Cronaca

Mezzi di soccorso per aiutare una donna

VIA VENETO – Emergenza al Carmine: una donna, in pericolo a causa di un incidente domestico – dovuto, riferisce il vicinato, alla sua situazione familiare – ha ricevuto soccorsi stamattina a mezzogiorno circa. Un’autoambulanza della Croce Bianca e due mezzi di soccorso dei vigili del fuoco hanno raggiunto il luogo. Il blog RADAR coglie l’occasione per manifestare vicinanza alla donna e alla sua famiglia.

Marco Maccari, giovedì 31 agosto 2017 ore 13:09

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Cronaca

Un marciapiede per il Carmine, residenti pronti a ostruire la costruzione di un parcheggio

CARMINE – «Hanno detto di aspettare cinque-sei mesi. Hanno intenzione di buttare per aria la strada e riparare un tubo dell’acqua potabile». I residenti di via Manzoni alla carica in Comune, per fare pressione sulla realizzazione del marciapiede stradale.

Marciapiede latitante da sempre: l’unico esistente è un marciapiedino condominiale. La via vive male una seconda situazione: ogni giorno le automobili dei dipendenti della Casa di Riposo Castellini vengono parcheggiate davanti al cancello posteriore. Nei giorni di giovedì e domenica la sosta cresce, nutrita dal mercato bisettimanale. L’area su cui insistono i parcheggi non è a norma, non sono presenti scarichi per i motori. Un progetto congiunto di Comune e Fondazione Castellini, datato 1995, vuole la costruzione di un parcheggio sull’area.

«Io mi opporrò. Fate quello che volete» dichiara Giuseppe Protti, 75enne confinante con la Casa di Riposo. «I fumi delle auto, in casa di chi entrano? Nella mia. Adesso ostruirò il passaggio. Così scoppierà il caso».

Marco Maccari, venerdì 24 aprile 2015 ore 12:40

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L'inchiesta satirica

In prigione la Polizia! (potrebbero fare un lavoro più divertente)/2

in-prigione-la-polizia_2CI VUOLE IL POLIZIOTTO, QUELLO DURO. Una sera, un interlocutore che chiede assoluto anonimato ha accettato di parlarci. «La polizia locale? – bisbigliava sottovoce. – Tutti lo sanno. Una casta sindacalizzata. Intoccabili». Il 25 marzo abbiamo descritto l’andazzo delle multe nei 365 giorni del 2014, elevate contro le auto in sosta vietata in una qualsiasi strada appena fuori dall’asse viario del traffico, del commercio o del mercato. Andazzo che semplicemente sposta il problema del parcheggio creativo dalle strade VIP scaricandolo sulle stradine appena dietro l’angolo, come visto in via Schöll in Broggi (1 multa l’anno!) o in via San Pietro in centro (2!).
Da oggi pubblichiamo in due puntate quartiere per quartiere, via per via il numero di multe elevate l’anno scorso a sanzione dei divieti di sosta. La fonte è il documento che l’ipercritica lista civica Insieme Cambiamo ha passato ai giornalisti. La lista ne fa una questione politica. RADAR invece ne fa questione di efficienza ed efficacia del servizio alla città.
Centro. Frisi: 6 multe. Cavour: 279. Mazzini: 30. S. Pietro: 2. Bersani: 2. Senna: 14. Bixio: 0. Trento e Trieste: 0. Vicolo Monastero: 0. Candia: 0. Oberdan: 3. Roma: 183. Castellini: 312. Conciliazione: 25. Vittoria: 3. Monte Suello: 1. Matteotti: 595. Marsala: 0. Risorgimento: 3. Zuavi: 41. Predabissi: 16.
Carmine. Alighieri: 1. De Amicis: 11. Carmine: 15. Manzoni: 7. Pascoli: 0. Carducci: 6. Negri: 0. Giganti: 54. D’Ivoy: 10. Porro: 6. Castelli: 53. Veneto: 60.
Borgo. Dezza: 266. Perdono: 6. S. Martino: 3. Gramsci: 38. Meda: 0. Pasolini: 36. Baden Powell: 35. Piave: 36. Volturno: 33. S. Gregorio Galli: 188. Lodi: 24. Cordoni: 1. Cabrini: 0. Crocetta: 57. Battisti: 48.
Montorfano. Monti: 6. Verdi: 0. Montorfano: 4. Fermi: 0. Mascagni: 4. Bosco: 0. Europa: 0. Paganini: 2. King: 7. (Continua con gli altri quartieri…)

