CULTO DELLA CITTÀ

Il problema siete voi (se questa notizia vi lascia indifferenti)

LODI, LOMBARDIA — Oggi pomeriggio a Lodi alle 18:30 si tiene una manifestazione di protesta indetta da alcuni genitori di famiglie extra-comunitarie. Qual è l’oggetto del contendere?

Il comune di Lodi ha approvato a maggioranza una modifica del regolamento per l’iscrizione all’asilo pubblico in cui è richiesta, oltre alla presentazione ISEE, una documentazione aggiuntiva per tutte le famiglie extra comunitarie. Questa norma serve, infatti, a smascherare i terribili casi di abbienti possessori di centinaia di case nei paesi d’origine, che non compaiono nei registri europei. In mancanza della dovuta documentazione la famiglia si vedrà costretta a pagare il massimo della rata, che si aggira intorno a 570 euro mensili. Il che mi farebbe consigliare ad ogni famiglia extracomunitaria di diventare parente di Mubarak, o forse meglio di un presidente ancora in forze e potere.

Lodi. Genitori extracomunitari manifestano davanti al municipio: il sindaco e la giunta hanno approvato una nuova regola che li obbliga a iscrivere i figli ai servizi aggiuntivi certificando ogni proprietà immobiliare che la famiglia detiene nel Paese d’origine, con documento emesso dal consolato o dall’ambasciata, tradotto ufficialmente in italiano. Ma non tutti i Paesi emettono tali documenti. Leggi qui.

Iniziamo a far polemica

Questa norma potrebbe, a primo impatto, apparire sensata. «Serve a eliminare le differenze fra cittadini UE ed extra UE» dichiara l’assessore Belloni ai microfoni di Radio 24. Corre subito in soccorso della giunta leghista il presidente della regione lombardia Attilio Fontana, e da questo momento dovremmo tutti iniziare a preoccuparci, perché il paladino della razza bianca, come ben sappiamo, non sbaglia un colpo.

Chiunque di noi nel corso della sua vita si è ritrovato difronte alla compilazione di un modulo ISEE, e possiamo a cuor leggero affermare che tutt’ora non è il miglior esempio di chiarificazione e semplicità burocratica. Alcune delle sue parti, infatti, sono ancora soggette ad autocertificazione da parte del contribuente, e i controlli non sono serrati. Gli stessi valori immobiliari di una eventuale seconda casa vengono ogni anno criticati. Inoltre, non mentiamo a noi stessi.
Sappiamo quanto sia difficile e frustrante avere a che fare con la burocrazia italiana, pensiamo veramente che sia più semplice confrontarsi con il catasto di un paese sicuramente meno sviluppato del nostro, ma soprattutto, distante migliaia e migliaia di chilometri?
Perché allora applicare una prima stretta ai controlli proprio nei confronti delle famiglie extra comunitarie?

«Ci rubano l’asilo»

Ci risponde in differita l’irreprensibile Belloni, sempre ai microfoni di effetto giorno (Radio 24) dichiarando: «Ci sono italiani che vivono sotto i ponti, se un extracomunitario ha una casa in Angola può anche ritornarci». Lo sentite anche voi? L’influsso dell’olezzo mentale del presidente della regione ha raggiunto anche il comune di Lodi, o forse è meglio dire che il verde leghista è ormai stato trapiantato da un più chic nero carbone. I fascistelli della bassa padana hanno ora altri motivi per fomentare i loro sogni bagnati notturni, a colpi di: “ci rubano gli asili!”

Ciò che mi chiedo, però, è quale sia la vostra reazione nel leggere questa notizia? Avete avvertito quel prurito diffuso in tutto il corpo o avete detto: “Beh, che problema vuoi che sia?”. Perché la grande differenza fra diventare un paesi di rozzi destrorsi dell’Alabama padana o l’Italia dipende solo da noi, noi comuni cittadini, lettori, votanti e parlanti. Siamo noi che sentendo questa notizia in televisione o alla radio abbiamo ancora la possibilità di bloccarci e fare una faccia disgustata e spiegare al nostro vicino che una notizia del genere non è accettabile.

Venerdì 14 settembre ore 18:00 
davidepolimeni@gmail.com

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Cronaca

Ospedale, gli operatori convincono regione Lombardia: il direttore andrà a riferire

PALAZZO DI REGIONE LOMBARDIA – Entro 10 giorni Mario Nicola Alparone, direttore generale dell’Ospedale di Melegnano, sarà convocato in regione Lombardia. La Comissione Sanità, dopo avere ascoltato gli operatori sanitari, vuole ascoltare lui: «Probabilmente potremo essere presenti anche noi» affermano gli operatori.

Ha raggiunto i piani alti la mobilitazione degli operatori sanitari di Melegnano e Martesana; ieri e oggi un’audizione presso la Commissione Sanità del consiglio regionale della Lombardia ha preso atto della loro denuncia sui turni massacranti e letto le loro cifre: personale drasticamente diminuito, 17 ore di servizio continuative, turni di 14 giorni di lavoro interrotti senza riposo.

«I commissari ne sono usciti abbastanza preoccupati» riferiscono i portavoce degli operatori di Melegnano. «Hanno visto che la situazione sanitaria fuori dal territorio della città di Milano non sta rispecchiando quello che pensavano di avere ottenuto con la riforma della sanità lombarda».

L’ospedale di Melegnano – azienda sociosanitaria territoriale Melegnano e Martesana – è un’azienda vasta: copre 6 presidi comunali, serve 1 milione di cittadini lombardi. «In regione non risultavano che vi fossero queste criticità imperative sul personale; il direttore aveva input di mantenere lo stesso numero di personale.

