Antisocial Media, Comunità Virtuale & Comunità Tribale

«SAN GIULIANO ONLINE FREE? Gruppo a uso, consumo e tornaconto di chi lo gestisce»

tenorMELEGNANO/SAN GIULIANO MILANESE — Andrea è admin e ha letto RADAR: «Il punto che dovreste toccare è un altro. Parlate di onestà intellettuale piuttosto, e dell’esproprio del senso delle parole, che sfocia nell’inganno.

Certi gruppi si mascherano (e possono farlo) dietro nomi fuorvianti; fingono di fare un servizio alla comunità e invece usano i social a scopi personali, come grimaldelli politici.

Questi articoli sono sicuramente simpatici, ma tendono più che altro a due cose: uno, a radicalizzare le posizioni già esistenti. Due, a legittimare certi gruppi come se fossero un punto di riferimento ufficiale del paese in questione.

Se esistono i Bellesi News, gli Almirantino News, “smascherateli” per quello che sono: pagine a uso e consumo di chi le gestisce; chi più, chi meno, per fare da influencer per piccolo o grande tornaconto, che sia ego, patrocini o consenso politico.

P.S. Ci sono anche pagine che dovrebbero chiamarsi “Fratelli d’Italia Notizie”, nate sulle ceneri di una pagina politica preesistente. Gruppi gestiti da partiti che si mascherano… è tutto un carnevale».

Messaggio firmato, venerdì 19 gennaio 2018 ore 6:00
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Cronaca, Poteri e popoli

Marchitelli, Potere al Popolo: «Lo sanno tutti, il vero capo è Vito»

SAN GIULIANO MILANESE — L’attivista Gino Marchitelli coglie il senso della polemica di RADAR, diretta contro i formalismi dell’amministrazione comunale in fatto di sicurezza. «L’attuale amministrazione blaterava di scarsa sicurezza e di incapacità amministrativa di chi c’era prima» critica Marchitelli, «ora è nel pantano della propria incapacità sul tema della sicurezza e dell’amministrare. Tutto vero. A fare i bla bla pre-elettorali sono stati bravi, a mettere le mani nel fango poi ci si sporca. Il sindaco Segala è un bravo ragazzo circondato da incapaci inconsistenti e lo vedremo nel tempo. I conti alla fine tornano e se gli alleati sono uomini preistorici di scarsa veduta te ne accorgi. Nemmeno a fare i bandi son buoni».

Marchitelli sostiene Sinistra per la Lombardia, espressione locale del nuovo movimento sociale e politico Potere al Popolo. «Il comune si regge e non va in crisi» chiarisce «solo perché la presidente Gina Greco, ex sindaca PDS, ha sbagliato sostenendo la destra, ed ecco il risultato. Chissà che abboccando a Mdp – così gettonati – non cambi qualcosa. Quando si vuole amministrare una città bisogna esserne capaci, e non blaterare; poi lo sanno tutti che il vero capo di San Giuliano è Vito…».

Riferimento a Vito Nicolai, assessore ai servizi sociali. A differenza dei colleghi, il nome dell’assessore non risulta iscritto a un social network.

Marco Maccari, giovedì 18 gennaio 2018 ore 9:00
mamacra@gmail.com

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Antisocial Media, Comunità Virtuale & Comunità Tribale

Clüb Privé Almirantino: la garanzia di San Giuliano Milanese

L’ASSESSORE–ADMIN DI FRATELLI D’ITALIA, Daniele Almirantino Castelgrande, ha letto RADAR. «Apprendo, leggendo in rete, che qualcuno ha deciso di prendersela con il gruppo SAN GIULIANO ONLINE FREE, denigrandolo» inizia l’assessore.

Parla dell’inchiesta ninfetta I servizi segreti di San Giuliano. «Probabilmente il risentimento di non farne più parte – dal gruppo vengono escluse le persone che in diversi modi non rispettano questo luogo – ha suggerito uno scritto sciocco e inutile».

