Cronaca

«Palazzo Spernazzati? Era solo campagna elettorale» 

AULA CONSILIARE — Soldi contro arte. Palazzo Spernazzati fa gridare ancora: Vito Bellomo, consigliere di minoranza per Forza Italia e difensore degli interessi dei costruttori, sgrida il sindaco Rodolfo Bertoli, intenzionato alla valorizzazione del palazzo, per la sospensione dei lavori su Spernazzati e nella Corte Castellini.

«In campagna elettorale, a maggio, lei ha fatto accuse a me alla mia amministrazione di voler demolire il patrimonio artistico di Melegnano! Questo assolutamente non è vero. Se lei va a leggere le nostre delibere, fatte insieme a professionisti della città di Melegnano, vedrà che erano assolutamente regolari e rispettose della legge, subordinate ai pareri della Sovrintendenza. Le dichiarazioni fatte in campagna elettorale si sgretolano sempre, poi, alla dura realtà dei fatti». È successo ieri sera, mercoledì 7, nella pubblica sede del consiglio comunale. Bellomo è stato sindaco fino a maggio scorso, ha dato via libera ai preliminari dell’abbattimento della corte.

Indignazione del sindaco Bertoli. Che sbatte le critiche all’angolino: «Mi dispiace che lei sia stato assessore all’urbanistica e non abbia chiara la situazione» ha ribattuto Bertoli a Bellomo, «perché la Sovrintendenza alle Belle Arti le aveva chiesto di eseguire delle verifiche su palazzo Spernazzati, e la Sovrintendenza dice chiaramente che quelle verifiche non sono state fatte. Il piano di recupero di palazzo Spernazzati resta in attesa di questi chiarimenti».

Notizia: a Melegnano è prevista la visita della Sovrintendenza alle Belle Arti. «Siamo in attesa di accogliere l’architetto Carla Crifò, sovrintendente alle Belle Arti della città metropolitana di Milano. Le faremo prendere visione di palazzo Spernazzati e di altri beni storici, come la palazzina Trombini» conclude Bertoli.

Marco Maccari, mercoledì 8 novembre 2017 ore 13:08
mamacra@gmail.com

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Cronaca

1, 2, 3, prova, sa: prove tecniche di consiglio comunale 

AULA CONSILIARE — Prove tecniche di governo della città. Da qualche parte bisogna cominciare e la maggioranza guidata dal sindaco Bertoli cerca di ripartire dal popolo: sì al poliambulatorio di via Cavour, metteremo il trasporto urbano, cambiamo MEA. Ma il risultato ha un po’ il fiatone e non si vede ancora che impronta abbia questo nuovo animale. Se inizia a delinearsi il profilo di questa amministrazione, è quello della moderazione pura, certamente spiazzante, quasi una nonpolitica.

Nel consiglio comunale di ieri sera, 25 settembre, Rodolfo Bertoli ha presentato le Linee Programmatiche dei prossimi 5 anni con un documento di 35 pagine. Sono identiche al programma elettorale. Governerà esattamente come ha annunciato in campagna elettorale.
L’amministrazione Bertoli sta studiando il terreno e se stessa; e questo non lascia indifferente nessuno: «Raccomando il rispetto delle regole, soprattuto dopo che il Partito Democratico ha fatto delle regole la sua battaglia in campagna elettorale» esordisce Vito Bellomo, capogruppo di Forza Italia. «Resto perplesso per quanto riguarda la misura del DASPO urbano» ammonisce Giuseppe Di Bono, capogruppo di Lega Nord: «è entrato in vigore il 1° settembre, dopo due mesi dall’insediamento della nuova giunta, durante i quali non è stato preso in considerazione. Sicuramente ho un’idea differente di sicurezza e di governo della città».

Perplesso anche Pietro Mezzi, capogruppo di Sinistra per Melegnano, sul futuro di MEA Spa, Melegnano Energia Ambiente, azienda partecipata dal comune di Melegnano. «MEA ha deciso di rimettere sul mercato le azioni che possedeva in Miogas Srl, vendendo le quote di partecipazione azionaria. Domando: qual è la posizione dell’amministrazione Bertoli? Se il valore dell’operazione è di 3,5 milioni di euro, significa che siamo davanti a qualcosa di importante per i cittadini di Melegnano. Invece mi sembra che l’amministrazione stia alzando le mani e si stia tirando indietro. Occorre una decisone di tipo politico». «Stento a capire questa polemica» risponde Dario Ninfo, vicepresidente del consiglio comunale, «la delibera è stata votata a marzo».

