I lettori scrivono

«Ma come riesci a scovare certe storie, RADAR?»

«Che bella storia che hai raccontato… dimostrazione del fatto che, anche in tempi di guerra, si è tutti umani.
Ma come sei riuscito a scovare questa storia?» chiede Sofia, melegnanese.

È semplice, Sofia. Qui viviamo di vita nostra. Qui sappiamo scrivere. Guarda nei gruppi social delle nostre parti: noia. Piattezza. Nessun coraggio. Vale per quasi tutti gli aggregatori di notizie dove, al massimo, ripostano ciò che va per la maggiore.
«Il giornalista crea la notizia» è il messaggio dei giornali locali realmente impegnati con i cittadini. Questa è la prima risposta che ti darei. Le altre te le confido personalmente; perché, come sai, Melegnano ruba, sistematicamente, dal momento che nessuno ha, ma tutti lo prendono da chi se lo procura; e Melegnano copia, sistematicamente, dal momento che nessuno sa fare, e tutti copiano chi lo fa. Nel gruppo la Voce di Melegnano hanno visto che a RADAR sappiamo farlo, e ci copiano. Senza mai raggiungerci, eh.

ESAVRITA LA GIÀ FASCISTA VERVE

«Quella specie di blog cittadino che, esaurita la già scarsa verve su Melegnano, da un po’ di tempo ha rivolto le sue mire sull’amministrazione comunale di San Giuliano Milanese» mi invitava a leggere Davide, tre mesi fa, dal gruppo MELEGNANO NOTIZIE.

Non si legga: «blog cittadino», Davide. Si legga: «il blog», Davide. Copiano forme, prendono in prestito piattaforme. Non vivono. L’Italia è un popolo di navigatori e tutti i mari porteranno a RADAR. Ridiamo di loro, brindiamo alla vita.

Sabato 12 maggio, ore 16:10
mamacra@gmail.com

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Lettere

Bellesi News o Melegnano News?

Scrivo questa lettera perché mi occupo di informazione dai 19 anni. A 16 anni ero consapevole che avrei dedicato a questa responsabilità le mie energie. Contribuisco dal 2010 all’informazione locale nel Sud Est Milano, prima in 7giorni, per un breve periodo nel Melegnanese con Daniele Acconci, poi al Cittadino di Lodi e infine su piattaforma blog. Partecipo alle comunità locali.
Mi rivolgo a Davide Bellesi admin della comunità Melegnano News in quanto io e parte della comunità troviamo il suo comportamento alterato da un interesse «tendenzioso» del quale evita di rendere ragione o spiegazione.

Davide, il post di RADAR di martedì 11 parla della tua ennesima cancellazione di un post dalla comunità. «Ci sono regole che tutti noi abbiamo accettato iscrivendoci a Melegnano News» affermi.
FREMANTLE MEDIA è una multinazionale di produzione televisiva che distribuisce XFactor e Got Talent. Fa firmare liberatorie al pubblico in studio con il solo muoversi di un passo. Come fa? Appende volantini all’ingresso degli studi tv: «Chi varca questa soglia ci autorizza formalmente a registrare, riprodurre, trasmettere in televisione il proprio volto e la propria immagine».

A me non sembra che tu stia amministrando una multinazionale. Abbassiamo le penne perché non stai vendendo posti a sedere in RAI. Non ricordo di avere letto le tue regole «chiare e distinte» al momento dell’iscrizione: per te «Melegnano News è qui per diffondere notizie locali»; per Gianmarco Iommi, che lo ideò e fondò, è qui per «avvicinare cittadinanza e amministrazione comunale, permettendo a tutti di organizzarsi»; per Dimino è «un contenitore»; per Vailati? ma di che regole stiamo parlando?

Credimi, apprezzo l’operosità volenterosa di chi si dedica ai social, ma il rischio è di cadere nell’utilizzo di Melegnano News come un tuo spazio personale. È sentimento condiviso che tu “imponi” il tuo punto di vista e sottintendi che la ragione sia dalla tua parte. Ma dietro le persone su cui ti sei imposto c’erano intenzioni positive persino agli occhi di un bambino; magari erano persone “particolari”, “diverse” dalla maggioranza degli iscritti. Illumina la persona, non rimandarla indietro con un «prendi e porta a casa»; non hai mai pensato che forse devi educare, invece che cancellare?

E il rischio sai qual è? Che 3000 utenti debbano andare nel verso che vuoi tu. Non fraintendermi: Melegnano News mi piace, non vedo l’ora che si avveri la profezia di Iommi, una comunità che assume iniziativa per la buona amministrazione. Perciò non pretendere di stabilire chi è giusto o chi è sbagliato. E peggio, non cercare di stabilirlo sulla base di una “diversità” rispetto alla “maggioranza”; se una cosa la dicono due persone contro una, non è mai detto che quella cosa sia vera. Attenzione a ciò che fai dando adito a sospetti (non fondati!) di politicizzare il gruppo: tutti sanno che simpatizzi per SEL Melegnano e per Pietro Mezzi. Non può finire che un gruppo numeroso sia regalato all’influenza dei partiti politici.