Il vero pubblico di SAN GIULIANO ONLINE FREE: giovanissimo, femminile, divertito degli errori grammaticali. Lo stesso pubblico di RADAR

«Persone escluse»? Fico. L’utenza infatti parla di un calo di 2000 iscritti da quando lui è assessore, da quando Segala è sindaco.

«Ho fondato questo gruppo come diretta conseguenza del mio impegno civile e politico tanti anni fa ormai. Tutti i sangiulianesi che mi conoscono possono testimoniare il dialogo che ho senza pregiudizi con tutti.

Oratoria estrema ed estrema destra. Scafatevi, Readers.

«La mia veemenza politica non intacca né i rapporti personali e sociali con amici e cittadini». San Giuliano la sua veemenza sembra conoscerla, meno male che non ha intaccato niente a nessuno. «Né viene usata per pilotare alcunché nel gruppo.
Il gruppo è aperto, ma rimane un salotto privato: proprio questo essere “casa mia” è la garanzia che riserverò il miglior spazio per ciascuno di voi. Non aggiungerò altro».

Fig. 112. Con questo gesto, l’oratore sta dicendo: «Va bene»

L’assessore & admin è univoco, categorico e assoluto: la sua persona è «garanzia» e al tempo stesso «diretta conseguenza» di «uno spazio migliore», casa sua è «il salotto» della San Giuliano online e non aggiungerà altro. Lo aggiunge l’admin Giorgio Sterrantino con una commovente arringa: «Democratici che vorrebbero insegnarvi la democrazia imponendo il loro pensiero. Pensano che tutti voi siate una manica di ignoranti indegni, che – ora che ne sono fuori, da questo buco di culo di gruppo come lo chiamano – meritate di rimanere qui dove una mano segreta decide cosa si possa dire e cosa no.
Queste persone non vi rispettano ma vi disprezzano perché non coniugate i verbi come loro, non conoscete i classici greci e – orrore – avete la sfrontatezza di volere dire la vostra, vorrebbero tapparvi la bocca perché non siete degni. Sì, per loro voi siete degli straccioni analfabeti.
Nudi su un’isola selvaggia, quanto sopravviverebbero e quanto avrebbero bisogno dell’aiuto di questa massa di umili sangiulianesi che ora disprezzano? Grazie Daniele per questa ospitalità.
Anche se non è un posto democratico, ma d’altronde nemmeno la velocità della luce si decide per alzata di mano».

Fig. 185. Con questo gesto l’oratore ha evocato il simbolo della corona e l’autorità superiore

Ora è confermato: il gruppo dell’assessore Castelgrande divide artificialmente gli utenti in due classi (democratici e antidemocratici) e li mette gli uni contro gli altri.

Due domande:

  1. Ma perché Segala e Castelgrande hanno bisogno di un gruppo antidemocratico, in un comune democratico?
  2. Serve un calo di altri 2000 iscritti?

Lo Staff, mercoledì 17 gennaio 2018 ore 11:37 
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L'inchiesta ninfetta

I servizi segreti di San Giuliano 

«QUESTO GRUPPO NON È CASA TUA. Qui comandiamo noi.

Se ti ostinerai a scrivere contro il volere di noi emissari dell’élite verrai bloccato o rimosso dalla città–stato online di San Giuliano Milanese.

Partiamo dal principio che tu, qui, nasci come un essere di fango e pietra e tu, qui, sei un miserabile che pensa a sproposito, scrive a sproposito e commenta fuori tema. Sei un intruso nell’occhio degli dèi.

Perciò zitto e fa’ il tuo lavoro di pietra e ringrazia gli dèi se trovi pane in mezzo ai denti. Clicca, ubbidisci e non costringerci a finirti».

