Antisocial, Diritti di Tutti, IL CRONISTA RACCONTA, L'inchiesta

Un euro per mangiare

Vi è sicuramente capitato di vedere agli angoli delle vie ragazzi stranieri che chiedono una moneta. Spesso la chiedono con tono sommesso: «Per favore, una moneta per mangiare». Accade in tutta Italia.

Scelgono le postazioni più comode e dove c’è maggiore passaggio di persone: il sottopasso ferroviario, la colonnina del parcheggio, l’uscita del market. C’è un riparo dal sole e dalla pioggia, c’è passaggio, c’è gente che ha moneta. Quindi una scelta consapevole, oculata, strategica.

È curioso come si instaura un rapporto di convivenza tra questi «poveri ricchi» e la nostra comunità. Le persone anziane si affezionano, li chiamano per nome, e un paio di volte a settimana lasciano un euro, cinquanta centesimi. A volte viene ripagato il favore, e i ragazzi aiutano a portare la spesa, superare il ripido risalire di una rampa, aiutare a fare il biglietto per il parcheggio. Si scambiano sorrisi, ammiccando una sorta di compiacimento, entrando nella vita e nelle abitudini. Una volta si sentivano parole come «ma va a laurà», oggi la presenza silenziosa produce «Ciao Alì, come va?». Un segno di integrazione? Di abitudine?

Ma chi sono questi ragazzi? Da dove vengono?
Per rispondere a queste domande ne ho intervistato uno. Parla solo inglese e si chiama Alì (nome fittizio). Alì racconta che è arrivato coi barconi. Un lungo viaggio dal Mali. È partito consapevole di cosa lo aspettava e cosa cercava. La sua è stata una partenza per motivi economici; i famosi migranti per la guerra non c’entrano, anche se nel suo Paese non si sta tranquilli per le continue attività di ribelli e di fazioni armate che mettono in pericolo la nazione.

Alì però parte per guadagnare e far star bene la sua famiglia, famiglia allargata che comprende i genitori, i nonni e i fratelli anche se già sposati.

Alì si sacrifica per la sua famiglia.

Alì vive a Codogno e ogni giorno viene a Melegnano, col treno. Non paga il biglietto. Viene a Melegnano perché è ospitato dal comune di Codogno in una struttura per rifugiati di guerra. Non paga affitto e alla sera ha un pasto pronto. Non fa l’elemosina a Codogno perché se lo vedessero sarebbe un problema, perché perderebbe il diritto di asilo. A Melegnano viene sette giorni su sette, portando a casa circa 400 euro al mese. Di questi 400 euro, 100 servono a lui per sopravvivere e 300 li spedisce al suo Paese, alla sua famiglia; poco meno di 200.000 Cfa (valuta locale). Per capire, un affitto di un appartamento con 5 stanze costa 60 euro e con 1,50 euro mangi un buon piatto di pesce fritto. Quindi vita agiata per due o tre famiglie, con il loro ritmo di espansione, circa una ventina di persone.


Tra giugno 2014 e giugno 2017 erano arrivate in Italia 550 mila persone come migranti. Ben 1311 persone sono morte tentando di attraversare il Mediterraneo centrale nel 2018.

Fonte: Dati Unhcr

Quanto dura il sacrificio? Il periodo varia ma, in genere, tre, quattro anni. «Dopo torni al tuo paese e sei un eroe» dice Alì, «la mia famiglia se non ha sperperato il denaro probabilmente ha aperto un’attività, comprato casa, e fatto micro credito a qualche altro meno fortunato». Così Alì, il nostro «povero ricco» ha sacrificato qualche anno di vita, per vivere il resto dei suoi anni con la benedizione della famiglia, e dell’intero Paese.

Quindi la prossima volta che darete un euro per mangiare sappiate che state finanziando un progetto ben più ampio, destinato a salvare intere generazioni! Questa sarebbe la vera «invasione silenziosa»: nessuna attività illecita, nessuna merce contraffatta, Alì e i suoi compagni regalano solo sorrisi e ti aiutano a portare la spesa, con un contributo volontario. Unica azione borderline è il pendolarismo (a gratis, non pagando il biglietto del treno) allo scopo di attività di elemosina, eludendo di fatto la legge che prevede sanzioni e perdita dei diritti solo nel comune ospitato. Per questa attività nessun organo ufficiale è attivo con controlli e verifiche, tollerando la presenza di persone che costano allo stato 5 miliardi di euro all’anno.

