Arte

«Sempre e soltanto con i deboli»

2016-04-03 13.14.01«Con i razzisti e con i nazisti non si convive, non si tratta, li si chiude, loro sì, dentro quattro mura, e che dimostrino lì la loro autosufficienza, le loro capacità di uomini superiori, la loro grande forza esercitata, chissà perché, sempre e soltanto con i deboli».

Fabrizio De André. Sotto le ciglia chissà, appunti inediti

Lo Staff lunedì 4 aprile 2016 ore 6:30

radarmelegnano@gmail.com

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I lettori scrivono

La gran voglia di Melegnano

Samuele Degradi, comunicatore professionista, attivista per i diritti LGBTQ, ci linka questa intervista ad Alberto Nardelli, data journalist del Guardian: «“Penso che per i giornali locali la cosa chiave sia essere originali. Il tuo vantaggio, rispetto a una testata nazionale che si occupa anche di locale, è che hai l’opportunità di fare cose di una profondità e un’originalità superiore. Quindi la chiave è cercare di creare un audience locale molto ben definito. Un’altra chiave di volta è quella di riuscire a raccontare storie locali ad un pubblico non del posto, ma globale”. Intervista interessante! Marco Maccari, quando parlavamo di media comunitari…».

Sì, era proprio questo. Tu sostenevi il bisogno di media iperlocali e comunitari nel tessuto cittadino e io li pensavo come unico orizzonte di evoluzione per l’informazione.

Prima, due cose alla community. I media sono i mezzi di comunicazione di massa. Radio, tv, telefoni, giornali di notizie. Cose dell’Ottocento. Con l’arrivo del computer nel mercato dei consumi e con la sua evoluzione in cellulare, touchphone, tablet, smartphone, ai mass media si sono gradualmente affiancati i personal media. Cioè mezzi di comunicazione personale: decido io cosa si pubblica e, se sono bravo/a a gestire le mie relazioni, se creo una audience, se ho appeal, divento una sorta di editore. Di me stesso, prima di tutto.

«Esiste una voglia di partecipare, di fare, che nasce a prescindere» insegnano i comunicatori di oggi e gli esperti di social (qui c’è un team interessante che tutti dovremmo conoscere). Con un blog come RADAR, nato per i personal media, questa voglia rinasce in modo più personale, più giusto per me, non per un’entità massiva tagliata con ascia statistica.

Sarò sincero, la demarcazione tra giornalismo nazionale e giornalismo locale non resiste più. L’anno scorso un esperto locale di marketing mi disse di RADAR: «Tutto molto bello, Marco, ma al momento non è per tutti». È andata a finire che RADAR in città – con la campagne sul razzismo e lo hate speech online, sul degrado delle strade e dei parchi, sulle aree a rischio come i 20mila metri quadri dell’ex cimitero, contro l’integrazione mafiosa a Melegnano, sui diritti delle coppie omosessuali – lo conoscono veramente tutti. È chiaro che la prima linea in un giornale locale deve essere sempre la cronaca: ma che sia inserita in una strategia. Una strategia che è andata perduta all’interno della stessa editoria industriale (i giornali illustri del nostro territorio). Questa strategia è un segreto che abbiamo riportato alla luce, e che non verrà svelato qui. Non è un mistero invece, che, come mi ha detto la 23enne neoblogger stamattina, «se alla semplice cronaca non aggiungi articoli dal valore emotivo, personale, ecco che non serve più a nessuno». E finisce l’identità, concluderei io.

Marco Maccari, giovedì 17 settembre 2015 ore 16:44

mamacra@gmail.com
@mamacra

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Satira

Abusivi: controllato quasi un mercato ogni due e sono sempre tutti lì!

Melegnano, abusivi al mercato. Fratelli d’Italia: «Noi non teniamo le mani in mano».

E come potrebbero vivere senza di loro.

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Irregolari, Fratelli d’Italia «mai con le mani in mano».
Ah, ma c’è un Fratelli d’Italia Melegnano?

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Fratelli d’Italia: «Noi non teniamo le mani in mano», teniamo L’UCCELLO in mano!!!

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Bullismo. Dal Comune iniziativa plenipotenziaria: karate contro i bulletti a scuola. Una macchina del tempo permetterà loro di perseguire anche il piccolo Vito Bellomo.