L’originale sumero delle leggi appena citate

È una storia che inizia a San Giuliano Milanese, città nell’area della bella Milano, è l’Anno di Cristo 2018 e tu hai appena inviato la tua richiesta di iscrizione al gruppo SAN GIULIANO MILANESE ONLINE FREE. Ti arriva notifica di iscrizione. Ti senti bene, hai visto che è una Social Street, sai che esperti e illuminati come Marc Augé e Stefano Zamagni sono sostenitori dell’esperimento delle Social Streets e non vedi l’ora di fare «buon vicinato». Vivi una vita nera al riparo dei tuoi pochi metri quadri, non vedi l’ora di passare «dal virtuale al reale fino al virtuoso», come promuovono le Social Streets. Lavori, ascolti musica, leggi bei libri, ti informi, se puoi due passi all’aperto te li fai: non vedi l’ora di iniziare a «fare inclusione» grazie allo strumento di una Social Street, proprio qui, nel tuo ruvido quartiere, nella demoniaca Sangiu. Tu e i tuoi nuovi amici online cambierete questo piccolo mondo. Passo a passo. Hai appunto due dritte sul parco davanti casa. Per l’occasione sfoderi un bel disco di Tupac e fai partire Changes. Clic. E sei nel gruppo.

Tu credevi di iscriverti a una Social Street e invece sei nella caciara. Ti appare un post pinnato in cui, tra le righe, si materializza un sorriso cialtrone da dittatura socialista reale. Nei post, orde di fulminati senza impronta di una grammatica elementare — non dobbiamo essere tutti premi Strega, ma scrivere con decoro in italiano sì, per rispetto di chi legge, per gli dèi e per le dee! — troll con lingue di pietra che sbraitano in dialettese, scoppiati con un picprofile che non accetta diritti né doveri per nessuna creatura, vagonate di politicizzati di estrema mano. Cerchi le informazioni — è lo spazio in cui di solito si trovano stracci di regolamenti — e ti viene confermato che «non sei su suolo democratico», esattamente come «tu non sei democratico a casa tua» e come non è democratico in chiesa, al bar, in polizia, nelle prigioni del sindaco — ti volti verso lo stereo, glielo leggi ad alta voce a Tupac e lui un altro po’ sbratta al microfono; gli fai: Tupa’, ma che è? casa mia è aperta a tutti, io credo nelle regole, faccio democrazia nel mio piccolo e questi mi dicono che casa mia nun è democratiga, mo’ nemmanco il cinema è democratigo — è inutile, ti è ribadito che, sempre tra denti sornioni, no, tu non sei democratico, tu fai in realtà come cacchio ti pare e così perciò facciamo noi qui. Poi, sempre lodati i nomi di Allah Onnipossente che c’ha dato i Social Stritt. 

Nel caso non ti fossero chiare quelle leggi

Scorri i post e un trip onnipotente ha inizio. Ti appare un pugile famoso coperto di sangue e ti fa: «Ehi. Cercavi il cesso? Ci sei in mezzo». Stalin, colossale, due baffoni rupestri, trasmesso su mille televisori alza l’indice, te lo punta addosso — ti ritrovi sul marciapiede e: «A bello. Credevi d’esse in democrazia?» ti urla un’invasata per strada, conciata come Lady Gaga. I vagoncini della nettezza urbana sgommano sull’asfalto ma invece di raccogliere monnezza caricano barboni e li termovalorizzano sul momento — improvvisamente dalle crepe nel cemento sorge il nuovo centro sociale neonazista e antiparlamentare: DISTOPIA/IDIOPIA.

Almeno ha un’utilità pratica, il gruppo? Esempio: leggere notizie locali senza filtri, prima di saperle dai giornali? Inciampi in un post del 31 dicembre:

31 dicembre 2017 alle ore 11:36
Viboldone un morto ammazzato.

Apri Google News. Verifichi: il Corriere della Sera «sospetta un omicidio» (milano.corriere.it, 31 dicembre 2017 ore 11:23), «non si trova il coltello che ha ucciso», «a Lodi è aperta un’inchiesta per omicidio volontario» (sempre il Corriere, 2 gennaio ore 7:59). Anche ANSA dichiara che «i carabinieri di Milano indagano per omicidio» (31 dicembre, ore 19:41). Come reagiscono gli amministratori del gruppo? «Ok ma non si parla di omicidio. Ferite sospette» (un admin, 31 dicembre). «Omicidio» è una parola onnipresente ma non va pronunciata nella San Giuliano online: «Conosco invece degli sbandati che se tu li vedi sono pieni di graffi ferite e croste poi magari hanno problemi tossicologici di dipendenza o circolatori» (come sopra). Chiaro: se uno viene «trovato sgozzato» è colpa sua. «Conosco gente che gira con i coltelli nella schiena, dicono che faccia male solo quando si ride» cerca di replicare un utente. Ma ecco il sindaco Marco Segala: «Buongiorno. La scientifica, i carabinieri e la polizia locale sono sul posto. Non si sa se si tratta di omicidio o suicidio. Le forze dell’ordine stanno indagando». «Omicidio» è una parola che non va detta nemmeno nella San Giuliano reale.

