Il caso

«Il sabato perfetto per chi ci crede»

PREMETTO, per quanti non lo sapessero: auspico un centro storico chiuso al traffico veicolare, sia pubblico extraurbano che privato da sempre, con ZTL. E, badate bene, ZTL è altra cosa da isola pedonale.

Detto ciò posso solo dire che sabato 16 dicembre si è sperimentato quello che l’amministrazione comunale aveva annunciato nel consiglio comunale in cui votò contro la mozione Rossi.

Il risultato? Sicuramente positivo per i bambini e i genitori che hanno avuto modo di sfruttare in sicurezza parte di via Castellini e di via Conciliazione; un pomeriggio di svago senza l’assillo del traffico, in cui hanno potuto vedere Babbo Natale e la sua slitta.

Ma per il resto? Un caos totale e paralizzante. Un bel sabato pomeriggio a respirare smog, per le code interminabili di vetture incolonnate in parte di via Castellini, via Roma, via Dezza, via Monte Grappa, via Solferino e via Marconi… un delirio.

La perfetta dimostrazione da parte dell’amministrazione comunale di come si informa  di come si condivide e di come si concertano le iniziative. E iniziative che, a parte l’ottima rappresentazione del presepe vivente nel cortile del castello, potremmo definirle pietose. Il mercatino di natale? 12, e dico 12 gazebi, malandati e strampalati.

Definire Melegnano Città del Natale? Una fantasia per chi ci crede; e non critico tanto per criticare, perché le idee, e le persone che le idee le hanno, ci sono; ma purtroppo vengono emarginate, perché non fanno parte del cerchio magico, quel cerchio magico dei professionisti come si definiscono loro, perché queste persone dicono sempre quello che pensano e, per questo, sono scomode.

Pippo Ricotti, domenica 17 dicembre 2018 ore 18:37
pipporicotti@yahoo.it

Annunci
Standard
Satira

La zona a traffico limitato per i pedoni di Melegnano

MELEGNANO – È passato un secolo e le cose sono decisamente cambiate in meglio. Melegnano sembrava una città destinata al declino, all’oblio commerciale; invece le capacità imprenditoriali dei commercianti l’hanno trasformata nel luogo più bello del pianeta dove fare acquisti.

Lo sforzo comune dell’amministrazione comunale, delle associazioni di categoria e dei singoli commercianti ha portato ad un successo che ha dell’incredibile.

Il segreto di questo successo lo possiamo spiegare in due mosse.

La prima mossa è stata sicuramente non banale, ma di grande effetto: è stata introdotta la prima ZTpL (zona traffico pedonale limitato) una idea che ha di fatto impedito ai pedoni di passeggiare per le vie della città a piedi obbligandoli all’uso della propria automobile.

La seconda mossa è stata la vera idea vincente, l’uovo di Colombo che tutto il mondo ora guarda con invidia; e cioè quella secondo cui ogni negozio al suo interno dovesse avere dei parcheggi per le automobili dei clienti.

Oggi i clienti arrivano da tutto il pianeta per fare i loro acquisti a Melegnano a bordo delle loro vetture, che parcheggiano comodamente all’interno dei negozi; questo metodo, che possiamo comodamente chiamare #ParkingOnAndBuy, è diventato di riferimento in tutto il globo.

E Amazon sta cercando di utilizzarlo visto il calo vertiginoso dei fatturati, per evitare il rischio di bancarotta.

#NoiSiamoCaino, martedì 21 novembre 2117 ore 12:55 

Standard
Cronaca

Aperta la Binasca-Santangiolina, la corsia giusta è a sinistra

Porta in 3 minuti e 45 secondi dalla rotatoria di Cerro al Lambro alla rotatoria sulla Binasca. Misura 3,4 kilometri. È la Binasca-Santangiolina e da oggi è aperta al traffico. È stata inaugurata stamattina alle 10, con la denominazione di Strada Provinciale 302.

Attenzione per chi proviene dalla rotatoria di Melegnano sull’Emilia. Superato il cavalcavia e imboccata la sopraelevata, se si vuole prendere la nuova Binasca-Santangiolina o proseguire per Carpiano occorre mantenere la corsia di sinistra. Infatti la corsia di destra conduce a un nuovo svincolo che porta irrimediabilmente sull’autostrada, in direzione di Bologna (vedi foto).

