Il caso

Palazzo Spernazzati: la lettera della Soprintendenza, il restauro conservativo, la malta cementizia, le contropareti che nascondono tesori 

MELEGNANO — Il 26 maggio la Soprintendenza ha raccomandato di effettuare dei rilevamenti completamente nuovi su palazzo Spernazzati e più rispettosi delle sue origini storiche. Raccomandazione: valutare il restauro conservativo. Il parere della Soprintendenza è uno schiaffo alle affrettate negligenze che il privato proprietario ha commesso in questi anni, con il silenzio dei pubblici poteri e in particolare dell’ultima Giunta che dichiarò al quotidiano Il Cittadino: «La Soprintendenza ha dato parere favorevole all’abbattimento». Non era vero. Leggete.

Oggetto: Melegnano (MI) – Palazzo Spernazzati, via Castellini angolo via Bascapè. Piano di Recupero “Corte Castellini”. Parere specificazioni.

«Essendoci giunte segnalazioni relative all’approvazione del piano di recupero della Corte Castellini, in merito al quale il Comune ha chiesto parere alla Soprintendenza, richiamate le relative note (le nostre protocollate nn. 5964 e 5950 del 2014 e n. 1235 del 10/2/2017) e viste le Osservazioni pervenute — secondo le quali potrebbe individuarsi un nucleo centrale del complesso a corte, delimitato dalla facciata su corte parallela alla via Bascapè e dal muro di spina della corrispondente ala, forse palazzo Spernazzati citato in testi storici con possibili analogie con palazzo Brusati, — vista una documentazione fotografica relativa alla citata facciata, che illustra alcuni dettagli di archi di finestre ed aperture allo stato attuale non visibili, in quanto situate in zone coperte da uno strato di malta probabilmente cementizia, questa Soprintendenza raccomanda che siano diligentemente effettuati i saggi stratigrafici già richiesti nella citata nota del 10/2/2017 al fine di chiarire la consistenza e l’articolazione della facciata e l’opportunità di improntare l’intervento (per quanto riguarda il nucleo sopra indicato) secondo le modalità operative proprie del restauro e del risanamento conservativo.
Inoltre, vista l’ipotesi dell’esistenza di un nucleo centrale più antico, si ritiene utile che sia indagata la effettiva consistenza architettonica provvedendo a togliere eventuali contropareti che possano celare elementi di interesse.

Si specifica che i risultati dei saggi stratigrafici e delle altre opportune indagini dovranno essere esaustivamente documentati e sottoposti all’attenzione dell’Ufficio della Soprintendenza».

Lo Staff, mercoledì 21 giugno 2017 ore 6:00 
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Cronaca

Palazzo Spernazzati e l’antica via Castellini: «Qui c’era il cuore di Melegnano»

VIA BASCAPÈ/CASTELLINI — Un tuffo nel passato della Contrada Lunga su cui sorgeva palazzo Spernazzati, la costruzione di rilievo storico che sarà possibile conoscere in esclusiva sabato 25 marzo. «Il luogo era, come oggi, il cuore di Melegnano» racconta Mauro Manfrinato, archeologo, volontario dell’associazione Italia Nostra sezione Sud Est Milano. «Partendo dall’imbocco di via Bascapè, sul finire del Trecento si poteva vedere una fila di costruzioni stilisticamente tardomedievali a caratteri gotici come il Broletto sino ad oltre il Barbarossa; infatti la costruzione che ospita il locale Barbarossa è la continuità del Broletto. A destra si poteva ammirare il palazzo Spernazzati, probabilmente con una corte aperta verso strada e con un edificio medievale porticato sullo sfondo dall’altro lato di via Castellini, ove erano presenti alcuni fabbricati che, nel 1700, si presenteranno molto trasformati. In realtà questi fabbricati celavano impianti più antichi. Probabilmente in quest’area, nel tardo medioevo, era presente una fucina destinata anche alla fabbricazione di armi. Ricordo che, dopo l’abbattimento dello stabile che nel 2012 ha fatto spazio a un edificio moderno, con il benestare della Soprintendenza alle Belle Arti io e altri volontari di Italia Nostra avevamo fatto una pulizia nel terreno, dopo l’eliminazione del pavimento. Ne venne alla luce una traccia bruciata contenente scarti di lavorazione del ferro e un dardo da balestra; piccoli materiali consegnati agli enti preposti».

«Lungo tutto il palazzo sono visibili diverse specie di mattoni. I mattoni che appaiono più bruni e meno smangiati sono quelli che avevano raggiunto una ideale temperatura di cottura; ma avevano anche molto probabilmente un’argilla di miglior qualità. La porta nella foto dà attualmente su via Bascapè. La disposizione di mattoni appena al di sopra della porta si chiama piattabanda. I mattoni sono stati posati così perché era l’unico modo per autosostenere un buco nella parete, ovvero una porta; svolgono la stessa funzione dell’arco. In alternativa alla piattabanda di mattoni si potevano posare traverse di pietra o semplicemente di legno. Diciamo che la soluzione più economica, ma anche la più deperibile, era proprio in legno; la soluzione intermedia, e più usata, era in mattoni e la più prestigiosa era in pietra, ovviamente».

«In questa immagine, un’altra ala del Palazzo, attribuibile al secolo XIV. Al pian terreno originariamente quest’ala era parzialmente porticata con archi a sesto acuto: al piano primo si aprivano finestre monofore a sesto acuto decorate e doveva esservi anche un altro piano, capitozzato in epoca incerta. L’aspetto dell’ala interna era come il Broletto attuale: grandi archi a sesto acuto e finestre gotiche ai piani superiori. Una perfetta corte tardo-medievale».

Lo Staff con Mauro Manfrinato, associazione Italia Nostra sezione Sud Est Milano, giovedì 23 marzo 2017 ore 13:22 

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Cronaca

Lui la ruba, l’altro la abbandona, noi facciamo finta che non c’è

VIA BIGGIOGERO – Ieri pomeriggio alle 17:30 i resti di questa bicicletta erano in un angolo del marciapiede della via, quotidianamente molto frequentata da automobili e traffico pedonale.

Marco Maccari, martedì 30 giugno 2015 ore 17:57

mamacra@gmail.com

@mamacra

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Cronaca

Perdono satirico!!!

RADAR-10aprile2015

Scattata il giorno del Perdono alle 18.00. I rattoppini fatti il giorno prima distrutti a distanza di meno di 24 ore.

E sono 452 anni che Melegnano festeggia la fiera del Perdono.

Giovedì, il giorno della fiera, alle ore 15.00 l’assessore Raimondo faceva il consueto giro accompagnato dal Maresciallo dei Carabinieri e stuoie di abusivi si immergevano tra le 20.000 persone provocando disagio ai visitatori che passeggiavano.
Fossato del Castello – Auto parcheggiate nel prato come non si era mai visto concedere  il giorno del Perdono.
Via Morvillo – Auto parcheggiate sui marciapiedi stile Milanese Imbruttito – Io non cammino – Il Perdono è gia lungo da solo.
Piazza della Vittoria – Gli stand costretti a prendere corrente da dentro i tombini dell’Enel.
Via Castellini – La zona dei banchetti abusivi.
Via Giangiacomo Medici – I rattoppini del giorno prima distrutti dai furgoni parcheggiati.
Dobbiamo continuare?
Questo è il Perdono che non ha visto nessuno.
Michelina Salandra, venerdì 10 aprile 2015 ore 12:30
michelinasalandra@libero.it
@misal80
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