Cronaca

Melegnano e San Giuliano, salto a 5Stelle. E alla Lega torna duro

SUD EST MILANO — Elezioni regionali, salto in alto dei 5Stelle e chiamata leghista alle armi. Lungo la via Emilia non è più aria per la vecchia politica né per l’establishment: San Giuliano costruisce identità politica con Di Maio e soci, Melegnano si tiene su un piede lumbard e un piede democratico.

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Melodie Mousavi Nameghi, 29 anni, militante del movimento Femen in un seggio italiano durante la contestazione nei confronti di Silvio Berlusconi, al quale ha mostrato il seno con la scritta: «Berlusconi sei scaduto». L’immagine è uno dei simboli di queste elezioni 2018, durissime nei confronti della vecchia partitocrazia italiana.

Nella cittadina sul Lambro il candidato Attilio Fontana ottiene il 46% delle preferenze, pari a 4058 voti. Giorgio Gori è secondo con il 37%, sono 3279 voti.
Primo partito melegnanese è il Partito Democratico, 1929 voti (21.98%). Segue immediatamente Lega Nord con 1817 voti (20.71%). Terzo il Movimento 5 Stelle con 1630 voti (18.58%).

Nei 36 seggi sangiulianesi la coalizione di Fontana ottiene il 43% delle preferenze con 7834 voti. La coalizione di Gori ottiene il 25% con 4662 voti.
Ma è il Movimento 5 Stelle il primo partito sangiulianese. Concorrendo da solo e senza coalizioni raccoglie il 26% delle preferenze con 4747 voti.

Votazioni regionali 2018 a San Giuliano Milanese
Votazioni regionali 2018 a Melegnano

Martedì 6 marzo 2018 ore 9:36
mamacra@gmil.com

 

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Cronaca

Ambra Hotel, la Melegnano che non vuole immigrazione indiscriminata

SAN ZENONE AL LAMBRO – Domenica alle ore 18 accanto all’Ambra Hotel nel comune di San Zenone, luogo di accoglienza per immigrati, si è svolto il presidio di Matteo Salvini. Le idee base del partito leghista le conosciamo praticamente tutti, quello che più incuriosisce è capire cosa spinge le persone di Melegnano e dintorni a partecipare a questi presidi.

Incomincio col dire che oltre alle forze dell’ordine erano presenti un centinaio di cittadini, molti con bandiere e magliette “a tema” e chi ne era sprovvisto poteva acquistarne in loco presso una di quelle bancarelle che di solito sono tipiche dei concerti. L’età dei presenti era varia, si incrociavano volti giovani, di ragazzi di circa 20/25 anni fino ad arrivare a persone più vicine ai 60 anni. Alle spalle, l’hotel, dal quale si affacciavano ad ascoltare anche gli immigrati presi in causa nei discorsi.

Se ci si fermava ad ascoltare la gente molto spesso si riusciva a capire cosa li aveva spinti ad abbracciare queste idee fino a portarli a prendere parte al presidio. Un ragazzo di 25 anni mi dice che ha deciso di venire perché Salvini è il suo idolo, perché dice cose giuste ed è stanco degli immigrati. Per i più grandi le motivazioni sono un po’ diverse, due donne di circa 50 anni dicono che hanno partecipato perché vogliono dare un futuro ai propri figli, perché se l’Italia andrà avanti così presto anche gli italiani gireranno con la barba lunga e le italiane con il velo in testa. Un uomo, sempre sui 50 anni, urla che mentre c’è chi specula e fa soldi sui migranti lui è stato costretto a chiudere la propria azienda. Ed allora dall’altra parte della piccola folla si leva la voce di un altro uomo che si lamenta perché la madre vive, se questo possiamo definirlo “vivere”, con 700 euro al mese di pensione.

Credo che in questo presidio si siano incontrati faccia a faccia due aspetti dello stesso partito. La vecchia Lega Nord, fatta da molti dei cittadini presenti e alcuni di quei rappresentati che hanno preso parola sul palco, che ancora fa distinzione non solo tra italiani e stranieri, ma anche tra nord e sud d’Italia. E la parte più moderna della Lega, fatta da tutte quelle persone che sentono il bisogno di essere rappresentate da uno stato che riesca a risolvere prima di tutto i problemi seri di molti italiani, e fatta dallo stesso Salvini che sul palco ha deciso di portare avanti un discorso di accoglienza esclusiva per chi, straniero e disperato, fugge dalle guerre nel suo paese. Mostrando così la volontà di creare un’Italia capace sia di distinguersi per l’aiuto umanitario sia ferma nell’anteporre il bene dei cittadini italiani nei confronti degli stranieri non aventi diritto.

