Il Predictor

Il futuro fa paura? Ecco cosa succederà nel 2018

Sarà sempre più difficile distinguere tra notizie reali e finzione

LE ULTIME ELEZIONI STATUNITENSI hanno mostrato che il mondo dell’informazione su internet è diventato un luogo molto, molto strano. Adolescenti macedoni che controllano siti truffa, aziende di dubbia origine che producono notizie acchiappa-clic, agenti segreti russi, bufale, una stampa eccessivamente di parte, il lato oscuro degli algoritmi: tutti elementi che hanno contribuito a creare un mondo in cui è difficile capire se quello che leggiamo nel feed di Facebook corrisponde o meno alla realtà.

Le nuove tecniche d’intelligenza artificiale lasciano presagire una realtà ancor più folle. Le reti neurali, una particolare forma di apprendimento automatico, possono generare nuovi suoni a partire dagli archivi audio, permettendo di mettere delle parole in bocca ai personaggi pubblici. Possono anche generare sequenze video.
È questo il futuro. Chi vorrà davvero sapere cosa sta succedendo dovrà affidarsi a dei gatekeeper — esperti di un certo settore che hanno il compito di filtrare le informazioni — che si tratti di giornalisti, analisti, ricercatori o persone che lavorano in altri settori dell’informazione. «Chi controlla i mezzi di informazione può agire sulla mentalità della massa, condizionandola e distraendola dalla realtà tramite notizie di minor importanza», dal film Quarto Potere.

Facebook si allontanerà dal mondo delle notizie

IN PASSATO Facebook è entrato nel settore delle notizie. Ha cominciato a corteggiare le aziende dell’informazione e ha indirizzato nella loro direzione enormi quantità di traffico. Oggi ci sono diversi segnali del fatto che Facebook intenda rinunciare a questa strategia, dando più risalto ai post condivisi dalle persone e non dalle aziende.

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Secondo un’indagine condotta dal Pew Research Center all’inizio di dicembre 2017, il 64% degli americani pensa che le notizie false stiano causando una grande confusione sui fatti di base degli eventi attuali.

In un test effettuato su sei Paesi, Facebook ha addirittura separato i contenuti delle notizie dal feed degli Amici. Ha smesso di sostenere i video delle aziende dell’informazione. E il traffico proveniente da Facebook è ormai in calo per la maggior parte degli editori. Adesso la questione è se questi ultimi potranno continuare a sostenersi con i loro lettori man mano che Facebook si ritirerà dalla partita.

Veicoli autonomi diventeranno – con discrezione – una realtà

I VEICOLI AUTONOMI hanno un ruolo chiave in questa febbre tecnologica. Da circa dieci anni le persone ne sentono parlare, anche se nessuno può ancora comprarli.

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D’altra parte la tecnologia ha fatto enormi passi avanti e Waymo ha cominciando a offrire corse autonome su veicoli sprovvisti di autisti in carne ossa a Chandler, in Arizona, una città importante per i veicoli senza guidatore.

I produttori di auto tradizionali non cercheranno di vendere veicoli autonomi prima del 2020, ma offriranno funzionalità semiautonome. Questi cambiamenti meno eclatanti nell’esperienza di guida saranno accompagnati dagli sforzi di Waymo di rendere le auto che si guidano da sole più comuni. Forse nel prossimo anno ne sentirete parlare, ma si avvicinerà il momento del loro lancio definitivo, almeno in alcune città. Milano farà da apripista per l’italia?

Nascono movimenti sindacali legati alla gig economy

LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE considera la gig economy, argomento che approfondiremo in un prossimo articolo — basti dire che è il modello economico basato su prestazioni lavorative temporanee — come un disastro per i lavoratori. Le persone che lavorano all’altro capo delle app che usiamo comunemente, spesso non sono in contatto tra loro e non si considerano un’unica classe di lavoratori. Ma lo scorso anno, nel corso della conferenza Cash, ho parlato con l’ex capo del Service Employees International Union (il sindacato internazionale dipendenti del settore servizi) Andy Stern, della possibilità, per i lavoratori della gig economy, di organizzarsi. Ne sono venuti fuori alcuni elementi interessanti.

