Radio Pubblica Melegnano

È online «Sapevatelo!» per saziare l’antimafia e l’anticorruzione che sono in voi

Una proposta tra il serio e il faceto, due chiacchiere da bar ed un progetto di rilancio di una radio locale; ed ecco l’idea: ritornare al periodo in cui le radio erano libere e popolari, in cui in ogni sgabuzzino, bugigattolo, garage, soprattutto del centro Italia, giovani e meno giovani si riunivano per fare musica, far girare musica e, a volte, condirla di contenuti. La musica come una scusa per dire qualcosa o, alle volte, dire qualcosa alleggerendo i contenuti con la musica.

Ed ecco il progetto di una radio, Radio Melegnano, che passa sul web: una web-radio a tutto tondo in cui trovano spazio tante idee e pensieri diversi. Ed anche io ho trovato uno spazio: Sapevatelo!

Quale spazio? Quello in cui è possibile fare quello che ci spronava a fare Paolo Borsellino: «Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene!». E io così ho deciso di fare.

A modo mio però perchè se no, in radio, un programma serio a qualcuno potrebbe risultare noioso e non lo sopporterei.

Ma non hai paura di fare i nomi? In effetti no, non sono io a dover aver paura di fare i nomi dei mafiosi o dei corrotti o degli usurai. No, sono più loro che dovrebbero aver paura ad andare in giro con le loro facce: io non ammazzo, non estorco danaro, non do fuoco alle discariche, non seppellisco rifiuti tossici sotto le autostrade, non dichiaro fallimento prima di iniziare la bonifica di un territorio che ho distrutto, non sfrutto la prostituzione e non costruisco paesi e città intascando tangenti per le lottizzazioni. Non facendo questo non devo aver paura io, più che altro loro dovrebbero aver vergogna. Ed è così che è nata Sapevatelo! Ogni martedì sui canali di Radio Pubblica Melegnano.

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Leonardo La Rocca, mercoledì 21 febbraio 2018 ore 10:24

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Il dibattito

Il sogno di Leonardo

SUD EST MILANO — Non so perché, ma ho sempre pensato che il rispetto della legalità fosse funzionale alla garanzia dei diritti.
Da ieri non ne sono più tanto convinto.
Non sono mai stato un sostenitore delle occupazioni. Ho sempre pensato che le occupazioni dei centri sociali non fossero giuste perché con i gruppi di persone con le quali ho fatto attività politica e sociale fin da ragazzo, abbiamo sempre creato associazioni, ricercato fondi (spesso autotassandoci) ed affittato spazi.

Tensioni in piazza Indipendenza, al centro di Roma. ANSA/ANGELO CARCONI

Il fatto è che lo stesso non vale per via Curtatone a Roma. Non è la stessa cosa. Quella occupazione, pratica assolutamente illegale, è una occupazione di necessità. Quella occupazione, pratica illegale, è l’unica alternativa per autogarantirsi un diritto. E allora cosa prevale? La garanzia di un diritto ad un tetto sulla testa o la garanzia che la proprietà privata (di una immobiliare, mi risulta) sia tutelata? È un dilemma difficile ma credo che il diritto alla dignità sia inalienabile.

Comincio a guardare in giro e vedo i commenti e mi si gonfia la vena. Commenti, normalmente razzisti, che passano da “prima gli italiani” a “tuteliamoci contro l’invasione” a “se non gli sta bene tornassero a casa loro” a “gli hanno offerto case fuori Roma e non ci sono voluti andare, che vogliono Trastevere o Piazza Navona?” (in effetti hanno offerto 80 posti letto nel reatino a fronte di circa 800 occupanti, almeno a sentire quegli spioni di UNICEF) per finire con perle legate alla mancanza di sicurezza, all’invasione, all’incitamento alle manganellate ed al fatto che comunque tra di loro ci sono terroristi.

Insomma la solita merda. E allora ho cominciato ad immaginare un giorno in cui a governare il mio paese ci stiano persone come quelle che scrivono questa merda. Ho iniziato ad immaginare ad occhi aperti il giorno in cui vincono loro. Probabilmente io sarei additato di essere buonista ed il buonismo diventerebbe reato perché i buonisti fanno schifo. In un paese governato da questa gente la legge non sarebbe al servizio dei diritti ma al servizio dei potenti (in effetti al momento ancora il limite non credo sia superato). Sarei probabilmente oggetto di dileggio o di persecuzione politica. Io ovviamente sarei licenziato in tronco dal mio datore di lavoro: “qui non c’è posto per i buonisti!!!” e mi troverei in mezzo ad una strada. Chiaramente cercherei rifugio da qualche parte, magari andrei ad occupare un garage abbandonato dove metterei tutte le mie cose e ci rintaneremmo per la notte. Ma in questo caso sarei arrestato per occupazione con l’aggravante ideologica (sono sempre un buonista e nel mio paese hanno vinto loro). Probabilmente verrei cacciato con gli idranti, portato in questura per essere poi rilasciato dopo essere stato schedato. Mi sono chiesto cosa farei. Sicuramente proverei ad andare via da questo paese.

