Cronaca

Il PD è solo. Ed è solo il PD

BROLETTO, PIAZZA RISORGIMENTO — Correzione delle operazioni di bilancio: il Partito Democratico ricolloca alcune somme di denaro nelle voci di spesa pubblica, particolarmente discusse le variazioni nelle spese per il sociale. L’operazione è stata votata a maggioranza dal PD giovedì 12 aprile con astensioni e opposizioni delle minoranze: il principale no viene da Pietro Mezzi, capogruppo di Sinistra per Melegnano; le variazioni delle spese nel sociale, per lui, vanno reinvestite all’interno del sociale e non vanno ricollocate in altre voci di spesa: «La prassi di bilancio, almeno nelle passate amministrazioni di sinistra, era che le maggiori entrate sulle spese sociali fossero sempre reimpiegate nella spesa sociale» afferma. «Caro Mezzi, non esiste solo la sua sinistra» replica la maggioranza.

«Mai la mia amministrazione è andata a tagliare sui servizi sociali» afferma Vito Bellomo, capogruppo di minoranza per Forza Italia, il quale ravvisa nelle variazioni l’ombra di veri e propri tagli al sociale; si associa Di Bono, Lega Nord: «Allarmante».

Replica l’assessore al bilancio, Marco Pietrabissa: «È surreale. Non capisco. Qui si confondono le variazioni di bilancio con la spesa sociale. Abbiamo aumentato gli stanziamenti per il sociale da 1 milione e 820mila euro del 2016 agli attuali 2 milioni del 2018. Stiamo spendendo di più; non capisco come facciate a dire che stiamo togliendo risorse al sociale. Mah. Io non sto tagliando niente».

Fiducioso Alberto Corbellini, capogruppo PD, con Dario Ninfo e l’assessora all’istruzione Roberta Salvadori. Che chiarisce il finanziamento a favore di una scuola privata: «7000 euro sono stati ripartiti in base a un decreto di regione Lombardia, il numero 1499/2017, secondo cui alcune somme possono essere stanziate a favore di una sezione scolastica primavera; l’unica sezione primavera di Melegnano è presente nella scuola Giovanni Paolo II».

Bocciato un emendamento di Pietro Mezzi — ha chiesto l’acquisizione di un’area per un Bosco della Memoria — e votata a maggioranza la mozione per la tutela della fauna urbana e per gli animali da compagnia, presentata dalla consigliera PD Monica Vajna De Pava. Il sindaco Rodolfo Bertoli: «Aumentiamo l’offerta ai cittadini melegnanesi, in questo senso ci sentiamo con la coscienza a posto». E annuncia: «Ho preparato una lettera che invierò all’amministratore delegato di Trenord, a denuncia dei continui ritardi dei treni e in richiesta di un’assemblea con Trenord stessa e con Città Metropolitana di Milano. Ci interessa avere un trasporto locale senza gli attuali disservizi. Sto aspettando il consenso degli sindaci, non ho voluto essere solo in questa richiesta» chiude il sindaco. Ma il suo partito sì, sembra sempre più solo; e in competizione, non più in alleanza, con il resto della sinistra.

Sabato 14 aprile ore 9:22
mamacra@gmail.com

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In evidenza, moneta di Gian Giacomo Medici.

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L'inchiesta satirica

Un uomo violento

LE VIOLENZE, la ricerca di una casa, la solitudine. La separazione dalla figlia di 7 anni. E sempre il bisogno di una casa. La giovane donna di 30 anni intervistata da RADAR ha letto la replica che il responsabile dei servizi sociali, l’assessore Fabio Raimondo, ha pubblicato su Melegnano News alla sua intervista. Le nuove dichiarazioni della giovane permettono di scrivere una smentita delle affermazioni dell’assessore.

  1. L’assessore Raimondo ha detto che starebbe «seguendo la situazione personalmente». Ascoltando la giovane, non è così. L’assessore in realtà le ha concesso un appuntamento 8 mesi fa. L’altra occasione di incontro è stata, dichiara la giovane, pochi giorni fa per tramite del suo avvocato.
  2. La giovane non ha più «dato disponibilità a farsi seguire» dai servizi di Melegnano, sostiene l’assessore Raimondo. Da quando, se la giovane riferisce di essere tutt’ora nella graduatoria delle case popolari di Melegnano?
  3. La giovane donna, sostiene l’assessore Raimondo, ha «beneficiato dei contributi economici del comune di Melegnano». Non su questo pianeta: la ragazza ha ricevuto il sostegno economico minimo previsto, durato da aprile 2016 ad agosto 2016, corrispondente a 128 euro mensili. Con quei soldi la giovane si pagava letti in subaffitto. Nel frattempo trovava di che mangiare alle mense dei poveri.
  4. Le sarebbero stati illustrati, sostiene l’assessore Raimondo, i «percorsi che doveva seguire». Non è vero, afferma la donna: le è stato mostrato uno e un solo percorso, esclusivamente andare in una casa famiglia. Cosa che l’avrebbe fatta decadere dalla custodia della sua seconda figlia.