Il primo è l’alto numero di lavoratori che potrebbero organizzarsi tramite alcune di queste app, anche solo in una città: un elemento molto allettante per le organizzazioni del lavoro. Invece di riunire 100 persone in un gruppo e organizzare un sindacato, ci potrebbero essere decine di migliaia di nuovi iscritti all’organizzazione. Il secondo è che alcune aziende della gig economy stanno guadagnando molto e questo dovrebbe rappresentare un elemento di attrazione, poiché i sindacati potrebbero reclamare una fetta di questa torta. Esistono alcuni movimenti interessanti che stanno cercando di organizzarsi, come per esempio gli autisti di Uber a Seattle e New York, che potrebbero rappresentare un segnale per il futuro.

Cosa tenere sott’occhio

QUESTI NON SARANNO gli unici temi del nuovo anno. Aspettatevi di sentire parlare molto anche di questi fenomeni: criptovalute come Bitcoin, realtà aumentata, produzione autonoma di chip da parte di molte aziende, frammentazione dell’internet globale, la morte della cosiddetta neutralità della rete, la questione della cyber-sicurezza e la tecnologia applicata alla marijuana. Nel 2018 terremo d’occhio anche questi fenomeni.

Giovedì 1 marzo 2018, ore 9:00
info@maxbas.it

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MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

Le 5 professioni che nel 2030 non esisteranno più

Visto? I tempi stanno cambiando rapidamente. Il mercato del lavoro vola in nuove e impensabili direzioni. La tecnologia stringe molte delle cose a cui siamo abituati verso l’angolo dell’estinzione. Libri elettronici? Sono già il nostro presente. Il compact disc? Prova a trovare chiunque abbia meno di 20 anni che lo ascolti.

Purtroppo spariscono pure molti di posti di lavoro.

Ex-bibliotecari scomparsi (foto: Jimmy Nelson)

1. Bibliotecario
Triplo urrà per le nostre biblioteche, centri di cultura e di aggregazione. Ma sempre più persone stanno eliminando i libri tascabili dalla loro vita e scaricano libri elettronici sulla chiavetta e sul dispositivo Kindle. Lo stesso si può dire per chi li prende in prestito. I libri scompariranno; le biblioteche non sono così popolari come una volta. I bibliotecari più accorti lo sanno e riversano nella loro attività nuove collaborazioni, nuove sinergie. Ma tu, se sei giovane e se pensi di diventare bibliotecario, potresti trovare minori opportunità rispetto ai tuoi illustri predecessori. Scuole e università stanno già spostando le loro biblioteche dagli scaffali fisici agli scaffali virtuali di Internet.

Un cacciatore di teste. Mestiere che sopravvive solo in certe aziende (foto: Trupal Pandya, uomo della tribù Konyak Naga)

2. Cassiere 
Bello andare in cassa e trovare un volto amichevole. Eppure molti acquirenti preferiscono solo pagare velocemente le loro cose e uscire. I rivenditori stanno prendendo in considerazione questo aspetto, nonché l’efficacia dei costi per non dover pagare i cassieri e optano per macchine di pagamento automatico. Questo può essere un vero problema per gli adolescenti, gli studenti universitari e gli adulti che cercano lavoro orario come cassiere.

3. Telemarketer 
Okay, questa potrebbe sembrare una buona notizia, perché nessuno ama avere la sua giornata interrotta dai telemarketers. Ma il mestiere di telemarketer non è più in forte domanda a causa dell’avvento dei nuovi sistemi di marketing digitale — anche se i robo-calls, le conversazioni effettuate mediante registrazioni vocali, ugualmente insoliti, sono ancora abbastanza comuni.

Ex-modella, oggi fabbrica e indossa anelli da naso (foto: Jimmy Nelson, donna Rabari, tribù di nomadi e cammellieri)

4. Agente di viaggio 
Siti come Expedia e Travelocity hanno reso la prenotazione facile come postare un paio di tweets. Tuttavia, ci sono momenti nei quali dovresti effettivamente andare in un’agenzia di viaggi e trattare con un essere umano seduto alla scrivania, a prendere accordi per visitare posti come Disneyland. Questi professionisti obsoleti sono conosciuti come agenti di viaggio e, purtroppo, la maggior parte di loro ha dovuto passare ad altre carriere.

5. Gestore di social media 
Le biblioteche e le agenzie di viaggi probabilmente sembrano abbastanza vecchio stileprofessioni da ventesimo secolo. I gestori di social sono, invece, una novità importante degli ultimi 15 anni. Ma anche questa professione relativamente nuova non è al sicuro dal cambiamento. In realtà, è la popolarità dei social media che può forzare i gestori dei social media fuori dal business. Chi ha bisogno di questi esperti quando tutti stiamo diventando esperti?