Martina Papetti, domenica 6 settembre ore 22:01

martina_papetti@libero.it

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L'intervista

Vita sui social, RADAR panopticon intervista per bacchettare e sorprendere

Melegnano quotidiana, quanto sei definita dai social network? La città sul Lambro ha il suo stile di vita social e le sue abitudini online: lo stesso RADAR condivide i suoi articoli su Melegnano News, la social street cittadina nata e imitata per scambiare informazioni con la lontana complicità di Palo Alto, California.

Vive anche di lati oscuri la vita social del popolo online. L’attuale traffico di utenti connessi residenti a Melegnano ritrova sulla piattaforma ciò che nel tempo ha messo da parte nella città reale: bullismo in vernice cyber, razzismo, name-calling, incitamento all’odio, apologia di reato colorano – questo è il caso dei gruppi chiusi e derivativi – la comunicazione online nutrendosi di subcultura parapolitica di estrema destra e i cittadini, attratti da dichiarazioni di un’inconsistente offerta di scambio di notizie, escono disgustati.

Fa discutere la campagna giornalistica di RADAR sull’intolleranza consumata nel chiuso delle stanze social: la variegata destra cittadina – domanda il blog – e un’Amministrazione comunale (di monocolore destro) come quella melegnanese come si comportano nei confronti del razzismo dei suoi elettori sui social? «O non ci sono controlli di dovere, o ne viene lasciata la libertà» è il parere con cui esordisce il consigliere comunale Luigi Martelli, 32enne, ieri fuoriuscito dalla maggioranza consiliare e oggi in corsa sul filo dell’indipendenza; troppo caparbio per le leggi non scritte della politica politicata ma troppo debole per restare solo, è autore a sua volta di Destra Civica, un movimento civico melegnanese in alleanza con Leganord, estremamente discusso, tutto concepito a destra. «Io stesso sono molto intollerante – ammonisce. – Nei confronti di chi viene a lucrare su un sistema che lo ha fatto entrare con leggerezza. Non tollero gli abusivi. Non tollero chi viene a rubare, non tollero i parassiti. Non li tollero, come non tollero il parassita italiano. Chi predica bene razzola male, si dice: quelli che criticano pesantemente coloro che chiamano “negri”, “zingari”, “nomadi”, non so se sono tanto diversi dagli insulti che pronunciano. Loro hanno un nome italiano, e si sentono in diritto di poter fare i parassiti della società; gli altri invece non possono, perché gli altri sono stranieri. Sono loro che mi devono spiegare la differenza». La discriminazione ha un ruolo nella vita del centrodestra cittadino? «Chiariamo una cosa. Per me qui possono venire tutti. La colpa non è dei migranti, è colpa del sistema italiano che non permette un’adeguata integrazione. Ma è successo in passato che ci fossero casi di intolleranza razziale all’interno di un partito che oggi è presente nell’Amministrazione comunale. Forse i responsabili dovrebbero bacchettare a dovere. Non credo che chi usa parole come “negri”, “zingari” o nomadi” conosca il significato di quelle parole o conosca le loro culture». La discriminazione ha un ruolo anche nella maggioranza consiliare? «Contro il Consiglio comunale non ho niente da dire. Diciamo che se oggi, in una riunione di maggioranza, dovesse uscire una battuta su uno straniero, di certo non ne verrebbe fuori una bella battuta; ci potrebbe essere, in ambienti della coalizione di maggioranza, dell’intolleranza persino verso i bambini stranieri che vanno a scuola. Il 25 aprile scorso io chiesi ai miei ex colleghi di maggioranza di fare una foto simbolo (l’immagine è in evidenza) insieme a una ragazza musulmana (clic per la foto apparsa su Il Cittadino, qui in un tweet di Martelli). Quanti ex colleghi di maggioranza c’erano nella foto? Ma sono vecchie storie. E non ho nulla da dire nei confronti del Consiglio». Come giudica politicamente gli ambienti di destra che su Internet fanno ricorso a linguaggi razzisti? «Semmai posso esprimere un giudizio su chi sta scrivendo la storia di questa città».

Marco Maccari, venerdì 6 febbraio 2015 ore 00.17

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