Martedì 19 giugno
Ore 16:00

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Conversazioni con i cittadini, Sondaggio

Immigrazione? Ben funzionante, ben gestita, porta solo migliore qualità della vita

Concordo con molte delle cose dette in questi giorni, tra cui il fatto che l’immigrazione porta ricchezza; e che è totalmente sbagliato, e grave, che ci siano ancora persone razziste nel nostro Paese e in particolare come nel caso grave delle scritte di Melegnano rivolte al povero ragazzo Bakary.

I BENEFICI 

Riferendomi però al discorso dei benefici che si hanno nell’avere un consistente flusso migratorio, bisogna soffermarsi sul fatto che l’immigrazione nei Paesi più multiculturali al mondo, tra cui Canada, Australia, Norvegia e Svizzera (dove in questo momento mi trovo e dove ben il 25% della popolazione è straniera senza passaporto svizzero) avviene in modo controllato e a favore dell’immigrazione stessa. L’immigrazione, dove è ben regolata, porta benifici a tutti.
In Svizzera uno straniero che è disoccupato dopo aver lavorato almeno per due anni e si trova in cassa integrazione riceve, oltre a un sussidio che gli permette di arrivare a fine mese, nella maggior parte dei casi, anche un corso di lingua nelle scuole ufficiali di lingua per imparare la lingua del posto e a titolo gratuito.
E da noi in Italia? In un paese dove una corruzione molto alta dilaga in molti settori, è difficile poter vedere uno straniero (sia di origine asiatica o africana o qualunque sia) che abbia una carriera come professore o semplicemente anche come capotreno. E allora è su questo che forse dovremmo soffermarci: perché se purtroppo appena oltrepassato il confine nazionale ci accorgiamo che le cose funzionano meglio, allora forse bisogna pensare che un’immigrazione ben funzionante e ben gestita, porta solo benefici e migliore qualità della vita.
E dove vediamo dei ragazzi di origine africana bivaccare davanti alla Stazione Centrale di Milano senza far niente, là allora dobbiamo agire per fermare questo fenomeno. Perché, se è vero che nessuno è straniero nel nostro Paese, è anche vero che si può essere fieri nell’essere stranieri in un Paese che ti permette di avere una vita e un lavoro, dove l’immigrazione non sia un fatto solo mediatico ma anche attuato dalla classe politica. Però, forse pochi lo capiscono, in Italia, allo stato dei fatti, sia da un punto di vista politico, ma sopratutto di corruzione e mala gestione in generale del nostro Paese, l’immigrazione di massa non porta benefici, né agli immigrati né a i cittadini. Chi è stato nei Paesi a più alto tasso d’immigrazione e a bassa disoccupazione lo potrà sicuramente capire.

Per il resto costui che ha scritto questo messaggio è stato semplicemente un povero demente. Come ha detto la signora Angela Bedoni, nell’intervista alla Repubblica, queste scritte non spaventano.

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DOVUTI CHIARIMENTI 

Mi astengo dalla politica, il mio commento ha nulla a che vedere con la situazione politica nel nostro paese. Il razzismo di per sé è totalmente sbagliato, come, allo stesso modo, un’immigrazione non controllata e adatta ad un paese come l’Italia. Cerco di spiegare come gli italiani spesso non distinguono l’integrazione di stranieri nel nostro paese con chi invece fatica a integrarsi e riscontra difficoltà per una situazione già molto precaria nel sistema stato Italiano.

L’Italiano medio ha poca fiducia nel sistema politico e altrettanta nel sistema economico. Questo porta il Paese a vedere poco l’immigrato come una risorsa. Sono fattori collegati, perché molti dei ragazzi africani che vengono in Italia rimangono a vivere in situazioni precarie. Mancano i fondi per aiutarli a crescere dal punto di vista lavorativo. E sopratutto mancano i fondi per spingere la manodopera nel nostro Paese. Italiana o non.

Qua in Svizzera non è un paradiso, ma sicuramente la gestione del sistema sociale è migliore e ti permette di crearti una vita. Anche se tengo a precisare che fa una distinzione tra Paesi UE ed extra UE. In effetti poco corretta su certi punti di vista. Ma chi è extra UE e ha le capacità di lavorare in un determinato settore, viene premiato, riconosciuto. Cosa che da noi non funziona, né per gli Italiani né per altri cittadini. Secondo me, quindi, per far sì che un sistema di immigrazione e accoglienza funzioni, c’è bisogno che un Paese sia anche prospero da un punto di vista economico. È un po’ come invitare degli sconosciuti a casa propria, uno che ha pochi soldi o vive di corruzione, cercherà di sfruttare i suoi ospiti; uno che ha dei buoni risparmi, riuscirà al meglio a organizzare e distribuire i propri beni agli altri.