Tutto ciò lo dico all’admin non alla persona. E non darmi dell’ignorante: merito di più. Tirchio. Buona giornata 🙂

Marco Maccari

mamacra@gmail.com

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Il nostro corrispondente politico

Le vite che possiamo salvare con la carta

RADAR_newspaper_xxlMELEGNANO – Due giornali nuovi fanno cucù. Il primo si chiama Melegnano 5 Stelle News e il secondo Newsletter di Pietro Mezzi. Sono politici. Sono «cartacei». Analizziamoli.

TACE GRILLO, CANTA MELEGNANO
Il primo è il giornalino informativo autofinanziato del Movimento 5 Stelle melegnanese. Consiste in quattro pagine, è ai primissimi numeri. Il gruppo di Melegnano ha un’ambizione alta, vuole dimostrare di avere le idee chiare: intende offrire «un contributo di cambiamento al nostro Paese, partendo dal territorio». «Da movimento di sana protesta a movimento di sana proposta» dichiara il giornalino. «Ridare speranza ai cittadini e linfa alle nuove generazioni» aggiunge. Un’agenda di intenzioni non originale ma scandita con chiarezza, corredata da due tentativi di innovazione: 1. la pubblicazione di un’analisi inedita sulla sicurezza, 2. la proposta della Sorveglianza di Quartiere con l’uso di WhatsApp, praticata a Buccinasco da 600 residenti.

Melegnano 5 Stelle aggiorna un blog e diffonde i suoi link via Facebook. Conclusa l’opera di magia nera dell’autore satirico Beppe Grillo, il giornalino Melegnano 5 Stelle News segue la nuova opera di magia bianca del rinato Movimento: la costruttività. La rinascita educata del gruppo M5S non ha aiutato lo spirito comunicativo degli attivisti. La Relazione sulla Sicurezza pubblicata sul blog di Melegnano 5 Stelle è diventata notizia dopo che se n’è accorto lo Staff di RADAR. Peccato. In un momento in cui il Comitato di Quartiere Nord ha presentato il Controllo del Vicinato a Melegnano, e la lista Solidarietà Civica Indipendente ha organizzato un’assemblea pubblica a Cerro al Lambro invitando i responsabili del Controllo del Vicinato, un’inedito di questo tipo non doveva restare in freezer troppo tempo. Andava diffuso spaventosamente.

I VECCHI NON DEVONO RESTARE INDIETRO
Il secondo è il giornalino informativo di Pietro Mezzi, consigliere di maggioranza in Città Metropolitana Milano e consigliere comunale di minoranza a Melegnano. Consiste in due pagine; è stato appena pubblicato il primo numero. Lo scopo del giornalino è spiegato nell’articolo di fondo, dal titolo: Un foglio per informare: dalla carta a Facebook, dai social alla carta. «Non è un ritorno al passato. Scrivere e diffondere un foglio informativo su carta credo sia una forma di riguardo per quella parte di popolazione che ancora non ha dimestichezza con internet e con facebook» scrive il consigliere. «Un ritorno a forme di comunicazione note, che permette di avere (non sempre) il contatto umano che non si realizza nella comunicazione digitale» continua l’autore.

Oggi, se fai comunicazione, differenziare è un obbligo. Usare «blog, facebook, email e fogli di carta» in modo integrato e sistematico permette di avere contenuti da proporre a tutte le fasce di pubblico, senza rinunciare a nessuno. Sul piano statistico, per lo meno. E se Melegnano 5 Stelle trovava «sempre difficile e faticoso dedicare tempo ed energie per un nobile scopo», la Newsletter di Pietro Mezzi sembra saltare queste difficoltà. È una newsletter «pagata dall’autore». Niente da criticare. Criticabile invece il pensiero che l’informazione cartacea «permetta di avere, anche se non sempre, il contatto umano che non si realizza nella comunicazione digitale». Se le due crisi del 2008 e del 2012 hanno portato via 1,2 milioni di lettori ai giornali cartacei, è perché il formato del giornale non realizza più il contatto umano oggi trovato nel digitale: entro il 2018 l’iscrizione ai social è prevista in aumento del 19% e la crescita dei contenuti digitali prevista entro il 2020 porta percentuali a due zeri. Solo l’obiettivo di competere nello stesso mercato del bollettino comunale La Voce del Comune può dare carburante alla voglia di fare, oggi, un informativo cartaceo per le cassette postali. A giudicare dall’aspetto del foglio informativo, è anche un discorso di professionalità. L’informazione del giornale di Mezzi, giornalista iscritto all’Albo, utilizza toni asciutti su contenuti che sono sì editorialistici, ma selezionati e generatori di critiche. L’informazione offerta dalla Voce del Comune, con direttore responsabile un sindaco non iscritto all’Ordine dei Giornalisti, utilizza un tono altisonante su contenuti scarni dal punto di vista competitivo.

