Cronaca

La procura di Monza: Mario Mantovani, è ancora corruzione?

MONZA — L’indagine giudiziaria Infinito arresta altre 27 persone per diverse ipotesi di reato, tra le quali l’associazione mafiosa. La notizia è di ieri. Tra le parole delle intercettazioni spicca il nome di Mario Mantovani (in alto nella foto di La Prealpina), non indagato per reato di mafia. Le nuove indagini su di lui contengono l’ipotesi di reato di corruzione, secondo gli articoli 318 e seguenti del codice penale.

Mario Mantovani oggi è consigliere regionale della Lombardia. È stato il vice di Maroni alla testa della regione. È di Forza Italia, è stato patrocinatore dell’ex giunta melegnanese targata Bellomo. Secondo la procura monzese e secondo la direzione distrettuale antimafia di Milano un imprenditore avrebbe utilizzato un «canale preferenziale intessuto con Mario Mantovani» (fonte: clic qui).

Mantovani è sotto processo anche per altre indagini. In quell’occasione l’accusa sarebbe pure di corruzione.

Marco Maccari, mercoledì 27 settembre 2017 ore 13:17 
mamacra@gmail.com

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Il caso

E il consulente Angelo Bianchi fece causa a RADAR

MELEGNANO/LODI – Il pubblico ministero del Tribunale di Lodi ha già chiesto di archiviare. La parte offesa ha presentato un atto di opposizione all’archiviazione. A decidere sarà il giudice: se procedere a giudizio, oppure se accogliere l’archiviazione.

LA DIFFAMAZIONE
Il caso Bianchi
, documentato sul blog RADAR in ogni sfaccettatura e attentamente seguito dai lettori, bussa alla porta del blog chiedendo il conto con una denuncia per diffamazione a mezzo stampa secondo l’articolo numero 595 del codice penale; diffamazione aggravata dalla pubblicità del mezzo di comunicazione di internet. L’articolo 595 dichiara: «Chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516. Se l’offesa è recata a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad un’autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate».

LA LIBERTÀ DI INFORMARSI
Nella comunità melegnanese
sopravvive il timore della minaccia fatta dal potente. I lettori sappiano scavalcarlo: oggi il diritto, la legge e i tribunali proteggono la libertà di informazione dal sopruso. A sporgere querela infatti è stato Bianchi in persona. La posizione di RADAR in queste indagini è sempre la stessa: le disavventure giudiziarie che il pubblico funzionario ha attirato su di sé meritano di essere divulgate anche all’opinione pubblica di Melegnano. L’udienza è fissata il 27 maggio. Al blog l’onere di informare; ai lettori la libertà di opinione. Al giudice l’ultima parola.

Marco Maccari, martedì 24 maggio 2016 ore 9:36

mamacra@gmail.com

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Il caso

Caso Bianchi-Mantovani, ecco spiegato perché interessa e perché la gente ne vuole di più

MARIO MANTOVANI È LIBERO. Il tribunale ha deciso, Mantovani può andare a casa. Aspetterà il suo processo davanti alla televisione, guardando House of Cards, imitando Kevin Spacey come un fan qualsiasi: «Sì, Doug: un pezzo alla volta. È così che si divora una balena».

Tutto questo a Tonino, 49enne melegnanese impiegato in uno stabilimento a Milano, interessa molto. Per tutta la vita Tonino ha cercato di entrare nel giro giusto, di contare di più, di diventare uomo di fiducia di un personaggio intelligente, autorevole, che gli regalasse qualcosa della sua esperienza.

L’ingegnere Angelo Bianchi, uomo di fiducia di Mario Mantovani nel territorio melegnanese, fa incazzare Tonino. Fa incazzare anche il consiglio comunale. Per Tonino, è evidente che è una storia di potere, malapolitica e cattiva amministrazione. Una consulenza che l’ingegnere Bianchi nel 2011 ha prestato nel cimitero civico di Melegnano ha scatenato una tempesta tra Maggioranza e Minoranze. Dario Ninfo, consigliere eletto nel Partito Democratico, è stato presidente di una commissione d’inchiesta che ha esaminato la regolarità dell’incarico; e ha presentato ai consiglieri comunali una Relazione. «Gli atti di conferimento dell’incarico contengono parecchie irregolarità. Spero che ciascun consigliere si assuma ora le proprie responsabilità» ha dichiarato Ninfo.

