L'intervista

Il comitato per il Borgo, i Bascapè, Francesco il farmacista, il podere a Pedriano: le nuove scoperte su Spernazzati

GENOVA–MELEGNANO — «L’incontro del 2 luglio è stato uno stimolo per andare avanti nelle mie ricerche, che purtroppo si devono limitare ai ritagli di tempo del mio lavoro. Ho voluto acquisire la conoscenza di alcuni testi storici su Melegnano: ho avuto il piacere di leggere finalmente il libro di Cesare Amelli, pietra miliare, in cui ho trovato conferma di cose che avevo intuito per conto mio. Come ad esempio la relazione tra i Bascapè e gli Spernazzati a fine Cinquecento, che il testo di Amelli comprova. Relazione esistente nel nucleo edificato composto da Contrada Lunga e dalle vie adiacenti. Il nucleo è stato oggetto di un passaggio di eredità tra le due famiglie. Tra i beni immobili che sarebbero passati agli Spernazzati potrebbe esserci l’edificio che adesso chiamiamo palazzo Spernazzati, ci potrebbero essere una certa Osteria Sant’Anna, che non esiste più, collocata in via Senna, e una bottega in piazza Risorgimento in pieno centro.

Giuseppe Giovanni Botteri, Bascapè 1842 – Albizzate? 1895. Farmacista, suocero di Luigi Ottorino Spernazzati, figlio di Francesco.

«Piazza Risorgimento fa il suo ritorno nella storia degli Spernazzati a metà Ottocento. Il mio quadrisnonno Antonio Spernazzati aveva la proprietà di un palazzo in piazza Risorgimento, sicuramente in prossimità dell’attuale via Bascapè, o facente parte dello stesso gruppo di case di palazzo Spernazzati. Il palazzo sarebbe stato colpito dal cannoneggiamento degli Austriaci in ritirata nel 1859 dopo la battaglia per la guerra d’indipendenza. Il proiettile avrebbe sfondato una finestra con danni alla costruzione. Il giorno dopo il figlio Francesco Spernazzati, giovane farmacista, aiutò molti dei feriti e delle famiglie di Melegnano. Ottenne la medaglia al valore civile, di cui sapevo già, da Napoleone III proprio per questo merito.

«Gli Spernazzati avevano un ruolo attivo nella vita civile della comunità. Il mio quadrisnonno Antonio faceva parte del comitato per la ricostruzione del Borgo di Melegnano, dopo i moti del 1848. Un impegno per la comunità che va avanti negli anni: il fratello di Antonio, Achille Spernazzati, fu membro della prima deputazione comunale dopo l’unità d’Italia. Andrea Spernazzati, altro fratello di Antonio, faceva parte della guardia nazionale, che ha operato a Melegnano, e fu capitano comandante.

1916, Wanda Giuseppina Spernazzati, Como 1897 – Rieti 1990. Prozia di F. E. Misso nipote di Francesco Spernazzati, farmacista a Melegnano che nel 1859 curò i feriti e le vittime.

«È il periodo fino al quale ho trovato informazioni chiare. Dopo, pare di capire che gli Spernazzati si siano spostati da Melegnano o almeno in parte. Prima di questo periodo c’è altro; un documento del 1661, che ho scoperto grazie a Italia Nostra, racconta il cambio di locazione di alcuni terreni a Pedriano, sempre molto vicino a Melegnano — all’epoca gli ordini religiosi davano in affitto ampi appezzamenti di terreni — e nelle descrizioni molto minuziose è aggiunto il nome di Giovanni Battista Spernazzati, con l’appellativo di Colombano. Probabilmente un cugino? un ramo collaterale? un periodo di residenza a San Colombano al Lambro?

«Sempre nel Seicento: la Contrada Lunga di via Castellini fu abitata da Rosa Grammatica, figura celebre a Melegnano. Una vita complicata: maltrattata dal marito, quando lui si ammalò si dedicò a curarlo con amore; vedova, si è occupata di opere di beneficienza nonostante non fosse ricca, tanto da morire in fama di santità. La leggenda si è impadronita di lei, si racconta che avesse visioni di angeli e la corte in cui abitava in Contrada Lunga si chiamava, fino a pochi decenni fa, Corte degli Angeli. Una storia che valorizza ancora di più quella parte di Melegnano.

Frontespizio di un libro del 1859 con firma di Francesco Spernazzati (nato nel 1827 a Melegnano) che si era da poco trasferito da Melegnano a Motta Visconti.