Perplessità sull’ambulatorio di via Cavour. «Il poliambulatorio resterà a Melegnano» conferma Rodolfo Bertoli. Lucia Rossi, capogruppo di Insieme per Melegnano: «Non c’è uno scritto, o un documento, all’interno del quale vengano posti dei punti fermi? Siamo fermi al sistema domande-risposte, non abbiamo nulla di certo».
«Prevedibilmente resteranno tre servizi» chiarisce Bertoli: «il prelievo di sangue, il centro unico di prenotazioni e l’oncologia. Ho parlato con il direttore dell’azienda ospedaliera Matteo Alparone e con il direttore generale di Fondazione Castellini: hanno confermato che la sede rimarrà in Fondazione. Stiamo studiando un sistema di trasporto pubblico. Faremo sapere quando le cose saranno più concrete».

Marco Maccari, martedì 26 settembre 2017 ore 14:11
mamacra@gmail.com

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L'intervista

Ballottaggio: l’intervista di Rodolfo Bertoli

«La preferenza dell’11 giugno ci ha gradevolmente sorpreso. Parlando con i cittadini, avevamo capito che c’era un’aria di cambiamento e che noi rappresentiamo la vera novità di queste elezioni». Parla Rodolfo Bertoli, candidato al ballottaggio del 25 giugno per il Partito Democratico. «Con una squadra di giovani, con persone nuove e diverse dal panorama della politica melegnanese, incarniamo forse meglio di altri questa volontà di cambiamento. Persone vere, che si sono date da fare. Se vincessimo, su 10 consiglieri che vanno in maggioranza, 7 consiglieri sarebbero completamente nuovi, o giovani».

Quali sono i bisogni primari dei melegnanesi nel 2017? «Intervenire in modo immediato nella manutenzione dei quartieri, facendo programmazione economica. Ricollegare i quartieri, specialmente con il Trasporto Infracomunale. E mantenere il nostro patrimonio in modo attivo, nel modo dovuto! Vivo da 25 anni a Melegnano e vedo che questa città è stata molto trascurata. L’impianto sportivo e la pista di atletica del quartiere Giardino sono state state trascurate; nelle scuole i lavori non vengono fatti; nello Spazio Milk piove. Penso sia possibile trovare le risorse adeguate, mediante la partecipazione ai bandi pubblici e altre azioni di risparmio. Ad esempio, il nostro intervento nell’appalto per l’illuminazione pubblica ha permesso di risparmiare 4 milioni di euro, evitando tassi di interesse da usura! Infine, bisogna sedersi al tavolo con i privati e trattare. Ad esempio, nell’area ex Bertarella non possiamo fare un centro commerciale o un impianto logistico, perché non rientrano in nessun interesse».

Qual è la visione che avete per Melegnano? «La rinascita. Una città vivibile a dimensione di cittadino e di famiglia. Oggi, respiriamo in una città molto inquinata a livello di monossido di carbonio e di PM10. L’ho verificato personalmente leggendo i dati dell’ARPA: abbiamo un’aria pessima, che migliora sensibilmente quando finisce la stagione del riscaldamento. Possiamo fare molto sull’efficientamento energetico. Per questo abbiamo pensato a una centrale efficiente di teleriscaldamento, da strutturare all’interno dell’ex Consorzio Agricolo, un impianto che altrimenti sarebbe difficile da gestire. Potremmo farne una società di scopo.
Inoltre, lavorare con la cultura. La cultura può essere una grande fonte di ricchezza economica a Melegnano. Il progetto di portare la Fondazione Medici nel Castello è un progetto con potenzialità, a cui viene dato credito anche a livello metropolitano e regionale. Insomma, vogliamo una città viva, dinamica, bella da vivere, dove si viene a passare bene il tempo, dove si respiri cultura, nuove attività tecnologiche e industriali».

Cosa c’è da buttare e cosa c’è da conservare rispetto all’ultima amministrazione comunale? «Secondo me, c’è da buttare via tutto un modo di fare politica e di gestire la cosa pubblica. Non posso pensare a una Giunta che, come è successo gli scorsi anni, porta in Consiglio Comunale delle finanze di progetto che non sono né corrette nella forma, né sostenibili, ma che solo a solo vantaggio del privato. Capiamoci: in questo momento le risorse private sono importanti, ci vuole comunque l’equilibrio giusto: se c’è troppo interesse pubblico, il privato non ha margini di operazione; se c’è troppo interesse privato, il comune ci rimette. Quest’ultimo è l’errore commesso nell’illuminazione pubblica, commesso nell’area abbandonata di via San Francesco e commesso nel cimitero comunale».

