Comunità Virtuale & Comunità Tribale

Il rifugiato e la bambina

OGGI HO RICEVUTO uno dei sorrisi più belli… sinceri… della mia vita. Ho fatto mettere un euro da mia figlia nel cappellino di uno dei ragazzi africani che stanno fuori dal bar in via Zuavi. No, non oggi, scusa, ieri… e lui ci è rimasto, perché gli ho mandato la bambina.

Gli ha detto: «Perché sei povero?». Lui le ha sorriso, ma non le ha risposto. Le diceva solo ciao, come ti chiami… Io ho cercato di dire a mia figlia che non è povero. Le spiegherò che cos’è un rifugiato.

Comunque lui aveva gli occhi lucidi. Continuava a sorridere. Voleva parlarmi. Credo non fosse abituato.

— Il suolo italiano ospita 136.493 richiedenti asilo nei centri d’accoglienza. Provengono in larga parte da nazione sconosciuta, dalla Guinea, dalla Costa d’Avorio. La Lombardia ne accoglie 21.783. L’area metropolitana di Milano ne accoglie 4919. Le richieste di asilo pendenti nell’area di Milano sono 10.976, secondo l’inchiesta parlamentare del gennaio 2017. Quasi 11mila persone che sopravvivono senza status civile né diritti. Alto il numero di minori non accompagnati, bambini che scappano da soli dalla loro terra: 262 nel 2017. 

Una melegnanese. Lunedì 19 marzo 2018, ore 6:30
mamacra@gmail.com

Annunci
Standard
Radio Pubblica Melegnano

È online «Sapevatelo!» per saziare l’antimafia e l’anticorruzione che sono in voi

Una proposta tra il serio e il faceto, due chiacchiere da bar ed un progetto di rilancio di una radio locale; ed ecco l’idea: ritornare al periodo in cui le radio erano libere e popolari, in cui in ogni sgabuzzino, bugigattolo, garage, soprattutto del centro Italia, giovani e meno giovani si riunivano per fare musica, far girare musica e, a volte, condirla di contenuti. La musica come una scusa per dire qualcosa o, alle volte, dire qualcosa alleggerendo i contenuti con la musica.

Ed ecco il progetto di una radio, Radio Melegnano, che passa sul web: una web-radio a tutto tondo in cui trovano spazio tante idee e pensieri diversi. Ed anche io ho trovato uno spazio: Sapevatelo!

Quale spazio? Quello in cui è possibile fare quello che ci spronava a fare Paolo Borsellino: «Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene!». E io così ho deciso di fare.

A modo mio però perchè se no, in radio, un programma serio a qualcuno potrebbe risultare noioso e non lo sopporterei.

Ma non hai paura di fare i nomi? In effetti no, non sono io a dover aver paura di fare i nomi dei mafiosi o dei corrotti o degli usurai. No, sono più loro che dovrebbero aver paura ad andare in giro con le loro facce: io non ammazzo, non estorco danaro, non do fuoco alle discariche, non seppellisco rifiuti tossici sotto le autostrade, non dichiaro fallimento prima di iniziare la bonifica di un territorio che ho distrutto, non sfrutto la prostituzione e non costruisco paesi e città intascando tangenti per le lottizzazioni. Non facendo questo non devo aver paura io, più che altro loro dovrebbero aver vergogna. Ed è così che è nata Sapevatelo! Ogni martedì sui canali di Radio Pubblica Melegnano.

Leggi tutto cliccando qui.

Leonardo La Rocca, mercoledì 21 febbraio 2018 ore 10:24

Standard
Il caso, Sondaggio

Chi è più italiano?

LE DATE del 19 e 20 dicembre si fanno vicine. Rappresentano le scadenze per il rilancio della legge sullo Ius Soli, tenuta da parte per il colpo di coda di questa legislatura. Ius soli viene dal latino: significa diritto di suolo. La legge sullo ius soli vorrebbe riconoscere il diritto di cittadinanza italiana a chi è nato e vive sul territorio italiano, pure se ha padre e madre di nazionalità non italiana.

Lo Ius Soli fa furore sui gruppi locali di Facebook. Troppo spesso, però, pochi individui politicizzati distorcono le discussioni e si finisce sempre più lontano dalla verità. Proviamoci: diamo una possibilità alle persone di esprimersi con un sondaggio secco, diretto, sul tema della nazionalità e dell’italianità, a cui rispondere o sì o no.

bad-boy-2773131_960_720

Pablo è un ragazzo brasiliano, nato e vissuto in Brasile nello stato di Minas Gerais. Ha fatto tutte le scuole lì. Suo nonno e suo padre erano migranti originari del sud Italia. Oggi Pablo lavora e viaggia molto. Conosce solo un paio di parole di italiano.

woman-2998996_960_720

Natalia è una ragazza ucraina, nata e cresciuta in Ucraina fino all’età di 10 anni, quando si trasferì in Italia a San Giuliano Milanese dove ha frequentato le scuole medie e il liceo. Lavora. Natalia conosce tutta la cultura italiana e parla un italiano perfetto.

