Impresa, Sovraindebitamento e Legge 3

Imprenditore: sei un Supereroe o sei un fenomeno da bar Sport?

Parliamoci chiaro: oggi alcuni imprenditori sono messi sul punto di mollare perché non riescono a pagare i debiti. 

Cosa fanno? Diventano delinquenti? No: molti di loro riescono a ridurre i debiti e continuano a fare impresa.


Spesso, questi argomenti sono oggetto di critica da parte chi si “SENTE” più creditore che imprenditore.

Quando scriviamo che qualcuno (imprenditore, professionista o consumatore) è riuscito a ridurre i suoi debiti e a ripartire, c’è sempre chi si sente parte lesa o addirittura truffata.

Certamente ne ha le ragioni o, in qualche modo, è realmente stato fregato… però… non prende minimamente in considerazione la possibilità di trovarsi, un giorno, dall’altra parte.

Forse non gli è mai capitato (beato Lui) di trovarsi nella condizione di NON POTER PAGARE, ed è così sicuro di giudicare gli altri in maniera lapidaria, tombale, assoluta.

Lo si vede dai commenti tipo:

“Eh, voglio vedere come saranno contenti i creditori di non prendere i soldi”.

L’illusione generata dal vecchio modo di fare impresa, tutt’ora radicato nella quasi totalità delle piccole e medie aziende italiane, ha contribuito a generare in alcuni un modo di pensare unilaterale.

Cioè: “Se sei bravo, intelligente e soprattutto se sei una brava persona non lascerai mai debiti impagati. Se fai debiti, piuttosto mangi pane e cipolla, ma li devi onorare.”

Giusto e sacrosanto in linea di principio, ma unilaterale.

I nostri nonni e anche i nostri padri si sentivano legittimati a dare del “farabutto” a chi non pagava un debito. Ma, oggi, chiunque può diventare velocemente un “farabutto” inteso come lo intendevano allora.

Da un momento all’altro, senza tanti preavvisi.

Ma la realtà che gravitava intorno a loro, piccoli imprenditori di qualche lustro fa, era diversa. Molto diversa.

Il pellettiere, l’imbianchino, l’elettricista, il rivenditore di articoli sportivi, il negoziante, il ristoratore, il gestore di un ferramenta o qualsiasi tipo di professionista non era abituato a sentir parlare di rating, scoring, merito di credito.

Tantomeno a confrontarsi con queste cose. Andava in banca col bilancio in utile e aveva il suo bel fido o anticipo fatture salvo buon fine. Aveva difficoltà con le rate dei mutui? Andava di nuovo in banca e rinegoziava il debito.

Oggi, basta una rata di leasing non saldata e uno sconfinamento di conto per diventare un delinquente.

Basta una CR [centrale rischi] con un andamentale (comportamento storico) così così, per finire sul lastrico. Se la tua CR parla male di te (e purtroppo la maggioranza dei piccoli imprenditori pensa che si tratti della sigla della provincia di cremona) sei FINITO.

La banca ti mette a rientro con gli affidamenti e non paghi più nessuno.

Altro che pane e cipolla. Non ti basta nemmeno la calce dei muri dell’ufficio. MUORI anche se mangi la sabbia. NON paghi nessuno anche se respiri solo l’aria.

Otto imprese l’ora chiudono i battenti ogni giorno nel nostro paese.

E la dimostrazione è che questi sono i fatti. Otto (8) imprese l’ora che chiudono i battenti OGNI SANTO GIORNO nel nostro paese (dato medio 2016).  Può succedere a TUTTI. Compresi quelli che dicono che a loro non accadrà mai.

Certo, quando qualcuno ti deve dei soldi, sei un Creditore. Sono soldi tuoi. Quei soldi te li deve e basta e non ci sono santi. Hai il diritto sacrosantissimo di essere pagato.

Ma se non può? “Se non mi paga lo faccio pagare io!”  Sì, sì, al bar tutti fenomeni.

Ci sono situazioni in cui davvero non c’è alternativa e il Creditore si deve ricordare che si è assunto il rischio di fare IMPRESA, così come il debitore. In questi casi si deve ragionare da Imprenditori, non da fenomeni del Bar Sport.

Il fatto che esistano delle leggi che consentono al debitore di pagare i debiti a stralcio, o con dei piani di rientro più lunghi, rispetto a quelli pattuiti, non vuol dire che si favoriscano i “farabutti”.

Questo è il solito ragionamento visto dalla parte di chi i soldi li deve prendere, senza considerare la possibilità che un giorno i ruoli si possano invertire. Appunto, è un ragionamento UNILATERALE. Prova a stare dalla parte opposta e magari non per colpa tua, e poi mi saprai dire.
E NON dire che non ti succederà mai.

Certo, se sei una brava persona, non lo farai mai volontariamente. Non te ne andrai in crociera intorno al mondo senza pagare i fornitori, non ti comprerai la Porsche lasciando debiti a destra e a manca. Questo no. Ma se mai dovessi trovarti ad incontrare una difficoltà che modifica il tuo merito di credito (e credici, ci vuole davvero poco), allora capirai che forse la visione deve diventare BILATERALE. Lo hanno capito perfino i nostri governanti. (Ed è tutto dire).