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A Melegnano smentito il razzismo online di Fratelli d’Italia: «Cose inventate, cose non vere». Cose regalate, cose incatenate,
cose di casa, cose di chiesa,
cose di cosa (vostra),
poi da cosa nasce cosa (nostra).

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Spazio giovani. Fabio Raimondo: «Un centro che funziona».

Cazzolina, meraviglia eh?!

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Ancora abusivi. Sequestri: 2200, carabinieri: 500, controlli: 48 (su 104 mercati annuali), frequenza: 46,1%… io adesso guardo di sotto e se sono ancora tutti là dichiaro che questo è un fallimento!

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2000 sequestri e il mercato nero è lì al suo posto. Africans do it better

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Destra impotente contro il mercato più nero del Sud Est.

Abusivi d’Italia.

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#TuttaGinnasticaPagata

 

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L’art in evidenza è una vignetta di Georges Wolinski, veterano di Charlie Hebdo ucciso il 7 gennaio.

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I lettori scrivono

Melegnano News, le cinghialate, i razzistoidi, il «Qui non è casa tua»

Questo post è stato due volte cancellato dai social per volontà degli stessi attivisti cui si rivolge. I quali hanno richiesto di cancellarlo a catena dalla piattaforma. Se fossi nato in certi paesi del mondo, caro RADAR, finivi fuori dai cogl* molto giovane.
Oppure diventavi un cogl*.

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Commenta via social un affezionato lettore (uno della primissima ora):

«Senti, adesso parliamoci chiaro, te hai il tuo blog e sinceramente a me come tanti altri non interessa iscriversi, piuttosto te hai cominciato all’epoca con me a cercare l’amicizia per poi neanche dichiararsi ecc., non vorrei pubblicare la conversazione aspetto comunque ancora risposta. Qui non è solo casa tua, questo gruppo esiste da quasi 3 anni, semmai sei te che chissà per quale scopo hai interesse a stare qui in questo gruppo. Quindi evita di provocare, pubblica le tue pirlate ma accetta (semmai ci siano) le critiche, senza andare oltre, perché a casa tua nessuno viene a disturbare e provocare, cerca di fare lo stesso. Ciao personaggio!
P.S. Non mi sembra nessuno ti abbia mai vietato di scrivere, per quanto riguarda la tua appartenenza politica possiamo parlarne….».

 

In principio era Melegnano News, libero esperimento, libero gruppo melegnano-vizzolese per lo scambio di informazioni. Forse la migliore pagina sulla quale RADAR condivide: non tutti i gruppi social locali scintillano di quella disciplina.
Disciplina costa. Il self control si paga e tu, vecchio lettore, commento razzistoide dopo commento razzistoide ne sei stato estromesso. Il tuo gruppo «esiste da quasi 3 anni»? RADAR viene da esperienze di 18 anni e da un lavoro di 5 nell’informazione & comunicazione locale, con numeri, avventure, bruciature, risultati che un attivista politico incaricato di reperire due forchettatine di voti neanche sogna. Il gruppo Melegnano Notizie, nato da un’idea altrui, resiste oggi grazie alla serenità di un paio di admin, lavoratori e obiettivi. Che non sparano quelle cinghialate politicizzate antirom o antinegri da forti contro i deboli delle quali tutti noi iscritti, sinceramente, siamo stanchi.
In fondo che sarebbe Melegnano Notizie, eliminando tutti i commenti e i post razzistoidi?
Melegnano News.
«Censurare nulla». Come abbiamo scritto a un admin: «via i negri dalle case popolari» è un insulto, non un’opinione. L’insulto è tipico di un livello di organizzazione nel quale si deve praticare d’obbligo la lode: l’Amministrazione comunale melegnanese è diventata in buona parte pretenziosa in fatto di lodi. In repubblica invece l’insultatore che non arriva a formulare un’opinione è solo un incapace che perde il diritto di parola e non può partecipare. Ascoltasse, fino a che sviluppa. «Prima gli alloggi popolari ai contribuenti e ai pensionati di cittadinanza e nazionalità italiana»: ecco un’opinione. E guai a chi la censura. E guarda che il razzismo sfalda e disperde i consensi al centrodestra, non il contrario.
Per fortuna non è il tuo caso; comunque, della tua appartenenza politica abbiamo appena parlato. Noi, il cronista è politicamente ateo, il webprogrammer non gli interessa, il corrispondente è per le competenze, la fotoreporter ’sta roba non la vede proprio. Apre un nuovo blog e: «No, ma, perché, devi capire chi c’è dietro» commenta la politica. Perché quando un giornale apre ci deve essere per forza uno di loro, un politico, dietro.
Qui c’è un gruppo di professionisti (25-35 anni) che hanno voglia di lavorare e che non stanno dietro, stanno avanti.
Nel caso di certi attivisti politicizzati cittadini, c’è dietro un nigeriano di due metri per due che li supposta e risupposta dove mamma copriva, per ogni volta che emettono una cinghialata nazistoide.
Le redazioni dei periodici locali (7giorni & Co.) lo sanno e te lo potranno confermare: via fb, sms, cell, chat.
La conversazione di allora dalla a chi vuoi tu: nessuno verrà a scriverti in privato «Sappiamo dove abiti», «Pagliaccio» o «Fatti gli affari tuoi campi cent’anni». In fondo, sei un buono. La tua l’abbiamo pubblicata ad agosto.