RADAR_journal_xxlCOLLOCARSI AL DI SOPRA DELLA CARICA
«Raggiungere quella popolazione che non ha familiarità con internet» è il desiderio di molti rappresentanti politici melegnanesi di opposizione. Un desiderio reso acuto dall’inaccessibilità della stampa locale. Uno dei primi ad averlo dichiarato è Alessandro Lomi insieme a Giuseppe Armundi, membri fondatori della lista civica Insieme Cambiamo che siede in minoranza con una consigliera comunale. Lo stesso per Luigi Martelli, consigliere di minoranza per Destra Civica-LegaNord, seduto in opposizione. Completamente opposto il pensiero del sindaco Vito Bellomo che meditava di mettersi su Facebook già nel 2013. La motivazione di tutte le minoranze è il riguardo nei confronti della popolazione anziana non iscritta alle piattaforme digitali. Invece, la motivazione del sindaco era evidentemente la sazietà nei confronti della stampa quotidiana; con il timore però di usare il social network in prima persona, per non venire distrutto dai cittadini.

Ma chi ha creato queste condizioni se non la stampa locale quotidiana? Le opposizioni manifestano da anni una tremenda difficoltà a rilasciare dichiarazioni al Cittadino e al Melegnanese. Ottenere un virgolettato (cioè una dichiarazione inclusa tra virgolette nell’articolo) su un giornale locale è un’impresa d’élite, una faccenda in salita per le minoranze, se confrontata con l’ovvietà con cui è dato spazio alle comunicazioni del sindaco, degli assessori e della maggioranza consiliare. Comunicazioni che, da sole, compongono grandi articoli di apertura.

In parte la questione è fisiologica. È la regia dell’alternanza politica. Ma in parte è dovuto allo schiacciamento a destra di tutta la stampa locale, uno schiacciamento che non è salutare per l’informazione.

Infatti l’ha stordita. L’informazione non esiste, a Melegnano. Esiste l’improvvisazione. Jazzistica o solo improvvisata? L’improvvisazione ha viziato, con articoli non efficaci, tutti i componenti dell’attuale giunta a cominciare dal sindaco Vito Bellomo e dall’assessore alla comunicazione Fabio Raimondo (il cui regolare silenzio di circostanza si fa collera ogni volta che l’informazione non segue la regia dell’improvvisazione. Vedi la sua querela nei confronti del blog RADAR). Con effetti collaterali: viziando quotidianamente, la stampa locale ha escluso l’Amministrazione Bellomo da una preziosa possibilità di crescere e di elevarsi con la critica. La stampa locale si è collocata al di sopra dell’istituzione e della carica pubblica. Quello che viene proposto a Melegnano non somiglia neanche a consumo di informazione; nessuno farebbe peggio se provasse a scrivere articoli per conto suo, partendo da meno di zero.

Lo Staff, giovedì 31 marzo 2016 ore 8:00 

radarmelegnano@gmail.com

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L'inchiesta satirica

Il processo a Bellomo

LA SERA DEL 29 OTTOBRE il sindaco Vito Bellomo era in riunione con i suoi colleghi. Sedeva come sua abitudine adocchiando lo smartphone, facendosi i suoi cazzi sul display con l’unghia del dito medio. I colleghi di maggioranza e di minoranza gli chiedevano di mettere sotto inchiesta il periodo 2011-2012, lui rispose: «Non lo so». Testuali parole. «La proposta non l’ho letta, ero a un corso per avvocati… Comunque non abbiamo nulla da nascondere, ma questo è un campo minato, bisogna usare bene le parole. Essere processati, non ci va».

Perché mai «no»? È così bello. Essere processati è un piacere raffinato e solo un finto moralista rifiuta sublimi piaceri. Ecco allora il processo.

