Cronaca

Punt de Milan: l’affresco ritrovato, l’osteria perduta, la trave che buca, la tutela dell’arte, il valore della bellezza

pontedimilano-proVIA VITTORIO VENETO – Segreti svelati al Punt de Milan: ci si educa alla bellezza di Melegnano, in strada. Sabato 10 dicembre alle ore 11:00 Cristiana Amoruso e Mauro Manfrinato dell’associazione Italia Nostra aiuteranno a riportare in vita «affreschi, osterie e monumenti perduti» del Ponte di Milano, l’attuale via Veneto.

Antipasto dell’incontro, l’intervento di Cristiana Amoruso sull’alchimia dei colori: «Proporrò qualche idea tratta da un manoscritto, il famoso Libro dell’Arte di Cennino Cennini che, primo in Italia e in Europa, ha svelato per iscritto qual era il metodo per preparare i colori, definendo quali materiali acquistare dallo speziale, il farmacista dell’epoca, con quale pelo di animale fare il pennello, come intagliare il pennino» riferisce Amoruso. «Mauro Manfrinato spazierà, con il suo intervento, sulla Melegnano che esisteva un tempo e cercherà di farla rivivere. Vorrei anche una presentazione da parte di Consuelo Pascucci di Italia Nostra, su che cosa significa tutelare un affresco».

Tempi duri per via Veneto, lungo la quale domina da due anni un ponteggio a protezione dei lavori su una facciata. I ponteggi ricoprono anche un affresco, conosciuto come l’edicola della madonna del Carmine, dove risulta che una trave abbia bucato il dipinto. Dall’altra parte della strada il muro dell’affresco con il frammento dell’aquila – un’ala rossa, probabilmente parte di uno stemma – sta crollando, e la pittura sgocciola.

Marco Maccari, giovedì 8 dicembre 2016 ore 16:47 

mamacra@gmail.com

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L'inchiesta

Cantiere, architetti, ingegneri: tutti d’accordo, quell’edificio lì non serve a un cazzo

VIA MARCONI/VIA 23 MARZO – Niente, vogliono proprio buttarlo giù. Dell’edificio storico di via Marconi, civico 25, con facciata posteriore su via 23 Marzo, non deve restare in piedi una pietra. L’edificio cellophanato (che ha parti risalenti al 1700 ed è un bene storico) a luglio è precipitato in diversi punti durante i lavori del cantiere, comprese parti delle facciate che andavano conservate d’obbligo. «È stato un incidente» ha dichiarato il cantiere.
Incidente? Il 22 settembre, due mesi dopo il crollo, spunta una richiesta firmata dallo Studio di architettura Locatelli di via Cadorna, direttore del cantiere. La richiesta è di «demolire tutte le murature perimetrali». È indirizzata al Comune di Melegnano. «L’impresa Fedil Costruzioni Srl» hanno scritto nella richiesta del 22 settembre gli architetti Stefano e Alessandro Locatelli, «ci comunica che non può in nessun modo mantenerle, perché tali murature sono edificate con mattoni legati fra loro con un legante friabile, una malta inconsistente. Inoltre un terremoto aggraverebbe il problema, visto che la nostra area è passata da rischio sismico 4 a rischio 3».
«Facciamo richiesta di demolizione» concludono gli architetti nella richiesta del 22 settembre. «L’ipotesi di mantenere la muratura presente ha dei costi elevati, anche perché la muratura non ha fondazioni».
L’ultima parola la avrà il comune. Gli architetti Locatelli hanno presentato una variazione del Piano di Recupero dell’edificio per il permesso di demolire.

Ma non tutti concordano che il crollo di luglio fosse una svista. Il crollo risulta provocato «dall’uso della pala meccanica, cioè della ruspa, al posto dello smantellamento a mano, da usare per dividere i muri da abbattere da quelli da mantenere, come di regola». L’uso della pala meccanica ha compromesso anche le porzioni che dovevano restare in piedi. A dichiararlo è Mauro Manfrinato, archeologo e volontario dell’associazione Italia Nostra, che si interessa agli edifici storici presenti nei comuni. La responsabilità del crollo è attribuita alla società Fedil*. Manfrinato ha seguito tutta la procedura del cantiere insieme a Cristiana Amoroso, presidente di Italia Nostra sezione Sud Est Milano. Hanno rilasciato dichiarazioni in esclusiva a RADAR.