Durante lo sgombero di circa 100 immigrati, che dopo essere stati sgomberati dal vicino palazzo di via Curtatone, si erano accampati da sabato nei giardini della piazza sono stati lanciati sassi, bottiglie e bombole contro gli agenti. Utilizzato l’idrante. Due i fermati. ANSA/ANGELO CARCONI

Ed eccomi prontamente arrivato in Francia od in Svizzera od in Austria, dopo mesi di stenti nel mio paese in quanto “oppositore politico”, ridotto una pezza e senza i miei vestiti, la mia auto, i miei capelli tagliati il mio deodorante e la mia barba fatta, accompagnato da una moglie che le unghie le ha nere perché non ci si lava da un po’ e da una figlia i cui capelli sembrano una corona di spine (nel mio sogno sono lontani i giorni di shampoo e balsamo ogni sera e dello smalto rosso che mi piace tanto) come CLANDESTINI!

E devo dire che nell’elenco delle possibilità, se sotto quell’idrante ci fossero mia moglie o mia figlia, dopo quello che ho passato nel mio sogno, non credo reagirei bene.

Fortunatamente mi sono svegliato dal mio sogno e mi rendo conto che quando si chiede più sicurezza nel nostro paese forse è meglio pensar bene a come la si deve garantire la sicurezza. Ah, a proposito di sicurezza e di percezione della sicurezza: io a Palermo dopo il ’92 c’ero. C’ero quando c’era l’operazione Vespri Siciliani. C’ero quando i militari giravano per la città sui blindati. C’ero quando davanti le case dei giudici c’erano i sacchetti di sabbia ed i militari dietro col fucile puntato. C’ero. C’ero quando all’ingresso del campus universitario stava piazzato un blindato giorno e notte.

La percezione di sicurezza era tanta, per carità, ma mi sentivo in Libano.

Leonardo La Rocca, venerdì 25 agosto 2017 ore 13:30 

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Cronaca

‘Sti beni confiscati: li vogliamo utilizzare?

CORTILE DEL CASTELLO – Chi dice che con questi sette giorni non si combatte la mafia, è perché la mafia non l’ha mai combattuta. Finisce la Settimana della Legalità 2015, evento ad alto contenuto formativo antimafioso, seguito da tutte le parti attive della società sudestmilanese. «I cittadini che partecipano lo fanno per capire qualcosa di più. Qui al nord stiamo come dormendo; bisogna ammettere la presenza della mafia – è la sintesi di Maria Luisa Ravarini e Stefania Rossi, Osservatorio Mafie Sud Milano. – È una forma di omertà al nord, travestita da individualismo».

Musica nuova con la legge regionale approvata a giugno, che eroga denaro e risorse agli enti locali. Lo dichiara Carlo Borghetti, consigliere eletto e commissario antimafia della regione Lombardia, invitato alle 16 di oggi pomeriggio per discutere di legalità. «C’è un compito nelle nostre istituzioni verso coloro che nella società civile si danno da fare – dichiara. – C’e un ruolo per ciascuno, come cittadino, come amministratore, come membro di un’associazione. Siamo passati da quando negavamo (io ricordo che, a Milano, in consiglio comunale si negò l’opportunità di fare una commissione antimafia) ad oggi, che abbiamo due leggi in una. Infatti avevamo depositato due progetti di legge, costruiti insieme a Libera: di educazione alla legalità e di contrasto alle mafie».

«Guai a dire: non ce la possiamo fare – ricorda Borghetti. – È il più grande favore che possiamo fare alle mafie, assieme a quello di non parlarne. La nuova legge prevede la creazione di una giornata regionale, il 21 marzo, 1° giorno di primavera, in Lombardia. Prevede anche l’istituzione di bandi per le amministrazioni comunali e le scuole, per stimolare giochi e prodotti che aiutino a capire il rispetto della legge. Prevediamo infine di aggiornare le polizie locali e i tecnici comunali: oggi la ‘ndrangheta e più sofisticata e capillare; nei palazzi comunali c’erano donne delle pulizie e manovali, che facevano le spie per la ‘ndrangheta».