PRIMA SCIMMIA: LA STAMPA, #CARTADANNATA
Con una certezza: non è la faccia di un politico locale (per quanto impacciato, incompetente e inconcludente) a venire messa a processo. È la faccia dei suoi elettori. Quando è impacciato, incompetente e inconcludente, il politico è sempre un prestanome e un prestavolto di poteri più forti di lui: i finanziatori della sua campagna elettorale, i suoi grandi elettori sparsi negli istituti e nelle organizzazioni professionali, imprenditori e dipendenti di piccole e medie imprese locali, i singoli ingenui che lo vanno a votare con candore perfetto. 
Osserviamo l’immagine di copertina. Tre scimmie. Bocca, orecchie e occhi tappati, e un bulletto incocainato e impaccato di banconote. L’immagine richiama la copertina di RADAR su Facebook e sull’inserto di 7giorni. Stavolta però le scimmie rappresentano i maggiori capi di imputazione di Bellomo. La prima scimmia con la bocca chiusa è l’informazione. Serve a istruire la prima parte del processo.
È in corso una fuga di autori dal periodico locale Il Melegnanese. Due autori hanno bussato alla porta di RADAR dichiarando i metodi che l’informazione locale applica con gli articolisti. «Ho visto i miei articoli tagliati, censurati, se non addirittura stravolti nel loro significato dal Melegnanese» hanno dichiarato (settembre 2015). «Quando arriva una riga che critica il sindaco, le autorità o le personalità, il giornale cerca di tagliare o di non pubblicare» (dicembre 2015). Come dire che, tra criticare politici craxotti dall’importanza assolutamente trascurabile e rinunciare a un contributo giornalistico di valore, Il Melegnanese sceglie di rinunciare al contributo di valore.
C’entra con il processo perché il piccolo elettore di Bellomo ha bisogno di leggere sui giornali la lode quotidiana dell’Amministrazione (visto che non riesce a trovare motivi per farla da solo: ha votato ingenuamente). Inoltre Melegnano ha caratteristiche che tagliano gli abitanti fuori da qualsiasi servizio di informazione. Eccole:
1. non esistono giornali melegnanesi. I vostri padri vi hanno dato Il Cittadino. Ma Il Cittadino è di Lodi, figli. È dedicato all’opinione pubblica lodigiana. Cercò di migliorare negli anni Novanta/Duemila distribuendo anche nel Sud Est Milano, che ai tempi era un settore occupato da nessuno. Ma dedica a un centro come Melegnano lo spazio di una pagina o meno. Contando il fatto che una notizia, per venire stampata sullo spazio di Melegnano, deve avere un’importanza e una eco tale da giustificare la sua diffusione su un giornale distribuito in un capoluogo come Lodi e in altre città del Sud Est Milano. Per forza trovano evidenza solo notizie provenienti dalle giunte comunali o dalle grandi istituzioni. Infine Il Cittadino è un giornale ecclesiastico, quindi monarchico e teocratico: non critica il lavoro degli amministratori di una repubblica, né delle sue istituzioni, né delle molestie dei sacerdoti pedofili. Critica i baci tra maschi e il sesso tra femmine.
2. L’unico giornale stampato a Melegnano costa 2 euro e non vende articoli interessanti. Ha scarse prestazioni e prezzi altissimi.
L’informazione serve a farsi #idee. La legge italiana è fondata sul diritto dei cittadini a informarsi e sul dovere/diritto di informare. È un dovere/diritto che spetta anche ai Comuni (legge 150/2000, «Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni», clic al testo). Nell’ottica di RADAR, dalla legge emerge questo principio: un Comune ha il dovere di essere la prima fonte di informazione di una città. Non la second’ultima. Bellomo in 9 anni ha dimostrato agli elettori di non avere i muscoli né il cervello per introdurre qualcosa nell’informazione. Ha solo permesso all’assessore Fabio Raimondo di fare la recente Pagina Facebook del Comune che offre doppioni inutili del Bollettino La Voce del Comune: non serve a farsi un’idea del presente, serve a trasmettere certe operazioni svolte dalla Giunta comunale.
Dal presidente Berlusconi, Bellomo non ha imparato nulla.

SECONDA SCIMMIA: IL #MALCOMUNE
La seconda scimmia non sente nulla. È il Comune.
La priorità politica di Bellomo qual è stata? La vita della città? No. È stata favorire la costruzione della deludente TEEM, Tangenziale Est Esterna Milanese. «È una mia battaglia» disse alla comunità nel 2011 parlando della strada Cerca-Binasca, costruzione connessa alla Tangenziale Est Esterna. «Io voglio valutare bene, non possiamo né avere pregiudizi né fare discorsi assurdi» ha dichiarato a proposito della nuova Tangenziale Ovest Esterna (novembre 2015). Melegnano decadeva e il Benini era a pezzi, il ponte sul Giardino provocava cause contro il Comune ma l’Amministrazione Bellomo ha usato 3774 voti per fare il prestavolto del Gruppo Gavio.
Il Gruppo Gavio è la seconda società industriale in Italia nel settore autostradale. Con Banca Intesa San Paolo controlla la Tangenziale Est Esterna che da Melegnano va ad Agrate Brianza. Sono 32 kilometri. Vale 2 miliardi. Ha fatto record di sollevamento pesi con 1400 tonnellate a 36 metri di altezza. Ma è un fallimento per gli automobilisti (clic all’articolo su Il Sole24Ore). Infatti non ha veri collegamenti con Milano. Sta svendendo il prezzo dei pedaggi, è la seconda volta (clic alla notizia su Corriere.it). Così, mentre Bellomo bucava il Patto di Stabilità violando una Legge dello Stato e una Legge europea, i costruttori di TEEM individuavano in lui il sindaco giusto: adeguato alla pubblicità, ma adeguatamente incapace di prevedere un fallimento autostradale. 
Inseguendo i sogni di grandezza dell’idolo #carcerario Mantovani l’Amministrazione Bellomo divide la destra invece di unirla. Come è successo all’ex assessore Marco Lanzani, dimesso nel 2013. Da allora medita di tornare in politica «con una lista civica». Eppure Marco Lanzani, colui che non impedì di violare la Legge di Stabilità, oggi è presente agli incontri informali che il Sindaco Bellomo tiene nella Macelleria di Giovanni Ghianda, vicepresidente dell’Associazione Commercianti. Amici?

