Antisocial Media, Il Predictor

World Wide RADAR

Break_the_Silence_by_Azfaka

Azfaka, «Break the Silence»

SILENCE BREAK — 1 RADAR torna per chi sa usare il world wide web. Creatori di contenuti, lettori e lettrici, naviganti del web, voi connessi per scrivere, leggere, informare, formare, cercare: salvate la home page di RADAR come preferita e accedete al blog direttamente. Non aspettate che appaia sui social. Il cucchiaino delle piattaforme sociali è uno strumento che non nutre i cresciuti e voi siete persone che non si imboccano. In altre parole, sui social network si fa parco giochi e nei parchi giochi riconoscete chi, senza forma, tagliuzza la sostanza. 

2 RADAR torna per chi usa RADAR. Navigate, leggeteci, commentateci direttamente sul blog. Altrove ce n’è, ma è violazione. L’altrimenti esiste, ma invaso da nickname. Il passato — fatto di pura luce catturata in un rullino, fatto dei migliori decenni musicali e di poesie immortali — non ritorna. Il futuro è property, power, industry. Sul world wide web si disegna professionalmente il presente attuale.

3 RADAR torna per chi sa essere nella dimensione reale. Cercateci offline, salutateci, parlateci a voce; frequentate i nostri eventi; siete esseri organici, dotati di cicli interi di giorni e notti. La tranquillità a libro paga dei gatekeepers locali — traditori come nel ’20, feroci come nel ’69 — li afferra alla catena dei loro virtualia minima, angoletti di connessione virtuale dove i confini di una bolla protettiva sono mistificati come confini del mondo. E a voi non va di essere venduti in azioni a una maxiazienda. Siete persone, non siete derivati finanziari CDS di materia prima umana. 

Buona lettura. Continua nella prossima puntata,

Mercoledì 26 giugno
Ore 12:00

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L'inchiesta satirica

La sicurezza di Raimondo

SONO LE 17:00 di martedì 29 dicembre 2015. Rita Capriotti, commercialista e assessore, educatamente sale in palazzo Broletto per raggiungere l’aula delle adunanze. Sta andando al lavoro. Nella stanza saluta i colleghi, saluta il sindaco e il segretario generale. Due delibere sono stese sul tavolo pronte da firmare. Sono la convenzione con il comune di Milano, contenente la richiesta di 10 vigili di supporto al mercato domenicale, e la ripartizione del denaro incassato con le multe del 2015. Hanno importi del valore di 1,9 milioni di euro la prima, di 15.652 e 15.421 euro la seconda. Riguardano la Sicurezza e la Polizia.

In questo istante Rita Capriotti si accorge che manca un collega. Non ha salutato l’ultimo assessore, l’uomo i cui incarichi sono sul tavolo quel giorno. È Fabio Raimondo. Ma è assente. L’assessore incaricato alla sicurezza pubblica e alla polizia locale non verrà a fare il suo lavoro.