Esiste una Legge che aiuta chi si è sovra-indebitato a pagare secondo le reali possibilità!

Infatti, il legislatore, costretto anche dalle politiche europee, ha dovuto fare i conti con questa realtà. Ha dovuto realizzare una legge anche per le piccole imprese, gli agricoltori ed i consumatori. Notoriamente, questi, non hanno la possibilità di accedere all’esdebitamento e alla transazione fiscale o ad un concordato, come le imprese FALLIBILI.

Con la legge 3/2012 si è cercato di estendere (non senza problemi) la possibilità anche a loro.

Questa legge consente appunto di trovare, per mezzo del tribunale e di un organismo di composizione della crisi (OCC) la soluzione che consenta al debitore di pagare nella misura e con i tempi a lui più favorevoli. Al fine del risanamento della sua situazione. Ma in realtà la Legge 3/2012 serve a tutelare anche gli interessi dei creditori. Per questo è disposta la supervisione del tribunale. Il giudice deve verificare che non siano stati compiuti atti in frode ai creditori.

E serve a garantire ai creditori, la massima soddisfazione possibile, prendendo in considerazione e realizzando le operazioni più congeniali atte a soddisfare questo requisito.

Riassumendo: applicare una legge e permettere ad un’azienda che sta affondando, di sopravvivere, può consentire al creditore di portare a casa almeno qualche soldo. Anche se, comprensibilmente, non sarà soddisfatto appieno il suo desiderio di giustizia. Infine, tutti possono diventare debitori. Anche chi pensa il contrario. Anche i più virtuosi. Non si tratta di fare i furbi, ma di avere una possibilità. I furbi non hanno bisogno della legge, né di giudici. Sono furbi a prescindere.

Bisogna essere imprenditori scaltri ed evitare, per quanto possibile, di incrociare sul proprio cammino i furbi.  E bisogna essere imprenditori informati, per non cadere vittime del sistema economico ed evitare di passare da creditori a debitori.

È finita l’epoca del lavoro facile e del lavoro per tutti. Imparare a fare Marketing e a capire come funziona il mondo del credito, sapendo leggere un bilancio, deve essere la base (anche) di ogni piccola e micro impresa. Studiare strategie di difesa è responsabilità di ogni imprenditore. Per non essere spazzati via.

I tempi sono cambiati.

Anche per chi è abituato a fare il fenomeno al Bar Sport. 

A chi si sente meno fenomeno e necessita di supporto in tal senso, può trovare utili suggerimenti lasciando i suoi dati qui ===>http://www.soccorsoimpresa.com

Massimiliano Basile
Mercoledì 19 giugno, ore 6:30

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Cronaca

Ci stanno pure le puttane

PAVIA/MILANO/MELEGNANO – Alberto Brera è un imprenditore che ha deciso di parlare. Non ne poteva più. Ne voleva uscire fuori. Pagavo tangenti, ha detto. È andato in Procura, si è denunciato, ha deposto. Nel giro di corruzione e appalti truccati che dichiara di denunciare c’era l’ingegnere Bianchi, oggi in arresto.

Alberto Brera ha dichiarato: Bianchi «prendeva il 4% o il 5%». Bianchi «vedeva prostitute all’Hotel Moderno di Pavia, gliele pagavo circa una volta al mese».

Era giugno 2014, era appena iniziata l’estate.

Leggete un’intervista di Maria Fiore, se vi fidate solo della cronaca locale. O leggete un articolo di Ersilio Mattioni che vi farà venire strane idee. Oppure seguite i prossimi articoli RADAR, se il vostro cuore chiede serietà.

Lo Staff, 22 ottobre 2015 ore 1:24

radarmelegnano@gmail.com

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Cronaca

Mario Caniglia: dichiarai guerra alla mafia, e le mostrai i denti

L’intervento di Mario Caniglia, ospite della Settimana della Legalità ieri sera con Leonardo La Rocca

SAN GIULIANO MILANESE – Noi ce la faremo. Mario Caniglia, agricoltore, imprenditore, 17 anni di scorta, 17 anni di no al pizzo, fermamente crede. Leonardo La Rocca, del presidio Libera Sud Est Milano: ce li abbiamo sotto casa, ma davvero sotto casa, dice. All’Ortomercato di Milano, controllato dalla ‘ndrangheta con il racket dei pallets, prendevano i proventi e li investivano nel Sud Est di Milano.

