Cronaca

Caterina Ippolito: contraffazione è crimine organizzato

MELEGNANO – Ambulanti irregolari con merce contraffatta, grandi assenti domenica scorsa. Il 15 novembre nessun giovane subsahariano e orientale ha esposto al mercato. La presenza di rinforzi (Carabinieri e Guardia di Finanza) ha contribuito a fornire l’impressione di un mercato lindo, libero dalla contraffazione.

«Domenica, un mercato come Dio comanda – è il commento dell’Associazione Commercianti melegnanese. – Non c’era una postazione abusiva a terra. Se si vuole, si può».

Caterina Ippolito, presidente dell’Associazione melegnanese, afferma: «Nessuno ci ha detto esplicitamente che la situazione di domenica scorsa è collegata a quello che è successo in Francia. Ma lo pensiamo tutti. So che ieri c’è stata una riunione per la delibera comunale, per le risorse da stanziare in favore della Convenzione con il Comune di Milano. La speranza è che il mercato continui a essere come era domenica».

Poi Ippolito nomina espressamente il crimine organizzato. «Ognuno di noi deve pensare che tutto ciò che è abusivo alimenta la criminalità organizzata, e una parte di questi proventi, è statisticamente provato, va a finanziare il terrorismo. Contraffazione, mercato nero, sono cose che andiamo a pagare care, anche a livello di tasse. Più siamo nella legalità, più le tasse si abbassano. So di essere controcorrente se parlo così. Ma rimaniamo nella legalità».

Marco Maccari, mercoledì 18 novembre 2015 ore 19:44

mamacra@gmail.com
@mamacra

Annunci
Standard
L'intervista

Bar Notte

f2e450b6067fd5e90f69c8ffec2a7e16MELEGNANO – 22 anni, da due anni e mezzo imprenditore. Marco è il primo titolare di un bar in città a decidere di fare orario notturno. A RADAR racconta le sue idee.

«L’idea dell’orario notturno nasce da un preciso fattore. I ragazzi hanno bisogno di divertirsi e di passare del tempo fuori di casa. Senza certi tipi di pressione. Per il piacere di stare in compagnia, senza dover usare veicoli per uscire dalla città. Problemi di sicurezza finora non ne ho incontrati, forse per il fatto che, quando rimani aperto tardi, fai in modo che il movimento nel tuo locale renda la piazza più tranquilla. Tutti i giorni ora come ora sono aperto fino alle 2. Finiti i lavori di insonorizzazione del locale, cosa che ottiene agevolazioni negli orari, nei fine settimana l’apertura verrà prolungata alle 4. Ho scelto i weekend perché la concentrazione della clientela è sicuramente nel fine settimana, i ragazzi che vengono per la maggior parte sono studenti universitari che durante la settimana hanno orari di uscita molto inferiori.

«Aprire un bar, oggi? Ci vuole voglia. Dall’esterno può sembrare tutto semplice: sto dietro a un bancone; la fatica è poca; il bar funziona a prescindere da quanto posso lavorare… Ma è un pensiero sbagliato. Ci vuole tempo, ci vogliono sacrifici. Molti giovani, anche con la famiglia, si cimentano in questo lavoro, che poi non si dimostra quello giusto per loro, proprio perché vedono la cosa con eccessiva semplicità. Per questo lavoro mi sono informato, ho studiato, ho imparato tecniche particolari, concentrandomi su quello in cui sono personalmente più capace, in un momento in cui l’abilità personale fa tanto rispetto a tempo fa. Prima bastava lo studio, bastava il pezzo di carta. Il lavoro funzionava lo stesso anche senza bisogno di differenziarsi. Oggi per far funzionare un locale bisogna avere una marcia in più.

«Non saprei dare un nome preciso alla tecnica manageriale che prediligo. So, in quanto giovane, che il bisogno dei ragazzi è di potersi divertire e stare in tranquillità. Quindi applico la mia forza e il mio lavoro a vantaggio dei loro bisogni. Lavorando su tempi anche leggermente più lunghi della media, ma fare sì che per i ragazzi diventi un’abitudine associare il mio locale a un mondo creato apposta per loro.