TERZA SCIMMIA: IL #MERCATONERO
La terza scimmia, quella dagli occhi chiusi, consiste nelle occupazioni abusive del mercato da parte dei possessori di bancarelle irregolari. Sono Italiani. Hanno la pelle bianca. E sono abusivi. Uno staziona sulla curva di via Marconi/via Roma. Uno è in piazza davanti a S. Rocco.
Consiste nell’occupazione del tradizionale Mercato di Melegnano da parte della Mafia e della ’Ndrangheta. Dopo il bombardamento di Melegnano nel 2014/2015 (quando negozi, automobili e magazzini furono fatti esplodere) tanti si sono chiesti dove fosse questa Mafia che agiva in modi «mai avvenuti prima» (Il Giorno, 5 settembre 2014).
Era sotto gli occhi di tutti. La Mafia era il Mercato. Il Mercato bisettimanale è la meta prelibata del crimine organizzato, per numero di consumatori e per vastità di clientela. I vestiti #contraffatti, le borse false e gli occhiali taroccati sono un affare «gestito dalla criminalità organizzata transnazionale» (Ministero dello Sviluppo Economico, relazione 2012). La Lombardia è la regione numero uno per valore economico delle merci sequestrate (514 milioni di euro). Scrive il Ministero: è un business radicato «con un sistema industriale e commerciale», «con i suoi centri di produzione e di trasformazione, canali di vendita, reti distributive e consumatori», cioè con fabbriche in Italia e punti vendita italiani dove i prodotti della mafia sono disegnati, confezionati, smistati, venduti e comprati; ruba all’economia un fatturato di «6 miliardi e 900 milioni di euro e 110mila posti di lavoro», sottrae allo Stato «un gettito aggiuntivo di 1 miliardo e 700 milioni» e «non ha conosciuto crisi». L’Amministrazione Bellomo ha dichiarato di avere portato i problemi dell’abusivismo e della contraffazione del Mercato di Melegnano dinanzi al Prefetto di Milano, di avere ottenuto 2 nuovi poliziotti e 10 turni di mercato blindato. È andata davvero così?
La Prefettura di Milano dichiara fatti diversi. Attraverso un funzionario della prefettura RADAR è venuto a sapere che il vertice con il Prefetto, la Polizia del Comune di Milano, la Guardia di Finanza, il Corpo dei Carabinieri e il Comune di Melegnano nelle persone del Sindaco e dell’Assessore alla Sicurezza «è stato richiesto su istanza di ambulanti e negozianti della città» di Melegnano. Non per iniziativa dell’Amministrazione. Il funzionario dichiara che Sindaco e Assessore sono stati criticati da tutti i presenti.
Questi sono solo i casi clamorosi. Quali casi hanno conosciuto i lettori di questa inchiesta? Scrivete.

Lo Staff, mercoledì 13 gennaio 2016 ore 07:30

radarmelegano@gmail.com

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Cattiveria

Il bambino che giocava con il male

La teoria dei cretini, opera di Nando Dalla Chiesa, applicata all’informazione locale. L’informazione è in mano al regime delle oligarchie locali. Ma nella sua mano non c’è spazio per l’informazione. Il regime non produce editoria né informazione, il regime produce se stesso. Il bello? Al giornalista non dà neanche un benefit materiale. Gli fa fare soltanto il cretino.

Marco Maccari, martedì 27 ottobre 2015 ore 22:03

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@mamacra

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L'inchiesta cinica

Il marito pneumatico

«FINALMENTE SIETE LIBERI DI SCRIVERE» dice Laura, 45 anni, lettrice. In queste ore di ottobre, di quotazione della Ferrari a Wall Street, di maxi Ipo di Poste Italiane tra i 6 e i 7.5 euro a Piazza Affari – e delle dimissioni a orologeria del sindaco di Roma Ignazio Marino – vi raccontiamo come abbiamo fatto a emanciparci, a fare migliaia di letture.

