Satira

La zona a traffico limitato per i pedoni di Melegnano

MELEGNANO – È passato un secolo e le cose sono decisamente cambiate in meglio. Melegnano sembrava una città destinata al declino, all’oblio commerciale; invece le capacità imprenditoriali dei commercianti l’hanno trasformata nel luogo più bello del pianeta dove fare acquisti.

Lo sforzo comune dell’amministrazione comunale, delle associazioni di categoria e dei singoli commercianti ha portato ad un successo che ha dell’incredibile.

Il segreto di questo successo lo possiamo spiegare in due mosse.

La prima mossa è stata sicuramente non banale, ma di grande effetto: è stata introdotta la prima ZTpL (zona traffico pedonale limitato) una idea che ha di fatto impedito ai pedoni di passeggiare per le vie della città a piedi obbligandoli all’uso della propria automobile.

La seconda mossa è stata la vera idea vincente, l’uovo di Colombo che tutto il mondo ora guarda con invidia; e cioè quella secondo cui ogni negozio al suo interno dovesse avere dei parcheggi per le automobili dei clienti.

Oggi i clienti arrivano da tutto il pianeta per fare i loro acquisti a Melegnano a bordo delle loro vetture, che parcheggiano comodamente all’interno dei negozi; questo metodo, che possiamo comodamente chiamare #ParkingOnAndBuy, è diventato di riferimento in tutto il globo.

E Amazon sta cercando di utilizzarlo visto il calo vertiginoso dei fatturati, per evitare il rischio di bancarotta.

#NoiSiamoCaino, martedì 21 novembre 2117 ore 12:55 

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Cronaca, Il caso

Chimica Saronio: l’iprite, il gas mostarda, il georadar di ultima generazione, il museo della pace

RIOZZO — Ciao, RADAR. Ci ho messo un po’ ma, come promesso, ti lascio qualche info sulla serata riguardante la Saronio. Gianluca di Feo — autore del libro inchiesta Veleni di Stato e attualmente vicedirettore di la Repubblica — ha tenuto una serata molto interessante, iniziando da una trattazione generale sull’utilizzo e sulla produzione di armi chimiche in Italia durante il periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale e che si è protratto (sembra) anche fino agli anni ’50.

Ha poi parlato in particolare della Saronio, nella quali si producevano iprite e gas mostarda, delle quali se vuoi potrò parlarti anche dal punto di vista medico. Si è infine aperto un dibattito sulla situazione attuale e sul futuro del terreno riozzese, nel quale sono intervenuti soprattutto esponenti e simpatizzanti della minoranza, per poi avere un ultimo intervento del sindaco Marco Sassi.

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Le fotografie presenti in questo post sono di Michelina Salandra. I diritti sono riservati.

La serata era stata organizzata proprio dalla minoranza, Solidarietà Civica Indipendente, e devo ammettere che l’affluenza è stata notevole, stupendo anche lo stesso Di Feo, raggiungendo le 50-60 persone all’incirca; negli interventi abbiamo potuto notare che le voci di corridoio sembravano aver preso più consistenza del dovuto, soprattutto quella che vuole il terreno della Chimica destinato all’edilizia. Sassi ha commentato solo alla fine, sostenendo il fatto che la richiesta di inserire il terreno nel demanio era necessaria per far partire tutti quei lavori di indagine e bonifica che invece non si sarebbero potuti attuare (attualmente il territorio è ancora di competenza del Ministero della Difesa e tutte le promesse dell’ormai ex ministro La Russa sono andate nel vento e si è dovuti ripartire da zero).
I contatti col Ministero ora sono più forti, anche con il centro di smaltimento di Civitavecchia che già si sta occupando di altri casi. C’è da dire che le sonde (3 per la precisione) inserite nel terreno non hanno mai riscontrato livelli di tossicità alti (cosa che si era verificata con la zona del Giardino a Melegnano e che aveva portato alla chiusura del pozzo artesiano lì presente) e che quindi, con buona probabilità, la bonifica non dovrà essere molto estesa.
Saranno utilizzati georadar di ultima generazione in grado di raggiungere la profondità di 5 metri e gli eventuali contenitori di residui bellici saranno eliminati in tutta sicurezza (anche dopo le rassicurazioni di Di Feo, che più volte ha lavorato con l’esercito italiano, c’erano persone che esprimevano perplessità sulla competenza dei militari).
Le domande sul futuro sono state fatte al giornalista, che giustamente ha detto: «Dovete pensarci voi, capire in che direzione volete andare nel futuro» anche se ha suggerito quanto il territorio della Saronio possa diventare interessante dal punto di vista universitario, ormai l’unico ambito nel quale si fa ricerca. Altre idee sono venute dall’assemblea che suggeriva l’istituzione di un museo della pace e simili.

