Antisocial Media, Il Predictor

World Wide RADAR

Break_the_Silence_by_Azfaka

Azfaka, «Break the Silence»

SILENCE BREAK — 1 RADAR torna per chi sa usare il world wide web. Creatori di contenuti, lettori e lettrici, naviganti del web, voi connessi per scrivere, leggere, informare, formare, cercare: salvate la home page di RADAR come preferita e accedete al blog direttamente. Non aspettate che appaia sui social. Il cucchiaino delle piattaforme sociali è uno strumento che non nutre i cresciuti e voi siete persone che non si imboccano. In altre parole, sui social network si fa parco giochi e nei parchi giochi riconoscete chi, senza forma, tagliuzza la sostanza. 

2 RADAR torna per chi usa RADAR. Navigate, leggeteci, commentateci direttamente sul blog. Altrove ce n’è, ma è violazione. L’altrimenti esiste, ma invaso da nickname. Il passato — fatto di pura luce catturata in un rullino, fatto dei migliori decenni musicali e di poesie immortali — non ritorna. Il futuro è property, power, industry. Sul world wide web si disegna professionalmente il presente attuale.

3 RADAR torna per chi sa essere nella dimensione reale. Cercateci offline, salutateci, parlateci a voce; frequentate i nostri eventi; siete esseri organici, dotati di cicli interi di giorni e notti. La tranquillità a libro paga dei gatekeepers locali — traditori come nel ’20, feroci come nel ’69 — li afferra alla catena dei loro virtualia minima, angoletti di connessione virtuale dove i confini di una bolla protettiva sono mistificati come confini del mondo. E a voi non va di essere venduti in azioni a una maxiazienda. Siete persone, non siete derivati finanziari CDS di materia prima umana. 

Buona lettura. Continua nella prossima puntata,

Mercoledì 26 giugno
Ore 12:00

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L'intervista

Vita sui social, RADAR panopticon intervista per bacchettare e sorprendere

Melegnano quotidiana, quanto sei definita dai social network? La città sul Lambro ha il suo stile di vita social e le sue abitudini online: lo stesso RADAR condivide i suoi articoli su Melegnano News, la social street cittadina nata e imitata per scambiare informazioni con la lontana complicità di Palo Alto, California.

Vive anche di lati oscuri la vita social del popolo online. L’attuale traffico di utenti connessi residenti a Melegnano ritrova sulla piattaforma ciò che nel tempo ha messo da parte nella città reale: bullismo in vernice cyber, razzismo, name-calling, incitamento all’odio, apologia di reato colorano – questo è il caso dei gruppi chiusi e derivativi – la comunicazione online nutrendosi di subcultura parapolitica di estrema destra e i cittadini, attratti da dichiarazioni di un’inconsistente offerta di scambio di notizie, escono disgustati.

Fa discutere la campagna giornalistica di RADAR sull’intolleranza consumata nel chiuso delle stanze social: la variegata destra cittadina – domanda il blog – e un’Amministrazione comunale (di monocolore destro) come quella melegnanese come si comportano nei confronti del razzismo dei suoi elettori sui social? «O non ci sono controlli di dovere, o ne viene lasciata la libertà» è il parere con cui esordisce il consigliere comunale Luigi Martelli, 32enne, ieri fuoriuscito dalla maggioranza consiliare e oggi in corsa sul filo dell’indipendenza; troppo caparbio per le leggi non scritte della politica politicata ma troppo debole per restare solo, è autore a sua volta di Destra Civica, un movimento civico melegnanese in alleanza con Leganord, estremamente discusso, tutto concepito a destra. «Io stesso sono molto intollerante – ammonisce. – Nei confronti di chi viene a lucrare su un sistema che lo ha fatto entrare con leggerezza. Non tollero gli abusivi. Non tollero chi viene a rubare, non tollero i parassiti. Non li tollero, come non tollero il parassita italiano. Chi predica bene razzola male, si dice: quelli che criticano pesantemente coloro che chiamano “negri”, “zingari”, “nomadi”, non so se sono tanto diversi dagli insulti che pronunciano. Loro hanno un nome italiano, e si sentono in diritto di poter fare i parassiti della società; gli altri invece non possono, perché gli altri sono stranieri. Sono loro che mi devono spiegare la differenza». La discriminazione ha un ruolo nella vita del centrodestra cittadino? «Chiariamo una cosa. Per me qui possono venire tutti. La colpa non è dei migranti, è colpa del sistema italiano che non permette un’adeguata integrazione. Ma è successo in passato che ci fossero casi di intolleranza razziale all’interno di un partito che oggi è presente nell’Amministrazione comunale. Forse i responsabili dovrebbero bacchettare a dovere. Non credo che chi usa parole come “negri”, “zingari” o nomadi” conosca il significato di quelle parole o conosca le loro culture». La discriminazione ha un ruolo anche nella maggioranza consiliare? «Contro il Consiglio comunale non ho niente da dire. Diciamo che se oggi, in una riunione di maggioranza, dovesse uscire una battuta su uno straniero, di certo non ne verrebbe fuori una bella battuta; ci potrebbe essere, in ambienti della coalizione di maggioranza, dell’intolleranza persino verso i bambini stranieri che vanno a scuola. Il 25 aprile scorso io chiesi ai miei ex colleghi di maggioranza di fare una foto simbolo (l’immagine è in evidenza) insieme a una ragazza musulmana (clic per la foto apparsa su Il Cittadino, qui in un tweet di Martelli). Quanti ex colleghi di maggioranza c’erano nella foto? Ma sono vecchie storie. E non ho nulla da dire nei confronti del Consiglio». Come giudica politicamente gli ambienti di destra che su Internet fanno ricorso a linguaggi razzisti? «Semmai posso esprimere un giudizio su chi sta scrivendo la storia di questa città».

Marco Maccari, venerdì 6 febbraio 2015 ore 00.17

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