Tra 10 o 20 anni potremmo non ricordare nemmeno cosa sia un gestore di social media, un cassiere, un receptionist.

Massimiliano Basile, lunedì 16 ottobre 2017 ore 15:19 
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L'inchiesta ninfetta

2016, Miss Maglietta Bagnata è Fabrizio Corona

MELEGNANO, SUD EST MILANO – Dalla notte di settembre 2015 in cui una giuria elesse la prima Miss Melegnano, la piccola città sul Lambro si dedica a un culto della #bellezza tutto suo.

Solo che la studentessa Enya Franceschini, prima Miss, dimostrò qualità. Il marketing estetico del resto della città è stato invece molto meno affascinante.

Ritirato all’ultimo minuto con polemiche – e risate – della popolazione, il nuovo contest Miss Maglietta Bagnata 2016 svela un marketing che vuole imporre idee televisive. Per colpa di un clima maldisposto, di centinaia di commenti sadici su Facebook, Melegnano non ha avuto una Venere plebea emersa dalle onde, né una Lolita strafica in jeans e infradito; né una Loren in miniatura, ninfa e complice alla tua occhiata. Per fortuna. Il tipo di ragazza premiata grazie al mix di madido erotismo, di voyeurismo da sottoscala, di adattabilità roadie made in USA è un tipo di #bellezza invecchiata. Clic per tornare nel 1992.

FIGLI DI PAPÀ
Il premio è da consegnare a Fabrizio Corona ospite in Broggi al bar, lo stesso mese, luglio. Con il patrocinio del comune di Melegnano. «Rubo ai vip» dice Corona «per dare a me stesso». Ruba i cuori di soubrettes come Nina Morič – prima della devastante chirurgia estetica – e Belen Rodriguez. Fa l’amore alla velina di turno col paparazzo al guinzaglio. La #bellezza per lui è la patina di un giornaletto, il suo culto è lo stesso dell’élite italiana: andare in tv – dalla parte dei lampadati. Stesso culto estetico del sindaco Vito Bellomo – finché ha potuto. Oggi calvizie e sovrappeso litigano con l’immagine dell’ex 37enne figlio di papà che ostentava derma lampadato, doppiopetto craxotto, presenza da calciatore, ciocche da Pier Silvio brillantissime. L’andatura è sempre a gambe larghe e pancia in dentro: «Il sindaco? Quello che va in giro a fare il figo? Che crede che i problemi si risolvono perché lui fa il figo?» incornicia Vanya, rumena, 39 anni, residente in via Marconi.

Corona è l’estetica che anche l’assessore Fabio Raimondo vorrebbe per sé. Corona, come Fabio e Vito, è figlio di papà: «È il mioCorona-Raimondo sosia» lo elegge l’assessore sui social. Sfotte. Allampanato, voce da efebo, guanciotte, sguardo fritto, l’assessore ha il fisico da soffiatore di caffè bollente (clic sulla foto per il contest Corona-Raimondo). Scolpirsi in palestra? Il doppio stipendio da avvocato e da politico – 19mila euro per un assessorato fantasma – glielo permetterebbe. Ma, se ha fatto poco o niente di bello in 10 anni da assessore, non lo farà neanche in 10 anni di palestra. «Ragazzi, quanto delirio per il mio sosia!» disse a chi criticava il patrocinio del comune (Melegnano News, 15 luglio ore 7:12). Shaking bon-bon. «Stiamo calmi; il comune non sponsorizza nulla». No; non sponsorizza, lo patrocina. «E non ci mette un centesimo». No; ci mette la faccia. «Cerchiamo di vedere nel modo giusto le cose». Questo è il genere di cose che a Cesano Boscone lo fa inveire contro il sindaco Negri. «Adesso da becero e incolto uomo di destra torno a leggere l’ultimo di libro di Totti». Bastava tornare a Cesano.

