L'inchiesta ninfetta

I servizi segreti di San Giuliano 

«QUESTO GRUPPO NON È CASA TUA. Qui comandiamo noi.
Se ti ostinerai a scrivere contro il volere di noi emissari dell’élite verrai bloccato o rimosso dalla città–stato online di San Giuliano Milanese.

Partiamo dal principio che tu, qui, nasci come un essere di fango e pietra e tu, qui, sei un miserabile che pensa a sproposito, scrive a sproposito e commenta fuori tema. Sei un intruso nell’occhio degli dèi.

Perciò zitto e fa’ il tuo lavoro di pietra e ringrazia gli dèi se trovi pane in mezzo ai denti. Clicca, ubbidisci e non costringerci a finirti».

L’originale sumero delle leggi appena citate

È una storia che inizia a San Giuliano Milanese, città nell’area della bella Milano, è l’Anno di Cristo 2018 e tu hai appena inviato la tua richiesta di iscrizione al gruppo SAN GIULIANO MILANESE ONLINE FREE. Ti arriva notifica di iscrizione. Ti senti bene, hai visto che è una Social Street, sai che esperti e illuminati come Marc Augé e Stefano Zamagni sono sostenitori dell’esperimento delle Social Streets e non vedi l’ora di fare «buon vicinato». Vivi una vita nera al riparo dei tuoi pochi metri quadri, non vedi l’ora di passare «dal virtuale al reale fino al virtuoso», come promuovono le Social Streets. Lavori, ascolti musica, leggi bei libri, ti informi, se puoi due passi all’aperto te li fai: non vedi l’ora di iniziare a «fare inclusione» grazie allo strumento di una Social Street, proprio qui, nel tuo ruvido quartiere, nella demoniaca Sangiu. Tu e i tuoi nuovi amici online cambierete questo piccolo mondo. Passo a passo. Hai appunto due dritte sul parco davanti casa. Per l’occasione sfoderi un bel disco di Tupac e fai partire Changes. Clic. E sei nel gruppo.

Tu credevi di iscriverti a una Social Street e invece sei nella caciara. Ti appare un post pinnato in cui, tra le righe, si materializza un sorriso cialtrone da dittatura socialista reale. Nei post, orde di fulminati senza impronta di una grammatica elementare — non dobbiamo essere tutti premi Strega, ma scrivere con decoro in italiano sì, per rispetto di chi legge, per gli dèi e per le dee! — troll con lingue di pietra che sbraitano in dialettese, scoppiati con un picprofile che non accetta diritti né doveri per nessuna creatura, vagonate di politicizzati di estrema mano. Cerchi le informazioni — è lo spazio in cui di solito si trovano stracci di regolamenti — e ti viene confermato che «non sei su suolo democratico», esattamente come «tu non sei democratico a casa tua» e come non è democratico in chiesa, al bar, in polizia, nelle prigioni del sindaco — ti volti verso lo stereo, glielo leggi ad alta voce a Tupac e lui un altro po’ sbratta al microfono; gli fai: Tupa’, ma che è? casa mia è aperta a tutti, io credo nelle regole, faccio democrazia nel mio piccolo e questi mi dicono che casa mia nun è democratiga, mo’ nemmanco il cinema è democratigo — è inutile, ti è ribadito che, sempre tra denti sornioni, no, tu non sei democratico, tu fai in realtà come cacchio ti pare e così perciò facciamo noi qui. Poi, sempre lodati i nomi di Allah Onnipossente che c’ha dato i Social Stritt. 

Nel caso non ti fossero chiare quelle leggi

Scorri i post e un trip onnipotente ha inizio. Ti appare un pugile famoso coperto di sangue e ti fa: «Ehi. Cercavi il cesso? Ci sei in mezzo». Stalin, colossale, due baffoni rupestri, trasmesso su mille televisori alza l’indice, te lo punta addosso — ti ritrovi sul marciapiede e: «A bello. Credevi d’esse in democrazia?» ti urla un’invasata per strada, conciata come Lady Gaga. I vagoncini della nettezza urbana sgommano sull’asfalto ma invece di raccogliere monnezza caricano barboni e li termovalorizzano senza complimenti — improvvisamente dalle crepe nel cemento sorge il nuovo centro sociale neonazista e antiparlamentare: DISTOPIA/IDIOPIA.