RADARISTA 1: LA COMUNICAZIONE, #FONDAMENTALISMOITALICO
Melegnano lo paga 18mila e 750 euro lordi l’anno. Raimondo vive a 38 anni con un doppio incarico politico in due comuni diversi, con un terzo incarico in un distretto sociale, con un quarto incarico nel partito. A Melegnano è assessore dal 2007.
Osserviamo l’immagine di copertina. La foto, scattata nel luglio 1950, ritrae un radar doppler della NASA e due operatori del Centro di Ricerca di Langley, Virginia, il primogenito centro NASA. La copertina omaggia l’icona miniaturizzata di questo blog, ispirato al radar e nato nell’80mo anno dalla sua costruzione. Immaginiamo che ciascuno dei due operatori stia captando la storia dell’assessorato così come si percepisce fuori dai normali radar, e ne offra un rapporto. Il primo operatore sta captando il suo lavoro di comunicazione.
Responsabile della nuova Pagina Facebook del comune di Melegnano (creatura clonata da RADAR e figlia del neonato ufficio stampa comunale, sul quale è stanziato un fondo bebé di 27mila euro) Raimondo è colui che ha condiviso le fotografie dei poliziotti di Milano e Melegnano, usciti in pattuglia domenica 17. La pubblicazione di queste foto in forma di vignette da parte di RADAR ha riscosso «un successo catastrofico», generando un flame memorabile. Lettrici e lettori hanno riso tre giorni dal 19 al 21 gennaio. Le foto di RADAR sono comparse come un ibrido genuino, a metà strada tra il cartoon satirico giornalistico e lo storyboard di un cortometraggio dell’ISIS sbarcato in terra milanese. Ridisegnate a mano una per una hanno dato vita a una serie unica nella vita social cittadina. I poliziotti apparivano incappucciati come miliziani dell’ISIS e sembrava che lo Stato Islamico avesse ispezionato davvero le bancarelle di Melegnano.
Alle 72 ore di gioia hanno contribuito anche i moralisti, tirando giù ogni genere di bestemmia. Alcuni, i più onesti, si sono distinti dicendo: «Non mi piace».
Altri hanno commentato diversamente. «Non si capisce», hanno scritto. «Spiegatemele». Occultando così il fondamentale preconcetto culturale, religioso, politico o psicologico con cui hanno affrontato lo spettacolo bizzarro e geniale di RADAR. Costoro con il loro occultamento hanno cercato di nascondere un pregiudizio, quindi un loro personale difetto, dietro a un presunto difetto residente nell’opera di RADAR o nei singoli manufatti giornalistici. Lasciando intendere che il chiarimento, o una spiegazione, avrebbero potuto cambiare qualcosa del loro giudizio finale dell’opera. No. In realtà intendevano dimostrare, a chiarimento ottenuto, che anche la spiegazione li deludeva e che la deludente spiegazione rendeva banale all’origine l’intera operazione, fin dalla mente dei creatori. Tutto pur di negare il fondamentale errore nella loro mente: essersi esaltati per delle brutte foto originali. È come se una ragazza facesse una festa alla moda in