UN INVITO
I commenti sarcastici alle iniziative sono sintomi della falsa ripartenza del commercio locale, dopo la crisi, dopo EXPO2015, dopo la Tangenziale Esterna. Non ha l’alleanza dei consumatori. Questo perciò è un invito, caro commercio melegnanese. Poteva essere più chiaro il messaggio della presidenza di Confcommercio alla Festa dei Servi 2015? La #bellezza vi circonda. È nelle tradizioni storiche e agroalimentari, seppellite come asce di guerra. La #bellezza è nei palazzi storici in rovina, abbandonati all’orrore senza che abbiano commesso alcuna colpa. La #bellezza è nell’ironia, meritata dopo decenni di piatta tv. Al primo che saprà cogliere tanta #bellezza spettano fortune da capogiro e i clienti migliori. Vestito o nudo che sia, è il marketing del futuro. Lo chiamiamo il marketing della #bellezza.

Lo Staff, mercoledì 31 agosto 2017 ore 6:00 

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Convinti che Fabrizio Corona sia l’estetica del figlio di papà? Vale lo stesso su Roberto Saviano. Ma questa è antropia. E questo è un altro post. MM

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L'inchiesta cinica

Il marito pneumatico

«FINALMENTE SIETE LIBERI DI SCRIVERE» dice Laura, 45 anni, lettrice. In queste ore di ottobre, di quotazione della Ferrari a Wall Street, di maxi Ipo di Poste Italiane tra i 6 e i 7.5 euro a Piazza Affari – e delle dimissioni a orologeria del sindaco di Roma Ignazio Marino – vi raccontiamo come abbiamo fatto a emanciparci, a fare migliaia di letture.

Laura è melegnanese. L’abbiamo vista alla Settimana della Legalità. Confrontava i tempi di adesso con il tempo in cui RADAR non c’era, e la stragrande ricchezza dell’informazione melegnanese non passava nelle mani di nessuno. «Prima l’informazione era sotto il controllo dei desk, i giornalisti seduti nelle redazioni locali – abbiamo provato a risponderle. – Non è un mistero che le redazioni, come al Cittadino, ti dicono che lo scoop non lo vogliono, che vogliono articoli di costume…».

Scappando dai media locali cercammo riparo in un blog fresco, caldo come il pane. Un media di nicchia. Oggi che i nostri articoli sono 493, i visitatori 75182 e le letture 116611, dobbiamo ragionare se RADAR sia davvero di nicchia. Lo abbiamo chiesto ai lettori lavorando sul marketing 1 to 1. Abbiamo cominciato dalla definizione generale: che cosa significa di nicchia.

La community di RADAR dice la sua. «Elitario» risponde Anita, 38 anni. In senso positivo o negativo? «Può essere letto in entrambi i sensi». «Riservato, esclusivo?» propone Augusto, 64 anni. «Non per poracci» sottolinea Jimmy, 31 anni. Cioè, i poveri di spirito? «No, no: poracci proprio» insiste – dal romanesco poraccio, poveraccio, parola blues, carica di nere allusioni a miseria e infelicità. – «Ristretto!» rilancia Leonardo, 60 anni, melegnanese DOC. «Cool, da un certo punto di vista, anche se forse non è il più adatto» riflette Davide, 26 anni, blogger di RADAR. «Però userei una parola italiana» interviene Leonardo. Cool equivale nel costume popolare a fresco, moderno, da intenditori, come la cultura popolare di ispirazione afroamericana rinata sotto il segno del cool jazz di Miles Davis, anni Cinquanta.
«Secondo me però ‘di nicchia’ non significa necessariamente ‘per chi se lo può permettere’ (in tutti i sensi, non solo economico) ma ‘per/di pochi’ in senso neutro» pensa Vittoria, 40 anni. Valido approccio, estremo opposto, nella nuova scienza del marketing, all’approccio detto di massa; le nicchie possono corrispondere a segmentazioni. «Per appassionati» lancia Francesco, 33 anni: ok, distinguiamo il pubblico dei lettori secondo un criterio presocratico: accesi/spenti, dormienti/svegli. «Alternativo?» è l’idea di Irene, 23 anni. Buon modo di vedere, utile alle boccate d’aria, frequentemente necessarie nel settore. «Cerchia. Brutto…?» viene in mente a Maria, 37 anni. Per niente: è la base funzionale di distinzione in Google. «Avvincendare?» è il secondo pensiero di Leonardo in forma di diamante grezzo.