Almeno ha un’utilità pratica, il gruppo? Esempio: leggere notizie locali senza filtri, prima di saperle dai giornali? Inciampi in un post del 31 dicembre:

31 dicembre 2017 alle ore 11:36
Viboldone un morto ammazzato.

Apri Google News. Verifichi: il Corriere della Sera «sospetta un omicidio» (milano.corriere.it, 31 dicembre 2017 ore 11:23), «non si trova il coltello che ha ucciso», «a Lodi è aperta un’inchiesta per omicidio volontario» (sempre il Corriere, 2 gennaio ore 7:59). Anche ANSA dichiara che «i carabinieri di Milano indagano per omicidio» (31 dicembre, ore 19:41). Come reagiscono gli amministratori del gruppo? «Ok ma non si parla di omicidio. Ferite sospette» (un admin, 31 dicembre). «Omicidio» è una parola onnipresente ma non va pronunciata nella San Giuliano online: «Conosco invece degli sbandati che se tu li vedi sono pieni di graffi ferite e croste poi magari hanno problemi tossicologici di dipendenza o circolatori» (come sopra). Chiaro: se uno viene «trovato sgozzato» è colpa sua. «Conosco gente che gira con i coltelli nella schiena, dicono che faccia male solo quando si ride» cerca di replicare un utente. Ma ecco il sindaco Marco Segala: «Buongiorno. La scientifica, i carabinieri e la polizia locale sono sul posto. Non si sa se si tratta di omicidio o suicidio. Le forze dell’ordine stanno indagando». «Omicidio» è una parola che non va detta nemmeno nella San Giuliano reale.

Lanterna adatta a scrutare il senso delle parole «non si sa se è omicidio o suicidio».

Aspetti qualche giorno. 12 gennaio: finalmente un post sul parco di via Campoverde davanti casa. I padroni di cani non rispettano le leggi, non raccolgono le deiezioni e i bambini sprofondano nel letame: «Qui nessuno prende provvedimenti» (12 gennaio 2018 ore 22:42), «la bambina si è messa a piangere perché, neanche il tempo di entrare, e siamo dovuti andare via». Ti prepari a commentare: ma leggi solo messaggi inferociti; un commento se la prende «con i tedeschi e non solo loro»… È subito guerra tra poveri ed esseri di fango. Ti chiedi: perché l’amministrazione comunale, un assessore, qualcuno del pubblico ufficio, non commentano per annunciare che la segnalazione è stata notata? che sarà preso un provvedimento?

14 gennaio. Furti negli appartamenti in via Campoverde. A San Giuliano i ladri «entrano dai balconi», «spaccano le tapparelle», riescono a «sciogliere con la fiamma ossidrica» le inferriate; a San Donato Milanese e a Melegnano non è diverso; tutti gli esseri di fango sporgono regolare denuncia ma sanno che le denunce restano in fondo al computer; il post riceve 30 commenti di risentite creature di pietra; perché non interviene l’assessore o il dio alla sicurezza con un commento, una replica, una risata di maledizione? Interviene invece il sindaco Marco Segala: «Il tema è complesso, riveste diversi soggetti istituzionali. Amministrazione Locale e Governo». Insomma, non è solo colpa mia. «In campagna elettorale abbiamo puntato molto sulla sicurezza e molto abbiamo fatto. A costo di essere noioso, provo a fare il punto» e il punto infatti è lungo, propagandistico. «Ricordatevi il 4 marzo chi ha deciso di non incarcerare per reati fino a 3 anni. Perché vi lamentate ogni volta votate PD» aggiunge un admin. Sempre colpa degli altri.