Insomma, la situazione è sotto controllo ma ci vorranno parecchi anni ancora prima di arrivare a un punto, ma di certo non sarà zona residenziale (voce messa in giro dalla minoranza come se fosse presa dall’amministrazione attuale).

Marco Sassi, in questa serata, hanno cercato di attaccarlo in ogni modo. Fa pensare che l’evento volesse essere altra campagna elettorale, che da noi non si è mai conclusa ed è ricominciata subito dopo le elezioni dell’anno scorso.

D. M., lettore, lunedì 20 novembre 2017 ore 12:00 

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Cronaca, MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

Meno 4000 euro dal comune, ZTL tutto dicembre: per i negozianti «i segnali sono pessimi»

MELEGNANO — «Guardate che, per un negoziante, le luci significano molto. La luce è un segno. Significa: io ci sono. La mia attività c’è. Illumino la via».

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Ma la luce è bassa a Melegnano. Si contano meno luminarie. Due «pessimi segnali» stupiscono i negozianti: prima, la drastica riduzione dei contributi comunali per le luci decorative natalizie — che quest’anno costano 110-115 euro l’una; l’anno scorso costavano 60 euro — e, seconda, la mozione presentata al consiglio comunale per prolungare la zona a traffico limitato fino alle ore 20, tutte le domeniche di dicembre. Non tutti dichiarano di avere contribuito per l’acquisto delle stelle luminose.

«Molti negozianti non sono contenti di questa cosa. Il mese in cui si lavora di più è il mese di dicembre: per un negozio, se la gente in questo periodo ha la possibilità di girare con la macchina e trovare parcheggio, significa che il mese potrà andare bene».

Giugno ha cambiato le cose in municipio. Il nuovo governo locale di Rodolfo Bertoli — uomo di idee democrat — ha contribuito alle luminarie con 4000 euro in meno rispetto ai tempi di Vito Bellomo, berlusconiano ex socialista. «Non tutti ci sentiamo aiutati» avvertono i negozianti.

Marco Maccari, martedì 14 novembre 2017 ore 11:14
mamacra@gmail.com

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L'inchiesta cinica, L'inedito

L’inverno di Melegnano Place

L’inverno a Melegnano Place è sempre lo stesso. Come un malato cronico che si cura per i dolori che non passano mai. La nebbia avvolge fine ogni cosa, creando un velo, una barriera.

Sembra strano ma, nel mio viaggiare, spesso ho associato le condizioni climatiche e la conformazione morfologica del territorio alle abitudini, agli atteggiamenti e alle idiosincrasie di chi ci vive. Melegnano è aperta: ha molte vie di ingresso, ma poco spazio: poco spazio per parlare, poco orizzonte per pensare.

La gente cammina, ma non vive. Quando arriva la nebbia, il grigiume, sembra che tutto si fermi, avvolti da una coperta di luce che impedisce, blocca la vista del cielo. Così la gente non è disposta al cambiamento: chissà cosa ci sarà dietro al grigio. È indefinito, incalcolabile. Rimane sicuro ciò che hai a pochi metri.