Lanterna adatta a scrutare il senso delle parole «non si sa se è omicidio o suicidio».

Aspetti qualche giorno. 12 gennaio: finalmente un post sul parco di via Campoverde davanti casa. I padroni di cani non rispettano le leggi, non raccolgono le deiezioni e i bambini sprofondano nel letame: «Qui nessuno prende provvedimenti» (12 gennaio 2018 ore 22:42), «la bambina si è messa a piangere perché, neanche il tempo di entrare, e siamo dovuti andare via». Ti prepari a commentare: ma leggi solo messaggi inferociti; un commento se la prende «con i tedeschi e non solo loro»… È subito guerra tra poveri ed esseri di fango. Ti chiedi: perché l’amministrazione comunale, un assessore, qualcuno del pubblico ufficio, non commentano per annunciare che la segnalazione è stata notata? che sarà preso un provvedimento?

14 gennaio. Furti negli appartamenti in via Campoverde. A San Giuliano i ladri «entrano dai balconi», «spaccano le tapparelle», riescono a «sciogliere con la fiamma ossidrica» le inferriate; a San Donato Milanese e a Melegnano non è diverso; tutti gli esseri di fango sporgono regolare denuncia ma sanno che le denunce restano in fondo al computer; il post riceve 30 commenti di risentite creature di pietra; perché non interviene l’assessore o il dio alla sicurezza con un commento, una replica, una risata di maledizione? Interviene invece il sindaco Marco Segala: «Il tema è complesso, riveste diversi soggetti istituzionali. Amministrazione Locale e Governo». Insomma, non è solo colpa mia. «In campagna elettorale abbiamo puntato molto sulla sicurezza e molto abbiamo fatto. A costo di essere noioso, provo a fare il punto» e il punto infatti è lungo, propagandistico. «Ricordatevi il 4 marzo chi ha deciso di non incarcerare per reati fino a 3 anni. Perché vi lamentate ogni volta votate PD» aggiunge un admin. Sempre colpa degli altri.

Gesta social dell’amministrazione Segala

Chi amministra il gruppo? Nell’elenco, il primo amministratore è un profilo fake, «Indomabili Milano», dotato della bellezza di 11 amici — profilo fake sta per falso dio, nella città–stato di San Giuliano. — Amministra il gruppo anche Daniele Castelgrande, assessore alla sicurezza di San Giuliano. Dirigi la sicurezza in un comune e Facebook, ogni giorno, ti ricorda la scarsa sicurezza che c’è dalle tue parti. È un voto quotidiano di sfiducia, no? «Giudicateci nel 2021, a fine mandato, se no è come chiedere a un professore di valutare un compito in classe prima di averlo corretto» rammenta il sindaco, sempre il sindaco, mai che si faccia vivo l’assessore incaricato; vale a dire Castelgrande, uomo di Fratelli d’Italia; stesso admin che, nel 2015, proponeva di rimuovere dal gruppo gli utenti al primo insulto (12/5/2015). Quali tipi di insulto? Non gli insulti come «negro», «frocio», «finocchio» — termini assolutamente in linea con il linguaggio inclusivo di una Social Street — che vanno benissimo: «È italiano, non facciamo i puritani ipocriti altrimenti torniamo nel medioevo e mettiamo i veli alle statue greche col “cazzo” di fuori» dichiarano gli admin con gran divertimento degli utenti. Come se fossero stati veli e non foglie di fico; come se fosse il Medioevo, non il Seicento. Come se non esistessero vulve greche.
NB. Nel 2015 Marco Segala non intervenne perché era un utente sconosciuto. Rischiava di venire rimosso.