Leggi e clicca il sondaggio:

Francesco B.
Mercoledì 27 febbraio, ore 12:00

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Lettere

La Paziente Indiana e altre storie di un’operatrice sanitaria

LETTA TUTTA. Interessante intervista. Pardon my Italian ma ho scritto d’impulso e veloce. Mi viene da dire: «Che tristezza». Che schifo c’è dietro, è tutto un fattore di soldi… e poi la gente parla e parla… e critica, e tira fuori tutta la cattiveria che ha dentro, ma non conosce, non immagina neanche cosa ci sia dietro. Bell’intervista, anche se magari servirà a poco… Ma è giusto che la gente sappia e conosca una versione dei fatti che non viene mai raccontata. È comunque una triste realtà, come ritengo vergognoso che ci sia gente capace di fotografare un essere umano vicino a un parchimetro e pubblicarlo su Facebook su un gruppo pubblico, per diffamarlo. E trovo assurdo che gli admin non abbiano oscurato il post. poi vienimi a chiedere perché non uso i gruppi locali. Ma questa è la gente di Melegnano? Io non mi ritengo buonista; ma che male fanno queste persone, me lo spieghi? Quando passo davanti alla bottega del caffè di via Roma, quel ragazzo fuori saluta e sorride sempre ai miei bambini. La prossima volta provo a salutarlo in inglese. Alla gente fa schifo tutto questo, ma sa la gente quale storia può nascondere questo ragazzo? Comunque i centri di accoglienza illudono questi ragazzi. È uno schifo, tutto gira intorno ai soldi ormai e non c’è più rispetto per il genere umano.

La gente odia… e l’odio genera odio… abbiamo paura di vedere ragazzi di colore in massa, magari su una piazzetta a chiacchierare… sai quando sono stata a Genova, quanti ce n’erano? Io ho più paura dell’ignoranza e della cattiveria delle persone. E questo non è falso buonismo.
Bella la riflessione finale; crearsi un lavoro, magari con le proprie capacità, magari con lo studio delle lingue si può.

«IN OSPEDALE TRATTIAMO PAZIENTI DI TUTTO IL MONDO»

Io lavoro in un ospedale. Trattiamo pazienti che vengono da tutto il mondo Di fronte a una persona straniera malata grave c’è chi ha il coraggio di fare differenze, dimmi? «Torna al tuo paese e fatti curare là», dovremmo dire? Penso che questa sia l’Italia che voterà Salvini.
Sto trattando una paziente indiana che non parla neanche inglese, comunicare non è semplice. Ma ti immagini avere un interprete, che magari aiuta in queste circostanze Indiani, africani, sudamericani… bambini stranieri… io devo comunicare anche con i genitori. la signora indiana non parla inglese, non sono cosi frequenti gli stranieri che non parlano inglese o che non masticano un po’ di italiano. Ne trattiamo molti di nazionalità diverse ma in genere un po’ di italiano o inglese lo parlano. E poi, ti dico la verità, esistono molti altri modi per comunicare, che vanno al di là della parola. Immaginati una signora alta, robusta, di carnagione olivastra, che profuma di spezie e di “oriente”. Indossa ogni giorno un vestito colorato, tipico indiano, con un cappello in testa… cammina silenziosa e intidimita, non parla, non conosce l’italiano e non conosce l’inglese. Non dice una parola ma i suoi occhi parlano eccome e nascondono un mondo sconosciuto che mi piacerebbe scoprire… Quello che posso fare io in quel momento è solo cercare di capire cosa vogliono dire i suoi occhi. Un misto di paura, incertezza su quello che sta per fare su quel lettino di ospedale… e io capisco che comunicare con lei diventa facile, non c’è bisogno di molte parole, c’è bisogno solo di una carezza sul viso, come fai con un bambino per addormentarlo… di un sorriso. Ed ecco che lei mi sorride e si tranquillizza, e si affida a me.

«HOLA, OCCHI BELLI. CHE PAROLA MI INSEGNI OGGI?»