#PARENTIPREPOTENTI
Tonino l’ha capito bene: il consulente è diventato uomo di fiducia del personaggio sbagliato.

Invece, la Maggioranza al potere a Melegnano si gonfia protestando. «Tutta questa Relazione è tendenziosa», dichiara.

Controbatte Davide Possenti, consigliere comunale di Minoranza e capogruppo del Partito Democratico. «L’unica Relazione esistente è quella del presidente Dario Ninfo, ed è immodificabile. La nostra preoccupazione è la trasparenza. Chiediamo che venga fatta chiarezza in questo consiglio su questi punti:
1. Perché è stato assegnato al consulente come Responsabile Unico di Procedimento, un incarico privo dei necessari presupposti di legge,
2. Come mai non si possedeva polizza assicurativa del consulente né curriculum,
3. Perché è stato invertito il corretto procedimento di assunzione,
4. Perché al consulente ha avuto incarico di commissario di gara nell’appalto, se era incompatibile con la carica di R.U.P.,
5. Perché è stato dato incarico diretto quando la legge non lo permetteva.
Sindaco, dia risposte».

«Questa Relazione è solo un atto del presidente ed è privo dei contenuti della maggioranza. Se fosse nato un documento che avesse unito le osservazioni del presidente con le osservazioni della maggioranza, avremmo dato la nostra presa d’atto. Questa è mistificazione» commenta Simone Passerini, capogruppo di Maggioranza e consigliere comunale di Forza Italia.

«Sto assistendo a una grande sconfitta. Chiedere di votare questo documento significa aver fallito. È stato un fallimento fin dall’inizio, quando il mio gruppo consiliare proponeva di condividere documenti sulla concessione cimiteriale e ha ricevuto il no delle forze politiche. È fallito il vostro tentativo di fare propaganda politica sulla testa di un essere umano, perché questo è, in definitiva, il consulente Bianchi» osserva Luigi Martelli, capogruppo di Minoranza di Destra Civica–LegaNord.

«Non si può parlare di due relazioni, ma di un’unica relazione contenente le osservazioni delle minoranze e una della maggioranza» sottolinea Pier Antonio Rossetti, presidente del consiglio comunale, in Maggioranza con Forza Italia. «Il voto del consiglio comunale, comunque, non è una censura. Ogni consigliere comunale in quanto pubblico ufficiale ha diritto di denunciare alle autorità giudiziarie gli atti che considera non conformi».

#CONSULENTISERPENTI
Tonino nota la totale assenza fisica dell’assessore Fabio Raimondo dalla questione, in Maggioranza con il partito Fratelli d’Italia sia oggi sia all’epoca dei fatti. Tonino ha sempre più l’impressione che in questa storia ognuno sia costretto a recitare un ruolo fisso con un numero di battute molto limitato. Tonino si chiede: ma perché, perché il consiglio comunale non si è ancora alzato in piedi per sfiduciare l’amministrazione Bellomo? L’unico a sfiorare l’argomento è un ex sindaco. «Perché avete dato un incarico al consulente Bianchi? Perché era un amico? Un amico dell’amico?» afferma Petro Mezzi, consigliere comunale e capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà. «La rilevanza di questa consulenza non è soltanto tecnica. Due consiglieri comunali dichiararono che “si astenevano dal prendere decisioni” su questa consulenza, perché coinvolti politicamente e personalmente con Mantovani. Non è una cosettina da poco. E perché LegaNord non dice nulla? Eppure nel 2011 era al potere, all’epoca dei fatti».