L’admin/assessore Castelgrande interviene il 12 gennaio dell’anno di grazia 2018 per ricordare quant’è complicato amministrare la vastità del territorio di sua competenza. Spuntano lamentele sui vigili. Castelgrande: «Ragazzi, purtroppo abbiamo 84 km di strade», una giungla più indomabile dell’Amazzonia, «purtroppo i numeri delle risorse sono quelle, se ci aiutasse anche Prefettura e Ministero non sarebbe male». I numeri sono quelle, Prefettura e Ministero aiuta; tu leggi e ti convinci che la rivendicazione adatta ai nostri anni è: l’Italiano agli Italiani.

Sembrano tavole da surf. Sono tavole di buon italiano

Mah, ti dici. Non sono democratici. Non vogliono sentire parole come «omicidio» però scrivono «negro, frocio, finocchio»… Se avevi voglia di partecipare, il gruppo te la smorza così:

1) impone uno spazio che vive di regole anti-democratiche,

2) il diretto responsabile alla sicurezza non interviene — in compenso si fanno spesso vivi il sindaco e gente che fa l’admin su Facebook,

3) i problemi locali devono risolverli «il Governo», «la Prefettura e il Ministero».

Oggi il social network si impone come una delle principali sovrastrutture sociali. Ciò che avviene in una sovrastruttura piove facilmente nella struttura reale e può contribuire a determinare la vita di una località. Non puoi dirigere la storia del tuo territorio, dai social. Ma puoi provare a mantenere un consenso. Un social crea comunità. C’era un gruppo nella vicina Melegnano, amministrato da militanti di destra e di estrema destra che drogavano le conversazioni politicizzandole; creavano una comunità che permetteva a chiunque di inveire contro «negri, froci, finocchi», rimuovevano dal gruppo chi non la pensava come l’estrema destra, chi criticava l’estrema destra e chi proponeva alternative all’estrema destra. Per fortuna, l’amministrazione virtuale di SAN GIULIANO ONLINE FREE è diversa. Tutt’altra cosa. Nessuno degli admin è impastato con l’amministrazione comunale. Il gruppo non ha niente a che fare con la propaganda o con il controllo di contenuti e di conversazioni visibili da 5899 iscritti. Che sarebbero pochi, per San Giuliano, quanto basta però a imporre una maggioranza di controllori.

Segala, Castelgrande e altri dei sangiulianesi. In testa, Nicolai

Ma chi sono i controllori, chi sono i controllati nel gruppo sangiulianese? Se i ruoli tendono a coincidere allora abbiamo un problema. Tu intanto, che hai appena effettuato l’iscrizione, hai già deciso di tenerti alla larga. Certi gruppi sono come «degli sbandati che se tu li vedi somigliano a certi fuorusciti cacciati dai servizi segreti. Poi magari hanno problemi tossicologici di dipendenza o circolatori».
Annulleresti pure l’iscrizione.
Ma, se lo fai, chi vince? l’anti–democrazia?

Lo Staff, lunedì 15 gennaio 2018 ore 23:26 
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Il caso

Riga dritto, San Giuliano, che RADAR ti tiene d’occhio

SAN GIULIANO MILANESE — Sguardo profondo, iride scura e sogni. La creatività giovanile di San Giuliano si sfoga sui muri degli edifici, con la speranza di catturare l’occhiata di un passante; di rubare — o di liberare — per sempre la sua attenzione; di spiccare il volo, un giorno o l’altro.

San Giuliano è ricca di immagini, graffiti e tag. Ti piace vederli per le strade?

Lo Staff, mercoledì 10 gennaio 2018 ore 12:30 
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Il caso, Sondaggio

Chi è più italiano?

LE DATE del 19 e 20 dicembre si fanno vicine. Rappresentano le scadenze per il rilancio della legge sullo Ius Soli, tenuta da parte per il colpo di coda di questa legislatura. Ius soli viene dal latino: significa diritto di suolo. La legge sullo ius soli vorrebbe riconoscere il diritto di cittadinanza italiana a chi è nato e vive sul territorio italiano, pure se ha padre e madre di nazionalità non italiana.

