Eventi

Melegnano, indietro nel tempo per i vicoli del Monastero

METAMORFOSI DI UN GIARDINO

INDIETRO NEL TEMPO, quando il camminamento che oggi è l’attuale via Trento e Trieste seguiva un orientamento diverso. Indietro nel tempo, quando, nel 1870, nell’attuale via Cavour, una fiorente filanda si stagliava contro il cielo, le fanciulle lavoravano la seta e il terreno era di proprietà del Signor Francesco Dezza.

Indietro nel tempo, nel 1720, quando la filanda non c’era ancora e un grande giardino, l’Orto delle Orsoline, occupava lo spazio con grandi alberi da frutta. Indietro ancora, nel 1570, quando il terreno era fresco e si sentiva lo scorrere vicino del fiume e il padrone era Francesco de Patrocini, uno che, dicono gli storici, «abitava a Roma».

Sezione corrispondente all’antica costruzione del monastero

APPUNTAMENTO ALL’APERTO

L’archeologo Mauro Manfrinato, vicepresidente dell’associazione Italia Nostra, presidente dell’associazione Castel Lambro nel Cuore — autore del libro Melegnano medievale e rinascimentale cui sono ispirate le righe sopra — intratterrà i melegnanesi sabato 17 marzo con una lezione all’aria aperta sulla storia e la vita dell’edificio conosciuto come l’ex filanda, meglio identificata come l’ex Monastero di Melegnano. Ricca di dettagli, di informazioni originali e sostenuta da un metodo rigoroso, l’esposizione permetterà di guardare i beni storici sud-milanesi con occhi totalmente nuovi. Poi una breve passeggiata per il vicolo Monastero, sotto l’arco della basilica minore e in via Frisi renderà possibile la conoscenza della storia delle Case sul Ponte, le cui cantine a botte sono alcune delle testimoni più antiche della vita di Melegnano insieme al luogo noto come il Cambio dei Cavalli.

La partecipazione è gratuita e il Caffè San Giovanni sarà lieto di offrire un rinfresco alla fine.

Lo Staff, martedì 27 febbraio ore 6:30
ilblogradar@gmail.com

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Cronaca

È un sasso, è marmo, no, è una tomba: torna alla luce un sarcofago romano dei primi secoli dopo Cristo

SESTO ULTERIANO, SAN GIULIANO MILANESE — È il 2012. Siamo in vista della cascina Bonetti. Un uomo passeggia nella spoglia natura campestre, al di là del cavalcavia, attraversata da un fosso. È un momento folgorante: dal ciglio del fossato spuntano pochi centimetri di una pietra estranea ai materiali inerti sepolti nei campi. L’uomo lo nota e prova a strofinarlo con la mano, netta via il terriccio.

È l’inizio di una scoperta. Ciò che sbucava era il coperchio di un sarcofago d’età tardoromana, databile tra il 200 e il 400 dopo Cristo, scolpito in pietra di serizzo. Sabato scorso, il 14 ottobre 2017, il coperchio è stato riportato alla luce ed estratto dal suolo. L’autore del ritrovamento è Maurizio Bramini, iscritto all’associazione Italia Nostra. La sezione Milano Sud Est dell’associazione era presente sabato con Cristiana Amoruso, presidente della sezione: «Ora è importante che il prezioso manufatto resti nel comune di San Giuliano Milanese, visibile alla cittadinanza, come testimonianza di un territorio ricchissimo di storia».

Sottoterra, il coperchio era stato collocato a riparo di una canalina di scolmo. Hanno lavorato dalle 8:30 del mattino fino a sera per pulire, agganciare e trasportare il coperchio l’associazione Italia Nostra, la Protezione Civile di San Giuliano, Tribiano e Paullo, la dottoressa Stefania De Francesco della Soprintendenza Archeologica di Milano e l’archeologo Gianluca Mete.

Marco Maccari, venerdì 20 ottobre 2017 ore 6:30
mamacra@gmail.com

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Cronaca

…fatto cazzata?

VIA MARCONI – Dietro l’impalcatura e dietro le coperture di via Marconi e via 23 Marzo un edificio del tardo 1700 è stato demolito. Sono stati salvati frammenti delle facciate. L’intervento di riqualificazione è autorizzato dal comune di Melegnano e previsto nel nuovo piano regolatore, il Piano di Governo del Territorio. Ma non era previsto che fosse demolito così a fondo.

L’edificio doveva restare in gran parte conservato. Ha preso posizione Italia Nostra, associazione per la tutela del patrimonio storico e artistico: «È presente sulle tavole a colori del Catasto Teresiano del 1754 come disegno eseguito a matita sulla mappa dopo la pubblicazione. Sorge sul riempimento del fossato difensivo nord della Melegnano medievale. Aveva una cantina bellissima con colonne di granito. Le nostre osservazioni – spiega Mauro Manfrinato, membro dell’associazione per il Sud Est Milano – così come quelle della Sovrintendenza ai Beni Architettonici, erano che l’edificio dovesse essere mantenuto. Doveva esserci la modifica solo del sottotetto per renderlo abitabile, ne sarebbe uscito un terrazzino. Invece è stato completamente distrutto tutto l’edificio».

«Dovevano essere mantenute le due facciate sulle vie Marconi e 23 Marzo – conclude. – L’edificio era intatto e non era marcio. Se non è cambiato nessun dato, nessuna prescrizione, siamo di fronte a un illecito». A ottenere il vincolo sulle facciate fu l’ex assessore Denis Zanaboni, Lega Nord, in carica dal 2007 al 2012: «Stiamo indagando su probabili abusi edilizi riconducibili a demolizione non conforme» dichiara.