«Nella ristorazione si vede non dico una crisi ma un netto aumento dei costi. Fortunatamente nel settore alcolico c’è un buon consumo: ciò che purtroppo incide su di noi, ultimi venditori, e sui consumatori, è un peso di accise e tasse che si fa sentire. Non è più un fattore di crisi, è che il prezzo finale del prodotto alcolico diventa troppo alto per andare a comprarlo spesso.

«Dire la mia sul concetto di divertirsi bevendo, o di bere divertendosi? Direi che sono cose che possono viaggiare all’unisono. Significa bere bene, quindi non cose che si bevono in discoteca, o cose di qualità abbassata per interesse di guadagno maggiore, che vanno a incidere sull’organismo, sulle persone. Uno, due drink di quelli fatti come non si devono fare, non a norma, non conosciuti, con liquori di scarsa qualità, non sono più bere, ma stare davvero male. In un posto invece dove l’utilizzo del liquore è buono e in cui conosco quello che si beve, automaticamente posso anche andare a bere quel bicchiere di più senza dovermi ritrovare a stare male, tornando a casa tranquillo dopo essermi divertito in amicizia».

Marco Maccari, venerdì 18 settembre 2015, ore 12:06

mamacra@gmail.com
@mamacra

Standard
L'inchiesta satirica, Martedì 26 agosto 2014

Portatemi in chiesa

E mentre i VIP vi secchiano in faccia la loro acqua fredda – cacchiatine da centro benessere: Kledi Kadiu unico italiano serio – mentre dalla Libia vi arrivano ondate di migranti al giorno – il business del petrolio è sostituito, ma a perdere, dal business droga-armi-anime umane, – mentre in radio urlano popstar fatte e rifatte, a voi (e a noi) cittadini tocca il motto del principe Totò: e io pago.

Chissà in che mondo sono convinti di vivere. I nostri dirigenti. Un mondo nel quale è «tutta colpa di qualcun altro». Non ci credete? Allora, gentili lettori, dopo avervi turbato gli schermi con Il sindaco di Magenta, dopo avervi trascinato nei tropici italiani con Il recinto di Circe, vi diciamo di chi è la colpa con Portatemi in chiesa, terzo atto della trilogia della TARI.

_

«La gestione del casino Tari è la conferma che Bellomo e MEA Spa sono incapaci di stare al servizio del cittadino».

Questo, ragazzo mio, era un drago. Pensavamo di essere soli. Soli a vedere i dati impazzire e i fatti farci la lingua; pensavamo di doverci dare una calmata. Ma poi, ecco riportato lo sfogo fin troppo umano di un cittadino, a cui risponderemo articolatamente giovedì via lettera.

Cittadino che non appartiene «a nessuna corrente politica», ciò che vede, dice. Le fonti alle quali attinge sono praticamente dirette. Pensando a Circe, gli rispondiamo: in Comune «devono avere perso la bacchetta magica». «Non l’hanno mai avuta», replica.

E poi, fa: «Il problema è che l’opposizione dorme».

Ma allora è telepatia.

Come abbiamo denunciato la settimana scorsa, in cinque riunioni il Consiglio Comunale – il quale ormai è un pianeta indifferente alle nostre rotazioni – non ha trovato il modo di fare il punto sulla situazione di una tassa che, era deciso da novembre 2013 e dal 1 luglio 2014, bisognava pagare entro il 30 luglio.

