Il caso

Bindi, il mercato e la commissione antimafia in 9 semplici punti

SUD EST MILANO — C’è stato un consiglio comunale sulla mafia al mercato, a Melegnano, lunedì sera, e ha fatto emergere 9 cose:

  1. Al mercato di Melegnano c’è (c’era e ora non più?) la vendita di merce contraffatta.
  2. La cosa era stata segnalata già nel 2013 e poi ancora nel 2015 e poi di nuovo nel 2016.
  3. La contraffazione mette in difficoltà i venditori onesti. La contraffazione, e questo è abbastanza conclamato, è un reato e come tale una attività criminale. La contraffazione è, direttamente od indirettamente, gestita/alimentata in maniera organica ed organizzata.
  4. Se è un atto criminale ed è organizzato si possono dire insieme le parole crimine ed organizzato?
  5. Dopo che l’onorevole Bindi e la Commissione chiedono di accendere una luce, si moltiplicano gli interventi di sorveglianza sul mercato di Melegnano, si moltiplicano i sequestri (a detta dei giornali) e diminuiscono esponenzialmente (si azzerano? Non lo so, perché non ho i dati) i venditori di merce contraffatta.
  6. Le associazioni del territorio ricordano gli incendi (un incendio? Non lo so se più di uno, perché non ho i dati), l’esplosione di un negozio, l’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro un negozio, e gli incendi (6 mi pare di aver capito) di auto (qualcuna pare per autocombustione).
  7. Nessuno smentisce questo anzi confermano in molti in una sede istituzionale.
  8. Che gli incendi delle auto, delle attività commerciali, i colpi di pistola (vale la nota di sopra) contro i negozi siano un linguaggio prettamente mafioso lo si può dire?
  9. La Presidente Bindi ha fatto un attacco politico a delle amministrazioni di parte avversa alla sua in prossimità di una tornata elettorale (si vota in tutti e 4 i comuni? Mi sembra di no ma non seguo le tornate elettorali di tutti i 140 comuni del milanese quindi potrei sbagliarmi ancora).

Non capisco: se sono confermati i punti da 1 a 8, allora c’è una contraddizione con il punto 9; ma al mercato qualche risultato nel corso di un mese lo si è visto, da cui consegue che la Presidente Bindi non ha fatto un attacco politico.

Se non fosse vero il punto 9, allora per forza la Presidente ha sbagliato, perché devono essere falsi i punti da 1 a 8; ma siccome i punti da 1 a 8 li confermano tutti, io non capisco il perché del punto 9.

O meglio capisco una cosa: capisco che le attività delle associazioni che stanno sul territorio vanno bene finchè si vendono magliette, si va nelle scuole, si propongono attività culturali. Se poi però queste associazioni o i gruppi di cittadini mettono in pista atti di cittadinanza responsabile, già non va più tanto bene. Se poi dovessero segnalarlo alle istituzioni, alle forze dell’ordine e pure ai giornalisti, allora va malissimo.

Quindi riassumo per spiegare il punto 9: la Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosaria Bindi, può segnalare solo se si tratta di criminalità possibilmente disorganizzata, ed in comuni in cui amministrano persone della sua corrente del PD. Altrimenti non va bene.

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Leonardo La Rocca, mercoledì 1 marzo 2017 ore 12:14 

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Il caso

A Melegnano nel 2016 non è successo niente

Ci sono tante ragioni per ricordarcelo questo 2016.

C’è da ricordarsi la massa di bifolchi fascisti per le strade del sud est milanese ad inneggiare contro la creazione di un centro di accoglienza a Peschiera Borromeo per i migranti ed i richiedenti asilo.

leonardo-la-roccaE c’è da ricordarsi della sicurezza! Tema sempre caldo nel sud est milanese. La sicurezza da garantire con telecamere ad ogni angolo, con la polizia ad ogni rotonda, con le ronde notturne e ovviamente con la cacciata dell’uomo nero.