Vota il sondaggio:

Lo Staff, martedì 12 dicembre 2018 ore 6:00
ilblogradar@gmail.com

 

 

Standard
L'inchiesta cinica, L'inedito

L’inverno di Melegnano Place

L’inverno a Melegnano Place è sempre lo stesso. Come un malato cronico che si cura per i dolori che non passano mai. La nebbia avvolge fine ogni cosa, creando un velo, una barriera.

Sembra strano ma, nel mio viaggiare, spesso ho associato le condizioni climatiche e la conformazione morfologica del territorio alle abitudini, agli atteggiamenti e alle idiosincrasie di chi ci vive. Melegnano è aperta: ha molte vie di ingresso, ma poco spazio: poco spazio per parlare, poco orizzonte per pensare.

La gente cammina, ma non vive. Quando arriva la nebbia, il grigiume, sembra che tutto si fermi, avvolti da una coperta di luce che impedisce, blocca la vista del cielo. Così la gente non è disposta al cambiamento: chissà cosa ci sarà dietro al grigio. È indefinito, incalcolabile. Rimane sicuro ciò che hai a pochi metri.

Così, andare a Rozzano diventa un viaggio, un problema. Se poi ti infili in qualche stradina di campagna, la sensazione di abbandono è forte: non hai più nessun riferimento, tranne la strada, che è piccola, piena di buchi, e ti auguri di non incontrare nessuno per decidere chi passa prima. La pianura apre gli orizzonti, la nebbia li richiude. Così la gente è immersa nei suoi pensieri, radicata alla strada, cioè alle tradizioni. Passano anni, secoli, si costruiscono nuove strade esterne, ma Melegnano rimane lì, come in una ampolla di vetro, eternamente ferma col mercato e il castello. Parli con la gente, ascolti i loro pensieri, si esprimono arrancando, a volte borbottando in un misto tra dialetto milanese e lodigiano. «Come va?». A questa domanda lo sforzo è gigantesco: «La facciamo andare» risponde la maggioranza, con rigore diplomatico e assenza di particolari. Se hanno tempo, inizia una conversazione sul tempo atmosferico: la nebbia, il freddo, il traffico. Il classico è il lamentatore cronico: è insoddisfatto di tutto, partendo dagli immigrati, la politica, la salute, la viabilità. Ne ha per tutti. E dopo che ha finito con te se non lo hai soddisfatto, ha altro materiale di cui lamentarsi col prossimo incauto ascoltatore. La nebbia, la pianura, la chiusura mentale, la paura del nuovo, dell’ignoto. Le nuove generazioni fuggono, le vecchie invecchiano.

Sembra che per una nuova generazione manchi il terreno fertile per far attecchire nuove idee, per avere nuovi stimoli. Così avanza lo spettro della noia, della droga, della nebbia con la droga, della noia con la chiusura mentale. Forse la nebbia è una salvezza. Forse la pianura è un posto per vivere ognuno nel suo orticello, perché non vedi se al di là ce n’è un altro. A meno che non ti sforzi di fare un viaggio, nella nebbia!

Massimiliano Basile, lunedì 13 novembre 2017 ore 11:12 
info@communicatemotion.net

 

Standard
Il dibattito

Melegnano, scandalo: appare «merda» al Benini

MELEGNANO — Il 23 maggio 2017 i ragazzi di una scuola del sud est milanese hanno esposto uno striscione nel quale definivano la mafia «una montagna di merda».

Qualcuno si è risentito, perché le parolacce a scuola non si dicono.

Ed ancora qualcuno ne parla, ma fortunatamente lo striscione è ancora là.

E allora pensavo che forse questa cosa va ragionata perché se no non si capisce il senso.

In effetti, credo abbiano ragione coloro che si scandalizzano. Io mi scandalizzo come loro. Mi scandalizzo a vedere quella scritta, volgarissima, davanti ad una scuola e mi scandalizzo davanti al fatto che delle genuine menti in fase di formazione abbiano deciso di esporla.

E perchè mi scandalizzo? Mi scandalizzo perchè c’è qualcuno che si scandalizza perchè legge una citazione di Peppino Impastato — «la mafia è una montagna di merda» — e non ne capisce il senso, rimanendo alla parola «MERDA», non pensando al sostantivo aggettivato da quella parola. Lo scandalo vero però è che c’è ancora bisogno che qualcuno lo segnali, che la mafia è una montagna di merda. Mi scandalizzo perché non posso credere che il problema sia la parola «MERDA», e non l’esistenza della mafia. Mi scandalizzo perchè qualcuno non comprende — o fa finta? — che, per fare un percorso con i giovani, ogni tanto, per trasmettere un messaggio importante, ci si debba discostare dal problema di quanto possa essere sboccato il linguaggio che si usa. Mi scandalizzo perchè c’è ancora qualcuno che si pone il problema del linguaggio che si usa per far vivere ad una classe la violenza delle mafie e si pone la questione che chi affronta la discussione eventualmente possa dire o scrivere le parolacce.  Ci si sofferma sulle parolacce e non sulla mafia.