L’ORIGINE VIOLENTA 
Sapevate che all’origine della precaria condizione della giovane c’è una storia di violenza, commessa dal suo ex compagno proveniente da un Paese extra-europeo? «La bambina di 3 anni non può andare all’asilo in quanto iscritta all’asilo di un Paese estero dal padre, il mio ex compagno, che purtroppo non ha pagato le rette. Quindi esiste un debito accollato a me».

«Non vengo ascoltata dagli assistenti sociali. La piccola piange quando vede la sorella grande fuori dalla scuola perché vuole stare con lei. La grande ha 7 anni, ha dovuto affrontare maltrattamenti da suo padre, mio ex compagno, che è alla quarta denuncia da parte della sua nuova compagna. Il padre “beve birra come se fosse succo di frutta”, dice mia figlia».

MILLE EURO 
«So che ci sono appartamenti liberi che non vengono assegnati a nessuno. Una persona che conosco vive di fianco a un appartamento di proprietà comunale, completamente vuoto» conclude la donna. «Stando alle condizioni espresse dall’assessore Raimondo al mio avvocato, senza un contratto di lavoro di 1000 euro valido almeno un anno la mia richiesta non può essere presa in considerazione». È lo stesso assessore Raimondo che annunciava, il 22 settembre, di pagare «fino a 1000 euro di contributi a testa per i proprietari di case affittate a Melegnano»?

Lo Staff, giovedì 15 dicembre 2016 ore 8:45
ilblogradar@gmail.com

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L'intervista

Ho trent’anni, ho due figlie, ho bisogno di una casa

Non ne parla nessuno. Non ne parlano le notizie. Non ne parlano gli amministratori, i comitati, i politici. Non ne parlano su Facebook.
È tutto uno scintillante circo al neon.
Ma quando rientriamo a casa, e si chiude la porta, e la luce si spegne, tutti ci accorgiamo della verità.
La Melegnano che raccontiamo oggi è l’unica che esista veramente.
Hanno lasciato una città completamente sola. 

Buongiorno. Sono una giovane donna. Racconto la mia storia alle persone come me, perché possano capire.

Ho trent’anni, ho due figlie, sono sola. Ho bisogno di una casa. Gli assistenti sociali del terzo polo minorile hanno constatato che vivo in un appartamento condiviso con un anziano, ritenuto inagibile, senza bagno interno e senza riscaldamento.

Per tale motivo mia figlia minore è stata mandata a vivere con il padre. Ma il padre, che io non frequento più, ha dei precedenti.
Mi sono attivata in comune per fare domanda per una casa, in dicembre 2015. Ma mi è stato detto che non avevo i 5 anni di residenza. Ma io a Melegnano ci sono nata, ci vivo da trent’anni, senza avere mai cambiato residenza.

Ho inviato al comune una prima lettera protocollata a gennaio, a cui non è stato risposto. Grazie a una seconda lettera protocollata a marzo inviata agli assistenti sociali e al sindaco ho avuto un colloquio personale con l’assessore dei servizi sociali.

A colloquio con l’assistente sociale del comune di Melegnano mi è stato detto che a volte le persone devono risolversi i problemi da soli e non aspettare gli altri.

L’assessore si è limitato a dire che avrebbe parlato con l’assistente sociale. Per avere un alloggio in un comune si deve avere la residenza nello stesso comune da 5 anni almeno. Infatti, dopo la lettera protocollata, sono improvvisamente usciti i 5 anni di residenza e mi hanno fatto fare richiesta per la casa.

Presentata la richiesta mi hanno purtroppo annullato tanti punti, dicendo che la mia condizione non dura da almeno tre anni. Nel 2017 potranno accettare la mia richiesta se sarò ancora in questa situazione.

Non ho nessun tipo di aiuto da parte della mia famiglia di origine e da sola non è facile. Per avere un affitto i proprietari chiedono caparra e un contratto di lavoro che superi di tre volte l’affitto. O se no un garante. Gli assistenti sociali hanno avuto colloqui con i miei genitori. Per dire loro di aiutarmi, ma loro si sono negati. Ho chiesto direttamente aiuto a loro, li ho pregati, anche di ospitarmi finché non avessi risolto, niente da fare. Pubblicai una foto del mio WhatsApp su Facebook, con la loro risposta: “QUI NON PUOI STARE”.

Racconto la mia storia ma non è facile. Chiedere una casa e veder passare prima di me persone che hanno sicuramente bisogno, ma non credo così tanto come me… Ma questa purtroppo è la realtà.

Lo Staff, lunedì 28 novembre 2016 ore 10:30
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