L'inchiesta ninfetta

La solitudine di Bertoli

2010 DOPO CRISTO. VIA CERCA VECCHIA. Mattina, 5:45. Terreno aziendale, recinto di una divisione logistica. Carlo prende le chiavi del deposito di container. Ficca la chiave nel cancello: il solito tintinnio finissimo, come di uccellini meccanici. Destinazione, container D6-7XXX-XX. Dentro ci sono componenti di fabbrica da consegnare.

Il cielo è di fumo. Un posacenere. Per gli operai è il momento di accendersi una paglia, sbuffare insieme fino alla stessa ora. Un rito sottoproletario.
Carlo tira l’ultimo respiro senza filtro. Butta il mozzicone; schioda il portello. Sgancia la maniglia.

All’interno le sagome di quattro cinesi, semisdraiati, vedono il mattino apparire in sembianze di un quadrato chiaro.
In quel quadrato c’è il territorio di Melegnano. C’è la libertà. Li risucchia via.
Spariti. Carlo ha solo il tempo di fissare il ricordo di quattro asiatici, chiusi settimane in un container, come in una piramide, per la libertà.

LA FABBRICA DELLA PAURA

«Un politico non parla. Un politico ha un vocabolario fisso di 10 parole in tutto da pronunciare davanti alle telecamere».

Siamo nel futuro, fra pochi anni. Un giovane signore intrattiene il pubblico. «10 parole più o meno. Non sono parole a sua scelta. Sono solo quelle che i suoi sponsor vogliono sentire. Un politico non dirà mai le cose come stanno. Un politico dirà le cose che gli confermano appoggio. Un politico non è mai libero di dire quello che gli pare perché un uomo libero è un uomo solo e “un politico solo è un politico fottuto” per dirla come Fabrizio De André».
L’interlocutore beve un sorso. «Prendiamo le elezioni del 4 marzo 2018. I politici capirono che per prendere voti, tanti voti, dovevano prestare la loro voce, le proprie parole alla paura sviluppata nei confronti di chi è immigrato. C’è una paura che esiste a prescindere ed è la paura che uno sconosciuto appaia e ti faccia qualcosa di male. Esiste un senso di orgoglio, di appartenenza a un territorio, che prescinde dalle tue idee; o ce l’hai o no, o ti senti parte o no; e, se ti senti parte, ti senti in diritto di riversare questo orgoglio su chi viene da fuori. Ecco, qualcuno riversa questo orgoglio come una vendetta, dice: Tu qui non puoi venire; Tu qui non puoi stare; Tu sei solo un ospite e ti comporti da ospite. Il problema è che nei centri abitati urbani questa paura e questo senso di orgoglio si uniscono alla solitudine. La solitudine è il vuoto, è mancanza di ricchezze, di informazioni, di relazioni. È la rabbia di chi va al lavoro ma non si arricchisce, va a scuola ma non si istruisce, esce di casa ma non conosce nessuno, guarda la televisione ma non capisce il mondo, non conta; e finisce per dare forma, nella sua solitudine, a comportamenti sempre meno tolleranti, sempre meno pacifici nei confronti di tutti, specie di chi viene da fuori».

Finisce l’acqua. «Dare voce alla paura dell’immigrato. Amnesty International l’ha chiamata fabbrica della paura. 600 attivisti di Amnesty hanno monitorato, dall’8 febbraio al 2 marzo 2018, i profili social dei candidati alle elezioni parlamentari. 787 segnalazioni di discorsi di odio in 23 giorni, di cui il 91% contro migranti e immigrati, definiti «bestie» e «vermi».
Il restante 9% era contro islamici, gay, rom, donne.
Nella sola Lombardia le frasi segnalate sono state 123, di cui 106 erano, definisce Amnesty, “razziste”».

LA PIRAMIDE DELL’ODIO

«Questo, perché esiste una piramide dell’odio. È costruita sul pregiudizio. Si innalza con atti di discriminazione. Sale con i discorsi d’odio. Culmina nel crimine. I discorsi d’odio sono incitamenti espliciti alla paura, all’odio, al pregiudizio, alla discriminazione, al delitto. Bersaglio dell’odio è una persona o un gruppo di persone appartenente a un gruppo sociale, a un’etnia, a una lingua, a una religione, a un orientamento sessuale, a un’identità di genere o a una particolare condizione psicofisica.