Così, andare a Rozzano diventa un viaggio, un problema. Se poi ti infili in qualche stradina di campagna, la sensazione di abbandono è forte: non hai più nessun riferimento, tranne la strada, che è piccola, piena di buchi, e ti auguri di non incontrare nessuno per decidere chi passa prima. La pianura apre gli orizzonti, la nebbia li richiude. Così la gente è immersa nei suoi pensieri, radicata alla strada, cioè alle tradizioni. Passano anni, secoli, si costruiscono nuove strade esterne, ma Melegnano rimane lì, come in una ampolla di vetro, eternamente ferma col mercato e il castello. Parli con la gente, ascolti i loro pensieri, si esprimono arrancando, a volte borbottando in un misto tra dialetto milanese e lodigiano. «Come va?». A questa domanda lo sforzo è gigantesco: «La facciamo andare» risponde la maggioranza, con rigore diplomatico e assenza di particolari. Se hanno tempo, inizia una conversazione sul tempo atmosferico: la nebbia, il freddo, il traffico. Il classico è il lamentatore cronico: è insoddisfatto di tutto, partendo dagli immigrati, la politica, la salute, la viabilità. Ne ha per tutti. E dopo che ha finito con te se non lo hai soddisfatto, ha altro materiale di cui lamentarsi col prossimo incauto ascoltatore. La nebbia, la pianura, la chiusura mentale, la paura del nuovo, dell’ignoto. Le nuove generazioni fuggono, le vecchie invecchiano.

Sembra che per una nuova generazione manchi il terreno fertile per far attecchire nuove idee, per avere nuovi stimoli. Così avanza lo spettro della noia, della droga, della nebbia con la droga, della noia con la chiusura mentale. Forse la nebbia è una salvezza. Forse la pianura è un posto per vivere ognuno nel suo orticello, perché non vedi se al di là ce n’è un altro. A meno che non ti sforzi di fare un viaggio, nella nebbia!

Massimiliano Basile, lunedì 13 novembre 2017 ore 11:12 
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Cronaca

«Palazzo Spernazzati? Era solo campagna elettorale» 

AULA CONSILIARE — Soldi contro arte. Palazzo Spernazzati fa gridare ancora: Vito Bellomo, consigliere di minoranza per Forza Italia e difensore degli interessi dei costruttori, sgrida il sindaco Rodolfo Bertoli, intenzionato alla valorizzazione del palazzo, per la sospensione dei lavori su Spernazzati e nella Corte Castellini.

«In campagna elettorale, a maggio, lei ha fatto accuse a me alla mia amministrazione di voler demolire il patrimonio artistico di Melegnano! Questo assolutamente non è vero. Se lei va a leggere le nostre delibere, fatte insieme a professionisti della città di Melegnano, vedrà che erano assolutamente regolari e rispettose della legge, subordinate ai pareri della Sovrintendenza. Le dichiarazioni fatte in campagna elettorale si sgretolano sempre, poi, alla dura realtà dei fatti». È successo ieri sera, mercoledì 7, nella pubblica sede del consiglio comunale. Bellomo è stato sindaco fino a maggio scorso, ha dato via libera ai preliminari dell’abbattimento della corte.

Indignazione del sindaco Bertoli. Che sbatte le critiche all’angolino: «Mi dispiace che lei sia stato assessore all’urbanistica e non abbia chiara la situazione» ha ribattuto Bertoli a Bellomo, «perché la Sovrintendenza alle Belle Arti le aveva chiesto di eseguire delle verifiche su palazzo Spernazzati, e la Sovrintendenza dice chiaramente che quelle verifiche non sono state fatte. Il piano di recupero di palazzo Spernazzati resta in attesa di questi chiarimenti».

Notizia: a Melegnano è prevista la visita della Sovrintendenza alle Belle Arti. «Siamo in attesa di accogliere l’architetto Carla Crifò, sovrintendente alle Belle Arti della città metropolitana di Milano. Le faremo prendere visione di palazzo Spernazzati e di altri beni storici, come la palazzina Trombini» conclude Bertoli.

Marco Maccari, mercoledì 8 novembre 2017 ore 13:08
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MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

L’indipendenza di Melegnano (e la fuga di tutte le banche)

Che succede? Perché 1497 aziende hanno abbandonato la sede in Catalogna? L’ondata separatista colpisce inevitabilmente pure l’Italia: il referendum in Lombardia e Veneto fa disputare di autonomia tutte le altre regioni italiane. Il sogno utopico — o distopico? — di una federazione italica sarà realtà?

Leader del referendum autonomista italiano è Roberto Maroni, numero 1 di regione Lombardia, anima socialista del movimento LegaNord il cui federalismo è sempre stato bandiera e motto di secessione. Ma queste iniziative di frammentazione, a che cosa porteranno? A una forma di stato nazionale meno unitario? A una Cosa fatta, ma in modo nostrano, come gli Stati Uniti d’America? Sarà interessante osservare l’evoluzione di questo cambiamento.