Gesta social dell’amministrazione Segala

Chi amministra il gruppo? Nell’elenco, il primo amministratore è un profilo fake, «Indomabili Milano», dotato della bellezza di 11 amici — profilo fake sta per falso dio, nella città–stato di San Giuliano. — Amministra il gruppo anche Daniele Castelgrande, assessore alla sicurezza di San Giuliano. Dirigi la sicurezza in un comune e Facebook, ogni giorno, ti ricorda la scarsa sicurezza che c’è dalle tue parti. È un voto quotidiano di sfiducia, no? «Giudicateci nel 2021, a fine mandato, se no è come chiedere a un professore di valutare un compito in classe prima di averlo corretto» rammenta il sindaco, sempre il sindaco, mai che si faccia vivo l’assessore incaricato; vale a dire Castelgrande, uomo di Fratelli d’Italia; stesso admin che, nel 2015, proponeva di rimuovere dal gruppo gli utenti al primo insulto (12/5/2015). Quali tipi di insulto? Non gli insulti come «negro», «frocio», «finocchio» — termini assolutamente in linea con il linguaggio inclusivo di una Social Street — che vanno benissimo: «È italiano, non facciamo i puritani ipocriti altrimenti torniamo nel medioevo e mettiamo i veli alle statue greche col “cazzo” di fuori» dichiarano gli admin con gran divertimento degli utenti. Come se fossero stati veli e non foglie di fico; come se fosse il Medioevo, non il Seicento. Come se non esistessero vulve greche.
NB. Nel 2015 Marco Segala non intervenne perché era un utente sconosciuto. Rischiava di venire rimosso.

L’admin/assessore Castelgrande interviene il 12 gennaio dell’anno di grazia 2018 per ricordare quant’è complicato amministrare la vastità del territorio di sua competenza. Spuntano lamentele sui vigili. Castelgrande: «Ragazzi, purtroppo abbiamo 84 km di strade», una giungla più indomabile dell’Amazzonia, «purtroppo i numeri delle risorse sono quelle, se ci aiutasse anche Prefettura e Ministero non sarebbe male». I numeri sono quelle, Prefettura e Ministero aiuta; tu leggi e ti convinci che la rivendicazione adatta ai nostri anni è: l’Italiano agli Italiani.

Sembrano tavole da surf. Sono tavole di buon italiano

Mah, ti dici. Non sono democratici. Non vogliono sentire parole come «omicidio» però scrivono «negro, frocio, finocchio»… Se avevi voglia di partecipare, il gruppo te la smorza così:

1) impone uno spazio che vive di regole anti-democratiche,

2) il diretto responsabile alla sicurezza non interviene — in compenso si fanno spesso vivi il sindaco e gente che fa l’admin su Facebook,

3) i problemi locali devono risolverli «il Governo», «la Prefettura e il Ministero».

Oggi il social network si impone come una delle principali sovrastrutture sociali. Ciò che avviene in una sovrastruttura piove facilmente nella struttura reale e può contribuire a determinare la vita di una località. Non puoi dirigere la storia del tuo territorio, dai social. Ma puoi provare a mantenere un consenso. Un social crea comunità. C’era un gruppo nella vicina Melegnano, amministrato da militanti di destra e di estrema destra che drogavano le conversazioni politicizzandole; creavano una comunità che permetteva a chiunque di inveire contro «negri, froci, finocchi», rimuovevano dal gruppo chi non la pensava come l’estrema destra, chi criticava l’estrema destra e chi proponeva alternative all’estrema destra. Per fortuna, l’amministrazione virtuale di SAN GIULIANO ONLINE FREE è diversa. Tutt’altra cosa. Nessuno degli admin è impastato con l’amministrazione comunale. Il gruppo non ha niente a che fare con la propaganda o con il controllo di contenuti e di conversazioni visibili da 5899 iscritti. Che sarebbero pochi, per San Giuliano, quanto basta però a imporre una maggioranza di controllori.

