Cronaca

Gonfiore e macchie al volto

VIALE LOMBARDIA – Ieri, verso mezzogiorno, i volontari del 118 sono intervenuti presso l’Asilo Nido di viale Lombardia. 13 bambini hanno accusato gonfiore e macchie al volto poco dopo il pranzo. I bambini, nonostante i sintomi fossero già spariti dopo pochi minuti, sono stati accompagnati al pronto soccorso dai genitori. Al momento non si è potuto stabilire di preciso cosa abbia causato l’insorgenza di questa reazione allergica; si sospetta che sia data da una leggera allergia da contatto.
Ci siamo messi in contatto stamattina direttamente con la struttura, per conoscere gli ultimi sviluppi di questa vicenda. “Oggi è tutto tornato alla normalità – ci hanno confermato. – Tutti i bambini sono qui con noi e stanno bene. Non sappiamo ancora dire quale sia stata la causa di ciò che è successo ieri”.

Martina Papetti, venerdì 6 novembre 2015 ore 11:48

martina_papetti@libero.it

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Cronaca

Il cimitero di via Toscana

VIA TOSCANA/VIALE LOMBARDIA – È giusto fare luce su un altro disagio della zona. Dietro le case popolari vi è un grande parcheggio, usato non solo dai residenti, ma anche dai genitori che giornalmente vengono a prendere i figli iscritti alla scuola primaria di viale Lazio. Per alcuni è comodo parcheggiare le loro auto proprio in quei posti, a volte togliendo spazi a chi abita in quelle case. Ma in quel parcheggio vi sono ben 6 auto abbandonate in pessime condizioni, un vero cimitero di macchine. «Sono lì da anni – ci ha detto uno dei residenti – ormai di notte sono diventate delle tane per i conigli che, di giorno, si trovano nel campo del vecchio cimitero». 

Martina Papetti, 5 novembre 2015 ore 11:13

martina_papetti@libero.it

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Il caso

E dopo via 23 Marzo, viale Lombardia

A poche centinaia di metri dalla bomba di via 23 Marzo, i proiettili di viale Lombardia. Area nella quale ci sono degrado e droga, via sulla quale ha riaperto una sala da gioco

VIALE LOMBARDIA – Continuiamo a ripercorrere la vicenda dell’ex bar tabaccheria Jolly. Come abbiamo già detto, venne data alle fiamme a febbraio 2014. I proprietari decisero, qualche mese dopo, di ricominciare con l’attività aprendo un bar in viale Lombardia. Locale che, a sua volta, fu al centro di una vicenda di possibile matrice mafiosa. Venne aperto a settembre e una notte dello stesso mese furono sparati 6 colpi d’arma da fuoco contro una delle vetrine. Il bar ora è aperto ma vi sono delle lamentele da parte dei residenti della zona, alcuni dei quali sostengono che sia un luogo di spaccio. 

Martina Papetti, 5 novembre 2015 ore 11:07

martina_papetti@libero.it

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Cronaca

Melegnano e la ‘ndrangheta, Fusco: «Parliamo piuttosto degli abusivi»

Fusco-RADAR-2015SALA CONSILIARE – «Bisogna pesare gli accadimenti, pesare ciò che avviene sul territorio e pesare quelli che possono essere i segnali di presenza di mafia – ha iniziato il 17 giugno Ettore Fusco, Lega Nord, sindaco di Opera e consigliere di minoranza della Città Metropolitana di Milano. – Si è parlato di ciò che è successo a Melegnano. Io vi dico che quello che è successo a Melegnano è abbastanza normale. Purtroppo sono cose che succedono nei comuni. Periodicamente capita che una macchina s’incendia. Non parlare di mafia può far male, perché può non farci capire quando invece la mafia c’è. Però anche parlarne a sproposito può far male, perché può legittimare qualche cosa che non c’è. Se noi gli facciamo credere che se non pagano la tangente gli sparano al negozio o magari gli succede di peggio, vuol dire che il primo piccolo mafiosetto improvvisato che arriva in un negozio e ci prova, trova terreno fertile perché probabilmente la paura che succeda quella cosa è già presente in quell’attività commerciale».