La stessa sicurezza che fa chiedere la presenza dell’esercito a Melegnano da un sindaco che poi dimentica che nel suo paese, nel mercato più grande del sud est milanese, a fronte di 70 banchi con licenza, ce ne stanno altrettanti (72 per esser precisi) di merce contraffatta o comunque abusivi. Ma lì, se qualcuno chiede, non è un problema di sicurezza. Ma mi spieghino allora. Mi spieghino chi è che fa trovare ogni mattina le borse contraffatte già pronte sul posto per decine di venditori. Perché non è che spuntano come i funghi da soli. E non credo proprio che se le portino con i barconi le borse contraffatte. Per la tratta dei migranti sicurezza non ne chiediamo?

Perché se ci sono gli ambulanti che vendono merce contraffatta è perché qualcuno li piazza lì a vendere la merce contraffatta. E sono le mafie che gestiscono il traffico della merce contraffatta.

Perché se si scoprono 7 chili di droga alla settimana distribuiti tra Peschiera, San Donato, Melegnano e San Giuliano, è perché le mafie si occupano della gestione del traffico di droga, l’uomo nero, al più, la vende per strada.

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Leonardo La Rocca, venerdì 30 dicembre 2016 

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Cronaca

‘Sti beni confiscati: li vogliamo utilizzare?

CORTILE DEL CASTELLO – Chi dice che con questi sette giorni non si combatte la mafia, è perché la mafia non l’ha mai combattuta. Finisce la Settimana della Legalità 2015, evento ad alto contenuto formativo antimafioso, seguito da tutte le parti attive della società sudestmilanese. «I cittadini che partecipano lo fanno per capire qualcosa di più. Qui al nord stiamo come dormendo; bisogna ammettere la presenza della mafia – è la sintesi di Maria Luisa Ravarini e Stefania Rossi, Osservatorio Mafie Sud Milano. – È una forma di omertà al nord, travestita da individualismo».

Musica nuova con la legge regionale approvata a giugno, che eroga denaro e risorse agli enti locali. Lo dichiara Carlo Borghetti, consigliere eletto e commissario antimafia della regione Lombardia, invitato alle 16 di oggi pomeriggio per discutere di legalità. «C’è un compito nelle nostre istituzioni verso coloro che nella società civile si danno da fare – dichiara. – C’e un ruolo per ciascuno, come cittadino, come amministratore, come membro di un’associazione. Siamo passati da quando negavamo (io ricordo che, a Milano, in consiglio comunale si negò l’opportunità di fare una commissione antimafia) ad oggi, che abbiamo due leggi in una. Infatti avevamo depositato due progetti di legge, costruiti insieme a Libera: di educazione alla legalità e di contrasto alle mafie».

«Guai a dire: non ce la possiamo fare – ricorda Borghetti. – È il più grande favore che possiamo fare alle mafie, assieme a quello di non parlarne. La nuova legge prevede la creazione di una giornata regionale, il 21 marzo, 1° giorno di primavera, in Lombardia. Prevede anche l’istituzione di bandi per le amministrazioni comunali e le scuole, per stimolare giochi e prodotti che aiutino a capire il rispetto della legge. Prevediamo infine di aggiornare le polizie locali e i tecnici comunali: oggi la ‘ndrangheta e più sofisticata e capillare; nei palazzi comunali c’erano donne delle pulizie e manovali, che facevano le spie per la ‘ndrangheta».

«Sono gli appalti nella sanità a fare più gola alla ‘ndrangheta – chiude. – Inoltre, c’è a questione sui beni confiscati al crimine organizzato. Utilizzarli a fini sociali è un risarcimento doppio».

