CULTO DELLA CITTÀ

Melegnano 2018, il «palazzo di cristallo» è il rinascimento di pochi

TEMO DI DOVERMI ARRENDERE all’evidenza: la mia concezione di trasparenza e di informazione è antitetica rispetto a quella dell’amministrazione comunale in carica. Sapevo che era opposta a quella dell’amministrazione precedente, solo che lì il contrasto era conclamato, evidente anche ai bambini; si fondava su concezioni politico-ideali opposte. Ma in questo caso la situazione è strana, anomala.

Il concept di «palazzo di cristallo» o casa di vetro — da intendere come idea di trasparenza amministrativa — è stata la maggiore promessa contenuta nel programma di rilancio della città, sottoscritto dall’attuale maggioranza nel 2017, sotto elezioni.

L’amministrazione di Rodolfo Bertoli ha promesso il rinascimento, un’evoluzione/rivoluzione rispetto a quel precedente medioevo fatto di opacità e oscurantismo; il rinascimento, al contrario, mette a fondamento la circolazione delle idee, delle arti, dei modi di fare.
Ho creduto in questa aspirazione al nuovo aderendo al progetto, senza eccessivi distinguo, tanta era la necessità della città di uscire da un periodo buio; ho anche contribuito nel mio piccolo a quel cambiamento amministrativo. Dopo ormai diversi mesi non registro alcuna novità:

  • nessun coinvolgimento della cittadinanza nella discussione degli indirizzi amministrativi;
  • nessuna informazione sui problemi, inevitabili, incontrati nel percorso e ancora minor sondaggio presso l’opinione pubblica sulle vie di uscita;

Insomma i cittadini è meglio siano tenuti all’oscuro, lontani dalle stanze comunali, perché più sanno più rompono i coglioni; quindi meglio limitare le locuzioni come “trasparenza” e “palazzo di cristallo” ai soli programmi (si fa per dire) elettorali, perché nella fase operativa quegli slogan diventano impedimenti.

Non posso nemmeno escludere del tutto l’ipotesi che in realtà siamo di fronte a concezioni dell’informazione e della trasparenza ideologicamente diverse ed allora forse è meglio mettere in campo, ciascuno per proprio conto, la propria rispettiva idea, e lasciare agli altri di vedere e valutare.

Giuliano Curti, cittadino melegnanese
Giovedì 13 settembre, ore 20:00

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CULTO DELLA CITTÀ

Ufficio tecnico, risorse umane, modello organizzativo a Melegnano: è ora di cambiare?

Con la determina numero 552 del 21 agosto 2018 l’amministrazione comunale ha dato incarico — pari a 2537,60 euro di soldi dei cittadini — all’ingegnere Gianfranco Patta di Torino per una perizia statica sugli edifici del PR Corte Castellini (forse meglio conosciuto come Palazzo Spernazzati). La cosa potrebbe sembrare positiva, se non che:

1) il tecnico ha redatto una precedente perizia imbarazzante (AMBITO DI TRASFORMAZIONE “CORTE CASTELLINI”, Delibera di Giunta Comunale numero 56 del 5 aprile 2017, STATO DI CONSERVAZIONE DI STRUTTURE E MATERIALI, 24.05.17) nella quale dopo sommaria o nulla analisi (2,5 pagine di testo su 25) conclude: «Dalle risultanze del sopralluogo e delle ispezioni effettuate in sito è risultato che il complesso edilizio denominato Corte Castellini, si trova in grave stato di fatiscenza tale da fare escludere qualsiasi ipotesi di recupero e restauro dei materiali e delle strutture». Che senso ha allora spendere ulteriori soldi dei contribuenti — 2500 euro, v. sopra — per farsi confermare quanto già affermato?

2) Il difetto però sta nel manico: se al tecnico non si da indicazione degli obiettivi dell’amministrazione comunale, quale attesa si può avere del risultato? È manifesto l’interesse della proprietà a demolire e quindi darà incarico a un tecnico di dimostrare che non esiste altra via se non la demolizione; ma l’amministrazione comunale dovrebbe avere l’interesse a conservare un pezzo di storia di Melegnano, almeno così si era espresso l’attuale sindaco Rodolfo Bertoli, con altri membri della Maggioranza.
Vi sono anche dei precisi vincoli normativi stabiliti nei documenti di pianificazione comunale cui nessuno potrebbe derogare impunemente. Mi aspetterei che venisse dato un incarico per verificare se esiste o meno uno spazio per la conservazione, arrendendomi solo dopo dimostrata impossibilità di conservare. 

Area tecnica comunale: 40 anni di «gestione omertosa e appiccicosa»

3) A questo punto sarebbe ora che i cittadini si rendessero conto della qualità non eccelsa delle risorse umane allocate nell’area tecnica comunale; non è invero una situazione nuova, perché è da 40 anni che abbiamo una gestione omertosa e appiccicosa; è vero, è uno strato non a diretto contatto con il cittadino, ma sarà opportuno che questi se ne faccia carico perché se un qualche “rinascimento” deve avvenire, non è su questo modello culturale e organizzativo che si può contare. Anche l’amministrazione dovrà aprire gli occhi; non voglio essere ingeneroso perché riconosco che qualche piccolo passo è stato fatto, esattamente due:
A) con il riassetto della direzione dell’area tecnica,
B) con il recente avvicendamento del capo-area.
Spero che il nuovo dirigente sappia rappresentare una discontinuità con il passato e riceva il dovuto appoggio dall’amministrazione comunale. Non sarebbe male far sentire anche la vigilanza e l’attenzione dei cittadini su un settore strategico per la città.

Costruttori-distruttori melegnanesi

4) Un ultimo aspetto che mi sembra incompreso e/o sottovalutato nella discussione corrente sull’argomento: ammesso che non esista altra possibilità se non la demolizione, quale atteggiamento assumiamo nei confronti di chi ha perseguito il degrado o almeno non l’ha contrastato? La nuova proprietà, quando acquisì l’immobile, o comunque dal 2012, sapeva del vincolo del mantenimento, come mi sembra reciti il Piano di Governo del Territorio del 2012 ed anche la versione edulcorata del 2016; se oggi l’edificio cade è lecito chiedersi cosa abbia fatto la proprietà per rispettare il dettato del PGT? Se non ha fatto nulla per scongiurare il crollo, dobbiamo premiarla? Lasciandole perpetrare il suo triste obiettivo?

Il coraggio di fare le cose di fronte alla cittadinanza

Al lettore paziente non sfuggirà che ho mescolato due aspetti diversi: quello formale/metodologico (informazione e trasparenza) con quello di merito (valutazione di un progetto edilizio); è chiaro che i due piani in realtà sono diversi e separati, ognuno può tranquillamente avere l’opinione che crede su ciascuno dei due aspetti. Quello che mi preme sottolineare è che il cambio di paradigma si ha sul primo aspetto, quello formale/metodologico:
a) in un clima opaco ognuno può prendere le decisioni che crede senza esporsi;
b) in un clima trasparente e informato ognuno prende decisioni di fronte a tutti; può legittimamente adottare soluzioni diverse da quelle ipotizzate purché abbia il coraggio di argomentarle e di esporle all’opinione pubblica.

Il problema diventa: siamo in presenza di politici e di amministratori comunali abbastanza coraggiosi da realizzare quel cambiamento che hanno promesso?

Giuliano Curti, cittadino melegnanese 
Giovedì 13 settembre ore 9:00

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