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Waiting for the Fire

Riti di fuoco, aggregazione, cultura della diversità. The Monster is on Fire guarda alla quarta edizione

Si accende un falò. Si domina la valle. Il rito di fuoco più grande del Nord Italia si consuma da due anni dalle parti di Melegnano in uno spettacolo del tutto originale, sorto dalla passione per l’accensione dei fuochi, per l’intaglio del legno e nato dall’osservazione dei roghi di S. Antonio, dei falò di cortile. «Milano è piena di cose che girano intorno al fuoco» racconta R., ideatore. In questi giorni di fine anno infatti, di celebrazioni cristiane e di feste universali, esistono tra le 500 e le 600 persone – Italia, Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Francia – che a ottobre in un avvallamento presso la cascina Gàzzera lungo la via Mirandola, Cerro al Lambro, hanno già liberato le loro emozioni e la loro memoria. Fra di essi molti melegnanesi.
«La cosa bella è il fuoco – introduce R. – Lo facevo da piccolo. A Melegnano c’erano due o tre posti per il falò: sulla terra battuta al quartiere Giardino dove oggi c’è il campo di calcetto, e in un paio di cortili. C’è a Vizzolo per Sant’Antonio, con la benedizione degli animali, il vin brulé, le danze popolari, ma rimangono raduni legati alla tradizione agreste. A noi interessava un evento che invece attraesse tutti i tipi di persone». Il viaggio a Milano due anni fa, i cinque falò studiati per la costruzione del rogo: «Conoscevamo un agricoltore, i campi che possedeva erano a Tavazzano e a Cerro. Parlato con il sindaco di Tavazzano siamo poi andati a visitare il campo di Cerro. Una volta visto, ci siamo innamorati della forma che ha: dalla strada scendi giù lungo il Lambro e c’è una sorta di arena naturale, con un declivio da una parte e gli alberi dall’altra». «E dalla strada non si vede – aggiunge C., altra testa pensante dell’evento. – E viceversa». «Da San Zenone puoi ammirare le fiamme attraverso gli alberi – prosegue R. – Il sindaco di Cerro è entusiasta, il Comune ha inserito l’evento nella sagra di paese e lo ha promosso sul giornalino. La Protezione Civile viene a farci da supporto, fin dall’esordio avevamo l’ambulanza. Vogliamo fare le cose per bene».
Spettacolare, conciso – «Per le undici, undici e trenta chi vuole deve poter andare via», – un confronto con il diverso, un viaggio nella natura e nella psiche, The Monster is on Fire inizia nel pomeriggio con una sessione di workshops – percussioni, tiro con l’arco, danze, giocoleria – ospitati in paese e culmina con il rogo notturno nel campo. Destinata alle fiamme l’effigie lignea di un mostro, la cui identità finisce per polarizzare artisticamente l’iconografia dell’edizione. A ottobre era il Minotauro. Ma sarà il tuo mostro personale, quello che scegli e scrivi per conto tuo su una tavoletta, a bruciare nella pira dove ne getterai il nome. «Una fatica organizzare ma ne vale la pena – commenta A., psicologa. – In un contesto del genere ciascuno ha modo di esprimere le proprie emozioni e di entrare in contatto con le emozioni degli altri».
È l’accensione del fuoco a catturare la concentrazione dei partecipanti. L’ultima cerimonia ha comportato la collaborazione di 24 persone con un lavoro di 15-20 giorni per la preparazione del mostro, ottenuto da legno compensato, bancali, materiali di recupero; la quindicina di lampade che hanno scandito il passo del percorso – «I simbolismi sono nascosti, nulla è messo a caso» avverte C. – sono state disegnate e intagliate su base triangolare secondo il tema dell’occhio – «Il mio marchio di fabbrica. L’occhio che lacrima è il mondo delle emozioni», suggerisce R. – e hanno funzione di guida fin dal parcheggio. Lo spettacolo ha inizio quando la corrente è tolta e ogni luce si spegne. Dalla collina scendono fuochi e percussioni, battendo un tema musicale elaborato durante il workshop. Chitarre, violini sottolineano la scenografia. Nel recinto, attorno al mostro, avviene la giocoleria pirotecnica. Un cantante senegalese quest’anno ha introdotto, in acustico puro privo di amplificazioni, la cerimonia; finché un arciere – «Conosciuto in Belgio, ha accettato di venire qui da Padova» – scocca frecce infuocate per dare la morte al mostro. È la catarsi attesa, ciò di cui ti vuoi liberare è il momento di incenerirlo.
Sta emergendo da The Monster is on Fire un immaginario nuovo a Melegnano. Ritorna uno spirito di aggregazione che in altri eventi si era formalizzato, nascono le condizioni per un linguaggio culturale condiviso. «Le sagre tradizionali sono un corridoio, fondamentalmente» conclude R. «Non le fai tu cittadino, resti puramente spettatore» osserva C. «Qui invece c’è il cerchio. La possibilità per le persone di trovarsi e di conoscersi aiuta a non avere paura del diverso: lo scoppiato vede mia nipote, mia nipote vede lui e aiuta l’uno a stare tranquillo, l’altro a non farsi intimorire. E c’è il fuoco. È quello lo spettacolo, il fuoco – chiarisce R., – non hai bisogno di capirlo. Ne hai paura, ma resti a guardarlo. Perché è fottutamente affascinante».

Marco Maccari, lunedì 22 dicembre 2014 ore 20:58

 

 

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