un club esclusivo ma, il sabato dopo, una compagna di scuola facesse una festa all’aperto con musica rock dal vivo, band emergenti e il doppio del divertimento. La festa scatenata delle foto di RADAR, consumata dal 19 al 21, è stata un duello tra il riso e il rancore, la commozione e il rodimento, la gioia e il male di vivere e la gioia ha vinto la sua umile vittoria. Il male di vivere non ha accettato di perdere ma, con nuda invidia, ha allungato le mani sulla corona. Sì, perché, vedete: nessuna spiegazione delle vignette cambierà la vostra «comprensione». I fatti, in chi soffre di preconcetti, saranno sempre comunque secondogeniti. Attaccati alla primogenitura ci sono i vostri fondamentali pregiudizi. Che guai a toccarli. Che guai a metterli in pubblico. A tutto ciò, che è un fondamentalismo tutto italiano, non verrà offerta nessuna spiegazione. Viene regalato solo un approfondimento a vantaggio di appassionate e appassionati, a sottolineare la genialità e la brillantezza dell’opera che hanno condiviso.
RADAR ha preso visione delle foto di Raimondo. Soprattutto della foto con gli agenti in tenuta davanti alla sede della Polizia locale, via Zuavi 70. Accorgendosi, con un sorriso, di qualcosa. In apparenza regolare, il linguaggio del corpo era in realtà un po’ maschilista, un po’ centurione. Un po’ esaltato. È come quando un gruppo di donne inizia a commentare un taglio di capelli, un abito, un accessorio, un abbinamento che sembrava onesto e invece rivela particolari catastrofici. È andata come segue.
AMICA CANDIDA «Che facce. Che posers. Tutti orgogliosi della loro guerra».
AMICA MALIZIOSA «Ehi! Ma quante manone sul pacco. Pubblicità per casalinghe? E funziona…?».
AMICA CANDIDA «Ma che dici» (arrossendo).
AMICA STRONZA «Va’ i politici come si mettono in mostra. Altro che pacco. Figurati se perdevano occasione…».
AMICA MALIZIOSA «Ma questo qui magro…? È sfigato?».
AMICA STRONZA «…che falliti. Sembra una foto dell’ISIS».
Contraffare con arte le foto è stata pura illuminazione. Un’intuizione originaria. Una magia di sentirsi vivi, di scoprirsi, con i propri sensi, membri del principio di gioia universale. Perciò anche il servizio fotografico del comune (malcerto e malfatto, malcelatamente compiaciuto, con angolazioni errate o inutili) è stato riconvertito al suo principio: un’operazione mediatica inadeguata, svolta da un comune che interpreta le istituzioni come una sfilata di fanatici. Un messaggio di #fondamentalismoitalico.
Lo studio del marketing ISIS permette di individuare fotografie identiche a quella di domenica 17 con i poliziotti in posa davanti a via Zuavi 70. Per i miliziani ISIS è abitudine posare in foto davanti alle sedi istituzionali conquistate, ostentando bandiere nere dello Stato Islamico stese sulle porte, ai cancelli. Lo stesso per gli ideologi ISIS, in posa fotografica nelle moschee locali, indosso un copricapo bianco.

