L'inchiesta

Cantiere, architetti, ingegneri: tutti d’accordo, quell’edificio lì non serve a un cazzo

VIA MARCONI/VIA 23 MARZO – Niente, vogliono proprio buttarlo giù. Dell’edificio storico di via Marconi, civico 25, con facciata posteriore su via 23 Marzo, non deve restare in piedi una pietra. L’edificio cellophanato (che ha parti risalenti al 1700 ed è un bene storico) a luglio è precipitato in diversi punti durante i lavori del cantiere, comprese parti delle facciate che andavano conservate d’obbligo. «È stato un incidente» ha dichiarato il cantiere.
Incidente? Il 22 settembre, due mesi dopo il crollo, spunta una richiesta firmata dallo Studio di architettura Locatelli di via Cadorna, direttore del cantiere. La richiesta è di «demolire tutte le murature perimetrali». È indirizzata al Comune di Melegnano. «L’impresa Fedil Costruzioni Srl» hanno scritto nella richiesta del 22 settembre gli architetti Stefano e Alessandro Locatelli, «ci comunica che non può in nessun modo mantenerle, perché tali murature sono edificate con mattoni legati fra loro con un legante friabile, una malta inconsistente. Inoltre un terremoto aggraverebbe il problema, visto che la nostra area è passata da rischio sismico 4 a rischio 3».
«Facciamo richiesta di demolizione» concludono gli architetti nella richiesta del 22 settembre. «L’ipotesi di mantenere la muratura presente ha dei costi elevati, anche perché la muratura non ha fondazioni».
L’ultima parola la avrà il comune. Gli architetti Locatelli hanno presentato una variazione del Piano di Recupero dell’edificio per il permesso di demolire.

Ma non tutti concordano che il crollo di luglio fosse una svista. Il crollo risulta provocato «dall’uso della pala meccanica, cioè della ruspa, al posto dello smantellamento a mano, da usare per dividere i muri da abbattere da quelli da mantenere, come di regola». L’uso della pala meccanica ha compromesso anche le porzioni che dovevano restare in piedi. A dichiararlo è Mauro Manfrinato, archeologo e volontario dell’associazione Italia Nostra, che si interessa agli edifici storici presenti nei comuni. La responsabilità del crollo è attribuita alla società Fedil*. Manfrinato ha seguito tutta la procedura del cantiere insieme a Cristiana Amoroso, presidente di Italia Nostra sezione Sud Est Milano. Hanno rilasciato dichiarazioni in esclusiva a RADAR.

«Primo, – affermano Manfrinato e Amoruso – per un progetto che coinvolge un bene storico ci vuole un architetto restauratore o un ingegnere competente in restauro. Secondo, l’edificio non è vero che non ha fondazioni: ha una cantina originale. Terzo: non esiste utilizzare queste scuse dei mattoni legati da materiale friabile, o e del pericolo di terremoto, per buttare giù gli altri edifici storici di Melegnano».
«La cosa più preoccupante – continuano – è che il metodo proposto per l’edificio di via Marconi può essere elevato a sistema. Melegnano è piena di edifici tradizionali, storici e di pregio, in condizioni di abbandono. Ma questo basta per demolirli? Non resteremo a guardare».

La ditta di operai che ha in appalto la ristrutturazione dell’edificio, Fedil Costruzioni di Pandino (citata in alto nella richiesta degli architetti) ha dichiarato che «non procederà con i lavori senza la demolizione dei muri e la loro sostituzione» (3 settembre 2015). La società di ingegneria Consultec Srl di Lodi afferma che «i mattoni, legati da malte molto povere, sotto l’effetto di un terremoto potrebbero crollare» (lettera del 10 settembre).

Conclusioni. L’architetto Locatelli, intervistato da RADAR il 14 ottobre, non ha fatto parola di tutto questo, ha affermato che «quello di luglio era un incidente». Affermazione che è possibile come minimo mettere in dubbio. Le due facciate presenti sulle vie Marconi e 23 Marzo era d’obbligo conservarle, come scritto nel Piano di Recupero dell’edificio: «La sostituzione integrale dei muri perimetrali è subordinata all’obbligo di conservare almeno le facciate sulla pubblica via». Questo significa che il crollo di luglio deve essere compensato dal pagamento di una multa. Infine, gli edifici storici di Melegnano da tutelare sono numerosi. Meglio riqualificarli o meglio raderli al suolo per cementificare? Il comune dovrà scegliere tra il business e il consenso della popolazione.

Marco Maccari, giovedì 10 dicembre 2015 ore 8:00

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@mamacra

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* «La società Fedil Costruzioni Srl, fidandosi della sua esperienza, ha usato il mezzo meccanico anziché procedere prima alla demolizione manuale per dividere i muri. Caso vuole che le due murature erano internamente legate con due tronchi di rovere, i quali hanno trascinato i muri verso il cortile» (relazione dello Studio Locatelli al comune, protocollata il 18 luglio 2015).

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Cronaca

…fatto cazzata?

VIA MARCONI – Dietro l’impalcatura e dietro le coperture di via Marconi e via 23 Marzo un edificio del tardo 1700 è stato demolito. Sono stati salvati frammenti delle facciate. L’intervento di riqualificazione è autorizzato dal comune di Melegnano e previsto nel nuovo piano regolatore, il Piano di Governo del Territorio. Ma non era previsto che fosse demolito così a fondo.