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La piramide dell’odio in Italia, secondo la relazione della commissione parlamentare Jo Cox.

Il discorso d’odio o linguaggio di odio, invece di promuovere l’eguaglianza dei diritti tra un cittadino italiano e un richiedente asilo che fugge dalla guerra, invita a guardare il richiedente asilo come uno che “va fermato all’origine” (dichiarazione firmata).

La verità? La verità è che l’unione europea ha destinato 3 miliardi e 100 milioni di finanziamenti per potenziare l’accoglienza dei migranti.

È un mare di soldi.

Sono finanziamenti stanziati per 7 anni (clicca e leggi) dal 2014 al 2020. I Paesi dell’unione hanno il compito, con questi soldi, di migliorare i sistemi di asilo e di integrazione dei migranti. L’Europa ha chiesto ai Paesi di sostenere l’asilo e l’integrazione fissando una quota minima molto alta, senza precedenti nella storia dell’Europa unita.
Un mare di soldi. La commissione europea, il 13 giugno 2018, ha deciso di aumentarli del 51%, destinando altri 10 miliardi e 400 milioni di euro per l’asilo e l’immigrazione. È un fondo chiamato AMF, Fondo Asilo e Migrazione. Evidentemente a qualcuno non piace».

IL BAROMETRO DELL’ODIO

«L’Italia è il primo Paese occidentale per ignoranza sull’immigrazione. Secondo i dati di Ipsos Mori la gente in Italia crede che gli immigrati siano il 30% della popolazione.

Non è vero. A giugno del 2018 l’ISTAT ha dichiarato che gli immigrati sono l’8,5% della popolazione italiana». 

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In alto a sinistra: gli immigrati sono l’8% (fonte ISTAT). Dalla relazione della commissione Jo Cox.

E DOPO LE ELEZIONI?

«Chi è stato eletto è lo stesso che in campagna elettorale ha pronunciato frasi di odio.

In campagna elettorale il professore Attilio Fontana, oggi presidente del consiglio regionale della Lombardia, ha pronunciato 20 frasi che Amnesty International identifica come discorsi di odio.
Matteo Salvini, oggi ministro dell’interno, ha pronunciato 180 frasi di odio.
Giorgia Meloni, 113 frasi.
Silvio Berlusconi, 12 frasi.
Roberta Lombardi, 7 frasi.
Raffaele Fitto, 1 frase.
Mario Adinolfi, 1 frase.

Scrive il rapporto di Amnesty International: “I partiti con maggiore incitamento all’odio contro migranti e immigrati sono stati:
Lega Nord (52%),
Fratelli d’Italia (22%),
Forza Italia (22%).
Seguono Movimento 5 Stelle (2%) e Noi con l’Italia (1%)”.

Contro gli islamici:
Lega Nord (43%),
Fratelli d’Italia (33%),
Forza Italia (17%).

Contro donneomosessualitransessuali:
Fratelli d’Italia (41%),
Lega Nord (36%),
Forza Italia (14%)”.

LINGUAGGI DI PACE

«Amnesty afferma che il 32% di tutti i discorsi d’odio segnalati contenevano bufale, fake news. Il 36,4% era difficile da confermare.
Insomma i discorsi d’odio fatti in campagna elettorale nel 2018 erano al 68% infondati o confusi. Hanno dato voce a una rabbia inconscia. Senza informarla.

Le elezioni del 2018 furono una fabbrica della paura. Da quella data in Italia capirono — dopo gli spari di Caserta, l’omicidio del senegalese Sacko e la sparatoria di Macerata — che il discorso d’odio è la culla del crimine.

Capirono che l’integrazione è armonia. Capirono che ci vogliono discorsi di pace».

Leggi la relazione di Amnesty International: report-barometro-odio

Leggi la relazione sulla Piramide d’Odio della commissione Jo Cox: Jo_Cox_Piramide_odio

 

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Faceva appello al popolo e al senato, non agli oligarchi. Era clemente con gli avversari. Aveva un sogno per Roma e lo compì, e fu pugnalato 23 volte per questo.
Iniziò facendosi sacerdote di Giove. Per tutta la vita si distinse come uno che promette e che mantiene. Credeva nei giovani: li adottò come figli, nell’usanza romana; Antonio, il focoso, Bruto, il filosofo, Ottaviano, il riflessivo: indoli divergenti, unico padre.