Laura è melegnanese. L’abbiamo vista alla Settimana della Legalità. Confrontava i tempi di adesso con il tempo in cui RADAR non c’era, e la stragrande ricchezza dell’informazione melegnanese non passava nelle mani di nessuno. «Prima l’informazione era sotto il controllo dei desk, i giornalisti seduti nelle redazioni locali – abbiamo provato a risponderle. – Non è un mistero che le redazioni, come al Cittadino, ti dicono che lo scoop non lo vogliono, che vogliono articoli di costume…».

Scappando dai media locali cercammo riparo in un blog fresco, caldo come il pane. Un media di nicchia. Oggi che i nostri articoli sono 493, i visitatori 75182 e le letture 116611, dobbiamo ragionare se RADAR sia davvero di nicchia. Lo abbiamo chiesto ai lettori lavorando sul marketing 1 to 1. Abbiamo cominciato dalla definizione generale: che cosa significa di nicchia.

La community di RADAR dice la sua. «Elitario» risponde Anita, 38 anni. In senso positivo o negativo? «Può essere letto in entrambi i sensi». «Riservato, esclusivo?» propone Augusto, 64 anni. «Non per poracci» sottolinea Jimmy, 31 anni. Cioè, i poveri di spirito? «No, no: poracci proprio» insiste – dal romanesco poraccio, poveraccio, parola blues, carica di nere allusioni a miseria e infelicità. – «Ristretto!» rilancia Leonardo, 60 anni, melegnanese DOC. «Cool, da un certo punto di vista, anche se forse non è il più adatto» riflette Davide, 26 anni, blogger di RADAR. «Però userei una parola italiana» interviene Leonardo. Cool equivale nel costume popolare a fresco, moderno, da intenditori, come la cultura popolare di ispirazione afroamericana rinata sotto il segno del cool jazz di Miles Davis, anni Cinquanta.
«Secondo me però ‘di nicchia’ non significa necessariamente ‘per chi se lo può permettere’ (in tutti i sensi, non solo economico) ma ‘per/di pochi’ in senso neutro» pensa Vittoria, 40 anni. Valido approccio, estremo opposto, nella nuova scienza del marketing, all’approccio detto di massa; le nicchie possono corrispondere a segmentazioni. «Per appassionati» lancia Francesco, 33 anni: ok, distinguiamo il pubblico dei lettori secondo un criterio presocratico: accesi/spenti, dormienti/svegli. «Alternativo?» è l’idea di Irene, 23 anni. Buon modo di vedere, utile alle boccate d’aria, frequentemente necessarie nel settore. «Cerchia. Brutto…?» viene in mente a Maria, 37 anni. Per niente: è la base funzionale di distinzione in Google. «Avvincendare?» è il secondo pensiero di Leonardo in forma di diamante grezzo.

Appartiene a Giulio, 44 anni, un colpo che taglia il toro in due. «Target» dice. Concentrandoci sull’approccio di Giulio e sull’ultima osservazione di Leonardo, individuiamo una parola inglese che significa la targa del bersaglio (quindi anche l’oggetto in movimento seguito dagli apparecchi radar). Nel linguaggio del marketing, target è un segmento caratterizzato, composto da persone con le quali si vuole fare mercato. Non tutte: persone speciali. Quelle giuste. Invece, avvicendare è un’espressione verbale che rintraccia la strategia del nostro blog (diavolo di un Leonardo). Chiamiamola rotazione del 20%. Negli ultimi trent’anni, tutta l’organizzazione strategica del lavoro e delle aziende è stata centrata sulla Curva di Pareto, la divisione di un’unità di persone in due segmenti, pari a 20:80. Il primo 20 consiste nella parte più responsiva, sensibile, attiva. Il restante 80 viene influenzato, ispirato, agganciato dal 20. Negli anni Ottanta Jack Welch, il più abile manager del XX secolo, adoperò il sistema 20:80 in General Electric ottenendo aumenti di valore del 4000%. Nelle nostre ricerche di mercato – quindi visualizzando le nicchie a noi pertinenti: informazione, comunicazione, giornalismo locale, quotidiani & settimanali – individuammo che i giornali locali finivano per rivolgersi sempre e solo alla nicchia di un 15-20%. Composto da chi? Grossi proprietari, dirigenti locali, alti funzionari pubblici, esponenti di spicco dei partiti. Gente che, se ragioniamo, non ha nessun bisogno di essere informata, conoscendo già i fatti di prima mano. La nostra decisione di Staff è stata di diversificare notizie e articoli in modo tale da interessare di volta in volta ogni segmento di pubblico, ogni nicchia di lettori. Sradicando il monopolio della fruizione via da quel 15-20%. Internet è stata più di uno strumento. È stata – laicamente – una matrix, un tabernacolo, un cenacolo, un poggio frondoso.

