L'inchiesta cinica

Il Clown e l’Imperatore

È INSURREZIONE. Del sistema, contro il sistema. Prima il brexit. Poi Donald Trump. Infine i trade wars, cioè le guerre commerciali tra USA e Cina. Ora la Siria. L’Italia è nella presa di cinque dita: 1) propaganda, 2) anti-politica, 3) autarchia, 4) protezionismo, 5) guerra.

Parole del cacchio. Parole difficili. In Italia si vive di cose facili: di movimento cinque stelle, co-fondato dal comico satirico genovese Beppe Grillo. E di lega nord, l’estrema destra del «nullafacente» Matteo Salvini. Il loro linguaggio scorretto — iniziato con Grillo, a dire il vero — fa presa su chiunque.

Vediamo la cosa più facile, la propaganda.

IL CLOWN E L’IMPERATORE

«Il clown e l’imperatore sono i nuovi opposti polari che regolano il nostro presente», spiega il Washington Post.

Cos’è il Washington Post? È il quotidiano più diffuso nelle metropoli americane. Con questa dichiarazione è come se il Washington Post abbia estratto due carte e abbia letto il futuro dei popoli: tu sarai guidato da un clown, dice agli occidentali. Tu da un imperatore, agli orientali.

In inglese si chiama easy way, cioè il modo facile. Per amore delle cose facili americani e italiani si sono scelti dei leader comici, sboccati. I capi occidentali sono animali da palco. Per fare le cose facili in Cina il congresso nazionale del popolo ha rimosso i limiti di mandato del presidente in carica Xi Jinping. Per governare all’infinito. Il primo comunista del mondo è un sovrano assoluto.

«L’INGOVERNABILE ITALIA» scrive il Washington Post. «In Italia i populisti hanno pesantemente sfruttato un miscuglio di disaffezioni popolari — disoccupazione e sentimenti anti-élite, anti-Europa, anti-immigrati — per ottenere la vittoria alle urne il 4 marzo. Ma non hanno né un programma chiaro né, grazie al rifiuto della riforma costituzionale lo scorso anno, una maggioranza parlamentare capace di affrontare la giustificabile rabbia pubblica. Potranno volerci mesi per formare un governo.
«Al contrario, l’imperatore comunista cinese e il suo monopartito hanno un piano trentennale. Il piano comporta il passaggio da un modello di crescita guidato dalle esportazioni a uno basato sui consumi delle famiglie e sulla trasformazione dell’industria attraverso l’Internet delle cose. Il piano comporta il progetto di costruire di una nuova rotta commerciale della Via della Seta attraverso l’Eurasia — la regione del mondo che sta guidando la competizione globale — e comprende di affrontare con intelligenza il cambiamento climatico. Prevede la fine della povertà; si instaura una società moderatamente prospera; il tutto abbinato a un budget militare crescente. Una leadership forte, decisa, costante. Efficace in tempi turbolenti» conclude il Washington Post. Cose facili, appunto.

LA PUREZZA ASIATICA

Cose facili pure ai russi. Vladimir Putin, altro comunista, oggi è presidente per la quarta volta. Cose facili, ma un po’ serie. Come quella di Li Zhanshu, braccio destro e vero volto dell’imperatore Xi. Donald Trump invece è sicuramente preparato a fare il clown: è uno che si fida a dire:

  1. «Il mio pulsante nucleare è più grosso del tuo» (3 gennaio 2018)
  2. «Nonostante la stampa sempre negativaa, cafveve» (30 maggio 2017, 74mila retweet)
  3. «Potrei sparare a qualcuno in piena New York e non perderei un solo voto» (25 gennaio 2016)
  4. o a sfottere un giornalista disabile del New York Times (25 novembre 2015).

Il senso? Propaganda. Quell’incessante propaganda che tiene in vita i leader mondiali. Vale per Trump, vale per Putin. Dal 2016 è popolare un video del suo intervento nella fabbrica russa Allumina: serio — troppo serio — ordina agli industriali: firmate un accordo, pagate gli operai.

Putin duro e puro, comanda gli oligarchi. Putin boss dei boss. Ma la news è mezza fake: il video è del 2009. E la fabbrica chiuse uguale.
Lui però è di nuovo presidente.
Cose facili.

E NEL SUD EST MILANO?

Hai voglia a cercare. Non c’è nemmeno un clown. Manco un imperatore. San Donato e Melegnano appartengono, coi sindaci Checchi e Bertoli, al tempo di Obama.
San Giuliano torna, con il sindaco Segala, ai tempi di George Bush; che regredire è meglio che curare.

Il termometro locale segna tacche di depressione. Ex sindaci, una volta potenti sui giornali, oggi fanno il debole mestiere del predecessore. Sono rattristati. Candidati e aspiranti candidati locali si fanno la foto al mercato con politici indagati per corruzione, peculato, false fatture. Cose difficili.

È terreno di ex fichetti, di ex capetti — di ex in generale. Capaci di commentare la Siria così: «PD e M5S con USA, Gran Bretagna e Francia. Centrodestra con Russia e Siria. La politica estera chiarisce molte cose». Tradotto: partito democratico e m5s con nazioni ispirate alle leggi. Il centrodestra con due stati attraversati da bande corrotte, bande criminali, bande fondamentaliste. La politica locale chiarisce molte cose.

Lo Staff, ore 15:19
ilblogradar@gmail.com

 

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Cronaca

Melegnano e San Giuliano, salto a 5Stelle. E alla Lega torna duro

SUD EST MILANO — Elezioni regionali, salto in alto dei 5Stelle e chiamata leghista alle armi. Lungo la via Emilia non è più aria per la vecchia politica né per l’establishment: San Giuliano costruisce identità politica con Di Maio e soci, Melegnano si tiene su un piede lumbard e un piede democratico.

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Melodie Mousavi Nameghi, 29 anni, militante del movimento Femen in un seggio italiano durante la contestazione nei confronti di Silvio Berlusconi, al quale ha mostrato il seno con la scritta: «Berlusconi sei scaduto». L’immagine è uno dei simboli di queste elezioni 2018, durissime nei confronti della vecchia partitocrazia italiana.

Nella cittadina sul Lambro il candidato Attilio Fontana ottiene il 46% delle preferenze, pari a 4058 voti. Giorgio Gori è secondo con il 37%, sono 3279 voti.
Primo partito melegnanese è il Partito Democratico, 1929 voti (21.98%). Segue immediatamente Lega Nord con 1817 voti (20.71%). Terzo il Movimento 5 Stelle con 1630 voti (18.58%).

Nei 36 seggi sangiulianesi la coalizione di Fontana ottiene il 43% delle preferenze con 7834 voti. La coalizione di Gori ottiene il 25% con 4662 voti.
Ma è il Movimento 5 Stelle il primo partito sangiulianese. Concorrendo da solo e senza coalizioni raccoglie il 26% delle preferenze con 4747 voti.

Votazioni regionali 2018 a San Giuliano Milanese
Votazioni regionali 2018 a Melegnano

Martedì 6 marzo 2018 ore 9:36
mamacra@gmil.com

 

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