Che voleva la pace. Con la sua visione di una nuova legge agraria e di riforme — prima a lungo rinviate — come la riforma del calendario solare di 365 giorni, la ristrutturazione dei debiti, la razionalizzazione delle professioni, la ricostruzione di Cartagine; con il suo progetto di una biblioteca di Roma modellata sulla biblioteca di Alessandria d’Egitto, Caio Giulio Cesare, il Cristo dei romani, ridonò la vita a un popolo condannato a morte.

Il suo assassinio non ha che allargato la via alle riforme. L’erede Augusto, prescelto attentamente, consegnò il nome di Cesare ai successori; nella sua pace, la pax augusta a lungo sognata, fiorì il meglio di una civiltà.augustus

 

IL GIARDINO SOLITARIO DI MELEGNANO

  1. Rivediamo la cementificazione
  2. determiniamo insieme quali opere pubbliche sono prioritarie
  3. ricostruiamo le strutture sportive esistenti
  4. parcheggi sotto piazza Giovanni Paolo II sì, ma solo dopo avere sfruttato tutte le opportunità presenti
  5. controllo del vicinato
  6. centri estivi comunali da riaprire con le associazioni
  7. il sindaco della notte
  8. introduciamo la tariffa puntuale sui rifiuti

Immaginiamo. Il sindaco Rodolfo Bertoli è in municipio, nel suo studio. Posa il foglio. Ha appena riletto gli 8 punti di programma del «patto per fare rinascere Melegnano». 

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L’originale è del 2500AC. È nel British Museum, che conserva le istruzioni rinvenute su una tavoletta d’argilla. 2 giocatori ricevevano 7 pedine ciascuno, giocavano su 20 caselle con l’aiuto di 4 dadi tetragonali dai vertici colorati di bianco. È chiamato Gioco Reale di Ur e per 3000 anni, prima dell’invenzione degli scacchi, è stato il gioco da tavolo più appassionante del Vicino e Medio Oriente. Caso, abilità personale, probabilità statistica e strategia — e l’occhio degli dei, considerati spettatori del gioco — definivano in eguali misure la partita.

Il patto fu formato nel giugno 2017, prima del ballottaggio che vide contendere Rodolfo Bertoli contro il centrodestra. La candidata sindaca Lucia Rossi, uscita fuori al primo turno, cercò alcuni punti in comune tra il suo programma di governo e il programma di Rodolfo Bertoli. Ne trovarono 8 (l’elenco sopra). «Per vedere realizzati questi punti, avremo bisogno di votare per Rodolfo Bertoli al ballottaggio del 25 giugno» concluse Rossi.

I commenti furono: «Lezione di coerenza», «signorilità». Pietro Mezzi, in coalizione con la Rossi, esortò i suoi: «Al ballottaggio del 25 giugno si vota. Contro la destra, vota Bertoli».

Agli elettori del 2017 piacque essere trattati bene. Per la prima volta vennero giù i muri che dividevano gli elettori, desiderosi di sentirsi uniti e di firmare di propria mano il miglioramento. Aderirono festosamente.

Bertoli stravinse.

Non ci furono apparentamenti.

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Da destra a sinistra: «Produzione di birra. 134,813 litri d’orzo da consegnare in 3 anni (37 mesi) all’ufficiale governativo Kushin, responsabile della produzione di birra nel tempio di Inanna a Uruk». La tavoletta è considerata — assieme ad altre 76 di identica mano conservate nei musei di tutto il mondo — un capolavoro della pittografia sumera. È datato al 3000AC. Misura 6,8/7,2/1,9 centimetri, è in scrittura pittografica di livello esperto (fonte).