Leggi il resto dell’articolo sul settimanale 7giorni nella pagina di RADAR, in uscita mercoledì 16: la notizia principale conterrà tutto sulla nuova Binasca-Santangiolina.

Marco Maccari, sabato 12 novembre 2016 ore 12:50 

mamacra@gmail.com

Standard
Satira o realtà?

Melegnano Città Sviata. Atto satiriconiricolistico

Melegnano_31marzo2016_RADARGRANDAULA DEL GRANCOMÜN – Favorevoli, contrari, astenuti alla masturbazione. Votate all’unanimità giovedì 31 marzo ore 21, in presenza di 70 partecipanti non del tutto svegli, le nuove linee guida del comune di Melegnano sull’autoerotismo: 80 pagine osannate e celebrate, in realtà lette dalla sola consigliera comunale Lucia Rossi le cui critiche sono state fisicamente sgozzate sull’altare della nuova Maggioranza.

Officina Melegnano è madrina della serata. Riesce nell’impresa dell’anno: mettere il sindaco 46enne Vito Bellomo in un angolo, dando forma a un centrodestra disinibito e più consapevole del proprio corpo. Giuseppe Di Bono, confuso dai presenti con De Bono, Del Bono, Dalbono, Lo Buono, Di Buono, Lo Bonis, presiede il tavolo dei relatori. Grande assente il Partito Democratico: erano tutti a scopare. Fuori dalla porta il Movimento 5 Stelle Melegnano.

Apre la serata un elegante Leonardo Da Vinci con il suo concept di Uomo Vitruviano, quello che, come lo giri, casca sempre in piedi. La sala è popolata di giovani sintonizzati su Radio Padania. Ma al suono di un gong emerge, al cenno del Maestro di Vinci, la Melegnano reale: frotte di melegnanesi brutti, ignoranti, resi torpidi dagli stabilimenti e dalle interviste con Stefano Cornalba, subito collocati al tavolo d’onore per essere ritratti dagli assistenti del Maestro.

Si decide di dare un senso all’assemblea: girare in macchina a Melegnano. Bisogna rendere Melegnano «a misura di automobile». Si parla di viabilità. Calano le luci. Il sindaco Vito Bellomo, baffoni e barba a punta, inizia a invocare Sua Maestà Infernale. Sulla parete scorrono immagini oscene. Devastazione dei terreni agricoli, suoli che un tempo consumavano il lavoratore nobilitandogli le ossa e che oggi sono consumate da asfalti, cementi, prodotti chimici delle società per azioni marchiate dalla Bestia: il Gruppo Gavio.

Con un artificio stupefacente, sangue vero cola sulla parete e sulle immagini. Ragazzi e ragazze universitari entrano nudi in scena. Ciascuno ha la mano sulla spalla di un nano che sorregge in testa un vassoio aureo. Montagne di cocaina sporgono dai vassoi. L’officiante Bellomo cambia tono e propone il suo argomento migliore. È la viabilità interna il vero problema di Melegnano, incalza; sono i marciapiedi stretti, quelli che «c’è da pregare perché nessuno si faccia male» afferma, suscitando un brusio di bassa lega. «Reti Ferroviarie Italiane non voleva il collegamento tra via Sandro Pertini e piazza 25 Aprile» dichiara, addossandosi la colpa di un senso di marcia controverso e fomite di inedite bestemmie a Dio e al suo Sindaco.

Massimo Grignani, imprenditore, alza gli occhi. Li teneva fissi su un foglio nel quale leggeva e rileggeva il suo intervento. Vede la sala in trance da coca. Vede il sangue sul muro. Si accorge con orrore della versione del Sindaco, e di colpo accende le luci. Nel microfono alza la voce: «Il problema del traffico si poteva risolvere» grida. «Anni fa», sottolinea. «Con una rotatoria in centro. Sono qui a difendere il nostro diritto a una città migliore. Credo di essere abbastanza chiaro. Siccome il sindaco ha appena detto che ci sono le strade strette, c’è un progetto che ho presentato a questa Amministrazione per rendere il centro di Melegnano percorribile in senso rotatorio. Chiedo ai cittadini che cosa sembra loro di questa proposta». La sala replica con un sorriso forzato. «A luglio è stata rimaneggiata la rotatoria sulla via Emilia. Invece de limitasse ad allargare le corsie si poteva realizzare un ingresso e uscita come nella rotatoria presso Sant’Angelo Lodigiano. Ci voleva tanto? Il sindaco lo sapeva benissimo, aveva ricevuto le osservazioni dei Comitati di Quartiere».