La campagna elettorale ha trattato poco il tema mafia. «Siamo per la legalità: questo significa tolleranza zero. Le regole devono essere rispettate. Altrimenti si creano varchi pericolosi. La mafia è un modo di vivere, una mentalità: chi vede qualcosa e non denuncia, fa segnare un punto a favore della mafia. Dobbiamo essere sicuri che non ci siano infiltrazioni di nessun genere. Nel nostro gruppo abbiamo anche il vicepresidente della commissione antimafia; se andremo a governare, vogliamo capire bene che cosa succede nel mercato, che è famoso e importantissimo. Il mercato deve essere uno dei primi interventi da eseguire dopo le elezioni».

Se doveste arrivare secondi…? «Melegnano ha forte volontà di cambiamento. Che vinciamo o no, saremo sempre fedeli ai nostri elettori».

I vostri avversari si sono mobilitati in gran massa. «Direi che si sono agitati in massa, penso che abbiano forti interessi oltre agli interessi pubblici. Noi ci stiamo mettendo tutto quanto il nostro impegno: i nostri ragazzi ci si sono buttati appieno: mi fa molto piacere, perché sono loro che diventeranno la nuova classe dirigente e li coinvolgo in tutte le occasioni possibili e immaginabili. Le promesse elettorali sono quelle che sono, la gente non ci crede più: crede in persone nuove, integre. I ragazzi hanno preso confidenza ed entusiasmo al tempo stesso, sono orgoglioso del clima di festa che hanno portato nel gruppo. Il loro unico interesse è di fare le cose per bene».

Marco Maccari, Martina Papetti, sabato 24 giugno 2017 ore 17:05
ilblogradar@gmail.com

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Il caso

Sondaggio: sei pro o contro l’intesa PD–Lucia Rossi al ballottaggio?

MELEGNANO — 1747 elettori fanno un gran bel suono alle urne. Sono gli elettori di Lucia Rossi, candidata al primo turno dell’11 giugno. Esiste, nell’elettorato melegnanese, l’intenzione di punire al ballottaggio i candidati Caputo–Bellomo a causa dei «10 anni di cattivo governo» che hanno mostrato loro dal 2007 a oggi. L’intenzione è trasversale e sta invocando gli elettori della Rossi; infatti il duo Caputo–Bellomo non può contare su altrettante forze, ma solo sul voto di alcuni degli 800 elettori leghisti rappresentati dal candidato di Lega Nord, Giuseppe Di Bono.

Perciò, una parte di elettorato spera in una forma di colloquio tra Rossi e Rodolfo Bertoli, candidato del Partito Democratico. Colloquio che permetta agli elettori della Rossi di riversare il loro voto all’urna e determinare il suono schiacciante della vittoria.

La contesa infuria e l’arena è più rumorosa che mai. Fa’ sentire la tua voce e rispondi al sondaggio:

Lo Staff, lunedì 19 giugno 2017 ore 12:00
radarilblog@gmail.com

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Cronaca

Come fai presto a dire: bonifica

Martedì 6 ottobre la commissione territorio ed ecologia ha rivangato l’inquinamento dell’area ex Saronio, segreto di stato, portatore di tumori. Presente l’ingegnere Giuliano Reich che seguì la bonifica di Altea. Intervista con Rodolfo Bertoli, quella sera in commissione