Tutti insieme sugli alberi, dopo l’indipendenza (foto: J. Nelson, «Before They Pass Away»)

Il potere… difficile mollarlo. Invece 1497 imprese mollano la Catalogna. Come la catena di negozi di benessere Naturhouse, che aveva sede a Barcellona. Con lei, Oryzon ed Eurona.
Sul territorio c’erano banche e istituti di credito come Banco Sabadell e Caixa Bank. Hanno perso il 3% e il 5% in Borsa al primo soffio d’indipendenza. Hanno deciso di trasferirsi nelle isole, a Valencia o in area meno problematica.
I tribunali spagnoli hanno emesso 7 ordinanze d’arresto e un mandato di cattura su Puidgemont. Ma il sì del 90% dei partecipanti al referendum catalano resta un sì. Schiacciante: votare di separarsi dalla Spagna è stato uguale a dichiarare l’uscita dal tetto del mercato europeo.

Lo scenario catalano è «un’emorragia di business», definisce la stampa britannica. E Londra si è messa per prima su questa giostra, con il referendum Brexit. Ma Londra non morirà mai. Invece il futuro di Barcellona — florido capoluogo catalano — come centro di attrazione turistica è messo in discussione. E il Barça? Glorioso club calcistico? Che farà?

Insomma. Meno denaro in cassa, meno aziende e meno posti di lavoro, meno circolazione di clienti sul territorio. Se, al posto di Barcellona, immaginassimo Melegnano, quale sarebbe la sorte delle attività produttive?

Marco Maccari, Massimiliano Basile, giovedì 2 novembre 2017 ore 12:28
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MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

La scoperta dell’America (a Melegnano)

L’imprenditore e internet. L’imprenditore e i social. I tempi d’oggi chiedono al piccolo imprenditore di sputare l’anima pure in versione digitale. I clienti sono molto chiari: a loro piace cercare i tuoi prodotti su internet, piace vedere come li offri, piace essere coinvolti e fidelizzati con qualcosa di bello. Vogliono l’idea geniale sul palmo della mano. Vogliono un rapporto di fiducia fatto di innovazione e sicurezza.

Vogliono, vogliono, vogliono. E tu, imprenditore o imprenditrice, cosa fai? Debiti, fisco, imposte, dipendenti, locali, fornitori — non finisci mai di stare appresso a miliardi di menate e alle loro conseguenze. In più, il mondo ti chiede di cambiare mentalità: eBay, Amazon, Google, Facebook ti impongono il loro modo nuovo di fare mercato. Ti impongono le loro scelte assurde e, se non fai attenzione, ti mangiano i clienti vivi. Come i cannibali dei Caraibi.

Imprenditore di vecchio stampo, trovato vivo su un’isola deserta (foto: 2013, Craig Stevenson per National Geographic)

Così, vedi i tuoi colleghi ridursi a fare cose strane. Vedi imprenditori che vanno su Internet; che fanno le foto al cibo, ai quaderni, alle pezze di stoffa, a questo, a quello. Vedi imprenditrici che si mettono al cellulare a mandano i messaggini su WhatsApp, che usano le faccine, che pubblicano un post al giorno, che si fanno mettere i Mi Piace su Facebook. Ma da quando il fatturato cresce con i Mi Piace?

Devi sapere che questo comportamento non è strano per niente. Obbedisce a un codice comportamentale rigoroso, che porta solo beneficio. Eccolo svelato per te.

Oggi l’imprenditore ha bisogno di diventare editore di se stesso. Sì: un editore online. Pensaci. I clienti hanno sempre in mano lo smartphone. Tu pensi che il cellulare sia solo un attrezzo che fa male ai cervelli? che rende stupidi i ragazzini? Se lo pensi, è stato un piacere e puoi abbandonare la lettura di questo articolo. Non è fatto per te. Perché, se lo pensi, allora ti perdi l’altra faccia della medaglia; che è una medaglia d’oro. Se sei una persona che, invece, ama voltare la faccia delle medaglie — e ama trovare l’oro — allora continua a leggere.