«Il cittadino non deve solo subire!» interviene Denis Zanaboni, ex assessore alla viabilità nella prima amministrazione di Vito Bellomo, 2007–2012. «Con la nuova idea di rotatoria in centro, Melegnano si percorre in macchina in 2 minuti» aggiunge.

«Questo ente sta discutendo di traffico dal 2011. Ci riduciamo a fare una delibera di Giunta du mesi fa, a febbraio 2016» recita la proiezione olografica a grandezza naturale di Pietro Mezzi, ex sindaco e consigliere metropolitano; «ma la visione di traffico del nuovo Piano di Governo di Bellomo dimentica il movimento merci, dimentica tutta la mobilità su due ruote».

Di Bono è un re annoiato. Pronto per il consiglio comunale e per l’approvazione dell’élite, esibisce un ditino massonico puntato nella guancia. Guarda la bella gente di centrodestra, nel pubblico, grondare benessere e soldi. Guarda un uomo in completo, cravatta, occhiali, cinquant’anni e tutti i capelli, avvicinarsi a Paolo Anghinoni di Melegnano Web Tv e sghignargli la frase: «Sentito Mezzi? neanche una proposta». Di Bono guarda il suo nuovo centrodestra sollevarsi dai nani e dalle universitarie strafatte, raggiungere il tavolo d’onore, allinearsi per fare domande e interventi. Si succedono gli interventi. «Io devo totalmente aderire alla proposta di rotatoria in centro del sig. Grignani» sbofonchiano i partecipanti. «Chiedo ai cittadini di aderire alla proposta del sig. Grignani». «Sulla via Emilia ci sono industrie», «La TEM! È ragionevole fermare tutto, si fa prima la viabilità esterna poi il resto», «La proposta di rotatoria in centro del sig. Grignani è semplice e soprattutto efficace», «Mezzi pubblici, mai sentito, diminuire il traffico», «Io voglio il numero di quella», gracchiano le bocche nei microfoni.

A questo punto si alza Lucia Rossi. Di Bono di colpo emerge dalla meditazione chakra. Nota i sintomi di una sollevazione popolare a favore di Grignani e della rotatoria in centro, raddrizza gli occhi girati all’indietro suonando il campanello. Cheerleaders nascoste fra i Giovani Padani sbucano in aula, fanno impazzire i canuti, scatenandosi nel balletto più pazzo degli anni Ottanta: «Pepsi-Cola, Coca-Cola, osso duro, ma vaffanculo!». Frattanto, la foto profilo di Luigi Martelli scivola armata di pistola lungo i muri, guadagnando terreno nei confronti del ritratto del capo dello stato.

Riappare Pietro Mezzi in ologramma all’estremo opposto della sala. Pronuncia: «Io non riesco a visualizzare i post di RADAR», il trio Bellesi-Ricotti-Codari al penultimo banco cospira; l’appena alzata Lucia Rossi è repentinamente arrestata dai gorilla, «Nulla di personale sig.ra Rossi» le dicono i gorilla, ma lo stemma sulla loro giacca parla chiaro: «LOBONIS–LANZANIS», «Lasciatemi! Bastardi! Lasciatemi andare, lasciatemi andare!» grida la Rossi. È fuori di sé. La spediscono al Movimento 5 Stelle. Lupini, libertino futurista, inforca gli occhiali da sole e accende un sigaro ad Alessandro Lomi, che sbuffa: «A me nessuno mi ha dato l’invito».

– a questo punto del sogno un improvviso fastidio scuote dal dormiveglia Andrea Jimmy Dimino. Si guarda intorno contrariato. Un prurito alla narice di centrodestra lo ha strappato da un sogno satirico, onirico, erotico e olistico. Si ritrova in mezzo alla Sala Consiliare del comune, circondato da 70 persone che parlano di viabilità interna e di Piano di Governo del Traffico Urbano, di TEM, della nuova via Cerca-Binasca che, recita il mantra, «sensibilmente ridurrà il traffico di Melegnano».
“È curioso”, riflette tra sé. “Ogni volta che si parla di diminuire il traffico, tutti parlano di strade…”. Meglio, allora, sprofondare in un sogno bizzarro, nel quale un vecchio centrodestra scopre di avere personalità quando non paga sudditanza a un socialista un comunista?