Continua a seguirci,

Lo staff

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Le campagne di RADAR

Melegnano, intollerante q.b.

Al 49% sì: i nostri lettori riscontrano che Melegnano sia una città intollerante verso migranti, stranieri, persone di altra etnia e che l’intolleranza assuma «varie forme». È il risultato che, di prima occhiata, offre il sondaggio di RADAR di questo settembre, dal titolo: Razzismo a Melegnano e sui social, che ha proposto ai cittadini, con una semplice domanda, di dire la loro.

I dati vanno interpretati, non impugnati. Il risultato infatti rivela che per il 44% dei partecipanti in città non avviene «nessun atto o messaggio discriminatorio», e questo corrisponde in una certa misura alla realtà.
L’ipotesi dell’esistenza in città di un «vero e proprio razzismo» è valida infine per il 7% dei partecipanti. Cosa che sarebbe da analizzare in profondità.

Interpretati correttamente i risultati confermano che a Melegnano non si palesano azioni di discriminazione (cioè azioni organizzate per aggredire o emarginare sulla base della razza o della religione, come l’esclusione dai servizi o dai negozi). Sarebbe inappropriato se ve ne fossero vista la vocazione di attrazione e di accoglienza della comunità melegnanese.
Ma la percezione che ci sia del razzismo (cioè un sistema culturale che fa discriminazione attraverso atti pubblici, amministrativi o giudiziari) costituisce un’interessante eccezione tra i partecipanti del nostro sondaggio. Varrebbe la pena approfondirla: questo 7% potrebbe parlare di casi che, pur se isolati e lontani dalle orecchie di tanti, meriterebbero di venire affrontati.

Il 49% di voti a favore della risposta «varie forme di intolleranza» spiega come l’integrazione tra le nostre comunità etniche (italiana, africana, sudamericana, asiatica, balcanica) sia carente e affidata al buon senso individuale; come la diffidenza e la malsopportazione del diverso sia serpeggiante e repressa, ma attiva; spiega come sui social network siano apparsi periodicamente insulti a sfondo razzistoide, specie nell’ultimo anno.

Doveroso sottolineare che questo mese tutti i gruppi melegnanesi di Facebook si sono allineati, intelligentemente, alla regola della moderazione dei commenti offensivi sui rom, sui mediorientali, sui migranti subsahariani. Decisivi per questo traguardo anche gli articoli di RADAR che, per tutto settembre, ha fatto campagna informativa sull’argomento.

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L'inchiesta satirica, Mercoledì 17 settembre 2014

L’ira di Django

Vittoria: 2500 utenti dei social (duemilacinquecento!) non dovranno più bersi bicchierini di razzismo solo perché piove o si scippa. Dove? A Melegnano: il gruppo social messo in mezzo dalle nostre inchieste satiriche ha deciso, finalmente, di moderare i commenti intolleranti che scoppiavano a ogni episodio di cronaca*.