L’opposizione ha criticato a cose fatte. Anche l’opposizione ha problemi di comunicazione? Senz’altro ci mette parole difficili. «È l’ennesima debacle», dichiara il 30 luglio ai giornali Pietro Mezzi, consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà. Tradotto, débâcle viene dal francese: sconfitta di enormi e costose dimensioni. Ah, però. «Stato confusionale e d’incapacità», è la constatazione un po’ da medico di Matteo Ruffini, finita sul giornale il 31. Ruffini, giovane coordinatore del Partito Democratico di Melegnano, il 30 aveva scritto ai giornali il comunicato più difficile dell’anno, già all’inizio masticavi malissssssimo: «Domanda: ma non era prevedibile che, approvando il bilancio di previsione il 22 luglio con le relative aliquote per la Tari e conseguentemente emettere i bollettini di pagamento, la scadenza del 30 luglio per pagare la nuova tassa sarebbe stata una data sbagliata?», Ruffini, ca**o c’è scritto? i concetti sì, ma c’hai un problema coi verbi, figlio mio; e il bello è che insiste: «Secondo l’amministrazione del Sindaco pare di no, che però, fatta la frittata, prova a correre ai ripari…», CA**O VUOL DIRE??? assolutamente sì, corriamo ai ripari e buttiamo il comunicato.

Ruffini risulta avere copiato, nei contenuti, dai comunicati rilasciati il 29 e il 30 luglio da Alessandro Lomi, coordinatore, condottiero (e duce) della lista civica Insieme Cambiamo. Il quale, da operaio con bocche da sfamare, non sta a fare lo sborone e sforna quelle due, tre cose: «rispetto», una relazione dell’Assessore Lorenzo Pontiggia che «spieghi le ragioni del disagio», infine «un’azione esemplare da parte di Bellomo». Oooh. Ci voleva tanto? Chiaro e tondo, anzi, quadrato, ca**o.

Ruffini legge Lomi sul giornale, resta impressionato, estremizza il tutto e chiede: «La testa di Bellomo» (titolazzo di giornale del 31 luglio; no, perché il concetto originale di Ruffini era «a-quando-il-Sindaco-eserciterà-su-se-stesso-e-sulla-sua-maggioranza-un-sano-bagno-nella-realtà-e-si-renderà-conto-che-per-il-bene-di-Melegnano-l’unica-cosa-utile-è-farsi-da-parte», sì, ma tu esercitati a fare un bagno di italiano, ca**o) per poi buttare giù l’ipotesi di «una class action contro il Comune», altra figata che, detta in lingua straniera, significa azione legale collettiva, detta in italiano forse era anche una cosa seria.

Siamo circondati. Un mese intero e a nessuno, nessuno, è venuto in mente che si doveva pagare un’imposta nuova, iperdefinita, stradecisa: ma della quale non c’erano i bollettini stampati, pronti da usare. Il Consiglio Comunale ha discusso solo di bilancio. Il Bellomo-bis ha parlato solo per parare i colpi. Questi ci distraggono.

Tutti sapevano tutto, amici e amiche, ma nessuno ha parlato e neanche i giornali. Nemmeno i giornalisti, neanche noi che ci occupiamo di informazione: ce ne siamo accorti troppo tardi. Cinque riunioni dei nostri cari eletti e non è uscita una parola: «Rivolgetevi a MEA». Sì, la MEA. Ma il Comune controlla la MEA al 60% come socio di maggioranza. Questo vuole dire:

  • che MEA non ha avvertito al momento giusto Sindaco Bellomo e Assessore Pontiggia, i due rappresentanti del socio più importante (e parliamo anche di due rappresentanti dei cittadini, i contribuenti che dovevano pagare), tralasciando di dire che non aveva pronti i bollettini – perciò qualcuno si è azzardato a prendere in giro una Giunta Comunale,
  • oppure che MEA, Assessore, Sindaco, con Giunta e Consiglio, sapevano tutto: che i bollettini erano in ritardo (e la colpa di MEA è già stata dichiarata, «La MEA ha sostituito il software che gestisce l’emissione degli avvisi, in numero di 8 e 9mila, si spiega così il ritardo nella consegna delle bollette», sindaco Bellomo e assessore Raimondo, 1 agosto) e si sono preparati a lanciare dichiarazioni di salvataggio ai giornali. Con l’allegria di 8 o 9mila persone mandate tutte alle poste di Melegnano in 5 giorni lavorativi (immaginate 8 o 9 mila persone entrare e uscire dalle porte di sicurezza delle poste).

