Il nostro corrispondente politico

L’area cani in Giardino, +60% di atti vandalici nel 2015, il Prefetto, l’anticorruzione

AULA CONSILIARE – Rendiconto finanziario approvato con i soli 10 voti della maggioranza: contrarie le opposizioni con sdegno. Sì ufficiale alla nuova area cani di Melegnano, da realizzare nel quartiere Giardino. Infine la minoranza presenta una mozione anticorruzione: distribuire ai dipendenti comunali un questionario anonimo per la trasparenza in materia di anticorruzione. Con la partecipazione straordinaria dell’assessore Raimondo.

È Dario Ninfo consigliere di minoranza a presentare una mozione per approvare la nuova area cani nel rione Giardino, che nasce da un’idea dei semplici residenti del quartiere: «Il Giardino è il quartiere più popoloso di Melegnano, manca di uno spazio come questo. Già due anni fa ipotizzavo questa proposta». Il voto è il sì all’unanimità: «Sono 1339 i proprietari di cani a Melegnano» afferma l’assessore Lorenzo Pontiggia delegato ai lavori pubblici solitamente attento alle emergenze dei residenti, «ho incontrato personalmente il gruppo dei cittadini promotori per capire dove allocarla».

Impreparati sulla sicurezza: tiene banco con irruenza la discussione sul numero dei furti, delle rapine, dei maltrattamenti avvenuti a Melegnano dal 2013 al 2015. È frutto di una mozione congiunta delle tre minoranze PD, SEL, Insieme Cambiamo. È il consigliere di minoranza Alberto Corbellini a rivolgersi al sindaco Bellomo e all’assessore Raimondo; ma i vertici dell’amministrazione comunale non hanno dati concreti. «14 furti e 11 atti vandalici nel 2014. 15 furti e 28 atti vandalici nel 2015. Così dicono le denunce depositate alla Polizia locale» dichiara il sindaco, dichiarando che il vandalismo è quindi esploso del 60% in un anno. «E i Carabinieri?» gli chiede Corbellini.
«I Carabinieri non condividono i dati» ribattono Bellomo e Raimondo.
«E la Prefettura?».
«Il prefetto di Milano, non ci comunica i dati» è l’incerta risposta di Bellomo e Raimondo, «il prefetto ci invia delle relazioni… annuali?» si chiedono l’un l’altro.
«Come intende procedere, assessore? Se le interessa il numero di furti a Melegnano».
«Più che a me dovrebbero interessare ai Carabinieri» fa Raimondo.
«L’invito, assessore Raimondo, è di chiedere questi dati al Prefetto» conclude Corbellini.

L’assessore Fabio Raimondo, delegato alla sicurezza e polizia locale, risponde su telecamere e sorveglianza. Il comune di Melegnano aveva l’occasione di aderire a un bando regionale per gli impianti di videosorveglianza, ma non ha aderito: «Per ragioni di tempistica non è stato possibile valutare l’adesione al bando» ha dichiarato Raimondo leggendo ad alta voce una risposta scritta dal comandante della polizia locale, Davide Volpato; «l’adesione avrebbe comportato l’individuazione di apposite risorse, l’assegnazione di incarico a un professionista; e poi su 1528 comuni solo 82 hanno ricevuto i finanziamenti, è solo il 6%, per questo non è stato possibile» è la fumosa conclusione di Raimondo. Che resta in attesa qualcuno che gli dica: sei un disastro. «Uno sconfortante burocratese» chiude la minoranza.

Corbellini e il consigliere Davide Possenti hanno presentato anche un’interrogazione sulla regolarità delle slot machines distribuite nei negozi, un’interpellanza sui finanziamenti per ristrutturare l’edilizia scolastica, a cui il comune non ha partecipato.

Notizie positive sul fronte trasporti: nuove linee in arrivo per gli utenti della stazione. Ma lo sapete già.

Marco Maccari, martedì 17 maggio 2016 ore 13:19

mamacra@gmail.com

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L'intervista, Melegnano Smart City

«Schiacci il pulsante, arrivano le forze dell’ordine»

RADAR-videoallarme-22feb2016Un negozio, un’azienda o un comune: un pulsante e telecamere accese nel raggio di 500 metri. L’iniziativa di RADAR «Melegnano Smart City» intervista Sergio Rizzi

«SIAMO L’UNICA azienda in collegamento con la questura e con l’arma dei carabinieri. Possiamo collegare i vostri sistemi di videoallarme e antirapina direttamente alle forze dell’ordine. La definiamo sicurezza partecipata. A Melegnano il nostro progetto è stato accettato da un grande supermarket, da un parrucchiere, in una farmacia e in una parafarmacia e stiamo preventivando altri negozi. A Mediglia hanno spinto per realizzare il progetto. A Roma abbiamo iniziato un progetto per il Giubileo».