«14 giorni di lavoro ininterrotti non garantiscono la salute del cittadino» dichiarano gli operatori. Intanto il sindaco Andrea Checchi di San Donato Milanese ha convocato una conferenza dei sindaci del territorio il 29 giugno, presso l’aula magna del presidio di Vizzolo Predabissi.

«La politica si accorge del problema. E adesso anche l’Ospedale San Paolo di Milano ha convocato un’assemblea generale giovedì 23 giugno. Sono sotto di personale, denunciano anche loro turni massacranti» concludono gli operatori.

Marco Maccari, martedì 21 giugno 2015 ore 16:04

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L'inchiesta

Carpiano, la terra delle diossine e dei cancerogeni

I terreni agricoli di Carpiano e di Landriano sono contaminati da sostanze chimiche che procurano il cancro e che sono velenose per la salute umana, vegetale e animale. In particolare le diossine, sostanze velenose ottenute dalla combustione dei rifiuti solidi, e i furani, liquidi cancerogeni. In questi anni, quei campi sono stati regolarmente coltivati e hanno dato da mangiare agli animali negli allevamenti circostanti, che producono un latte esportato alle case di produzione. In questi anni, il suolo può avere favorito l’assimilazione delle sostanze nei vegetali e la loro discesa nella falda acquifera.

L’estensione del territorio inquinato è di 12,5 ettari. Nel 2007, il Centro Comune di Ricerca ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, pubblicò il rapporto «Monitoraggio ambientale di un’area contaminata nelle Province di Pavia e Milano», a cura dei ricercatori Roberto Cenci e Fabrizio Sena, con supervisione della Commissione Europea e dell’Istituto per l’Ambiente e la Sostenibilità.
Il rapporto fu realizzato su richiesta della Provincia di Pavia. Era parte del Progetto Pavia, uno studio sulla salute dei suoli pavesi. Altri 14 ricercatori hanno collaborato al rapporto. Dichiara il documento: «Lo studio ha identificato l’estensione di un’area “anomala” per la concentrazione di metalli pesanti e diossine». Il rapporto concludeva con un appello: «Gli amministratori sapranno fare tesoro di questi risultati provvedendo al ripristino dell’area contaminata».
Sono passati 8 anni ma sull’area non è arrivato alcun ripristino. Il rapporto è stato confermato da una seconda ricerca del 2011. Il rapporto dichiara: «Nei 12,5 ettari sono state identificate 33 aree. Sono stati prelevati campioni di suolo fino alla profondità di 30 centimetri». I risultati, specialmente all’interno di 11 siti, hanno identificato una «importante contaminazione di metalli pesanti, diossina e furano. I valori sono significativamente più elevati rispetto all’intero territorio pavese. Tale livello di contaminazione potrà arrecare danni ingenti all’ambiente e alla salute umana» (pagine 13, 15, 24).
In questi 11 siti la diossina è più alta dei valori a norma di legge. In 4 di essi arriva ai seguenti valori: 25.43 picogrammi per grammo, 12.32 pg/g, 12.76 pg/g, 10.29 pg/g. Il valore di legge deve essere pari a 1 pg/g. Il picogrammo è una frazione milionesima del grammo.

Siamo a 1 kilometro da Carpiano, paese di 4106 abitanti nel Parco Agricolo Sud Milano. I suoli esaminati contenevano ancora le tracce del mais coltivato sul terreno. «I prodotti che si coltivano tenderebbero ad arricchirsi di metalli pesanti», scrivono i ricercatori. Metalli come mercurio, cadmio, piombo, particolarmente dannosi, sono presenti in modi strettamente correlati. Questo ha fatto ipotizzare che nel territorio ci siano stati «spargimenti pirata»: in pratica, sostanze chimiche inquinanti sparse illegalmente e di nascosto nei terreni.
A 400 metri sorge Cascina Calnago, azienda agricola di allevamento e coltura sulla strada provinciale 165, a breve distanza da Cascina Leoncina e Cascina Foina. Il terreno è vicino al cavo Lissone. L’azienda ha prodotto uno studio e lo ha presentato il 31 maggio scorso in regione Lombardia, durante una Conferenza dei Servizi, alla quale i ricercatori di ISPRA non hanno partecipato. Il nuovo studio restringe i 12,5 ettari contaminati a 2 ettari, e attribuisce la contaminazione al corso delle acque di canale. Ma ARPA Lombardia, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ha bocciato lo studio dell’azienda.
Per il comune di Carpiano la notizia è stata un colpo di tuono. Il 9 novembre si è tenuto un consiglio comunale aperto, i cittadini hanno partecipato in folla. Dichiara Emanuela Gorla, attivista carpianese del Movimento Cinque Stelle: «L’amministrazione comunale sembra minimizzare il problema. I primi controlli ufficiali sul latte munto sono stati fatti pochi giorni fa, a ottobre/novembre». A sollevare il problema è stata Iolanda Nanni, 47 anni, consigliera regionale in Lombardia per il Movimento Cinque Stelle, con un’interrogazione del 14 settembre scorso: «Ancora non ho risposta» afferma.