Segala, Castelgrande e altri dei sangiulianesi. In testa, Nicolai

Ma chi sono i controllori, chi sono i controllati nel gruppo sangiulianese? Se i ruoli tendono a coincidere allora abbiamo un problema. Tu intanto, che hai appena effettuato l’iscrizione, hai già deciso di tenerti alla larga. Certi gruppi sono come «degli sbandati che se tu li vedi somigliano a certi fuorusciti cacciati dai servizi segreti. Poi magari hanno problemi tossicologici di dipendenza o circolatori».
Annulleresti pure l’iscrizione.
Ma, se lo fai, chi vince? l’anti–democrazia?

Lo Staff, lunedì 15 gennaio 2018 ore 23:26 
ilblogradar@gmail.com

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Satira o realtà?

La Trilogia degli Admin: come sopravvivere se ti iscrivi a un gruppo social locale

NEI SOCIAL MELEGNANESI, frequentando gruppi o pagine, ci si imbatte ormai sempre più spesso in personaggi incredibili, bizzarri, presuntuosi, irritanti, egocentrici e sapiosessuali. In una parola: gli #ADMIN.

Da dietro i loro monitor scandiscono la vita o la morte delle vostre idee, delle vostre opinioni e la vostra presenza sul gruppo o sulla pagina, che gestiscono in regime di #CORTEMARZIALE.

Hanno promulgato leggi e regolamenti che spesso per gli utenti sono incomprensibili e che loro stessi, bellamente infischiandosene, violano. Ma non provate a farlo notare o sarete spazzati via in un battibaleno, anzi in un #BAN.

Possiamo ben dire che gli #ADMIN dei gruppi social di Melegnao sono «PIÙ INSTABILI DI UN CESSATE IL FUOCO IN MEDIO ORIENTE»? Caino crede proprio di sì, e ve lo va a raccontare.

#ADMIN freebooter, già nominato Papa nel lontano 1563 — #unospettacolo

Una delle regole che spesso gli #ADMIN applicano e fanno rispettare con ferocia è che tu, #MISERRIMO utente, non puoi pubblicare più di un post al giorno e loro, pur dichiarando che sono pari a tutti gli iscritti (e quindi dovrebbero rispettare i regolamenti) pubblicano, pubblicano, pubblicano senza ritegno e senza regole.

Altra regola in cui gli #ADMIN mostrano la loro particolare intolleranza è la pubblicazione di post considerati spam o, come li chiamano ultimamente, abuso di spazio pubblico. Praticamente sono link ad altri gruppi o pagine; anche qui loro stessi linkano post a pagine istituzionali di musei, giornali. Insomma: della serie «io avrei creato il regolamento ma me ne sbatto».

Non avrai altro #ADMIN all’infuori di me. — Egli è l’eletto, la stirpe nacque da lui — #pornoattore

E poi ci sono gli #ADMIN che «dei regolamenti #MeNeFrego». Quelli che «mi sveglio al mattino e devo randellare qualcuno che sbraita come un cane»… e al grido di eia eia alalà, muovendosi al ritmo della #BALLATAMACABRA, falciano e bannano post ed utenti e poi, finito il loro compito, iniziano a copiare ed incollare ogni cosa come un RIFLESSO CONDIZIONATO. Putroppo, parafrasando Dante, «lasciate ogni speranza o voi che entrate» in quel gruppo e soprattutto, se riuscite a entrare, contro di loro nulla potrete voi #MISERRIMI utenti.

#ADMIN il colto e ammazza-pavidi. — Ivan Petrovič Pavlov, Dante e Sigfried Engel i suoi mentori — #GIL

E chi non beve con noi, che «Peste lo Colga».