RADARISTA 2: LA SICUREZZA, #MAFIEPOPOLARI
Il secondo radarista capta il lavoro dell’assessore Raimondo in tema di sicurezza. Il suo report offre lo spettacolo di un background mafioso.
Il testo che segue è accessibile con chiarezza. Per accedere anche al suo livello illuminante serve inserire un codice, il codice RADAR. Eccolo: disimparate a confondere l’identità delle istituzioni repubblicane con l’identità dei partiti. Tenetele separate. I partiti sono solo uno dei molteplici modi di interpretare le istituzioni, di occuparle.
La contraffazione artistica delle foto di Raimondo sottolinea un dato di fatto. Il posizionamento di Fabio Raimondo dentro l’assessorato di Melegnano è una questione di legalità. Non corrisponde ai voti della popolazione. Discende dalla spartizione di potere che i partiti nazionali stanno eseguendo nel Sud Est Milano manu militari (espressione figurata dell’antica Roma, significa: per mano degli eserciti). Cioè con una strategia militarizzata che nulla invidia allo Stato Islamico.
In principio esistevano tre generali milanesi del Popolo della Libertà. La spartizione di potere nel Sud Est Milano nacque da loro. Il primo è Mario Mantovani, ex vicepresidente di regione Lombardia, oggi arrestato per corruzione e in attesa di rinvio a giudizio. Il secondo è Guido Podestà, ex presidente della provincia di Milano, condannato a 2 anni e 9 mesi. Il terzo è Ignazio La Russa, oggi indagato per reato di peculato. I generali nominarono ciascuno il proprio centurione per Melegnano. Erano rispettivamente Vito Bellomo, Marco Lanzani, Fabio Raimondo.
Raimondo entra a Melegnano da assessore nel 2007. Non era iscritto in alcuna lista elettorale. Non fu legittimato da nessun elettore. I documenti elettorali che lo provano erano disponibili sul sito web comunale fino al 2015, oggi sono spariti. Raimondo risiedeva e tuttora risiede a Cesano Boscone nell’Ovest Milano, dove il padre fu consigliere comunale iscritto al MSI. Nel 2007 il futuro assessore Raimondo sponsorizzò dall’esterno i colleghi candidati melegnanesi. A giugno il neosindaco Vito Bellomo gli consegnò l’assessorato. Come il sindaco spiegò cinque anni più tardi, Raimondo gli era stato «imposto a Melegnano dal partito». Fu Bellomo a legittimare con i suoi poteri di neosindaco il posizionamento a Melegnano del triumviro di La Russa.
Nel 2007 Raimondo non aveva svolto nessun incarico nelle istituzioni della repubblica. Era a bottega nello studio legale di Ignazio La Russa, avvocato. Nel 2012, terminato il primo mandato, il sindaco uscente Bellomo si ricandidò a nuove elezioni con Il Popolo della Libertà e finì in ballottaggio. In sede di trattative con le forze politiche per il ballottaggio, tutti gli chiedevano se Raimondo sarebbe ritornato a casa propria. Rispose: «Tutto, ma questo no. Non si può. Raimondo me l’hanno portato per mano da Milano».
200 elettori votarono Raimondo alle elezioni di maggio 2012. Stavolta si era candidato davvero.
Come il sindaco Vito Bellomo, l’assessore Fabio Carmine Raimondo vive la vita dal lato del privilegio. Nasce e muore figlio. Di papà politici. Ne ha due, Ignazio Benito e Romano Maria La Russa. Il nome del loro attuale partito, Fratelli d’Italia, è a loro ispirato. Oggi, da assessore comunale, Raimondo è una rifrazione degli incarichi tenuti dai due La Russa: da Ignazio La Russa come ministro berlusconiano della Difesa e delle Forze Armate, e da Romano La Russa come assessore regionale formigoniano alla Sicurezza in Lombardia. Nel 2012, da candidato, lo schema tattico elettorale di Raimondo fu quello dei La Russa, lo schema delle #mafiepopolari. Chiedere voti nelle case popolari melegnanesi a dei poveri cristi, promettendo riguardi.
Ignazio La Russa, avvocato e parlamentare, è noto ai tribunali e alle forze dell’ordine. Si scopre favorito alle elezioni 2009 grazie ai voti della ’ndrangheta. Come rappresentato dal caso di Michele Iannuzzi e Alfredo Iorio, due procacciatori di voti per La Russa. Iannuzzi e Iorio sono stati condannati al carcere per corruzione e per associazione mafiosa. L’anno prima, nel 2008, le informative della squadra mobile di Milano hanno preso nota di «un contratto siglato tra il deputato Ignazio La Russa e il capoclan di ’ndrangheta milanese Salvatore Barbaro. Scopo del contratto era dirigere i voti della comunità calabrese a vantaggio del partito del Popolo della Libertà. Salvatore Barbaro si sarebbe impegnato attivamente con il massimo interessamento su tutta la comunità calabrese, garantendo i voti. In cambio, la ’ndrangheta di Barbaro avrebbe ottenuto lavoro in subappalti» (leggi D. Milosa su Il Fatto Quotidiano e un altro articolo di Milosa apparso anche sul portale destradipopolo.net).
Ignazio La Russa, patrono di Raimondo, è indagato per reato di peculato dalla procura di Roma: per sette anni dal 2004 al 2010 ha utilizzato 38mila euro, prelevando da un conto corrente aperto nel Banco di Napoli come deposito di rimborsi elettorali. È in attesa di rinvio a giudizio, cioè di convocazione al processo.
I fratelli Ignazio e Romano La Russa hanno un cognato, Gaetano Raspagliesi, in affari con la ’ndrangheta nei call center. Uno che «meno male che c’era lui» (leggi Paolo Biondani su L’Espresso 2013 e il freepress siciliano I Paternesi, pagine 9-10).
Infine Ignazio La Russa, di cui Raimondo è un centurione, nel 2009 e nel 2010 ha ricevuto 451mila euro dalla società di Salvatore Ligresti, un affarista imbottito di indagini dal 1984, protagonista del boom edilizio della Milano da Bere durante la quale era chiamato Don Salvatore. Ligresti è stato condannato per corruzione pochi giorni fa.