È la rivoluzione digitale. Nel Paese, il 55.8% dei consumatori predilige informarsi online. Non è solo risparmio. Nel digitale trovano sede «abilità, professionalità, creatività, flessibilità di risposta». Fa testo l’Abruzzo, terra di storica attività piccolo-artigianale. Qui l’informazione digitale «spinge la creazione d’impresa, soprattutto giovane». La recessione è ancora operativa, in termini di volume distribuito le perdite sono pari a -40% dal 2008 al 2015 (oggi sono 3.2 milioni le copie distrubuite al giorno; dati Assocarta), ma l’emorragia è nata 15 anni fa, nel 2000. «Fino al 2009 ci abbiamo provato con i cd e i libri allegati» (Salvatore Curiale, Asig).

La crisi dell’editoria, cioè del sistema di produzione delle parole in forma scritta, è sì una crisi industriale, ma è prima una crisi di potere. Spiegavamo nel 2013 ad Antonella, 43 anni, attivista civica e consigliera comunale nel Sud Est Milano, schifata dall’informazione locale: «Guarda, i nostri giornali funzionano così. Il presidente della fondazione cittadina apre la pagina relativa al suo comune. Legge la notizia dell’ultima disgrazia dell’amministrazione comunale, ride: alza la cornetta, chiama il presidente dell’associazione cittadina, sfotte e dice ahahahahah, guarda che succede nel tuo comune; il quale ride, chiama l’ex presidente di comitato cittadino, sfotte e dice ahahahahah, va’ che mi ha detto il presidente; quest’ultimo ride e ahahahahah, sfotte il sindaco e dice: ma che succede nel tuo comune?».

Non siamo d’accordo con Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta. Non servono bonus statali da 100mila euro l’anno, da destinare ai lettori dai 18 ai 25 anni. I ragazzi sentiranno che vengono corrotti allo scopo di comprare i prodotti di un’industria finita. Nell’editoria cartacea trovano posto «emergenza di politiche fiscali», «chiusura di aziende», «calo di occupazione», «abbassamento dei livelli retributivi», «intervento dello stato» *. Dal punto di vista occupazionale, il crollo nazionale del settore inizia nel 1995 – ad oggi, il calo è pari a –60% nel settore strategico dei poligrafici – e già nel 2011, quattro anni fa, l’Osservatorio europeo di giornalismo dava i giornali locali per morti. Il giornalista Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera, presidente di RCS Libri, così disse dei giornali locali: «Alcuni sono terribilmente vecchi, sembrano di un’epoca pretelevisiva. Non riescono a dare un prodotto all’altezza delle aspettative. L’editoriale di un giornale cittadino dovrebbe far tremare il suo ambiente di riferimento. Ma accade molto di rado». Era il 1998.

È in atto uno scontro di valori. I consumatori sono persone. Con chi si schierano le persone? con il sarcasmo dei dirigenti locali? con il calo di fatturato? con la qualità rovinata? O con l’abilità creativa, la professionalità, l’etica, la liberazione di risorse lavorative? Le persone scelgono.

Ora avete capito. Date un’occhiata all’intelligente pezzo di Charlie Beckett e diteci che ne pensate.

Lo Staff, martedì 13 ottobre 2015 ore 10:21

radarmelegnano@gmail.com

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* A fine 2011 il quotidiano milanese Il Giorno aveva già invitato i collaboratori ad accettare stipendi di solidarietà. Pochi mesi dopo la testata annunciava ai lettori la riduzione delle pagine interne, in particolare delle pagine sul locale: «È come se dovessimo stampare un libro di 100 pagine ogni giorno», dichiarò.
** «Il marito pneumatico» ha un suono bellissimo e solo per questo motivo è finito nel titolo.
C’est la vie.
Potrebbe richiamare un concetto di uomo efficiente, casa e famiglia, ormai passato alla storia, che non intendiamo e non possiamo incarnare né in vita né in blog. Giornalisticamente – pensiamoci – neanche l’informazione è in mano al singolo operatore professionista: l’informazione è in mano ai cittadini, uomini, donne, bambini, accurati testimoni della comunità in cui vivono. La vita in una comunità è sola ragion sufficiente perché l’informazione esista. I giornalisti siete voi.

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Il nostro corrispondente politico

Un Pierconsiglio Comunale

Piano regolatore del traffico, sito web comunale nuovo, un consulente esterno per l’ufficio stampa – pover’uomo, è votato al massacro: è il capretto pasquale di RADAR. – Sono le novità di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, che chiudono le operazioni di bilancio. Le minoranze però hanno scaldato i muscoli. Bona lettù.

SALA CONSILIARE – Annuncio del sindaco, consiglio comunale di ieri sera: «Avremo il piano del traffico». «Era ora» ribattono le minoranze. In arrivo una società privata nella palazzina Trombini; e un nuovo sito internet comunale. La riunione tocca temi caldi caldi.