Leonardo La Rocca, del Presidio Libera Sud Est Milano, raccoglie il testimone. «Nel 1996, Libera propose il riutilizzo sociale dei beni confiscati a mafiosi e corrotti, con una legge di iniziativa popolare. Risultato, 1 milione e mezzo di firme. Il disegno di legge fu approvato la notte prima che la proposta scadesse – spiega. – I beni confiscati sono ciò che ci permette di riconoscere le mafie nel nostro territorio. A questo proposito, abbiamo beni confiscati sottoposti a vandalismo. Ma, se un bene confiscato viene vandalizzato, è ad opera degli stessi soggetti ai quali è stato confiscato. Viene vandalizzato e distrutto al momento della confisca definitiva, quando gli ex proprietari sanno che non ci metteranno più piede. Sono beni che non vengono devastati a caso: penso a un bene cui fu distrutto l’impianto idraulico in modo tale da allagare 50 mq di cucina, o dove tolsero le tegole per favorire infiltrazioni d’acqua. Questo dimostra che ridestare quei beni fa bene. A Melegnano ce n’è uno. Sono occasioni per la popolazione di rilanciarsi».

Angela Fioroni, di Legautonomie, parla di ludopatia e gioco d’azzardo. «Ogni 10mila abitanti, 100 sono giocatori problematici e 50 sono giocatori patologici. I malati in Italia sono 4000. Che il fenomeno sia grave è testimoniato da due sentenze di Corte Costituzionale – inizia. – Slot machines e gratta & vinci sono i due giochi più usati, perché sono immediati. La macchinetta inizialmente fa stare bene; dà il senso di allontanarsi dalla fatica di gestire la vita quotidiana. I giovani tra i 14 e i 18 anni sanno tutto sul gioco d’azzardo, perché lo vedono in pubblicità TV, perché hanno le sale gioco a 30 mt dalle scuole. Pensate: a Milano, laddove più il gioco d’azzardo è alto, più sono alti gli omicidi e le rapine. Sono tre le zone di questo tipo, Buenos Aires, Loreto e Stazione Centrale, dove le mappe dell’azzardo e della criminalità organizzata coincidono».

Marco Maccari, domenica 11 ottobre 2015 ore 22:28

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Cronaca

Via Lodi 39, il locale confiscato, Mario Mazza e il riciclaggio di pannolini

PANTIGLIATE – Locale in via Lodi sequestrato al crimine mafioso. Che destinazione gli diamo? Un’idea c’è: lavaggio di pannolini riciclati. La accenna Mario Mazza, sindaco di Vizzolo Predabissi: «Non si tratta del mio comune di competenza e non amo parlare dei fatti degli altri – esordisce, – ma so che c’è un progetto sul quale ragionare. Il progetto prevede di insediare nel locale un’attività di lavaggio di pannolini riciclati. Ma è un’idea che va concertata».

«Dal punto di vista ecologico il materiale più inquinante è il pannolino – continua Mazza. – È giusto che gli enti pubblici usino tutti gli strumenti a disposizione».

La dichiarazione è di stamattina, fatta in seno alla conferenza stampa sulla Settimana della Legalità. La Settimana propone un ricco programma di incontri con le grandi personalità della lotta alle mafie.

Marco Maccari, giovedì 1 ottobre 2015 ore 15:51

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19 luglio

«La mia colpevole indifferenza sino ai quarant’anni»

«Avevo scelto di rimanere in Sicilia ed a questa scelta dovevo dare un senso. Sono ottimista perchè vedo che i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni verso la mafia sino ai quarantanni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta.

«Cosa Nostra tende ad esercitare sul territorio la stessa sovranità che su esso esercita, deve esercitare, legittimamente, lo Stato. Ciò comporta che Cosa Nostra tende ad appropriarsi delle ricchezze che si producono o affluiscono sul territorio principalmente con l’imposizione di tangenti (paragonabili alle esazioni fiscali dello Stato) e con l’accaparramento degli appalti pubblici, fornendo nel contempo una serie di servizi apparenti rassembrabili a quelli di giustizia, ordine pubblico, lavoro etc, che dovrebbero essere forniti esclusivamente dallo Stato.