CONCLUSIONI
La sicurezza che l’assessore Raimondo ha portato a Melegnano è solo la sua. La sua personale sicurezza di vivere passando per la porta del privilegio. Melegnano è priva di controllo, con furti in aumento, venditori irregolari, trafficanti di contraffazione. Raimondo condivide lo stesso destino di Vito Bellomo: è un contenitore da maxi-incarico pubblico e da multi-stipendio a spese dei cittadini. Al di là di ogni tratto caratteriale non è un caso se una storia popolare su Raimondo e Bellomo, elaborata nei centri dell’aperitivo melegnanese, li disegna così: «Due gay. Anzi, la coppia gay della politica locale, i cui due matrimoni etero sono di copertura».

Lo Staff, lunedì 25 gennaio 2016 ore 6:00

radarmelegnano@gmail.com

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Il caso

«Quegli operatori stavano lavorando»

«Chi fa foto ad operatori che stanno lavorando, a differenza loro che non solo non hanno un casso da fare, ma fanno pure una vita parecchio triste: si vede non hanno di meglio da fare nella loro vita che fare spionaggio. Ma d’altronde che ti aspetti da chi senza conoscere le persone le infama. Perché un conto è documentare per un ritorno costruttivo, un conto è fare finti scoop per il gusto di attaccare una categoria e una classe politica per il solo gusto di criticare!».

Chi ha fatto quelle foto è un’operaia. Nel blog siamo tutte persone che hanno da lavorare, anche di notte. Quest’anno il lavoro è buono, faticoso ma in crescita.
Se definisci triste svegliarsi ogni mattina e poter accarezzare la persona amata, allora la vita che facciamo è triste.
Se con fare spionaggio intendiamo fare informazione, allora facciamo uno spionaggio di grande livello e soprattutto seguitissimo, con 71.587 letture realizzate fino a oggi, lunedì 13, in città e nei paesi esteri: dagli Stati Uniti all’isola di Saint Lucia, dal Regno Unito a Panama, dalla Francia fino al Sudan, con visualizzazioni dai cinque continenti. Ci hanno letti alle Maldive, in Kazakistan, in Brasile, negli Emirati e nella RAS di Hong Kong.

«Un conto è documentare, un conto è il gusto di attaccare una categoria e una classe politica». La tipica risposta dei politici. «L’unica versione apprezzata dal potere è quella approvata dal potere» (citazione da T. K.).

«Infamare le persone senza conoscerle». Peggio criticare l’operato di una categoria alimentata dai soldi dei contribuenti, controllata dalla politica (come MEA e l’amministrazione Bellomo) senza conoscerla, o conoscere MEA e l’amministrazione senza criticare?
Meglio criticare senza conoscere, o conoscere e mai avere criticato?

«Il gusto di attaccare, il gusto di criticare una classe politica». Sì, c’è un gran gusto. Ottimo per la produzione di serotonina e di melatonina. Useremo ancora l’amministrazione locale e la cosa pubblica come pretesto per crescere. Le critiche sorreggono la buona amministrazione. Le critiche non mancheranno neanche a te nel 2017, sia quando sarai eletto, sia quando sederai in consiglio comunale, sia quando ti dimetterai per «gli eccessi di tecnica» imposti dalla politica. A volte, se si perde l’arte di amministrare, ci sono eletti che sono troppo volpe e amministrazioni che sono troppo uva.

Lo Staff, lunedì 13 aprile 2015 ore 11:17

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Chi siamo

Facciamoci vedere: ecco chi siamo e che faccia abbiamo (con sorpresa finale)

Facce e maschere dello staff su strada: ecco chi siamo e cosa facciamo. Vi abbiamo tenuti a digiuno sei mesi, oggi tocca sbracarci proprio.

20150310_124349-1Marco Maccari. L’esaltato che ribalta ogni zolla del territorio è un reporter dall’espressione mite, in realtà: è suo il compito di fare in modo che RADAR sia letto con piacere.

1546116_10204612124044455_824335987196413669_nDavide Salvaneschi. Giovin milanese moderno, porta a termine incarichi diplomatici per il blog, ne vede peggio di Mario Draghi e tutti sanno dove abita.

100_1876_1Michelina Salandra. Fotoreporter del blog, operaia di successo in anno sabbatico, è conosciuta nella comunità melegnanese per i due cani Dakota e Whisky.

Rodman-vestito-da-sposaIl nostro anonimo autore di satira, ribattezzato lo zio satirico: persona reale nascosta dietro una battuta, si identifica solo in D. Rodman femminiello.

Ora speriamo che vi piacciamo.

Lo staff, mercoledì 11 marzo 2015 ore 13:00
radarmelegnano@gmail.com

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L'iniziativa

Edizione straordinaria: RADAR stampato da 7giorni, banco al mercato, 4mila copie gratis ogni settimana!