Lo Ius Soli fa furore sui gruppi locali di Facebook. Troppo spesso, però, pochi individui politicizzati distorcono le discussioni e si finisce sempre più lontano dalla verità. Proviamoci: diamo una possibilità alle persone di esprimersi con un sondaggio secco, diretto, sul tema della nazionalità e dell’italianità, a cui rispondere o sì o no.

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Pablo è un ragazzo brasiliano, nato e vissuto in Brasile nello stato di Minas Gerais. Ha fatto tutte le scuole lì. Suo nonno e suo padre erano migranti originari del sud Italia. Oggi Pablo lavora e viaggia molto. Conosce solo un paio di parole di italiano.

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Natalia è una ragazza ucraina, nata e cresciuta in Ucraina fino all’età di 10 anni, quando si trasferì in Italia a San Giuliano Milanese dove ha frequentato le scuole medie e il liceo. Lavora. Natalia conosce tutta la cultura italiana e parla un italiano perfetto.

Vota il sondaggio:

Lo Staff, martedì 12 dicembre 2018 ore 6:00
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L'inchiesta cinica, L'inedito

Il colloquio di lavoro di San Giuliano

«Signor Monti si accomodi». Sentirsi chiamare con serietà lo faceva sorridere. Attraversò un lungo corridoio che lo condusse alla più classica delle sale d’aspetto. Un cumulo di giornali vecchi di mesi occupava un tavolino al centro della stanza, tutto intorno, seguendo la linea precisa delle pareti, era disposta una fila di sedie in plastica. Gerry si tolse lo zainetto che portava fedelmente con sé e si lascio cadere pesantemente su una sedia. Altri due ragazzi attendevano, seduti in silenzio a debita distanza.

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Il viso del ragazzo non gli era del tutto nuovo. Poteva avere due o tre anni in meno di lui, magari si erano incrociati a scuola, o lo aveva intravisto per strada. Il suo profilo serio e nervoso però non lo interessava. Si voltò quindi a sinistra, in direzione della ragazza. Truccata in maniera semplice ma evidente sperava di mostrare di più dei suoi venti o forse addirittura diciotto anni. Gerry amava vantarsi con i suoi amici del suo occhio clinico in fatto di giovani fanciulle. Non solo era capace di predirne l’età, ma anche di stabilire un primo contatto in maniera del tutto impeccabile. Un Don Giovanni, ripeteva continuamente durante le serate, anche se non era certo di chi fosse questo Don Giovanni. Gerry amava ripetere. La ripetizione di frasi, battute, aneddoti lo rassicurava. Era come se riproponendo le sue stesse parole il tempo potesse azzerarsi. Fermando il suo orologio poteva evitare di invecchiare. Non lo atterriva l’idea di diventare “anziano”, di dover maturare, ma quella di perdere il suo fascino, il suo ascendente sulle ragazze.

Si lasciò scivolare sulla sedia, attento a fare rumore. Voleva attirare l’attenzione di quella ragazza che invece continuava a girare avanti e indietro le pagine di Donna Moderna senza nemmeno guardare le immagini. Poteva scorgere la sua apprensione e la tensione dal tremolio irritante delle dita. Nulla. Lo sguardo di lei pareva incollato al magazine. Gerry sbuffò e senza nemmeno rendersene conto cercò il suo iPhone nella tasca destra dei pantaloni. Aprì Instagram cliccando sull’icona delle storie. Si guardò intorno cercando un soggetto per il suo scatto. Un parco giochi per bambini deserto fuori dalla finestra, i suoi due compagni d’avventure, il tavolino di riviste. Per un istante la sua ricerca si posò su un quadro dietro la testa del giovane uomo alla sua destra. Gli sembrava la replica di un dipinto famoso, un cielo blu stellato. No, meglio di no. Con un tocco sullo schermo del telefono decretò il passaggio alla fotocamera interna. Sfoderò il suo sorriso migliore e click. Un secondo dopo aggiunse la didascalia: “alla ricerca di un nuovo lavoro”.