MELEGNANO OVEST/RIOZZO DI CERRO AL LAMBRO – «È in corso una fase di caratterizzazione delle aree delimitate dalla Regione Lombardia nel 2007, che racchiudevano l’intera proprietà dell’ex fabbrica di chimica militare Saronio, un’area di 38 ettari, 380mila metri quadrati. In parte era occupata dallo stabilimento, circa 24 ettari. La rimanente parte, circa 14 ettari, erano aree mai occupate da attività industriale, ma aree di riserva che si teneva la Saronio per eventuali espansioni nel tempo. Queste aree ultime sono state destinate poi alla residenzialità, cioè via Togliatti, via Brodolini, il Cipes, eccetera, anche poi il Parco delle Noci, il centro sportivo, la via per Landriano. Questa caratterizzazione è partita poi con molto ritardo, perché il progetto è stato approvato se non ricordo male nel 2013, e ha lo scopo – è la domanda specifica che ho fatto in commissione e che interessa alla mia componente, il Partito Democratico – di capire qual è lo stato delle cose. Ho chiesto quali erano, anche se è un po’ presto, le prospettive che si potevano avere in una fase successiva. Giustamente, ha risposto, questa non è una caratterizzazione propriamente detta, è una fase propedeutica, ma serve a localizzare all’interno delle aree nel loro complesso, i 38 ettari, dove possano esserci «focolai di inquinamento», come li abbiamo definiti quella sera. L’inquinamento potrebbe anche essere oggi in quantità concentrate. In questa prospettiva, quest’indagine serve a concentrare gli sforzi economici dove è necessario. Al tempo stesso, confrontando i dati a disposizione, potremmo pensare che alcune aree saranno estrapolate da quelle di interesse regionale. Mi riferisco ai 14 ettari di prima attualmente destinati alla residenza. Salvo verificare alcuni canali di scolo delle acque reflue dell’attività industriale, che potevano contenere degli inquinanti. Ecco, lì potrebbe esserci qualcosa da indagare meglio. Però, verosimilmente potrebbe uscire fuori in tempi rapidi. Per la zona da bonificare, quantomeno per intervenire e tamponare il problema, è probabile che si trovino risorse andando a batter cassa alle porte di un ente, Edison Spa. Nel 2003 fu emessa un’ordinanza che chiedeva a Edison di bonificare. Edison è diventata responsabile di questa zona perché ha acquisito l’Acna-Montecatini, che a sua volta ha acquisito la Saronio. In caso di responsabilità, vanno in testa a loro. Ci sono stati contenziosi legali, e alla fine però una sentenza del TAR Lombardia ha dato come precedente importante che la Saronio aveva responsabilità di bonificare quelle aree. È chiaro che se dovessero essere bonificati tutti e 38 gli ettari sarebbe una spesa enorme e probabilmente farebbero resistenza all’Edison. Se la cosa viene limitata ad ambiti più ristretti, può darsi che sia più conveniente per loro affrontare il problema piuttosto che trascinarselo dietro.
Se non altro, si parla di qualcosa che possa quantomeno tamponare un problema che si trascina da anni per la salute pubblica». Perché mai «tamponare»? «Fa parte della domanda che ho fatto in commissione a Reich. Dal punto di vista dell’inquinamento quali sono le prospettive? Demolire i capannoni? Perché si sta parlando di quell’area, perché nell’area residenziale c’è buona probabilità che non ci siano problemi. E poi bonificare, eccetera? No, nel caso in cui dovesse esserci una zona in cui l’inquinamento è concentrato in maniera elevata, magari i rimedi potrebbero essere barriere idrauliche. O altre soluzioni che vanno viste in quel momento. Tamponare significa capire l’entità di questo tipo di inquinamento e capire anche se la soluzione potrebbe essere radicale. Io le dico che da cittadino di Melegnano preferirei bonificare togliendo tutto come è stato fatto nell’area dell’Altea, quell’edificio residenziale costruito dove prima c’era il parco giochi. Con gli enti preposti, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Regione, Città Metropolitana, Comune, si tratta di capire quali sono gli interventi possibili. In funzione del discorso che facevo prima. Di trovare le risorse adeguate». La speranza del Partito Democratico qual è? «Nei confronti del sindaco abbiamo contestato un atteggiamento che trovavamo poco corretto. Ha strumentalizzato il problema Saronio nella vicenda moschea per potere risolvere i suoi problemi di maggioranza e di una parte di opposizione che è la Leganord, dicendo: qui c’è inquinamento e gli islamici non ci possono andare. In sede di commissione ma anche in altre sedi gli abbiamo detto: non puoi occuparti solo di questi cittadini musulmani, che magari non sono neanche residenti, e non preoccuparti di quelli che sono i problemi di chi ci vive, ci lavora molte ore al giorno e addirittura ci abita; perché fra le altre cose in quell’area è prevista la possibilità di realizzare degli appartamenti. Abbiamo in qualche modo spinto per andare avanti con la caratterizzazione. Tenendo presente la mancanza di informazione da parte della Giunta. Come Giunta non si sono preoccupati di informare il Quartiere Ovest su che cosa significasse questo passaggio di caratterizzazione, che è propedeutico per la risoluzione forse definitiva. Le bonifiche non sono tutte: prendere e rimuovere tutto. A volte preferiscono mantenere in essere, in luogo, il