MELEGNANO, CITTÀ SUMERA

Vivere in città è un’arte. Tutta da scoprire. La scopriamo da 5000 anni. Come specie umana abbiamo iniziato in Medio Oriente con i Sumeri. Che, per fare una città, avevano bisogno di:

  1. un fiume
  2. un tempio e un palazzo
    2.1. con attività e case
  3. campi coltivati intorno.
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Cartina topografica sumera, iscritta in carattere cuneiforme. È la prima mappa conosciuta nella storia. È uno studio dei campi di proprietà reale di Nippur, la più antica città sumera. Le città-stato sumere erano organizzate entro una duplice cerchia muraria, la più interna dominata dallo ziqqurat e dedicata al culto, alla burocrazia e alla conservazione delle risorse, la più esterna dedicata alle attività produttive e alle abitazioni. L’impianto generale delle città sumere è durato nel tempo ed è lo stesso delle città odierne: un centro riconoscibile e identificativo, una o più d’una periferia destinata alla residenza e all’industria. I dintorni della città erano terreni coltivati.

Melegnano, città sul Lambro, è una città sumera. (Per scherzo. Ma non troppo). La storia insegna: arrivava un tempo nelle città sumere in cui la popolazione era talmente cresciuta, talmente cambiata, da rendere opportune le riforme.
Le leggi, prima fatte — giustamente — da chi aveva reso illustre il luogo, ora volevano essere fatte dalla gente nuova, volenterosa di migliorare la vita.

Era il tempo per il miglioramento.

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Tavoletta sumera con mappa astronomica ritrovata nella biblioteca di Ninive, 3300AC. Il contenuto, scritto in carattere cuneiforme, documenta le sofisticate conoscenze scientifiche elaborate nelle città-stato sumere: 1) il sistema numerico decimale, 2) il sistema basato sul 60 (i 60 minuti e 60 secondi, i 360 gradi del cerchio), 3) la settimana, 4) equazioni di secondo grado.

LA PACE DI MELEGNANO

Melegnano iniziò il cambiamento nel 2017. Tre capi politici, Bertoli, Mezzi e Rossi, non si fecero la guerra ma strinsero atti di pace, per fare rinascere la città sul Lambro.

Ai cittadini piacque. Si sentirono trattati come una comunità unita. Votare in tanti — e in diversi — piacque e piacque uscire fuori ciascuno dal proprio giardino solitario, per vedere come i giardini di tutti chiedessero pace e abbondanza. 

Impossibile tornare indietro. Il 2017 insegnò ad andare oltre il criterio del «mio orticello» per abbracciare il miglioramento di tutti. 

MODESTA PROPOSTA

Favorire la pace si può. Occorrono, e presto:

  • imposte comunali eque
    perché vivere in una cittadina dev’essere accessibile a tutti e premiante per chi rispetta di più la comunità.

E non c’è tassazione senza competenze. Perciò occorre: 

  • collaborazione dell’intera comunità
    cioè associazioni, comitati e professioni perché la vita di comunità è fonte preziosa di competenze, efficacia e saper fare.

Non c’è collaborazione se non c’è vivibilità. Perciò:

  • servizi a costi ragionevoli con risultati ragionevoli
    perché i servizi e in specie quelli sanitari sono la prima forma di ridistribuzione. 

I servizi hanno bisogno di rispondere a domande attuali, non a bisogni superati. Perciò: 

  • identità e originalità al passo con innovazione e benessere
    perché le libertà e le identità locali vanno promosse in modo che siano all’altezza del futuro senza smarrirle o peggio lasciarle alla contraffazione.
PACIFICA RICHIESTA

Nel 2018 noi che viviamo in una città siamo il 65% della specie umana. Nel 2028 saremo il 75%. C’è in gioco il nostro destino. Non solo per strade più belle o edifici migliori: c’è bisogno di un cambio culturale. Di una migliore mentalità.

Che vuole pace. Il sindaco Rodolfo Bertoli — che l’ex amministrazione offese chiamandolo «lo sconosciuto» — in questo è tutt’altro che solo. 

Ad ascoltarla, la pace fa richiesta di:

  1. tariffa puntuale sui rifiuti differenziati
  2. restauro del centro storico
  3. uso libero di palazzina Trombini (primo piano) e del castello Mediceo per associazioni e cittadini.

Possa esserci la pace.

