Satira o realtà?

L’XFactor di Melegnano

PUNTATA SPECIALE DEL NOTO TALENT SHOW IN DIRETTA DALLA SALA CONSILIARE DI MELEGNANO – Tranquillizzatevi. Questa sera non si esibiranno i cantanti per mettere in mostra il loro talento, ma si esibiranno i consiglieri comunali e il talento che dovranno sfoderare sarà quello per una città più vivibile, per una città a misura di pedoni, per una città proiettata verso il futuro.

Insomma dovranno mettere in mostra la loro discontinuità con il passato e il fatto strano è che i consiglieri, oltre ad essere i concorrenti, saranno anche i giudici.

Sarà un #BlackThursday?

#NoiSiamoCaino, giovedì 30 novembre 2017 ore 17:37

 

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L'inchiesta ninfetta

I funerali di Pietro Mezzi

È IL PRINCIPALE CAPO POLITICO MONDIALE che la storia ricordi. Trascinò alle urne strati sociali mai visti prima dell’ora X. Con lui, masse di militanti ignoti, di perfetti astensionisti diventarono elettori. Si parla di 8 milioni e mezzo di persone. 1 milione di delusi, deboli, insicuri, andarono a votarlo abbandonando la loro radicata preferenza per il voto riformista a sinistra. Qualcosa come 7 milioni di persone scelse lui invece degli altri — e rimosse decine di leader ottocenteschi che affogarono in pagine di cronaca sempre più piccole, sempre più piccole, sempre più piccole.

Si calcola che monopolizzò totalmente il voto giovanile (clicca qui). Paterno e austero con la sua gente, non ebbe pietà dei nemici interni ed esterni; superò in fama Napoleone, cicatrizzò nel fuoco le ferite della patria e fece per una nazione ciò che l’umanità non vedeva dai tempi di Atlantide.

BAFFI. Icona del carisma.

MAI ARRIVÒ A TANTO PIETRO MEZZI, uomo della sinistra ambientalista, solidale, pacifista e umanitaria. Di lui oggi, 18 settembre 2057, si celebrano i funerali. Ma è un rito laico, sommesso, consumato nella quiete dei Giardini del Castello Mediceo. I ghetti, invece, hanno celebrato forte sul beat di Snap! (clic per ballare con i ghetti). E qui c’era tutto dell’energia che animò l’uomo e il politico. Più volte unificatore del centrosinistra: mai concessivo di fronte all’avversario anche a costo di essere ingeneroso: sempre ispirato in assemblea: con mano sicura infinite volte condannò a uno strazio di visceri le destre neocraxotte, postfasciste, dopoliberali, abbandonandole in campi fumanti di teschi e mocassini, più volte spezzando le schiene dei centristi ogni volta pronti a planare sul comune sotto forma di democristi, di imprenditorelli del cavolo, di capitalisti di ventura: and they don’want dat: «Primo cittadino, poi assessore provinciale di Milano» proclama ispirato il sindaco Chistian Iannello, «infine consigliere metropolitano per Beppe Sala e i suoi successori: la figura, il ruolo, l’esistenza di Pietro Mezzi nella storia di questa nostra estremità milanese assumono forse — e rimarco: assumono forse — tonalità chiaroscure ma, al netto di guerre fratricide, millenari rancori, acerrime rivalità, atroci tradimenti, esecuzioni di lobbisti, esecuzioni nelle stanze segrete, amore per il potere, strangolamenti al buio e quanto di irrisolto abbia il suo lascito, il passare della sua stella ha avuto qualcosa di siderale. Lui più di tutti volle incarnare, attualizzandola, quella missione dischiusa nella visione di Cicerone, nel suo misterioso Sogno di Scipione».

«Lavoratore della fronte, del pugno, vota il soldato del fronte Hitler!»

ALLEATI E NO danno omaggio: i senatori a vita Lucrezia Monterisi e Alessandro Lambri scesi a Linate, Massimo Codari in lunga e bianca capigliatura da guru; Roberto Silvestri, angelo custode melegnanese, un libretto rosso in braccio e Rino Bellomo, ultimo della dinastia, nell’imperturbabile lampadatura di famiglia; Alessandro Lomi, vicesindaco durante la consiliatura di Lucia Rossi, ha presenziato sorretto dai nipotini e da un bastone in osso di balena — e la folla dilaga, accecata dalle lacrime: il Lambro si è tinto di verde, i pub uvavano solo per lui: tutto Mezzi ricordato senza censure, senza freni e inibizioni, la vittoria del ’94 che crocifisse gli infedeli, il governo con Penati, il caso Serravalle e la richiesta di risarcimento di 119 milioni di euro, la sentenza che lo scagionò e lo restituì come uomo pulito (clicca qui) e poi l’alleanza-rottura del 2017 tra lui e Insieme Cambiamo che finì come tutti sanno: con il suo sfiguramento, la sua consacrazione al Lato Oscuro di cesare atomico, di leader ottimo massimo, di zar di tutte le Cine:

COMMENTI?