A PROCESSO PER DIRETTISSIMA 
Chi parla è Sergio Rizzi, consulente di soluzioni e tecnologie per la sicurezza collegate con le forze dell’ordine. Rizzi è melegnanese. «Si tratta di un impianto di video allarme da installare nei negozi, nelle aziende, nei comuni» spiega Rizzi. «In pratica, quando qualcuno entra in un supermercato o in una farmacia per fare una rapina, basta che i titolari schiaccino un pulsante e si attivano subito le videocamere interne ed esterne: alla polizia e ai carabinieri arrivano immediatamente le riprese e le immagini. Costituisce quasi una flagranza di reato. Perciò i rapinatori, quando vengono arrestati, vanno a processo per direttissima. A Parma, davanti a un tabaccaio, hanno aggredito una donna. Il titolare ha schiacciato il pulsante antirapina e ha acceso la telecamera. In pochi secondi è arrivata la polizia.
«Una rapina dura 20 secondi. Questo sistema accende tutte le telecamere nel raggio di 500 metri. Con questo impianto le forze dell’ordine vedono quanti rapinatori ci sono e quali armi hanno. Il server, quando parte l’allarme, memorizza non appena si schiaccia il pulsante: al cliente arriva il report di tutto ciò che è successo durante la rapina. Un ladro seriale che agiva a Roma è stato beccato alla settima rapina. Ha preso 9 anni per direttissima. Chiaramente ci vuole una telecamera ad alta definizione.

DETRAIBILE  DALLE TASSE AL 140%
Esiste un pregiudizio generico secondo il quale a un’azione criminale fisica va contrapposta un’azione repressiva altrettanto fisica. «Non puoi fermare qualcuno pensando di poterlo disarmare. Diversi negozianti si convincono che basti tenere un’arma in negozio, quando a casa hanno figli e famiglia. Mi è stato anche detto: ma io ho una Smith&Wesson. Ho prestato a lungo servizio militare e so dire questo: se decidi di affrontare un rapinatore armato le cose sono due: o è più veloce lui, e ti spara, e lasci moglie e figli soli. Oppure, se sei più veloce tu e il rapinatore aveva una pistola giocattolo, vai in galera. Mi hanno risposto: ma io gli sparo quando si gira! Peggio ancora. Non mi possono sparare i carabinieri nella schiena, mi ci spari tu?».
È possibile che tanto know-how, di tipo anche militare, intimorisca e lasci cadere un’opportunità? «Non dovrebbe; l’impianto di videoallarme è una forma di protezione a vantaggio della cittadinanza. I costi dell’impianto sono contenuti, poche decine di euro al mese per il nostro decoder con 5 anni di abbonamento. Secondo la legge di stabilità il 140% delle spese per questi impianti è detraibile dalle tasse fino al 31 dicembre 2016».

Marco Maccari, lunedì 22 febbraio 2016 ore 11:30

mamacra@gmail.com
@mamacra

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Cronaca

«Vedo due persone per terra»

VIALE LOMBARDIA – Rapina ai danni di un melegnanese. Stamattina, ore 10.30 circa, un cittadino ha subito un’aggressione, è stato derubato dell’orologio e ha visto i suoi aggressori scappare via.

Sgomenti i testimoni. «Io ero alla curva, qui in via Lombardia» racconta il signor S., che ha visto tutto: «All’improvviso vedo due persone per terra» dichiara. Uno era la vittima, che S. ha subito riconosciuto: «L’altro aveva un cappello in testa – riferisce – ed era sceso. Ce n’era un terzo, con la visiera del casco giù, che aspettava sulla moto; poi il compagno è risalito in sella e sono ripartiti via in tronco».

Con il braccio sanguinante la vittima ha raggiunto la filiale della Banca Popolare di Milano, all’incrocio della strada con via Veneto. La vigilanza lo ha condotto al bar Oceano, di fronte, dove l’uomo ha immediatamente ricevuto medicazione da parte della giovane titolare. I due aggressori sono spariti in direzione di via San Francesco.

Impossibile identificare la moto, di grossa cilindrata ma dalla targa coperta. Viale Lombardia infatti è tappezzata di telecamere: «Ma a cosa serve visionare i filmati, se coprono le targhe? Cinque giorni fa hanno cercato di farmi il negozio – dice G., giovane esercente del bar e marito della donna che ha prestato medicazione stamattina. – Mi hanno telefonato dicendomi che c’erano tre persone di etnia rom davanti alla telecamera, con uno spray in mano. Sono arrivato, mi sono avvicinato, ho chiesto: “Allora?”. Hanno chinato il capo e si sono ritirati. Non ho sporto denuncia ma ho visto bene che c’era una macchina posizionata proprio qui davanti. La stessa macchina l’ho vista davanti al marciapiede, nella via a fianco. Sono andato in caserma, ho chiesto: che dobbiamo fare? Tempo fa c’era l’esercito e problemi non se vedevano. Ora, o mi metto una guardia, oppure… non lo so. Poi la via di fuga qui è un attimo».

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