L’edificio doveva restare in gran parte conservato. Ha preso posizione Italia Nostra, associazione per la tutela del patrimonio storico e artistico: «È presente sulle tavole a colori del Catasto Teresiano del 1754 come disegno eseguito a matita sulla mappa dopo la pubblicazione. Sorge sul riempimento del fossato difensivo nord della Melegnano medievale. Aveva una cantina bellissima con colonne di granito. Le nostre osservazioni – spiega Mauro Manfrinato, membro dell’associazione per il Sud Est Milano – così come quelle della Sovrintendenza ai Beni Architettonici, erano che l’edificio dovesse essere mantenuto. Doveva esserci la modifica solo del sottotetto per renderlo abitabile, ne sarebbe uscito un terrazzino. Invece è stato completamente distrutto tutto l’edificio».

«Dovevano essere mantenute le due facciate sulle vie Marconi e 23 Marzo – conclude. – L’edificio era intatto e non era marcio. Se non è cambiato nessun dato, nessuna prescrizione, siamo di fronte a un illecito». A ottenere il vincolo sulle facciate fu l’ex assessore Denis Zanaboni, Lega Nord, in carica dal 2007 al 2012: «Stiamo indagando su probabili abusi edilizi riconducibili a demolizione non conforme» dichiara.

A notare tutto è stato Luigi Martelli, consigliere comunale di Alleanza per Melegnano con Lega Nord. Contattato da RADAR per dichiarazioni, l’architetto Campari incaricato dell’esecuzione del progetto si è sottratto alle domande. Gli studi di architettura coinvolti sono entrambi melegnanesi: Studio Locatelli in via Cadorna e Studio Campari in via Castellini.

«Di anno in anno vengono a mancare pezzi di centri storici. L’ignoranza è colossale su questi argomenti – commenta Mauro Manfrinato. – I residenti non vengono educati a indignarsi e nelle amministrazioni comunali c’è menefreghismo. Come per il Castello di Melegnano. Sono due anni che piove sugli affreschi, due anni che nessuno fa nulla».

Marco Maccari, 22 luglio 2015 ore 15:55

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Cronaca

Scoperto un ponte cinquecentesco, l’unico in muratura del Sud Milano

VIA EMILIA, S. Giuliano Milanese – Quello è il ponte del Monastero della Vittoria, fatto dopo il 1518 a seguito della battaglia di Zivido vinta dal re Francesco I. È sulla roggia Spazzòla, è all’altezza del cimitero ed è il solo di epoca cinquecentesca esistente nel Sud Milano. Ne è sicuro l’archeologo Mauro Manfrinato, autore del ritrovamento: «È un manufatto unico nel territorio – illustra. – Durante la conferenza di circa due mesi fa con il professor Bardelli parlai dei residui del Monastero della Vittoria. In occasione di quella conferenza andai sul posto. Ho preso le misure dei mattoni, dei pilastri, e sono venuto a capo del fatto che quel ponte è del XVI secolo, è l’unico di epoca rinascimentale esistente nel territorio. Merita una certa forma di tutela e di restauro».

«I ponti in muratura che abbiamo nel territorio sono generalmente del Settecento, o dell’Ottocento – continua Manfrinato. – Prima erano quasi tutti in legno. Questo è l’unico caso di ponte cinquecentesco in uso. Sarebbe opportuno restaurarlo, togliere quei parapetti di cemento armato creati negli anni Sessanta, riabbassare la quota del piano di calpestìo per alleggerirlo e dotare il manufatto di una forma di tutela. Sarebbe interessante riuscire, tramite il Comune e la Soprintendenza Archeologica, a valorizzarlo dal punto di vista didattico e archeologico. Perché non pensare a un connubio di più università, francese, svizzera e italiana, nel quale far operare gli specializzandi e così recuperare quanto rimane del monastero con metodi scientifici? Soprattutto con risalto dei pilastri al ponte che costituiscono l’unico avanzo visibile fuori terra. Sono tracce culturali abbandonate quanto inedite».

Marco Maccari, venerdì 12 giugno 2015 ore 13:18

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Cronaca

Rimuovono una Madonnina: sotto c’è un affresco originale

VIA VENETO – Cantiere aperto, la facciata svela un’immagine della Vergine nascosta sotto l’altra. Lo scoprono gli operai ieri mattina al lavoro su una casa lato strada: l’affresco è tardosettecentesco e si presenta sbiancato, rivestito di uno strato omogeneo di calcina. Ritrae la Vergine e il Bambino incoronati. In periodo recente era stato coperto da un pannello dipinto, visibile a chi passava.

«È l’unico affresco originale e recente di una certa rilevanza che ci sia in città – osserva l’archeologo Mauro Manfrinato, volontario dell’associazione Italia Nostra. – È un pregio per la costruzione e sicuramente aumenta il valore economico dell’immobile. Ha motivo di rimanere sulla facciata essendo parte integrante dell’edificio. Tutte le altre immagini presenti a Melegnano sono, ad eccezione della Madonna del Ponte che comunque non è originaria di quella costruzione, riedizioni recenti se non addirittura recentissime di antiche edicole che sono state completamente stravolte. Questa è l’unica edicola su facciata che finalmente fa evincere un affresco originario, recuperabilissimo e di un certo valore».

Marco Maccari, domenica 4 gennaio 2015 ore 13:18

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