietro Mezzi, l’ex sindaco, quello che la mafia è a Melegnano, entrerà a farsi una doccia di consensi.

Mezzi è il politico che ha più seguito e copiato RADAR, rubando tutto ciò che poteva rubarci: informazioni, immagini, senza mai citare la fonte. Leggete i suoi post del 3 e 4 settembre. Sono pubblici. Foto e info copiate da qui.

Per fortuna la sua punizione è stata biblica. Il 3 settembre ha subìto due commenti di Gregory Nicotera.

Sull’altro post (4 settembre) castigo supremo: commentatori a cui va in tilt la grammatica. «Inutile indagare svincolando» lo incoraggia a modo suo una commentatrice, alle 10:26. Forse era indugiare svicolando, cara? Continua: «Altrimenti saremo sempre nelle loro mani e le cose leviteranno…..tutti uniti e collaborare, cittadini compresi no èèèè……..». Risponde Mezzi: «Credo che tu non stia sbagliando affatto», eh no, figlio, qualche errorino le è scappato; altro commento (di un indemoniato): «Affinche abbiamo un rincoglionito come sindaco» (ore 21:55). Eeeeeh? Insulto gratuito a una carica dello Stato, ma l’ex sindaco non ci pensa a moderarlo. Il diario Facebook di Mezzi è un palazzo di viale Lombardia alle due di notte: 37 likers, 13 condivisori e nessuno chiama le forze dell’ordine. E grazie, dormono. Il diario di Mezzi è come Melegnano Notizie, battezzato da una nostra lettrice Melegnano Discrimina perché non modera mai i commenti politicizzati a sfondo razzistoide.

Non è colpa di Melegnano Notizie. Questa è la politica. Che a Melegnano droga l’informazione a danno dei lettori e dei giornalisti. Politica da bar, sempre fatta al bagno. Fin dall’inizio. Ricordate il 17 maggio 2012? Faccia a faccia Bellomo-Mezzi, prima del ballottaggio? Sul palco erano fermi, pacati, ma in bagno succedeva la verità. E solo la satira ve la può raccontare.

Siamo alla toilette. Gli sfidanti strafottenti, indaffarati alle latrine confrontano le loro dimensioni. Io più largo e cicciottello, dice uno. No, io più lungo e slanciato. Sì, fa notare l’uno: ma il mio è coi baffi. L’altro: sì, ma il mio è lampadato. Davanti a quest’assoluta novità giovanile, l’uno ci è rimasto secco. Ha esitato: e l’altro, con un sorrisetto, tira su la zip e lo pianta, solo e triste, con il consensus tutto in mano, nell’eco dello sciacquone che ribolle scendendo tra i dannati.

Sul palco, botte da orbi: «Il più grande cementificatore della storia di Melegnano sei tu, Pietro Mezzi!» grida Bellomo. «Figlio di Michele!», gli dice il «cementificatore». I cattolici melegnanesi, famoso ago della bilancia, li guardavano al bagno e hanno risolto: «il figlio di Michele» aveva quel qualcosa. Ma non era tolleranza, non era solidarietà. Che cosa cercavano loro?

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