«Questi sono i documenti che ho consultato. 1) L’atto di locazione del terreno di Pedriano del 1661 viene dall’archivio Golgi-Redaelli, ex Luoghi Pii Elemosinieri. Un documento per me importante, dal quale spero di iniziare un nuovo capitolo delle mie ricerche sugli Spernazzati. 2) Il libro di Cesare Amelli, che ho comprato nel castello Mediceo. 3) Due testi sulle battaglie d’indipendenza a Melegnano tra il 1850 al 1861. 4) L’archivio digitale della regione Lombardia».

Marco Maccari, mercoledì 6 dicembre 2017 ore 6:30
mamacra@gmail.com

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Cronaca

«Palazzo Spernazzati? Era solo campagna elettorale» 

AULA CONSILIARE — Soldi contro arte. Palazzo Spernazzati fa gridare ancora: Vito Bellomo, consigliere di minoranza per Forza Italia e difensore degli interessi dei costruttori, sgrida il sindaco Rodolfo Bertoli, intenzionato alla valorizzazione del palazzo, per la sospensione dei lavori su Spernazzati e nella Corte Castellini.

«In campagna elettorale, a maggio, lei ha fatto accuse a me alla mia amministrazione di voler demolire il patrimonio artistico di Melegnano! Questo assolutamente non è vero. Se lei va a leggere le nostre delibere, fatte insieme a professionisti della città di Melegnano, vedrà che erano assolutamente regolari e rispettose della legge, subordinate ai pareri della Sovrintendenza. Le dichiarazioni fatte in campagna elettorale si sgretolano sempre, poi, alla dura realtà dei fatti». È successo ieri sera, mercoledì 7, nella pubblica sede del consiglio comunale. Bellomo è stato sindaco fino a maggio scorso, ha dato via libera ai preliminari dell’abbattimento della corte.

Indignazione del sindaco Bertoli. Che sbatte le critiche all’angolino: «Mi dispiace che lei sia stato assessore all’urbanistica e non abbia chiara la situazione» ha ribattuto Bertoli a Bellomo, «perché la Sovrintendenza alle Belle Arti le aveva chiesto di eseguire delle verifiche su palazzo Spernazzati, e la Sovrintendenza dice chiaramente che quelle verifiche non sono state fatte. Il piano di recupero di palazzo Spernazzati resta in attesa di questi chiarimenti».

Notizia: a Melegnano è prevista la visita della Sovrintendenza alle Belle Arti. «Siamo in attesa di accogliere l’architetto Carla Crifò, sovrintendente alle Belle Arti della città metropolitana di Milano. Le faremo prendere visione di palazzo Spernazzati e di altri beni storici, come la palazzina Trombini» conclude Bertoli.

Marco Maccari, mercoledì 8 novembre 2017 ore 13:08
mamacra@gmail.com

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Cronaca

Spernazzati, parla il discendente: «Assolutamente salvate il palazzo (e non fate ricostruzioni fasulle)»

GENOVA — È il discendente della famiglia Spernazzati. Appena ha saputo del piano di demolizione del Palazzo, si è precipitato a Melegnano. Francesco Edoardo Misso, giovane ingegnere, ha accettato di parlare di una delle maggiori sorprese della sua vita: scoprire che la dimora dei suoi avi esiste, e che il suo legame con gli Spernazzati è più vivo che mai.

«Sono interessato da sempre alle tradizioni locali, in particolare alle tradizioni storiche e alla geografia» racconta. «Mi è sempre piaciuto fare ricerche. Aggiungo che, essendo un discendente degli Spernazzati — mia nonna materna era una Spernazzati — ho fatto ricerche genealogiche su di loro, che sono molto legati al borgo di Melegnano.
Da piccolo i miei zii, mia mamma, mia nonna mi raccontavano le vicende degli Spernazzati. In seguito ho avuto modo di vedere alcuni documenti che mi hanno affascinato. Appena ho potuto sono andato in Archivio Arcivescovile a Milano, poi in parrocchia, poi in comune; l’ho fatto indipendentemente dall’esistenza di palazzo Spernazzati: le mie ricerche erano indirizzate alle notizie anagrafiche, come battesimi, nascite, morti, per avere conferma dei racconti che avevo sentito e dei documenti che avevo letto.

