Cronaca

Palazzo Spernazzati e l’antica via Castellini: «Qui c’era il cuore di Melegnano»

VIA BASCAPÈ/CASTELLINI — Un tuffo nel passato della Contrada Lunga su cui sorgeva palazzo Spernazzati, la costruzione di rilievo storico che sarà possibile conoscere in esclusiva sabato 25 marzo. «Il luogo era, come oggi, il cuore di Melegnano» racconta Mauro Manfrinato, archeologo, volontario dell’associazione Italia Nostra sezione Sud Est Milano. «Partendo dall’imbocco di via Bascapè, sul finire del Trecento si poteva vedere una fila di costruzioni stilisticamente tardomedievali a caratteri gotici come il Broletto sino ad oltre il Barbarossa; infatti la costruzione che ospita il locale Barbarossa è la continuità del Broletto. A destra si poteva ammirare il palazzo Spernazzati, probabilmente con una corte aperta verso strada e con un edificio medievale porticato sullo sfondo dall’altro lato di via Castellini, ove erano presenti alcuni fabbricati che, nel 1700, si presenteranno molto trasformati. In realtà questi fabbricati celavano impianti più antichi. Probabilmente in quest’area, nel tardo medioevo, era presente una fucina destinata anche alla fabbricazione di armi. Ricordo che, dopo l’abbattimento dello stabile che nel 2012 ha fatto spazio a un edificio moderno, con il benestare della Soprintendenza alle Belle Arti io e altri volontari di Italia Nostra avevamo fatto una pulizia nel terreno, dopo l’eliminazione del pavimento. Ne venne alla luce una traccia bruciata contenente scarti di lavorazione del ferro e un dardo da balestra; piccoli materiali consegnati agli enti preposti».

«Lungo tutto il palazzo sono visibili diverse specie di mattoni. I mattoni che appaiono più bruni e meno smangiati sono quelli che avevano raggiunto una ideale temperatura di cottura; ma avevano anche molto probabilmente un’argilla di miglior qualità. La porta nella foto dà attualmente su via Bascapè. La disposizione di mattoni appena al di sopra della porta si chiama piattabanda. I mattoni sono stati posati così perché era l’unico modo per autosostenere un buco nella parete, ovvero una porta; svolgono la stessa funzione dell’arco. In alternativa alla piattabanda di mattoni si potevano posare traverse di pietra o semplicemente di legno. Diciamo che la soluzione più economica, ma anche la più deperibile, era proprio in legno; la soluzione intermedia, e più usata, era in mattoni e la più prestigiosa era in pietra, ovviamente».

«In questa immagine, un’altra ala del Palazzo, attribuibile al secolo XIV. Al pian terreno originariamente quest’ala era parzialmente porticata con archi a sesto acuto: al piano primo si aprivano finestre monofore a sesto acuto decorate e doveva esservi anche un altro piano, capitozzato in epoca incerta. L’aspetto dell’ala interna era come il Broletto attuale: grandi archi a sesto acuto e finestre gotiche ai piani superiori. Una perfetta corte tardo-medievale».

Lo Staff con Mauro Manfrinato, associazione Italia Nostra sezione Sud Est Milano, giovedì 23 marzo 2017 ore 13:22 

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L'inchiesta

Cantiere, architetti, ingegneri: tutti d’accordo, quell’edificio lì non serve a un cazzo

VIA MARCONI/VIA 23 MARZO – Niente, vogliono proprio buttarlo giù. Dell’edificio storico di via Marconi, civico 25, con facciata posteriore su via 23 Marzo, non deve restare in piedi una pietra. L’edificio cellophanato (che ha parti risalenti al 1700 ed è un bene storico) a luglio è precipitato in diversi punti durante i lavori del cantiere, comprese parti delle facciate che andavano conservate d’obbligo. «È stato un incidente» ha dichiarato il cantiere.
Incidente? Il 22 settembre, due mesi dopo il crollo, spunta una richiesta firmata dallo Studio di architettura Locatelli di via Cadorna, direttore del cantiere. La richiesta è di «demolire tutte le murature perimetrali». È indirizzata al Comune di Melegnano. «L’impresa Fedil Costruzioni Srl» hanno scritto nella richiesta del 22 settembre gli architetti Stefano e Alessandro Locatelli, «ci comunica che non può in nessun modo mantenerle, perché tali murature sono edificate con mattoni legati fra loro con un legante friabile, una malta inconsistente. Inoltre un terremoto aggraverebbe il problema, visto che la nostra area è passata da rischio sismico 4 a rischio 3».
«Facciamo richiesta di demolizione» concludono gli architetti nella richiesta del 22 settembre. «L’ipotesi di mantenere la muratura presente ha dei costi elevati, anche perché la muratura non ha fondazioni».
L’ultima parola la avrà il comune. Gli architetti Locatelli hanno presentato una variazione del Piano di Recupero dell’edificio per il permesso di demolire.