A giudizio degli abitanti, gli spargimenti illegali sono legati ai versamenti di fango che i terreni agricoli hanno ricevuto negli ultimi anni. Affermano due residenti di Carpiano: «Queste cose sono successe quindici, vent’anni fa. Andavano nei terreni e versavano dentro dei fanghi. Erano cose fatte alla luce del sole, davano dei soldi, c’erano contratti. Vicino Landriano c’era una discarica. L’impressione era che fosse una cosa normale, regolare, fatta con contratti».
Regione Lombardia non è rimasta a guardare. Ha dichiarato i 12,5 ettari di Carpiano Sito Inquinato di interesse Regionale. Per il triennio 2013-2015 la regione ha messo da parte 7 milioni di euro con il decreto 424 del 19 luglio 2013 in aggiunta a un milione di euro stanziati nel febbraio 2013, per la messa in sicurezza di emergenza dei territori inquinati e contaminati. La bonifica dei suoli inquinati rappresenta «una priorità per le amministrazioni locali e regionali», ricorda Regione Lombardia.

Marco Maccari, giovedì 19 novembre 2015 ore 20:04

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L'inchiesta

Il «sistema illecito» di Melegnano

Dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari. Il «sistema illecito» di Melegnano: intercettazioni, testi, indagini della Procura, tutto sulla «turbativa di appalti» nell’Azienda Ospedaliera: la prima parte del servizio pubblicato un anno fa su Il Melegnanese.

Il Professore. «È vero che ci poteva essere corruzione. Ma non puoi trasformare, per un po’ di corruzione… distruggere tutto. Questo è il punto del problema. Cioè: la legalità è… non è un valore, è una condizione. Quindi se tu la tratti come l’unico valore che un Paese ha, scassi tutto. Eh. Cioè… l’illegalità. L’illegalità c’è in tutto il mondo, bisogna trattarla con con con normalità… non farla diventare una… ogni volta una crociata su qualsiasi cosa, eh. Così distruggono tutte le nostre aziende all’estero. Per… ma è mica possibile… mica…». Parla Gianstefano Frigerio, principale indagato nell’inchiesta sugli appalti di Expo e della sanità lombarda. La dichiarazione è avvenuta nel suo ufficio il 12 aprile 2013. È leggibile tra le intercettazioni contenute nell’ordinanza del 6 maggio scorso, firmata dal giudice per le indagini preliminari Fabio Antezza, Tribunale di Milano. Riprodurre la dichiarazione di Frigerio è di rilievo pubblico evidente: esprime una mentalità opposta a quel concetto di legalità attorno al quale in questi anni la società civile melegnanese si sta dando da fare per il bene comune, in modi sempre nuovi. Ma quella mentalità operava a Melegnano dall’interno. Gianstefano Frigerio (parlamentare classe 1939, tessera DC, poi forzista) o, come viene chiamato dagli intercettati, il Professore, oggi è agli arresti e in custodia cautelare. È indagato come «capo, promotore e organizzatore» di un’«associazione criminosa» operativa a Milano presso la Onlus Centro Culturale Tommaso Moro, via Andrea Doria. È accusato di associazione a delinquere per aver «favorito e assicurato le deliberazioni di proroga e l’aggiudicazione di appalti pubblici presso l’Azienda Ospedaliera di Melegnano, attraverso contatti reiterati, sfociati in doni, collusioni e condizionamenti». È al centro di 2770 telefonate intercettate tra gennaio 2012 e luglio 2013, svolte con «contatti riferiti alle aziende ospedaliere di Melegnano, Pavia, Varese, Chiari, Vimercate, Lecco». E la sua creatura a Melegnano è, nelle parole del giudice, un «sistema illecito», emerso all’interno di un «numero rilevante di contatti con pubblici ufficiali del settore sanitario e imprenditori, finalizzati a controllare il sistema degli appalti pubblici».

La «compagine» di Melegnano… Il giudice la chiama «compagine», utilizzando un’espressione degli stessi indagati. Si tratta di un gruppo di dirigenti ospedalieri e di imprenditori del ramo pulizie. Tutti diretti dal Professore. Il gruppo è individuato nelle persone di: 1. Patrizia Pedrotti, cerrese, direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 gennaio 2012, in carica (il suo curriculum è online sul sito http://www.aomelegnano.it); 2. Paolo Moroni, di Torrazza Coste, direttore generale dell’Azienda dal 1 gennaio 2012, in carica (curriculum sul medesimo sito); 3. Enzo Costa, milanese, imprenditore attivo nel ramo pulizie per la società Ferco Srl; 4. Bruno Greco, milanese, imprenditore nel settore pulizie per la società cooperativa Co.Lo.Coop.

…e i capi di incolpazione. Nessuno dei quattro è agli arresti. Per il giudice «non ne sussiste l’esigenza». Ma sono diversi i capi di incolpazione ipotizzati nei confronti loro e del Professore. La «Compagine» è accusata di avere «favorito in modo illecito e tutelato in via preferenziale gli interessi di Enzo Costa e di Bruno Greco» nell’assegnazione degli appalti per le pulizie. Nello specifico: «turbativa del procedimento amministrativo al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente; disponendo, in luogo di bandire una nuova gara d’appalto, la proroga di 36 mesi per 14.624.002,77 euro». Il primo capo di incolpazione riguarda Frigerio e gli imprenditori Costa e Greco, comprende reato continuato (art. 81 del Codice Penale), concorso in reato (art. 110), corruzione (art. 321), corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319) con aggravante (art. 319 bis). Il giudice dichiara che al momento non ci sono indizi gravi a sostegno di queste accuse, ma ne ipotizza la sussistenza. Il secondo capo di imputazione riguarda anche i due dirigenti Pedrotti e Moroni. Comprende reato continuato e concorso in reato (artt. 81 e 110), turbativa di pubblico incanto o appalto (art. 353). Su questo capo invece ci sono «gravi indizi di colpevolezza».