«Sono gli appalti nella sanità a fare più gola alla ‘ndrangheta – chiude. – Inoltre, c’è a questione sui beni confiscati al crimine organizzato. Utilizzarli a fini sociali è un risarcimento doppio».

Leonardo La Rocca, del Presidio Libera Sud Est Milano, raccoglie il testimone. «Nel 1996, Libera propose il riutilizzo sociale dei beni confiscati a mafiosi e corrotti, con una legge di iniziativa popolare. Risultato, 1 milione e mezzo di firme. Il disegno di legge fu approvato la notte prima che la proposta scadesse – spiega. – I beni confiscati sono ciò che ci permette di riconoscere le mafie nel nostro territorio. A questo proposito, abbiamo beni confiscati sottoposti a vandalismo. Ma, se un bene confiscato viene vandalizzato, è ad opera degli stessi soggetti ai quali è stato confiscato. Viene vandalizzato e distrutto al momento della confisca definitiva, quando gli ex proprietari sanno che non ci metteranno più piede. Sono beni che non vengono devastati a caso: penso a un bene cui fu distrutto l’impianto idraulico in modo tale da allagare 50 mq di cucina, o dove tolsero le tegole per favorire infiltrazioni d’acqua. Questo dimostra che ridestare quei beni fa bene. A Melegnano ce n’è uno. Sono occasioni per la popolazione di rilanciarsi».

Angela Fioroni, di Legautonomie, parla di ludopatia e gioco d’azzardo. «Ogni 10mila abitanti, 100 sono giocatori problematici e 50 sono giocatori patologici. I malati in Italia sono 4000. Che il fenomeno sia grave è testimoniato da due sentenze di Corte Costituzionale – inizia. – Slot machines e gratta & vinci sono i due giochi più usati, perché sono immediati. La macchinetta inizialmente fa stare bene; dà il senso di allontanarsi dalla fatica di gestire la vita quotidiana. I giovani tra i 14 e i 18 anni sanno tutto sul gioco d’azzardo, perché lo vedono in pubblicità TV, perché hanno le sale gioco a 30 mt dalle scuole. Pensate: a Milano, laddove più il gioco d’azzardo è alto, più sono alti gli omicidi e le rapine. Sono tre le zone di questo tipo, Buenos Aires, Loreto e Stazione Centrale, dove le mappe dell’azzardo e della criminalità organizzata coincidono».

Marco Maccari, domenica 11 ottobre 2015 ore 22:28

mamacra@gmail.com

@mamacra

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Cronaca

Mario Caniglia: dichiarai guerra alla mafia, e le mostrai i denti

L’intervento di Mario Caniglia, ospite della Settimana della Legalità ieri sera con Leonardo La Rocca

SAN GIULIANO MILANESE – Noi ce la faremo. Mario Caniglia, agricoltore, imprenditore, 17 anni di scorta, 17 anni di no al pizzo, fermamente crede. Leonardo La Rocca, del presidio Libera Sud Est Milano: ce li abbiamo sotto casa, ma davvero sotto casa, dice. All’Ortomercato di Milano, controllato dalla ‘ndrangheta con il racket dei pallets, prendevano i proventi e li investivano nel Sud Est di Milano.