Lo Staff, mercoledì 8 aprile 2015 ore 6:30

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Cronaca

Via Veneto, cantiere fermo e pedoni per strada: «Hanno già investito una donna»

VIA VENETO – È Mauro Vitali, panettiere e responsabile dei commercianti di via, a parlare. Sono quasi sette mesi dalla sistemazione dei ponteggi ma ancora non si conosce l’inizio dei lavori. Né chi li farà. «Il problema è che il cantiere inibisce il passaggio sul marciapiede e mette i pedoni a rischio, mandandoli a camminare nel traffico. Tra l’altro, effetto non secondario, porta un danno economico ai negozi sul lato strada».

Il ponteggio infatti blinda un lungo tratto di marciapiede. Il piano di recupero dell’immobile ponteggiato andrà a breve in approvazione, poi in convenzione. Da poco il signor Vitali ha riaperto in gestione il bar accanto ai ponteggi. «Un mesetto fa hanno investito una donna qui; nulla di grave, ma è stata buttata per terra. Non aspettiamo che succeda una disgrazia. Le strisce gialle di attraversamento sono state fatte velocemente una sera da due operai dell’impresa, non dal Comune: siccome vanno da un marciapiede all’altro senza prevedere uno scivolo o un accesso per i disabili, un giorno si è ribaltata una persona dalla carrozzella».

Il cartello che segnala la circolazione pedonale non fa che cadere dal palo. «Per il bar il pericolo è: quando i clienti escono di qui a piedi e svoltano a sinistra verso il centro, cosa fanno? Non hanno visibilità della strada – aggiunge. – Siamo in mobilitazione per presentare una lettera al Sindaco, in qualità di assessore all’urbanistica melegnanese, per richiedere interventi in tre direzioni: limitare la velocità con dissuasori, illuminare quest’area e garantire un passaggio pedonale sotto i ponteggi o a lato; sarebbe il caso di rivedere anche le strisce pedonali gialle, se sono a norma o no. I negozianti sono d’accordo a firmare, firmeranno anche i residenti».

Marco Maccari, 7 aprile 2015 ore 11:39
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Il caso

«Io faccio brutti sogni, e in quei sogni vedo che la mia casa me la portano via»

Questa è la storia di un pezzo di terra. Nel 1962 la famiglia di un carpentiere lo comprò a 3 milioni di lire italiane per 300 metri quadrati da edificare. Il carpentiere fece in tempo a posare la prima pietra. Non vide mai l’opera finita: morì. Di qua il Lambro diventa uno dei quattro fiumi infernali, di là una distesa di marcita mista a bosco diventa asfalto, edilizia, platani disboscati, cancello per l’ingresso sul retro e, oggi, parcheggio non regolamentare privo di scarichi e di fossa biologica.

«Non lo sapevo. In Comune non sapevamo nulla» ha dichiarato il Sindaco di Melegnano la mattina di lunedì 9 febbraio 2015 all’attuale proprietario del terreno, figlio maggiore del carpentiere, a sua volta artigiano. «Ma – ha continuato il Sindaco – aveva ragione lei». La dichiarazione allarga il cuore dei proprietari e distende i rapporti tra la proprietà e il Comune: due volte infatti – l’ultima nel 2011 – il Tribunale di Lodi ha difeso le ragioni del proprietario e condannato l’amministrazione comunale melegnanese insieme al principale confinante della famiglia, interessato ad acquisire gli spazi intorno per costruire un accesso sul retro.