Del loro palazzo costruito a Melegnano, in via Castellini, ho avuto notizia facendo ricerche su internet. Lo conoscevo di vista — ho abitato a San Donato Milanese per tanti anni — ma non sapevo fosse palazzo Spernazzati; perché non c’è mai stata una cura del palazzo, non c’è una targa, non c’è nessun tipo di notizia all’esterno. Quando, sui social network, ho aderito al gruppo Amici di Palazzo Spernazzati, ho avuto modo di conoscere meglio la costruzione che porta il nome della famiglia di mia nonna».

«Fin dal Seicento la famiglia Spernazzati ha fatto riferimento al territorio di Melegnano. Non ho ancora ricevuto conferma ma so che, prima del Trecento-Quattrocento, le origini degli Spernazzati fossero spagnole e che vennero in Lombardia durante gli scambi di dominazioni avvenuti nella regione.

A partire dal Cinque-Seicento si legarono al borgo di Melegnano. Ho avuto modo di scoprire che sono stati persone nobili e benefattrici della città. Antonio Spernazzati, vissuto dal 1783 al 1867 — era il nonno del mio bisnonno — ha abitato a Melegnano, è stato un grande studioso, benefattore e famoso farmacista del borgo di Melegnano; in quel periodo gli Spernazzati erano tutti grandi farmacisti, chimici e studiosi della materia e avevano una farmacia, fino alla metà dell’Ottocento. Alcuni di loro hanno brevettato liquori e spezie per medicazioni. Bartolomeo, lo zio di Antonio Spernazzati, a metà Settecento è stato predicatore e canonico della chiesa di San Giovanni Battista di Melegnano. Carlo Spernazzati, che probabilmente era il proprietario del palazzo in via Castellini ed è stato uno degli ultimi proprietari Spernazzati — gli ultimi proprietari non li conosco minimamente e non so chi siano — era fratello del mio diretto discendente; aveva sposato una donna della famiglia Codeleoncini, altrettanto importante a Melegnano.
Gli Spernazzati hanno abitato anche a Rocca Brivio. Questa è una certezza: ho trovato dei documenti nella Curia di Milano che lo attestano; anzi, un figlio di Carlo Spernazzati è stato tenuto a battesimo da un marchese Medici di Marignano. Questo a fine Settecento, inizi Ottocento.
Andando indietro, nel Seicento un certo Giovanni Antonio Spernazzati è stato un grande studioso all’università di Pavia, ha collaborato con l’inquisizione di Milano.

In epoca più recente, Francesco Spernazzati, il papà del mio bisnonno, nel 1848 ha ricevuto una medaglia dall’imperatore Napoleone III in persona proprio a Melegnano, perché combatté nelle fila dell’imperatore ai tempi dei moti di indipendenza italiana; avevano idee abbastanza favorevoli al Risorgimento, gli Spernazzati, a quell’epoca, e di questo c’è traccia nei documenti conservati nel comune di Melegnano; ho delle copie, non gli originali; è stato difficilissimo ottenerle. Ho anche delle fotografie a disposizione. Più avanti, a fine Ottocento la famiglia Spernazzati si è trasferita per un ramo a Motta Visconti, a Milano per un altro ramo, poi in Svizzera a Lugano, infine a Como. Mia nonna è nata a Milano nel 1905».

«Gli Spernazzati erano molto attivi nella farmacia e nella chimica e nella cura della persona in generale. All’ospedale Niguarda, a Milano, c’è una lapide commemorativa delle figlie del mio bisnonno, benefattrici dell’ospedale.
Mi risulta l’esistenza di un brevetto per l’utilizzo alternativo dell’olio di ricino, all’epoca davvero molto usato, che aveva però controindicazioni ed effetti indesiderati; il brevetto degli Spernazzati prevedeva una metodologia che lo somministra insieme ad altre erbe medicinali. Anche i Botteri, che sposarono una Spernazzati, erano una famiglia di farmacisti; venivano da Bascapè e l’arte della farmacia era una tradizione di famiglia a quel tempo».