E poi… c’è la simpatica signora dal Venezuela… mi saluta tutti i giorni col sorriso: «Hola, como estas? Los ninos?». L’allegria pura… la forza di volontà… un esempio puro per il «lamentatore cronico italiano per eccellenza».
C’è Laura che è in Italia da soltanto un anno e sta facendo un corso di Italiano, e le piace… io la saluto sempre. «Hola, occhi belli, che parola mi insegni oggi?». E così scherziamo e lei mi insegna una parola nella sua lingua.
Questi sono due esempi reali per parlare di “umanità”. Ora, bisogna capire che in alcuni stati non solo europei la tecnologia medica, in fatto di apparecchiature, non è cosi avanzata. E, forse, in quegli stati non esistono alcuni tipi di cure. Certo, non siamo l’America in fatto di avanguardia medica… ma in America se vuoi essere curato devi avere un’assicurazione e pagare fior di quattrini, o sbaglio?
Ora, diciamolo a Salvini, se vuole venire a farsi un giretto in ospedale, e guardare negli occhi un bambino straniero che sta molto male… Vediamo se ha il coraggio di ritornare in Piazza Duomo, tirando fuori il vangelo secondo Matteo, e dire: «Aiutiamoli a casa loro… prima gli italiani».

Una melegnanese. Giovedì 1 marzo 2018 ore 6:00
ilblogradar@gmail.com

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La lettera è scritta da una donna residente a Melegnano. 

L’immagine in evidenza è di Patrick Farrell. È vincitrice di un premio Pulitzer nel 2009.

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I lettori scrivono

«Scappo e non avrò alcun rimpianto»

L’annuncio di un lettore. Un melegnanese gli risponde

«Melegnano è un ambiente difficile per chiunque. Molto dura coi foresti e non solo con gli immigrati. La mia è quella che considero la famiglia del futuro. Episodi di emarginazione tanti. A scuola mia figlia è quella che si lava poco perché ha la pelle scura. Mia moglie a distanza di 10 anni viene osservata come un animale esotico. Il tempo che mia figlia finisca le elementari e scappo e non avrò alcun rimpianto».

M.

Caro M., innanzitutto da melegnanese mi sento di chiederti scusa.
Invece a colui o colei che, a Melegnano, fa così con tua figlia vorrei dire: ciccio, svegliati. Non pensare solamente alla tua piccola città. Prova a pensare che esiste anche qualcos’altro. Che questa persona, che tu vedi come una dalla pelle scura, può avere tanto da darti. Ha una storia alle spalle che ti può arricchire, può darti una prospettiva che neanche immaginavi.
Perché tu sei chiuso in questa città, protetto; ma protetto da chi? da cosa? L’immigrato, lo straniero, è una risorsa, se affrontato in maniera giusta. Se parti dal presupposto di non volerli neanche considerare come tuoi potenziali amici, non li aiuterai mai a integrarsi. E anche loro non ti vedranno mai come una risorsa.

Un giovane melegnanese

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L'inchiesta satirica, Mercoledì 17 settembre 2014

L’ira di Django

Vittoria: 2500 utenti dei social (duemilacinquecento!) non dovranno più bersi bicchierini di razzismo solo perché piove o si scippa. Dove? A Melegnano: il gruppo social messo in mezzo dalle nostre inchieste satiriche ha deciso, finalmente, di moderare i commenti intolleranti che scoppiavano a ogni episodio di cronaca*.

C’è Franco che queste cose le sa da una vita. Ha 38 anni. Lavora, ha moglie, figli. La sua città non ha razzismo sui social ma lui, di destra, su certe cose non transige. «È inqualificabile – ha detto. Lo intervistiamo, ma di razzismo proprio non ne vuole sapere: – Mi rifiuto di pensare che la destra locale abbia queste cose. Condanno quei comportamenti. Non mi appartengono in nessun modo. Non ci sono qualifiche, me ne dissocio. Sono cose da idioti».