«Alcuni aspetti della Relazione non mi convincevano» ha detto Tommaso Rossi, consigliere di Minoranza di Sinistra Ecologia e Libertà. «Comunque, resta il fatto che al consulente fu dato un incarico. E a quest’incarico è seguito un lavoro che va oltre le richieste».

«Noi abbiamo fatto il nostro dovere» si lava la coscienza Giovanni Schianchi, consigliere comunale di Maggioranza di Forza Italia. «Non è presente in noi nessuna volontà di nascondere o di omettere. E poi, i cittadini, in tutta questa storia, non c’hanno messo una lira».

«Chi ha detto che questo è un fallimento» interviene la consigliera di Minoranza Lucia Rossi della lista civica Insieme Cambiamo, «lo ha detto perché ha prodotto poco. Che c’entra che i cittadini non ci hanno messo una lira? Esiste la correttezza delle procedure. È diritto e dovere dei consiglieri comunali tutelare se stessi e i cittadini presentando alle autorità giudiziarie storie come questa».

#COLPEVOLI&IGNARI
«Era giusto indagare, io l’ho detto da subito. Ma fino all’ultimo c’è presunzione d’innocenza, e l’autorità giudiziaria non è arrivata qui a Melegnano» conclude Vito Bellomo, sindaco, in Maggioranza con Forza Italia.
Quasi quasi, riflette Tonino, è stato meglio non avere mai trovato il personaggio influente ed entrare nel giro giusto, se le conseguenze sono queste. Ma allora perché Tonino è convinto che, alla fine, stiamo pagando il peso di scelte scorrette, compiute da una generazione politica che ha solo chinato il capo davanti ai personaggi sbagliati? Il civico cimitero di Melegnano, oggi, vende servizi e prodotti a prezzi elevati.
Perché Tonino pensa che, per questa classe politica di Melegnano, la professionalità non conta nei lavori pubblicamente utili, conta solo il messaggio pubblicitario per il personaggio e per il potere?

Lo Staff, giovedì 21 aprile 2016 ore 17:58 

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I lettori scrivono

Risposta giornalistica a un’osservatrice politica

Mike Tyson, primi anni '80«MAI COME STAVOLTA le forze politiche sono state compatte nei due gruppi di minoranza e maggioranza. Nella maggioranza lo spirito di cameratismo ha portato a volte a mettere la testa sotto la sabbia davanti a fatti oggettivi. Nella minoranza si è lavorato con buono spirito di gruppo e condivisione. Ma non è vero che qualcuno ha nascosto qualcosa… Si è cercato di informare e di dare modo ai cittadini di partecipare. Non mi piace che sempre si faccia di tutta l’erba un fascio… questa volta non ci sto. Capisco che i cittadini possano/debbano criticare, ma a ragion veduta. Ritengo abbiano avuto le opportunità per informarsi e così costruirsi una coscienza critica in merito».

Scrive queste osservazioni Lucia Rossi, consigliera comunale di minoranza di Melegnano per la lista civica Insieme Cambiamo, dopo l’ultimo servizio di RADAR sul caso Bianchi. Innegabilmente le forze di minoranza sono risultate unite, nel lavoro e nelle conclusioni offerte; innegabilmente la maggioranza ha fornito un fronte compatto non disposto a concessioni. Destra Civica e LegaNord, rimaste fuori dal coro sventolando sensazionali rivelazioni che non arrivano mai.

Ma l’esistenza di tre fazioni non significa nulla. L’Amministrazione comunale è una e una sola davanti agli elettori, e il consiglio comunale non può, per sola divisione in maggioranza e minoranze, considerarsi esentato da unitaria responsabilità amministrativa; oggi nei fatti tutte le forze politiche rivendicano, dopo anni di lavoro a capo chino, l’unica responsabilità di umiliarsi le une con le altre. I risultati si apprezzano tutt’ora, stesi ad asciugare davanti a i seggi del referendum.

Non è colpa nostra se i cittadini che criticano fanno «sempre» di tutt’erba «un fascio» e si esprimono «senza vedere ragione». Le critiche a ragion veduta esistono, infatti; sono il giornalismo. E sono il latte materno della repubblica. Su tutto il resto niente da ridire. Che parli il potere giudiziario.