Trascorsero altri quaranta minuti prima che il responsabile del centro per l’impiego lo chiamasse. Gerry non sembrava irretito dall’attesa. Aveva attaccato il telefono ad una presa della corrente e aveva sfruttato il tempo morto per progredire nella sua campagna a Clash of Clans. Prese lo zaino e seguì l’esaminatore nello stanzino dei colloqui. Il suo interlocutore era ben vestito e posato, ma ciò che catalizzava le sue attenzioni era l’acconciatura racchiusa in un nido di gel e lacca. Un look che gli ricordava i personaggi degli anni ’80 di alcune serie tv.

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«Buongiorno! Monti giusto? O preferisce Gerardo?».
«Gerry, meglio». Accolse la risposta registrando mentalmente il nome.
«Buongiorno Gerry. Io sono il dottor Grandi, ma vorrei poter usare il tu, per stabilire una conversazione più informale, una chiacchierata fra di noi tranquilla. Quindi puoi chiamarmi Alessandro». Non attese l’assenso da parte del ragazzo e continuò con quello che sembrava essere un discorso imparato a memoria e recitato più volte al giorno. «Ora parliamo un po’ di te, di quello che vorresti fare, della tua storia, del perché sei qui, e se rimane tempo magari iniziamo a strutturare il tuo curriculum. Che ne dici?». Gerry notò come non si sforzasse nel suo essere amichevole. Sembrava molto bravo nel suo lavoro. In poche parole era riuscito già a vincere la sua reticenza e metterlo a proprio agio.
«Ok, ci sto!».
«Bene, mi fa piacere», disse sorridendo: «ho visto che sei arrivato molto in anticipo, è un buon segno, e mi sembri anche abbastanza rilassato, altro buon segno. Hai già fatto altri colloqui di questo tipo?».
«No, è la prima volta. A dir la verità sono arrivato qui ancora prima. Almeno un’ora fa. Sono uscito di casa presto stamattina. Giusto il tempo di far colazione e via. Sono venuto qui».
«Ok, ottimo. Iniziamo dal principio allora. Studi? O cosa hai studiato?». Gerry dovette trattenersi dal ridere.
«Ehm, diciamo di no. Non studio più da tempo. Anni ormai. Ho lasciato le superiori appena compiuti i sedici anni, e da allora… beh… non ho più proseguito diciamo». Alessandro segnò un paio di appunti sul suo pc prima di proseguire con le domande.
«Vivi qui a San Giuliano giusto?».
«Sì».
«Esperienze lavorative?».
«Sì, ho fatto qualche lavoretto. Come imbianchino ad esempio, ho aiutato mio zio prima che andasse in pensione, aveva una ditta. Poi ho fatto qualche servizio fotografico».
«Nulla di continuativo quindi, giusto?».
«Esatto».
«Età? 24 giusto?». Gerry si limitò ad annuire. «Ok, le domande noiose sono finite. Passiamo alle cose più interessanti. Raccontami un po’ di te, di quello che ti piacerebbe fare, di come passi le tue giornate. Insomma, fammi capire in cinque minuti che tipo di persona sei, così proviamo a capire in che settore potremmo cercare. Ok?».
«Perfetto!», disse prima di prendere tempo per cercare di formulare al meglio la risposta: «Allora, ho sempre vissuto qui a San Giuliano, con i miei. Vorrei lavorare principalmente per poter andare via di casa. Sai, avere i miei spazi, i miei tempi. In casa mi trovo bene, ma non sono libero di fare ciò che vorrei. Mi piace molto il mondo dei social. Mi piacerebbe diventare un buon youtuber, c’è gente che dal nulla è riuscita a diventare ricca e famosa. Ci sto provando anche io. Non è semplice, specialmente le idee per i video. Riuscire ad inventarsi cose divertenti e che piacciano ai tuoi follower, essere sulla cresta dell’onda pure rimanendo originali. Penso che spesso le persone che non ci sono dentro sottovalutino gli aspetti faticosi di questo mondo. Finora però non ho raggiunto dei livelli che mi permettano di guadagnare. Sono sempre sopra le mille visualizzazioni a video, ma la strada è ancora lunga. Però sono ancora giovane… Comunque, generalmente, se devo essere sincero, sono uno a cui piace molto dormire. Sì, so che non è un buon biglietto da visita, ma ricordo di aver letto su un sito che le persone che dormono più di otto ore a notte hanno una attività mentale più elevata. Quando mi alzo controllo i miei social, programmo i post e le foto che devo pubblicare durante la giornata e poi inizio con le attività. Se non ho nessun video particolare da fare registro qualche game-play al pc o alla play. Cerco sempre di rimanere aggiornato sulle ultime release. Una cosa che non bisogna mai dimenticarsi di fare, specialmente quando vuoi crescere come canale è mantenere dei buoni rapporti con la tua fan base. Io cerco sempre di rispondere a tutti i messaggi. Devo essere sincero, do una priorità alle ragazze che mi scrivono. Non le incontro spesso, però diciamo che è una buona vetrina per conoscere delle possibili partner». Sottolineò quest’ultima frase con un sorriso malizioso, cercando l’approvazione di Alessandro. «Infine ci sarebbe l’aspetto del viaggiare, del mostrare tutte le esperienze interessanti che si fanno. Quindi ogni tanto con un paio di amici facciamo una gita, magari anche solo a Milano. Il trucco è personalizzare i selfie, per renderli originali e particolari, senza però dimenticarsi della propria immagine, del proprio brand insomma. Seguo molti influencer e il consiglio principale è sempre questo, cercare di avere un brand che si distingua, che sia unico, per essere riconosciuti immediatamente. Grazie a tutte queste attività ho sviluppato diverse skill. Mi sento a mio agio quando devo parlare davanti alla telecamera, e in generale con le persone. E poi so come gestire una pagina social su Instagram, facebook, Twitter o Snapchat…».
«Ok, sto iniziando un po’ a capire. Posso chiederti cosa porti nel tuo zainetto. Sono curioso».
«Il mio kit di sopravvivenza: ho una bottiglietta d’acqua, mi pare di aver letto sul sito di focus, o forse era un blog che trattava di medicina, che dovremmo bere più di due litri d’acqua al di fuori dei pasti, quindi porto una bottiglia sempre con me; poi un caricatore portatile per il telefono, generalmente queste meraviglie si scaricano in meno di mezza giornata… e magari qualcosa da mangiare. In realtà penso che lo porterei con me anche se fosse vuoto, fa parte del mio stile».