«Io conosco il mercato di Melegnano, e vedo che ci sono un po’ troppi abusivi, da sempre. Tutto questo abusivismo non paga. Chi è che ci garantisce che non ci sia un racket dietro questi abusivi? Io sono convinto che ci sia, così come c’è un racket dietro i falsi itineranti, quelli che vendono i panini allo stadio, sono vittime del racket, in tutta Milano. La mafia, che sia cinese, che sia italiana, non è che la si combatte non vedendola, la si combatte a 360 gradi. Ed è importante non che il cittadino senta noi che parliamo, che diciamo delle cose su quanto si deve fare. L’importante è che il cittadino si senta sicuro. E per sentirsi sicuro ha bisogno di vedere le forze dell’ordine. A Melegnano ci sono i carabinieri, c’è la guardia di finanza, c’è la polizia locale, non so quanto operino in modo congiunto. Però, quando vedo spacciatori di droga (è anche quella una mafia) e vado dai carabinieri a spiegargli che uno spacciatore non porta nulla di buono nel territorio, mi dicono che non serve prendere lui, che è un pesce piccolo, bisogna prendere i pesci grossi. Io dico: sì, quello è un pesce piccolo, ma quando il cliente mi fa inversione di marcia sulla Val Tidone piuttosto che sulla Vigentina o sulla Binasca, fa un incidente e muore. E allora i cittadini devono cominciare a sentire di più la presenza delle forze dell’ordine. Non è soltanto facendola in maniera politica, l’antimafia, che il problema si risolve».

«L’esplosione e gli spari contro una vetrina sono preoccupanti. Però, se non siamo in grado di aiutare a definire che cosa è successo al proprietario di questo negozio allora cerchiamo più presenza della polizia locale. Cominciamo a essere positivi, ma soprattutto propositivi, e chiediamo a chi deve tutelarci, ma qui, nel piccolo, non andando in alto a cercare qualcosa di improbabile, cominciamo a far funzionare le cose nel nostro territorio».

Marco Maccari, venerdì 19 giugno 2015 ore 20:51

mamacra@gmail.com
@mamacra

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Cronaca

«Il negozio di Melegnano? Nel loro linguaggio è sempre il primo avvertimento»

SAN ZENONE – Serata di venerdì 10 ottobre. A colpi di libri, Nando Dalla Chiesa – figlio del generale Carlo Alberto, ex prefetto di Palermo e fondatore del Nucleo Speciale Antiterrorismo, assassinato nel 1982 dalle lunghe mani di Totò Riina e di Bernardo Provenzano – mette sotto attacco il nuovo crimine organizzato che ha trovato in Milano una nuova capitale.

Presentato il suo ultimo lavoro nella sala del consiglio comunale – è stato invitato dall’Osservatorio Mafie Sud Milano – ci siamo avvicinati e gli abbiamo personalmente chiesto un parere riguardo gli episodi avvenuti a Melegnano nel 2014, contro i negozianti che esercitano in città: la tabaccheria esplosa (febbraio), la vetrina colpita con cinque fori di proiettile (settembre), il bar in via Veneto sfondato con un’automobile (5 ottobre), infine il futuro negozio di abbigliamento salvato per un soffio da un attentato incendiario (8 ottobre).

Messo al corrente, ci ha dichiarato: «Attentato incendiario? È sempre il primo segnale di avvertimento da parte delle organizzazioni mafiose, per far sentire la loro presenza sul territorio».

Nonostante le indagini siano ancora in corso e il Sindaco Bellomo cerchi le dichiarazioni più rassicuranti per la cittadinanza (quello al negozio, ha detto, è «un atto teppistico»), il blog giornalistico RADAR farà tutto ciò che è in suo potere per definire la reale entità di queste vicende, nelle loro caratteristiche e nei loro limiti.

Appare necessario cominciare a considerare, in modo documentato e con mente non politicizzata, la possibilità di essere di fronte a precise dichiarazioni di infiltrazione rivolte dal crimine organizzato alla nostra cittadina.