«Alla notizia della possibile demolizione, mi sono precipitato a Melegnano per vedere — spero non per l’ultima volta — palazzo Spernazzati. Ero passato tante volte vicino, senza sapere che fosse la dimora che porta il nome di mia nonna e della sua famiglia. È un peccato che non sia stato fatto nulla per far conoscere quella costruzione; ma non a motivo del suo nome, bensì proprio per il valore storico e architettonico del palazzo. Sarei contrario alla demolizione anche se si chiamasse in un altro modo; soprattutto se c’è la possibliità, anche minima, di restaurare la struttura o almeno le sue parti principali. Perché ho avuto modo, anche solo dall’esterno, di vedere che è una struttura molto ampia, nonostante l’incuria e i segni del tempo; potrebbe essere uno spazio bellissimo al centro di Melegnano, una testimonianza storica e architettonica unica. In qualsiasi caso è un dovere evitare sia la demolizione sia una successiva ricostruzione fittizia, comunque fasulla, di una testimonianza storica; perché quello che verrebbe ricostruito dopo può anche vagamente assomigliare all’originale, ma non avrà mai il valore dell’originale. Per cui sono assolutamente contrario a questa demolizione e ricostruzione sullo stesso sito. È assolutamente importante valorizzare palazzo Spernazzati come incontro d’arte di Melegnano; adibirlo in parte ad uso pubblico; anche per far avvicinare i Melegnanesi, e non solo, a questo che è stato un pezzo importante della storia di Melegnano; oltre alla famiglia Spernazzati, che ha avuto una storia legata al borgo di Melegnano, è interessante far conoscere la vita dei personaggi che hanno abitato nella costruzione, a tutte le persone interessate».

«Quindi sono assolutamente d’accordo con il restauro di palazzo Spernazzati. E vi ringrazio per quello che fate».

Testo a cura di Marco Maccari, domenica 5 giugno 2017, ore 18:15
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Cronaca

Salvate palazzo Spernazzati: il recupero è a quota 88%

VIA CASTELLINI/BASCAPÈ – 138 votanti hanno partecipato al sondaggio Quale futuro desideri per palazzo Spernazzati, aperto dal 16 al 23 marzo. Nonostante l’edificio – presenza ricca di storia e potenziale polo microturistico melegnanese – non sia in buono stato di conservazione, soltanto la quota del 12% ha espresso il desiderio di vederlo demolito per lasciare spazio a nuovi appartamenti.

L’88% – corrispondente a 122 persone – desidera che sia restaurato e che sia motivo di ricchezza e di orgoglio per Melegnano.

Questa mattina in piazza Risorgimento è possibile firmare una petizione promossa da RADAR, Italia Nostra e dal gruppo Melegnano News per salvaguardare le ricchezze storiche del palazzo.

Lo Staff, giovedì 6 aprile 2017 ore 06:00 

ilblogradar@gmail.com

(In foto, messaggi lasciati dai cittadini di Melegnano il 25 marzo)

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Cronaca

Palazzo Spernazzati e l’antica via Castellini: «Qui c’era il cuore di Melegnano»

VIA BASCAPÈ/CASTELLINI — Un tuffo nel passato della Contrada Lunga su cui sorgeva palazzo Spernazzati, la costruzione di rilievo storico che sarà possibile conoscere in esclusiva sabato 25 marzo. «Il luogo era, come oggi, il cuore di Melegnano» racconta Mauro Manfrinato, archeologo, volontario dell’associazione Italia Nostra sezione Sud Est Milano. «Partendo dall’imbocco di via Bascapè, sul finire del Trecento si poteva vedere una fila di costruzioni stilisticamente tardomedievali a caratteri gotici come il Broletto sino ad oltre il Barbarossa; infatti la costruzione che ospita il locale Barbarossa è la continuità del Broletto. A destra si poteva ammirare il palazzo Spernazzati, probabilmente con una corte aperta verso strada e con un edificio medievale porticato sullo sfondo dall’altro lato di via Castellini, ove erano presenti alcuni fabbricati che, nel 1700, si presenteranno molto trasformati. In realtà questi fabbricati celavano impianti più antichi. Probabilmente in quest’area, nel tardo medioevo, era presente una fucina destinata anche alla fabbricazione di armi. Ricordo che, dopo l’abbattimento dello stabile che nel 2012 ha fatto spazio a un edificio moderno, con il benestare della Soprintendenza alle Belle Arti io e altri volontari di Italia Nostra avevamo fatto una pulizia nel terreno, dopo l’eliminazione del pavimento. Ne venne alla luce una traccia bruciata contenente scarti di lavorazione del ferro e un dardo da balestra; piccoli materiali consegnati agli enti preposti».