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L’autunno scivolando sulle foglie gialle e marroni prendeva possesso della piazza. Il freddo attaccava i pochi avventurosi: un gruppo di bambini che si rincorrevano agitando dei bastoni come se fossero spade medievali e un gruppo di anziani che urlano nei loro doveri dialetti erano uniti dall’odio per l’allenatore della nazionale di calcio. Gerry si sedette fra questi due quadretti generazionali. Si sentiva in mezzo, equidistante e lontano da entrambi. Dopo mezzora di colloquio era uscito sospirando dall’ufficio di Alessandro. Prese in mano il telefono:

«Incontro finito. È andata bene sì, il tipo era molto simpatico. Alla mano. Però non mi ha convinto. Abbiamo fissato un secondo appuntamento per compilare il cv, ma non so se ci andrò».

Davide Polimeni, mercoledì 22 novembre 2017 ore 9:39
davidepolimeni@gmail.com

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Nota dell’autore: Tre racconti. Tre storie. Tre giovani ragazzi sangiulianesi. Uno studente universitario, un lavoratore alle prese con un licenziamento e un neet (termine inglese per chi non è impegnato in educazione o lavoro). Tre momenti per raccontare quello che ho definito il purgatorio di San Giuliano. Non un luogo biblico, e quanto di più lontano dall’universo dantesco, ma una zona di mezzo, una zona di confine fra una realtà che pare schiacciare ogni speranza e un futuro che appare radioso e a portata di mano. Questi sono solamente tre esempi di vite sangiulianesi, tre spaccati di una società trasparente, annoiata, ma altamente simbolica. Simbolica di quelle che sono le difficoltà dell’essere giovani in Italia. 

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