Lo Staff, martedì 5 aprile 2016 ore 13:21

Dedicato ai lettori ancora dormienti

Standard
Il caso

Colpo di Stato digitale: RADAR è ancora RADAR?

colpo_di_stato-RADAR-22mar2016GOLPE. COUP D’ÉTAT. PUTSCH. COLPO DI STATO. A marzo nello Staff avevamo notato l’interessamento di una «entità digitale esterna» nei confronti del traffico che generiamo su Facebook. Alla fine l’entità digitale si è piazzata nella nostra Pagina e «pubblica al posto nostro». C’è da dire che la piattaforma di Mark Zuckerberg è strategica per il blog: infatti i nostri lettori-target, cioè i lettori che ci interessano, sono in grande parte iscritti a Facebook. Non interessa loro iscriversi ad altro e di rado, o solo sporadicamente, affidano contenuti ai network concorrenti come Twitter e Google+.

Facebook è un buon investimento di tempo per il blog RADAR. Nel 2014 e nel 2015 Facebook si è dimostrato una piattaforma equa e gentile, concedendo generosa evidenza a tutte le nostre campagne: sia alla lunga campagna contro il razzismo online partita a settembre 2014, sia alla piccola campagna in sostegno a Charlie Hebdo nel gennaio 2015 che alla campagna di informazione sui diritti civili delle coppie dello stesso sesso e conviventi nella primavera 2015. Infine, alla campagna di informazione capillare sull’ISIS svolta a dicembre, oggi tornata purtroppo di attualità. È stato significativo vedere la piattaforma diffondere fino a 3000, 4000 utenti la cronaca tempestiva e concisa del blog. Gli articoli e i video istantanei della Settimana della Legalità sono stati concepiti per essere velocemente fruiti su Facebook, e lo sforzo è stato ripagato efficacemente.

Chi è adesso l’entità digitale insediata nella Pagina Facebook di RADAR? Difficile definirlo. I nostri esperti raccontano che può trattarsi di un programma di linguaggio artificiale, come presagisce la sigla alfabetica che il programma ha lasciato sulla Pagina: LA16-203-Z0. Invece la sigla numerica resta indecifrabile. Ma l’entità ha già firmato una critica spregiudicata nei confronti della Relazione sulla Sicurezza pubblicata da Melegnano 5 Stelle, e mostra di dialogare con gli utenti con uno stile simile alle comunicazioni dei nostri politici. Vi invitiamo a leggere e interagire: l’indirizzo di RADAR su Facebook non è variato. Ah: il blog non è minimamente sfiorato da questo Golpe digitale. Mentre ci apprestiamo a risolvere il «problema» vi auguriamo buona lettura.

Lo Staff, martedì 22 marzo 2016 ore 12:30

radarmelegnano@gmail.com
tweet @RADARmetropoli

Standard
Satira

Blocchiamo la Tangenziale

2016-01-20 21.21.12Melegnano. Scoperti i bersagli della canzone di J Ax e di Elio.

_

Cerca-Binasca, che la guerra di bottoni abbia inizio…

_

Cosplay a Melegnano: preparativi sul set per l’arrivo di Miss Dronio.

_

#タイムボカンシリーズ ヤッターマン

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

Standard
Il caso

Mercato, il racket della contraffazione spiegato in 4 casi

RADAR-19gen2016-racket-contraffazione#MERCATONERO. CASO N. 1
È una domenica qualsiasi e Jenny, 18 anni, passeggia nel mercato di Melegnano. È in giro con Andrea, il suo ragazzo. Nessuno dei due immagina quello che sta per succedere. È una delle prime volte che si vedono insieme, lei è stata «a dormire da un’amica». Lui la riaccompagna. Fanno colazione con un cornetto prima del ritorno. Sulla strada di casa percorrono il viale pieno di bancarelle. Danno un’occhiata alle borse che i venditori stranieri esibiscono a terra sul lenzuolo. È un attimo: il venditore li nota e li invita a comprare un borsellino per lei. Lui riflette sul bel pensiero che le può fare, non fa resistenza e per pochi euro le acquista il borsellino. Carino: è anche di marca. In fondo quel venditore, poverino, ha la loro età e con questo ci deve vivere. Quel regalo non durerà sei mesi nel ricordo di Jenny ma né lei né Andrea penseranno mai che hanno comprato un prodotto contraffatto, né capiranno per molto tempo che cosa voglia dire.