«Lungo tutto il palazzo sono visibili diverse specie di mattoni. I mattoni che appaiono più bruni e meno smangiati sono quelli che avevano raggiunto una ideale temperatura di cottura; ma avevano anche molto probabilmente un’argilla di miglior qualità. La porta nella foto dà attualmente su via Bascapè. La disposizione di mattoni appena al di sopra della porta si chiama piattabanda. I mattoni sono stati posati così perché era l’unico modo per autosostenere un buco nella parete, ovvero una porta; svolgono la stessa funzione dell’arco. In alternativa alla piattabanda di mattoni si potevano posare traverse di pietra o semplicemente di legno. Diciamo che la soluzione più economica, ma anche la più deperibile, era proprio in legno; la soluzione intermedia, e più usata, era in mattoni e la più prestigiosa era in pietra, ovviamente».

«In questa immagine, un’altra ala del Palazzo, attribuibile al secolo XIV. Al pian terreno originariamente quest’ala era parzialmente porticata con archi a sesto acuto: al piano primo si aprivano finestre monofore a sesto acuto decorate e doveva esservi anche un altro piano, capitozzato in epoca incerta. L’aspetto dell’ala interna era come il Broletto attuale: grandi archi a sesto acuto e finestre gotiche ai piani superiori. Una perfetta corte tardo-medievale».

Lo Staff con Mauro Manfrinato, associazione Italia Nostra sezione Sud Est Milano, giovedì 23 marzo 2017 ore 13:22 

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Cronaca, IL CRONISTA RACCONTA

Crolla il tetto di palazzo Spernazzati, gloria della contrada lunga di Melegnano

VIA CASTELLINI / VIA BASCAPÈ — Una volta era il gemello dell’edificio municipale. Oggi è un rudere insignificante. Poi, lunedì 13 marzo crolla un’abbondante porzione del tetto e palazzo Spernazzati, l’edificio quadrangolare situato a 100 metri dal castello Mediceo, diventa una rovina a cielo aperto nel cuore di Melegnano.

Melegnano, veduta dell’area del Castello Mediceo. Mappa del Catasto Teresiano, 1722

Camminare lungo la facciata del palazzo su via Castellini — dove i mattoni di età tardo medievale sono ancora in mostra — significa ascoltare la voce dei secoli. Significa immaginare come si presentava la Contrada Lunga, la strada che portava al Castello. In questo scenario, palazzo Spernazzati sorgeva come un edificio molto grande, esemplare di architettura gotica lombarda con finestre a sesto acuto e a sesto ribassato ancora visibili sia sulla facciata in strada sia, soprattutto, sulla facciata della corte interna, la parte più ricca e adorna dell’edificio. Per stile e per periodo di costruzione — è nato tra la metà del 1400 e gli inizi del 1500 — il palazzo era in tutto e per tutto simile al Broletto e a palazzo Brusati, la casa che sorge in via Mazzini davanti alle poste, in quella che un tempo fu la Contrada dei Pellegrini

Una corte aristocratica, invasa da erba alta. Scrive Italia Nostra, associazione per la tutela dei tesori artistici e architettonici: «Palazzo Spernazzati prende il nome da una ricca e importante famiglia di Melegnano, che non solo era proprietaria del palazzo, ma anche di terre e possedimenti nella campagna intorno a Melegnano, come testimonia la Riconsegna del podere Pedriano, documento datato 1661».

Particolare del palazzo, via Bascapè. Il cuore del centro storico è ricco di cantine d’epoca

Un alloggio militare. Scrive Ferdinando Saresani nel 1700: «È nominato la caserma, per avervi altre volte dato alloggio ai soldati che si trovavano di guarnigione in questo borgo».

Più di tutto, un edificio unico nel suo genere. Il complesso architettonico si è formato nel tempo come una «bellezza d’insieme»: il corpo più antico della costruzione è quello affacciato su via Castellini ma, nei secoli, sono stati aggiunti nuovi fabbricati destinati all’uso di dépendances; architravi decorati e altri elementi di pregio sono incastonati anche in questi corpi di fabbrica secondari.

Il 13 marzo il comune di Melegnano ha promesso un’ordinanza di sicurezza; è probabile che il futuro del palazzo sia la demolizione. Ma i residenti conoscono la sua storia e sperano nel restauro della bellissima corte interna. Conclude Italia Nostra: «Invitiamo le autorità a interessarsi a questa testimonianza della Melegnano che fu, proponendo un recupero che valorizzi questo antico manufatto nel cuore della città».

E tu? Quale futuro vuoi per palazzo Spernazzati?

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Marco Maccari, giovedì 16 marzo 2017 ore 08:00
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