«ERA MOLTO DOLCE, era tenero con le persone» ricordano i suoi elettori, «era uno duro e puro». «Ambiguo, imprevedibile, completamente opposto al mio modo di fare» giura più di un collega: proprio come in vita persino oggi Pietro, come lo chiamavano gli amici, è Mezzi, e spacca le opinioni nelle loro metà: impossibile non ricordare la spaccatura delle elezioni del 2017, lo strappo doloroso con il gruppo di Lucia Rossi che divise pericolosamente il caucus di centrosinistra in una metà civica e pragmatica (IC) e in una metà radicale e pratico-critica (SI) nonostante l’appassionato coronamento della coalizione: Lucia Rossi non passò il primo turno ma, per responsabilità politica, decise di firmare il Patto tra Persone Perbene — un accordo basato su punti comuni di programma — con Rodolfo Bertoli, Partito Democratico, candidato al secondo turno. Centinaia di elettori progressisti aspettavano un segnale, uno qualsiasi, da parte di Lucia per votare uniti al secondo turno e punire gli ambigui 10 anni di Vito Bellomo:
quel Patto fu il segnale.
Ma Pietro non lo seguì.
Uno spettacolo catastrofico. Attivisti che una settimana prima si baciavano, la settimana dopo si mostravano gli artigli: e l’odio, l’odio: «Non so se ti sei accorta, Lucia, ma mi hai tolto la scaletta sotto i piedi» (27 giugno 2017), «Scendere dal piedistallo? Lucia, parli della stessa persona che ti ha istruita per 5 anni?» sempre il 27; lo scisma, prima che da lei, dai democratici moderati: di qua Pietro il comunicatore, il portatore di magnifica esperienza, il politico universale che da anni schiva e annulla il proprio sacrificio di sangue. Di là, una generazione democratica ancora giovane ma dopo la quale, in Italia, finì il concetto di territorio di Mezzi:

Perché i capi carismatici «fanno anche cose buone». Qui, una delle autostrade con le quali il Führer collegò il Reich per la motorizzazione militare e civile della nazione. Un simbolo della ripresa economica nazista. Certo, se non la usavi andavi in cella; ma che vuoi, è un’altra storia.

E FINÌ IL CONCETTO di lucrare voti al PD. Le elezioni del 2015 e del 2016, compreso il voto del referendum del 4 dicembre per la riforma della costituzione, mostrarono che il più forte a Melegnano era il Partito Democratico. Non Mezzi: il PD. 3000 voti che ogni anno non toglievi dall’urna e una percentuale al 30% che non lasciava dubbi: il carisma di governo siede a sinistra, ok, incarnato in Pietro Mezzi, ok, ma la volontà di farsi governare va a sedersi al centro, accanto ai Democratici; la scelta di Rodolfo Bertoli, che l’estremista Fabio Raimondo chiamava «lo sconosciuto del PD», chiarì le idee politiche dei governati: via l’estremismo, via i fissati, via il fervore dei pasionari e il dubbio sistematico a priori, ci rappresenta un tono di voce più basso; un profilo riflessivo; un comportamento pubblico schivo, un dubbio prudente e analitico; un carattere tenace e destinato al comando, ma capace di auto-moderarsi di fronte alle responsabilità. Insomma, la Moderazione. Una specie di lingua che si rigira sette volte prima di fiammare insulti.

Per dire: un dittatore può dire di scrivere alla stampa che lui è «l’uomo più bello del pianeta».

Finì il terrore di lucrare perché il capolavoro definitivo di Pietro Mezzi era compiuto. Quale? Costruire la Morte Nera. Distrarre il pianeta della Destra sparando in cielo un satellite enorme, baffuto, più grande della luna, che influenza la marea. Come? Concentrando su di sé 10 anni di furia craxotta, 10 anni di livore anticomunista e antiradicale rappresentato dalla giunta Bellomo: metterli tutti contro di lui, tutti a prendersela con lui, brigatista plebeo, contro gli 8 anni del suo mandato da sindaco, contro i suoi baffi che andavano in puzza per tutto, contro le sue mafie e contromafie e commissioni del cazzo: anche accettando di soffrire, di perdere una volta e due volte: fino a fargli ignorare il loro vero nemico. Dario Ninfo. E il resto del PD. Il capolavoro di Pietro fu trasformare gli avversari in una minoranza assediata, in un problema imbarazzante, lui, leader anche all’opposizione. Erano quattro ragazzi del PDL, distrarli fu un gioco facilissimo — e istruttivo.

Tu ce l’hai il ritratto di Andy Warhol? Pietro Mezzi sì. Qui è visibile nel suo periodo senza baffi.

UNA SOLA È L’ANALISI POLITICA del 2017, anno cruciale. Non è il rinascimento moderato di Bertoli. Non è la lealtà della Rossi e della Caputo. Il bilancio di quell’anno è nelle scelte fatte con carattere. Chi le fa, vince. Chi cerca la vittoria, perde. E la vittoria in palio era più severa, quell’anno, di una tornata elettorale. Intendiamoci, Pietro Mezzi cercò di piazzare un vicesindaco in giunta; era un uomo di parte e come tale ragionava per i suoi elettori. Ma il sistema-Bellomo era cosa più seria, lui solo poteva acchiapparla per il pisello.

PIETRO MEZZI È COME DE ANDRÉ. Se sfrequenzi da lui lo trovi snob, impossibile, immeritevole di successo. Ma se in cuore hai una pena e se accendi le sue canzoni, allora riconosci tutto, armonia, melodia, timbro, ritmica, senti perfettamente, senti che quello è un suono che ti salva. Beveva? Urlava? Non lavorava? Schiavizzava i turnisti? E con ciò? La sua missione era scrivere canzoni per l’umanità, non era quella di fare il bravo ragazzo per te. Pietro Mezzi ti avvelena al banchetto? ti ha ucciso nel sonno, ti trascina in cella e ti tortura quando c’ha tempo? e con questo? Pietro Mezzi è un leader politico e in politica, istruiva De Gasperi, ci vuole carattere. Senza carattere non c’è carisma, senza carisma non si accende una luce al buio. Fattelo venire tu, poi vediamo. Noi stendiamo le gambe e ci gustiamo quale sarà, persino il giorno dei suoi funerali, il nuovo colpo di Pietro Mezzi.

Lo Staff, lunedì 18 settembre 2057 ore 6:30 
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