Siamo in Carmine. Via Alessandro Manzoni. Il principale confinante dei figli del carpentiere è l’Opera Pia iniziata dall’ingegner Clateo Castellini: la Casa di Riposo di Melegnano, 120 anni di carità, amministrata dalla Fondazione Castellini Onlus. Ospizio per malati terminali e in stato vegetativo, ricovero psichiatrico, residenza per degenti non autosufficienti, la Fondazione è anche immobiliera: offre soluzioni abitative in 35 bilocali situati in via Zuavi. Presidente del consiglio d’amministrazione della Fondazione è Massimo Sabbatini, 72 anni; direttore generale della Fondazione è Roberto Delzotto; vicepresidente Vito Bellomo, 45 anni, Forza Italia, sindaco di Melegnano.

Con il 21° secolo la storia del terreno entra in un labirinto giudiziario. Una mattina del 2000 il figlio maggiore del carpentiere, Giuseppe Protti, classe 1940, si trova una ruspa sotto il terrazzo. La Castellini aveva ordinato l’abbattimento dello storico muro che chiudeva via Manzoni. Voleva un accesso carrabile per «200 automezzi al giorno tra le 6 e le 19», disse la Fondazione. «Tutto demanio comunale» aveva garantito il Comune di Melegnano – l’allora sindaco Pietro Mezzi, oggi consigliere comunale di minoranza in Sinistra Ecologia Libertà, «espresse parere favorevole alla richiesta con nota del 13 giugno 2000». – Via libera e giù il muro. L’utilità da realizzare era un ingresso secondario per i dipendenti. Il muretto era il solo ostacolo. Metà di quel muro – a dimostrarlo è una nota del 1962 – faceva parte della casa del carpentiere, così come metà della carreggiata di via Manzoni, proprio alla fine della strada, risulta essere parcella di proprietà della famiglia Protti. La Fondazione decise di iniziare abbattendo la loro metà di muro, senza avvertirli. I Protti sporgono denuncia. Transennano la loro metà di strada con paletti e catenella bianchi e rossi, «a salvaguardia della nostra incolumità appena usciti dal cancello di casa». Via Manzoni infatti non possiede un marciapiede pubblico.

La mattina del dicembre 2009 – lo documenta un esposto del febbraio successivo – la Polizia locale di Melegnano è nella via. Sta rimuovendo la segnaletica verticale «insieme ad alcuni operai» e intima ai tre fratelli «di togliere le transenne». Alla richiesta di che cosa sarebbe stato fatto per risolvere la situazione, il comandante della Polizia Davide Volpato «replicò ridendo: “Stia calmo, non si preoccupi”». Poco tempo dopo un’automobile urta il cancello della famiglia e lo lascia da riparare.

Si va in tribunale. Il giudice con sentenza del 28 giugno 2011 condanna la Fondazione «a ricostruire integralmente il muro» dei proprietari e «a pagare in loro favore» 9.181 euro. Deve pagarli con soldi pubblici anche il Comune, «condannato a mantenere indenne e a manlevare la Fondazione dal pagamento del 50% delle somme necessarie per adempiere alla sentenza. La Fondazione, infatti» precisa la sentenza, «ha preferito adagiarsi sulle rassicuranti affermazioni del Comune del tutto sprovviste di qualsiasi documentazione a supporto». Ma il muro lo rifanno i Protti a novembre 2011, di mano e di tasca propria: Comune e Fondazione restano inadempienti oltre il termine della sentenza.