Marco Maccari, martedì 19 aprile 2016 ore 06:30

mamacra@gmail.com

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Satira

Storico! Mantovani deve curarsi col paracadute

mantovani_paracadute

Mario Mantovani «è depresso». I legali inoltrano richiesta di liberarlo per fare cure sperimentali con «volo libero in parapendio».

Non c’è nulla da ridere.

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Caso Mantovani. La detenzione «lo deprime» sviluppando in lui un «immaginario autolesionista e suicida». Infatti i medici sconsigliano i reati.

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L’asprezza della detenzione sviluppa un «immaginario autolesionista». L’agiatezza del reato sviluppa un’«immaginaria impunità».

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Mantovani e la cura del parapendio. Per riprodurre l’ebbrezza di sentirsi al di sopra.

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Liberate Mantovani. Gli manca il potere.

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#mariolibbero

 

volo_libero_parapendio

Al centro della foto, Mantovani in volo circondato dalle guardie.

 

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Il dibattito

«Sui presunti intrecci, la magistratura farà piena luce»

«Troviamo che venerdì 4 marzo, durante l’assemblea pubblica riguardante il caso Mantovani-Bianchi ed i presunti intrecci con l’Amministrazione Bellomo, si sia fatta strumentalizzazione politica. La sinistra melegnanese non perde occasione per attaccare l’attuale Giunta sul lavoro svolto in questi anni. A nostro avviso, allo stato attuale non sono emersi elementi concreti tali da poter colpevolizzare o anche sospettare minimamente di mala fede il sindaco Bellomo riguardo questa vicenda. La magistratura farà piena luce e soltanto dopo si potranno trarre le più sensate conclusioni. Il Movimento Destra Sociale».

Eh no però, ragazzi. Si cominciava a parlare di cose interessanti: appalti, denaro, conti correnti intestati, percentuali del 4-5%, dati al vaglio delle indagini, voti raccolti nelle case popolari, e invece voi fate uscire dalla penna un peana di moralità.

Eddai. E poi, questa ostentazione che sapete distinguere la mano destra dalla sinistra. Beati voi. Oggi nessuno a Melegnano le usa; sembra che basti dire «di qua», «di là», tanto i punti di riferimento sono Piazza, Mercato, Castello.

Comunque, liberi di esprimervi. Rientrate tra gli aventi diritto.

Una ricca libertà d’espressione e di parola contraddistingue Melegnano: perciò strafogatevi di diritti. Nel segno – è un consiglio – di un uso del linguaggio completamente libero dallo hate speech*, online e offline.

Attenti solo a non parlare di voti raccolti nelle Case Popolari e negli Alloggi Convenzionati. Spuntano fuori le «denunzie per diffamazione».

Lo Staff, martedì 15 marzo 2016 ore 9:18

radarmelegnano@gmail.com
Tweet: @RADARmetropoli

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hate speech: in inglese, discorso di odio. Un’espressione molto forte con la quale si indica, in un contesto sociale, il linguaggio intollerante usato nei confronti di minoranze etniche o di razze diverse da quella maggioritaria. Oggi è diffuso nei gruppi social ed è strumentalizzato, in determinati casi, per dirigere le comunicazioni su temi di propaganda estremista di destra. 

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Cronaca

Favorevoli. Contrari. Astenuti

Cronaca dal consiglio: la vera nascita della commissione d’inchiesta sull’incarico di Angelo Bianchi, arrestato il 13 ottobre per corruzione, nel comune di Melegnano