Mario Caniglia, il coraggio della paura. La paura di diventare, lui e la sua famiglia, schiavi della mafia. Racconta. «La forza e il sostegno me l’hanno dati la mia famiglia. Perché la forza e il sostegno della famiglia in queste cose è fondamentale. Se non fosse stato per la mia famiglia sicuramente non ce l’avrei fatta da solo, con la mia denuncia, quando si rese pubblica la mia storia. Perché io feci l’infiltrato, e scoprii senza volerlo che c’era stata una guerra di mafia, morti ammazzati. Scoprii pure che al mio paese a pagare il pizzo erano tanti. Con nomi e cognomi e relative cifre. E poi osai sfidare i mafiosi. E quando li ho visti in faccia, ho capito che loro non sono nessuno. È la nostra paura a renderli forti. Li ho incastrati e consegnati alla giustizia. Io, nella mia città, per metà ero cornuto e carabiniere, nella mia zona. È la peggiore offesa. Anche a questa offesa ho risposto che orgogliosamente ho fatto lo sbirro, ho fatto il carabiniere. I miei parenti mi salutano a stento. Gli amici di un tempo se ne sono andati. I parenti sono come le scarpe, o sono stretti o ti stanno male. Lo Stato… uhm. Eh, be’, con lo Stato abbiamo avuto incontri e scontri. Quando dichiarai guerra alla mafia, e le mostrai i denti, c’è stato un silenzio lunghissimo, e in quel silenzio lo Stato ha pensato che io mi fossi messo d’accordo con i mafiosi. E ha osato minacciarmi. Mi diceva che mi avrebbe messo in galera e che avrebbe buttato la chiave della cella. È stato un momento duro. C’è stato un riscatto, sono ritornato a denunciare, e lo Stato è tornato ad avere fiducia in me. Premesso che io, dal primo momento, ho avuto fiducia nelle istituzioni. Una settimana prima che arrestassero i miei estorsori, ci furono scontri con alti funzionari del servizio centrale di protezione. Dicevano che io e la mia famiglia dovevamo fare le valige e andarcene via. Dissi, e lo misi per iscritto, che se in Sicilia tutte le persone che denunciano devono andarsene via, allora in Sicilia resteranno solo i mafiosi, e io questa soddisfazione ai mafiosi non la do. Vero è che da quel giorno vivo giorno e notte scortato e blindato. Ma nessuno ha avuto il coraggio di ripensarci. Perché chi nasce omertoso, omertoso muore. Però posso dire che nella mia città sono diventato un punto di riferimento per gli altri imprenditori. Io li faccio incontrare con i carabinieri, e denunciano. Oggi stanno denunciando, anche se i media non lo raccontano. Dico a voi: oggi denunciare conviene. Nel ’99 hanno fatto fare una legge, la 44/99, ai nostri parlamentari, che dice: tu, commerciante, dal momento che denunci, a te ci penso io. Se a te commerciante ti bruciano il negozio, io Stato te lo rifaccio più bello di prima. Chi vi parla non è mai stato lasciato solo. Oggi denunciare conviene… e allora perché nessuno denuncia? Perché non ci sono denunce a macchia d’olio? Mia moglie veniva offesa, andando al mercato. Per un certo periodo a tutta la famiglia ci offendevano con un insulto che per noi siculi è pesante. Vedevo mia moglie afflitta, qualche volta anche si metteva a piangere. E così anche i miei figli. E così capii che dovevo uscire allo scoperto. Grazie a Dio, alla mia forza di volontà ed esperienza, tutti i telegiornali e la carta stampata nazionali e internazionali mi hanno intervistato. E ho incontrato sia chi la penna la sa usare, perché la penna sa resuscitare i morti, come sa ammazzare i vivi. Invitai questi signori e feci una conferenza stampa, dicendo che non ho fatto nulla di eccezionale, che io non dovevo pagare il pizzo, e che con la mia denunzia difendevo la mia famiglia, la mia libertà e la mia dignità. Perciò, con la mia denunzia non ho fatto niente di eccezionale. Da quel giorno, mai più nessuno si è azzardato a dire niente a mia moglie o ai miei figli. A ogni azione c’è una reazione. E così ho risolto questo problema.

«Io mi sento un vincente perché sono un uomo libero, e libero a 360 gradi. Non è tanto la mazzetta; è che poi quei signori arrivano, e dicono: mi devi assumere quella persona perché appartiene a noi, e già assumendo quella persona è entrata nell’azienda una boccata di veleno. È che poi vengono e dicono: tu le cassette non le compri qua, le compri là. E il prezzo lo fanno loro. E quando un commerciante non può mercanteggiare, diventa o un prestanome, o un fallito. Con la mia famiglia ho fatto una scommessa. Oggi ho circa 80 ettari di aranceti. Iniziai da 12 ettari. Con me c’erano 15 operai. Avevamo fatto, come si suole dire, da 1 a 100, anzi, quasi: da 1 a 99. Dicono che oggi c’è la crisi… ma non è nata nel 2009, la crisi, è nata nel 2000, con la globalizzazione. In Italia non eravamo pronti. Ogni cittadino aveva delle riserve nelle banche. Perché il popolo Italiano pensava sempre al futuro, e risparmiava. Bene, per fare 100 siamo ripartiti, abbiamo fatto una nuova ricerca di mercato, e non abbiamo fatto 100, ma 200. Abbiamo ampliato il magazzino, abbiamo comprato i macchinari, e siamo arrivati a 300. E non ci siamo fermati. Siamo a 400. E con le nuove campagne che stanno per iniziare forse arriveremo a 500. Ecco perché sono un vincente».

Marco Maccari, venerdì 9 ottobre 2015 ore 10:54

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@mamacra

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