Davide Salvaneschi, Marco Maccari

mercoledì 15 ottobre 2014, 15:06

 

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Il nostro corrispondente politico

Mafia o mica mafia? Ieri, in Comune…

I rappresentanti eletti discutono dei colpi di pistola

Ieri sera si è tenuta una conferenza in Comune riservata ai capigruppo del consiglio comunale melegnanese. Tra i punti in programma si è discusso di un fatto che da giorni attanaglia l’opinione pubblica della nostra città, la possibile presenza mafiosa sul territorio cittadino. Pietro Mezzi, capogruppo di Sel, per primo si è fatto promotore della discussione attraverso il proprio profilo Facebook con un titolo che ha ben poco di beneaugurante: «Melegnano non è un paese normale». Mezzi chiede una maggiore chiarezza su eventi che lasciano presagire un’infiltrazione mafiosa sul territorio.
«Secondo me si tratta di un attentato mafioso senza ombre di dubbio, nonostante quello che si dica e nonostante il silenzio del sindaco Bellomo sull’argomento» ha così dichiarato un altro esponente di Sel, dimostrando come all’interno del partito ci sia una visione univoca sulla vicenda.
Il rappresentante del Partito democratico, il consigliere comunale Dario Ninfo, si è detto soddisfatto della riunione di ieri sera, nella quale sono state fissate le date per i prossimi consigli comunali che dovranno servire da ulteriore confronto tra le parti politiche e la popolazione melegnanese e, possibilmente, anche con esponenti di una commissione antimafia. «È infatti necessario affrontare l’argomento in maniera seria» ha così dichiarato l’ex segretario del Pd melegnanese.
Si è inoltre discusso della necessità di altri incontri privati tra i capigruppo nei quali invitare il comandante della locale caserma dei Carabinieri di Melegnano in qualità di esperto. Lucia Rossi, consigliera per la lista civica Insieme Cambiamo, ha infatti proposto di allargare la discussione al tema più ampio della crisi di sicurezza cittadina, così da coinvolgere più agevolmente il comando di Melegnano. Pier Antonio Rossetti, presidente del consiglio comunale ed esponente di Forza Italia, si è detto favorevole alla proposta offrendosi di contattare il comandante in prima persona.
Abbiamo interpellato anche la Lega Nord di Melegnano. Secondo gli esponenti del Carroccio, l’esplosione della tabaccheria e questo attentato hanno l’aspetto di atti intimidatori nei confronti del proprietario dei negozi, si dicono fiduciosi nell’esito delle indagini. «La città era più sicura e meglio pattugliata quando c’erano i militari che funzionavano da deterrente circolando sempre per Melegnano», tuonano, riprendendo un tema caro alla Lega come quello delle ronde notturne. Risulta però evidente come questa non possa essere una soluzione attuabile e attendibile per via dei poteri praticamente nulli del nostro esercito in materia di polizia.
Solo il risultato delle indagini e le parole degli esperti potranno chiarire le vicende.

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Domenica 7 settembre 2014, L'inchiesta satirica

Sandokan! Sandokan!

Il Ku Kuz Kaz vi ha fatto impazzire. «Ahahahahah! Ma come vi è venuto?» fa un lettore davanti a una birra. Impazziti i razzistoidi del Sud Milano: «Ma sparati, co***one!» ha sottolineato per tutti un commentatore. Sorpresa: un uomo di destra duro e puro ci ha rilasciato un’intervista sul razzismo. Domani o dopo pubblichiamo, ma anticipiamo questo: «Sono comportamenti da idioti – dichiara. – Io li condanno». Giulio, esperto di comunicazione (mai stato un buonista di sinistra), dice: «Tutto vero. Noi cittadini siamo razzistoidi al posto dei politici che eleggiamo. Ma aggiungo: è molto più comodo ripetere le parole altrui, invece che farsi un pensiero proprio».

Chi ci ha insegnato a fare i moralisti? La sinistra? I finti buonisti? No. Sandokan. L’eroe dalla pelle scura. Il principe in fuga. L’avversario dell’impero, il libertario che suona lentamente nella tempesta. Il sangue ci bolle per lui. Sandokan ha offerto a generazioni di giovani la sua bandiera, che batte per la libertà di tutte le razze e le religioni del mondo. Salgari ha trasmesso ai giovani con romanzi semplici e potenti la regola del bello scrivere e del bel morire, spezzando la penna di chi lo sfruttava.

Bentornati a Melegnano, frazione di Mompracem. Per questi articoli di denuncia RADAR è stato bannato da un gruppo social cittadino, ma i messaggi razzistoidi non si sono fermati: si avvera la profezia di G., nostra lettrice. Eccola: «Daranno la colpa ai migranti anche quando piove». Non ci credete?