«È naturalmente una fornitura apparente perchè a somma algebrica zero, nel senso che ogni esigenza di giustizia è soddisfatta dalla mafia mediante una corrispondente ingiustizia. Nel senso che la tutela dalle altre forme di criminalità (storicamente soprattutto dal terrorismo) è fornita attraverso l’imposizione di altra e più grave forma di criminalità. Nel senso che il lavoro è assicurato a taluni (pochi) togliendolo ad altri (molti). La produzione ed il commercio della droga, che pur hanno fornito Cosa Nostra di mezzi economici prima impensabili, sono accidenti di questo sistema criminale e non necessari alla sua perpetuazione. Il conflitto inevitabile con lo Stato con cui Cosa Nostra è in sostanziale concorrenza (hanno lo stesso territorio e si attribuiscono le stesse funzioni) è risolto condizionando lo Stato dall’interno, cioè con le infiltrazioni negli organi pubblici che tendono a condizionare la volontà di questi perché venga indirizzata verso il soddisfacimento degli interessi mafiosi e non di quelli di tutta la comunità sociale».

Paolo Borsellino

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Lo Staff, lunedì 20 luglio 2015 ore 14:48

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Cronaca

Melegnano e la ’ndrangheta, Castano: «Chiedetelo ai commercianti»

RADAR-Castano-23giu2015SALA CONSILIARE – «Abbiamo parlato tanto di segnali, di proiettili, di incendi in agenzie immobiliari. Ma credo che sia molto rischioso affermare che il problema esiste e che bisognerebbe però concentrarsi su un altro problema. Dire che non bisogna strumentalizzare certi fatti e certe tematiche credo sia già una strumentalizzazione della stessa tematica». Parla Ester Castano, cronista 25enne invitata a Melegnano, conduttrice delle inchieste giornalistiche che hanno anticipato lo scioglimento per mafia del comune lombardo di Sedriano.

«In tutti i comuni di piccola dimensione nei quali mi sono trovata a lavorare come cronista, non ho mai trovato una così buona collaborazione tra le forze politiche. Bisogna assumersi la responsabilità del sospetto che viene portato in consiglio comunale, al di là del gruppo dal quale questo sospetto viene portato, e discuterne pubblicamente. È il primo passo. E non è un’ammissione di colpa, né significa voler screditare il buon nome della città. Perché proprio quando una città come Melegnano affronta il tema mafia e infiltrazione, non significa screditare il nome del proprio paese o additare i propri collaboratori, funzionari e colleghi di partito come portatori di uno stile di vita o di una condotta poco trasparente. Il ruolo di un amministratore è quello di tutelare i cittadini e di salvaguardare il buon nome della città, e questo si fa con una buona prevenzione e con una discussione pubblica degli argomenti.

«In Lombardia siamo passati dal fenomeno dell’infiltrazione della ’ndrangheta ai fenomeni della colonizzazione e dell’integrazione, con l’ingresso di alcuni appartenenti e affiliati alla criminalità organizzata addirittura nella classe politica e negli organismi amministrativi. La Lombardia ha un comune sciolto per mafia, il comune di Sedriano, nel quale fino a pochissimi anni fa amministravano la figlia di un presunto boss di ’ndrangheta – tra l’altro condannato a 16 anni per sequestro di persona e per associazione mafiosa – e un sindaco tutt’oggi sotto processo e accusato di corruzione per aver messo la sua posizione a favore dei soggetti prima citati. La sottovalutazione dei fatti di cronaca, quelli che in gergo giornalistico chiamiamo a volte reati spia, può portare a delle brutte sorprese. Quando il comune di Sedriano nel 2012 si è svegliato con questi arresti eccellenti, probabilmente lo ha fatto perché aveva sottovalutato di questi reati. Anche a Sedriano abbiamo avuto auto incendiate, anche a Sedriano abbiamo avuto colpi di arma da fuoco sparati contro un’auto parcheggiata in pieno centro, a ridosso di un bar con slot machines. Ma a Sedriano la mafia non esisteva per gli amministratori locali. Gli amministratori affermavano che la mafia non deve esistere in un paese in cui il sindaco aveva tolto le prostitute dalla strada. La mafia non doveva esistere, ed era un’invenzione dei giornalisti che volevano screditare il buon nome del paese.