«È macroeditoria, terra promessa dell’informazione indipendente. L’idea è: totale libertà editoriale per RADAR, in cambio 7giorni tornerà a Melegnano, che ha sempre apprezzato come scena editoriale e pubblicitaria». Avete appena letto la proposta di Giulio Carnevale, pubblicista milanese e direttore marketing di 7giorni, il settimanale gratuito del Sud Est Milano. La disponibilità di RADAR – il blog melegnanese di informazione online che dall’agosto 2014 «sconvolge la cronaca e scava nell’attualità locale», parola dei lettori – è stata immediata. Da mercoledì 18 marzo 2015 in poi le 4mila copie settimanali gratuite distribuite a Melegnano dal periodico freepress peschierese forniranno un’intera pagina autogestita a RADAR e l’inserto sarà fedelmente riproposto nella grafica, nello stile e nei caratteri del blog: 7giorni andrà perciò a stampare i nostri contenuti su carta per fornirli in veste settimanale ai lettori di tutte le fasce di consumo collocati nella città sul Lambro, con un banchetto al mercato di Melegnano nei prossimi giovedì, con spazi pubblicitari gestiti in autonomia dal blog sia nelle relazioni pubbliche sia dal punto di vista finanziario.

Evoluzione che lo staff di RADAR, composto da Marco Maccari, Davide Salvaneschi, Michelina Salandra, un autore satirico, un programmatore web e selezionati influencers, saluta come il primo passo avanti della stagione 2015: «Ma è solo la punta dell’iceberg – avverte lo staff. – Il blog sta affrontando nuove iniziative, nuovi contenuti, nuove collaborazioni. Siamo costantemente all’opera».
16mila nuove fonti di lettura al mese si aggiungono alle 7mila letture mensili che il blog totalizza di programma dall’inizio dell’anno nuovo. Significa che ogni mese la penetrazione del servizio sarà potenzialmente totale nei confronti della popolazione cittadina: 23mila accessi alle informazioni potranno comporre una comunità di lettori pari agli abitanti di una fiorente città del Sud Est. È un’occhiata ai numeri che parla di un bell’investimento. Quasi 60mila le visualizzazioni che il blog ha realizzato in sei mesi dalla nascita, quasi famelico l’assalto quotidiano dei lettori di entrambi i sessi e di tutte le età, distinti in leggera maggioranza da un numero di attente aficionadas femminili.
Per
7giorni la soddisfazione ha un sapore di famiglia. Chi oggi scrive in RADAR non è che l’ultimo dei molti giovani che si sono formati presso la redazione di via Dante, nella quale il rigore giornalistico e l’irriducibilità nei confronti dell’indipendenza hanno iniziato a propagare scuola. 

Lo staff di RADAR e la Redazione di 7giorni, mercoledì 11 marzo 2015 ore 8:00

radarmelegnano@gmail.com

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L'inchiesta satirica

La caduta del Comune

BUONA NUOVA ERA e buona anarchia a tutte e a tutti: è caduta. La città è caduta. Lo annunciamo su frequenze radio, credeteci se informiamo che la città da oggi, giorno di fine febbraio 2015, non è più nelle mani di nessuno. Saranno due anni di anarchia mentalista e creativa, in stile «non esiste la realtà, esiste ciò che vuoi». Un’illusione. Da una parte, noi ci preoccuperemo di quasi un melegnanese su tre senza lavoro, dei parchi vandalici sotto il Castello e sotto l’insegna di Paolo Borsellino, di furti in salita del 38%, di intimidazioni incendiarie che imitano il sistema di ’ndrangheta scovato in Umbria, tre mesi fa, dal Ros e dalla magistratura di Perugia. Dall’altra, i nostri pubblici interessi saranno commissariati da gente di un partito politico.