Poi però ci penso bene. E non mi scandalizzo più…

Continua a leggere! 

Leonardo La Rocca, martedì 30 maggio 2017, ore 8:00 

Standard
Il dibattito

Caro sindaco, e tu c’eri in piazza per le vittime innocenti di mafia? No? E perché no?

SUD EST MILANO – Il 21 marzo è il primo giorno di primavera. Da 22 anni ormai Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie ha deciso di dedicare questa giornata — e da qualche settimana ha deciso di farlo anche la Repubblica Italiana con una legge dello Stato — alla memoria delle vittime innocenti di mafia. Da 22 anni nelle piazze italiane si celebra il primo giorno di primavera con quel rito laico di lettura di tutti i nomi delle vittime innocenti di mafia per ridare loro la dignità.

I nomi delle vittime, scritti su ali di farfalle colorate, sono 950. La più piccola, Caterina Nencioni, aveva 53 giorni nella notte tra il 26 ed il 27 maggio del 1993 quando in via dei Georgofili a Firenze esplose l’autobomba che la uccise, insieme a suo padre Fabrizio, sua madre Angela e sua sorella Nadia di 9 anni.

Il 21 marzo di quest’anno circa 500.000 persone in tutta Italia hanno partecipato a questo rito. Anche dal sud est milanese, i ragazzi di Melegnano hanno deciso di partecipare in piazza. E dal sud est milanese alcuni amministratori hanno deciso di colorare la piazza con la loro fascia tricolore.

E la presenza, in questi casi, non è una conferma del fatto che le mafie sono nel loro territorio. Mentre l’assenza, ahinoi, è un momento di negazionismo o di distrazione imperdonabile.

la-rocca-2Allora a voi, sindaci distratti del sud est milanese, mando un augurio: che le ali di una delle farfalle che il 21 marzo hanno colorato l’Italia possa graffiare le vostre coscienze. Che quelle ali colorate vi aiutino a togliere dal sud est milanese quel manto scuro di negazionismo e di toni duri e acerbi con cui, in queste ultime settimane, si è cercato di non ricordare gli eventi, di smussare gli angoli, di far finta di niente o di trovare i colpevoli che hanno fatto la spia, quando sarebbe invece stato probabilmente più opportuno usare toni pacati, linguaggi di accoglienza per sfruttare questi cittadini — che sul territorio ogni giorno si fanno domande, cercano di approfondire e, responsabilmente, vigilano — come patrimonio della vostra comunità.

Leggi tutto l’intervento qui.

Leonardo La Rocca, lunedì 27 marzo 2017 ore 20:54 

Standard
Il dibattito

La ricetta, di Leonardo La Rocca

laroccaOggi ho pensato di trasformarmi in uno stratega diabolico ed al tempo stesso divino ed ho deciso di teorizzare l’assalto ad un paese o, magari, vedetela così: di giocare ad uno di quei giochi di ruolo in cui ti costruisci e ti gestisci una fattoria nel far west. Ma il far west è troppo far e, quindi, facciamo che il mio gioco di ruolo lo faccio nel near south east.

Come per magia farò crescere un paese di 7000 abitanti fino a 23000 abitanti, trasformandolo nella settima città italiana per reddito pro capite, arricchendomi fino a dire basta e magari condendo il tutto con un po’ di sana, strategica infiltrazione della criminalità organizzata (che in quanto tale – organizzata – a strategia mi sa che è messa bene).

Serve creare un sistema, dove tutti sono compresi e tutti ci guadagnano illegalmente e riciclano e si autosostengono e si arricchiscono, ed infiltrano e comandano e soprattutto non sparano e se lo fanno lo fanno poche volte e col silenziatore, magari al funzionario che ha capito il giretto…

Ma la vera svolta ce l’ho io perché, avendo fatto tutta questa bella torta, ho praticamente scritto una ricetta. E se la prima volta la torta l’ho fatta 20 anni fa e mi sono comprato un paese, oggi sono ancora in grado di farla, basta sostituire gli ingredienti ed il gioco è fatto.

Nel sud est milanese, come ho detto, la torta l’hanno già fatta una volta, adesso son cambiati gli ingredienti ma in realtà ci sono tutti e quindi la nuova torta è praticamente pronta da infornare. Ma tanto si sa, nel sud est milanese non succede mai niente.

Clicca e leggi l’originale: Oggi voglio farmi un paese.

Leonardo La Rocca, mercoledì 1 febbraio 2017 ore 18:52 

 

Standard