Lo staff, ore 6:00
ilblogradar@gmail.com

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MELEGNANO CITTÀ DI PRODOTTI E DI COMMERCIO

Castello Mediceo: ragazzi neri, alti come la morte, con la merda in mano pronta per i tuoi figli

PERCHÉ, PER UN NIGERIANO, 250 euro al mese sono un buono stipendio? «Questi sono tutti rifugiati» dite voi, «gente che trova vitto e alloggio pagati. A fine mese hanno raccolto 250€, dei quali 150 li mandano alla famiglia al loro paese, e sono contenti. Questi nemmeno sono di qui. Perché si sono spartiti le zone e, tutte le mattine, arrivano coi mezzi, ovviamente senza pagare i biglietti?».
Forse vi concentrate solo sui ragazzi che fanno l’elemosina ovunque nel sud est Milano; solo sui ragazzi che stendono i loro oggetti sulla strada al mercato di Melegnano; e perdete di vista il Castello Mediceo. I Giardini Medicei sono la piazza ufficiale dello spaccio d’eroina. Il via vai è giornaliero: ragazzi neri, alti come la morte, con la merda in mano pronta per i vostri figli.

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Al parco del Castello gli stipendi volano. Quei ragazzi vestono firmato. Usano uno smartphone di ultima generazione. Hanno occupato — non solo gli spacciatori ma pure gli elemosinieri — un mercato del lavoro che era inflazionato per gli italiani. Posti liberi. Sì, chiedere delle monete è un lavoro; come smerciare droga è un lavoro; il primo dà fastidio, il secondo produce morte; poi ci sono i venditori ambulanti di ortaggi, altra categoria, anche loro trafficanti, seppure di cibo. Non si capisce se siano organizzati o autonomi. Nel complesso una bella squadra, circa 30 uomini che hanno trovato opportunità di lavoro per sostenersi in Italia e aiutare le famiglie all’estero. Un giorno torneranno al loro paese, fieri dei loro sacrifici, potranno diventare «importanti». Diventeranno «uomini».

Un commento postato nel gruppo locale La Voce di Melegnano — ennesimo gruppo web di copiaincolla — se la prende con «accattoni davanti a negozi e supermercati». «È tanta la gente che si lamenta» sostiene il commentatore. Ma secondo le statistiche «aumentano in Italia gli ingressi di immigrati regolari»; la delinquenza immigrata «non ha nulla di abnorme»; la criminalità degli immigrati è diminuita rispetto alla loro presenza in Italia, perciò «non c’è diretta correlazione» tra immigrazione e crimine. Agli italiani curiosi, che domandano perché ci sono tanti ragazzi in giro a chiedere l’elemosina, per altro azione non perseguita dalla legge: vai a occupare tu, italiano, per un giorno, le loro postazioni. Vai a fare tu lo spacciatore di eroina. Chiedi l’elemosina, con tanto di finto permesso da parte del comune, per fare un esperimento sociale.
Chi punta gli occhi solo sul problema e chi va a conoscere il motivo che lo causa? Forse, iniziare a informarsi su questi fenomeni, come sul fenomeno dell’immigrazione, può farci crescere meno ignoranti, e più consapevoli della realtà in cui viviamo; che viene governata sulla nostra pelle, senza il nostro consenso, con il nostro finto permesso.

Lo Staff, ore 15:20
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Lettere

La Paziente Indiana e altre storie di un’operatrice sanitaria

LETTA TUTTA. Interessante intervista. Pardon my Italian ma ho scritto d’impulso e veloce. Mi viene da dire: «Che tristezza». Che schifo c’è dietro, è tutto un fattore di soldi… e poi la gente parla e parla… e critica, e tira fuori tutta la cattiveria che ha dentro, ma non conosce, non immagina neanche cosa ci sia dietro. Bell’intervista, anche se magari servirà a poco… Ma è giusto che la gente sappia e conosca una versione dei fatti che non viene mai raccontata. È comunque una triste realtà, come ritengo vergognoso che ci sia gente capace di fotografare un essere umano vicino a un parchimetro e pubblicarlo su Facebook su un gruppo pubblico, per diffamarlo. E trovo assurdo che gli admin non abbiano oscurato il post. poi vienimi a chiedere perché non uso i gruppi locali. Ma questa è la gente di Melegnano? Io non mi ritengo buonista; ma che male fanno queste persone, me lo spieghi? Quando passo davanti alla bottega del caffè di via Roma, quel ragazzo fuori saluta e sorride sempre ai miei bambini. La prossima volta provo a salutarlo in inglese. Alla gente fa schifo tutto questo, ma sa la gente quale storia può nascondere questo ragazzo? Comunque i centri di accoglienza illudono questi ragazzi. È uno schifo, tutto gira intorno ai soldi ormai e non c’è più rispetto per il genere umano.