Chi comanda a Melegnano. Per gli inquirenti, la direttrice Pedrotti in cambio «ricava l’utilità di coperture politiche, appoggi per il trasferimento e avanzamenti di carriera». Il Professore dichiara addirittura il 3 aprile 2013, insediata la nuova giunta regionale, che «per aiutare la Pedrotti» andrà da alti papaveri del Popolo della Libertà, oggi Forza Italia, in Regione e fa nomi e cognomi indicando Mario Mantovani, «uno dei suoi vecchi». Un’intercettazione aiuta a capire il radicamento del sistema. «La prima volta, la prima cosa che mi ha detto quando mi son seduta a Melegnano, mi hanno detto: fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio. Me lo ricordo benissimo perché era la fine di gennaio di quell’anno… Sono passati quattro o cinque anni ormai… e quello che mi ha detto è: tu fai sempre quello che ti dice l’onorevole Frigerio, che non lo conosci ancora». Intercettazione di Daniela Troiano nell’ufficio di Frigerio, 1 ottobre 2012, ore 16.24. Troiano, indagata a sua volta, è l’attuale direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera di Pavia, ma è stata direttrice amministrativa dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano dal 1 febbraio 2008 al 31 dicembre 2010, predecessore di Pedrotti. Il «sistema illecito» di Melegnano risalirebbe a molto prima dell’attuale dirigenza ospedaliera (continua). 

Marco Maccari

Ripubblicato su RADAR mercoledì 21 ottobre 2015, ore 13:32

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Cronaca

Come fai presto a dire: bonifica

Martedì 6 ottobre la commissione territorio ed ecologia ha rivangato l’inquinamento dell’area ex Saronio, segreto di stato, portatore di tumori. Presente l’ingegnere Giuliano Reich che seguì la bonifica di Altea. Intervista con Rodolfo Bertoli, quella sera in commissione