Ma non tutti concordano che il crollo di luglio fosse una svista. Il crollo risulta provocato «dall’uso della pala meccanica, cioè della ruspa, al posto dello smantellamento a mano, da usare per dividere i muri da abbattere da quelli da mantenere, come di regola». L’uso della pala meccanica ha compromesso anche le porzioni che dovevano restare in piedi. A dichiararlo è Mauro Manfrinato, archeologo e volontario dell’associazione Italia Nostra, che si interessa agli edifici storici presenti nei comuni. La responsabilità del crollo è attribuita alla società Fedil*. Manfrinato ha seguito tutta la procedura del cantiere insieme a Cristiana Amoroso, presidente di Italia Nostra sezione Sud Est Milano. Hanno rilasciato dichiarazioni in esclusiva a RADAR.

«Primo, – affermano Manfrinato e Amoruso – per un progetto che coinvolge un bene storico ci vuole un architetto restauratore o un ingegnere competente in restauro. Secondo, l’edificio non è vero che non ha fondazioni: ha una cantina originale. Terzo: non esiste utilizzare queste scuse dei mattoni legati da materiale friabile, o e del pericolo di terremoto, per buttare giù gli altri edifici storici di Melegnano».
«La cosa più preoccupante – continuano – è che il metodo proposto per l’edificio di via Marconi può essere elevato a sistema. Melegnano è piena di edifici tradizionali, storici e di pregio, in condizioni di abbandono. Ma questo basta per demolirli? Non resteremo a guardare».

La ditta di operai che ha in appalto la ristrutturazione dell’edificio, Fedil Costruzioni di Pandino (citata in alto nella richiesta degli architetti) ha dichiarato che «non procederà con i lavori senza la demolizione dei muri e la loro sostituzione» (3 settembre 2015). La società di ingegneria Consultec Srl di Lodi afferma che «i mattoni, legati da malte molto povere, sotto l’effetto di un terremoto potrebbero crollare» (lettera del 10 settembre).

Conclusioni. L’architetto Locatelli, intervistato da RADAR il 14 ottobre, non ha fatto parola di tutto questo, ha affermato che «quello di luglio era un incidente». Affermazione che è possibile come minimo mettere in dubbio. Le due facciate presenti sulle vie Marconi e 23 Marzo era d’obbligo conservarle, come scritto nel Piano di Recupero dell’edificio: «La sostituzione integrale dei muri perimetrali è subordinata all’obbligo di conservare almeno le facciate sulla pubblica via». Questo significa che il crollo di luglio deve essere compensato dal pagamento di una multa. Infine, gli edifici storici di Melegnano da tutelare sono numerosi. Meglio riqualificarli o meglio raderli al suolo per cementificare? Il comune dovrà scegliere tra il business e il consenso della popolazione.

Marco Maccari, giovedì 10 dicembre 2015 ore 8:00

mamacra@gmail.com
@mamacra

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* «La società Fedil Costruzioni Srl, fidandosi della sua esperienza, ha usato il mezzo meccanico anziché procedere prima alla demolizione manuale per dividere i muri. Caso vuole che le due murature erano internamente legate con due tronchi di rovere, i quali hanno trascinato i muri verso il cortile» (relazione dello Studio Locatelli al comune, protocollata il 18 luglio 2015).

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Cronaca

Cerca-Binasca, emergono bidoni di rifiuti chimici, gli abitanti: «È diossina?»