C’è Franco che queste cose le sa da una vita. Ha 38 anni. Lavora, ha moglie, figli. La sua città non ha razzismo sui social ma lui, di destra, su certe cose non transige. «È inqualificabile – ha detto. Lo intervistiamo, ma di razzismo proprio non ne vuole sapere: – Mi rifiuto di pensare che la destra locale abbia queste cose. Condanno quei comportamenti. Non mi appartengono in nessun modo. Non ci sono qualifiche, me ne dissocio. Sono cose da idioti».

Franco è il sindaco Franco Lucente, eletto a capo del Comune di Tribiano, al suo secondo mandato; è di destra (dura, pura e istituzionale) da sempre. Oggi è uno dei giovani colonnelli della politica sud milanese. È un razzista? Giudicate voi. «Il problema non sono quei poveri cristi venuti nel nostro Paese – ha continuato. – Il problema è la cattiva normativa, non ben applicata; abbiamo bisogno di regole migliori per il rapporto con il migrante. C’è una certa resistenza nei confronti dello straniero, il quale tende a crearsi da solo un ghetto». Ghetto…? In che senso? «C’è poca apertura. Per forma mentis siamo abituati a catalogare il migrante come un poco di buono. Invece ci sono tanti professionisti immigrati contro i quali guai a puntare il dito». C’è anche un problema politico: «Se si è di destra si viene additati come razzisti – continua – ma trovo più razzismo a sinistra che a destra, in questa accoglienza praticata senza rispettare le regole. Ripeto, il problema è normativo. Soprattutto, di educazione. Guai se non ci fosse la diversità. Io stesso ho scelto di essere uomo di destra per essere un diverso». Le fa male, il razzismo? Le dispiace? «Sì. Sì, mi dispiace, io sono meridionale e ho origini diverse. Il razzismo mi fa male».

Cari amministratori del gruppone melegnanese: questo sì che è un inizio. Anche se qualcosa resta da sistemare**. Non scadiamo più nel razzismo, please: non puntiamo il dito contro il più debole solo perché è debole e in minoranza, ca#@!, è da vigliacconi, non sarebbe vigliacco anche prendersela con voi? In fondo, non siete anche voi in minoranza, spiaggiati dalla crisi, senza un soldo come tutti noi, o tenuti al mondo per grazia di una famiglia? E daiiiii. Viaggiamo tutti sullo stesso barcone, o no?

Dies irae, dies illa
Franco Nero cum sybilla

Guardate che arriva Django. Il discriminato disposto a tutto per riprendersi la sua vita. Il film, un classico dello spaghetti western, nella sua versione originale consacrò il genio attoriale di Franco Nero, interprete onnipotente, né buono né cattivo: unico. Il remake del 2013 con Jamie Foxx e Leonardo Di Caprio rivisita il mito di Django mettendo tutti antieroi bianchi attorno al nero emancipato, né cattivo né buono: nuovo. La scena in cui lui, nero, frusta l’uomo bianco prima o poi doveva arrivare.

E a Melegnano qualcuno ancora si illude che non faremo mai i conti, un giorno o l’altro, con la quantità di egiziani, tunisini, algerini, nigeriani, senegalesi, indiani, pakistani, albanesi, rumeni che abitano e frequentano il posto? Da che parte vorrete trovarvi quel giorno, quando il nero siederà in Comune con una frusta così?

Per pietà non fate come a sinistra, dove vorrebbero arpionare chi è in minoranza. Tipo Pietro Mezzi, l’ex sindaco, che continua a rubarsi su Facebook la foto di RADAR, sempre quella: la vetrina degli spari. Del resto, dove le trova le prove concrete di questo suo impegno contro la mafia, ricorrente in periodo elettorale? Febbraio 2013, candidato alle elezioni regionali: esce il suo instant-book, la mafia a Melegnano. Settembre 2014, candidato alla Città Metropolitana: sui giornali del 4 e 5 settembre, dice: «Episodi simili allineano Melegnano ad altri Comuni del Sud Milano». Ben venga tanta antimafia se lo aiuta a fare campagne elettorali che non gli vanno più di fareQuesta è l’ultima campagna elettorale che faccio» dichiarò a febbraio 2013, in conferenza all’Uva Viva, ai giornalisti Dolcini, Zanardi, Maccari). Mezzi ci fa i voti, con ’sta mafia & antimafia. In pieno stile sinistra.