MELEGNANO OVEST/RIOZZO DI CERRO AL LAMBRO – «È in corso una fase di caratterizzazione delle aree delimitate dalla Regione Lombardia nel 2007, che racchiudevano l’intera proprietà dell’ex fabbrica di chimica militare Saronio, un’area di 38 ettari, 380mila metri quadrati. In parte era occupata dallo stabilimento, circa 24 ettari. La rimanente parte, circa 14 ettari, erano aree mai occupate da attività industriale, ma aree di riserva che si teneva la Saronio per eventuali espansioni nel tempo. Queste aree ultime sono state destinate poi alla residenzialità, cioè via Togliatti, via Brodolini, il Cipes, eccetera, anche poi il Parco delle Noci, il centro sportivo, la via per Landriano. Questa caratterizzazione è partita poi con molto ritardo, perché il progetto è stato approvato se non ricordo male nel 2013, e ha lo scopo – è la domanda specifica che ho fatto in commissione e che interessa alla mia componente, il Partito Democratico – di capire qual è lo stato delle cose. Ho chiesto quali erano, anche se è un po’ presto, le prospettive che si potevano avere in una fase successiva. Giustamente, ha risposto, questa non è una caratterizzazione propriamente detta, è una fase propedeutica, ma serve a localizzare all’interno delle aree nel loro complesso, i 38 ettari, dove possano esserci «focolai di inquinamento», come li abbiamo definiti quella sera. L’inquinamento potrebbe anche essere oggi in quantità concentrate. In questa prospettiva, quest’indagine serve a concentrare gli sforzi economici dove è necessario. Al tempo stesso, confrontando i dati a disposizione, potremmo pensare che alcune aree saranno estrapolate da quelle di interesse regionale. Mi riferisco ai 14 ettari di prima attualmente destinati alla residenza. Salvo verificare alcuni canali di scolo delle acque reflue dell’attività industriale, che potevano contenere degli inquinanti. Ecco, lì potrebbe esserci qualcosa da indagare meglio. Però, verosimilmente potrebbe uscire fuori in tempi rapidi. Per la zona da bonificare, quantomeno per intervenire e tamponare il problema, è probabile che si trovino risorse andando a batter cassa alle porte di un ente, Edison Spa. Nel 2003 fu emessa un’ordinanza che chiedeva a Edison di bonificare. Edison è diventata responsabile di questa zona perché ha acquisito l’Acna-Montecatini, che a sua volta ha acquisito la Saronio. In caso di responsabilità, vanno in testa a loro. Ci sono stati contenziosi legali, e alla fine però una sentenza del TAR Lombardia ha dato come precedente importante che la Saronio aveva responsabilità di bonificare quelle aree. È chiaro che se dovessero essere bonificati tutti e 38 gli ettari sarebbe una spesa enorme e probabilmente farebbero resistenza all’Edison. Se la cosa viene limitata ad ambiti più ristretti, può darsi che sia più conveniente per loro affrontare il problema piuttosto che trascinarselo dietro.
Se non altro, si parla di qualcosa che possa quantomeno tamponare un problema che si trascina da anni per la salute pubblica». Perché mai «tamponare»? «Fa parte della domanda che ho fatto in commissione a Reich. Dal punto di vista dell’inquinamento quali sono le prospettive? Demolire i capannoni? Perché si sta parlando di quell’area, perché nell’area residenziale c’è buona probabilità che non ci siano problemi. E poi bonificare, eccetera? No, nel caso in cui dovesse esserci una zona in cui l’inquinamento è concentrato in maniera elevata, magari i rimedi potrebbero essere barriere idrauliche. O altre soluzioni che vanno viste in quel momento. Tamponare significa capire l’entità di questo tipo di inquinamento e capire anche se la soluzione potrebbe essere radicale. Io le dico che da cittadino di Melegnano preferirei bonificare togliendo tutto come è stato fatto nell’area dell’Altea, quell’edificio residenziale costruito dove prima c’era il parco giochi. Con gli enti preposti, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Regione, Città Metropolitana, Comune, si tratta di capire quali sono gli interventi possibili. In funzione del discorso che facevo prima. Di trovare le risorse adeguate». La speranza del Partito Democratico qual è? «Nei confronti del sindaco abbiamo contestato un atteggiamento che trovavamo poco corretto. Ha strumentalizzato il problema Saronio nella vicenda moschea per potere risolvere i suoi problemi di maggioranza e di una parte di opposizione che è la Leganord, dicendo: qui c’è inquinamento e gli islamici non ci possono andare. In sede di commissione ma anche in altre sedi gli abbiamo detto: non puoi occuparti solo di questi cittadini musulmani, che magari non sono neanche residenti, e non preoccuparti di quelli che sono i problemi di chi ci vive, ci lavora molte ore al giorno e addirittura ci abita; perché fra le altre cose in quell’area è prevista la possibilità di realizzare degli appartamenti. Abbiamo in qualche modo spinto per andare avanti con la caratterizzazione. Tenendo presente la mancanza di informazione da parte della Giunta. Come Giunta non si sono preoccupati di informare il Quartiere Ovest su che cosa significasse questo passaggio di caratterizzazione, che è propedeutico per la risoluzione forse definitiva. Le bonifiche non sono tutte: prendere e rimuovere tutto. A volte preferiscono mantenere in essere, in luogo, il problema, però fanno sistemi di drenaggio, fanno in modo che non ci sia percolazione. Ci fu una cosa simile in una zona che fu trovata quando costruirono l’alta velocità della ferrovia su finanziamento della Regione, dove hanno mantenuto in luogo dei terreni che sono inquinati, però in modo che questi terreni non perdano sostanze inquinanti e queste non possano percolare andando a influenzare la falda. Le strategie cambiano a seconda delle situazioni, valutando il rischio. Si paga di più in termini di analisi di rischio. Dal punto di vista politico è importante garantire la salute dei cittadini. Oggi i termini per affrontare il problema ci sono – oggi la Saronio è costretta a pompare acqua vicino alla Guardia di finanza, se non ricordo male – c’è un precedente importante, ci sono sentenze, c’è un responsabile cui fare riferimento in una seconda fase di analisi». Lei è architetto. Se volessi chiederle un parere professionale? «Mettiamo il caso, se lei fosse un committente e mi dicesse: voglio acquisire un terreno lì e farci un’iniziativa, le direi che per legge, prima di qualsiasi tipo di iniziativa venga fatta lì sotto, deve essere prima fatta una caratterizzazione che significa un’analisi ancora più approfondita di quella che deve essere fatta adesso. La Regione ha stanziato per l’indagine qualcosa come 500mila euro. Attualmente ne vengono spesi poco più di 100mila. Ci sono già altri 400mila euro a disposizione per una fase di approfondimento successiva, e questa è una cosa importante però bisogna farle andare avanti queste cose. Per essere pronti bisogna che chi è al governo vada a farsi carico di questi problemi facendo pressione, andando a bussare alle porte giuste, a livelli più alti fino al ministero a Roma. Oggi i tempi sono maturi perché questa cosa venga affrontata. Rischio di essere troppo ottimista però penso che la Edison, se vede che il problema è limitato e ben circoscritto, probabilmente potrà affrontare in maniera definitiva. È qui la questione politica. Un sindaco che ha a cuore la questione – e la salute pubblica è in carico al sindaco – va a bussare alle porte, fa sentire la propria voce in rappresentanza della cittadinanza per fare sì che questo problema venga risolto probabilmente in modo definitivo. Mi riferisco in particolar modo alle aree residenziali». Questo primo lavoro copre un’arco di qualche mese. Quanto tempo ci vorrebbe per fare un lavoro serio, invece. «Questo dipende dai risultati che verranno fuori. Quello che è emerso in commissione è che stanno realizzando dei punti piezometrici, di lì coglieranno l’acqua dei due livelli di falda, superficiale e profonda. Rispetto alla situazione a monte, a nord da dove scende la falda, il terreno si arricchisce di sostanze tossiche se c’è qualcosa di inquinato. Ma la zona di via Morandi, affittata al centro culturale islamico, per conoscenze dirette dei geologi che hanno fatto interventi, non presenta delle caratteristiche di rischio particolare. La zona più vicina alla via per Carpiano ,lì le sostanze inquinanti erano più forti, era il nucleo fondamentale e centrale dell’attività industriale. Nella zona centrale di quell’isolato l’indagine ha proprio questa funzione, con piezometri situati presso ogni capannone riusciranno a individuare dove c’è il focolaio inquinante. Dovranno osservare anche in base alla stagionalità. Io sono convinto nel giro di qualche anno, la cosa potrebbe essere non dico risolta al 100% ma affrontata in modo serio, sistematico e in maniera definitiva. Bonifica totale come è stata fatta per Altea non lo so, se è meno grave sarà mantenuta in essere la zona inquinata però circoscritta e sotto controllo. Il buonsenso mi dice che ci saranno in tempi brevi i primi risultati». Brevi? «All’interno di chi vigila su quest’area, e stiamo parlando solo di Melegnano e non di Cerro al Lambro per Riozzo, c’è una commissione che tiene sotto controllo, che interagisce, scambia informazioni; se la parte politica e dirigente affronta il problema informando la cittadinanza… A me è capitato di partecipare a un incontro della Giunta con gli abitanti, preoccupati. Se i cittadini fossero informati, sapessero bene qual è la problematica, si metterebbero l’anima in pace. Questa è un’area di interesse regionale, per fare qualsiasi intervento bisogna passare per l’iter di enti che ho descritto all’inizio. Questo pesa anche dal punto di vista del valore immobiliare. Abbiamo una condanna del TAR che dice a Edison di bonificare! Come amministrazione comunale sarei corso immediatamente a fare fuori il problema. È un ente importante, una multinazionale. C’è da battere cassa. È interesse di tutti mettere a posto le cose, credo il momento giusto sia arrivato. È importante in questa fase informare la popolazione che questa fase è nel loro interesse. In realtà il problema già esiste, la zona individuata dalla Regione è ben precisa».