«Non riusciamo a capire perché, vista la situazione, l’Amministrazione comunale non provveda ad acquisire la via Manzoni, la via De Amicis e altre vie. Si tratta di ufficializzare la realtà. Che l’interesse comune prevalga sugli egoismi di parte». Dichiarazioni del presidente Massimo Sabbatini del novembre 2011, Il Melegnanese, numero 20 del 12 novembre 2011. Quell’anno infatti una campagna stampa della Fondazione Castellini percuote il tamburo di un solo interesse: «Rendete pubblica quella via». Venerdì 28 ottobre 2011, Il Giorno: «Chiediamo al Comune di procedere al più presto all’esproprio di via Manzoni» (il presidente Massimo Sabbatini). «Non possiamo accettare che le ragioni di un privato, ancorché sostenute da una sentenza del tribunale, compromettano l’operatività di una struttura» (ex vicesindaco Enrico Lupini, tutt’oggi consigliere di amministrazione della Fondazione, 28 ottobre 2011, Il Giorno). «Intervenga il Sindaco e risolva questa situazione assurda. Si tratta di un danno grave» (Massimo Sabbatini su Il Cittadino, 29 ottobre 2011). «La Fondazione Castellini è prigioniera in casa sua» (Il Giorno, 26 gennaio 2012).

«Voi aiutate i potenti e non i residenti» ha scritto quest’estate il figlio maggiore su due cartelli esposti davanti casa. L’accusa era rivolta al Comune e al Sindaco Bellomo. Nel 2012 infatti, con delibera comunale del 14 febbraio, è stata abbattuta l’altra metà di muro e le automobili entrano dal retro della Casa di Riposo. Inoltre nel luglio-agosto 2014 l’area che circonda l’ingresso posteriore, sotto le finestre dei Protti, è stata temporaneamente adibita a parcheggio con autorizzazione comunale. Oggi, non a norma, priva di attrezzature, l’area continua a fare da parcheggio informale. «Ci mettiamo qui perché ci dicono che questo è un parcheggio» dichiarano i dipendenti che lasciano la macchina nell’area.

«Io faccio dei sogni la notte. In quei sogni vedo che va male, che la mia casa me la portano via» commentava Giuseppe Protti fino a qualche settimana fa. Oggi un mutato atteggiamento del Comune – figlio di dissapori interni al Consiglio d’Amministrazione della Castellini, figlio della causa con la quale il presidente Sabbatini e il vicepresidente Bellomo si confronteranno per l’autorizzazione della moschea, del cui stabile Sabbatini è proprietario affittante – toglie un peso dal cuore dei tre fratelli. Sottolinea il giudice nella sentenza del 28 giugno 2011: «La madre dei Protti il 24 ottobre 1962 acquistava l’appezzamento di terreno su cui è stato edificato l’immobile, che veniva indicato come confinante a ovest-nord con “la nuova strada di lottizzazione il cui confine si trova sull’asse di detta nuova strada”». La pianta planimetrica e l’estratto catastale, prodotti dai tre fratelli, rendono evidente che «la loro proprietà giungeva sino alla semisede stradale».

Finché vivranno loro tre quella porzione di strada resterà della famiglia. Tutto da verificare il destino dell’area oggi adibita a parcheggio e non messa in regola dal Comune. L’operazione infatti è figlia di una programmazione antica. È dal 1995 che in Comune esiste un progetto per fare in quell’area un parcheggio di proprietà della Castellini. La foto in alto è la planimetria. Sotto, copia della copertina del progetto.

Marco Maccari, giovedì 12 marzo 2015 ore 21:14
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Cronaca

Un’aquila a Melegnano, nuovo affresco spunta su via Veneto

VIA VENETO – Sul fronte di una casa di corte spunta ciò che ha le sembianze di un’ala d’aquila. È la traccia di un affresco visibile dalla strada, sono i volontari dell’associazione Italia Nostra ad averla notata. La costruzione risale al Quattrocento.

Spuntano un’ala dipinta in ocra rossa e un becco sottile, ricurvo (a destra dei mattoni, nella foto). Mauro Manfrinato, archeologo e volontario dell’associazione, è l’autore della scoperta avvenuta settimana scorsa.
La foto in evidenza è concessa da Cristiana Amoruso, a sua volta volontaria.

Marco Maccari, martedì 3 marzo 2015 ore 12:53

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L'inchiesta satirica

Armi di creazione di massa

ANNO NUOVO: idee nuove, persone nuove. Subito. Reinventiamoci. Stringiamo amicizie. Apriamo un progetto. Innamoriamoci. Il disgusto illumini la nostra via. Disgusto per l’insofferenza. Per l’intolleranza. Per la falsificazione. Per l’ignoranza. Per il continuo stato di guerra. Celebriamo la vita.