La nuova America è anche ad Est. Ecco una donna di Luzon, Filippine, 1875.

L’imprenditore e l’imprenditrice che pensano male di chi usa i cellulari sono persone che offendono i loro clienti. I clienti di oggi amano dedicare tempo ai social. Secondo la ricerca dell’Università di Salford, il 67% delle persone iscritte ai social network si connette regolarmente perché non vuole perdersi cose importanti. Il 67%. Perché? Perché, per una buona fetta dei tuoi clienti, i social significano relazione. Significano informazione. Significano opportunità. Significano scoperta. È un nuovo stile di vita.

L’imprenditore che non rispetta lo stile di vita dei suoi clienti è un imprenditore che vedrà crescere i concorrenti e sbiadire la sua attività. L’imprenditore che va incontro ai suoi clienti offrendo ogni giorno una nuova foto dei suoi prodotti, che ricorda ai clienti ogni giorno le sue offerte e le sue promozioni, che scrive ai clienti costantemente — che offre loro cose importanti, è un imprenditore che ha capito come nuotare nelle nuove regole di mercato e che imporrà più facilmente e velocemente agli altri le sue.

Tu, però, 1) hai tempo?
2) Hai le competenze?
3) Hai un’ideologia di marketing?
Se sei macellaio, come fai a fare l’editore online?
Se non hai un’idea di marketing, come fai a fare engagement con gli utenti della tua Fan Page per poi fidelizzarli?
Soprattutto: quando lavori?
Se non hai qualcuno a cui lo fai fare, chi lo fa al posto tuo?
E non ripetere la preghiera: ahó, ma quanto mi costa? Con una persona onesta, ti costa 500 euro al mese come 20 euro al mese. Ti costa quanto vuoi tu. Sei tu l’imprenditore. Sei tu la guida.

Dai, capo. Indica la Via (foto: Jimmy Nelson).

Hai voglia di partire per l’America? Ai tempi d’oggi la pubblicità è ancora l’anima del commercio. È un’anima che non sta più in TV. Gli spot televisivi e il paginone costano. La rivista patinata di settore ti chiede dai 4mila ai 5mila euro l’anno; la rivista scrausa te ne chiede comunque 3mila. So’ soldi. Sai che invece una sponsorizzazione via Facebook, geo-localizzata su Melegnano, può farti raggiungere 1000 potenziali clienti facendoti pagare dai 5 ai 7 centesimi di euro per cliente?

Ragiona: il 10% del fatturato lordo va investito in pubblicità. Che fare? Oggi il cliente, per leggere pubblicità, non apre solo la cassetta della posta. Prendi carta e penna e segna: oggi il cliente è dappertutto. Un imprenditore, un’imprenditrice ha bisogno di attirare l’attenzione su canali multipli: la radio funziona, la tv funziona, i giornali funzionano, ma pure internet funziona. Essere reperibile su internet equivale a stare sul cartellone pubblicitario in piazza, uno di quelli grossi.

Meglio la radio? Meglio il social? Quale canale è più efficace? Bah. Non esistono ricettine. I canali hanno bisogno di essere attivi tutti insieme se vuoi una clientela fedele.

Su, datti da fare e non fare il giargiana (foto: 2013, Antonio Gibotta per National Geographic)

Tu la vuoi, una clientela fedele? Hai bisogno di conoscerla. Di profilarla. Hai bisogno di venderle più di un prodotto. Hai bisogno di offrirle prodotti speciali, tenendoti in contatto con lei via social e via email. E guarda che il mito del perfetto cliente di quartiere non esiste: il cliente di quartiere gira, lo sai benissimo e, se non vuoi fidelizzarlo, allora guardalo sparire.
Se fai come gli imprenditori che disprezzano il loro cliente andrai sempre più giù, vedrai gli altri che riescono ad arrivare mentre tu starai al verde. Perché? Ma dove sono finiti i miei clienti, chiede oggi l’imprenditore che disprezza. Ma come fanno a chiedere dove sono finiti se nemmeno c’hanno il loro numero di telefono?

Marco Maccari, Massimiliano Basile, giovedì 12 ottobre 2017 ore 14:00
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