Marco Maccari, 15 ottobre 2015 ore 20:15

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«Evitare che l’inquinamento si aggravi ulteriormente» si legge nella sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, 2009. «La Saronio ha tratto notevoli vantaggi economici dalla sua condotta» è scritto.

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Cronaca

‘Sti beni confiscati: li vogliamo utilizzare?

CORTILE DEL CASTELLO – Chi dice che con questi sette giorni non si combatte la mafia, è perché la mafia non l’ha mai combattuta. Finisce la Settimana della Legalità 2015, evento ad alto contenuto formativo antimafioso, seguito da tutte le parti attive della società sudestmilanese. «I cittadini che partecipano lo fanno per capire qualcosa di più. Qui al nord stiamo come dormendo; bisogna ammettere la presenza della mafia – è la sintesi di Maria Luisa Ravarini e Stefania Rossi, Osservatorio Mafie Sud Milano. – È una forma di omertà al nord, travestita da individualismo».

Musica nuova con la legge regionale approvata a giugno, che eroga denaro e risorse agli enti locali. Lo dichiara Carlo Borghetti, consigliere eletto e commissario antimafia della regione Lombardia, invitato alle 16 di oggi pomeriggio per discutere di legalità. «C’è un compito nelle nostre istituzioni verso coloro che nella società civile si danno da fare – dichiara. – C’e un ruolo per ciascuno, come cittadino, come amministratore, come membro di un’associazione. Siamo passati da quando negavamo (io ricordo che, a Milano, in consiglio comunale si negò l’opportunità di fare una commissione antimafia) ad oggi, che abbiamo due leggi in una. Infatti avevamo depositato due progetti di legge, costruiti insieme a Libera: di educazione alla legalità e di contrasto alle mafie».

«Guai a dire: non ce la possiamo fare – ricorda Borghetti. – È il più grande favore che possiamo fare alle mafie, assieme a quello di non parlarne. La nuova legge prevede la creazione di una giornata regionale, il 21 marzo, 1° giorno di primavera, in Lombardia. Prevede anche l’istituzione di bandi per le amministrazioni comunali e le scuole, per stimolare giochi e prodotti che aiutino a capire il rispetto della legge. Prevediamo infine di aggiornare le polizie locali e i tecnici comunali: oggi la ‘ndrangheta e più sofisticata e capillare; nei palazzi comunali c’erano donne delle pulizie e manovali, che facevano le spie per la ‘ndrangheta».

«Sono gli appalti nella sanità a fare più gola alla ‘ndrangheta – chiude. – Inoltre, c’è a questione sui beni confiscati al crimine organizzato. Utilizzarli a fini sociali è un risarcimento doppio».

Leonardo La Rocca, del Presidio Libera Sud Est Milano, raccoglie il testimone. «Nel 1996, Libera propose il riutilizzo sociale dei beni confiscati a mafiosi e corrotti, con una legge di iniziativa popolare. Risultato, 1 milione e mezzo di firme. Il disegno di legge fu approvato la notte prima che la proposta scadesse – spiega. – I beni confiscati sono ciò che ci permette di riconoscere le mafie nel nostro territorio. A questo proposito, abbiamo beni confiscati sottoposti a vandalismo. Ma, se un bene confiscato viene vandalizzato, è ad opera degli stessi soggetti ai quali è stato confiscato. Viene vandalizzato e distrutto al momento della confisca definitiva, quando gli ex proprietari sanno che non ci metteranno più piede. Sono beni che non vengono devastati a caso: penso a un bene cui fu distrutto l’impianto idraulico in modo tale da allagare 50 mq di cucina, o dove tolsero le tegole per favorire infiltrazioni d’acqua. Questo dimostra che ridestare quei beni fa bene. A Melegnano ce n’è uno. Sono occasioni per la popolazione di rilanciarsi».

Angela Fioroni, di Legautonomie, parla di ludopatia e gioco d’azzardo. «Ogni 10mila abitanti, 100 sono giocatori problematici e 50 sono giocatori patologici. I malati in Italia sono 4000. Che il fenomeno sia grave è testimoniato da due sentenze di Corte Costituzionale – inizia. – Slot machines e gratta & vinci sono i due giochi più usati, perché sono immediati. La macchinetta inizialmente fa stare bene; dà il senso di allontanarsi dalla fatica di gestire la vita quotidiana. I giovani tra i 14 e i 18 anni sanno tutto sul gioco d’azzardo, perché lo vedono in pubblicità TV, perché hanno le sale gioco a 30 mt dalle scuole. Pensate: a Milano, laddove più il gioco d’azzardo è alto, più sono alti gli omicidi e le rapine. Sono tre le zone di questo tipo, Buenos Aires, Loreto e Stazione Centrale, dove le mappe dell’azzardo e della criminalità organizzata coincidono».