E se la destra tira fuori la storia dei «microcriminali» (ahahahahahahahahahah: i microcriminali!), come ha fatto un Bellomo scatenato il 10 settembre, almeno aiutatela a buttare giù un’Agenda Sicurezza a sostegno dei cittadini. Ma una cosa come il T9, che ci aiuti a formulare un rapporto con le forze dell’ordine e incoraggi a denunciare i reati (nessuno denuncia: strano, eh? «In caserma i tempi di attesa e la disponibilità mi hanno scoraggiata. Il mio dovere di cittadina lo volevo fare» ci ha dichiarato in esclusiva, l’8 settembre, la cittadina scippata in via Piave). Eh, assessore?

Non vediamo l’ora di un sindaco nero. Uno che fa schioccare la frusta. Intanto ci facciamo i muscoli, come Jamie Foxx. Sapevate che in palestra si pubblicizzano con i corsi di autodifesa? Sentite qua: «Vista la situazione della nostra città, per chi fosse interessato c’è un corso di difesa personale» (Facebook, 11 settembre). Ma va’?

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* «È vero che è un periodo che siamo tutti nervosi e i problemi sono tanti, ma penso che usare toni non sempre appropriati su una pagina che dovrebbe essere di informazione e di segnalazioni non è il meglio per tutti, chiedo a chiunque legga o scriva su questa pagina di darsi una calmata e di usare parole e modi un po’ più consoni, non è sempre bello leggere parolacce e insulti anche perché si passa dalla ragione al torto. Ognuno è libero di dire e scrivere quello che pensa senza bisogno di offendere e insultare» (Melegnano Notizie, 8 settembre ore 09:55).

** 8 settembre, cronaca; marocchino (cocaina in tasca) semina il panico con una mazza: «Moderàti coi commenti per favore, cerchiamo di limitarci per rispetto anche di tutti gli altri». A qualcuno però scappa: «Un 15enne con mezzo grammo di hashish lo arrestano, questo qua non è che lo rimpatriano come in ogni stato civile succederebbe, si aspetta che uccida qualcuno! Ci vorrebbero le milizie private altro che!», e giù di duce duro: «Il tipo è persistente!!! Si vede lo hanno nel sangue!!». Dicesi razzismo. Che si fa? Chi modera i moderatori?

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Domenica 7 settembre 2014, L'inchiesta satirica

Sandokan! Sandokan!

Il Ku Kuz Kaz vi ha fatto impazzire. «Ahahahahah! Ma come vi è venuto?» fa un lettore davanti a una birra. Impazziti i razzistoidi del Sud Milano: «Ma sparati, co***one!» ha sottolineato per tutti un commentatore. Sorpresa: un uomo di destra duro e puro ci ha rilasciato un’intervista sul razzismo. Domani o dopo pubblichiamo, ma anticipiamo questo: «Sono comportamenti da idioti – dichiara. – Io li condanno». Giulio, esperto di comunicazione (mai stato un buonista di sinistra), dice: «Tutto vero. Noi cittadini siamo razzistoidi al posto dei politici che eleggiamo. Ma aggiungo: è molto più comodo ripetere le parole altrui, invece che farsi un pensiero proprio».

Chi ci ha insegnato a fare i moralisti? La sinistra? I finti buonisti? No. Sandokan. L’eroe dalla pelle scura. Il principe in fuga. L’avversario dell’impero, il libertario che suona lentamente nella tempesta. Il sangue ci bolle per lui. Sandokan ha offerto a generazioni di giovani la sua bandiera, che batte per la libertà di tutte le razze e le religioni del mondo. Salgari ha trasmesso ai giovani con romanzi semplici e potenti la regola del bello scrivere e del bel morire, spezzando la penna di chi lo sfruttava.

Bentornati a Melegnano, frazione di Mompracem. Per questi articoli di denuncia RADAR è stato bannato da un gruppo social cittadino, ma i messaggi razzistoidi non si sono fermati: si avvera la profezia di G., nostra lettrice. Eccola: «Daranno la colpa ai migranti anche quando piove». Non ci credete?