problema, però fanno sistemi di drenaggio, fanno in modo che non ci sia percolazione. Ci fu una cosa simile in una zona che fu trovata quando costruirono l’alta velocità della ferrovia su finanziamento della Regione, dove hanno mantenuto in luogo dei terreni che sono inquinati, però in modo che questi terreni non perdano sostanze inquinanti e queste non possano percolare andando a influenzare la falda. Le strategie cambiano a seconda delle situazioni, valutando il rischio. Si paga di più in termini di analisi di rischio. Dal punto di vista politico è importante garantire la salute dei cittadini. Oggi i termini per affrontare il problema ci sono – oggi la Saronio è costretta a pompare acqua vicino alla Guardia di finanza, se non ricordo male – c’è un precedente importante, ci sono sentenze, c’è un responsabile cui fare riferimento in una seconda fase di analisi». Lei è architetto. Se volessi chiederle un parere professionale? «Mettiamo il caso, se lei fosse un committente e mi dicesse: voglio acquisire un terreno lì e farci un’iniziativa, le direi che per legge, prima di qualsiasi tipo di iniziativa venga fatta lì sotto, deve essere prima fatta una caratterizzazione che significa un’analisi ancora più approfondita di quella che deve essere fatta adesso. La Regione ha stanziato per l’indagine qualcosa come 500mila euro. Attualmente ne vengono spesi poco più di 100mila. Ci sono già altri 400mila euro a disposizione per una fase di approfondimento successiva, e questa è una cosa importante però bisogna farle andare avanti queste cose. Per essere pronti bisogna che chi è al governo vada a farsi carico di questi problemi facendo pressione, andando a bussare alle porte giuste, a livelli più alti fino al ministero a Roma. Oggi i tempi sono maturi perché questa cosa venga affrontata. Rischio di essere troppo ottimista però penso che la Edison, se vede che il problema è limitato e ben circoscritto, probabilmente potrà affrontare in maniera definitiva. È qui la questione politica. Un sindaco che ha a cuore la questione – e la salute pubblica è in carico al sindaco – va a bussare alle porte, fa sentire la propria voce in rappresentanza della cittadinanza per fare sì che questo problema venga risolto probabilmente in modo definitivo. Mi riferisco in particolar modo alle aree residenziali». Questo primo lavoro copre un’arco di qualche mese. Quanto tempo ci vorrebbe per fare un lavoro serio, invece. «Questo dipende dai risultati che verranno fuori. Quello che è emerso in commissione è che stanno realizzando dei punti piezometrici, di lì coglieranno l’acqua dei due livelli di falda, superficiale e profonda. Rispetto alla situazione a monte, a nord da dove scende la falda, il terreno si arricchisce di sostanze tossiche se c’è qualcosa di inquinato. Ma la zona di via Morandi, affittata al centro culturale islamico, per conoscenze dirette dei geologi che hanno fatto interventi, non presenta delle caratteristiche di rischio particolare. La zona più vicina alla via per Carpiano ,lì le sostanze inquinanti erano più forti, era il nucleo fondamentale e centrale dell’attività industriale. Nella zona centrale di quell’isolato l’indagine ha proprio questa funzione, con piezometri situati presso ogni capannone riusciranno a individuare dove c’è il focolaio inquinante. Dovranno osservare anche in base alla stagionalità. Io sono convinto nel giro di qualche anno, la cosa potrebbe essere non dico risolta al 100% ma affrontata in modo serio, sistematico e in maniera definitiva. Bonifica totale come è stata fatta per Altea non lo so, se è meno grave sarà mantenuta in essere la zona inquinata però circoscritta e sotto controllo. Il buonsenso mi dice che ci saranno in tempi brevi i primi risultati». Brevi? «All’interno di chi vigila su quest’area, e stiamo parlando solo di Melegnano e non di Cerro al Lambro per Riozzo, c’è una commissione che tiene sotto controllo, che interagisce, scambia informazioni; se la parte politica e dirigente affronta il problema informando la cittadinanza… A me è capitato di partecipare a un incontro della Giunta con gli abitanti, preoccupati. Se i cittadini fossero informati, sapessero bene qual è la problematica, si metterebbero l’anima in pace. Questa è un’area di interesse regionale, per fare qualsiasi intervento bisogna passare per l’iter di enti che ho descritto all’inizio. Questo pesa anche dal punto di vista del valore immobiliare. Abbiamo una condanna del TAR che dice a Edison di bonificare! Come amministrazione comunale sarei corso immediatamente a fare fuori il problema. È un ente importante, una multinazionale. C’è da battere cassa. È interesse di tutti mettere a posto le cose, credo il momento giusto sia arrivato. È importante in questa fase informare la popolazione che questa fase è nel loro interesse. In realtà il problema già esiste, la zona individuata dalla Regione è ben precisa».

Marco Maccari, 15 ottobre 2015 ore 20:15

mamacra@gmail.com

@mamacra

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«Evitare che l’inquinamento si aggravi ulteriormente» si legge nella sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, 2009. «La Saronio ha tratto notevoli vantaggi economici dalla sua condotta» è scritto.

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