«Non sto dicendo che la situazione di Sedriano e la situazione di Melegnano siano anche lontanamente comparabili. Sto dicendo: attenzione alla sottovalutazione del rischio. Io mi auguro che Melegnano sia un’isola felice e che questi fatti siano incendi perpetrati da dei giovincelli con l’accendino facile. Ma sarebbe meglio un sospetto in più che una sottovalutazione. Anche perché se il comune di Melegnano e i comuni limitrofi hanno dei limiti territoriali, e se le amministrazioni comunali hanno limiti territoriali entro i quali fanno valere i propri regolamenti, la ’ndrangheta invece non ragiona per limiti territoriali, né per limiti linguistici, né per limiti geografici. Quindi una conoscenza più approfondita del fenomeno mafioso come oggi esiste in Lombardia fa veramente bene al territorio e soprattutto alla cittadinanza.

«Mi è stato raccontato che nel 2012 qui a Melegnano è stata proposta l’istituzione di una commissione comunale antimafia. Sarebbe stato un segnale utile per un’azione di prevenzione. Istituire una commissione antimafia non significa ammettere che nel proprio territorio ci siano dei problemi, ma significa porsi come comune capofila di una proposta di questo genere, al di là della parte che propone. Dice bene l’ex vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, che dall’operazione antimafia contro la famiglia Caroglio all’operazione Infinito passano vent’anni. Ma sono vent’anni in cui Milano ha avuto un sindaco e un prefetto che hanno dichiarato che a Milano la mafia non esisteva. E non dovremmo neanche fare un conteggio delle micro e macro in tema di organizzazione criminale, sarebbe come fare il giochetto di chiedere alla criminalità chi ce l’ha più grosso. Poi possiamo anche essere capaci di denunciare la presenza della prostituzione sulle nostre strade. Ma magari non siamo capaci, nel nostro comune, di chiedere una visura in più alla camera di commercio sull’impresa che prende l’appalto per costruire un edificio, per ristrutturare un immobile, per gestire un locale del nostro comune. Infatti a Sedriano la ’ndrangheta non era nelle grandi opere; a Sedriano la ’ndrangheta era nell’appalto del verde. Qui abbiamo sindaci e amministratori locali, sapete quanto sia non proprio cospicua la cifra che ogni comune spende per mettere a posto le proprie aiuole. Eppure il sindaco di Sedriano aveva deciso (questo scrivono i magistrati nelle carte dell’accusa) di affidare la parte del verde a una famiglia il cui titolare è suocero di un affiliato alla ’ndrangheta, arrestato nel 2009.

«Non sono d’accordo neanche con il dire che bisognerebbe lasciare soltanto le forze dell’ordine a compiere un’azione di contrasto, questo sinceramente mi allarma molto, come cittadina, come giornalista, come cofondatrice di un’associazione antimafia che si chiama Stampo Antimafioso. Non è affatto vero che la ’ndrangheta oggi in Lombardia sia visibile soltanto attraverso cimici, microspie, o effettuando pedinamenti. Anch’io ho fatto un pedinamento. Non sono certo un maresciallo o un militare, ma a seguito di quel pedinamento e a seguito di una segnalazione fatta alle forze dell’ordine, lo scorso anno un bar in piazza Diaz, pochi metri alla Madonnina del Duomo a Milano, è stato sequestrato a una famiglia di riferimento della mafia siciliana. Non lasciamo che siano sempre gli altri. C’è un fiorire di associazioni antimafia in Lombardia e nel resto d’Italia, c’è un fiorire di giovani che studiano le mafie in modo scientifico. Andiamo a vedere le loro relazioni, studiamocele e ascoltiamocele.

«Stasera è stato detto che non bisognerebbe parlare di ’ndrangheta a sproposito. Vorrei cogliere questo invito per chiedere a voi amministratori e consiglieri e al sindaco di Melegnano, di proporre un questionario anche in forma anonima ai 300 commercianti melegnanesi per chiedere se hanno subito intimidazioni, se hanno subito il pizzo, se hanno mai sentito di amici o colleghi che sono entrati a contatto con qualcosa che potrebbe essere non troppo legale.