Appartiene a Giulio, 44 anni, un colpo che taglia il toro in due. «Target» dice. Concentrandoci sull’approccio di Giulio e sull’ultima osservazione di Leonardo, individuiamo una parola inglese che significa la targa del bersaglio (quindi anche l’oggetto in movimento seguito dagli apparecchi radar). Nel linguaggio del marketing, target è un segmento caratterizzato, composto da persone con le quali si vuole fare mercato. Non tutte: persone speciali. Quelle giuste. Invece, avvicendare è un’espressione verbale che rintraccia la strategia del nostro blog (diavolo di un Leonardo). Chiamiamola rotazione del 20%. Negli ultimi trent’anni, tutta l’organizzazione strategica del lavoro e delle aziende è stata centrata sulla Curva di Pareto, la divisione di un’unità di persone in due segmenti, pari a 20:80. Il primo 20 consiste nella parte più responsiva, sensibile, attiva. Il restante 80 viene influenzato, ispirato, agganciato dal 20. Negli anni Ottanta Jack Welch, il più abile manager del XX secolo, adoperò il sistema 20:80 in General Electric ottenendo aumenti di valore del 4000%. Nelle nostre ricerche di mercato – quindi visualizzando le nicchie a noi pertinenti: informazione, comunicazione, giornalismo locale, quotidiani & settimanali – individuammo che i giornali locali finivano per rivolgersi sempre e solo alla nicchia di un 15-20%. Composto da chi? Grossi proprietari, dirigenti locali, alti funzionari pubblici, esponenti di spicco dei partiti. Gente che, se ragioniamo, non ha nessun bisogno di essere informata, conoscendo già i fatti di prima mano. La nostra decisione di Staff è stata di diversificare notizie e articoli in modo tale da interessare di volta in volta ogni segmento di pubblico, ogni nicchia di lettori. Sradicando il monopolio della fruizione via da quel 15-20%. Internet è stata più di uno strumento. È stata – laicamente – una matrix, un tabernacolo, un cenacolo, un poggio frondoso.

È la rivoluzione digitale. Nel Paese, il 55.8% dei consumatori predilige informarsi online. Non è solo risparmio. Nel digitale trovano sede «abilità, professionalità, creatività, flessibilità di risposta». Fa testo l’Abruzzo, terra di storica attività piccolo-artigianale. Qui l’informazione digitale «spinge la creazione d’impresa, soprattutto giovane». La recessione è ancora operativa, in termini di volume distribuito le perdite sono pari a -40% dal 2008 al 2015 (oggi sono 3.2 milioni le copie distrubuite al giorno; dati Assocarta), ma l’emorragia è nata 15 anni fa, nel 2000. «Fino al 2009 ci abbiamo provato con i cd e i libri allegati» (Salvatore Curiale, Asig).

La crisi dell’editoria, cioè del sistema di produzione delle parole in forma scritta, è sì una crisi industriale, ma è prima una crisi di potere. Spiegavamo nel 2013 ad Antonella, 43 anni, attivista civica e consigliera comunale nel Sud Est Milano, schifata dall’informazione locale: «Guarda, i nostri giornali funzionano così. Il presidente della fondazione cittadina apre la pagina relativa al suo comune. Legge la notizia dell’ultima disgrazia dell’amministrazione comunale, ride: alza la cornetta, chiama il presidente dell’associazione cittadina, sfotte e dice ahahahahah, guarda che succede nel tuo comune; il quale ride, chiama l’ex presidente di comitato cittadino, sfotte e dice ahahahahah, va’ che mi ha detto il presidente; quest’ultimo ride e ahahahahah, sfotte il sindaco e dice: ma che succede nel tuo comune?».

Non siamo d’accordo con Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta. Non servono bonus statali da 100mila euro l’anno, da destinare ai lettori dai 18 ai 25 anni. I ragazzi sentiranno che vengono corrotti allo scopo di comprare i prodotti di un’industria finita. Nell’editoria cartacea trovano posto «emergenza di politiche fiscali», «chiusura di aziende», «calo di occupazione», «abbassamento dei livelli retributivi», «intervento dello stato» *. Dal punto di vista occupazionale, il crollo nazionale del settore inizia nel 1995 – ad oggi, il calo è pari a –60% nel settore strategico dei poligrafici – e già nel 2011, quattro anni fa, l’Osservatorio europeo di giornalismo dava i giornali locali per morti. Il giornalista Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera, presidente di RCS Libri, così disse dei giornali locali: «Alcuni sono terribilmente vecchi, sembrano di un’epoca pretelevisiva. Non riescono a dare un prodotto all’altezza delle aspettative. L’editoriale di un giornale cittadino dovrebbe far tremare il suo ambiente di riferimento. Ma accade molto di rado». Era il 1998.