CASO N. 2
Jenny e Andrea non immaginano che il borsellino è un falso, né che il venditore è un ricettatore che rischia la galera. Sandro invece qualcosa lo immagina. È davanti al suo negozio fumando una sigaretta. Ha 52 anni e si fa un mazzo quadro per portare l’attività avanti. Lui è uno degli anni Ottanta. Sa che conta vendere, tanto il consumatore compra tutto, senza un’idea, senza una meta. Perciò sa che tutta quella merce in nero fa danno. Sa che stendere un lenzuolo carico di roba senza autorizzazione è da abusivi. Vuol dire che non hai il permesso del comune, che non hai i documenti e l’autocertificazione e vuol dire che non stai pagando l’occupazione del posteggio come gli altri. Quella non è nemmeno attività itinerante. Quindi rischi una multa da 1500 a 10mila euro per mancanza di autorizzazione e un’altra multa da 500 a 3000 euro per violazione del regolamento del mercato. Va bene che fanno una vita di merda e tutto, che vengono da Paesi straziati dalla guerra o comunque del Terzo Mondo o comunque vengono in Italia perché secondo loro si sta meglio qui: ma un abusivo è un abusivo. C’è un limite. Quella lì è merce contraffatta. Ruba una vendita a un negoziante che l’acquista all’ingrosso al prezzo originale.

CASO N. 3
Per Sandro non c’è rispetto delle regole. Ma per la legge italiana il ricettatore che ha venduto il borsellino commette un reato. Il Codice Penale colpisce il reato di ricettazione con l’articolo 648, punendolo con la detenzione da 2 a 8 anni e con una multa da 516 euro a 10.329 euro. Anche la contraffazione è reato: secondo gli articoli 473 e 474 del Codice Penale chi produce articoli contraffatti è punito con il carcere fino a 3 anni e con multa fino a 2065 euro. Chi li vende è punito con il carcere fino a 2 anni e con multa fino a 20mila euro. Marinella, 44 anni, lo sa. Sa che Jenny può venire sanzionata con una multa da 100 a 7000 euro. Ma non solo. Ha letto che in città gli ambulanti che vendono in modo abusivo sono 72, costituiscono il 50% del mercato. Il mercato per metà è nero. E sa che la contraffazione fa comodo a organizzazioni molto più forti e molto meno lecite. Fa comodo alle organizzazioni criminali mafiose. Ma non sa spiegarsi come sia possibile, né riesce a comunicarlo bene, scoprendo che ogni volta il discorso si arena sull’«abusivo» venuto dall’Africa, dall’Egitto, dal Pakistan. Sull’immigrato. Sul povero cristo dalla pelle scura. E nessuno capisce più niente.