Avete altre ipotesi? A noi giornalisti farebbero bene. Faremmo meglio il nostro lavoro. Che cos’è apparso sui giornali o in rete, in tutto un mese? Quasi solo chiacchiere. Di tasse da pagare si è vista l’ombra il 24 luglio, a cinque giorni dalla fine, in un articoletto di fondo, in un box grigio, su un quotidiano che apriva con altre notizie. Che vergogna.

E noi saremmo quelli che dovrebbero informarvi. E invece seminiamo la carta e il web con le nostre idee meno utili. C’è una canzone che gira in radio adesso, è il nuovo singolo della cantautrice irlandese Sinéad O’Connor, voce indistruttibile della musica internazionale. Si chiama Take me to church, è un grido di ritorno alla purezza: «Oh, portatemi in chiesa/» dice, «ho fatto così tante cose brutte, che fanno del male/ oh, portatemi in chiesa/ ma non in quelle che fanno soffrire/ perché quella non è la verità/ e non è a quello che serve./ Canterò canzoni di amore e di perdono/ canzoni di mangiare e bere/ canzoni di vita/ canzoni di chiamate nella notte/ canzoni che non ti faranno stare seduto/ canzoni che ti aggiusteranno le ossa rotte./ Oh, portatemi in chiesa». Sì, saremo gli unici a dirvi: colpa nostra. Sì, portatemi in chiesa.

_

Standard
I lettori scrivono

Meri, personal assistant/2

(…segue, click alla parte precedente) No, così non è abbastanza chiaro: e se a qualsiasi domanda di spiegazione sul casino della TARI, non solo alla specifica – e ancora abbozzata – richiesta di un mea culpa, spuntasse fuori ogni genere di reazione animale compresi i versi (l’uomo è un animale politico, dice il saggio) invece che una chiara e verificabile descrizione?

Se fosse chiesto a noi, risponderemmo così: il problema principale dell’amministrazione Bellomo-bis è un problema di comunicazione. Chiarezza, condivisione, visibilità sono concetti con i quali i nostri amministratori cittadini non si sono ancora decisivamente confrontati. Peggio ancora, in queste condizioni decisioni e decisori proiettano un’immagine di se stessi che agiscono lontani, nel segreto, nel limbo. Oggi la comunicazione è l’aria che un’azienda comunale respira – e che fa respirare. E senza comunicazione non esiste nessuna città.

_

 

Standard
Domenica 10 agosto 2014, L'inchiesta satirica

Il sindaco di Magenta

VACANZE, VACANZE FINALMENTE! Era ora per i melegnanesi e le melegnanesi, impegnati un anno intero a superare questa crisi inventandosi ogni giorno dal nulla un po’ di lavoro. Ci vorrebbe un bonus di 2000 euro (non intaccabili: mica come i baiocchi di Pinocchio) e una nomina al Perdono per ogni melegnanese, per l’ostinazione con cui cerca di portare a casa, la sera, qualcosa da impiattare.

Ma il Comune regala un pessimo arrivederci ai contribuenti. Sono le due prime rate TARI, trancio iniziale di una mazzata in tre puntate, assegnate sulla base di calcoli stranissimi. Sentiamo perché.

«Mi sa che ho pagato di meno – teme Giulia, 30 anni, residente. – La mia bolletta è di 100 euro per 70 metri quadri, che secondo loro sono abitati da un occupante solo. Perché? Siamo in due, regolarmente registrati da tempo».
Roberto, 46 anni, un negozio in città: «Uso 50 metri quadri di commerciale. Mi arriva una TARI da quasi 200 euro. Meno male che produco un solo sacchettino di plastica al mese».