Marco Maccari, domenica 11 ottobre 2015 ore 22:28

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L'inchiesta cinica

Lista Cinica

CON LE INCHIESTE SATIRICHE online il blog RADAR innesca arsenali nucleari. Questa settimana, con la prima inchiesta cinica, i missili sono puntati contro Cuba mediterranea, la Sicilia di chi ha detto al telefono: «Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre». Seguiamo l’ispirazione di un poeta vivente: «In quest’epoca senza leggi la nostra guerra è contro l’impero del brutto» (liberamente ispirato a Tomaso Kemeny).

SICILIA
Rosario Crocetta, governatore della regione Sicilia, aveva un medico personale. Giovedì 2 luglio Lucia Borsellino, primogenita del giudice Paolo, si è dimessa dall’incarico di assessore alla sanità siciliana. Crocetta in persona l’aveva nominata. Si è dimessa perché il medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, ex chirurgo plastico, ex primario di Villa Sofia a Palermo, indagato da un anno, è stato arrestato il 29 giugno con accuse di truffa, falso, abuso d’ufficio e peculato. «Prevalenti ragioni di ordine etico e morale, quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mandato» motivano la dimissione di Lucia Borsellino. È stato Tutino a dire, intercettato, a Crocetta: «Lucia Borsellino va fatta fuori, come suo padre».
Crocetta si è autosospeso alle 14 di giovedì.

LOMBARDIA
Melegnano, 3 luglio. Il giorno dopo le dimissioni di Lucia Borsellino tre politici lombardi si riuniscono per dire no alla fusione delle aziende ospedaliere di Melegnano e Lodi. Guida il trio Fabio Altitonante, consigliere regionale 41enne di Forza Italia: «Sbagliato» è il suo commento all’operazione.
Altitonante è membro della commissione regionale sanità, è spesso ospite di strutture sanitarie per dichiarazioni. È in ospedale anche a ottobre 2014: il 27 dichiarava all’ospedale di Cernusco sul Naviglio che «con una strategia precisa riusciremo a ridurre le liste d’attesa, migliorando l’efficienza» (La Gazzetta della Martesana, «Caratterizziamo i presidi», pagina 15, firma di Tomaso Garella). Sosteneva di avere «raccolto la questione sollevata dal capogruppo di Forza Italia, Gianluigi Frigerio, che ringrazio» (righe 21-24).
Gianluigi Frigerio è consigliere comunale di Cernusco. È descritto dai giornali come il parente «prediletto di Gianstefano Frigerio», il Professore, Forzista storico ed ex indagato Mani Pulite, amministratore della Cupola degli Appalti bloccata dall’inchiesta su Expo del 2014; condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere per tangenti.
Altitonante è nelle intercettazioni dell’operazione antimafia Parco Sud che ha fatto arrestare Alfredo Iorio, presidente di Kreiamo Srl e condannato a un anno e mezzo di reclusione per i reati di corruzione e di associazione mafiosa. Altitonante è al telefono con Iorio nel 2008: «Dagli atti è emerso – ha dichiarato il pubblico ministero Paolo Storari nel 2010 – che Fabio Altitonante è riuscito a ottenere un parere di incompetenza dalla Regione Lombardia e ha accompagnato alcuni tecnici presso il Comune di Milano da un funzionario non identificato». Deposizioni di Alfredo Iorio: «La pratica di via Tosi è stata piuttosto laboriosa e Altitonante si era rivolto a un architetto della Regione per formalizzare un parere che tardava ad arrivare. Successivamente Altitonante ha messo in contatto qualcuno della Wed (una delle società di cui Iorio è socio insieme con Andrea Madaffari, anche lui arrestato dalla Dda) con un funzionario comunale per ottenere il via libera sulla pratica di via Tosi. La pratica era incagliata. Dovevamo fare 17 appartamenti. La commissione paesaggistica ci aveva dato prima il parere positivo, poi tutto di botto ce l’ha… [Altitonante] non ha fatto altro che rompere le scatole all’architetto della Regione per avere questo parere, ma in realtà semplicemente per cercare di farcelo dare il prima possibile» (leggi l’interrogatorio di Storaro a Iorio nell’articolo di Davide Carlucci).
Altitonante era ospite del consiglio comunale di Melegnano il 17 giugno. Invitato dai vertici dell’amministrazione Bellomo. Si parlava di contrasto alla mafia.
Il sindaco Vito Bellomo era con lui il 3 luglio presso l’ospedale di Melegnano.