SALA CONSILIARE – La commissione d’inchiesta è nata, Melegnano fa luce sui suoi demoni. Con il voto unanime di maggioranza e opposizione giovedì 29 ottobre è stata istituita la commissione speciale di inchiesta sul caso dell’incarico affidato nel 2011 ad Angelo Bianchi, l’ingegnere coinvolto in tre inchieste giudiziarie a Sondrio, a Milano, a Pavia, arrestato il 13 ottobre insieme a Mario Mantovani. L’incarico gli ha dato in affidamento di occuparsi dell’appalto del cimitero comunale.
L’iniziativa viene dai capigruppo di minoranza: Pietro Mezzi (Sel), Davide Possenti (Pd), Lucia Rossi (Insieme Cambiamo). Anche Luigi Martelli (Destra Civica-LegaNord) è favorevole; aveva insistito da subito per ampliare l’inchiesta ad aspetti della gestione del cimitero comunale. Anche le forze di maggioranza condividono l’iniziativa. Silvana Palma (Fratelli d’Italia) ha votato a favore. Favorevoli anche Pier Antonio Rossetti, presidente del consiglio comunale, e Simone Passerini (Forza Italia), i due rappresentanti eletti legati a Mario Mantovani e alla sua cerchia sotto l’aspetto politico e sotto l’aspetto professionale, come evidenziato nelle inchieste di RADAR pubblicate online.

«Ho chiesto informazioni – ha affermato Pietro Mezzi prendendo la parola in consiglio. – Risulta mancare un documento: la delibera di giunta che ha preso atto dell’incarico affidato a Bianchi. Manca anche un documento sulla modalità di selezione di quell’affidamento, una spiegazione sul motivo che impediva di darlo a personale già presente in comune. C’è poi una serie di domande senza risposta – ha osservato Mezzi. – Perché quell’incarico fu affidato in modo diretto? Perché fu affidato a un tecnico che nel 2011 aveva problemi giudiziari?».
La riunione ha discusso quale dovrà essere l’oggetto di indagine della nuova commissione d’inchiesta. Il consiglio ha parzialmente ampliato l’oggetto dell’inchiesta (il progetto finanziario del cimitero comunale) e ha nominato Dario Ninfo (Pd) presidente di commissione e Cosimo Santo (Forza Italia) vicepresidente. «Confesso che sono incuriosito – è intervenuto Martelli, – fin dall’inizio avevo proposto di affrontare questo argomento: perché me lo ritrovo ora? Ideologie e bandiere devono essere messe da parte».

«È diritto del consigliere comunale chiedere accertamenti. Ma, personalmente, decido di fare un passo indietro e di non fare parte della commissione d’inchiesta» ha annunciato Rossetti, essendo politicamente e professionalmente legato a Mario Mantovani. «Per non dare adito a fantasie». Passo indietro anche di Simone Passerini, capogruppo di Forza Italia: «Mi associo al presidente Rossetti, e lo dico ad alta voce: farò un passo indietro – ha affermato, – per evitare che ci siano false e stupide strumentalizzazioni, e tutto quello che si è scritto e mal interpretato. No all’OK Corral, no allo sparare più grosso possibile».
Osserva Davide Possenti, capogruppo Pd: «È giusto che su affari grandi il consiglio comunale faccia un lavoro più serio. Non mi riconosco in Passerini: un conto sono i giornalisti, che fanno il loro lavoro anche con inchieste, un conto è lavoro istituzionale».
«Mi associo a tutti i gruppi consiliari – ha dichiarato Lucia Rossi capogruppo di Insieme Cambiamo, – per un lavoro senza sbavature».

Annuncia il sindaco Vito Bellomo: «Non abbiamo nulla da nascondere. Ma questo è un campo minato: attenzione a come si ricostruiscono i fatti. Bisogna usare bene i termini senza buttare fango. Ho letto strumentalizzazioni da parte di Sel che prenderò in considerazione in altre sedi. Essere processati, non ci va». Le strumentalizzazioni alle quali allude il sindaco sono le osservazioni affisse da Sinistra Ecologia Libertà sulla bacheca pubblica comunale, lungo via Conciliazione. Ma le osservazioni di Bellomo, Passerini e Rossetti rappresentano una reazione agli articoli di RADAR sul caso di Angelo Bianchi.

Marco Maccari, mercoledì 11 novembre 2015 ore 13:35

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@mamacra

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