Franco è il sindaco Franco Lucente, eletto a capo del Comune di Tribiano, al suo secondo mandato; è di destra (dura, pura e istituzionale) da sempre. Oggi è uno dei giovani colonnelli della politica sud milanese. È un razzista? Giudicate voi. «Il problema non sono quei poveri cristi venuti nel nostro Paese – ha continuato. – Il problema è la cattiva normativa, non ben applicata; abbiamo bisogno di regole migliori per il rapporto con il migrante. C’è una certa resistenza nei confronti dello straniero, il quale tende a crearsi da solo un ghetto». Ghetto…? In che senso? «C’è poca apertura. Per forma mentis siamo abituati a catalogare il migrante come un poco di buono. Invece ci sono tanti professionisti immigrati contro i quali guai a puntare il dito». C’è anche un problema politico: «Se si è di destra si viene additati come razzisti – continua – ma trovo più razzismo a sinistra che a destra, in questa accoglienza praticata senza rispettare le regole. Ripeto, il problema è normativo. Soprattutto, di educazione. Guai se non ci fosse la diversità. Io stesso ho scelto di essere uomo di destra per essere un diverso». Le fa male, il razzismo? Le dispiace? «Sì. Sì, mi dispiace, io sono meridionale e ho origini diverse. Il razzismo mi fa male».

Cari amministratori del gruppone melegnanese: questo sì che è un inizio. Anche se qualcosa resta da sistemare**. Non scadiamo più nel razzismo, please: non puntiamo il dito contro il più debole solo perché è debole e in minoranza, ca#@!, è da vigliacconi, non sarebbe vigliacco anche prendersela con voi? In fondo, non siete anche voi in minoranza, spiaggiati dalla crisi, senza un soldo come tutti noi, o tenuti al mondo per grazia di una famiglia? E daiiiii. Viaggiamo tutti sullo stesso barcone, o no?

Dies irae, dies illa
Franco Nero cum sybilla

Guardate che arriva Django. Il discriminato disposto a tutto per riprendersi la sua vita. Il film, un classico dello spaghetti western, nella sua versione originale consacrò il genio attoriale di Franco Nero, interprete onnipotente, né buono né cattivo: unico. Il remake del 2013 con Jamie Foxx e Leonardo Di Caprio rivisita il mito di Django mettendo tutti antieroi bianchi attorno al nero emancipato, né cattivo né buono: nuovo. La scena in cui lui, nero, frusta l’uomo bianco prima o poi doveva arrivare.

E a Melegnano qualcuno ancora si illude che non faremo mai i conti, un giorno o l’altro, con la quantità di egiziani, tunisini, algerini, nigeriani, senegalesi, indiani, pakistani, albanesi, rumeni che abitano e frequentano il posto? Da che parte vorrete trovarvi quel giorno, quando il nero siederà in Comune con una frusta così?

Per pietà non fate come a sinistra, dove vorrebbero arpionare chi è in minoranza. Tipo Pietro Mezzi, l’ex sindaco, che continua a rubarsi su Facebook la foto di RADAR, sempre quella: la vetrina degli spari. Del resto, dove le trova le prove concrete di questo suo impegno contro la mafia, ricorrente in periodo elettorale? Febbraio 2013, candidato alle elezioni regionali: esce il suo instant-book, la mafia a Melegnano. Settembre 2014, candidato alla Città Metropolitana: sui giornali del 4 e 5 settembre, dice: «Episodi simili allineano Melegnano ad altri Comuni del Sud Milano». Ben venga tanta antimafia se lo aiuta a fare campagne elettorali che non gli vanno più di fareQuesta è l’ultima campagna elettorale che faccio» dichiarò a febbraio 2013, in conferenza all’Uva Viva, ai giornalisti Dolcini, Zanardi, Maccari). Mezzi ci fa i voti, con ’sta mafia & antimafia. In pieno stile sinistra.

E se la destra tira fuori la storia dei «microcriminali» (ahahahahahahahahahah: i microcriminali!), come ha fatto un Bellomo scatenato il 10 settembre, almeno aiutatela a buttare giù un’Agenda Sicurezza a sostegno dei cittadini. Ma una cosa come il T9, che ci aiuti a formulare un rapporto con le forze dell’ordine e incoraggi a denunciare i reati (nessuno denuncia: strano, eh? «In caserma i tempi di attesa e la disponibilità mi hanno scoraggiata. Il mio dovere di cittadina lo volevo fare» ci ha dichiarato in esclusiva, l’8 settembre, la cittadina scippata in via Piave). Eh, assessore?

Non vediamo l’ora di un sindaco nero. Uno che fa schioccare la frusta. Intanto ci facciamo i muscoli, come Jamie Foxx. Sapevate che in palestra si pubblicizzano con i corsi di autodifesa? Sentite qua: «Vista la situazione della nostra città, per chi fosse interessato c’è un corso di difesa personale» (Facebook, 11 settembre). Ma va’?