È in atto uno scontro di valori. I consumatori sono persone. Con chi si schierano le persone? con il sarcasmo dei dirigenti locali? con il calo di fatturato? con la qualità rovinata? O con l’abilità creativa, la professionalità, l’etica, la liberazione di risorse lavorative? Le persone scelgono.

Ora avete capito. Date un’occhiata all’intelligente pezzo di Charlie Beckett e diteci che ne pensate.

Lo Staff, martedì 13 ottobre 2015 ore 10:21

radarmelegnano@gmail.com

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* A fine 2011 il quotidiano milanese Il Giorno aveva già invitato i collaboratori ad accettare stipendi di solidarietà. Pochi mesi dopo la testata annunciava ai lettori la riduzione delle pagine interne, in particolare delle pagine sul locale: «È come se dovessimo stampare un libro di 100 pagine ogni giorno», dichiarò.
** «Il marito pneumatico» ha un suono bellissimo e solo per questo motivo è finito nel titolo.
C’est la vie.
Potrebbe richiamare un concetto di uomo efficiente, casa e famiglia, ormai passato alla storia, che non intendiamo e non possiamo incarnare né in vita né in blog. Giornalisticamente – pensiamoci – neanche l’informazione è in mano al singolo operatore professionista: l’informazione è in mano ai cittadini, uomini, donne, bambini, accurati testimoni della comunità in cui vivono. La vita in una comunità è sola ragion sufficiente perché l’informazione esista. I giornalisti siete voi.

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Il dibattito

Liste civiche sfigate

MELEGNANO – «Credo il civismo sia una visione della vita politica alternativa ai sistemi dei partiti, che si propone di mettere insieme persone che vivono una comunità, in relazione a dei valori positivi e condivisi. Vivere il proprio territorio, non avere vincoli di parte o favori da fare e restituire, dovuti a decenni di sistema che sta implodendo per corruzione.
È necessario essere sostenuti e finalmente spinti da tutti coloro che pensano si sia arrivati a un bivio fondamentale. Non basta più parlare e lamentarsi… è necessario metterci la faccia e rimboccarsi le maniche se si vuole davvero cercare di cambiare. Mai dire mai. Mai dire: non si può fare».

Questa lettera è stata inviata ai giornali non molti giorni fa. Non l’abbiamo vista granché, in giro. Nello Staff di RADAR, persino chi di politica non ne vuole sapere parla con curiosità di Insieme Cambiamo, il gruppo civico autore della lettera. I motivi della curiosità sono evidenti: pragmatismo e ironia. Belle idee – il Protocollo contro la corruzione negli appalti edilizi – anche votate all’unanimità. Dal 2012 a oggi sono riusciti a dribblare il triplice trabocchetto che infama (neologismo melegnanese) e decortica le liste civiche, cioè la disorganizzazione, le scarse speranze e la ricca aspettativa di sfiga.

Hanno dichiarato sul blog di lista: «Non abbiamo tempo di fare marketing» (23 luglio 2015). Sennò spaccherebbero il culo, sottinteso. Eppure in tutto il Sud Est Milano, da San Donato a Mediglia, da Cerro a Segrate, è proprio la minuscola lista melegnanese a proporre idee avanti in fatto di marketing e posizionamento. Come si fa a dirlo? Disse il coordinatore Alessandro Lomi (clic all’intervista): «La politica civica è un servizio che la cittadinanza fa a se stessa». Vantaggio competitivo e value proposition innovativi espressi dalle parole di un metalmeccanico con prole.

La politica ha disgustato anche noi. Ieri sera nessuno di RADAR era ad ascoltare il primo consiglio comunale dell’anno. Ma alla notizia di pochi cittadini melegnanesi che si danno da fare senza ricorrere a strutture decadenti, ci viene da sperare. Che la voglia di sorprenderci con nuove idee venga a tanti altri melegnanesi sobri, competenti, ancora nell’ombra, come lo erano i fortunati tizi della lista. Nonostante sia costume di RADAR bruciare i comunicati politici appena letti, stavolta il link alla lettera integrale lo condividiamo senza angoscie (con la i).

Lo Staff, mercoledì 23 settembre 2015 ore 15:00

radarmelegnano@gmail.com

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