CASO N. 4
Daniele attraversa tutto questo con rabbia. Ha solo 27 anni ma gli è chiara l’incompetenza delle autorità. Si fa presto a dire sicurezza, le forze di Polizia locale e l’amministrazione comunale chiudono un occhio, mettono ogni tanto un po’ di paura ai migranti subsahariani e ai bengalesi scacciandoli dalla strada. Ma non dimentica un episodio: il Comandante dei Vigili che, a piedi in via Roma, sfila accanto ai giovani africani ignorandoli completamente, a sua volta del tutto ignorato.
Daniele con i suoi 27 anni ha capito che l’ignoranza è il vantaggio competitivo di questo #racket. La vendita di merce contraffatta prospera perché l’ordine pubblico la dà per scontata, mentre l’opinione pubblica la sottovaluta. «La percezione della pericolosità della contraffazione è ancora bassa, sia nell’opinione pubblica che nelle forze dell’ordine» dichiara Gianluca Scarponi della direzione generale Lotta alla Contraffazione presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. È come dire che chiunque può tesserti davanti agli occhi un racket contraffatto e in nero, tanto tu non lo consideri reato. Perché dai per scontato che la gente venda e compri in nero. Acquistare tutto, come diceva Sandro, senza una meta, senza un’idea.
Per questo se il cappotto è buono, riflette Daniele, lo compri anche senza scontrino. A portare le prime prove di questo racket sono stati OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), UNICRI (Istituto di Ricerca su Crimine e Giustizia delle Nazioni Unite), la Commissione Parlamentare Anticontraffazione della Repubblica Italiana e il Ministero italiano dello Sviluppo Economico. È quest’ultimo a chiarire che la contraffazione è in gestione al crimine organizzato, alle neo-mafie insensibili ad altro che ai soldi. Il traffico di merci contraffatte è uno dei serious crimes (in inglese crimini gravi) perché segue «le stesse rotte transnazionali dei traffici di esseri umani e di stupefacenti» (UNICRI & MiSE), controllati dalle mafie. In ordine, ecco i pilastri di questo racket.
1. La contraffazione è sotto il controllo di organizzazioni mafiose strutturate non più come la mafia tradizionale. Le organizzazioni mafiose storiche, fondate sul principio di autorità, non esistono più dagli anni Novanta. Sono state soppiantate dopo il crollo dell’Unione Sovietica, dopo la globalizzazione del mercato e l’internazionalizzazione delle aziende. Questi fenomeni hanno reso possibile un traffico rapido che finalmente valica i confini di più nazioni. Oggi esistono neo-mafie intente solo a fare utile economico, messe in piedi «anche sulla base di opportunità di profitto e non sulla base di una pianificazione». Le neo-mafie sono «reti di società criminali». Una neo-mafia che dirige un racket di contraffazione può essere composta anche da gruppi etnici diversi. Lo ha scoperto l’operazione Puerto del 2010, condotta a Milano dalla Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Ha sequestrato 600mila abiti contraffatti a una rete associativa criminale, «composta da produttori residenti in Cina, membri presenti in Italia e procacciatori di clienti che erano di etnia in prevalenza nordafricana». Gli africani, riflette Daniele, vendono al dettaglio anche a Melegnano. L’operazione X-plosion (Milano e hinterland, 2007, Polizia Tributaria) ha smantellato la vendita di 40mila abiti contraffatti, individuando come fornitori delle merci tre fratelli napoletani legati ad ambienti camorristici (camorra e ’ndrangheta sono le organizzazioni mafiose classiche più affermate in questo racket). L’operazione Indianapolis, 2005, ha riconosciuto un nuovo sodalizio criminale composto da membri con precedenti di associazione a delinquere di stampo camorristico e di traffico di droga, che sdoganavano ad Anversa e ad Amburgo merci contraffatte prodotte in Cina, Vietnam e Bangladesh per farle viaggiare su aerei cargo destinati a Milano, Brescia e Roma: dando ragione alla natura fluida, transnazionale delle neo-mafie del contraffatto.
2. La contraffazione dell’abbigliamento funziona perché, secondo i consumatori, gli articoli di moda contraffatta hanno i più alti livelli di «qualità accettabile», normalmente sono «al di sopra delle loro possibilità» e sono «non altrimenti acquistabili» (dati OCSE 2008). Daniele ha notato che i dati del Ministero parlano di 14.800 abiti e di 25.500 accessori di abbigliamento sequestrati tra il 2008 e il 2011. Le calzature contraffatte sequestrate arrivano a 9000 unità. Tutto il resto, elettronica, informatica, gioielli, cosmetici e occhiali, si ferma al massimo alle 4000 unità.
3. Contano il profitto e il riciclaggio di denaro sporco. Sono «i due scopi principali» del racket della contraffazione.
La contraffazione «non è senza vittime» (G. Scarponi). Per questo Daniele non compra da chi è irregolare. Non perché sono africani, non perché eludono le regole. Daniele ha capito che dietro quegli irregolari possono nascondersi le nuove mafie che tanto hanno colpito Melegnano con incendi, proiettili, intimidazioni. Sono sempre state sotto gli occhi di tutti. Sotto le finestre che danno sul Mercato, così ricco di abbigliamento. Così ricco di irregolarità. Quelle mafie sono diventate il Mercato. Quel Mercato è diventato #mercatonero.

Marco Maccari, martedì 19 gennaio 2016 ore 6:30

mamacra@gmail.com
radarmelegnano@gmail.com

Standard