Celebriamo una città più bella. Con il 16% in più di furti nel 2014 e il 23% in più di rapine nel 2013 (dati Istat provincia di Milano), con asili e scuole pubbliche che dovranno aspettare le donazioni del 5 per mille, con una quantità di negozi sfitti e con indici in calo sulle vendite correnti al dettaglio (da un indicatore Istat di -14 a uno di -16) e sulle vendite future (da 13 a 8), con la Confcommercio nazionale che il 22 gennaio definisce: «È presto per dire ripresa», è chiaro che qui, ombelico del Sud Est, c’è tanto da lavorare.
Lo sa Gioia, 29 anni, avviata a una professione, che ha detto a inizio 2015: «Non ci serve gente che faccia carriera e scali i vertici del potere. Serve chi individui i problemi e li risolva». E Rosaria, 49 anni, commercio cittadino: «Dopo quasi vent’anni chiudo la mia attività a Melegnano. Mi fermano per strada. Non ci credono. Ma è così. Ho visto un lungo declino. Flessibilità nei parcheggi, non ne parliamo. Dobbiamo ringraziare il nostro Sindaco. Melegnano deve purtroppo solo sprofondare».
Federica abitava in Carmine. Oggi è in Pertini. Ha visto e vissuto sia la piena del Lambro sia l’esplosione notturna il 28 dicembre. È lei che ha chiesto a RADAR cosa possiamo fare noi cittadini. Federica: osservare, scattare foto, essere i nuovi occhi della ricostruzione cittadina. Tutto giusto. Eleggere con oculatezza i nostri prossimi amministratori, sì – nel 2017 li selezioneremo severamente, come tagli di carne al ristorante. – Ma l’ora dell’occhio è finita. È ora di iniziare a guardare con le mani.

È ora che ci diamo da fare. Serve inventare cose nuove, serve chi spaccia armi di creazione di massa.

RADAR l’ha fatto. Servono giovani, con la loro visione del mondo tutta nuova. A che serve mettersi in coda anni per scalare muraglie editoriali, o andare da «i vecchi che contano» sperando di piacergli per farsi piazzare in una redazione a Roma o a Milano? Apri un blog libero, con rigore giornalistico estremo. Non ripetere i comunicati stampa dei partiti, trova notizie tu. Rispetta gli altri, non copiare le loro news. Soprattutto: verità. Soprattuto: velocità.