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* «È vero che è un periodo che siamo tutti nervosi e i problemi sono tanti, ma penso che usare toni non sempre appropriati su una pagina che dovrebbe essere di informazione e di segnalazioni non è il meglio per tutti, chiedo a chiunque legga o scriva su questa pagina di darsi una calmata e di usare parole e modi un po’ più consoni, non è sempre bello leggere parolacce e insulti anche perché si passa dalla ragione al torto. Ognuno è libero di dire e scrivere quello che pensa senza bisogno di offendere e insultare» (Melegnano Notizie, 8 settembre ore 09:55).

** 8 settembre, cronaca; marocchino (cocaina in tasca) semina il panico con una mazza: «Moderàti coi commenti per favore, cerchiamo di limitarci per rispetto anche di tutti gli altri». A qualcuno però scappa: «Un 15enne con mezzo grammo di hashish lo arrestano, questo qua non è che lo rimpatriano come in ogni stato civile succederebbe, si aspetta che uccida qualcuno! Ci vorrebbero le milizie private altro che!», e giù di duce duro: «Il tipo è persistente!!! Si vede lo hanno nel sangue!!». Dicesi razzismo. Che si fa? Chi modera i moderatori?

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Domenica 7 settembre 2014, L'inchiesta satirica

Sandokan! Sandokan!

Il Ku Kuz Kaz vi ha fatto impazzire. «Ahahahahah! Ma come vi è venuto?» fa un lettore davanti a una birra. Impazziti i razzistoidi del Sud Milano: «Ma sparati, co***one!» ha sottolineato per tutti un commentatore. Sorpresa: un uomo di destra duro e puro ci ha rilasciato un’intervista sul razzismo. Domani o dopo pubblichiamo, ma anticipiamo questo: «Sono comportamenti da idioti – dichiara. – Io li condanno». Giulio, esperto di comunicazione (mai stato un buonista di sinistra), dice: «Tutto vero. Noi cittadini siamo razzistoidi al posto dei politici che eleggiamo. Ma aggiungo: è molto più comodo ripetere le parole altrui, invece che farsi un pensiero proprio».

Chi ci ha insegnato a fare i moralisti? La sinistra? I finti buonisti? No. Sandokan. L’eroe dalla pelle scura. Il principe in fuga. L’avversario dell’impero, il libertario che suona lentamente nella tempesta. Il sangue ci bolle per lui. Sandokan ha offerto a generazioni di giovani la sua bandiera, che batte per la libertà di tutte le razze e le religioni del mondo. Salgari ha trasmesso ai giovani con romanzi semplici e potenti la regola del bello scrivere e del bel morire, spezzando la penna di chi lo sfruttava.

Bentornati a Melegnano, frazione di Mompracem. Per questi articoli di denuncia RADAR è stato bannato da un gruppo social cittadino, ma i messaggi razzistoidi non si sono fermati: si avvera la profezia di G., nostra lettrice. Eccola: «Daranno la colpa ai migranti anche quando piove». Non ci credete?

In treno: «“Perché a me la multa e gli extracomunitari che sono seduti davanti a me non li controlla?” Risposta, non sono affari tuoi sei una razzista» (2 settembre).
Li difendi? Torna a sedere: «Visto che difendi ‘sti cazzo di extracomunitari perché non li prendi tutti a casa tua?» (2 settembre).
Carico a coppe: «Ovviamente sopra era pieno di extracomunitari e zingari…» (2 settembre).
Carico a bastoni: «Loro non pagano nulla xché il nostro sistema politico glielo permette è uno schifo!!!!!» (2 settembre).
La benedizione: «Ovvio, è sempre così» (2 settembre) e in due giorni è questione nazionale: «Io voglio pagare ma che lo facciano tutti. Italiani o non italiani!» (4 settembre).
Il giorno dopo succede una rapina? «Italiani o i soliti extra?» (5 settembre).
Marco Rondini spara la nuova cannonata? «Siamo mica in Eurabia….» (4 settembre).

2500 melegnanesi iscritti ai social devono bersi, ogni settimana, un bicchierino di razzismo. La politica non interviene perché a Melegnano la politica la fanno al bar e al bagno, il massimo che può fare è parlare di mafia: domani hanno una conferenza dei Capigruppo in Comune per gli spari nella notte, conferenza ovviamente chiusa, nella quale Pietro Mezzi, l’ex sindaco, quello che la mafia è a Melegnano, entrerà a farsi una doccia di consensi.