«Abbiamo sentito dal sindaco Fusco che le mafie possono essere italiane, calabresi, o altro. Non dimentichiamo che nel carcere di Opera era detenuto fino a qualche mese fa un imprenditore del movimento terra, Ivano Perego, cognome lombardissimo, del comasco, condannato in terzo grado nel processo Crimine Infinito, che con la sua azienda nel 2008 aveva tentato di mettere le mani nei cantieri di EXPO2015. Aveva lasciato che la sua azienda fosse messa sotto controllo dalla famiglia calabrese.

«Concludo con un consiglio. Assistiamo a un fiorire di associazioni. C’è da dire che l’amministrazione comunale dovrebbe essere capace di fare rete. Quindi fare rete assieme ad altri comuni, non isolarsi, promuovere incontri con la cittadinanza. Soltanto con l’ascolto della cittadinanza e dei suoi sospetti si potrà effettuare una vera prevenzione».

Marco Maccari, martedì 23 giugno 2013 ore 12:23

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@mamacra

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Il nostro corrispondente politico

Mafia o mica mafia? Ieri, in Comune…

I rappresentanti eletti discutono dei colpi di pistola

Ieri sera si è tenuta una conferenza in Comune riservata ai capigruppo del consiglio comunale melegnanese. Tra i punti in programma si è discusso di un fatto che da giorni attanaglia l’opinione pubblica della nostra città, la possibile presenza mafiosa sul territorio cittadino. Pietro Mezzi, capogruppo di Sel, per primo si è fatto promotore della discussione attraverso il proprio profilo Facebook con un titolo che ha ben poco di beneaugurante: «Melegnano non è un paese normale». Mezzi chiede una maggiore chiarezza su eventi che lasciano presagire un’infiltrazione mafiosa sul territorio.
«Secondo me si tratta di un attentato mafioso senza ombre di dubbio, nonostante quello che si dica e nonostante il silenzio del sindaco Bellomo sull’argomento» ha così dichiarato un altro esponente di Sel, dimostrando come all’interno del partito ci sia una visione univoca sulla vicenda.
Il rappresentante del Partito democratico, il consigliere comunale Dario Ninfo, si è detto soddisfatto della riunione di ieri sera, nella quale sono state fissate le date per i prossimi consigli comunali che dovranno servire da ulteriore confronto tra le parti politiche e la popolazione melegnanese e, possibilmente, anche con esponenti di una commissione antimafia. «È infatti necessario affrontare l’argomento in maniera seria» ha così dichiarato l’ex segretario del Pd melegnanese.
Si è inoltre discusso della necessità di altri incontri privati tra i capigruppo nei quali invitare il comandante della locale caserma dei Carabinieri di Melegnano in qualità di esperto. Lucia Rossi, consigliera per la lista civica Insieme Cambiamo, ha infatti proposto di allargare la discussione al tema più ampio della crisi di sicurezza cittadina, così da coinvolgere più agevolmente il comando di Melegnano. Pier Antonio Rossetti, presidente del consiglio comunale ed esponente di Forza Italia, si è detto favorevole alla proposta offrendosi di contattare il comandante in prima persona.
Abbiamo interpellato anche la Lega Nord di Melegnano. Secondo gli esponenti del Carroccio, l’esplosione della tabaccheria e questo attentato hanno l’aspetto di atti intimidatori nei confronti del proprietario dei negozi, si dicono fiduciosi nell’esito delle indagini. «La città era più sicura e meglio pattugliata quando c’erano i militari che funzionavano da deterrente circolando sempre per Melegnano», tuonano, riprendendo un tema caro alla Lega come quello delle ronde notturne. Risulta però evidente come questa non possa essere una soluzione attuabile e attendibile per via dei poteri praticamente nulli del nostro esercito in materia di polizia.
Solo il risultato delle indagini e le parole degli esperti potranno chiarire le vicende.

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