Vuoi un esempio applicato? Il bollettino comunale l’avrai ricevuto. L’ultimo è il numero 5 di dicembre, aprilo a pagina 14. Il capogruppo del partito di maggioranza Simone Passerini risponde alle critiche di RADAR del 10 dicembre (cliccate, it-taliani): «Chi sostiene [cioè RADAR] che il Collegamento Cerca-Binasca non lo realizzerà il Comune e che la riqualificazione della Stazione Ferroviaria è opera di Reti Ferroviarie Italiane, dice il vero». Passerini è pacato, obiettivo. «Ma chi afferma ciò [= https://radarmelegnano.wordpress.com] dimentica un dato ESSENZIALE: se queste cose – continua Passerini – sono state realizzate o in via di realizzazione è perché questa amministrazione è stata in grado di portare le necessità e le istanze dei melegnanesi al tavolo di confronto con le altre istituzioni. In tre parole: ha fatto politica».
Il dott. Passerini è capogruppo, eletto con 46 voti per l’allora PDL e 7° in ordine di preferenze: è stato obiettivo ma la sua è una risposta d’ufficio. La stazione? Ma è l’edificio giallo dove ha casa la famiglia del Sindaco Bellomo? Nel 2012 il progetto di Reti Ferroviarie, capo l’ingegnere Umberto Lebruto, presentava la riqualificazione di cinque stazioni: San Zenone, Tavazzano, Melegnano, San Giuliano, Pioltello. La società Inarca Srl – che ha riqualificato gli interni della sala d’attesa a Melegnano – aveva ricevuto, su dichiarazione dell’amministratore unico Giuseppe Di Leo, un «progetto precedente al 2007», prima del mandato del Sindaco Bellomo, «con tempi di realizzazione entro il 2011. Una variante e il consolidamento della struttura hanno causato il ritardo» (dichiarazione di Di Leo, 7 novembre 2012). Il progetto preliminare è del 2006, della srl Polinomia, con la collaborazione dell’architetto milanese Matteo Dondé. Il 2 maggio 2007 l’assessore melegnanese alla mobilità, una mezza comunista, era in stazione con Reti Ferroviarie, Regione e Trenitalia (clicca, clicca, pueblo) dove, tra comunisti, portavano sul piatto uno per uno gli interventi dei quali l’Amministrazione Bellomo si fa forte sui giornali: «Questo programma è una prima risposta alle numerosissime proteste dei diversi Comitati Pendolari che stanno da tempo portando avanti una battaglia, l’augurio è che venga attuato in ogni sua parte e ulteriormente potenziato» dissero in mezzo a uno sfrenato comunismo. Quindi scusi, Passerini: in che senso «portare al tavolo le istanze dei melegnanesi»?
Sempre quel 7 novembre 2012, accanto a Giovanni Di Leo, il Sindaco Vito Bellomo annunciava il progetto della «metropolitana leggera S12 Melegnano-Varedo». 29 gennaio scorso: «L’S12 ve la scordate» (Trenord). 100 punti.

La nuova strada Cerca-Binasca? Cara Federica, vai in copertina dove il Sindaco firma un articolo su ’sta Cerca-Binasca: «Ho sempre creduto in quest’opera» esordisce. Sì, veniamo alle utilità. «Ritenevo che avrebbe giovato alla nostra città e di conseguenza alla qualità della vita». U-ti-li-tà: dimostriamole. «So che i melegnanesi sono con me e lo hanno compreso. Come ha dimostrato la grande partecipazione all’assemblea pubblica del 20 novembre». All’assemblea pubblica del 20 sono intervenuti 7 cittadini e nessuno di essi è venuto a fare complimenti; Luciano Minotti, ingegnere capo di Tangenziale Esterna Spa, ti ha detto: «Credo tu abbia un compitino adesso, vietare l’ingresso agli autocarri». «Eh, sì, perché 100 persone ti riempiono la sala solo perché il progetto gli fa vomitare» sta rispondendo il Sindaco mentre legge queste righe. Forse stai scambiando le cose con una partita di pallone. Ma «grazie alla nuova strada il traffico sarà mitigato» chiude.
Il Sindaco Bellomo è stato rieletto in secondo turno con tremila e qualche voto e una differenza di cento e qualcosa schede: una maggioranza ottenuta per il 2,08%. Le sue sono risposte d’ufficio. In meno di sei mesi RADAR ha fatto 8 volte e mezzo più lettori di quanti voti abbia trovato un sindaco in una vita di campagne elettorali. Ma c’è un uomo a Melegnano, Andrea Caliendo. Che ha fatto il consigliere comunale di maggioranza nel primo mandato di Bellomo e abita in Montorfano, quartiere sull’Emilia maledetta. Il traffico al quartiere suo non lo voleva e lo ha fatto capire con una manifestazione il 9 marzo 2012 e un incontro al bar il 4 ottobre 2014. Dice niente?
Stazioni, collegamenti, melegnanesi? A conti fatti – questo è il rasoio del punto di vista satirico – finora hanno rifatto casa a Bellomo e spostato il traffico da casa di Caliendo. Mettendo i superiori in condizione di dare terreno ai clienti e sfruttando i progetti degli avversari comunisti. Sì, hanno fatto politica.

Ma è questo che ci serve, Federica?

Domenica 1 febbraio 2015, ore 21:30

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L’immagine in evidenza è di Bianca Green, Twitter: @BiancaGreenArt

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