Abbiamo preso droghe, abbiamo sfidato l’occulto. Profezia, vaticinio, farneticazioni di sciamani, streghe: oracoli funesti, oracoli adirati, occhi rovesciati, bolleroni di sangue umano che rasenta il pomodoro! Giuseppe Sagliocco: «Il partito deve letteralmente rifondarsi e cambiare uomini sui territori» (Il Cittadino, lunedì 23 febbraio 2015, pagina 20). – Sagliocco: un nome da discepolo del mago Cagliostro. È apparso durante l’ultima seduta spiritica del nostro Staff. – Ma c’è da cambiare quali uomini, Sagliocco? «Uomini che non portano voti né alcuna utilità al partito, ma solo a se stessi e agli amici degli amici… così non si va da nessuna parte».

Ex cimitero di Pedriano, via S. Francesco. Ti danno crisi da bere: «Ma ti pare normale che un bar paghi 1600 euro al quadrimestre per la tassa sui rifiuti?!» ci fa riflettere l’anima astrale di Silvano, melegnanese che ci ha scritto ticchettando a distanza sulla tastiera del nostro 3 Neo (riposseduto). Ma pagare le tasse non dovrebbe essere un piacere? «Dovrebbe diventare il sorriso della settimana: dire ‘ho pagato un servizio che splende, contribuisco a un decoro di livello europeo, mi fa sentire più cittadino, più cittadina’» ha ribadito. Ed è la terza volta consecutiva che MEA incasina le bollette.

Capite che, con queste notizie in mano, non si potrà più nasconderlo? Che presto sarà palese? Che l’Amministrazione comunale è caduta?

Abbiamo trovato anche la porta segreta dell’inferno. Una notte, paralizzati dalla paura davanti alla porta aperta sul fiume Lambro – poco lontano da dove scriviamo – tre matriarche che tutto sanno del Potere di questo mondo hanno pronunciato la sentenza. «Quel ch’è fatto è fatto. Hurly-burly!» hanno gridato.
Salvarsi? Come RADAR bombarda da settimane, solo un atto privo di volontà politica potrà salvare la città. Solo se l’Amministrazione vorrà dotarsi di comunicatori all’altezza. Idea che lo staff di RADAR, prima di diventare RADAR, manifestò all’Amministrazione stessa due anni fa, sotto un altro cielo, sotto un sole estivo.

Nel 2013 l’Amministrazione comunale si vide offrire la proposta professionale di un servizio di ufficio stampa che emettesse notizie nell’interesse della cittadinanza evitando di alimentare i soliti scontri faziosi consumati sull’informazione. Molto interessante, disse l’Amministrazione nella persona del Sindaco, si potrebbe attingere all’erario. Non serve, le fu risposto, l’offerta è valida a livello volontario. Fu la persona del Sindaco a ricevere, e poi a rifiutare la proposta. Motivazione principale: «Non ci sono i soldi» (guarda un po’) appoggiata a un: «La gente non legge più i giornali». Secondaria: «Sì, ma non si può pensare di pesare sul pubblico», corredata da «Capisco la situazione…», chiusa da: «Dovreste cercare in Afol. Se volete, telefono a una persona».

Come se fossimo noi i nullafacenti. Categorico, immediato, assoluto NO. Un conto è fare ciò che i liberi professionisti devono fare di rigore – offrire proposte in tutti i settori di mercato – un conto è presentarsi per una raccomandazione. Lo staff rifiutò, risparmiando alla città una bella parentopoli. Ma raccontano le streghe che l’idea, in realtà ben recepita dall’Amministrazione, non mai sia stata abbandonata e che è suo continuo sogno, da allora, di dotarsi di un braccio che faccia comunicazione online.

Per questo dobbiamo andare oltre. Per questo dobbiamo andare in cerca dalla maestra e amica che, sola, potrà aiutarci. Dobbiamo ritornare da Circe.

Lo staff, martedì 24 febbraio 2015 ore 18:24

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I lettori scrivono

Melegnano News, le cinghialate, i razzistoidi, il «Qui non è casa tua»

Questo post è stato due volte cancellato dai social per volontà degli stessi attivisti cui si rivolge. I quali hanno richiesto di cancellarlo a catena dalla piattaforma. Se fossi nato in certi paesi del mondo, caro RADAR, finivi fuori dai cogl* molto giovane.
Oppure diventavi un cogl*.