Sicurezza, +1 poliziotto. «Appostiamo un incremento monetario di circa 45mila euro, avremo un agente di polizia e due automobili in più, con una convenzione con il comune di Milano e altri comuni [il comune di Opera, nota di RADAR]» spiega l’assessore Fabio Raimondo, Fratelli d’Italia.
«Non è una novità – ha replicato Pietro Mezzi, Sinistra Ecologia e Libertà. – Negli anni tra il 1999 e il 2001 il comune di Melegnano fece una convenzione con altri comuni, tra cui San Giuliano, per migliorare le forze di sicurezza. A questo risultato, ci arrivate dopo 8 anni dalle elezioni». «Queste variazioni vanno a tutela della sicurezza dei cittadini, per garantire alle forze di polizia di pattugliare – ha ribadito Simone Passerini, Forza Italia, capogruppo di maggioranza. – Andremo avanti nonostante le makumbe di Tizio, Caio e Sempronio, fino alla fine del mandato».

Rabbia per l’ufficio stampa. È Mezzi ad aprire la discussione: «40mila euro stanziati per prendere un consulente esterno, fargli fare propaganda per conto del Sindaco e della Giunta – si rivolge l’ex sindaco all’assessore Raimondo, delegato alla comunicazione. – Lo trovo vergognoso: usare i soldi dei cittadini dopo l’aumento delle tasse e delle tariffe, dopo il taglio ai servizi di trasporto comunale… Non è così che si vincono o si perdono le elezioni».
«La legge italiana consente ai comuni di dotarsi di un ufficio stampa – ha risposto Raimondo. – Gli importi sono minimi. Per il 2015, i 7mila euro stanziati sono stati abbassati a 2mila; per il 2016 ce ne sono 12mila; 6mila per il 2017. È vero, siamo a due anni scarsi dalla fine del mandato, ma, parlando con la gente, vediamo che c’è carenza di informazioni, c’è mancanza di comunicazione politica. Perciò pensiamo a un professionista che gestisca il rapporto tra l’amministrazione e i cittadini. L’appello è a giudicarne l’operato quando sarà attivo. Le cifre sono comunque veramente basse».
«Assessore, lei farà comunicazione con i quattrini pubblici – sottolinea in controreplica Mezzi, – lei ci costa, assessore. Non per l’indennità, legittima, che percepisce. Ma la sua presenza qui ha dei costi superiori a quelli dei suoi colleghi, mi riferisco alla modalità con la quale è stato coinvolto in questa Giunta».
«Non è un problema di comunicazione ma di realizzazione» secondo Dario Ninfo, Partito Democratico. Prova a sottolineare anche Alberto Corbellini, PD: «È uno schiaffo in faccia ai cittadini, e lo ripeteremo sempre. Migliaia di euro per fare cosa? Per stare dietro a Facebook? Vedremo cosa succederà di qui al 2017 sui social network».

Vigilanza del campo da calcio: il vecchio custode del campo comunale ha fatto causa al comune. Dopo dieci anni di contratto, 2003-2013. Solleva la questione Dario Ninfo, PD. Ai consiglieri democrat risulta che le società sportive non siano state neutre in passato in tema di elezioni, con indicazioni su chi votare e come. «Il vecchio vigilante ha percepito una retribuzione di dieci anni, più TFR – risponde il sindaco Bellomo facendo luce; – il custode però non viene scelto perché è un amico del sindaco, caro Ninfo, è indicato su segnalazione delle società sportive che utilizzano l’impianto».
«Su segnalazione delle società? – interviene Corbellini. – Il custode del campo percepisce un’abitazione, attenzione. E vi hanno fatto il nome, e lo avete accettato? E ce lo venite a dire così, candidamente? Mi sarei aspettato di vedere coinvolti i servizi sociali, di vedere una valutazione». «Si tratta di un impianto pubblico. Sono tante le persone in cerca di una casa e di un lavoro oggi. Vogliamo trasparenza» chiude Ninfo.
Critica Luigi Martelli, Destra Civica e LegaNord in Alleanza per Melegnano: «È un modus operandi che mi fa rimanere perplesso».

Spazio Milk sì, Spazio Milk no. Il retroscena è svelato da Tommaso Rossi, Sinistra Ecologia e Libertà. «C’è pressappochismo nel modo in cui AFOL, l’Agenzia per la Formazione e l’Orientamento al Lavoro, ha affrontato la questione dello Spazio Milk. Aggiungo che AFOL usa personale da anni con contratti di lavoro atipici; con cause in tribunale, fatte dai lavoratori stessi contro AFOL e vinte dai lavoratori. L’Agenzia insomma ci ha messo largamente del suo, nello Spazio Milk. Anche l’articolo apparso sul Cittadino, che invitava a inviare il proprio curriculum, non sembra il modo migliore per valorizzare lo Spazio, abituato a procedure di selezione capillare di servizi e di operatori culturali sul territorio. Infine, sullo spazio tata – ha concluso Rossi, – un operatore solo non basta, ne servono almeno due».

Marco Maccari, mercoledì 30 settebre ore 12:53 

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