#NoiSiamoCaino, lunedì 8 gennaio 2018 ore 12:04

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Il caso

«Forse molti uomini non lo sanno: non sono così indispensabili»

Se non ci sbagliamo il 25 novembre è stata la giornata contro la violenza sulle donne. Molte e molti di voi avranno partecipato, di persona o solo postando una foto o una pic profile dedicata. È pure probabile che molte e molti di voi facciano attività dedicate a contrastare, oltre alla violenza fisica, l’odio di genere, il sessismo e le discriminazioni. Ecco perché siamo rimasti basiti nel leggere, come risposta ad un commento provocatorio di una donna, le parole «trovati un uomo» e «è da molto che non scopi e si vede». Ora, a un commento così non c’è molto da rispondere, se non che, per le voglie esclusivamente fisiche, forse molti uomini non lo sanno, non sono così indispensabili.
Soprattutto non è necessario un uomo che non abbia il cervello collegato… e che, nel considerare una donna non un interlocutrice suo pari, ma monca di qualcosa senza qualcuno, non un essere umano di per sé, dimostra in quel «trovati un uomo e scopa» tutta la sua fragilità, la sua incapacità a confrontarsi con una mente brillante che no, non ha bisogno di scopare di più, ma di non perdere tempo con chi forse non ha capito cosa sono diventate le donne, cosa sono sempre state, malgrado le vessazioni maschili nella storia del mondo. Non è questione di essere un uomo o una donna, qui si parla di un essere umano.
Prendiamo spunto dal web e da quello che abbiamo letto direttamente per sottolineare come, ancora oggi, alcuni uomini si rivolgono e considerino le donne. E c’è da rabbrividire. Leggere la frase «trovati un uomo», oppure più direttamente, «sei così isterica perché scopi poco», ci fa riflettere. E ci fa domandare: è possibile parlare ad una donna così?
No, non è bello, neanche se fosse tra persone che si conoscono bene. Ma, soprattutto, lo troviamo incivile, misogino e barbaro se rivolto a una sconosciuta sul gruppo di un social network, di fronte a migliaia di persone.

#NoiSiamoCaino, domenica 7 gennaio 2018 ore 23:22

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Il nostro servizio

L’anno di RADAR

MELEGNANO – Un anno di blog. In occasione dell’anniversario, ecco un incrocio dei dati ottenuti dalla navigazione nel sito – ospitato su piattaforma WordPress – e nel maggiore social di riferimento per RADAR, Facebook.

Più di 100mila letture, quasi 70mila persone. L’arco annuale di riferimento va dall’agosto 2014 a questi primi giorni di settembre 2015, precisamente con 108783 visualizzazioni e 69925 visitatori; 16897 clic diretti in home page.

Su Facebook la copertura media di un post avviene su 1470 schermi. I fan della Pagina Facebook sono al 47% donne, al 53% uomini, ma le persone raggiunte dai post sono in leggera maggioranza donne. Invece, le persone coinvolte si differenziano vistosamente da questa distribuzione. Al 62% sono le donne, al 38% gli uomini a commentare e condividere; predominante la fascia d’età femminile dai 25 ai 54 anni (40%), davanti a un 25% di uomini della medesima età, seguiti da percentuali gradualmente decrescenti nelle altre due fasce di popolazione social, i 18enni e gli over-55. La netta maggioranza delle persone coinvolte è italiana con minori ma costanti engagement in Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Svizzera, Germania. In un mese, 1536 sono le persone provenienti dall’area geografica di Melegnano, 1372 dall’area di Milano. Seguono poco più di un centinaio di coinvolgimenti da San Giuliano e San Donato Milanese (160 e 158)*. Abbondanti le letture sui gruppi a carattere cittadino e sulle social street: stragrande maggioranza di engagement nel gruppo Melegnano News, alla cui vitalità lo staff di RADAR contribuisce con piacere. 

Le news di RADAR più visitate? Sono pertinenti alla cronaca sulle maschere bianche (17450 letture totali). Negli ultimi mesi sono Tutto per un belvedere (3153), il sondaggio Sei favorevole ai matrimoni civili tra coppie dello stesso sesso? (1389), infine Crolla il lavoro, vengono alle mani, via Dezza è giù del 40% (981).

Lo Staff, giovedì 10 settembre 2015 ore 11:08 

radarmelegnano@gmail.com

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I dati possono conoscere leggere variazioni di mese in mese.

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