Chi è il genio? Di chi è la colpa? Del Sindaco, l’avvocato Vito Bellomo? Colui che, nel pieno del suo secondo mandato, sta portando avanti l’Amministrazione Bellomo-bis, alla cui responsabilità è appeso il nostro pubblico benessere? Booh. Non è noto. Magari no. No, stavolta non ci fa la figura del demonio (sue stesse parole: «Io non sono il demonio», 17 maggio 2012); il suo «influsso demoniaco» lo avrà esercitato altrove. Forse al mare, dove si trovava quando a Melegnano la gente impazziva. Perché MEA, l’azienda comunale a cui paghiamo i rifiuti – e che il Bellomo-bis controlla al 60% – ha emesso i bollettini con tempistiche stranissime. Il casino. Ecco, siamo andati in vacanza nonostante il casino.

Del resto, il Bellomo-bis è nato sotto il segno dei nonostante. Chi si ricorda che, a maggio 2012, l’Amministrazione Bellomo ribaltò il risultato vincendo le elezioni nonostante una leggendaria beffa, quella di La Russa? Sì, lui, il Ras di Milano: «Votate Bellomo, sindaco di Magenta», sembra che abbia detto durante il comizio finale*. Gaffe, lapsus, leggenda metropolitana o no, così la raccontarono alcuni allegri notisti del Pd locale tra i quali il consigliere Dario Ninfo.

Che cosa ci faceva il Pd locale al comizio di La Russa, poi, resta tutto da capire; nonostante ciò, l’Amministrazione Bellomo superò il ballottaggio con tremilasettecento (e qualcosa in più) elettori, contro – e nonostante – i tremilasettecento (e qualcosa in meno) che le preferirono l’eterno rivale Pietro Mezzi. Eterno rivale degli elettori melegnanesi. Differenza al ballottaggio: 154 schede. Un condominio o due in più. Cos’è, una maggioranza, questa?

«È il premio dei cittadini alla nostra buona Amministrazione», disse il Sindaco. Da altre parti si dice «culo»; oggi, due anni e mezzo dopo, il Bellomo-bis va avanti nonostante uno sforamento del patto di stabilità (+0,3% sull’IRPEF, -5% di finanziamenti, divieto di nuovi servizi), nonostante una fiera crisi del commercio (l’appello di Diego Panigo nel 2012), nonostante le tasse piovute sui consumatori (TARES +30%, IMU ai massimi con 0,6% e 1,06%, IRPEF +166% dal 2007), nonostante un assessore in meno, e pure importante (il manager Marco Lanzani, aprile 2013), nonostante la mitragliata di multe della ZTL (850mila euro), nonostante il boom di cartelle esattoriali (900mila euro), nonostante un degrado del decoro urbano che fa urlare uomini e bestie feroci.

Va avanti nonostante anche se stesso. Chi ha dimenticato il giovane candidato Sindaco, franco, fresco, alla mano, sempre in strada? Chi è adesso questo politico che grida al «demonio», che guida in seconda? Esci da questo corpo. Perché il Bellomo-bis non è mica una schifezza. Noo, è che lo dipingono così. Aveva tutte le carte giuste per porre le condizioni di una belle époque cittadina, della rinascita melegnanese: è ancora in tempo per trasformare i prossimi due anni e mezzo in una volata scintillante, verso il benessere, verso la pubblica felicità.

Faccia o taccia, per sempre. Casini, tasse, promesse, proteste, e che male c’è? Dopotutto il bis è uno sporco lavoro e qualcuno lo deve pur fare; non prendiamocela, concittadini. È o non è il prezzo che si paga quando in città c’è il Sindaco di Magenta? 

 

_
* In realtà è un errore che piace molto ai nostri amministratori. Una cosa simile per Angela Finocchiaro, del Pd. Voci di popolo vogliono che, nel 2012, in comizio a Bettolino di Mediglia, disse: «Votate il sindaco di Vimodrone». Infatti vinse il sindaco di Mediglia.

Standard