In treno: «“Perché a me la multa e gli extracomunitari che sono seduti davanti a me non li controlla?” Risposta, non sono affari tuoi sei una razzista» (2 settembre).
Li difendi? Torna a sedere: «Visto che difendi ‘sti cazzo di extracomunitari perché non li prendi tutti a casa tua?» (2 settembre).
Carico a coppe: «Ovviamente sopra era pieno di extracomunitari e zingari…» (2 settembre).
Carico a bastoni: «Loro non pagano nulla xché il nostro sistema politico glielo permette è uno schifo!!!!!» (2 settembre).
La benedizione: «Ovvio, è sempre così» (2 settembre) e in due giorni è questione nazionale: «Io voglio pagare ma che lo facciano tutti. Italiani o non italiani!» (4 settembre).
Il giorno dopo succede una rapina? «Italiani o i soliti extra?» (5 settembre).
Marco Rondini spara la nuova cannonata? «Siamo mica in Eurabia….» (4 settembre).

2500 melegnanesi iscritti ai social devono bersi, ogni settimana, un bicchierino di razzismo. La politica non interviene perché a Melegnano la politica la fanno al bar e al bagno, il massimo che può fare è parlare di mafia: domani hanno una conferenza dei Capigruppo in Comune per gli spari nella notte, conferenza ovviamente chiusa, nella quale Pietro Mezzi, l’ex sindaco, quello che la mafia è a Melegnano, entrerà a farsi una doccia di consensi.

Mezzi è il politico che ha più seguito e copiato RADAR, rubando tutto ciò che poteva rubarci: informazioni, immagini, senza mai citare la fonte. Leggete i suoi post del 3 e 4 settembre. Sono pubblici. Foto e info copiate da qui.

Per fortuna la sua punizione è stata biblica. Il 3 settembre ha subìto due commenti di Gregory Nicotera.

Sull’altro post (4 settembre) castigo supremo: commentatori a cui va in tilt la grammatica. «Inutile indagare svincolando» lo incoraggia a modo suo una commentatrice, alle 10:26. Forse era indugiare svicolando, cara? Continua: «Altrimenti saremo sempre nelle loro mani e le cose leviteranno…..tutti uniti e collaborare, cittadini compresi no èèèè……..». Risponde Mezzi: «Credo che tu non stia sbagliando affatto», eh no, figlio, qualche errorino le è scappato; altro commento (di un indemoniato): «Affinche abbiamo un rincoglionito come sindaco» (ore 21:55). Eeeeeh? Insulto gratuito a una carica dello Stato, ma l’ex sindaco non ci pensa a moderarlo. Il diario Facebook di Mezzi è un palazzo di viale Lombardia alle due di notte: 37 likers, 13 condivisori e nessuno chiama le forze dell’ordine. E grazie, dormono. Il diario di Mezzi è come Melegnano Notizie, battezzato da una nostra lettrice Melegnano Discrimina perché non modera mai i commenti politicizzati a sfondo razzistoide.

Non è colpa di Melegnano Notizie. Questa è la politica. Che a Melegnano droga l’informazione a danno dei lettori e dei giornalisti. Politica da bar, sempre fatta al bagno. Fin dall’inizio. Ricordate il 17 maggio 2012? Faccia a faccia Bellomo-Mezzi, prima del ballottaggio? Sul palco erano fermi, pacati, ma in bagno succedeva la verità. E solo la satira ve la può raccontare.

Siamo alla toilette. Gli sfidanti strafottenti, indaffarati alle latrine confrontano le loro dimensioni. Io più largo e cicciottello, dice uno. No, io più lungo e slanciato. Sì, fa notare l’uno: ma il mio è coi baffi. L’altro: sì, ma il mio è lampadato. Davanti a quest’assoluta novità giovanile, l’uno ci è rimasto secco. Ha esitato: e l’altro, con un sorrisetto, tira su la zip e lo pianta, solo e triste, con il consensus tutto in mano, nell’eco dello sciacquone che ribolle scendendo tra i dannati.

Sul palco, botte da orbi: «Il più grande cementificatore della storia di Melegnano sei tu, Pietro Mezzi!» grida Bellomo. «Figlio di Michele!», gli dice il «cementificatore». I cattolici melegnanesi, famoso ago della bilancia, li guardavano al bagno e hanno risolto: «il figlio di Michele» aveva quel qualcosa. Ma non era tolleranza, non era solidarietà. Che cosa cercavano loro?

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