Mezzi è il politico che ha più seguito e copiato RADAR, rubando tutto ciò che poteva rubarci: informazioni, immagini, senza mai citare la fonte. Leggete i suoi post del 3 e 4 settembre. Sono pubblici. Foto e info copiate da qui.

Per fortuna la sua punizione è stata biblica. Il 3 settembre ha subìto due commenti di Gregory Nicotera.

Sull’altro post (4 settembre) castigo supremo: commentatori a cui va in tilt la grammatica. «Inutile indagare svincolando» lo incoraggia a modo suo una commentatrice, alle 10:26. Forse era indugiare svicolando, cara? Continua: «Altrimenti saremo sempre nelle loro mani e le cose leviteranno…..tutti uniti e collaborare, cittadini compresi no èèèè……..». Risponde Mezzi: «Credo che tu non stia sbagliando affatto», eh no, figlio, qualche errorino le è scappato; altro commento (di un indemoniato): «Affinche abbiamo un rincoglionito come sindaco» (ore 21:55). Eeeeeh? Insulto gratuito a una carica dello Stato, ma l’ex sindaco non ci pensa a moderarlo. Il diario Facebook di Mezzi è un palazzo di viale Lombardia alle due di notte: 37 likers, 13 condivisori e nessuno chiama le forze dell’ordine. E grazie, dormono. Il diario di Mezzi è come Melegnano Notizie, battezzato da una nostra lettrice Melegnano Discrimina perché non modera mai i commenti politicizzati a sfondo razzistoide.

Non è colpa di Melegnano Notizie. Questa è la politica. Che a Melegnano droga l’informazione a danno dei lettori e dei giornalisti. Politica da bar, sempre fatta al bagno. Fin dall’inizio. Ricordate il 17 maggio 2012? Faccia a faccia Bellomo-Mezzi, prima del ballottaggio? Sul palco erano fermi, pacati, ma in bagno succedeva la verità. E solo la satira ve la può raccontare.

Siamo alla toilette. Gli sfidanti strafottenti, indaffarati alle latrine confrontano le loro dimensioni. Io più largo e cicciottello, dice uno. No, io più lungo e slanciato. Sì, fa notare l’uno: ma il mio è coi baffi. L’altro: sì, ma il mio è lampadato. Davanti a quest’assoluta novità giovanile, l’uno ci è rimasto secco. Ha esitato: e l’altro, con un sorrisetto, tira su la zip e lo pianta, solo e triste, con il consensus tutto in mano, nell’eco dello sciacquone che ribolle scendendo tra i dannati.

Sul palco, botte da orbi: «Il più grande cementificatore della storia di Melegnano sei tu, Pietro Mezzi!» grida Bellomo. «Figlio di Michele!», gli dice il «cementificatore». I cattolici melegnanesi, famoso ago della bilancia, li guardavano al bagno e hanno risolto: «il figlio di Michele» aveva quel qualcosa. Ma non era tolleranza, non era solidarietà. Che cosa cercavano loro?

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I lettori scrivono, Sondaggio

Sondaggio: razzismo a Melegnano e sui social

«Questo articolo è una F I G A T A. Ma ve lo giuro! Finalmente qualcuno che parla seriamente! Non ne potevo più di leggere certi commenti». Questa è F., nostra lettrice, che dice la sua sul nostro articolo e sui messaggi intolleranti a sfondo razzista denunciati nel pezzo Il Ku Kuz Kaz.

«Scrivere immigrati clandestini è un termine improprio??? Ma sparati coglione!!!» E questo è M., un commentatore che si è fatto una sua idea sulla politica, sulla società e sul nostro articolo. E che non sopporta «finti buonisti» e discorsi «del cazzo».

Stesso articolo, due pareri contrastanti. F. è tollerante, M. è intollerante. Ora lo chiediamo a te. Scegli la tua risposta e poi premi “vote”.

  • Tieni presente che:
    – l’intolleranza razziale è quando parli male o con ignoranza di individui di altra razza, li eviti, oppure tiri dritto e reprimi il fastidio di vederli, perché non accetti la loro presenza e il confronto con loro.
    – il razzismo è uno o più atti concreti di esclusione, emarginazione, discriminazione, aggressione rivolte ai danni di persone di altra razza.

 

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