L'intervista

«Sono precaria, ho paura, non credo più nello stato. Hitler e Mussolini almeno fecero cose buone»

SUD EST MILANO — «Mettiti in testa che ho cinquant’anni. Ho un lavoro precario, uno stipendio di merda, non rischio la mia posizione. Ho un mutuo e sono pure separata. Io ho dato negli anni ’80, ’90 e 2000, sono stufa di dovermi battere contro il governo; quello di oggi non l’ho nemmeno votato; cercate voi giovani di combattere. No, mi spiace, non sono comunista. Non conosco le tue idee politiche ma per me Mussolini negli anni ha tolto tanto, ma ha anche dato tanto. Viva il duce. Ma non c’è più speranza. Mi ritrovo con un governo che non ho votato, che non è stato scelto dalla cittadinanza. Ok, Hitler fece la medesima cosa; se non mi voti, sei perseguitato, ok; ma di cose buone (oltre a quelle cattive) ne ha fatte. Sono nata e invecchiata a Melegnano ma non mi interessa la politica locale, voglio solo vedere i risultati: primo, rimettiamo il pulmino per l’ospedale; secondo, riqualifichiamo i parchi, i giardini, i giochi; terzo, togliamo i topi dagli asili ma prima ancora togliamo le multe i giorni di mercato, che il comune già guadagna abbastanza!

Giovani, sognanti, determinati: i socialisti prima di diventare dittatori. Il giovane Mussolini sotto le armi; Stalin; Hitler da bambino.

Rimettono il pulmino? Ok ma, capirai, è un solo problema risolto, a Melegnano è pieno di problemi; con questo non voglio negare che il pulmino fosse un problema per gli anziani, ben venga il pulmino anche a 1 euro. Ma mi spieghi perché io ho paura a tornare a casa in bici? Vado al lavoro qui vicino, ma vado in macchina; ed è un costo per me. Quando torno dal lavoro qui trovo sulle panchine tutti di colore, infradito e ultima generazione di cellulare in mano. Quando rientro ho paura. E, ti dico, ho sposato un uomo straniero, quindi non sono razzista. Perché non posso sentirmi libera di andare in bici e di utilizzare un mezzo per me più economico? Io so solo che alla sera, ore tardi, siano anche le 21, macchina e chiusura interna delle serrature. Ho paura. Potranno pure essere brave persone, lavorative, stimate, ma quando sento il tg mi viene ansia e purtroppo, se frequenti il mercato alla domenica mattina, vedi che noi italiani siamo in numero inferiore rispetto a tutti gli extracomunitari, sia come ambulanti che come acquirenti. Mi spiace ma, per esperienza personale, non riesco più a credere nello Stato italiano. Poi magari tutto si ribalta e le leggi verranno cambiate e soprattutto applicate, mai dire mai nella vita, ma la vedo nera. Ognuno pensa per sé. Poltrona e portafoglio. E come fanno ad accorgersi dei problemi di un quartiere? Credo in Dio ma non nei miracoli».

Una residente, martedì 19 settembre 2017 ore 6:30
ilblogradar@gmail.com

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Il caso

Nessun profugo in arrivo

bellaria_ex_caserma«NON C’È NESSUN numero di 400 profughi, non c’è nessun dato di arrivo. Semmai il prefetto ha anticipato un numero di 300 profughi. Ma si può escludere un arrivo imminente. E io mi attengo al prefetto. Ha detto che verificherà se l’ex caserma di Bellaria a Peschiera Borromeo sia adatta. Ma prima che sia lontanamente adatta devono passare mesi; non so se l’avete vista: al momento è una giungla con edifici diroccati. Aggiungo solo che diffondere i profughi sul territorio è da privilegiare rispetto a ghettizzarli».

Parole di Caterina Molinari. Sindaca di Peschiera Borromeo; dove sorge l’ex caserma di Bellaria. Parole che mandano nella spazzatura la notizia apparsa sul Cittadino (clic).

UNO IN PERICOLO
Cos’è un profugo? La risposta più bella è di un profugo stesso: «Io non sono uno pericoloso. Io sono uno in pericolo». L’unione europea lo sa. Con il regolamento di Dublino offre ai profughi asilo e status protetto.

Perché un profugo è «in pericolo»? Vediamo. A San Zenone un profugo 24enne avrebbe rapinato una prostituta. Rubati 200 euro. Ma la notizia merita un titolo più bello: MILANO. ULTIMO ASSALTA ULTIMA. SOPRAVVIVENZA TRA DISPERATI ARRIVA ALLE MANI NUDE.

E se assalti una regina della strada vuol dire che il tuo pericolo è gravissimo, fratello. Non hai più niente, terra, casa, nazione. Non sei padrone nemmeno di te stesso.

MELEGNANO, I 3 POST PIÙ BRUTTI SUI PROFUGHI
Per questo Melegnano, vicina a San Zenone, si prepara a respingere tutti i profughi. Leggiamolo nei 3 post più brutti pubblicati sui social melegnanesi.

La spiegazione al grado brado è dell’assessore Fabio Raimondo di Fratelli d’Italia. «Una patata bollente» li definisce sulla Pagina di partito (15 agosto). Medaglia di merda, ma resta in fondo al podio.

Si capisce perché Destra Sociale, con il suo responsabile Vincenzo Circosta, scriva sul suo profilo: «Questa è invasione, signori miei» (8 settembre, 18:52). Il suo post tagga tutti gli esponenti della destra cittadina: il sindaco Vito Bellomo, Fabio Raimondo, il povero Massimo Codari, persino il presidente del consiglio comunale Pier Antonio Rossetti. Significherà qualcosa il mi piace di Dario Marcello Soldan, amministratore di Melegnano Notizie, querelante di RADAR su analogo tema. Seconda posizione.

L’alloro olimpico va a un commento qualsiasi. È di Marco Rossi. «Immigrazione? Il governo non può sbatterla sui sindaci» (10 settembre, 20:10). Perlacea saggezza. Marco Rossi, ventenne, sarebbe attivista di Fratelli d’Italia Melegnano. Nell’ambiente politico è meglio noto per la sua assenza di qualità estetiche o intellettive: «I sindaci hanno sulle spalle ben altri problemi». Come il problema delle sue cazzate, ad esempio. Per lui, «la percentuale dei veri profughi non arriva al 10%». Per ANSA invece, e per la Commissione Nazionale per il Diritto d’Asilo, nel 2016 gli status di rifugiato e di protezione sussidiaria in Italia arrivano al 17%; con la protezione umanitaria arrivano al 35%. Come si legge qui. «Ma per una manciata di voti si finge di voler accogliere dei poveracci senza speranze». Poveracci senza speranze. Chi gira questa definizione a un profugo, per un parere? Una gioventù che spara sul più debole, carezzevole invece nei confronti del potente di turno, non è lo spettacolo più #brutto della Storia? Per fortuna la Storia dimentica. Dimentichiamoci di lui alle elezioni di maggio 2017.

Lo Staff, martedì 13 settembre 2016 ore 17:15 

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