La gente odia… e l’odio genera odio… abbiamo paura di vedere ragazzi di colore in massa, magari su una piazzetta a chiacchierare… sai quando sono stata a Genova, quanti ce n’erano? Io ho più paura dell’ignoranza e della cattiveria delle persone. E questo non è falso buonismo.
Bella la riflessione finale; crearsi un lavoro, magari con le proprie capacità, magari con lo studio delle lingue si può.

«IN OSPEDALE TRATTIAMO PAZIENTI DI TUTTO IL MONDO»

Io lavoro in un ospedale. Trattiamo pazienti che vengono da tutto il mondo Di fronte a una persona straniera malata grave c’è chi ha il coraggio di fare differenze, dimmi? «Torna al tuo paese e fatti curare là», dovremmo dire? Penso che questa sia l’Italia che voterà Salvini.
Sto trattando una paziente indiana che non parla neanche inglese, comunicare non è semplice. Ma ti immagini avere un interprete, che magari aiuta in queste circostanze Indiani, africani, sudamericani… bambini stranieri… io devo comunicare anche con i genitori. la signora indiana non parla inglese, non sono cosi frequenti gli stranieri che non parlano inglese o che non masticano un po’ di italiano. Ne trattiamo molti di nazionalità diverse ma in genere un po’ di italiano o inglese lo parlano. E poi, ti dico la verità, esistono molti altri modi per comunicare, che vanno al di là della parola. Immaginati una signora alta, robusta, di carnagione olivastra, che profuma di spezie e di “oriente”. Indossa ogni giorno un vestito colorato, tipico indiano, con un cappello in testa… cammina silenziosa e intidimita, non parla, non conosce l’italiano e non conosce l’inglese. Non dice una parola ma i suoi occhi parlano eccome e nascondono un mondo sconosciuto che mi piacerebbe scoprire… Quello che posso fare io in quel momento è solo cercare di capire cosa vogliono dire i suoi occhi. Un misto di paura, incertezza su quello che sta per fare su quel lettino di ospedale… e io capisco che comunicare con lei diventa facile, non c’è bisogno di molte parole, c’è bisogno solo di una carezza sul viso, come fai con un bambino per addormentarlo… di un sorriso. Ed ecco che lei mi sorride e si tranquillizza, e si affida a me.

«HOLA, OCCHI BELLI. CHE PAROLA MI INSEGNI OGGI?»

E poi… c’è la simpatica signora dal Venezuela… mi saluta tutti i giorni col sorriso: «Hola, como estas? Los ninos?». L’allegria pura… la forza di volontà… un esempio puro per il «lamentatore cronico italiano per eccellenza».
C’è Laura che è in Italia da soltanto un anno e sta facendo un corso di Italiano, e le piace… io la saluto sempre. «Hola, occhi belli, che parola mi insegni oggi?». E così scherziamo e lei mi insegna una parola nella sua lingua.
Questi sono due esempi reali per parlare di “umanità”. Ora, bisogna capire che in alcuni stati non solo europei la tecnologia medica, in fatto di apparecchiature, non è cosi avanzata. E, forse, in quegli stati non esistono alcuni tipi di cure. Certo, non siamo l’America in fatto di avanguardia medica… ma in America se vuoi essere curato devi avere un’assicurazione e pagare fior di quattrini, o sbaglio?
Ora, diciamolo a Salvini, se vuole venire a farsi un giretto in ospedale, e guardare negli occhi un bambino straniero che sta molto male… Vediamo se ha il coraggio di ritornare in Piazza Duomo, tirando fuori il vangelo secondo Matteo, e dire: «Aiutiamoli a casa loro… prima gli italiani».

Una melegnanese. Giovedì 1 marzo 2018 ore 6:00
ilblogradar@gmail.com

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La lettera è scritta da una donna residente a Melegnano. 

L’immagine in evidenza è di Patrick Farrell. È vincitrice di un premio Pulitzer nel 2009.

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