In treno: «“Perché a me la multa e gli extracomunitari che sono seduti davanti a me non li controlla?” Risposta, non sono affari tuoi sei una razzista» (2 settembre).
Li difendi? Torna a sedere: «Visto che difendi ‘sti cazzo di extracomunitari perché non li prendi tutti a casa tua?» (2 settembre).
Carico a coppe: «Ovviamente sopra era pieno di extracomunitari e zingari…» (2 settembre).
Carico a bastoni: «Loro non pagano nulla xché il nostro sistema politico glielo permette è uno schifo!!!!!» (2 settembre).
La benedizione: «Ovvio, è sempre così» (2 settembre) e in due giorni è questione nazionale: «Io voglio pagare ma che lo facciano tutti. Italiani o non italiani!» (4 settembre).
Il giorno dopo succede una rapina? «Italiani o i soliti extra?» (5 settembre).
Marco Rondini spara la nuova cannonata? «Siamo mica in Eurabia….» (4 settembre).

2500 melegnanesi iscritti ai social devono bersi, ogni settimana, un bicchierino di razzismo. La politica non interviene perché a Melegnano la politica la fanno al bar e al bagno, il massimo che può fare è parlare di mafia: domani hanno una conferenza dei Capigruppo in Comune per gli spari nella notte, conferenza ovviamente chiusa, nella quale Pietro Mezzi, l’ex sindaco, quello che la mafia è a Melegnano, entrerà a farsi una doccia di consensi.

Mezzi è il politico che ha più seguito e copiato RADAR, rubando tutto ciò che poteva rubarci: informazioni, immagini, senza mai citare la fonte. Leggete i suoi post del 3 e 4 settembre. Sono pubblici. Foto e info copiate da qui.

Per fortuna la sua punizione è stata biblica. Il 3 settembre ha subìto due commenti di Gregory Nicotera.

Sull’altro post (4 settembre) castigo supremo: commentatori a cui va in tilt la grammatica. «Inutile indagare svincolando» lo incoraggia a modo suo una commentatrice, alle 10:26. Forse era indugiare svicolando, cara? Continua: «Altrimenti saremo sempre nelle loro mani e le cose leviteranno…..tutti uniti e collaborare, cittadini compresi no èèèè……..». Risponde Mezzi: «Credo che tu non stia sbagliando affatto», eh no, figlio, qualche errorino le è scappato; altro commento (di un indemoniato): «Affinche abbiamo un rincoglionito come sindaco» (ore 21:55). Eeeeeh? Insulto gratuito a una carica dello Stato, ma l’ex sindaco non ci pensa a moderarlo. Il diario Facebook di Mezzi è un palazzo di viale Lombardia alle due di notte: 37 likers, 13 condivisori e nessuno chiama le forze dell’ordine. E grazie, dormono. Il diario di Mezzi è come Melegnano Notizie, battezzato da una nostra lettrice Melegnano Discrimina perché non modera mai i commenti politicizzati a sfondo razzistoide.

Non è colpa di Melegnano Notizie. Questa è la politica. Che a Melegnano droga l’informazione a danno dei lettori e dei giornalisti. Politica da bar, sempre fatta al bagno. Fin dall’inizio. Ricordate il 17 maggio 2012? Faccia a faccia Bellomo-Mezzi, prima del ballottaggio? Sul palco erano fermi, pacati, ma in bagno succedeva la verità. E solo la satira ve la può raccontare.

Siamo alla toilette. Gli sfidanti strafottenti, indaffarati alle latrine confrontano le loro dimensioni. Io più largo e cicciottello, dice uno. No, io più lungo e slanciato. Sì, fa notare l’uno: ma il mio è coi baffi. L’altro: sì, ma il mio è lampadato. Davanti a quest’assoluta novità giovanile, l’uno ci è rimasto secco. Ha esitato: e l’altro, con un sorrisetto, tira su la zip e lo pianta, solo e triste, con il consensus tutto in mano, nell’eco dello sciacquone che ribolle scendendo tra i dannati.

Sul palco, botte da orbi: «Il più grande cementificatore della storia di Melegnano sei tu, Pietro Mezzi!» grida Bellomo. «Figlio di Michele!», gli dice il «cementificatore». I cattolici melegnanesi, famoso ago della bilancia, li guardavano al bagno e hanno risolto: «il figlio di Michele» aveva quel qualcosa. Ma non era tolleranza, non era solidarietà. Che cosa cercavano loro?

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