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Commenta via social un affezionato lettore (uno della primissima ora):

«Senti, adesso parliamoci chiaro, te hai il tuo blog e sinceramente a me come tanti altri non interessa iscriversi, piuttosto te hai cominciato all’epoca con me a cercare l’amicizia per poi neanche dichiararsi ecc., non vorrei pubblicare la conversazione aspetto comunque ancora risposta. Qui non è solo casa tua, questo gruppo esiste da quasi 3 anni, semmai sei te che chissà per quale scopo hai interesse a stare qui in questo gruppo. Quindi evita di provocare, pubblica le tue pirlate ma accetta (semmai ci siano) le critiche, senza andare oltre, perché a casa tua nessuno viene a disturbare e provocare, cerca di fare lo stesso. Ciao personaggio!
P.S. Non mi sembra nessuno ti abbia mai vietato di scrivere, per quanto riguarda la tua appartenenza politica possiamo parlarne….».

 

In principio era Melegnano News, libero esperimento, libero gruppo melegnano-vizzolese per lo scambio di informazioni. Forse la migliore pagina sulla quale RADAR condivide: non tutti i gruppi social locali scintillano di quella disciplina.
Disciplina costa. Il self control si paga e tu, vecchio lettore, commento razzistoide dopo commento razzistoide ne sei stato estromesso. Il tuo gruppo «esiste da quasi 3 anni»? RADAR viene da esperienze di 18 anni e da un lavoro di 5 nell’informazione & comunicazione locale, con numeri, avventure, bruciature, risultati che un attivista politico incaricato di reperire due forchettatine di voti neanche sogna. Il gruppo Melegnano Notizie, nato da un’idea altrui, resiste oggi grazie alla serenità di un paio di admin, lavoratori e obiettivi. Che non sparano quelle cinghialate politicizzate antirom o antinegri da forti contro i deboli delle quali tutti noi iscritti, sinceramente, siamo stanchi.
In fondo che sarebbe Melegnano Notizie, eliminando tutti i commenti e i post razzistoidi?
Melegnano News.
«Censurare nulla». Come abbiamo scritto a un admin: «via i negri dalle case popolari» è un insulto, non un’opinione. L’insulto è tipico di un livello di organizzazione nel quale si deve praticare d’obbligo la lode: l’Amministrazione comunale melegnanese è diventata in buona parte pretenziosa in fatto di lodi. In repubblica invece l’insultatore che non arriva a formulare un’opinione è solo un incapace che perde il diritto di parola e non può partecipare. Ascoltasse, fino a che sviluppa. «Prima gli alloggi popolari ai contribuenti e ai pensionati di cittadinanza e nazionalità italiana»: ecco un’opinione. E guai a chi la censura. E guarda che il razzismo sfalda e disperde i consensi al centrodestra, non il contrario.
Per fortuna non è il tuo caso; comunque, della tua appartenenza politica abbiamo appena parlato. Noi, il cronista è politicamente ateo, il webprogrammer non gli interessa, il corrispondente è per le competenze, la fotoreporter ’sta roba non la vede proprio. Apre un nuovo blog e: «No, ma, perché, devi capire chi c’è dietro» commenta la politica. Perché quando un giornale apre ci deve essere per forza uno di loro, un politico, dietro.
Qui c’è un gruppo di professionisti (25-35 anni) che hanno voglia di lavorare e che non stanno dietro, stanno avanti.
Nel caso di certi attivisti politicizzati cittadini, c’è dietro un nigeriano di due metri per due che li supposta e risupposta dove mamma copriva, per ogni volta che emettono una cinghialata nazistoide.
Le redazioni dei periodici locali (7giorni & Co.) lo sanno e te lo potranno confermare: via fb, sms, cell, chat.
La conversazione di allora dalla a chi vuoi tu: nessuno verrà a scriverti in privato «Sappiamo dove abiti», «Pagliaccio» o «Fatti gli affari tuoi campi cent’anni». In fondo, sei un buono. La tua l’abbiamo pubblicata ad agosto.

Continua a seguirci,

Lo staff

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