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«L’IMPERO DEL BRUTTO»
Secondo le ultime rivelazioni un solo comitato d’affari unisce Expo a Mafia Capitale (leggi il servizio su Wired, 3 luglio). Appalti, appalti, appalti, appalti. Negli anni appena trascorsi sono stati la priorità del mondo affaristico laterale, cioè la fetta di società politica che usa e, se occorre, abusa dell’amministrazione pubblica per stare a tavola con gli affari; un mondo parallelo al mondo economico. Parallelo e parassitario.
La prassi italiana della corruzione negli appalti «è percepita come normalità, non come una degenerazione» definiva un economista italiano nel novembre 2010 in un articolo fondamentale per chi voglia fare informazione oggi. Nel luglio 2015 la corruzione è religione. La cellula del suo organismo è la trattativa per il singolo appalto, nel piccolo comune come nell’ente nazionale. Corruzione è religione e i partiti producono i suoi sacerdoti, gli attivisti di partito sono i suoi azionisti consapevoli o inconsapevoli.
La fame di appalti è un indicatore. I mondi dell’economia reale e della società reale sono stati schiacciati nel Mondo di Sotto, secondo la dottrina di Maurizio Carminati, ex NAR, ex amico der negro Giuseppucci della Banda della Magliana. Il suo processo sarà celebrato il 5 novembre insieme ad altri 33 indagati. La storia di Carminati è la storia di un criminale italiano ideale, un politicizzato. Inizia rivoluzionario neofascista e militante ideologizzato contro lo stato e contro il progresso, privo di inibizioni culturali o sociali; va militare in Libano nell’81 e ’82 per una missione «senza mandato»; finisce manager di attività illecite. A Roma i ragazzi di strada quelli come lui li rispettano: «Io ero politico… facevo politica a quei tempi … poi… la politica ha smesso di essere politica… è diventata criminalità politica, perché c’era una guerra a bassa intensità, prima con la sinistra e poi con lo Stato. A quattordici anni avevo la pistola… una 7,65… ventimila lire la pagai… mia mamma non mi diceva un cazzo… Ci andavo a scuola… con la pistola… col vespone… erano altri tempi… adesso te carcerano subito». È Carminati a dire in che mondo viviamo. Conosce una teoria: «È la teoria del mondo di mezzo, compa’. C’è il mondo dei vivi sopra e dei morti sotto. Noi stiamo nel mezzo, un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e tu dici: “Cazzo, com’è possibile che quella persona…?”. Si incontrano tutti là, no? Ma non per una questione di ceto, per una questione di merito, no? Allora, nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno gli faccia delle cose che non le può fare nessuno» (clic per ascoltare l’intercettazione ambientale).
I morti, abitanti del Mondo dei Morti, con cosa possono salire? Con «pistola» e con «politica». «Calcola, pigliavamo stecche da 50-60 milioni… con 50 milioni m’ero comprato casa» (Carminati). Salire nel Mondo di Mezzo, conoscere chi, nel Mondo dei Vivi, «ha bisogno di cose che nessuno gli può fare»…
A Roma – città che ha profondamente politicizzato i suoi abitanti, che radicalmente è assorbita e simpatetica al metodo organizzato di ispirazione criminale – tutti i normali cittadini del Mondo dei Morti mostrano e insegnano all’Italia, con complicità, ignoranza o ingenuità, che la via eccellente per accedere ai sopramondi è quella criminale.

FARE UNA ‘NDRINA
È opportuno conoscere le formule che iniziano a dare vita a una cellula organizzata criminale. Antonino Belnome, nato a Giussano in Monza e Brianza nel 1972, ex boss di Seregno, è il primo pentito e collaboratore di giustizia di ‘ndrangheta in Lombardia: «La mia mente era invasa. Ora conosco la vera felicità» ha scritto Belnome. Le sue memorie sono ricche di ricordi sulle formule. «Buon Vespero – dice colui che parla. – Siete conformi?». «Su di che?» rispondono. «Per riformare la società». «Conformissimi». «Io formo questo corpo di società a ciampa di cavallo e sfera di mezzaluna, con parola mia divina formo e sformo fino alla mattina, con parola mia severa formo e sformo come una sfera, con parola da minore sottoposta a maggiore, con parole di umiltà e formata società». Oppure: «I miei piedi di ciompo, la mia pancia una tomba, il mio petto una balata, la mia bocca di fata, con parole di umiltà e formata società.
«Un altro rituale per formare la società» scrive Belnome «si può formulare in questo modo: “Con bastone d’oro e pomello d’argento, stella mattutina forma società criminale e ‘ndrina, con parole d’uomo, con parole di umiltà formata società”.
«Onore bello mi sparasti, di rose e fiori mi copristi, alla fonte d’onore mi portasti» recita un’altra formula di formazione.
«Un altro rituale – continua Belnome – era anche in nome dei nostri vecchi antenati “osso”, “mastrosso” e “carcagnosso”, che dinanzi a due carretti piantarono due lunghi spadini e fecero la guerra tra Calabria e Sicilia e tutto lo Stato napoletano. Con una palla che fece il giro di tutto il mondo, calda come il fuoco, fredda come il ghiaccio e umile come la seta e ai fedeli compagni giuriamo che nessuno la scoprirà, e chi la scoprirà la pagherà con tre o cinque colpi di pugnale come da regola sociale, con queste parole di umiltà e formato questo “onorato corpo di società”.
«Ci sono rituali per battezzare il locale prima delle cosiddette riunioni di ‘ndrina: giusto appunto in questo locale così come lo battezzarono i nostri antenati con ferri, catene e camicie di forza, se lo battezzarono con fiori e gelsomini in mano, così lo battezzo io con fiori e gelsomini in mano e mi riservo spille, specchi, stufe e località, se prima era considerata una località bastarda adesso sarà considerata una località sacra, dove mai nessuno scoprirà in questa giornata di umiltà e battezzata questa località».
Ferri e catene come in un’altra formula. «Amiamoci cari fratelli con sventura e con coltelli, amiamoci come si amarono i nostri antenati con ferri, catene e camicie di forza. Così amiamoci noi fedeli compagni, calice d’argento, ostia consacrata, con parola mia divina, con parola di umiltà e formata società.
«La società di ‘ndrangheta anche lei ha i suoi colori simbolo – ricorda Belnome – e sono il rosso-bianco-verde. Il rosso rappresenta il sangue sparso dell’onorata società, invece il bianco rappresenta l’onore dell’onorata società, invece il verde rappresenta la speranza dell’onorata società. Questi sono i colori riconosciuti all’interno della “società”».

Lo Staff, sabato 18 luglio 2015 ore 13:31

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