VIA CERCA, COLTURANO – Nel cantiere TEM davanti alla Cascina Lombarda sono stati scoperti bidoni contenenti «sostanze tossiche». Una strada sterrata collega il distributore IP al retro del cantiere, dove sono stati estratti i bidoni. «È successo settimane fa, i bidoni sono una decina e sono rimasti quasi un mese» riferiscono i residenti delle abitazioni poco lontano, che sono parte del Comune di Vizzolo. «Un odore particolarmente insopportabile, da dare alla testa – informano gli abitanti. – Il contenuto dei fusti sembrava ghiaccio sporco (in foto, il particolare a destra in basso). Un materiale bianco traslucido, opalescente, con venature marroncine o giallastre. Come se fosse un quarzo dall’aspetto plastico, che si deteriora all’aria. Non vorremmo che fosse diossina o altro composto tossico. Con tutto il puzzo che è capace di fare era una cosa veramente preoccupante, qui siamo nelle vicinanze di più corsi d’acqua e di una fonte sorgiva».

Ma basta percorrere la strada che parte dal distributore e a poche decine di metri si scoprono altri due fusti metallici, abbandonati nel fosso che la costeggia. Sono seminascosti dal fogliame (in alto nella foto).

I bidoni dissepolti sono stati da poco allontanati dal cantiere. «Quel che c’era nella terra erano mattoni e macerie – replicano i responsabili. – In mezzo sono stati trovati due o tre fusti metallici, ma erano vuoti. Non ci risulta fossero materiali chimici; l’odore era di fogna».

Marco Maccari, sabato 4 aprile 2015 ore 11:35

mamacra@gmail.com

@mamacra

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Cronaca

Scavi, rivoluzione: e la frutta trasloca in biblioteca

Fermento tra i cittadini. Mattoni di prima del Novecento

PIAZZA IV NOVEMBRE – Cantiere in piazza e viene fuori un muro secolare. Il mercato ortofrutticolo è diviso a metà: piazza delle Associazioni ha ospitato quest’oggi la fila dei banchi di verdure e di pollame solitamente allineati all’edicola (foto in basso, clic per ingrandire).

Gli ambulanti prendono atto dello spostamento. Ma non perdono il sorriso: «Tutto bene. Si va avanti». Ieri però la preoccupazione era palpabile. «Qua è un casino» diceva al telefono un titolare, sopraggiunto in piazza: «Scaricare, lo spazio c’è. Ma la rete è proprio attaccata».

I reperti di un muro e di un acciottolato stradale, risalenti a pochi secoli fa, hanno visto oggi l’aspetto del moderno mercato melegnanese. «Sono anch’io curioso di capire – dichiara l’assessore ai lavori pubblici, Lorenzo Pontiggia, fresco di riunione appena svolta. – I vecchi cittadini la ricordano come la piazza degli animali e, anticamente, era una zona di pascolo, almeno stando ai documenti. C’è una premessa comunque: mesi fa la Sovrintendenza ai Beni Archeologici aveva chiesto che fosse presente, durante la fase di scavo, anche un archeologo. La società Cap Holding, che ha l’incarico di terminare i lavori al servizio idrico, ha fatto sì che l’archeologo fosse messo in cantiere. Per quanto riguarda il programma – aggiunge – su questo tratto di strada c’era una previsione di 15-20 giorni di lavoro. Vorrei capire cosa mi dice la Sovrintendenza, se ci sono implicazioni e di quale tipo. Siamo in attesa di una comunicazione da parte della direzione dei lavori».

«Certamente verrà coperto tutto» osserva l’associazione nazionale Italia Nostra, i cui attivisti hanno raggiunto gli scavi a Melegnano. «I mattoni venuti alla luce risultano databili a prima del Novecento, a partire dai solchi visibili sul dorso. I mattoni di età industriale sono tutti uguali. Quei solchi sono invece l’indizio che sono stati fatti a mano. Ma ciò che vogliamo dire ai melegnanesi è: siate sentinelle. Ancora più in questo periodo, ora che si aprono i cantieri, difendete il vostro territorio».

Mercato in Associazioni

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