«Primo, – affermano Manfrinato e Amoruso – per un progetto che coinvolge un bene storico ci vuole un architetto restauratore o un ingegnere competente in restauro. Secondo, l’edificio non è vero che non ha fondazioni: ha una cantina originale. Terzo: non esiste utilizzare queste scuse dei mattoni legati da materiale friabile, o e del pericolo di terremoto, per buttare giù gli altri edifici storici di Melegnano».
«La cosa più preoccupante – continuano – è che il metodo proposto per l’edificio di via Marconi può essere elevato a sistema. Melegnano è piena di edifici tradizionali, storici e di pregio, in condizioni di abbandono. Ma questo basta per demolirli? Non resteremo a guardare».

La ditta di operai che ha in appalto la ristrutturazione dell’edificio, Fedil Costruzioni di Pandino (citata in alto nella richiesta degli architetti) ha dichiarato che «non procederà con i lavori senza la demolizione dei muri e la loro sostituzione» (3 settembre 2015). La società di ingegneria Consultec Srl di Lodi afferma che «i mattoni, legati da malte molto povere, sotto l’effetto di un terremoto potrebbero crollare» (lettera del 10 settembre).

Conclusioni. L’architetto Locatelli, intervistato da RADAR il 14 ottobre, non ha fatto parola di tutto questo, ha affermato che «quello di luglio era un incidente». Affermazione che è possibile come minimo mettere in dubbio. Le due facciate presenti sulle vie Marconi e 23 Marzo era d’obbligo conservarle, come scritto nel Piano di Recupero dell’edificio: «La sostituzione integrale dei muri perimetrali è subordinata all’obbligo di conservare almeno le facciate sulla pubblica via». Questo significa che il crollo di luglio deve essere compensato dal pagamento di una multa. Infine, gli edifici storici di Melegnano da tutelare sono numerosi. Meglio riqualificarli o meglio raderli al suolo per cementificare? Il comune dovrà scegliere tra il business e il consenso della popolazione.

Marco Maccari, giovedì 10 dicembre 2015 ore 8:00

mamacra@gmail.com
@mamacra

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* «La società Fedil Costruzioni Srl, fidandosi della sua esperienza, ha usato il mezzo meccanico anziché procedere prima alla demolizione manuale per dividere i muri. Caso vuole che le due murature erano internamente legate con due tronchi di rovere, i quali hanno trascinato i muri verso il cortile» (relazione dello Studio Locatelli al comune, protocollata il 18 luglio 2015).

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Cronaca

Fabbricato in via Marconi: «Pagate la multa, ridateci le facciate»

costruttori di cattedraliVIA MARCONI – «Sul fabbricato di via Marconi ricade un probabile abuso. C’è una sanzione in denaro da pagare». Alleanza per Melegnano batte l’indice sul tavolo. Riprendendo in mano un’informativa inviata all’ufficio tecnico comunale a luglio, la minoranza consiliare di Destra Civica-Leganord cita l’articolo 14 del Piano di Governo del Territorio, il controverso piano regolatore degli interventi edilizi approvato dalla maggioranza di centrodestra. La demolizione è difforme anche nei confronti dell’articolo 32, comma 1, lettera d), del Decreto del Presidente della Repubblica 380/2001, il testo normativo dell’edilizia. «Difformità anche rispetto agli articoli 31 e 44» concludono.

C’è una guerra su quell’edificio, nessuno parla. Italia Nostra Sud Est Milano, associazione di promozione dei beni artistici e del territorio, insiste perché la ristrutturazione rispetti il carattere di bene storico del fabbricato. «Il progettista si giustifica, dicendo che è impossibile modificare le dimensioni delle finestre progettate sulla facciata di Via Marconi, come richiesto dall’Associazione Italia Nostra e dalla Soprintendenza dei Beni Artistici. Sono stati alterati elementi architettonici tipici della tradizione costruttiva locale – sottolinea la minoranza consiliare, sostenuta da un legale. – Costruite le nuove finestre secondo le proporzioni di quelle esistenti e rispettate le condizioni di salubrità delle stanze di affaccio».

Marco Maccari, 15 ottobre 2015 ore 13:21

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