Mario Caniglia, il coraggio della paura. La paura di diventare, lui e la sua famiglia, schiavi della mafia. Racconta. «La forza e il sostegno me l’hanno dati la mia famiglia. Perché la forza e il sostegno della famiglia in queste cose è fondamentale. Se non fosse stato per la mia famiglia sicuramente non ce l’avrei fatta da solo, con la mia denuncia, quando si rese pubblica la mia storia. Perché io feci l’infiltrato, e scoprii senza volerlo che c’era stata una guerra di mafia, morti ammazzati. Scoprii pure che al mio paese a pagare il pizzo erano tanti. Con nomi e cognomi e relative cifre. E poi osai sfidare i mafiosi. E quando li ho visti in faccia, ho capito che loro non sono nessuno. È la nostra paura a renderli forti. Li ho incastrati e consegnati alla giustizia. Io, nella mia città, per metà ero cornuto e carabiniere, nella mia zona. È la peggiore offesa. Anche a questa offesa ho risposto che orgogliosamente ho fatto lo sbirro, ho fatto il carabiniere. I miei parenti mi salutano a stento. Gli amici di un tempo se ne sono andati. I parenti sono come le scarpe, o sono stretti o ti stanno male. Lo Stato… uhm. Eh, be’, con lo Stato abbiamo avuto incontri e scontri. Quando dichiarai guerra alla mafia, e le mostrai i denti, c’è stato un silenzio lunghissimo, e in quel silenzio lo Stato ha pensato che io mi fossi messo d’accordo con i mafiosi. E ha osato minacciarmi. Mi diceva che mi avrebbe messo in galera e che avrebbe buttato la chiave della cella. È stato un momento duro. C’è stato un riscatto, sono ritornato a denunciare, e lo Stato è tornato ad avere fiducia in me. Premesso che io, dal primo momento, ho avuto fiducia nelle istituzioni. Una settimana prima che arrestassero i miei estorsori, ci furono scontri con alti funzionari del servizio centrale di protezione. Dicevano che io e la mia famiglia dovevamo fare le valige e andarcene via. Dissi, e lo misi per iscritto, che se in Sicilia tutte le persone che denunciano devono andarsene via, allora in Sicilia resteranno solo i mafiosi, e io questa soddisfazione ai mafiosi non la do. Vero è che da quel giorno vivo giorno e notte scortato e blindato. Ma nessuno ha avuto il coraggio di ripensarci. Perché chi nasce omertoso, omertoso muore. Però posso dire che nella mia città sono diventato un punto di riferimento per gli altri imprenditori. Io li faccio incontrare con i carabinieri, e denunciano. Oggi stanno denunciando, anche se i media non lo raccontano. Dico a voi: oggi denunciare conviene. Nel ’99 hanno fatto fare una legge, la 44/99, ai nostri parlamentari, che dice: tu, commerciante, dal momento che denunci, a te ci penso io. Se a te commerciante ti bruciano il negozio, io Stato te lo rifaccio più bello di prima. Chi vi parla non è mai stato lasciato solo. Oggi denunciare conviene… e allora perché nessuno denuncia? Perché non ci sono denunce a macchia d’olio? Mia moglie veniva offesa, andando al mercato. Per un certo periodo a tutta la famiglia ci offendevano con un insulto che per noi siculi è pesante. Vedevo mia moglie afflitta, qualche volta anche si metteva a piangere. E così anche i miei figli. E così capii che dovevo uscire allo scoperto. Grazie a Dio, alla mia forza di volontà ed esperienza, tutti i telegiornali e la carta stampata nazionali e internazionali mi hanno intervistato. E ho incontrato sia chi la penna la sa usare, perché la penna sa resuscitare i morti, come sa ammazzare i vivi. Invitai questi signori e feci una conferenza stampa, dicendo che non ho fatto nulla di eccezionale, che io non dovevo pagare il pizzo, e che con la mia denunzia difendevo la mia famiglia, la mia libertà e la mia dignità. Perciò, con la mia denunzia non ho fatto niente di eccezionale. Da quel giorno, mai più nessuno si è azzardato a dire niente a mia moglie o ai miei figli. A ogni azione c’è una reazione. E così ho risolto questo problema.

«Io mi sento un vincente perché sono un uomo libero, e libero a 360 gradi. Non è tanto la mazzetta; è che poi quei signori arrivano, e dicono: mi devi assumere quella persona perché appartiene a noi, e già assumendo quella persona è entrata nell’azienda una boccata di veleno. È che poi vengono e dicono: tu le cassette non le compri qua, le compri là. E il prezzo lo fanno loro. E quando un commerciante non può mercanteggiare, diventa o un prestanome, o un fallito. Con la mia famiglia ho fatto una scommessa. Oggi ho circa 80 ettari di aranceti. Iniziai da 12 ettari. Con me c’erano 15 operai. Avevamo fatto, come si suole dire, da 1 a 100, anzi, quasi: da 1 a 99. Dicono che oggi c’è la crisi… ma non è nata nel 2009, la crisi, è nata nel 2000, con la globalizzazione. In Italia non eravamo pronti. Ogni cittadino aveva delle riserve nelle banche. Perché il popolo Italiano pensava sempre al futuro, e risparmiava. Bene, per fare 100 siamo ripartiti, abbiamo fatto una nuova ricerca di mercato, e non abbiamo fatto 100, ma 200. Abbiamo ampliato il magazzino, abbiamo comprato i macchinari, e siamo arrivati a 300. E non ci siamo fermati. Siamo a 400. E con le nuove campagne che stanno per iniziare forse arriveremo a 500. Ecco perché sono un vincente».

Marco Maccari, venerdì 9 ottobre 2015 ore 10:54

mamacra@gmail.com
@mamacra

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