A notare tutto è stato Luigi Martelli, consigliere comunale di Alleanza per Melegnano con Lega Nord. Contattato da RADAR per dichiarazioni, l’architetto Campari incaricato dell’esecuzione del progetto si è sottratto alle domande. Gli studi di architettura coinvolti sono entrambi melegnanesi: Studio Locatelli in via Cadorna e Studio Campari in via Castellini.

«Di anno in anno vengono a mancare pezzi di centri storici. L’ignoranza è colossale su questi argomenti – commenta Mauro Manfrinato. – I residenti non vengono educati a indignarsi e nelle amministrazioni comunali c’è menefreghismo. Come per il Castello di Melegnano. Sono due anni che piove sugli affreschi, due anni che nessuno fa nulla».

Marco Maccari, 22 luglio 2015 ore 15:55

mamacra@gmail.com
@mamacra

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Cronaca

Un’aquila a Melegnano, nuovo affresco spunta su via Veneto

VIA VENETO – Sul fronte di una casa di corte spunta ciò che ha le sembianze di un’ala d’aquila. È la traccia di un affresco visibile dalla strada, sono i volontari dell’associazione Italia Nostra ad averla notata. La costruzione risale al Quattrocento.

Spuntano un’ala dipinta in ocra rossa e un becco sottile, ricurvo (a destra dei mattoni, nella foto). Mauro Manfrinato, archeologo e volontario dell’associazione, è l’autore della scoperta avvenuta settimana scorsa.
La foto in evidenza è concessa da Cristiana Amoruso, a sua volta volontaria.

Marco Maccari, martedì 3 marzo 2015 ore 12:53

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Cronaca

Rimuovono una Madonnina: sotto c’è un affresco originale

VIA VENETO – Cantiere aperto, la facciata svela un’immagine della Vergine nascosta sotto l’altra. Lo scoprono gli operai ieri mattina al lavoro su una casa lato strada: l’affresco è tardosettecentesco e si presenta sbiancato, rivestito di uno strato omogeneo di calcina. Ritrae la Vergine e il Bambino incoronati. In periodo recente era stato coperto da un pannello dipinto, visibile a chi passava.

«È l’unico affresco originale e recente di una certa rilevanza che ci sia in città – osserva l’archeologo Mauro Manfrinato, volontario dell’associazione Italia Nostra. – È un pregio per la costruzione e sicuramente aumenta il valore economico dell’immobile. Ha motivo di rimanere sulla facciata essendo parte integrante dell’edificio. Tutte le altre immagini presenti a Melegnano sono, ad eccezione della Madonna del Ponte che comunque non è originaria di quella costruzione, riedizioni recenti se non addirittura recentissime di antiche edicole che sono state completamente stravolte. Questa è l’unica edicola su facciata che finalmente fa evincere un affresco originario, recuperabilissimo e di un certo valore».

Marco Maccari, domenica 4 gennaio 2015 ore 13:18

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Cronaca

Scavi, rivoluzione: e la frutta trasloca in biblioteca

Fermento tra i cittadini. Mattoni di prima del Novecento

PIAZZA IV NOVEMBRE – Cantiere in piazza e viene fuori un muro secolare. Il mercato ortofrutticolo è diviso a metà: piazza delle Associazioni ha ospitato quest’oggi la fila dei banchi di verdure e di pollame solitamente allineati all’edicola (foto in basso, clic per ingrandire).

Gli ambulanti prendono atto dello spostamento. Ma non perdono il sorriso: «Tutto bene. Si va avanti». Ieri però la preoccupazione era palpabile. «Qua è un casino» diceva al telefono un titolare, sopraggiunto in piazza: «Scaricare, lo spazio c’è. Ma la rete è proprio attaccata».

I reperti di un muro e di un acciottolato stradale, risalenti a pochi secoli fa, hanno visto oggi l’aspetto del moderno mercato melegnanese. «Sono anch’io curioso di capire – dichiara l’assessore ai lavori pubblici, Lorenzo Pontiggia, fresco di riunione appena svolta. – I vecchi cittadini la ricordano come la piazza degli animali e, anticamente, era una zona di pascolo, almeno stando ai documenti. C’è una premessa comunque: mesi fa la Sovrintendenza ai Beni Archeologici aveva chiesto che fosse presente, durante la fase di scavo, anche un archeologo. La società Cap Holding, che ha l’incarico di terminare i lavori al servizio idrico, ha fatto sì che l’archeologo fosse messo in cantiere. Per quanto riguarda il programma – aggiunge – su questo tratto di strada c’era una previsione di 15-20 giorni di lavoro. Vorrei capire cosa mi dice la Sovrintendenza, se ci sono implicazioni e di quale tipo. Siamo in attesa di una comunicazione da parte della direzione dei lavori».

«Certamente verrà coperto tutto» osserva l’associazione nazionale Italia Nostra, i cui attivisti hanno raggiunto gli scavi a Melegnano. «I mattoni venuti alla luce risultano databili a prima del Novecento, a partire dai solchi visibili sul dorso. I mattoni di età industriale sono tutti uguali. Quei solchi sono invece l’indizio che sono stati fatti a mano. Ma ciò che vogliamo dire ai melegnanesi è: siate sentinelle. Ancora più in questo periodo, ora che si aprono i cantieri, difendete il vostro territorio».

Mercato in Associazioni

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